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Federmeccanica propone la possibilità che il contratto aziendale sia sostitutivo di quello nazionale.
post pubblicato in ALTRO, il 20 gennaio 2011


Mentre a Pomigliano, dopo la firma del contratto aziendale che ha dato origine alla "riforma" fiat, continua la cassa integrazione per 2400 dipendenti, a Mirafiori i si vincono con uno scarto minimo determinato dagli impiegati e dirigenti e Bonanni aspetta i finanziamenti, la Federmeccanica, attraverso Il direttore generale Roberto Santarelli, propone di sostituire il contratto nazionale con quello aziendale.

L'idea è quella di modificare la riforma del modello contrattuale del 2009 prevedendo la possibilità che ''il contratto aziendale sia sostitutivo di quello nazionale". Questo significa che la contrattazione di categoria a livello nazionale andrà a scomparire, e non solo per le grandi aziende, come sostiene il direttore generale di Federmeccanica, ma anche le piccole perché avranno maggior interesse ad uscire dal contratto nazionale.

Superfluo dire che l'attuale politica di Federmeccanica, attuata sulla scia di quella fiat, ha come unico scopo l'eliminazione del contratto nazionale e il superamento dello statuto dei lavoratori di cui il contratto nazionale ne è parte integrante per la gestione dei diritti. È altrettanto superfluo dire che le piccole e medie aziende, con l'eliminazione del contratto nazionale, avranno più libertà di manovra nei confronti degli operai che si troveranno a dover contrattare senza una base comune con le altre aziende. Base comune che serviva da collante per una politica sindacale unitaria. Se dovesse passare la linea di Federmeccanica, il mondo del lavoro si troverà frazionato data la difficoltà, e forse l'impossibilità, di creare un movimento unitario utile affinché non si creino situazioni di "benessere" (fiat?) da una parte e di povertà dall'altra in un sistema di "enclave" dove ogni azienda è, sul piano dei diritto del lavoro, stato a se.

La contrattazione aziendale è sempre esistita come integrazione di quella nazionale al fine di permettere la sua applicazione tenendo conto delle esigenze delle singole aziende senza però retrocedere dai diritti acquisiti in quello nazionale. Oggi, però, è possibile grazie all'accordo quadro del Gennaio 2009; accordo non sottoscritto dalla CGIL.

Questo significa che gli attuali contratti della fiat hanno origine dall'accordo quadro e che lo sviluppo dei rapporti di lavoro non riguarderà solo la fiat o la Federmeccanica ma tutto il mondo del lavoro.

La dove il governo di centrodestra ha fallito (modifica dello statuto dei lavoratori, in particolare l'art. 18 - regolamentazione dei licenziamenti) ci sta riuscendo l'azienda che, con la scusa della crisi e della globalizzazione, sta riportando la contrattazione a un livello privatistico,  ovvero, al di fuori dei principi base definiti dallo statuto.

 

Non per niente, il ministro Sacconi, e con lui il governo, a salutato sia gli accordi fiat sia la proposta di Federmeccanica, come l'inizio di una nuova era nei rapporti tra industria e lavoro.

Sacconi afferma che il contratto aziendale ''non solo e' equiordinato a quello nazionale, ma ne è per certi versi sovraordinato perché è più prossimo ai lavoratori'', e ancora  ''Non e' tanto deroga al contratto nazionale, ma legittima uscita da esso che sarà sempre più cornice essenziale. Nella dimensione aziendale, proprio in ragione della prossimità, si producono accordi che definiscono un migliore equilibrio di dare e avere tra le parti. Sacconi auspica che adesso ''si apra una stagione di relazioni industriali più semplici, più adattive, senza che si debba parlare di maggiore o minore democrazia a seconda dei meccanismi di rappresentanza''. Dopo l'accordo Fiat, l'avviso comune sullo statuto dei lavori e' più vicino. ''Rappresentanza, partecipazione, statuto dei lavori, la stessa definizione dei modi di promozione dello sciopero per isolare l'abuso di minoranze estreme, possono dare luogo ad accordi e, solo ove le parti lo richiedano, a mirati interventi legislativi''.

 

Come si può leggere, l'intento è quello di regolare il rapporto tra le parti a partire da un presupposto ben preciso: modificare, annullandoli, i diritti dei lavoratori. E per poter usufruire del diritto al lavoro, sarà necessario accettare i principi dettati dal datore e accettati dai sindacati firmatari.

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