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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
11 settembre 2001-2011, inizio di un eccidio.
post pubblicato in POLITICA, il 12 settembre 2011


           

“Combattere i terroristi con altro terrorismo”, è questo il significato che si deve dare alla guerra attuale in Afganistan.

L’11 settembre del 2001 cadono le torri gemelle colpite da due aerei di linea – più un altro che colpisce il Pentagono – a New York; 3000 morti. Il più grande eccidio verificatosi in occidente dalla fine della seconda guerra mondiale. Dopo questo attentato terroristico, gli Stati Uniti decidono la lotta al terrorismo di Al-Qa Ida e invadono l’Afganistan dei Talebani ritenuti responsabili di dare asilo ai terroristi islamici. Una guerra che costerà la vita a decine di migliaia di civili. Vedi anche

C’è da chiedersi, però, se ne è valsa la pena, se è logico distruggere altre vite umane nel tentativo di distruggere il pericolo Al-Qa Ida. Se i nostri governanti si sono chiesti, nel momento della decisione, se anche i civili Afgani fossero realmente complici del regime che aiutava i terroristi.

Domande lecite dato che questa guerra (come tutte le guerre) sta costando all’occidente miliardi che potrebbero essere usati per rimettere in sesto le economie e aiutare i popoli poveri a risollevarsi.

Dai dati di Peace Reporter risulta che il rapporto tra vittime occidentali civili e vittime afgane civili è di molto superiore alle vittime civili naziste causate dal teorema un tedesco dieci italiani. Con questo non voglio accusare la nato di nazismo, ma è lecito chiedersi se la reazione all’attentato, e alla paura che ne seguì, non sia eccessiva e non ci sia, oltre alla “necessità” di controllo del territorio, un atto di vendetta cieca nei confronti di popoli ritenuti nemici.

Se consideriamo che gli americani, nelle guerre precedenti (seconda guerra mondiale, Corea, Vietnam) hanno sempre fatto uso di armi vietate (chimiche) e di bombardamenti a tappeto anche sulle popolazioni civili, non c’è da meravigliarsi se in Afganistan le popolazioni civili sono probabilmente quelle che pagano di più il tributo in vite umane.

Pertanto, se è lecito ricordare l’evento deve essere altrettanto lecito ricordare le decine di miglia di morti innocenti causate dalla volontà imperiale dell’occidente. Volontà che si manifesta, purtroppo, spesso e volentieri con azioni di guerra in nome di una cultura che è solo nostra. Cultura che si vorrebbe imporre ad altri popoli, ma non tanto per il loro progresso ma per poterli controllare meglio.

L’11 settembre dovrebbe essere ricordato per gli eccidi commessi in ogni civiltà e epoca affinché si prenda coscienza che la guerra oltre ad uccidere innocenti, provoca anche povertà sia per la distruzione che provoca sia per le energie che consuma. Inoltre, per la capacità di creare sempre maggiori situazioni di odio tra i popoli.

RISPETTO E PROTESTA SONO COMPATIBILI? SI!!
post pubblicato in POLITICA, il 17 settembre 2009


Nel Ffwebmagazin Filippo Rossi scrive: "vi prego no. Non un'altra volta. E soprattutto non con la tragedia appena successa, con sei ragazzi italiani uccisi lontano dalle loro famiglie, con le lacrime che bagnano le guance di parenti, amici e colleghi. Non un'altra volta, così tanto per approfittare di un minuto di visibilità. Non ci interessa adesso affrontare il merito della questione su quanto sia giusto o meno stare in Afghanistan: lasciamo la questione agli esperti, agli strateghi, ai geopolitici."
Certo signor Rossi, la tragedia va rispettata, e io come tanti italiani, la rispettiamo.
Lei però, non può dire " Non un'altra volta, così tanto per approfittare di un minuto di visibilità." Nessuno vuole approfittare per avere un momento di visibilità, nessuno! e lei non ha il diritto di accusare nessuno.
Cosa ci facciamo in Afganistan, gli italiani se lo sono chiesto ieri, l'altro ieri e l'altro ieri ancora, praticamente, ce lo stiamo chiedendo da quando ci siamo andati e continueremo a chiedercelo fino alla fine della guerre anzi, di tutte le guerre.
Certo, veder morire giovani fa sempre male, sapere che stanno morendo per motivi che non condividiamo e che loro ci sono andati, alla guerra, convinti - da una propaganda ingannevole - di fare cosa utile agli Afgani, fa ancora più male.
Ma, d'altra parte, fa male anche vedere morire persone sul lavoro per l'incuria dei loro datori di lavoro, o vederli morire sulla strada per mancanza di riferimenti o per aver riferimenti - cosa più probabile - sbagliati; anche queste sono stragi che si trascinano da decenni, però, poco se ne parla, o se ne parla quando la strage diventa evidente per il numero di persone coinvolte. Inoltre, nell'attentato sono morte altre persone (Afgane), di loro che si dice? quanti sono i civili Afgani morti nella guerra, e non solo per mano del "nemico" ma anche per mano "dell'amico" , non si dovrebbe aver rispetto anche per loro?
Rispettare il dolore dei famigliari è una cosa, condividere ciò che sta succedendo in Afganistan è tuttaltra cosa. Ed è contro ciò che chi non condivide protesta ieri, oggi, domani, cioè sempre!!!!!!!!

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/9/2009 alle 21:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'Italia e la guerra
post pubblicato in POLITICA, il 3 agosto 2009


Commenti su alcune dichiarazioni del Ministro La Russa:

Il ministro La Russa dice in merito all'affermazione di Bossi sul ritiro dei soldati dall'Afganistan:
"Se pensassimo da papà come ha fatto Bossi, è il primo sentimento. Ma noi come anche Bossi pensiamo da ministri e sappiamo che quello che stanno facendo i ragazzi della Folgore insieme agli altri contingenti internazionali è un compito importante, imprescindibile, irrinunciabile".
Le parole "Pensare da ministri" lasciano chiaramente dei dubbi su quale sia la vera natura degli attuali governanti italiani; non sono padri, perciò neanche uomini o comunque non fanno parte di nessuna specie conosciuta, e allora cosa sono? sono forse degli dei? ma se cosi fosse, come mai non riescono a risolvere i problemi?
E ancora:
"dare all'Afghanistan la possibilità di gestire autonomamente il territorio, consentendo condizioni di sicurezza per il Paese e per quella parte del mondo che vuole combattere il terrorismo".
Qui il messaggio è chiaro: finché l'Afganistan (ma anche l'Irak) non si conformerà all'occidente e ai suoi interessi, noi non ce ne andremo; perciò, visto che i paesi arabi sono comunque "SOVRANI" a casa loro, e detengono il POTERE del PETROLIO, cercheranno sempre di gestirlo secondo i LORO interessi, la guerra andrà avanti ALL'INFINITO.
E poi ancora:
"Non è cambiata la natura della missione. E' solo diventato più frequente il contatto e quindi le possibilità di pericolo".
Qui, il sig. La Russa, dovrebbe chiarirci bene il suo concetto di " MISSIONE DI PACE".

La guerra

Le guerre sono SEMPRE fatte per il controllo del territorio in difesa di interessi particolari, e gli USA, di interessi particolare, petrolio in Irak e, in generale, controllo dei canali di commercio, in giro per il mondo ne hanno moltissimi, ma l'Italia?

Che interessi ha l'Italia nelle guerre degli usa?

La versione ufficiale è la difesa dal terrorismo attraverso l'esportazione della democrazia.
Ma è possibile sconfiggere QUESTO TERRORISMO?- che, tra l'altro, in Italia, a differenza della Spagna, non a mai agito direttamente - un terrorismo che ha sempre più una connotazione di lotta per l'indipendenza - non dimentichiamo che i Talebani furono, durante l'occupazione russa dell'Afganistan, finanziati dagli usa proprio perché forza di liberazione nazionale - di un territorio attualmente occupato. Certo, la gestione del potere da parte dei talebani è sicuramente da condannare cosi come quella di Saddam Hussein, ciò non toglie che, i cambiamenti interni ad una nazione, devono essere risolti dal popolo stesso e non da un esercito straniero, se si vuole che i problemi di quei paesi siano risolti e che si instauri una democrazia nel rispetto delle loro culture.

Ed è possibile esportare la democrazia?

In Europa, per arrivare alle democrazie moderne, ci son voluti diversi secoli caratterizzati da continue lotte interne (all'Europa), e solo dopo l'enorme dramma della seconda guerra mondiale si è arrivati a comprendere appieno la necessità di uno sistema sociale dove i diritti di tutti siano salvaguardati e che, comunque, ancora oggi, l'attenzione deve essere tenuta alta se vogliamo evitare una ricaduta. La democrazia, che è lo stato sociale alla base di ogni civiltà civile e libera, affinché si attui pienamente, deve essere "conquistata" dal popolo stesso e non imposta, Solo il libero movimento delle idee, possono dare la garanzia dell'affermarsi di un sistema sociale basato sulla libertà. Perciò, la versione ufficiale non può essere presa a giustificazione.

Allora, cos'è che spinge i governi italiani ad allearsi con gli USA in guerre di cui è evidente la loro natura di "CONQUISTA"? 

E' stato detto, in diverse occasioni, dai nostri ministri, che ora l'italia è maggiormente considerata a livello internazionale proprio per la sua determinazione a continuare l'alleanza; può darsi che questo conti, non si capisce, però, come mai la Spagna che, con la vittoria della sinistra alle ultime elezioni, si ritirò dall'Irak, sia a tutt'oggi tenuta in considerazione. Inoltre, "essere tenuti in considerazione", dovrebbe significare un maggior peso della nostra politica a livello internazionale, cosa che dovrebbe portare a un maggior incremento degli investimenti in Italia e a una maggior richiesta dei nostri prodotti; ma se anche cosi fosse, una nazione che, per contare di più, opta per la guerra come soluzione dei problemi, invece di potenziare quelle azioni civili, che già esistono a livello di volontariato, non è una nazione civile. 
Allora, che vantaggio ne trae l'italia, come popolo, dalla guerra? Stando alle dichiarazioni ufficiali nessuno, anzi, a parte gli alleati degli USA, il resto del mondo ci potrebbe considerare alla pari dei colonialisti americani, solo che noi, dai territori occupati rischiamo di portare a casa solo dolore. 

Ultima breve considerazione

Di guerre e dittature nel mondo ce ne sono tante, dall'Asia all'Africa all'America latina, guerre dove si perpetuano eccidi, dittature spietate, dove l'individuo è trattato alla stregua di un animale; però non vengono neanche menzionate dai nostri governanti, chissa perché????

Conclusione

La guerra, di per se, è un'azione che va messa al bando, ma, anche ammettendo, in linea ipotetica, la sua necessità in determinate occasioni, quali la difesa da un attacco esterno, questo non giustifica, in nessun modo, l'attacco preventivo in ragione di supposti tentativi del "nemico" di preparazione di azioni violente nei nostri confronti, come successo con l'Irak.
I MEZZI SONO ALTRI, BASTA AVER VOGLIA DI INDIVIDUARLI, MA FORSE, AI NOSTRI GOVERNANTI, INTERESSA PIU' IL LORO ORGOGLIO CHE IL BENE COMUNE.



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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/8/2009 alle 22:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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