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Il ministro dell’istruzione e la scuola di partito leghista
post pubblicato in POLITICA, il 14 settembre 2010


corriere della sera

Il ministro dell’istruzione liquida cosi la faccenda: «Francamente — dice il ministro — il sindaco Lancini ci ha abituato ad un certo folklore, ad un certo estremismo che non condivido ovviamente in quanto ministro dell'Istruzione» . E ancora: «Forse nemmeno tutto il partito della Lega può condividere queste esasperazioni che non fanno bene neanche a quel movimento».

È ovvio che il ministro, liquidando il fatto come estremismo folkloristico, non riesce ha comprendere appieno i problemi che derivano da questi comportamenti; problemi che non possono essere liquidati con un semplice aggettivo come fosse un gioco.

Ma è altrettanto ovvio che il ministro questi problemi li conosce benissimo anche se non li comprende nel loro significato socio/politico.

Nella seconda affermazione non riesce a cogliere il nesso tra l’azione e la teoria secessionista che la lega va predicando costantemente; cosa c’è di più valido, in politica, di creare le condizioni pratiche affinché le proprie idee possano crescere e svilupparsi sul territorio diventando la base del futuro potere?

Queste azioni servono proprio a questo. Ma il ministro preferisce fare paralleli con non bene specificati comportamenti simili, a suo dire di sinistra, invece che intervenire a sostegno di una scuola democratica e pluralista, una scuola dove si insegni il rispetto degli altri anche attraverso i simboli esposti.

Accettare una struttura come quella di Adro implica una volontà di spostare la lotta politica dalle sue strutture naturali per la democrazia a quelle naturali per una dittatura. Da Mussolini a Stalin a Hitler a Francisco  a Tito a Franco e tanti altri dittatori del novecento, la caratteristica della loro gestione del potere era proprio quella di innalzare la propria effige e i propri simboli nelle strutture pubbliche e nelle piazze – ad Adro, anche sulle panchine c’è il simbolo leghista. Certo, ad Adro non si è arrivati all’effige del boss, ma siamo solo agli inizi e, comunque, siamo ancora in democrazia.

Per concludere, riguardo all’affermazione dei leghisti sul simbolo che sarebbe parte della cultura della zona, ci si dimentica che, qualora un simbolo viene preso da un partito e fatto proprio, la parte culturale diventa secondaria.   


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 14/9/2010 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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