discutendo insieme discutendoinsieme discutendo insieme DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il difficile di essere anziani.
post pubblicato in NOTIZIE, il 13 marzo 2015


La nazione

Anzianotrovato morto dopo mesi nella sua abitazione, a San Pietro a Grado, Pisa. A darel’allarme una vicina che non lo incontrava più da mesi. L’anziano viveva solo enon aveva rapporti con una sua cugina, unica parente.

Bene,a parte il fatto che non accorgersi dell’anziano vicino di casa non si vede piùin circolazione è a dir poco un disinteresse totale verso gli altri, in questofatto emerge tutto il qualunquismo del nostro mondo. Un vicino anziano solo, aldi la del suo carattere, magari introverso, meriterebbe molta più attenzionedai vicini e dall’amministrazione pubblica (intendiamoci, non voglio incolparenessuno, tanto meno i vicini, se non l’indifferenza dell’uomo moderno e inparticolare delle strutture pubbliche). Non intendo dire che i vicini devonointeressarsi dei suoi bisogni, ma almeno quel po’ di attenzione verso ilprossimo non guasterebbe. Questa persona magari sarebbe morta comunque, magarigli è preso un infarto, per il momento non si sa, ma se pensiamo a quanti anziani,o comunque persone sole, perdono la vita per mancanza di ogni tipo diassistenza c’è da star male; vien voglia di non diventare anziani se si è soli.Sarebbe, forse, bastato aiutarlo a farsi assistere dai servizi sociali, magariper il pranzo, come succede anche nei piccoli paesi, o magari passare ognitanto a salutarlo o, al limite, se non si vede in giro fare un salto a casa;anche a costo di sentirsi dire: fatevi i cavoli vostri.

Maforse la colpa non è dei vicini, forse la colpa è dell’amministrazione pubblicache non mette l’attenzione necessaria affinché questi episodi non succedano, o nonha soldi da spendere per l’assistenza. Sta di fatto che questo è uno dei tantiepisodi di persone sole che muoiono per mancanza di solidarietà a tutti i livelli. 

Masembra che l’anziano, oggi, con la scusa della crisi, sia lasciato sempre più ase stesso.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. anziani solitudine morte si un anziano solo

permalink | inviato da vfte il 13/3/2015 alle 13:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I PENSIONATI D’ITALIA e i criteri Imps.
post pubblicato in BREVI, il 3 gennaio 2012


            Fonte Ansa

700 euro di pensione, 450 di pensione sociale e 250 per gli anni lavorati all’estero, questa la pensione che percepiva l’anziano, di 74 anni, di Bari che si è tolto la vita dopo aver ricevuto dall’imps la richiesta di restituire parte dei soldi della pensione percepiti negli ultimi anni.

Questa notizia, se risultasse vera, la dice lunga sulla situazione attuale dell’Italia.
Anche se l’anziano avesse commesso delle “furberie” per ottenere le due pensioni, siamo comunque di fronte a un comportamento che non lascia dubbi su cosa ci dobbiamo aspettare.
Si, perché se si trattasse di certe cifre, come quelle di certe pensioni, sarebbe più che comprensibile la richiesta di restituzione, ma 700 euro, che non bastano neanche a sopravvivere decentemente, non è affatto accettabile.

E’ chiaro che bisognerebbe conoscere la reale situazione economica dela persona e il motivo della richiesta, rimane sempre, però, il fatto in se. Per arrivare alla decisione estrema di togliersi la vita, significa che almeno le condizioni economiche e famigliari erano agli estremi.

C’è da chiedersi con quali criteri, l’Imps, analizza le situazioni pensionistiche per richiedere il rimborso. Se nei criteri è prevista anche la situazione familiare dei pensionati o se si basa esclusivamente su calcoli matematici e l’interesse dell’istituto.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pensioni diritti anziani povertà

permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/1/2012 alle 10:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Volontario della Croce Rossa
post pubblicato in C.R.I., il 7 giugno 2009


Oggi ho iniziato il tirocinio che andrà a completare il corso per volontario della C.R.I. da me intrappreso circa sei mesi fa.
Il tirocinio consiste nel partecipare, come aggiunto, agli interventi sull'ambulanza fatti dai volontari durante le chiamate di soccorso.
Appena arrivato in sede e prima che l'autista - che è anche il ricevente delle chiamate dal 118 e che gestisce l'ambulanza - mi facesse mente locale dei vari presidi presenti sull'ambulanza, è arrivato l'avviso di un intervento, codice verde, alla casa di riposo del paese; bene, siamo partiti subito.
Arrivati sul posto, abbiamo chiesto all'infermiera di servizio qual'era il problema e una volta presa visione abbiamo agito di conseguenza e trasportato la paziente all'ospedale.
In se non è una cosa emotivamente forte, in questo caso era cosciente e rispondeva bene alle sollecitazioni, non abbiamo fatto altro che caricarlo sul lettino e poi sull'ambulanza e trasportarlo all'ospedale.
Detto cosi sembra una cosa meccanica, invece, ciò a cui bisogna far fronte è la nosrta reazione alla condizione psicofisica in cui si trova, specialmente se anziano.

Vedere la persona anziana ridotta in condizioni di totale dipendenza, ti porta, quasi inconsciamente, a riflettere sulla vera natura dell'essere umano e alla sua fragilità.
Finché si è giovani si tende a credere che il corpo umano sia perfetto e indistruttibile e non si pensa mai alla fragilità e alle imperfezioni che sono insite in noi stessi.
E' vero che anche da giovani si può venire a contatto con la morte - da giovane, prima dei vent'anni, sono morti due miei amici in incidenti con la moto - ma è diverso: non si ha ancora lapercezione  piena di quello che siamo realmente e, per ciò, si affronta con una capacità razionale inferiore. Può sembrare un paradosso, ma ci aiuta ad affrontare l'evento con maggior leggerezza.

L'anziano, finché sta bene, con la sua "saggezza", ci infonde tenerezza e una certa tranquillità al punto di credere - o comunque sperare - , pur essendo coscienti del contrario, che possa vivere per sempre.
E' solo quando lo vediamo in circostanze di estremo disagio che ci accorgiamo che i valori in cui crediamo e in cui viviamo, alla fine, svaniscono con noi; i figli sono si portatori dei nostri valori , ma sempre e comunque in un modo diverso e che noi facciamo fatica a condividere.
Inoltre, tutto ciò in cui abbiamo sperato e tutto quello che abbiamo fatto,  alla fine, si riduce a una serie di ricordi vaghi che, bene che vada, verranno ricordati dai nostri discendenti e col tempo sbiadiranno fino a sparire.

E' con queste riflessioni che, praticando il volontariato, credo dovrò fare i conti: certo, aiutare persone nel bisogno è molto edificante, se poi lo si aiuta a sopravvivere lo è ancor di più, ma - e spero di sbagliarmi - ho l'impressione che ciò non basti a rendere l'atto un aiuto al rafforzamento dei valori portanti dell'esistenza: amore per il prossimo, onestà, senso del dovere, senso della libertà; e a quelle convinzioni tipiche della società moderna: fede incondizionata nell'intelligenza umana, nella scienza, nella superiorità della specie, come ho creduto all'inizio - ma che li renda, in certo qual modo opinabili, soggetti a revisione costante, almeno per me. 

Alla mia prima esperienza mi sono ritrovato a riflettere su cose che pensavo d'aver ormai superato, di sicuro, continuando nel volontariato, probabilmente mi troverò a rivedere alcune delle mie convinzioni attuali.  


Sfoglia febbraio        aprile
calendario
adv