discutendo insieme discutendoinsieme discutendo insieme DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Povero Brunetta, così grande e così piccolo!
post pubblicato in LAVORO, il 15 giugno 2011


Fonte notizia.

 Una domanda, signor Brunetta, una sola … ma dai, cosa vuole che sia una domanda sul nostro futuro in un convegno sull’innovazione, la ricerca, le tecnologie e le opportunità dei giovani? Ce lo consenta, sia bravo, dai. Ma che fa! Scappa! In fondo vogliamo solo una risposta ai tanti problemi che hanno i giovani.

  Succede che il ministro della Pubblica Amministrazione (SETTORE DOVE IL PRECARIATO ESISTEVA ANCOR PRIMA DELLE LEGGI CHE LO LEGITTIMASSERO), di fronte a un gruppo di giovani precari che, probabilmente chiedevano notizie sulla loro collocazione nel mondo del lavoro – dato che il convegno era anche sulle opportunità di lavoro giovanile -, si giri e scappi dicendo: SIETE LA PARTE PEGGIORE DELL’ITALIA!!!!

  Frase emblematica di antiche idee credute morte ma che, negli ultimi vent’anni, sono ritornate sempre più di moda.

  Eh già, neanche fossero la feccia che popolava il mondo monarchico, quel mondo che negava ogni diritto a coloro che, a causa dei monarchi stessi, venivano relegati oltre i margini della civiltà. Ma anche oltre i normali sistemi di sostentamento fino a spingerli a vivere nella più buia miseria.

  Ma il nostro fugge di fronte alle vittime dell’incauto discorso da lui stesso appena pronunciato (discorso non conosciuto, o comunque non riportato nell’articolo) nel tentativo di, forse, riprendersi dalla batosta democratica appena ricevuta. Fugge a gambe levate, ma non senza rinunciare a ribadire la sua incongruenza tra la realtà di una vita passata nell’incertezza totale e le sue fantasie di grandeur della politica che tutto può e niente fa.

  Fugge! Eh .. ma i giovani lo rincorrono, eh si. Perché non è giusto lasciare senza risposta persone che del suo agire dipendono. E lo rincorreranno sempre poiché le necessità della vita impone di non cedere su questioni che possono, se non affrontate adeguatamente, compromettere l’esistenza civile di tutti.

            MA VA LA BRUNETTA, SE C’E’ UN PEGGIORE SEI PROPRIO TU!!!!!!!!!!!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. brunetta èrecari lavoro

permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/6/2011 alle 12:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Accuse di squadrismo al PD.
post pubblicato in Riflessioni, il 10 settembre 2010


Va da sé che le contestazioni, in una democrazia, sono più che legittime. Rappresentano forse l’unica possibilità, nel nostro sistema, di intervento popolare diretto; intervento che, altrimenti, dipenderebbe totalmente dagli umori dei partiti. Va altrettanto da sé, che tali contestazioni non devono impedire agli individui di esprimere il proprio pensiero.

Detto questo, va specificato che le contestazioni avvenute alla festa del PD sono state condotte da due diverse tipologie di “contestatori” (la prima, quella a Schifani, è stata condotta da persone che rappresentano un movimento specifico ben preciso anche se non organizzato in partito, la seconda, quella a Bonanni, è stata condotta da un movimento eterogeneo non identificabile in nessun movimento politico specifico)  e chiunque condanna le contestazioni dovrebbe tenerne conto. 

L’accusa lanciata dal ministro Brunetta: "L'attacco è potuto avvenire perché dentro l'anima del Pd si mantiene una componente reazionaria e squadrista'', in margine alle contestazioni fatte al presidente del senato Schifani e al segretario della CISL Bonanni, indica una completa mancanza di discernimento su quelle che sono le componenti politiche dello schieramento generalmente definito sinistra e sulla natura delle contestazioni.

Innanzi tutto, lascia molto perplessi l’accostamento dei contestatori al PD che ha organizzato l’evento. Fare un simile accostamento - come se i contestatori fossero militanti del PD mentre l’intento era quello di contestare lo stesso PD, fare cioè di tutto un fascio – implica non aver capito ne la natura della contestazione ne ciò che sta accadendo in Italia.

In secondo luogo, i termini usati – attacco, reazione e squadrismo -, tipici del linguaggio antifascista degli anni 60-70 ma anche di oggi, indicano la volontà di rovesciare i contenuti, finora appartenuti alla destra, sulla sinistra. Non è la prima volta che la destra usa questo sistema. Per loro, i conservatori sono quelle forze sociali che  lottano per la difesa dei diritti acquisiti, mentre i progressisti sono coloro che vorrebbero riportare l’Italia al periodo anteguerra.

In terzo luogo, la cosiddetta sinistra non è un partito, e nemmeno una forza politica, ma l’insieme eterogeneo delle idee progressiste, o presunte tali, di cui il PD è la componente maggiore, operanti all’interno di una società. Ciò significa che non sono necessariamente alleate, anzi, molte volte si contrappongono,e ciò avviene anche a destra.

Inoltre, l’accusa della destra di non aver saputo prevenire le contestazioni, indica la natura insita nella  stessa e dimostrata costantemente proprio dal PDL: l’incapacità di accettare al suo interno quel pluralismo di idee tipico di un partito democratico. Accusare il PD - al suo interno convivono diversi pensieri     storici: marxista, cattolico, liberale e laico - di non sapere prevenire significa non averne compreso la natura; d'altronde, le critiche più comuni rivolte al PD riguardano proprio la sua natura multiculturale che lo porta ad essere un partito soggetto ai rischi di scissione interna nella misura in cui le componenti si trovano ad affrontare i problemi con diversa visione dei metodi per affrontarli, ma che, però,tiene aperto il dibattito. Questa difficoltà nasce proprio dal suo essere un partito aperto e libero da blindature.

Per concludere, la destra ha dimostrato ancora una volta di essere legata a quel passato conservatore che, a parole, sostiene di combattere.

Brunetta e il bamboccione italiano
post pubblicato in ALTRO, il 18 gennaio 2010


In merito alla decisione del giudice di obbligare un genitore a mantenere la figlia fino a che essa non diventi autosufficente, perciò anche in età adulta - decisione convalidata da un secondo giudice dopo che il genitore aveva interrotto i pagamenti alla figlia adducendo come motivo il fatto che la figlia non si decideva a laurearsi, frequenta l'università ed è fuori corso da otto anni - il ministro Brunetta ha affermato la sua disapprovazione alla decisione del giudice proponendo, addirittura, una legge che obblighi i figli maggiorenni a lasciare la famiglia.
Secondo il ministro, che a sua volta a ammesso di essere stato un "bamboccione", la colpa del fenomeno è da attribuirsi a "un sistema e organizzazione sociale di cui devono fare il «mea culpa» i genitori" e ancora: i bamboccioni ci sono perché si danno garanzie solo ai padri, perché le università funzionano in un certo modo, perché i genitori si tengono i privilegi e scaricano i rischi sui figli. La colpa insomma è dei padri che hanno costruito questa società.

Innanzi tutto, mettere il naso nei rapporti tra componenti di una famiglia è, di per se, un grave errore, significa voler decidere del comportamento dei singoli anche dentro quel nucleo (famiglia) tanto decantato dalla civiltà cristiana, di cui l'attuale maggioranza si è fatta più volte carico, come nucleo base della civiltà da cui tutto deriva, significa annullare proprio il presupposto su cui si basa la stessa civiltà cristiana.

In secondo luogo, vorrei far presente al ministro che, se la colpa è dei genitori, dovrebbe lui stesso, anzi, dovrebbe essere il primo a fare il "mea culpa" dato che fa parte di "quei genitori", non limitarsi ad ammettere di essere, lui stesso, un bamboccione e proporre leggi assurde, ma analizzare meglio il problema.

Magari, se partisse dalla sua stessa esperienza, si potrebbe accorgere delle differenze fondamentali che esistono tra i giovani d'oggi e quelli degli anni sessanta e settanta e forse anche ottanta; differenze che non sono tanto "ideologiche, ma sostanziali quanto pratiche, concrete.

Se negli anni della nostra gioventù, si poteva trovare lavoro, e sempre a tempo indeterminato - bastava chiedere, io personalmente ne ho cambiati 5 - senza problemi, oggi, grazie al nuovo corso iniziato con la "seconda repubblica", trovare lavoro è diventato un problema serio, serissimo, quasi impossibile. Con l'introduzione del contratto a termine, molti giovani hanno perso la sicurezza sul futuro, quella sicurezza economica che a permesso a noi di programmare la nostra vita e, di conseguenza, investire sulla famiglia permettendoci di renderci indipendenti.
Inoltre, l'economia dei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale era in espansione - il cosiddetto buum economico - mentre ora, l'economia, anche non considerando l'attuale crisi, sta attraversando, per diversi motivi - che vanno dall'entrata sul mercato di paesi come la Cina e l'India, lo spostamento della produzione in siti dove il costo del lavoro è più basso, il continuo sviluppo delle tecnologie - pur rimanendo "forte", non riesce più a dare lavoro alla massa.
Situazione, questa, che ha messo in difficoltà, in primo luogo, le nuove generazioni, cioè i giovani di cui parla il ministro.
I cosiddetti "bamboccioni" di oggi, non sono altro che il risultato della politica liberista del nuovo corso e non quello delle scelte dei genitori, come vuol far credere il ministro.
In un mondo dove tutto ha un valore economico, inclusi i beni di prima necessità come casa, cibo, vestiti ecc., per potersi rendere indipendenti, al di la delle capacità "casalinghe", ci vogliono i soldi e, purtroppo, sono proprio quello che manca.


 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. lavoro giovani brunetta

permalink | inviato da verduccifrancesco il 18/1/2010 alle 18:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
PROVOCAZIONI
post pubblicato in POLITICA, il 5 gennaio 2010


Dopo "l'attentato" al premier, le dichiarazioni di intenti verso una riappacificazione della politica in Italia sembravano aver raggiunto uno scopo preciso, trovare una soluzione condivisa alla riforma della seconda parte della costituzione (ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA: ilparlamentopresidente della repubblicagovernomagistraturaregione,province e comuni, garanzie costituzionali ). Soluzione che, dopo il discorso di fine anno del presidente Napoitano, sembrava che, se pur con parecchie riserve da parte dell'opposizione e, in modo particolare, sulle leggi ad personam, si potesse giungere ad un accordo soddisfacente almeno per l'inizio dei lavori.
Riforme riguardanti il riordino delle strutture statali possono essere benissimo condivise se si basano su presupposti laici, nel rispetto di ogni cittadino, qualunque sia la sua posizione sociale e ideologica/religiosa all'interno dello stato. Credo, anzi, che una riforma della seconda parte sia auspicabile in questo senso perché potrebbe impedire anche solo il formarsi, all'interno delle istituzioni, di idee miranti a penalizzare quelle componenti sociali inseritesi di recente attraverso l'immigrazione.
La strada, come dimostrato nel recente passato, è irta di pericoli e piena di tendenze che mirano ad usare le riforme proprio contro lo stato laico invece di rafforzarlo.
Questo pericolo è reso ancor più palese nel momento in cui la maggioranza, nella persona del ministro Brunetta, propone di cambiare l'articolo uno - L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. - della costituzione. A parte ciò che esprime, l'articolo uno fa parte dei principi fondamentali della stessa da cui derivano tutti gli altri. Un cambiamento nei principi fondamentali equivale ad uno snaturamento della stessa.
Che l'attuale maggioranza voglia cambiare non solo l'articolo uno lo dice lo stesso ministro : «ma anche la prima, a partire dall'articolo 1: stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla».
Ad esempio, se dovessimo cambiare l'articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale,
-
sicuramente, questa è una affermazione generica, di principio appunto, affermazione che poi viene determinata negli articoli seguenti - non capisco cosa si debba cambiare, la garanzia dei diritti del cittadino è fondamentale in ogni democrazia e la formula usata calza benissimo anche riguardo allo stato laico, perciò, proporre il cambiamento dell'articolo non implica un miglioramento, tutt'al più creerebbe confusione nell'interpretazione.
Perciò, tutta la prima parte riguarda i diritti e doveri del cittadino, mentre la seconda il funzionamento e il rapporto tra le istituzioni - parlamento, magistratura, ecc.. Ciò significa che, cambiando la prima parte, si innescherebbe un processo non più di riforma, ma di revisione o cambiamento che sicuramente porterebbe al rifacimento della costituzione.
Ma, se l'attuale prima parte rispecchia un sentimento di libertà e convivenza pacifica, perché la si vuol cambiare? 
La soluzione del problema dell'immigrazione, comparso in Italia negli ultimi ventanni, non comporta certo il cambiamento della costituzione; dare la nazionalità o
il diritto di voto all'extracomunitario implica l'aggiunta di leggi non il cambiamento della stessa. Cosi come l'eventuale cambiamento nei rapporti tra stato e cittadino, basta cambiare la seconda parte.

Quella del ministro a tutta l'aria di essere una provocazione, ma se cosi fosse, che significato può avere?
In una fase dove la maggioranza e l'opposizione stanno - almeno negli intenti - cercando la strada per la riforma della seconda parte che implichi la condivisione, tale provocazione della maggioranza significa che, di fatto, la maggioranza stessa, non vuole una riforma condivisa e che la sua idea non è tanto la riforma quanto il cambiamento radicale della costituzione. Come sarà lo si può solo intuire. Considerato che certe leggi proposte vanno in senso contrario ai principi fondamentali, il cambiamento sarà a sfavore delle libertà e dei diritti di tutti.

 

MOBILITA O MILITARIZZAZIONE?
post pubblicato in POLITICA, il 11 ottobre 2009


La mobilità, secondo il ministro Brunetta, consiste nella possibilità dello stato di "SPOSTARE" il dipendente(?) secondo le necessità.
Questo, assieme alla lotta all'assenteismo, dovrebbe risolvere il problema della produttività nella pubblica amministrazione.

Dice il ministro: 
"Oggi la mobilita’ si fa solo con l’assenso dei dipendenti, con il risultato che ci sono degli squilibri, ora invece la mobilita’ sara’ fatta, con le dovute garanzie, anche se il dipendente non e’ d’accordo".
E ancora:
"Ci sara’ piu’ mobilita’, oggi e’ volontaria, non lo sara’ piu"’, insistendo sul fatto che "potra’ capitare che il dipendente sia spostato a seconda delle necessita’: da un’area dove e’ meno utile ad una dove lo e’ di piu’.

Bene, signor Brunetta, anzi male; da dove un ministro prenda il potere di decidere dove un individuo deve vivere non ci è dato saperlo. Certo, molti accetteranno - e Lei potrà dire che è quello che vogliono gli italiani -, ma sarà per necessità, e non per condivisione, come è sempre successo, ad esempio, nella scuola. 
Spostare a seconda delle necessità dell'azienda senza tener conto delle esigenze del dipendente e forzatamente pena il licenziamento (non può che essere cosi altrimenti non avrebbe senso), non è certo un modo di fare tipico di una democrazia.
La cosa che più sconcerta, però, non è tanto la legge in se (la mobilità forzata è cosa gradita da sempre al capitalismo (e dello stato che lo sostiene) che gli da modo di gestire la produzione senza il problema della ricollocazione del personale: o accetti o ti licenzi), ma il principio che ne deriva. Fino ad oggi, e grazie alle lotte operaie, la mobilità è concordata tra datore e dipendente senza nessuna forzatura (come ammette lo stesso ministro), ciò comporta un necessario e continuo confronto tra le parti, inserendo la "FORZATURA", il rapporto non si baserà più sul confronto ma su un rapporto di subalternità del dipendente dal datore dando l'impressione di una "militarizzazione" dei rapporti.
La "militarizzazione" è si mitigata dalla possibilità di scelta, ciò non toglie comunque la totale subalternità.

L'inserimento di tale principio, a sua volta, porterà a rapporti lavorativi sempre più tendenti a instaurare uno squilibrio tra diritti dei dipendenti e quelli del datore a favore del datore. 
Il dipendente si troverà a dover decidere ogni volta se val la pena o no, non più in base ad eventuali incentivi ma, più semplicemente e drammaticamente, in base alla necessità di lavorare e dato che in massima parte i dipendenti vivono del proprio lavoro, sarà costretto ad accettare.

Questa, come altre proposte del ministro, non sono affatto riforme come vorrebbe farci credere, ma controriforme.







 



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. governo leggi brunetta

permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/10/2009 alle 17:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
CONTRORIVOLUZIONE
post pubblicato in Riflessioni, il 20 maggio 2009


Di solito la politica del sig. brunetta viene definita rivoluzione nel settore pubblico.
Non credo proprio, la sua, caso mai, è contro rivoluzione, il suo modo di intendere la lotta ai "furbi" richiama un antico modo di affrontare i problemi, dare 5 anni di carcere ai "fannulloni" - chi poi decide quando una persona è fannullone? - implica un sistema basato sul terrore; certo, cosi facendo - tagliando la testa al toro, come dice un adagio popolare - si risolvono tutti i problemi, qualsiasi sbaglio fai finisci in galera.
Naturalmente, certe categorie, tra cui i politici che disertano il parlamento - perché hanno altri interessi da curare - non verranno toccate, anzi, magari applicheranno il "nodo Alfano" anche a loro.
Attenti Italiani, se continua cosi - oggi il pubblico, domani... tutti - ci ritroveremo a fare i conti con una dittatura, magari parlamentare, che ci impedirà anche di respirare.
Ricordo ancora i vecchi del paese, che di fronte al continuo aumento dei prezzi, dicevano che ci avrebbero fato pagare anche l'aria.
Bene, penso proprio che abbiano avuto ragione, solo che alla loro paura si è aggiunto anche quella di passare per criminali per azioni che al massimo dovrebbero comportare il licenziamento.

Certo, emettere certificati medici falsi è truffa nei confronti dell'ente pubblico, ma ad emetterli sono i medici, i pazienti possono essere consenzienti o meno, il certificato in se non può essere la prova del loro coinvolgimento, l'unico ad essere perseguibile dunque è il medico, ma di questo non si parla.



Sfoglia maggio        luglio
calendario
adv