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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Berlusconi ha deciso; lascia la direzione del PDL MA NON ILLUDIAMOCI: NON E’ LA SUA FINE.
post pubblicato in POLITICA, il 27 ottobre 2012


Sito pdl
In una nota, Silvio Berlusconi, ex presidente del consiglio e ora anche del pdl, dichiara di lasciare la direzione del pdl, da lui fondato sul predellino di un’automobile, in quanto: "Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un po’ di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività.

Berlusconi dunque non si candiderà come leader alle politiche del 2013. Il pdl dovrà scegliere un altro leader e lo farà con le primarie, un metodo democratico che presuppone la rinuncia di un partito al leaderismo, cosa di cui fa pensare visto che Berlusconi di leaderismo ci vive da sempre. Secondo logica, con le sue dimissioni, ci si sarebbe aspettato la nomina di un suo successore (Alfano?). Ma così non è stato, almeno così sembra.
E’ probabile che a influire sull’accettazione delle primarie sia stata la spinta dei pidiellini che chiedevano la rottamazione della vecchia dirigenza per lasciare spazio ad una più giovane. Oppure la certezza (arrogante) che il partito abbia recepito i principi su cui si basa il partito da lui fondato anche se per questo bisognerà aspettare di sapere se saranno aperte a tutti coloro che militano nell’area moderata.

Comunque sia, chi si aspetta un cambiamento nella politica del pdl rimarrà decisamente deluso; l’ex premier si è premunito, nella sua dichiarazione, di sostenere la continuità del “nuovo” partito con il “vecchio”: saranno gli italiani che credono nell’individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi. E più oltre, parlando della sinistra scrive: La continuità con lo sforzo riformatore cominciato diciotto anni fa è in pericolo serio. Una coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l’esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo, chiede di governare con uno stuolo di professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento. Sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva. Dunque, per il cavaliere, la base del suo pensiero, ovvero i suoi principi, sono sempre gli stessi e si possono riassumere in una sola frase: guerra spietata a tutto ciò che riguarda la cooperazione umana basata sulla solidarietà e l’uguaglianza degli individui a favore di una spietata concorrenza tra gli stessi messa a base di una società più dinamica a scapito dei più deboli, cioè, di coloro che non sono in grado di sostenere il ritmo imposto - è’ pur vero che parte del mondo della cooperazione ha disatteso le promesse, ma è altrettanto vero che la causa va ricercata nell’infiltrazione di elementi estranei e portatori proprio dei principi che Berlusconi celebra.
Berlusconi parla si di libertà dell’individuo: “nella libertà politica e civile di fronte allo Stato”, ma lo fa nell’ottica di un individualismo improntato verso l’egoismo nel rapporto verso gli altri e non come base aggregativa verso una società solidale basata, appunto, sulla cooperazione.

Che lasci e non si ripresenti come leader non può che far piacere a quanti credono in una società improntata sulla libertà individuale e al contempo solidale nei confronti di quanti non riescono ad inserirsi.
Ma Berlusconi non lascerà la politica. Ci tiene troppo a che la sua creazione sopravviva. Rimarrà pertanto nell’ombra a dirigere l’orchestra. Quell’orchestra creata nel 1993 e che da 19 anni ha guidato quelle orrende riforme che ci hanno resi sempre più succubi del cosiddetto mercato e che oggi ne stiamo pagando le conseguenze.
Questo è stato fatto alleandosi con un partito come la lega che a sua volta a preteso l’attuazione del federalismo fiscale e attuativo che ha portato alla creazione di sempre più poteri periferici con la conseguenza di creare altre forme di tasse - affiancate a quelle statali e non sostitutive -  e l’aumento delle spese di gestione. Inoltre, come ampiamente dimostrato negli ultimi anni, è stata aperta la porta ad ogni tipo di avventurieri.  
Concludendo, illudersi che le sue dimissioni da premier significhi una diversa politica da parte del pdl è l’errore più grande che l’opposizione possa fare in questo momento.
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