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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
I sacrifici del popolo e quelli della casta politica.
post pubblicato in Riflessioni, il 23 luglio 2011


Fonte: la repubblica.it

Mentre al popolo si chiedono sacrifici “salati”, la politica, dopo aver inserito nella finanziaria la diminuzione dei costi e aver “rimandato” il provvedimento al 2013, continua nella sua forsennata corsa allo spreco.

Sappiamo tutti che gli sprechi della politica coprono diversi settori che vanno dagli stipendi dei parlamentari a quelli dei dipendenti, dai vitalizi (pensioni) a vita dopo una legislatura ai rimborsi spese anche quando il parlamentare non è presente, dall’utilizzo dei mezzi pubblici (auto, elicotteri e aerei “blu”) a viaggi di piacere mascherati da viaggi di “lavoro” (visite a capi di stato e altro).

Si, tutti lo sanno e tutti si lamentano e ogni tanto, i politici, ci danno lo zuccherino con proposte di riduzione dei costi.

E fin qui potrebbe rientrare nel “folclore politico italiano”. Quello che però non è accettabile è l’ipocrisia dei politici.

È il caso della presidente della regione Lazio che, dopo aver usato un elicottero della protezione civile addetto alle emergenze, e per questo criticata, risponde: "Non c'è nulla da spiegare" "Mi meraviglia che ci sia stata tutta questa enfasi".

E ancora: "Da parte mia non c'è stato nessun uso improprio. Se volete vi mostrerò tutti gli elicotteri che i presidenti di questa Regione hanno preso, con le relative spese e anche altre voci".

Dunque, secondo la sig. Polverini, a giustificare l’uso improprio (che secondo lei non è improprio) è il fatto che altri presidenti di regione hanno usufruito in passato degli elicotteri. Come a dire che tutti i bei discorsi sulla riduzione dei costi della politica servono solo come specchietto per le allodole.

La risposta della sig. Polverini è un chiaro esempio del modo “folcloristico” di fare politica in Italia che dopo tangentopoli avrebbe dovuto essere più “pulito” ma che, invece, è rimasto tale e quale.

Il punto inquietante, però, è la tendenza del politico ad ergersi a proprietario del bene pubblico. Invece di amministrare, come è nella teoria democratica e liberale, il bene pubblico cosi come è chiamato a fare dal popolo con le elezioni, tende ad appropriarsi di tale bene e a farne un qualcosa di privato. Si comporta come se il popolo lo delegasse ad impossessarsi del bene pubblico, a farne un uso privato. Questo comporta tutta una serie di comportamenti che vanno al di la del mandato elettorale. Comportamenti che portano a fare leggi per il mantenimento e il rafforzamento del politico come gruppo a se e non più come persone con un mandato temporaneo e legato al giudizio del popolo in base al loro comportamento.

L’arroganza contenuta nelle parole della sig. Polverini è sinonimo di appropriazione del potere, di una proposta di gestione tutta improntata sulla persona e non sui programmi. Persona che, una volta eletta, può fare ciò che vuole, gestire la nostra vita e i nostri soldi in base alle sue personali convinzioni.

Chiaro che la sig. Polverini non è l’unica. Il problema è generale e riguarda i politici di tutte le tendenze.

Un esempio è la condanna di Edouard Ballaman, leghista ed ex presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, per l’abuso delle auto blu.  

Concludendo, si può affermare che la democrazia rischia di trasformarsi in una sorta di monarchia “eletta” dove il capo nominale è il popolo che, però, esercita il potere unicamente nelle elezioni
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