discutendo insieme Il ministro Gentiloni propone un intervento in Libia per fermare l’immigrazione; e l’Italia entra nel mirino dell’Isis: | DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il ministro Gentiloni propone un intervento in Libia per fermare l’immigrazione; e l’Italia entra nel mirino dell’Isis:
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2015


La libertà di espressione ha valore se si rispetta l’altro. In termini di immigrazione, ogni individuo che si insedia in un paese straniero deve adeguarsi alle leggi, tradizioni e abitudini del paese ospite”. Questo dovrebbe essere il primo principio in una eventuale costituzione dei popoli perché se: “Ogni popolo ha il dovere di assistere il migrante, questi ha il dovere di portargli rispetto”. E come si porta rispetto all’ospite se non “rispettando le sue leggi, le sue tradizioni e abitudini?” 

Corriere della sera

Dopo l’intervento del ministro Gentiloni in merito all’avanzata dell’Isis in Libia,l’Isis ha messo l’Italia tra i paesi nemici dello stato islamico. Lo dice l’Isis in un comunicato al radiogiornale   ufficiale dell’Isis, diffuso dall’emittente al Bayan da Mosul nel nord dell’Iraq:Gentiloni, dopo l’avanzata dei mujaheddin in Libia, ha detto che l’Italia è pronta aunirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per  combattere lo Stato islamico”.

Dunque, che l’Italia faccia parte dei paesi nemici dell’Isis non è una novità, visto che

lo stesso ha affermato più volte che metterà la sua bandiera sul vaticano. 

La novità, invece, è la presa di posizione dell’Italia. Ha cominciare Renzi che, in merito all’ultima tragedia nel mediterraneo, e relative polemiche a livello europeo e italiano, ha affermato che il problema non è Triton o mare nostrum, ma la Libia perché è dali che partono i migranti. Renzi non fa cenno ad azioni di guerra, perciò l’affermazione di Gentiloni è una interpretazione dell’idea del premier.Sbagliata o giusta che sia come Interpretazione delle parole del premier, parte comunque dalla convinzione che, per fermare “l’avanzata” migratoria bisogna intervenire alla fonte. 

L’idea dell’uso della forza nasce dalla convinzione che il tentativo dell’Onu di pacificare le parti in lotta libiche è fallito e, pertanto, un intervento militare in Libia per mettere ordine nello stato che, tra l’altro, Gentiloni ritiene fallito, si rende necessario data l’attuale situazione di grande confusione e caos che sta facendo il gioco del fondamentalismo permettendo l’avanzata dell’Isis sulle coste del mediterraneo (non bisogna dimenticare che anche in Egitto i fratelli musulmani stanno operando per destabilizzare il sistema egiziano basato sulla separazione tra stato e religione). Gentiloni ha però affermato che un intervento è possibile solo sotto il controllo Onu.

La presa di Sirte pone il problema, che va ad aggiungersi a quello dei migranti, di avere il nemico ai confini. E di nemico si tratta, e non tanto per l’affermazione propagandistica di mettere la bandiera sul vaticano, quanto per la determinatezza dei fondamentalisti musulmani di allargare il proprio dominio in base alla convinzione che l’islam è stato scelto da dio come affermazione della sua volontà e, pertanto, l’islam deve essere esteso a tutta l’umanità anche con la forza. Inoltre, dalla Libia partono anche gli oleodotti e i gasdotti verso l’Europa.

Dunque, ci stiamo addentrando in una situazione di crisi nei rapporti tra occidente e mondo islamico nel suo insieme. Questa crisi, però, in parte l’ha voluta anche l’occidente sostenendole cosiddette “primavere arabe” che di primavere avevano solo il nome perché la realtà è risultata ben diversa. E non si tratta solo dei soliti intrallazzi internazionali per lo sfruttamento a basso costo delle risorse energetiche quanto dell’aver abbattuto due regimi (Iraq e Libia) che, in fondo,ostacolavano l’insorgere di una forza Jihadista ben organizzata figlia diretta di Al Qa ida dove, tra l’altro, la popolazione era abbastanza libera rispetto a certi alleati dell’occidente, tipo Arabia Saudita, dove è in vigore la legge coranica. Senza poi contare che la dove le primavere arabe vincenti hanno permesso libere elezioni, la popolazione ha scelto un qualche partito islamico - sconfessando i fautori laici della primavera – ed ora stanno tentando di inserire nella costituzione, appunto, la legge coranica; il che significa dare spazio al fondamentalismo. Un esempio è l’Egitto dove il leader dei fratelli musulmani, dopo essere stato eletto, ha,da subito, tentato di modificare la costituzione, scritta dai militari prima delle elezioni, inserendovi la legge coranica. L’abbattimento dei due regimi ha contribuito alla crescita di un islam fondamentalista dato che la popolazione si è rivelata più propensa a scegliere governi in linea con la legge coranica.Anche al di fuori della primavera araba si riscontrano le stesse scelte popolari. Nelle ultime elezioni turche ha vinto il partito musulmano che,appena arrivato al potere, ha cambiato la costituzione inserendo la legge coranica. Ma la cosa viene da lontano quando il leader dell’opposizione in Iran, l’ayatollah Khomeini, fu rifugiato e protetto in Francia e da li poté organizzare la sua rivoluzione anti occidente. Un caso strano dato che lo scià di Persia era filo occidentale e aperto alla democrazia.

Questo, però, non significa accettare l’avanzata del fondamentalismo, anzi, se errori ci sono stati,bisogna correggerli. Non significa neanche prendersela con quegli interessi particolari che gestiscono l’economia mondiale perché quella del fondamentalismo non è una guerra economica, di territorio, ma una guerra di civiltà tra due modi diametralmente opposti nell’interpretare il mondo che ci circonda. Una guerra dove i contendenti hanno le stesse responsabilità ma dove,attualmente, l’uso della forza senza nessuna regola e a oltranza è patrimonio di uno solo dei due: i fondamentalisti. Ed è a questi che va rivolta, a nostra volta, l’uso della forza nella misura in cui veniamo realmente minacciati.

Un altro errore, non meno importante degli altri, che si sta facendo ad oggi, è ritenere l’islam solo una religione quando, invece, è ben altro. Certo, l’islam è anche una religione, ma porta con sé, oltre a una filosofia basata sulla violenza, anche l’unità tra stato e religione, ovvero, lo stato è tutt’uno con la religione che ne detta i fondamenti. Questo fa dell’islam una società totalitaria data la loro propensione all’universalismo religioso, ovvero, ritengono la religione fondamentale anche per lo “sviluppo sociale”, o stasi sociale?. Inoltre, questo lo rende un interlocutore inaffidabile per le democrazie laiche occidentali dato che esse si basano sulla separazione e non ritengono la religione fondamentale per lo sviluppo sociale. Eppure, i nostri governanti continuano a dividere l’islam tra violenti e pacifici quando il problema è all’interno della filosofia dell’islam stesso.

A questo punto, come un serpente che si avvita su se stesso, si torna all’immigrazione che sta portando il popolo islamico in giro per il mondo. Un popolo convinto di essere il portatore della verità assoluta. Un popolo che, al di la di divisioni temporanee sul metodo, ha in comune la volontà di espandersi. Pertanto, che sia fondamentalista o moderato, non cambia il suo obiettivo.

  

Sfoglia gennaio        marzo
calendario
adv