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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Bossi, Maroni e il giuramento di Pinocchio
post pubblicato in COMMENTI, il 23 gennaio 2012


La foto dei maroniani: Cerchio, se davvero sei magico, SPARISCI!!!!!
Dopo il magna magna romano, la lobby leghista, il cerchio magico, si riscopre rivoluzionaria sperando di recuperare sia l'unità intorno al boss, sia un consenso ormai diviso tra bossiani e maroniani - in proposito si veda l'articolo "Maroni: bossiani pronti a lancio di uova".
Ma la realtà, dopo il magna magna romano, è ben diversa. la base non si fida più delle parole e non crede alla logica del fine che giustifica i mezzi. E indietro non si torna.
Le minacce di Bossi al vecchio "camerata" e amico - si fa per dire - Berlusconi, non fanno più presa ne sull'ex, per modo di dire, alleato ne sulla base che si aspetta una politica indipendente da quella nazionale.

Un Bossi alquanto smorto, quasi cadaverico, quello visto in piazza duomo a Milano, con la contestazione al cerchio magico ormai consolidata e in fase di ribaltare le sorti del vecchio boss al di la delle parole di Maroni sul “non è successo niente, la lega è sempre unita” e degli applausi della platea.
Un Bossi bambino che, di fronte all’evidenza dei fatti, non vuole saperne di mollare e fa i capricci minacciando ritorsioni qualora lo stravecchio amico non faccia cadere il governo Monti definito infame.

Certo che fa un certo effetto - intestinale - sentire certi discorsi fatti da un personaggio che, fino a ieri, predicava il ringiovanimento della politica e che, oggi, cerca di rimanere attaccato alle briglie dei cavalli seduto in cassetta del calesse tutto preso a mantenersi saldo al potere. Da l’idea del vecchio canuto messo in disparte, al ricovero?, che continua a comportarsi come se fosse il capo famiglia mentre tutti lo ignorano.

Insomma, come al solito, incominciano col voler cambiare il mondo per poi rifiutare i cambiamenti più evidenti.

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E Bossi ci ripensa, niente panchina a Maroni
post pubblicato in POLITICA, il 15 gennaio 2012


Ansa
Dopo la decisione di impedire a Maroni di tenere comizi sul territorio nelle manifestazioni della lega, ora ci ripensa e al più presto ne terranno uno insieme.
La decisione, a quanto pare, è stata presa dopo che molte segreterie, sindaci e sezioni della lega nord hanno deciso di invitare Maroni ai comizi.
Ma bossi non demorde e, per non ammettere la “sconfitta” dice per mezzo del quotidiano la padania:  ''Chi spera in una Lega divisa e da' ascolto a intermediari confusionali rimarra' deluso”.

Come già scrissi, “Pensare che la lega sia vicina alla disgregazione è pura illusione. Bossi e company conoscono benissimo le difficoltà di mantenere compatto il consenso e dovranno spiegare bene la differenza tra obiettivo e prassi politica per ottenerlo”.
La lega, e tanto meno Bossi, non possono permettersi beghe interne perché, al di la delle reazioni della base, anzi, proprio per questo, devono dimostrare una maggior compattezza, se non proprio di vedute, almeno nella capacità di analisi delle divergenze se vogliono evitare il frazionamento in tanti movimenti.

Questo non significa che riusciranno a convincere i tanti cittadini non militanti che l’hanno votata a rinnovare la fiducia, ma se il consenso esterno diminuirà, non sarà certo per le beghe interne ma per l’ambiguità della sua politica. Agli elettori “non allineati” preme di più la soluzione dei problemi che i principi, se questi rimangono, per loro significa che il partito che hanno scelto è inidoneo a risolverli e cambieranno spiaggia.
SPERIAMO!!!!!!

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E i leghisti scelgono le poltrone alla legalità.
post pubblicato in BREVI, il 12 gennaio 2012


Fonte
Con 309 no e 298 si, la camera a respinto la richiesta di arresto del coordinatore del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, accusato di  accusato di avere legami di affari e politici con i clan dei Casalesi. Sono stati determinanti i voti della lega e dei radicali.

Dopo il battibecco di ieri tra Maroni che voleva votare si all’arresto e Bossi che “non c’è nulla nella carte, ognuno voti secondo coscienza”, oggi, in aula, i leghisti hanno scelto la linea del boss.
Comunque sia, è ovvio che la lega, oltre a essere diventato un partito, anzi partitino, qualunque, è alla prese con un gruppo parlamentare che preferisce la poltrona agli ideali.
Quello della legalità in politica è sempre stato, almeno a parole, il cavallo di battaglia della lega, l’aver votato a favore di un personaggio indagato per mafia dimostra solo una cosa: che anche la legalità segue agli interessi politici di parte. Difatti, il Pdl, ha cercato in tutti i modi di convincere, parlando personalmente con i leghisti, quanti nella lega erano per l’arresto  riuscendoci, c’è da chiedersi cosa si son detti.
Maroni sostiene d’aver ricevuto molti messaggi (dalla base) di rammarico per il mancato arresto. He si, povera base che non si accorge d’essere diventata le fondamenta che tengono in piedi il magna magna degli eletti.

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Bossi e il ritorno del fascismo in Italia.
post pubblicato in Riflessioni, il 20 settembre 2011


 fonte

È netto, chiaro e concisoBossi alla festa dell’ampolla celtica:   “Bisognatrovare una via democratica forse referendaria perchè un popolo importante elavoratore come il nostro, non può essere costretto a continuare a mantenerel’Italia. D’altra parte, se l’Italia va giù la Padania va su”. “Bisogna trovarela strada perché la gente non ne può più, ma io sono per trovare la viademocratica”.  “La soluzione è la secessione,come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democraziagiorno per giorno? Se qualcuno pensa cheil fascismo è finito mi sembra sia ritornato con altri nomi e altre facce,addirittura hanno aggredito i corridori del giro di Padania. Per dire comesia il sistema italiano che non sa più essere democratico mentre bisognatrovare una via d'uscita democratica, perché un popolo storicamente importantee dignitoso è stato costretto a mantenere l'Italia”.

Dunque Bossi parla difascismo, e lo fa riferendosi al “giro della padania” di cui l’organizzazionericorda tristemente proprio il modo di fare dei partiti totalitari che, appuntoperché totalitari, non lasciano neanche la libertà al popolo di organizzare glieventi sociali.

Si da il caso, però, chel’Italia che sta perdendo la democrazia è proprio l’Italia di Berlusconi eBossi. L’Italia del federalismo dove gli enti locali possono decidere tutto apatto che siano virtuosi, ovvero che agiscano in piena conformità delledirettive del centro. L’Italia dei processi a un leader che si ritiene al disopra della giustizia e che propone in continuazione leggi che lo pongano,appunto, al di sopra del giudizio. L’Italia dei processicontro criminali del nord (vedi processo contro i rifiuti tossici che dal nordvenivano portati e sversati nelle campagne del sud) che cadono in prescrizionegrazie a tali leggi. L’Italia dei presidenti di regioneleghisti che difendono gli evasori e attaccano le regioni autonome accusandoledi avere miglior trattamento. L’Italia che fa leggi per privatizzare benipubblici, inclusa l’acqua  e percostruire centrali nucleari delegittimando il referendum popolare del 1987 eche, ora, si cerca la via per “mettere in discussioneil referendum sull’acqua”, come dice Sacconiad un convegno del centro studi di Confindustria.

Penso che quello espostosopra basti a chiarire chi è fascista e quale è la strada scelta per arrivarci.Bossi, ma anche Berlusconi, rovescia sia i valori che i concetti, pur direcuperare la base, che con la manovra s’è vista defraudata proprio di quelfederalismo tanto sbandierato dai loro capi come via alla secessione, ormaistanca di promesse.

Concludendo, il riferimentoal giro della padania non è casuale. Ma non tanto per i comportamenti, da partedei contestatori, per niente democratici, quanto per l’intenzione di dare, daparte della lega che la manifestazione la organizzata e gestita anche seufficialmente negato, un’impronta politica di partito alla manifestazione. Ovvero,l’aver tentato, come partito, di sconfinare in quel che, in una democrazia,spetta alla società civile. 


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Tassa sul fumo, la poca serietà della politica italiana.
post pubblicato in Riflessioni, il 3 agosto 2011


Umberto Bossi lancia la palla e riceve un si corale e bipartisan dalla politica italiana.

Dice Bossi: piuttosto che tassare la sanità sarebbe meglio tassare il fumo anche se sono un fumatore di sigari.

L’affermazione è giusta, meglio tassare una cosa superflua che una utile (sempre che i fumatori, trovandosi di fronte a una spesa eccessiva, non decidano di smettere, il che ci porterebbe al punto di partenza). A questo punto, almeno dal mio punto di vista, si potrebbe tassare anche l’alcool, incluso il vino, e tanti altri prodotti superflui.

Ma tutto ciò servirebbe a rimettere i conti a posto? Servirebbe a creare un sistema in grado di soddisfare le esigenze di tutti i cittadini senza creare debito?

Non credo proprio! A meno che non ci si fermi al recupero dei soldi necessari a riportare in pareggio il bilancio lasciando la struttura socio economica inalterata. Cosa che servirebbe a ben poco perché il debito si riformerebbe.

La manovra, di cui la tassa sulla sanità ne fa parte, è molto di più di una semplice recupero di soldi. La manovra serve a mettere i conti dello stato in pari, ovvero, non tanto a recuperare soldi ma a dare un diverso indirizzo alla politica economica del paese; indirizzo che dovrebbe restituire all’economia la sua indipendenza e la capacità di investire e, inoltre, creare un nuovo sistema di distribuzione della ricchezza eliminando i privilegi che, attualmente, sono tutti a favore della classe politica. In pratica si tratta di ridistribuire meglio i soldi delle tasse individuando le priorità sia economiche che sociali e solo in un secondo tempo, quando cioè sono state soddisfatte le prime, passare alle seconde.

La sanità, ovvero la salute dei cittadini, è sicuramente una delle priorità sociali e sarebbe da incentivare invece di disincentivare come si sta facendo (a parte la tassa in questione). Una politica seria non avrebbe neanche preso in considerazione ne la chiusura di strutture ne ulteriori ticket. Avrebbe, sin dall’inizio, preso in considerazione la possibilità di sospendere quelle opere “sociali” – ponte sullo stretto, Tav, ecc. – megagalattiche volute al solo scopo di farsi propaganda e destinare i soldi alle cose utili. Al riguardo, il costo della politica – la spesa del palazzo del potere – e gli sprechi derivanti, dovrebbero, in un momento di forte crisi, essere stati presi in considerazione sin dall’inizio e ridotti all’istante. Ma non solo non è stato fatto, anzi, dopo averlo inserito nella finanziaria, ne è stata rimandata l’applicazione al 2013 magari sperando che la crisi rientri.

La palla lanciata da Bossi e raccolta dalla politica sembra più lo specchietto per le allodole. Il solito palliativo che attutisce il dolore ma non cura. Crea solo l’illusione dell’interesse della politica nei confronti del popolo.  


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/8/2011 alle 18:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bossi e l’omofobia.
post pubblicato in Riflessioni, il 31 luglio 2011


Fonte notizia: la repubblica.it

“Meno male, non è passata l’aggravante dell’omofobia. Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti, non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un po’ disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario”.

Quelle sopra sono parole dette dal ministro alle riforme Bossi.

Parole allo stesso tempo pesanti e ingannevoli: pesanti perché affermano la condanna definitiva dell’omosessualità e assolvono i colpevoli di aggressioni omofobe, ingannevoli perché affermano che i genitori non accettano un figlio omosessuale.

Innanzi tutto, va detto che se l’aspettativa dei genitori in merito alla sessualità dei figli è ovvio che sia quella di avere figli “normali”, ciò non significa che tutti i genitori siano dispiaciuti e arrivino a condannare i propri figli perché omosessuali, situazione di cui, ne i genitori ne i figli,   hanno colpa.

In secondo luogo, il comportamento degli omosessuali è, ne più ne meno, come quello delle normali coppie eterosessuali. Perciò, affermare che qualcuno “si sente un po’ disturbato” starebbe a indicare che è proprio il “disturbato” ad essere anomalo poiché essendo, il suo disturbo, di natura sociale e non naturale, è evidente la sua incapacità di convivere con situazioni diverse dal proprio abitat mentale. Pertanto, sarebbero le sue azioni da condannare.

Inoltre, questi signori, non si “lasciano scappare” solo “qualche parola in senso anche bonario”. A meno che, il sig. Bossi, non intenda le aggressioni “in senso bonario”. Perché di aggressioni si tratta! La legge voleva, appunto,  aumentare le pene non certo per qualche parola, che non avrebbe avuto senso, ma per le aggressioni, che, ormai da alcuni anni, a cui sono sottoposti gli omosessuali proprio perché tali. Aggressioni che denotano una reale tendenza alla violenza da parte di chi le pratica. Aggressioni che nulla hanno a che fare con le solite liti del sabato sera tra giovani ma che sono marchiate da tendenze ideologiche sia razziste che naziste (di fatto, le aggressioni agli omosessuali, anche se gli aggressori in massima parte   negano la componente politica, vengono tutte da giovani della destra). Giovani che si sentono rinfrancati da personaggi come il tristemente famoso Borghesio – poco importa se la lega lo ha sospeso per la gravità delle sue affermazioni sui fatti di Oslo.

Questi giovani non possono essere considerati “normali” come afferma Bossi. La loro incapacità di accettare il diverso – sia esso omosessuale o straniero o italiano di altra” parrocchia” – non è altro che l’espressione di una identità ideologica regressa che nel mondo moderno non trova (perché non può fisicamente) spazio nel normale corso della vita civile.

È ovvio che Bossi tenda ad assolvere questi comportamenti violenti. Visto che la sua visione territoriale si ferma alla parrocchia, è ovvio che il suo mondo culturale e civile non può andare oltre perché tutto ciò che è al di fuori della parrocchia rappresenta l’anomalia.

Pertanto, l’omosessuale che, di per se, addirittura rappresenta una nuova parrocchia, oltre che come anomalia viene anche visto come un pericolo per la continuità della parrocchia stessa e, perciò, tutto ciò che concorre a distruggerlo è il benvenuto.

Per concludere, il fatto che non sia passata l’aggravante dell’omofobia, è un altro sintomo della reazione negativa di parte della società – purtroppo non solo cattolica – alle modifiche e riforme necessarie per l’affermarsi di una società civile in grado di legiferare nell’interesse di tutte le componenti sociali presenti.

Berlusconi e la de-coesione della maggioranza.
post pubblicato in POLITICA, il 26 giugno 2011


Berlusconi e la de-coesione della maggioranza.

Secondo Berlusconi, la maggioranza è coesa come non mai essendo uscita “vincitrice” dalle verifiche della settimana. Una coesione, dice, che porterà la maggioranza a fine legislatura. Mancano ancora diciotto mesi alla fine legislatura, dice rivolto all’opposizione, cerchiamo di usarli al meglio realizzando insieme le riforme.

Questo il senso del messaggio ai promotori della Libertà di Berlusconi.

Naturalmente, non manca l’attacco diretto alla stampa che, dice, “si sono scatenati contro di noi” e all’opposizioni che dopo le comunali e i referendum l’hanno dato per spacciato. E riferendosi al Pdl e alla maggioranza in generale “voi avete sempre tenuto alta la nostra bandiera che è la bandiera della verità e della libertà”.

Chissà perché, ma ho l’impressione che manchi qualcosa. Non c’è, ad esempio, nessun accenno al ricatto di bossi espresso chiaramente a Pontida: ho si fa come diciamo noi (lega) ho si va a casa. Ma anche la posizione contraria della lega sul decreto rifiuti e sul problema dei ministeri al nord dove la lega insiste periodicamente. Manca anche il disaccordo sulla guerra in Libia.

Dove veda la coesione il sig. Berlusconi, lo sa solo lui.

Di fatto, questa maggioranza, che vede un ministro del governo minacciare di far volare sedie, di coesione – quella reale determinata da un programma unico e condiviso da tutte le componenti – ne ha sempre avuta ben poca. Caso mai, se proprio si deve parlare di coesione, è basata sul ricatto. Ovvero, il partito di maggioranza relativa, per usare un termine della “prima repubblica”, è soggetto ai capricci dell’alleato minoritario e non di poco.

Qui min sento in obbligo di fare una triste constatazione: nella “prima repubblica” il partito di maggioranza relativa aveva la possibilità di cambiare alleati qualora questi non rispecchiavano più le esigenze del partito di maggioranza relativa. Certo, era un modo come un altro per rimanere al governo, ma almeno le cose rimanevano chiare fino in fondo.

A parte questo, oggi, parlare di coesione risulta molto deviante, dato che il partitino di sostegno può determinare la politica del governo attraverso il ricatto coinvolgendo tutta la nazione nelle sue scelte. Inoltre, anche all’interno del partito di maggioranza relativa ci sono non pochi mugugni al riguardo.

Una coesione, dunque, tutta all’insegna dell’inganno, se cosi si può dire. Un inganno, però, che, invece di andare a svantaggio del governo va a svantaggio del popolo costretto a subire la politica del partitino. Ovvero, oggi in Italia stima subendo la politica dell’8% degli italiani.

Ancora Bossi … purtroppo.
post pubblicato in ALTRO, il 20 maggio 2011


           

"Il progetto di Pisapia non è compatibile con una Milano decente. Vuole trasformare Milano in una zingaropoli, fare la moschea più grande d'Europa... Sono cose incompatibili con Milano"." FONTE

 

Tra le tante DISCORDANTI affermazioni di Bossi ho scelto questa perché, a mio avviso, rispecchia con molta chiarezza la sua incompatibilità con le sue stesse idee federaliste basate sulla gestione DEL POPOLO SOVRANO del territorio.

Nel momento in cui è lui a decidere cosa è compatibile per Milano, decide anche per i milanesi che dovranno subire le decisioni del vertice.

Al proposito si veda la legge sulla privatizzazione dell'acqua; la lega l'ha accettata dopo aver sostenuto che l'acqua, come bene pubblico, deve rimanere pubblica. O la legge sul ritorno al nucleare dove il comune di Milano non ne vuole sapere di centrali sul suo territorio.

 

Chiaro che ognuno può esprimersi e agire come vuole, anche in contraddizione con se stesso. Ciò non toglie che, prima o dopo, anche i più sprovveduti s'accorgono che, al di la delle belle parole ridondanti, l'obiettivo di fondo, primario, non è la libertà all'autodeterminazione dei popoli - concetto di cui la lega dice di farsi carico - ma l'incanalamento del popolo stesso entro schemi preordinati dove esso nulla può decidere: ne la sua autodeterminazione ne la gestione del territorio perché già decisa dai vertici sia nei modi che nei tempi.

 

L'incompatibilità del progetto di Pisapia, qualora lo fosse davvero o, comunque, il popolo lo ritenesse tale, sarà decisa dal popolo al ballottaggio. Saranno i milanesi a decidere, col voto, se accettare la costruzione delle moschee e la presenza ORGANIZZATA - cosa che il centro destra e, in primis, la lega, non sono mai riusciti, o non hanno voluto, organizzare - dei Rom sul loro territorio.

Le elezioni democratiche servono anche come verifica dei programmi politici dei partiti.


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Bossi e la maggioranza.
post pubblicato in Riflessioni, il 19 maggio 2011


           

Bossi rilancia sulla maggioranza: al ballottaggio di Milano non perderemo! Cosi risponde ai cronisti che gli chiedono cosa succederà se dovessero perdere il ballottaggio a Milano. Subito dopo, però, afferma che se dovessero perdere:  la lega sia pronta a mollare il PDL in caso di sconfitta al ballottaggio. Questo prima dell'incontro con Berlusconi che si terrà dopo il CDM.

 

Siamo al solito balletto. Dopo la rivolta in internet della base leghista che addebita al PDL la responsabilità della mancata vittoria, Bossi non si può permettere il lusso di sostenere apertamente l'alleato, pena, il rischio di un ulteriore calo. Trovandosi tra l'incudine e il martello - da una parte la base che pretende più autonomia nei confronti dell'alleato, dall'altra, la necessità di mantenere la maggioranza "come unico mezzo per portare a termine le riforme sul federalismo -, l'unica via d'uscita, per mantenere sia la base che il governo, rimane il balletto. 

 

Le sue affermazioni, che di chiaro non hanno niente - di certo non ci faremo trascinare a fondo..." ma ''comunque non perderemo ai ballottaggi" e dunque ''non fatevi illusioni''. "Abbiamo perso, abbiamo perso", ripete due volte riferendosi al voto di Milano. E sul risultato negativo ha una spiegazione precisa: "Abbiamo sbagliato la campagna elettorale". Comunque, i giochi sono ancora aperti e bossi ostenta ottimismo: "Non perdiamo". E se si perde, invece, cosa farà la Lega? "Aspettiamo per vedere cosa succede", frena. -, riflettono una situazione di estremo disagio di un partito che, essendo nato come contenitore di idee locali, s'è trovato, più per necessità che per volontà, ad affrontare temi alla lunga più importanti e complessi da quelli da lui proposti. Temi che coinvolgono non solo l'orticello di casa, ma tutto il sistema socio/politico/economico italiano e internazionale. Ovvio che per poter sopravvivere debba affiancarsi a una forza politica in grado di catalizzare l'attenzione su problemi nazionali in cui possono trovare posto anche quelli locali. Viceversa, si troverebbe ad agire sul piano puramente locale che non gli permetterebbe di affrontare a livello nazionale le riforme che vorrebbe fare per dare un più ampio respiro alle sua idee localistiche.

 

Pertanto, sperare che la lega faccia cadere il governo, e non solo nell'attuale situazione, è pura illusione.

Berlusconi: a Bossi glielo spiegherò io.
post pubblicato in POLITICA, il 27 aprile 2011


           

Di fronte al rifiuto della lega, espresso da Calderoli, sulla decisione del premier di usare gli aerei in Libia per azioni di guerra, decisione presa dopo il colloquio telefonico col presidente Obama - che viene presa dopo i ripetuti rifiuti del governo italiano di usare armi in Libia -, il premier s'impegna a spiegare al leader leghista il perché della decisione.

 

Dice il premier: "A Bossi spiegherò che non potevamo più tirarci indietro. Ma non cambia nulla nella nostra missione, attaccheremo solo carri armati e postazioni di artiglieria".

Ma come, se fino ad ieri il problema era "considerata la nostra posizione geografica ed il nostro passato coloniale non sarebbe comprensibile un maggior impegno militare". E ancora: "Pensate cosa potrebbe accadere se un pilota italiano finisse in mano ai libici?", cosa può aver fatto cambiare idea al premier? Considerando anche la possibilità di una crisi interna alla maggioranza?

 

Calderoli sostiene che la lega non voterà mai un intervento armato in Libia, il premier sostiene invece che non ci sarà crisi perché una votazione non è necessaria - il che non implica che la lega sia d'accordo. Allora, com'è la storia?

 

Ma,, al di la di una possibile spaccatura nella maggioranza, rimane il fatto che l'Italia entrerà direttamente in una guerra di cui non si conoscono ancora i possibili sbocchi e dove, ne gli USA ne l'UE hanno chiaro il loro obiettivo - a parte il petrolio -, sul ruolo libico nello scacchiere.

 

Forse si può chiarire con il problema che esiste con la Francia, quello dei migranti. Entrare in guerra significherebbe porsi sullo stesso piano dei francesi che, fin dall'inizio, hanno optato per l'intervento armato a sostegno della rivolta. Il che, forse, l'Italia potrà avere aiuti sul problema immigrazione, convincere, cioè, la Francia a prendersi l'impegno di ospitare quanti, pur passando per l'Italia, hanno come destinazione la Francia. Forse, dico, perché, nascosto dietro agli aiuti europei e americani, rimane sempre il problema di gestire il nord africa a vantaggio dell'occidente.

Certo che, se la lega non dovesse accettare la guerra come soluzione del problema, sarebbe una bella batosta per il premier che, sul versante internazionale, si troverebbe immischiato in una guerra che forse potrebbe avere risvolti tipo Afganistan e, sul versante interno, si troverebbe a fare i conti con una lega riottosa perché il suo elettorato non vede di buon occhio, su istigazione della stessa lega, l'aiuto a un paese arabo.

La lega, però, è perfettamente cosciente che una rottura significherebbe la fine del suo sogno federalista - suo obiettivo principale -, e come ha sempre sostenuto, preferisce cedere a patto che la riforma vada avanti. Perciò, ne consegue che la paventata rottura non sia altro che l'ennesimo specchietto per le allodole (opposizione), un gioco già giocato in passato che è servito a dimostrare la compattezza della maggioranza.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 27/4/2011 alle 11:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bossi e il mostro migrante.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 27 marzo 2011


 

Un nuovo mostro si sta aggirando per l'Italia, un vecchio conoscente, un mostro che ha le sembianze umane ma umano non è. Il suo nome: IMMIGRATO!!!!!

Le paure di Bossi sugli immigrati ormai le conosciamo perché non passa giorno che non ne butti li una.

L'ultima riguarda il rimpatrio dei migranti nord africani con tanto di bonus - spero che abbiano fatto bene i conti perché, altrimenti, rischiamo che il rimpatrio ci costi di più.

Bossi non ci sta a dare soldi, in questo sostenuto dall'amico Calderoli - se diamo soldi quelli verranno solo per prendere i soldi, come a dire che il viaggio dalla Tunisia costa meno dei 1500€ - perché ritiene che dovrebbero essere rimandati indietro comunque.

 

Le paure dicevo, di cui la più grande è l'islam, di trovarsi in casa milioni di persone culturalmente diverse. Persone che creerebbero in Italia una situazione di "conflittualità" culturale di cui i leghisti hanno paura; paura di dover  confrontarsi con una cultura (mi riferisco unicamente all'Islam poiché sembra che le culture altre, orientali e centro africane non islamiche, non facciano paura) che potrebbe, secondo la lega, diventare dominante - il che non è del tutto sbagliato. l'Islam, al pari del cristianesimo e a differenza delle religioni orientali, tende, per sua natura, all'assolutismo, perciò, si rischierebbe uno scontro che potrebbe modificare le tradizioni degli italiani.

 

Un mostro dunque, umano nell'aspetto diverso nello spirito. Ma che sarebbe l'Italia senza questi mostri? Saremmo qui noi oggi?

 

Bossi dimentica che la nostra cultura cristiana ha avuto origine proprio la dove oggi domina l'Islam, ciò significa che i primi cristiani arrivati a Roma  - LADRONA - erano clandestini? No di certo! Erano semplicemente persone che potevano circolare liberamente. Cosa che, a quanto sembra, nel mondo moderno, civilizzato, iperproduttivo, liberale, laico, democratico, basato sui diritti, non si può più fare. Nell'antica Roma, i popoli erano sicuramente repressi, non c'era libertà di parola - però, ogni popolo conquistato poteva mantenere le sue tradizioni se rispettavano e accettavano l'imperatore come dio -, la democrazia riguardava essenzialmente i ricchi,  ma, per quanto ne sappiamo, le persone potevano circolare e i popoli potevano mischiarsi tra loro.

Questa era la forza, serviva a rigenerare un popolo che altrimenti si sarebbe atrofizzato.

 

Invece la lega vorrebbe frenare, se non porre fine, alla migrazione. Ma è possibile?

 

Non credo proprio! Considerando che anche gli italiani sono emigrati per decenni e continuano, se pur per ragioni diverse - penso a chi emigra perché non trova soddisfazione, economica e culturale, in Italia -, ad emigrare, cosa succederebbe se questo flusso, quello degli italiani, si fermerebbe? O peggio, cosa succederebbe se rimpatriassero tutti coloro che, per una qualsiasi ragione, sono emigrati?

La migrazione italiana, oggi come ieri, è una finestra aperta che evita situazioni di malcontento che, a lungo andare si sarebbero riflessi sull'economia creando un mercato del lavoro anomalo aumentando la disoccupazione. Nessuno può negare che l'emigrazione italiana, anche se ora è limitata, è stata ed è un aiuto, fermarla potrebbe essere catastrofico.

 

Pensare di fermare la migrazione è contro la storia stessa dal momento che ne è il motore principale.

 

Come detto sopra, è proprio il mescolarsi di più culture ha creare i presupposti sul piano sociale, ma non solo, per una società più ricca e dinamica nella sua evoluzione.

Avere paura dei movimenti migratori significa avere paura dei cambiamenti più significativi della storia. Un popolo non può evolversi rimanendo ancorato alle tradizioni perché significherebbe tradire proprio la storia che sta alla base delle stesse. Un popolo che basa la sua cultura su una storia fatta di continui rimescolamenti di popoli e tradizioni, e questo non riguarda solo l'Italia ma il mondo intero, non può permettersi di fermarsi, rischierebbe di sclerotizzarsi.

 

Per concludere, Bossi ha paura che l'Italia si islamizzi; ma questo dipende da noi, dalle leggi che l'Italia è in grado di fare e far rispettare. È ovvio che chiunque venga in Italia debba rispettare le leggi italiane, ed europee, chi sbaglia paga, esattamente come succede a noi italiani. Ma se le leggi sono razziste, è altrettanto ovvio che troveranno sempre chi cercherà di combatterle, inclusi noi italiani; se sono contrarie ai principi stessi della nostra cultura cristiana, laica e liberale - che è basata appunto sul rispetto del prossimo e del diverso - non solo non riusciremo a creare una cultura multiculturale ma creeremmo i presupposti per un conflitto di civiltà all'interno del paese.

Le paure di Bossi sull'intervento in Libia.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 22 marzo 2011


 

Che la guerra sia un evento da "eliminare" come metodo per affrontare le divergenze tra popoli e all'interno dei popoli è un'idea da sostenere a gran voce: NON SIA MAI PIU' GUERRA!!!

 

Voglio specificare che il commento che farò non significa assolutamente la mia condivisione della guerra in generale e quella libica in particolare. Il commento ha lo scopo di indicare le contraddizioni della lega in merito all'immigrazione e all'energia.

 

Bossi, nel suo intervento a Erba ha sostenuto la necessità di usare cautela nel decidere interventi militari in Libia, idea che aveva già sostenuto sull'intervento in Afganistan e Iraq, poiché potremmo incorrere in problemi ancora più grandi sull'immigrazione e sull'approvvigionamento energetico.

Cautela che si tradurrebbe, alla fine, con l'attendere l'evolversi degli eventi, in parole povere "stare a guardare".

 

È chiaro che l'idea non è quella pacifista, ovvero, opporsi all'intervento bellico proponendo soluzioni diverse e migliori. È invece basata sulla paura di almeno due conseguenze che si potrebbero verificare: aumento dell'immigrazione, cessazione del flusso di gas e petrolio dalla Libia.

Queste paure, peraltro legittime, sono però nate dalle minacce di Gheddafi anzi, sono le minacce di Gheddafi nei confronti dei paesi che parteciperanno all'azione militare contro di lui.

Ho detto legittime perché si potrebbero verificare in ogni caso, sia che vinca Gheddafi sia che vinca l'opposizione; non va dimenticato che anche l'opposizione ha ribadito che eventuali accordi dopo la rivoluzione saranno fatti con i paesi amici, ovvero, con coloro che, in un modo o nell'altro, li hanno aiutati. Pertanto, in ogni caso, stare a guardare non ci salverà di certo.

 

Per quanto riguarda l'immigrazione, va notato che, fino ad oggi, dalla Libia non sono arrivati migranti. Questo significa che, se flusso ci sarà, avverrà alla fine delle ostilità pertanto, saranno tutti fuggitivi politici. L'unica differenza sarà la loro appartenenza: o saranno ribelli o sostenitori di Gheddafi. Qualcuno obietterà che migranti comunque sono. Certo, solo che se i ribelli fuggiranno da una dittatura che ha promesso nessuna pietà verso l'opposizione colpevole solo di aver manifestato il loro dissenso (non va dimenticato che fu il regime a reagire con violenza nei confronti di manifestanti pacifici), i sostenitori della dittatura fuggiranno perché coinvolti, o sostenitori, di azioni contro i diritti umani e di azioni "criminali". Una differenza che dovrà contare nel momento in cui incominceranno ad arrivare.

È più probabile che ci siano criminali tra i migranti sostenitori del regime che tra i migranti sostenitori della rivolta. Inoltre, ritenere "politici" coloro che hanno difeso con azioni anche criminali il regime non mi sembra proprio il caso; in questo caso andrebbe benissimo applicare la legge sui respingimenti e dare la possibilità al popolo libico di giudicarli.

Il tutto si deciderà a fine guerra.  Il problema dipenderà comunque dalla capacità di gestire il flusso.

 

Riguardo al problema gas e petrolio, alla possibilità di fare accordi per l'approvvigionamento, dipenderà essenzialmente dall'aiuto, e a chi, che sarà stato dato al vincitore; in questo caso è determinante la scelta di campo. Stare a guardare non gioverà chiunque vinca.

È chiaro che decidere a priori chi uscirà vincitore da un conflitto non è mai possibile; l'unica azione rimane quella di sostenere coloro che vorrebbero porre fine alla dittatura e riportare il paese a condizioni di vivibilità e all'interno della comunità internazionale a tutti i livelli (non va dimenticato che Gheddafi non ha mai firmato la carta dei diritti umani), considerando anche che l'Italia è presente in Afganistan e Iraq proprio in nome dei diritti universali e contro le dittature, almeno così ci dicono.

Inoltre, va considerato che il vincitore, chiunque sia, avrà comunque la necessità di vendere il petrolio, maggior fonte di rendita, nelle stesse quantità di prima, o anche maggiori, e considerando la necessità di reperire tecnici in grado di gestire gli impianti, sicuramente, si limiterà a rivedere i contratti.

 

Per concludere, affermare che la sinistra voglia aumentare il flusso immigratorio allo scopo di avvantaggiarsene nelle elezioni dimostra anche la confusione, magari voluta, sul tema immigrati. 

Quando si parla di migrazione - spostamento di consistenti masse di persone da un posto all'altro - si parla anche di frontiere. Chiaro che le frontiere non si eliminano d'un colpo - la frontiera più importante e diffusa è quella culturale che ognuno di noi si porta dentro - ma è altrettanto chiaro che sono loro il maggior ostacolo. Rimuoverle significherebbe una maggior possibilità di coesione e fusione delle diverse culture.

Per rimuoverle, però, serve un approccio più aperto da parte delle istituzioni e da coloro chiamati a gestirle; cosa che la lega non fa, anzi, agisce esattamente al contrario e lo fa pur sapendo che le migrazioni sono sempre esistite e sono alla base, o, perlomeno, ne sono una componente importante, dello sviluppo umano sociale e tecnologico - il mischiarsi di culture diverse non può che essere un vantaggio perché è portatore di novità e, perciò, di innovazioni.

Di questo la lega è perfettamente consapevole - lo stesso popolo padano, e comunque del nord Italia è il risultato di continui rimescolamenti di culture fin dai tempi di Roma, ma anche prima - ma continua a divulgare la sua idea di separazione per mantenere integre le culture - che però, alla fine, più che difendere le culture si difendono le tradizioni che, tra l'altro, sono comunque sopravvissute all'unità d'Italia. E in questo sta la confusione.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/3/2011 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le cimici della lega.
post pubblicato in NOTIZIE, il 3 gennaio 2011


Da la Repubblica:

"Delle "cimici" sono state trovate un paio di mesi fa nell'ufficio di Umberto Bossi al Ministero delle Riforme e nella sua abitazione romana, nella zona di Porta Pia. E' stato lui stesso a raccontarlo chiacchierando con i giornalisti nella notte a Ponte di Legno. Bossi ha detto che la sua segretaria al Ministero si è insospettita perché - ha spiegato - "troppa gente sapeva quello che avevo detto solo a lei". Così sono stati fatti dei controlli "e hanno trovato una cimice nel mio ufficio al ministero e diverse nella mia casa di Roma"."

Solo dopo due mesi e in un contesto non certo idonea alla notizia, Bossi, rilascia la dichiarazione in una chiacchierata con i giornalisti a Ponte di Legno.

 

Dopo due mesi, come fosse cosa normale trovare all'interno di un ministero delle cimici che potrebbero essere equiparate alle intercettazioni. Non solo, invece di preoccuparsi e denunciare il fatto, Bossi, come da sua dichiarazione, si è limitato a far "bonificare" da un privato sia l'ufficio che la casa.

Dice Bossi: "Abbiamo chiamato un privato per la bonifica. Non volevo far casino, tanto un'inchiesta non trova niente. Io non volevo entrare nel casino. Sono uno che tende a minimizzare, ho comunque avvisato Maroni (ministro dell'interno) che ha mandato un po' di suoi uomini". "

 

Innanzi tutto - anche se a me non interessa più di tanto - , scoprire d'essere ascoltati di nascosto in un ufficio di un ministero dovrebbe far pensare subito a qualcosa di pericoloso e fortemente anomalo, altro che minimizzare. Un ministero dovrebbe essere protetto contro ogni eventuale interferenza esterna affinché chi ci lavora si possa sentire tranquillo. Le affermazione  di Bossi lasciano, pertanto, alquanto perplessi.

"Tanto un'inchiesta non trova niente", "sono uno che tende a minimizzare" e "io non volevo entrare nel casino",  sono affermazioni  troppo leggere per essere fatte da un ministro. Inoltre, il fatto di avere "chiamato Maroni" lascia intendere che il problema sia stato invece affrontato ma non nei modi usuali. Maroni è ministro dell'interno, e quando si parla di suoi uomini, ci si riferisce al personale delle forze dell'ordine; allora mi chiedo: perché è stato chiamato un privato per bonificare prima delle forze dell'ordine? E perché le forze dell'ordine non hanno aperto un'inchiesta?


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/1/2011 alle 18:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Considerazioni sulle affermazioni infelici di un leader alla guida dell’Italia.
post pubblicato in POLITICA, il 15 agosto 2010


Ieri, Bossi,  “importante” uomo politico Italiano, si è lasciato andare a considerazioni, riportate su “il corriere”,  poco felici che, con notevole sforzo, le si può considerare “battute”.

Egli ha detto:  Berlusconi porta in piazza la gente e sono tanti, di più. La Lega si unisce a quell'operazione con il Veneto, il Piemonte e la Lombardia. Sono un sacco di milioni persone e sono incazzate.

L’affermazione sembrerebbe la solita uscita tipo “due milioni di baionette” ma, in realtà, nasconde una volontà d’intenti che anche i portavoce del governo vanno affermando in questi ultimi giorni: se il governo non ha la maggioranza si va al voto perché, altrimenti, “si infrange il primo articolo della costituzione”: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Già, il popolo la esercita “nelle forme e nei limiti della costituzione”, e, dal momento che la costituzione pone, come forma e limite per la gestione della società, il parlamento, chiamare a raccolta i propri “elettori(?)” per far pressione proprio su quel parlamento significa infrangere l’articolo stesso; ed è proprio la costituzione a dare al Presidente della Repubblica il potere di risolvere il problema qualora il governo venga sfiduciato dalle camere o dia spontaneamente le dimissioni. Soluzione che può avvenire in due modi: ridare al premier dimissionario, o ad altri, l’incarico di costituire un nuovo governo che sarà presentato alle camere per la fiducia. Oppure, indire nuove elezioni.

Da ciò si deduce che il Sig. Bossi, più che chiamare gli elettori a giudizio e a guardia della costituzione (che per altro la lega sta cercando di modificarla snaturandone i principi) li vuole usare come deterrente, o spauracchio(?) contro ogni tentativo di rispetto della stessa. E qui sta la contraddizione tra i ministri e il partito (si, il partito, perché Bossi è il partito)

 Contraddizione che serve a confondere, più che a difendere, gli italiani su ciò che sta accadendo a “ROMA LADRONA”.

Richiamarsi al “popolo sovrano”, in democrazia, è giusto, usarlo come scudo contro i nemici, è ingiusto. Se poi ciò viene fatto da un partito che sin dalla nascita a dichiarato guerra al potere centrale, risulta addirittura aberrante. Già il federalismo proposto dalla lega non è altro che un diverso modo di gestione centralizzata; la dove il responsabile era il premier con il suo staff, ora “i responsabili” sono i governatori delle regioni e il loro staff, senza però nulla togliere al potere centrale.

L’intento, dunque, non è la difesa della costituzione ne quella del popolo, piuttosto la difesa del proprio potere. La volontà di andare subito alle elezioni qualora venisse a mancare la fiducia, che di per sé potrebbe anche essere condivisa proprio in base alla costituzione e nel rispetto della stessa, va unicamente intesa, alla luce del risultato elettorale delle amministrative, come sfruttamento delle condizioni favorevoli e non come rispetto della costituzione – d’altra parte, se dovesse cadere il governo, la lega rischierebbe di vedersi vanificare più di due anni di “successi” in campo

federalista. Va detto, però, che, per Bossi, sono preferibili le elezioni anticipate al rischio di 3 anni di inattività parlamentare, ma sempre in previsione di un ulteriore balzo in avanti.

Il tris d'assi
post pubblicato in POLITICA, il 14 agosto 2010


Berlusconi,Bossi e Fini, il tris d’assi che avrebbe dovuto(ri)portare l’Italia alla normalità, almeno politica, dando un input decisivo al bipolarismo, si è sfasciato contro la cosa più normale nella società: la tendenza all’antagonismo dell’individuo. Una tendenza, questa, che il tris vincente (?) dovrebbe conoscere bene avendone dato dimostrazione pubblica per anni sia con la loro politica che con il loro comportamento privato. In modo particolare il premier del tris; l’unico, secondo lui, in grado di risolvere i problemi dell’Italia e degli italiani. A seguire, Bossi, che con il suo federalismo (?) avrebbe dovuto risolvere le equazioni immigrati/criminalità e stato/regioni. In ultimo, Fini, che con l’annessione di AN al PDL pensava di aver costruito il grande partito di destra.

È evidente che, i tre assi, non hanno considerato quella capacità umana che vuole l’individuo primeggiare in ogni cosa, come a dire che, tre galli non possono starci nello stesso pollaio. Ognuno dei tre ha, sin dall’inizio, messo in chiaro il suo obiettivo sperando di “vincere” la partita con gli altri due; ora, dopo quasi tre anni, come si suole dire, i nodi sono venuti al pettine. È vero che la miccia è stata innescata da Fini con la sua critica, sia al modo di Berlusconi di condurre il partito, sia alla politica sulla giustizia e sull’immigrazione e che Bossi sta sfruttando l’occasione. Bisogna però dire che, prima o poi, anche Bossi  sarebbe entrato in collisione, a causa delle differenze di visione sull’unità d’Italia, con gli ex AN che, per loro natura, sono nazionalisti.   

Che la partita che si sta giocando sia istituzionale, ovvero, riguarda la visione dello stato, di come dovrebbe essere e che rapporto ci deve essere tra esso e il cittadino, è verissimo! Purtroppo, l’attuale maggioranza, invece di affrontare i problemi reali del paese ha riportato la politica su temi che dovrebbero essere già definiti da tempo. Ciò è stato possibile proprio a causa delle diverse, nel caso di Bossi/Fini addirittura opposte, visioni  dei tre assi sullo stato e sul suo ruolo. 

A questo punto c’è da porsi una domanda: era prevedibile tutto ciò?

Sotto molti aspetti si. Se si considera la diversità di vedute sul tema dei tre leader, era evidente sin dall’inizio che, al di la delle dichiarazioni di unità d’intenti, prima o poi le questioni poste dalle leggi fatte o in fase di attuazione avrebbero fatto emergere le divergenze. Le leggi sulle intercettazioni telefoniche, il lodo Alfano, quella sull’immigrazione, tendono a modificare la struttura dello stato in una visione non sempre condivisa dai tre; e questo proprio a causa della loro diversa visione dello stato.

In considerazione di quanto detto, l’attuale crisi deve essere vista anche come l’impossibilità, per l’Italia, di attuare un sistema parlamentare bipolare - la dove in parlamento si eleggono i rappresentanti di due “Poli” politici e il polo di maggioranza governerà fino a fine legislatura ma, per funzionare, il “polo” deve essere omogeneo non solo sul programma ma anche sulle finalità dello stesso. Ed è ciò che è venuto a mancare – e non solo con questa maggioranza ma con tutte quelle che si sono susseguite dalla fine della prima repubblica.

Per concludere, ciò che sta avvenendo oggi in Italia, più che la fine del berlusconismo, è il fallimento di quella rivoluzione che, iniziata con mani pulite, non è riuscita ad esprimere un sistema valido, capace di affrontare i problemi emersi da quei fatti.  


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 14/8/2010 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Elezioni politiche anticipate, ipotesi reale o gioco delle parti?
post pubblicato in Elezioni , il 26 aprile 2010


Di fronte alla possibile rottura tra Fini e Berlusconi, Bossi, preoccupato di un possibile arresto delle riforme e, in modo particolare, del federalismo, ha affermato la possibile fine della collaborazione tra lega e Pdl. Questo comporterebbe la fine della legislatura e, molto probabilmente, di elezioni politiche anticipate. L'opposizione reagisce in modi diversi.
Sia l'Idv che UDC sarebbero pronti ad affrontare le elezioni anticipate, mentre il PD sembra preoccupato a causa dell'incertezza che regna nel paese, E A RAGIONE!! L'Unità
Bersani sostiene che: «Dobbiamo denunciare la paralisi del pdl, di un governo che non decide. Voglio rivolgere un appello a tutte le forze, ma proprio a tutti anche a Fini e alla Lega, a tutti coloro che non intendono proseguire la strada sulla curvatura plebiscitaria. Propongo un patto repubblicano per difendere gli assetti della democrazia nel solco della nostra Costituzione. Rivolgo un appello a tutte le forze disponibili, anche oltre il centrosinistra, a lavorare per cambiare l’agenda del paese sulle questioni economiche, sociali, del lavoro».
 Nell'intervista rilasciata a La Repubblica, traspare tutta l'incertezza della situazione italiana dove la crisi nel Pdl potrebbe porre il leader e Bossi nella necessità di ricorrere alle elezini anticipate per far fronte all'impossibilità di tener fede agli impegni presi sulle riforme. Ricorso che servirebbe come plebiscito per la conferma del governo stesso.

Innanzi tutto, va detto che le affermazioni di Bossi hanno un obiettivo ben preciso: evitare che la crisi nel Pdl blocchi la riforma federale e che l'affermazione va letta come avviso piuttosto che come rottura perché, una rottura col Pdl, e la conseguente caduta del governo, provocgerebbe l'arresto immediato delle riforme; inoltre, sia la lega che il pdl, da soli, non sarebbero in grado di formare nessun governo pertanto tornerebbero ad allearsi. 
Un altro modo di lettura è che sia un gioco delle parti (Pdl e lega) per avvalorare la tesi della necessità delle riforme (presidenzialismo/premiarato) che impedirebbero il verificarsi di eventi come quello attuale.
 
Perciò, affrontare, nell'attuale situazione critica nuove elezioni, potrebbe essere molto pericoloso non solo per le opposizioni, ma anche per la democrazia italiana perché, se si dovrebbe riaffermarsi la destra attraverso il plebiscito, sarebbe molto probabile un'accelerazione sulle riforme costituzionali e il conseguente, come ampiamento dimostrato dalla "natura" delle riforme, snaturamento dei principi che rappresenta.

E' vero che l'attuale crisi nella destra porterebbe molti elettori (di destra) a chiedersi: come sia possibile, dopo tante affermazioni, seguite alle regionali, di convergenza politica tra i due alleati e di sicuro proseguimento della legislatura dove si proponevano di portare a termine le riforme entro i tre anni rimanenti, parlare ora di rotture e elezioni? domanda che "potrebbe" convincere l'elettorato a cambiare voto o quantomeno a astenersi.
Però, se valutiamo l'impatto emotivo che una fine della legislatura può avere sull'elettorato, si potrebbe verificare anche il contrario. Sia il Pdl che la lega, hanno, fino ad oggi, giocato proprio sulle paure degli italiani (paura del diverso, del comunismo come dittatura) alimentandole e indicando le opposizioni come fautrici delle stesse. L'elettorato, vedrebbe/vede la tendenza plebiscitaria come la riaffermazione di una democrazia di base e non come strumento per riaffermare il potere.

Inoltre, l'indecente spettacolo presentato in tv, viene presentato come fattore democratico, cioè, come dimostrazione che nella destra è possibile il dibattito e che l'escluzione del dissidente è la naturale conseguenza del suo cambiamento sui principi fondanti del partito. A ciò va aggiunto il tono pacato e il discorso conciliante di B., anchesso trasmesso in tv, in occasione del 25 Aprile.

Ma è altrettanto vero che l'opposizione, - anche qualora si presentasse in un'unica coalizione, il che è molto improbabile visto le differenze sostanziali tra loro -, che ha nel PD la maggior rappresentanza, potrebbe, anche alla luce del risultato delle regionali, non riuscire a superare la coalizione di destra, questo comporterebbe un ulteriore confusione nel paese.
Lo stesso Bersani parla di criticità della situazione e, l'appello lanciato anche a Fini e alla lega, dimostra la preoccupazione di possibili derive, che lui definisce plebiscitarie, ma che in realtà potrebbero essere ben altro.
I problemi sul tavolo Italia, purtroppo, non bastano a spostare l'elettorato e nemmeno basta scandalizzarsi dei toni usati da B.
Come dice Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma:
«È evidente che lo spettacolo che abbiamo visto noi e qualche milione di italiani non è stato edificante. Ma dico al mio partito e al centrosinistra tutto: occhio, a fare spallucce, a fare gli scandalizzati e ad assumere l'aria di sufficienza Quel che è successo in realtà è assai insidioso: il Pdl in quel modo ha occupato e occupa tutto io spazio politico, fa al contempo la parte della maggioranza e quella dell'opposizione».
Ed è qui la centralità del gioco politico del centro destra: proporsi come forza di centro dove, però, l'opposizione interna, a differenza della DC, non ha e non può, avere spazio; però chiunque può differenziarsi, l'importante è attenersi alle decisioni della maggioranza. Una posizione, questa, molto vicina ai partiti a pensiero unico dove però, l'opposizione è quasi sempre espulsa e condannata (ma questo avviene nelle dittature e, in Italia, oggi, siamo ancora in democrazia)

Sinistra e destra pongono gli stessi problemi, a differenziarli sono le soluzioni, e fin qui ci siamo, quello che manca alla sinistra è una incisività più decisa nel proporli, una presenza che non può più essere solo fisica ma che deve essere anche mediatica.
Non bastano più i circoli o sedi o altro tipico dei vecchi partiti ideologici, quello che ci vuole è la capacità di entrare in contatto con l'elettorato attraverso i mezzi che l'elettorato predilige.

Il problema delle elezioni anticipate si pone in tutta la sua forza nel momento in cui l'opposizione non riesce a rapportarsi con l'elettorato in modo adeguato; il PD ha un sito "partecipativo" ma non basta perché, ha frequentarlo sono in prevalenza gli iscritti e i simpatizzanti. E poi, gli italiani che utilizzano la rete sono relativamente pochi, la maggior parte usa la tv, il mezzo mediatico preferito dal premier.
Una domanda che mi sono sempre posto è: perché l'opposizione, si è sempre opposta al conflitto d'interesse?
Ma questa è un'altra storia.
 
Fini e la democrazia
post pubblicato in Riflessioni, il 24 aprile 2010


Tra Berlusconi e Fini sembra che si sia arrivati al capolinea. Da una parte un leader che non ammette contraddizioni all'interno del suo partito, dall'altra, un leader sminuito dalla preponderanza del primo.
Che Fini sia "diverso" da Berlusconi è chiaro sin dall'inizio dell'avventura del "partito della libertà (?)", sin dall'inizio si è distinto per le sue idee "social popolari progressiste" dando l'impressione di un cambiamento che lo sposterebbe a sinistra, ma è poi vero?
"l'impegno" sociale  di Fini è insito nel dna del fascismo italiano, basti pensare alle pensioni, inserite, a suo tempo, da Mussolini e alla sua posizione nei confronti della chiesa (patti lateranensi che definirono la nascita dello stato del vaticano e i rapporti con lo stato italiano); se, apparentemente, tende ad affrontare i problemi in termini di aiuti concreti alle persone e in termini etici, in relatà, il suo impegno non è tanto il sostegno, quanto la ricerca di consenso. In questo è molto simile alla lega anche se in termini diversi.

Fini, che era leader di AN, con la fusione nel Pdl, perde gran parte del suo potere nei confronti dei compagni (camerati) di partito perché si ritrova in una posizione subalterna rispetto a Berlusconi, leader e "inventore" del partito; ma quel che più conta, è lo spostamento degli aennini verso il capo indiscusso. Non uno spostamento parziale in attesa dell'esaurirsi degli impegni istituzionali che la sua carica a presidente della camera gli impongono, ma definitivo. Questo grazie anche alle posizioni di Fini in merito agli immigrati e ai problemi etici che in AN venivano affrontati in modi più simili alla lega, cioè, di chiusura nei confronti delle innovazioni proposte dalla società laica. Inoltre, l'alleanza di Berlusconi con la lega, che Fini vede come antagonista sul piano dell'unità d'Italia, ha prodotto un divario poiché Fini, come cofondatore del partito, vorrebbe un coinvolgimento personale maggiore nelle decisioni e non relegato a figura marginale a favore di Bossi.

Il percorso di Fini verso un sistema liberale di destra, presuppone un cambiamento nell'approccio alle tematiche un tempo legate al mondo cattolico ma che oggi, la società moderna e laica, pone in una visione diversa rispetto al passato. Non dovendo più rispondere al mondo cattolico delle sue scelte - questo perché i cittadini, inclusi parte di quelli cattolici, hanno sviluppato un senso civile autonomo e per questo non sono più soggetti ai ricatti della chiesa - può esprimere liberamente il suo dissenso su questioni come: diritti, giustizia ma anche eutanasia ecc.
Fini è laico e sarebbe errato credere il contrario. Lo era pure il fascismo. Il concordato con la chiesa si basò su interessi di consenso, o meglio, fu Mussolini ad averne bisogno poiché, essendo il fascismo, una dittatura, cioè, a pensiero unico, aveva bisogno della chiesa perché questa era in grado di portare consensi, per il resto (salvo alcuni settori come la scuola) agiva indipendentemente dalla "fede".

Nel rapporto con Berlusconi, la richiesta di Fini per una maggior democrazia all'interno del partito viene liquidata da Berlusconi stesso che asserisce la necessità di adeguamento della minoranza alla maggioranza interna dopo ogni decisione. Questa divergenza non nasce, come si potrebbe essere portati a credere, da una visione democratica di Fini, ma è determinata dalla necessità, di Fini, di porsi come antagonista a una politica interna che, se da una parte attende alle aspettative totalitarie di parte della destra, dall'altra, impedisce il formarsi, all'interno del partito di correnti capaci di sostituirsi all'attuale dirigenza, in caso di necessità; necessità reale in quanto renderebbe possibile, in caso di crisi, l'alternanza di soggetti all'interno limitando la perdita di consensi.

La determinazione di Berlusconi a espellere dal partito ogni dissenso - che, tra l'atro, è identica alla prassi dei regimi comunisti, regimi che lui stesso condanna fermamente - pone Fini, agli occhi dei cittadini, come vittima del sistema interno al Pdl che potrebbe essere interpretato, anche dagli elettori di destra (perlomeno quelli liberali), come un segno di antiliberalismo nella prassi del partito e che, rischierebbe di riflettersi anche nella società (questo presupponendo che l'elettore del Pdl sia, comunque o in parte, democratico). Questo comporterebbe una divisione (qualora Fini venisse espulso) dell'elettorato di destra; divisione che si tradurrebbe in due partiti di destra, uno al governo e uno all'opposizione. Opposizione che, però, non agirebbe per la sconfitta della destra - il che sarebbe una contraddizione - ma andrebbe a rafforzarla richiamando il voto di quanti, fino ad ora, non hanno visto in Berlusconi il difensore delle loro aspettative e hanno votato altri o non hanno votato.

Fini dunque, se da una parte si propone come "progressista" nella misura in cui con i progressisti condivide il modo di risolvere i problemi, dall'altra rimane uomo di destra perché il suo problema principale è sia l'affermazione di sè stesso sia l'utilizzo dei problemi a fini consensuali.
Sperare che l'uscita di fini dal Pdl porti alla caduta del governo (Bossi, nel corso degli anni ci ha abituato alle sue affermazioni contro, salvo poi affermare il contrario; prima dice che è a rischio l'alleanza tra Pdl e lega, poi afferma la sua completa fiducia in Berlusconi) è pura utopia. Lo è altrettanto sperare che la sinistra possa, nel breve periodo, vincere le elezioni.
Ma questo è un altro problema.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/4/2010 alle 17:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Berlusconi, Bossi e la democrazia
post pubblicato in POLITICA, il 13 settembre 2009


Riporto una frase di bossi pubblicata da repubblica del 12/9 (Immigrazione, scontro tra Fini e Bossi. Il senatur: "Senza di noi, elezioni anticipate")
"Fortunatamente la Lega è molto forte in Parlamento e sono costretti a seguirci tutti. E anche i nostri alleati devono dire sì perchè, se la Lega non dà i voti ai grandi progetti, non li avrebbero per andare avanti. E allora sì, che si andrebbe a votare. Ma noi non vogliamo andare a votare, vogliamo le riforme".

In questa frase è evidente l'anomalia italiana; qui Bossi dice chiaramente che l'attuale governo non avrebbe i numeri per governare senza la lega e fa capire che essa è l'unica formazione a trarne vantaggio.
I vantaggi sono tanti e "concreti". Riguardano, in prevalenza, la natura stessa della costituzione italiana poiché mirano a destabilizzarne l'unità, sia in termini fisici che in termini culturali, attraverso politiche di divisione tra le varie regioni (federalismo fiscale, differenze salariali, autonomie dipendenti dallo stato centrale ) e differenziazione culturali (introduzione dei dialetti come lingua primaria, obbligo degli insegnanti di conoscere i dialetti della località dove insegnano).
Ma anche la politica immigratoria e di integrazione degli immigrati attraverso politiche di rifiuto degli stessi.
Roberto Cota dice sul sito della lega nord:
“Sulla cittadinanza ci parleremo a livello di maggioranza e troveremo una posizione comune, tra l’altro non c’è fretta. La fretta ce l’ha solo la sinistra che sogna di far entrare milioni di immigrati, ma il loro resterà un sogno. Adesso siamo in una fase in cui sono state presentate diverse proposte alla Camera che sono sul tappeto e che esprimono delle opinioni (quali? nda). Quello che posso dire è che noi siamo contrari all’introduzione dello ius soli e all’abbassamento del termine di dieci anni, cioè la cosiddetta cittadinanza breve. Il termine di dieci anni previsto dall’attuale legge è più che ragionevole. Del resto questo stravolgimento delle regole non fa parte del programma di Governo e anzi va nella direzione contraria”
A questo, va aggiunto la loro ferma determinazione ad impedire ogni libera espressione culturale degli immigrati (vedi loro posizione sulle moschee).

Pertanto, in Italia, abbiamo un partito di maggioranza relativa P.D.L. che è costretto a sottostare alla volontà di un partito, la lega, che nelle elezioni politiche ha ottenuto l'8%, delle preferenze.
Naturalmente, il primo ministro, "capo/padrone" del P.D.L., nega tutto ciò; secondo lui, la politica dell'attuale governo, è fatta in pieno accordo con le altre formazioni componenti la maggioranza.
Ma se cosi fosse, perché ad ogni scostamento del P.D.L. o di una delle altre formazioni o di un singolo - ultimo in ordine Fini - essa ricorre al ricatto "o fate come diciamo noi o il governo cade"?

Viene da chiedersi quale sia, oggi in Italia, la linea politica della maggioranza, se quella della lega o quella del P.D.L. (sempre che ci sia).
Ma sarebbe una domanda retorica. Da sempre, il partito di maggioranza relativa, per assicurarsi il potere, si basa sulle alleanze - e questo vale , in certa misura, anche nelle dittature - tra varie componenti politiche.
In passato, la DC si alleava, a secondo delle convenienze, coi liberali, socialisti ma anche comunisti; oggi, il P.D.L. si allea con la destra e con, almeno finché ne avrà bisogno, la lega.
Ciò dimostra che i partiti, oggi come ieri, una volta raggiunta la maggioranza relativa, fanno/faranno di tutto per non perderla anche a scapito della democrazia, se poi il partito di maggioranza è di destra - non che con la sinistra cambi molto - c'è anche il rischio che si arrivi ( o ci siamo già arrivati? per me si!!! ) a legiferare in termini di soffocamento delle libertà necessarie per uno sviluppo democratico. E' quanto sta succedendo oggi. Con la legge sulla stampa (che include anche i blogger ); si sta cercando in tutti i modi di impedire un dibattito ampio e trasversale che, attraverso la rete, coinvolge anche non professionisti dell'informazione.
Sulla rete ognuno esprime il proprio pensiero senza problemi di "convenienza" politica, in piena libertà e in base alle loro conoscenze, ciò implica una massa di informazioni non riscontrabile su nessun media tradizionale, cartaceo o on line che sia, poiché, i media sono legati sia a interessi economici sia a interessi culturali (intesi come difesa dei diritti di autore). Tale massa di informazioni viene letta quotidianamente da milioni di persone in tutto il mondo,creando cosi una rete immensa dove si possono leggere fatti e idee che avvengono anche molto lontano da noi.
Con la legge sugli immigrati si vuole impedire (oltre che alla libera circolazione degli individui ) il contatto fisico con culture diverse dalla nostra affinché prevalga la "storia" ufficiale dello stato.
Con la legge sul testamento biologico ( e in genere sull'etica ) si vuole impedire la realizzazione di una società laica ove le leggi siano fatte per regolare e non per imporre.
Queste sono le leggi simbolo dell'attuale governo; per chi, invece, vuole vivere in una società libera, queste devono essere le leggi simbolo contro cui impegnarsi in una lotta democratica e civile a favore delle libertà.

Impegnarsi nella lotta democratica e civile significa, innanzi tutto, evitare ogni contrapposizione di parte creando un "laboratorio di idee" capace di convogliare le menti (di qualsiasi colore politico/ideologico esse siano) su temi inerenti, non solo alle tematiche "reali", ma, in special modo, su quelle che da sempre dividono, cioè sullo stato laico.
Per far ciò è necessario rompere con i vecchi schemi ideologici e religiosi, accettare che nella società possano convivere diverse culture con esigenze diverse e che le leggi siano fatte, non a favore di una componente, ma che lascino la libertà di rispetto degli altri.

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Padania, stranieri o italiani?
post pubblicato in COMMENTI, il 22 agosto 2009



Breve considerazione: Bossi e compagni, come "presunti" cittadini della "padania" (nazione (?) tutta da verificare) sono, in Italia, degli stranieri a tutti gli effetti; essendo nati qui sono da considerare come i figli degli emigrati nati in Italia, o almeno, come la lega vorrebbe fossero considerati.
Il fatto che siedano in parlamento, dimostra che in Italia sia possibilissimo dare, agli stranieri residenti, sia il voto che la possibilità di essere rappresentati, proprio loro ne sono un esempio; inoltre, visto l'impegno profuso dalla lega per modificare l'assetto geopolitico dell'Italia tentando di instaurare (dal nulla) un popolo mai esistito - autori famosi come Alessandro Manzoni scrisse sempre in italiano e i moderni , tipo l'attore Pozzetto, recita in italiano, senza parlare della grande varietà di dialetti esistenti in pianura padana -, non si capisce come mai se la prendano con i mussulmani che vorrebbero vivere secondo le loro tradizioni, senza peraltro influire direttamente sulle tradizioni italiane che , comunque, sono state già modificate dal benessere instauratosi negli ultimi decenni.
Dunque, da una parte vorrebbero imporre al popolo una loro visione sociale tutta locale, dall'altra vorrebbero impedire a popoli ben definiti di esprimersi liberamente.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/8/2009 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Bossi e "va pensiero"
post pubblicato in Riflessioni, il 18 agosto 2009


"Se tutto un popolo, decine di milioni di persone, sanno ("sa", "forse vuole il dialetto perché non conosce l'italiano" il Va' pensiero a memoria e lo cantano volentieri, cio' vuol dire che e' in atto un mutamento alle radici della societa' e nel cuore della gente. Anzi, e' gia' avvenuto" Parole di bossi pubblicate sul sito: Lega Nord per l'indipendenza della Padania  http://www.leganord.org/dblog/articolo.asp?articolo=1859
Solo il titolo del sito la dice lunga sulle veri intenzioni della lega.

Sinceramente, il "Va pensiero" non lo ricordo proprio. 
Non credo che decine di milioni di italiani lo conoscano, questa affermazione sa tanto di falsificazione dell'informazione, come quell'altra: lo vuole il popolo italiano, poco importa se la lega a solo l'8% di voti. Certo, tutti siamo interessati a temi come la giustuzia, l'immigrazione, la scuola, ecc., però non tutti condividono i modi della lega e del P.D.L. per affrontare il problema.
Tornando al "Va pensiero", eccellente opera della lirica italiana che tutto il mondo ci invidia, va considerato anche la sua collocazione storica e il suo significato simbolico.
Il nabucco fu presentato alla scala nel 1842, sei anni prima del primo conflitto che contrappose il regno di sardegna all'impero austriaco e che è considerato "la prima guerra di liberazione"; ciò vuol dire in pieno fermento insurrezionale che stava dilagando in tutta europa e che vedeva personaggi di diverse estrazioni culturali lottare per l'affermazone delle libertà democratiche e dell'indipendenza dei popoli dagli imperi "centrali". Indipendenza dei popoli che in Italia si tradusse in unità politica del territorio che attualmente la compone; un esempio del senso di unità che percorreva l'Italia da nord a sud è la partecipazione, nella spedizione dei "mille", di molti "nordisti" tra cui moltissimi bergamaschi.
Il significato simbolico sta nell'aver interpretato un sentimento comune a tutti i popoli del mondo, ovvero, quello della libertà dei popoli di unirsi in stati indipendenti senza alcuna costrizione.
Il "Va pensiero" dunque, è si un inno all'indipendenza, ma con ciò s'intende "indipendenza dell'italia geografica" e non di una parte di essa.
Il mutamento cui fa riferimento la lega è del tutto parziale, riguarda gli aderenti alla stessa e non tutti gli italiani, come vorrebbero farci credere - questo è un altro esempio di falsificazione dell'informazione, e della storia italiana.
Inoltre, allargando il discorso alle altre "pretese" leghiste, prima di parlare di cultura padania, dovrebbero dimostrare primo la sua esistenza, secondo la sua unità; c'è una enorme differenza sia tra le regioni che tra le province che la compongono, e, nel passato, anche rivalità.
Se oggi queste rivalità sono quasi scoparse o comunque si esprimono a livelli accettabili, è grazie al lavoro di quanti hanno lottato sia per l'unità sia per il suo mantenimento.
Parlare dunque di "muamento" alle "radici della società e nel cuore della gente" è sicuramente frutto di interessi particolari che hanno tutto l'interesse a dividere "culturalmente" il popolo senza però dividere la nazione.
Insomma, come ho gia espresso in altri post, la lega vorrebbe creare, in Italia, una sorta di "balcanizzazione" atta a controllare meglio il territorio.







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Retromarcia di Berlusconi sul referendum
post pubblicato in Riflessioni, il 9 giugno 2009


Berlusconi disse il 28 Aprile:
«Il referendum dà il premio di maggioranza al partito più forte. Vi sembra che io possa votare no? Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti».
Berlusconi disse ieri 8 Giugno: 
«Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum».
Dopo l'arresto del PDL alle europee - le previsioni del superamento del 40% sono state disattese - , l'avanzata della lega e il ballottaggio in diversi comuni tra PDL e PD, il premier è costretto a rivedere la sua strategia politica in generale e in particolare il rapporto con la lega.
Il primo cambiamento di rotta avviene sul sostegno al voto del referendum, mentre ad Aprile, aveva espresso la volontà di votare si convinto di un continuo aumento dei consensi al PDL/BERLUSCONI che gli avrebbe permesso di presentarsi alle prossime politiche senza la lega qualora il si avrebbe prevalso. Ora è costretto, per avere l'appoggio della lega nei ballottaggi, a sottostare al ricatto della stessa che da sempre è sfavorevole al voto sul referendum.
Come in altri casi, la lega, che rappresenta l'8% (alle ultime politiche) dell'elettorato, è in grado di condizionare l'operato del governo attraverso il ricatto, la formula in se è molto semplice: o fate come diciamo noi, o cade il governo.
A non quadrare è l'incapacità del PDL di trovare soluzioni che coinvolgano gruppi politici più ampi attraverso un programma condiviso, o almeno, cosi sembra, in apparenza.
Da questo ne consegue che, l'Italia, paese nominalmente democratico, sta vivendo un periodo di illegalità al suo interno, derivante da quei cambiamenti, nelle istituzioni, basati su scambi di favori tra lega e Berlusconi. 
Tali scambi hanno prodotto leggi "personali" per aiutare il premier nella sua lotta alle legalità democratiche, leggi pseudofederaliste tendenti alla disgregazione del tessuto nazionale e leggi sull'immigrazione tendenti a evitare l'integrazione e convivenza tra diverse etnie culturali.
In mezzo a questo disfacimento c'è il popolo italiano che, ormai assuefatto alla propaganda fatta dalle televisioni legate alla persona del premier, trova difficile distinguere tra legalità e illegalità; a ciò va aggiunto l'insistenza del permier, e dei suoi seguaci, a demonizzare tutto ciò che è contrario, scaricando le proprie colpe sugli altri, chiunque siano, costruendosi, cosi, un'immagine di se positiva.
Dove ci porterà tutto ciò è facile prevederlo.  Quando un leader è costretto a stare al potere per meglio difendersi dalla legge, non può far altro che leggi liberticide per eliminare tutto ciò che può metterlo in pericolo.
La vittoria del si al referendum da la possibilità solo alla lista di partito di avere il premio di maggioranza, tale premio può portare il partito di maggioranza relativa alla maggioranza assoluta in parlamento e questo, visto l'andamento attuale delle preferenze - ma si può presupporre che rimangano quasi inalterate anche per i prossimi anni - dovrebbe indurre il premier a votare si, invece, a causa di una possibile perdita di voti ai ballottaggi e a una crisi di governo - che porterebbe il premier a dare le dimissioni e pertanto ad uscire dalla protezione di cui gode con la legge Alfano - è costretto a sottostare ai ricatti di un partitino, che, tra l'altro, lo si potrebbe definire locale.




  
 
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