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La guerra e i disastri secondari
post pubblicato in Riflessioni, il 13 settembre 2010


Ecco perché un solo giorno di guerra, in Afghanistan, vale la costruzione di dieci ospedali in Africa.

Lo spiega Gino Strada alla conferenza su ‘Guerra medicina e diritti umani’ all’incontro nazionale di Firenze.

Secondo Gino Strada, la guerra in Afganistan costa 200 milioni di euro al giorno, lo stesso costo per la costruzione, equipaggiamento e funzionamento per i primi 3 anni di dieci ospedali in africa.

Strada dice: si prendessero un giorno libero, intendendo che se non ci fossero le guerre …..

 La guerra, oltre ad avere un costo diretto, ne ha anche uno indiretto. Oltre a quello in vite umane civili, esiste il costo in termini di strutture mancate perché i soldi, invece di essere usati per migliorare, vengono usati per distruggere. È di questo che alla conferenza si è parlato. Strada fa l’esempio di un giorno di guerra in Afganistan, ma se immaginiamo che non ci sia la guerra (utopia? Forse), se i capitali investiti nella guerra – che danno si profitti e lavoro, ma tali profitti si avrebbero con altri prodotti – venissero dirottati nel campo civile, quante cose utili si potrebbero fare oltre agli ospedali? Un numero infinito. Inoltre, queste cose creerebbero molto più lavoro e profitti, darebbero un maggior impulso alla ricerca in campi utili all’umanità, metterebbero a posto i conti pubblici. Per dire alcuni dei problemi che assillano il mondo di oggi.

Si sa che la guerra esiste per avere potere su territori ritenuti utili a un popolo ma controllati da un altro popolo, ma è proprio necessaria? È proprio necessario uccidere e distruggere per avere le materie necessarie?

Non credo proprio, anzi, non è affatto vero che cessate le guerre cessi anche il potere (non mi riferisco al potere dei singoli ma a quello dei gruppi), anzi, il potere in tempo di pace potrebbe essere più prolifico di quello della guerra: sarebbe più facile mantenerlo se le popolazioni avessero tutte il necessario e la possibilità di circolare liberamente, avrebbe anche meno costi perché non si distruggerebbe, ci sarebbe meno bisogno di energia e di conseguenza ci sarebbe meno inquinamento. Le popolazioni, trovandosi a vivere in un ambiente ottimale “creerebbero” meno problemi – al riguardo, va aggiunto che, i costi di una guerra si riflettono anche sulla qualità della vita di tutte le nazioni interessate, anche quelle più ricche.

Se invece di aggredire - usando pretesti, come la religione, che tendono a dividere i popoli proprio per convincere il popolo della giustezza dell’aggressione - ci si sedesse ad un tavolo a discutere delle necessità di ogni popolo e trovare un modo equo per dividere le risorse rinunciando ognuno a qualcosa – per il cosiddetto mondo civile (occidentale), si tratterebbe di rinunciare, in massima parte, agli sprechi – sicuramente ne trarrebbe vantaggio il mercato perché si creerebbe molto più spazio per il commercio.

Se se se, troppi se, direbbe qualcuno, la guerra c’è sempre stata e sempre ci sarà. Pensare di superarla è pura utopia che, incanalando le risorse in quel senso, diventerebbe un maggior spreco.

Certo, la guerra è antica come l’uomo. Ma anche la lancia con la punta di pietra, il cavallo per il trasporto, il tornio a pedale, ecc., sono cose antiche, che l’uomo ha però superato con il suo progresso; perciò, si può benissimo credere che anche la guerra si possa superare senza cadere nell’utopia – che comunque, l’utopia, rimane sempre una costane nello sviluppo umano in qualsiasi campo – bisogna però crederci.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 13/9/2010 alle 9:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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