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L’educazione al rispetto delle diversità: indottrinamento o preparazione al rispetto?
post pubblicato in Riflessioni, il 11 marzo 2015


 InFriuli Venezia Giulia sta per partire, nelle scuole per l’infanzia, il progetto denominato: “pari o dispari, il gioco del rispetto” che si pone di risolvere l’annoso problema, partendo dall’infanzia, della parità di genere. Il progetto si basa sul presupposto che i bambini, attraverso determinati “giochi”possano capire le differenze di genere e, cosa più importante, il rispetto ditali differenze. Ovviamente, l’iniziativa ha innescato la polemica, tanto più che i ragazzi, durante i giochi, saranno filmati. La polemica è basata sul fatto che il cambio di ruolo potrebbe “disturbare” il bambino nel suo sviluppo.

Già in passato, nelle scuole primarie nazionali si è cercato di inserire un programma di “educazione alla diversità a scuola: scuola primaria”-  proposto dalla presidenza del consiglio dei ministri con la collaborazione dell’UNAR (Ufficio Nazionale Anti discriminazioni Razziali). Questo programma si propone di preparare il ragazzo ad una giusta percezione del mondo proprio nell’età in cui incomincia il processo di formazione dell’idea di se stesso, del mondo e delle persone. Questo processo è però inficiato dai messaggi che gli arrivano del mondo esterno sui rapporti umani attraverso il linguaggio che può porre in termini negativi certe categorie di persone solo basandosi sulla percezione personale di chi lo esprime. Il programmasi incentra in modo particolare sull’aspetto sessuale, ovvero, far capire ai ragazzi che l’essere diverso sessualmente: gay, lesbiche, bisessuali e transgender, non deve comportare una condanna, bensì la loro accettazione. Più ingenerale, evitare che certi stereotipi entrino nella mentalità del bambino.

Anche in questo caso ci sono state proteste, in modo particolare da parte di gruppi cattolici, incentrate sulla teoria che, così facendo, si “indottrinano” i ragazzi su una cultura non condivisa, cioè, si cerca di instaurare una nuova cultura usando i minori attraverso la scuola escludendo la famiglia.

Credo che il problema “dell’indottrinamento”dei bambini e ragazzi, in età preadolescenziale, fin dall’infanzia sia un comportamento antico quanto l’uomo.  

 Che i bambini in età preadolescenziale, quandoli fai giocare, si divertono è fuori discussione. Che assimilino velocemente le informazioni è altrettanto fuori discussione. Su questo presupposto si possono creare ogni tipo di stereotipi partendo proprio dall’infanzia. Ai bambini si può far credere di tutto e di più e condizionare tutta la loro vita. Così come è stata condizionata la nostra in termini religiosi quando le famiglie, anche se non credevano, si sentivano in obbligo di mandarci a “catechismo”. Ciò non significa che rimangano fedeli agli insegnamenti ricevuti nell’infanzia, è però la loro cultura a rimanerne “inquinata”.

Pertanto, se si insegna al bambino che ci si deve comportare in un determinato modo in determinate occasioni, che non deve dire o fare determinate cose, che la vita è nata in un determinato modo, che esiste o no un creatore, che gli uomini sono uguali o diversi, che hanno tutti gli stessi diritti o che non li hanno, che il genere maschio deve accettare il genere femmina, e viceversa, per quello che sono e che non c’è disparità di ruolo o che c’è, il bambino, da adulto, anche se dovesse cambiare opinione, partirebbe sempre e comunque dall’assunto di ciò che ha appreso nell’infanzia. È difficile modificare i comportamenti se non a prezzo di sforzi a volte superiori alle proprie possibilità.

Questo fa si che ogni opinione, qualora ne abbia il potere, ha sempre cercato e cercherà di indottrinare il bambino nella quasi certezza – la certezza assoluta non esiste – che da adulto porterà avanti le sue, e di altri, istanze in base all’insegnamento ricevuto. Questo succede da sempre. Per quanto riguarda la nostra società è successo con il cristianesimo che, in un periodo di diversi secoli (e continua tutt’oggi), è riuscito a imporre, proprio attraverso questo modello di insegnamento, il proprio credo. L’uomo occidentale, dopo due secoli di tentativi, non è ancora riuscito ad annullare gli effetti di quell’insegnamento; l’uomo occidentale, anche se intriso delle moderne ideologie, o comunque teorie, continua a essere credente, a mantenere come base il cristianesimo. Difatti, i grandi pensatori che hanno negato l’esistenza di dio e la religione in generale – Marx definì la religione “l’oppio dei popoli” –e che hanno provocato grandi sommovimenti nella società occidentale creando sistemi che si basano, appunto, su questo tipo di insegnamento, non sono riusciti a scalfire la cultura cristiana nelle popolazioni condizionate da detta cultura. Pertanto, quello che sta facendo la regione Friuli Venezia Giulia e la presidenza del consiglio dei ministri, non è ne da biasimare o condannare ne da accettare a occhi chiusi. Tutto dipende dallo scopo che ci si prefigge e dal metodo.

Se lo scopo è quello di insegnare il rispetto degli altri, è logico presupporre che il sistema adottato sia critico, ovvero, porre di fronte al bambino, non la soluzione preconfezionata per instillare nella sua mente uno stereotipo da seguire, delle situazioni in grado di stimolare la sua fantasia e sviluppare il senso critico (capacità di sviluppare domande in risposta ai quesiti che nascono durante i giochi) per aiutarlo ad analizzare, nel limite delle sue possibilità, attraverso il gioco,le varie proposte postegli affinché arrivi da solo alla conclusione del problema; che ogni persona è degna di essere stimata al di la del suo modo di essere. In tal senso, oltre al giusto scopo c’è anche un metodo obiettivo e non soggettivo.

Se, viceversa, lo scopo è quello di inculcare nella mente del bambino uno stereotipo, ovvero, insegnare determinati modelli di comportamento - magari riferiti ad una certa idea,religione o ideologia - senza stimolare nel bambino la fantasia e sviluppare il senso critico affinché recepisca il messaggio automaticamente, certamente lo scopo è quello di indottrinare il bambino attraverso un insegnamento completamente soggettivo dell’insegnante.

Concludendo, ben venga l’educazione e il rispetto delle diversità e, ovviamente, la loro conoscenza a patto che non venga usata per l’indottrinamento.

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