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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Un po' di gossip: Valeria Marini: le nozze in Vaticano non s’hanno da fare.
post pubblicato in GOSSIP, il 30 gennaio 2013


Leggendo il titolo sembrerebbe che il vaticano non intenda dare l'assenso alla celebrazione del matrimonio di Valeria Marini, nota showgirl dai costumi, secondo la morale cristiano/cattolica, alquanto licenziosi, con Giovanni Cottone a causa, appunto, della licenziosità - Offensivo disprezzo delle norme del pudore e della decenza - dei costumi della Marini. Il che sembrerebbe una cosa in linea con la linea ideologica della chiesa -  perché si sa che il modo di vestire è anche lo specchio dell'animo di una persona e, di conseguenza, determinerebbe, anzi, per la chiesa determina, la sua locazione nel regno ultraterreno, in quel luogo del non spazio e non tempo definito inferno - che si basa anche sui costumi delle persone nel definire la loro religiosità.       

Leggendo l'articolo, però, si scopre che i motivi sono altri, e che con la morale cristiano/cattolica non ha nulla a che fare ma riguarda ufficialmente l'opera di ristrutturazione della facciata della Chiesa di Sant'Anna. Ristrutturazione che non finirà entro l'11 di maggio, data in cui si terrà il matrimonio. Ma anche la "regola" che i matrimoni in vaticano sono permessi solo ai fedeli della parrocchia e ai dipendenti. 

 

Dunque, per la chiesa cattolica la sig. Marini può sposarsi in chiesa - noto tempio consacrato al culto cattolico nonché comunità di cristiani della stessa confessione, nello specifico, quella cattolica. 

A dimostrazione di ciò è il fatto che un noto esponente del clero romano, arcivescovo Francesco Gioia (solo sua), la sta aiutando a trovare un altro tempio ove coronare il suo amore(?). 

Un altro aspetto del diniego sembra riguardi l'inevitabile assembramento di fotografi e curiosi durante la cerimonia. Vale a dire che se il matrimonio fosse celebrato in "segreto" ben venga. 

 
 

Dunque, al clero interessa, più che altro, la discrezione e non la moralità dei suoi fedeli - come si suol dire: occhio non vede, cuore non duole ... Ma non si diceva che dio vede ovunque? e in particolar modo, nei cuori delle persone? Bah, misteri della fede, cattolica naturalmente.  

E neanche importa l'aspetto commerciale dell'evento visto che la Marini ha addirittura indetto, via web, un concorso di moda che ruota intorno al matrimonio. Sembra, probabilmente è vero, che al clero, sempre solerte a richiamare alla sobrietà, al decoro morale e a prendere sotto le sue ali chiunque a patto che abbraccino la sua dottrina, quando si tratta di di persone danarose non gli importi del loro comportamento morale. 

 
 

Ebbene? chiederà qualcuno, che te n'importa? Nulla, rispondo io che, non condividendo la moralità cattolica e avendo un'apertura massima verso i comportamenti umani quando non ledono la libertà e la vita altri, sono convinto che ognuno debba vivere secondo le proprie idee e i propri desideri. Quello che da fastidio, e credo che dovrebbe dar fastidio a chiunque creda nell'onestà intellettuale, è il comportamento ipocrita del clero. Tutto qui! 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 30/1/2013 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il ruolo della donna nel cattolicesimo
post pubblicato in RELIGIONE, il 28 dicembre 2012


Dopo la dura polemica suscitata da un volantino affisso sulla bacheca della chiesa di Lerici (GE) sotto la festività del Natale, il parroco don Piero Corsi scrive una lettera di scuse affermando anche che lascia il sacerdozio. 

Il volantino in questione, tratto da un articolo apparso su pontifex, di fatto addossa alle donne tutta la colpa della violenza subita, botte, stupri e morte, e ritiene un'invenzione della stampa e delle femministe il femmiicidio. 

Per pontifex, oggi la donna è colpevole di non ottemperare più al suo ruolo di moglie, di non accudire più la famiglia e di vestire in modo succinto, da qui, secondo pontifex, la "giusta" punizione da parte dell'uomo, ovvero, tutti i danni subiti se li vanno a cercare. 

 

Una teoria, quella di pontifex, semplicistica e al contempo drammatica.  

Drammatica perché cerca di riportare la donna e la sua esperienza di vita, ma anche la società tutta, su posizioni arcaiche di principi che non trovano più riscontro nella realtà dello sviluppo umano. 

Semplicistica perché non tiene conto dell'evoluzione dell'essere umano nella storia e, pertanto, continua a relegarlo al mito biblico della creazione: 

da genesiallora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente"mentre la donna: "Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: 

«Questa volta 

è osso dalle mie ossa, 

carne dalla mia carne. 

La si chiamerà donna, 

perché dall’uomo è stata tolta".          

 

E' evidente che l'autore prende in considerazione solo il genere maschile relegando quello femminile in una posizione di supporto: dio crea la donna solo nella misura in cui è necessaria all'uomo, ovvero un essere a metà, e non come essere in se. La donna, per la bibbia, non è altro che il mezzo maschile per realizzarsi. L'autore non tiene minimamente conto del fatto che la donna ha le stesse aspirazioni dell'uomo, che anche ella ha, per sua stessa natura, nella sua evoluzione naturale, la necessità di esprimere liberamente il suo modo d'essere. 

Questo atteggiamento viene ripreso anche dai vangeli. 

Nella prima lettera ai corinti (14,34-35) sta scritto: "Come in tutte le comunità dei santi, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea"; e nella prima lettera a Timoteo (2,9-15) sta scritto: "Allo stesso modo le donne, vestite decorosamente, si adornino con pudore e riservatezza, non con trecce e ornamenti d’oro, perle o vesti sontuose, ma, come conviene a donne che onorano Dio, con opere buone. La donna impari in silenzio, in piena sottomissioneNon permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre. Ora lei sarà salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con saggezza.   

Risulta chiaro nei passi biblici sopra citati il pensiero cristiano cattolico riguardo al ruolo della donna nella società; ruolo di totale dipendenza dal maschio a sua volta dipendente da dio. 

 

Le scuse di don Piero Corsi sembra siano state determinate dall'intervento del vescovo di La Spezia che lo avrebbe redarguito consigliandolo di ritirarsi a riposare un poco. 

Questo, però, non significa che don Piero e pontifex abbiano interpretato male le scritture, anzi, dimostra solamente l'ipocrisia del clero.  

Una frase chiarificatrice viene da monsignor Vincenzo Paglia presidente del Pontificio consiglio per la famiglia: "Non si può parlare senza considerare le conseguenze di quanto si afferma e un sacerdote ha una responsabilità in più, come padre e pastore" pertanto "è inequivocabile la condanna delle affermazioni del parroco". 

Dunque, non è il contenuto del volantino a preoccupare il clero ma le reazioni che può creare nella comunità sia dei fedeli che dei non credenti.


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Allontanato dal luogo di culto perché disturbava la funzione.
post pubblicato in RELIGIONE, il 20 febbraio 2012


Succede al policlinico di Cagliari che durante una funzione religiosa nella cappella - la funzione era dedicata alla giornata del malato - del policlinico, il prete addetto alla funzione allontani una signora, che era presente alla funzione col figlio epilettico, perché il figlio ha disturbato la funzione per una breve crisi del suo male dicendo: non riprendo la celebrazione finché non uscite.
Successivamente, a funzione finita, il prete ha ripreso la signora con la frase: non avrebbe dovuto accompagnare certi soggetti in chiesa. Al che, la signora, offesa dalla frase chiede al prete di ripetere affinché possa registrare col telefonino cosi che possa avvisare il vescovo, con prove alla mano, del comportamento del prete. Il prete s’arrabbia e cerca di strapparglielo provocandogli un danno al dito.

Un comportamento alquanto increscioso sia per la persona che l’ha tenuto sia per il luogo e per il significato della funzione ma, ancor di più, per la persona a cui era diretto e a cui era diretta la funzione stessa perché malato. Ma non è questa la cosa più raccapricciante della storia perché l’epilessia, in passato, non era ritenuta una malattia, bensì, una possessione demoniaca; si credeva che la persona affetta dall’epilessia fosse posseduta dal diavolo.

Pertanto, l’aver allontanato da una funzione religiosa e la frase “non avrebbe dovuto accompagnare certi soggetti in chiesa, lascia chiaramente intendere che il disturbo non era arrecato alla funzione ma che, l’ammalato era fuori luogo in chiesa essendo posseduto dal maligno.
Che la chiesa cattolica creda ancora al diavolo è risaputo, che l’esorcismo sia
Foto tratta dal sito tuttogratis
praticato ancora è altrettanto risaputo, e se è vero che questo lascia alquanto indifferenti coloro che in queste credenze e pratiche non credono, non lo è altrettanto quando si tratta di comportamenti che ledono sia la dignità della persona sia il suo diritto a partecipare ad un rito che condivide.
L’aver cacciato da un luogo di culto un epilettico, per le motivazioni dette sopra - anche se non dichiarate - è sicuramente un atto significativo del fatto che, la chiesa, crede ancora che certe disfunzioni organiche non siano malattie ma manifestazioni negative dell’individuo.

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Il Papa, la chiesa, la fede e la società.
post pubblicato in Riflessioni, il 1 giugno 2011


 

PAPA.jpg

 Il Papa, nell’udienza al dicastero per la nuova evangelizzazione denuncia il tentativo di marginalizzare il cristianesimo dalla vita pubblica .

DICE:  «La crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica».

E ancora: «Nei decenni passati era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede».

Pur tralasciando i metodi usati dalla chiesa cattolica per creare quel “generale senso cristiano”, credo che il papa stia prendendo un granchio enorme. Ciò che sta avvenendo oggi non riguarda la società e la sua visione della vita in quanto ognuno è libero di professare le idee che ritiene più idonee al suo sviluppo, caso mai l’ineffabilità della fede stessa; in un mondo dove le parole e l’esperimento sono sempre più la chiave per esprimere e comprendere l’esistenza, è ovvio che la fede, basata sul mistero della creazione, non può più avere quell’attenzione degli uomini perché, la fede non spiega, con i fatti, ne la natura dell’uomo ne la sua origine. Spiegazione di cui l’uomo ha estremamente bisogno per giustificare la sua presenza, e il suo agire, nel mondo, essendo esso portato alla ricerca di se stesso.

Per questo la visione moderna della vita è in contrasto con la fede. Però ciò non implica che l’uomo non creda più in un dio, caso mai cerca una via diversa, più individuale, che lo identifichi, non più come “sovrano” della natura, ma come parte integrante della stessa. Per poter fare questo passaggio, ha bisogno di affrancarsi dalla religione – che non viene più identificata con dio ma sempre più con la volontà umana di potere – in quanto la ritiene un limite al suo evolversi verso qualcosa di superiore (spirituale?).

Le parole del papa, più che un richiamo alla fede, sembra un richiamo alla fedeltà verso l’organismo che pretende di rappresentare dio sulla terra. Quello che lascia perplessi è la contraddizione insita nelle sue parole: da una parte il richiamo alla fede, dall’altra il tentativo di emarginarla dalla vita pubblica, ovvero politica. Cosa questa che non rispecchia affatto il pensiero di Gesù che, come lui stesso disse “date a Cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio”, il cristiano dovrebbe separare la fede dalla vita pubblica. Ma come sappiamo, il clero ha sempre confuso le due cose. Per secoli (quasi duemila anni) ha sempre preteso di costituire nella società le basi del loro “paradiso” arrivando ha commettere ogni sorta di prevaricazione, anche fisica, su quanti non si adeguavano alla loro visione.

Per concludere, la frase di Gesù riportata, potrebbe essere interpretata come un esempio di laicismo, ovvero, il cristiano deve vivere nello stato rispettando le sue leggi e agendo in modo che ognuno possa agire in base al proprio credo religioso, filosofico o ideologico che sia.


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IL VESCOVO DI TRIESTE E LA POLITICA.
post pubblicato in POLITICA, il 13 maggio 2011


           

Mons. Gianpaolo Crepaldi ha lanciato, su internet, un appello ai cattolici per non votare alle prossime amministrative chi non sostiene i principi della chiesa cattolica.

Ovvio che chiunque è libero di scegliere i propri rappresentanti e che ogni organizzazione può invitare ai suoi aderenti a votare un certo gruppo politico anziché un altro. Il problema dell'invito è, però, la contraddizione dell'indicazione che emerge dalla definizione dei principi e che, di fatto, indica come voto utile il centro destra che, in fin dei conti, anche la chiese cattolica ha criticato, almeno nella persona del suo leader, come uomo poco incline alla morale cristiana la politica del centro destra.

 

Vediamo alcune indicazioni:

  1. “Non è lecito al cristiano appoggiare partiti che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie (alla chiesa cattolica). Il riferimento è chiaramente riferito alle questioni del testamento biologico, divorzio, contraccettivi, copie di fatto e omosessuali, ecc. dove il centro sinistra si è sempre dichiarato per una libertà individuale a difesa del diritto del singolo a decidere dalla propria vita.
  2. “distinguerà nei programmi le questioni su cui sono lecite molte opinioni da quelle che invece obbligano la sua coscienza”.  Impedire, cioè, che il cattolico cada "nell'errore" di scelta che lo porterebbe lontano dalle scelte della chiesa.
  3.  Non solo bisogna guardare alla “onestà personale dei candidati”, ma anche alla “accettabilità dei loro programmi dal punto di vista dei valori fondamentali”. E, dal momento che i valori fondamentali interni al programma politico sono più importanti "dell'onestà" dei singoli, perde importanza il valore morale dei politici portatori del programma. Vale a dire: i mezzi giustificano il fine.

 

E ancora: Infatti oggi gli enti locali, avendo sempre più competenze, possono influire su questioni fondamentali: possono o meno “danneggiare o aiutare la famiglia”, “aprire il riconoscimento pubblico a ‘nuove forme di famiglia’”, “mettere in atto aiuti concreti contro l’aborto”, o “promuovere forme di pubblicità offensive del diritto alla vita”, “soffocare la libertà di educazione delle famiglie”, “sistematicamente combattere la presenza pubblica del cristianesimo o aprirsi ad una collaborazione nel reciproco rispetto”.

 

Come si legge, il problema, per monsignore, non è tanto la difesa della morale cristiana da attacchi miranti alla sua eliminazione, altrimenti avrebbe dato indicazione di non votare coloro che questa morale la calpestano tutti i giorni, quanto un programma politico in grado di mantenere, nella società,  quelle istituzioni miranti a racchiudere la morale entro schemi da loro controllabili. E qui sta la contraddizione, o la falsità?.

Privilegiare personaggi che, costantemente, sia in privato che pubblicamente attraverso il loro ruolo di legislatori, attraverso comportamenti amorali evidenti e leggi basate sulla negazione dei diritti, significa anteporre al diritto alla vita il diritto al comando. Ma questo entra in contrasto con gli stessi principi del cristianesimo!

 

Fonte


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Chiesa e pedofilia
post pubblicato in ALTRO, il 15 aprile 2010


Si fa un gran parlare, in questi giorni, di pedofilia nella chiesa cattolica, fatti emersi da un lontano passato a causa di denunce dei ragazzi, ormai adulti, che subirono le “attenzioni” dei prelati.
La parola pedofilia  in sé ha un significato diverso da quello comune (dove si indica l'abuso sessuale sui minori), essa deriva dal tema greco pa??, pa?d?? (bambino) e f???a (amicizia, affetto), cioè sentire, provare affetto per un bambino, cosa che qualsiasi genitore sente.
In ogni caso, la pedofilia viene oggi considerata un reato sia perché si coinvolgono minori in attività illecite, sia perché può essere usata violenza sessuale su di loro.. continua a leggere su Amando.it



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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/4/2010 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pillola RU486
post pubblicato in BREVI, il 12 aprile 2010


Si è discusso molto e si discuterà ancora sulla pillola per l'aborto. In campo ci sono il clero e la società laica. Da una parte chi teme che la pillola possa rendere l'aborto "leggero" al punto di snaturarne il suo utilizzo come ultima risorsa, dall'altra, chi vorrebbe diminuire o eliminare la sofferenza di una pratica che, comunque, in determinate circostanze, e nel rispetto della legge, viene usata per far fronte a situazioni di estremo disagio.
 Qui un mio articolo pubblicato su Amando.it.


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Assoluzione in deroga per chi ha abortito.
post pubblicato in Riflessioni, il 12 aprile 2010


La repubblica Torino.it riporta la notizia apparsa sul settimanale della diocesi di Torino "voce del popolo" che la chiesa cancella la scomunica alle donne che hanno praticato l'aborto previa confessione e relativo pentimento.
La scomunica, secondo il codice canonico, avviene automaticamente e solo il vescovo o un sacerdote da lui delegato può annullarlo, sempre previa confessione e comunque seguite da penitenze che impegnano il fedele in un atto di fede "pratico": si chiede di impegnarsi nell´adozione a distanza di un bambino oppure, per chi ha lasciato la pratica religiosa, di rendersi disponibili per un impegno forte nella propria comunità ecclesiale.
Ciò avviene in concomitanza con l'ostensione della sindone e in un momento particolarmente difficile per la chiesa cattolica, la cancellazione della scomunica da parte di un sacerdote prende cosi un significato sociale forte, un messaggio al mondo moderno affinché veda nella chiesa cattolica non più un impedimento ma un significativo modello di vita anche mondana. Già nell'omelia di Pasqua, papa Benedetto 16° aveva introdotto una "leggenda" tratta da un libro apocrifo, che per definizione non è ispirato da dio, aprendo la strada a una interpretazione delle scritture più aperta e mondana.
Ma perché queste aperture?

Omicidio

L'aborto è, per i cristiani, un omicidio. Ce lo ricordano ogni qualvolta si parla di interruzione della gravidanza. Però, a differenza del "normale" omicidio, nell'aborto, la vita che viene soppressa non è ancora nata, perciò, impossibilitata a difendersi. Il che ci porta a capire perché la chiesa scomunica l'abortista e non l'assassino in genere. Rimane però da considerare perché l'infanticidio o l'omicidio di persone anziane, comunque indifese, non vengono considerati al pari dell'aborto, come ad esempio l'eutanasia. La differenza nel giudizio di "peccati" che hanno lo stesso fine porta in sè una forte contraddizione perché, l'omicidio, in sè, è soppressione di una vita e, nel cristianesimo, la vita è creata da dio e solo lui la può togliere, il che ne deriva che, l'uomo, quando si arroga il diritto di uccidere una vita, commette il più grave dei peccati e per ciò dio lo condanna all'esclusione dalla comunità (Caino).
Questo allontanamento, per dio, è definitivo, cioè non lo assolve, ma, allo stesso tempo, proibisce a chiunque di fare giustizia di Caino.
L'apertura della chiesa, però, non deve essere vista come una discrepanza con le scritture; l'uomo in se è peccatore e dio, alla fine, perdona tutti coloro che crederanno in lui, anche Caino qualora si penta. Casomai va vista come una presa di coscienza dell'impossibilità di allontanare l'uomo dal mondano, cioè da tutto ciò che riguarda la sua sopravvivenza.
Dopo la bufera dei preti pedofili, la chiesa non poteva non prendere atto che l'uomo è tale anche se fa voto di fede in dio; non poteva e non può pretendere di sopprimere gl'istinti primordiali che albergamo in noi (al riguardo va detto che se fosse permesso ai preti di sposarsi, sicuramente problemi simili si ridurrebbero drasticamente). Usare la mano pesante come affermato non può essere la soluzione giusta anche perché, se dio è il giudice finale, la chiesa non può sostituirsi a lui in nessun caso.
Nel contesto attuale, assolvere dal "peccato di aborto" indica, oltre che alla presa di coscenza, la volontà, mai del tutto sopita (si veda in proposito le dichiarazioni per un più incisivo impegno dei cattolici in politica), di gestire, in termini temporali, la fede ovvero, dare priorità ai problemi reali.
Priorità che, però, non va confusa con la sminuizione di significato del significato spirituale della fede ma come supporto ad essa; supporto che dovrebbe servire a (ri)portare l'uomo a una dimensione spirituale della vita.

Per concludere, si potrebbe dire che l'intruzione della chiesa nella sfera mondana non è altro che la rivendicazione dello spazio necessario per la sua sopravvivenza ma che porta in sè, probabilmente, anche la sua condanna di entità portatrice di valori superiori, o presunti tali, che l'ha carettirizzata nel corso della sua storia. Si potrebbe dire, ma in realtà già in passato e per molti secoli, la chiesa fu sostenitrice di istanze mondane arrivando, essa stessa, a pratiche contrarie al suo credo; pratiche che,però, non hanno mai portato alla sua condanna definitiva.




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LA CHIESA E L'OMOSESSUALITA'
post pubblicato in Riflessioni, il 11 febbraio 2010


Ogni tanto, purtroppo, la chiesa emette sentenze (commettendo, forse, il più grave dei peccati atribuiti all'uomo, quello originale, che proibisce all'uomo di giudicare cosa è bene e cosa è male) sul comportamento umano, questa volta di tratta dell'omosessualità.
A farlo è il Vescovo Emerito di Pistoia, Monsignor Simone Scatizzi.
In una sua intervista a pontifex.roma dichiara il gia noto: in relazione alla chiesa, l'omosessualità, in quanto tale, è un disordine, in ogni caso, con gli omosessuali é necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo é Dio, pertanto sulla terra nessuno é autorizzato ad emettere sentenze.
Poi però aggiunge: coloro che ostentano e praticano l'omosessualità non meritano la comunione con dio (quella data dall'uomo attraverso l'eucarestia), affermando, con ciò, la volontà dell'uomo di sostituirsi a dio.

Omosessualità come disordine, dunque, cioè incapacità di realizzarsi come essere razionale.
D'altra parte, dal punto di vista creazionista, l'uomo, essendo creatura, è sostanzialmente un essere finito (nel senso che non può modificarsi), perciò, non può subire mutazioni che lo deviano dal suo percorso prestabilito. Ma il problema sta proprio in questo. L'uomo, come ogni altra specie vivente, non è immodificabile anzi, lo è, addirittura, anche artificialmente sia fisicamente sia psichicamente. Inoltre, come si sta ampiamente dimostrando nella società tecnologica (ma era già successo anche in passato), lo si può influenzare con strumenti che di naturale non hanno niente fino a portarlo a perdere la sua identità.
La chiesa parla sempre di dimensione naturale dell'uomo pur sapendo che, l'essere umano, al di la d'essere un essere perfetto, è soggetto a ogni sorta di sollecitazioni derivanti dal proprio essere emotivo e questo lo si riscontra anche negli organismi ecclesiali stessi che, al di la delle belle parole, cadono nella "tentazione" arrivando persino a praticare la pedofilia.
Proibire la pratica dell'omosessualità non comporta, comunque, solo la negazione del divenire derivante dalla natura stessa, ma rientra nel tentativo, praticato da ogni potere secolare, di creare un'unica dimensione umana, una società a senso unico dove l'uomo, anziché esprimere liberamente il proprio divenire, è soggetto a realizzarsi solo e unicamente all'interno di una dimensione prestabilita dove nessun individuo ha modo di esprimersi secondo la sua natura. 

Pensiero unico, dunque, in contrapposizione alla natura stessa creata da quel dio a cui dovremmo soccombere (libero arbitrio).

Il punto fondamentale su cui si dovrebbe discorrere per quanto riguarda l'omosessualità, e non solo, non è tanto cosa sia o non sia, ma la semplice constatazione che, se la natura crea determinate situazioni non è a causa dei "peccati" umani ma del corso naturale delle cose che dio stesso a creato e della loro imperfezione.

Inoltre, il libero arbitrio "datoci da dio", cioè la libertà di scelta, dovrebbe essere un punto base per una società libera.

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IL CROCIFISSO, LO STATO E LA CHIESA
post pubblicato in POLITICA, il 10 novembre 2009


Nel documento "Crocifisso nelle scuole: ricorso contro sentenza CEDU" di Palazzo Chigi trovo scritto:

"In particolare, gli articoli 159 e 190 lo includono tra gli arredi delle aule."
Crocifisso come arredo, non come simbolo di una religione, non portatore di significati profondi che "trascendono" lo steto laico sso concetto di laicismo questo, no, niente di tutto questo ma solo e semplicemente un ARREDO.

Questo mi fa pensare che i "padri fondatori", tra cui anche i cattolici, dell'Italia moderna abbiano, già allora, voluto porre un confine tra stato laico e religione.
Certo, si può affermare, senza ombra di dubbio, che la maggioranza degli italiani si definisce cattolica, ma siamo sicuri che tutti siano cattolici praticanti, che seguano i principi scritti nei vangeli, o non lo siano solo per cultura o, addirittura, per abitudine o, peggio ancora, per interesse? Se cosi fosse, la pretesa dell'esposizione del crocifisso, sarebbe unicamente una tradizione che nulla ha a che fare con la religione e di conseguenza, perderebbe il suo valore intrinseco di simbolo comunicante valori condivisi dalla popolazione tutta.

Inoltre, tale pretesa si giustifica col fatto che il "simbolo" è parte integrante e basilare della cultura moderna europea dimenticandosi, di proposito?, che in Europa sono esistiti, e esistono tutt’ora, movimenti di pensiero, illuminismo, liberalismo e socialismo, contrari alla religione stessa e che hanno influito sulla formazione dello stato laico in misura maggiore rispetto alle religioni.

Comunque sia, nello stato laico tutti hanno diritto di esistere entro i principi di libertà , uguaglianza e giustizia e nessuno può arrogarsi il diritto di prevaricare sulle altre forme di pensiero, anche attraverso l’esposizione dei simboli loro propri se questi comportano una maggiore “visibilità” rispetto agli altri.
Credo sia giunto il momento, per la società umana, di “TRASCENDERE” dalle appartenenze che, da sempre, generano conflitti anche di natura violenta.
L’unica strada percorribile, almeno alla luce dello sviluppo attuale del pensiero umano, non può che essere quella del potenziamento dello stato laico in grado di evitare ogni interferenza da parte delle singole correnti di pensiero; questo per evitare l’innalzarsi costante di MURI sempre più alti tra le varie componenti sociali.

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CRONACHE DALLA LEGA NORD - CALDEROLI INSIGNITO DEL PREMIO GIOVANNI PAOLO SECONDO Ovvero, la chiesa e la sacralità della vita.
post pubblicato in Riflessioni, il 17 settembre 2009


Dal sito Lega Nord, per l'indipendenza della padania
 
Ieri pomeriggio, a Roma, il ministro è stato insignito del premio dal presidente dell'associazione culturale cattolica "Continente Uomo", Espedito De Marino, e monsignor Giovannino Fabiano, dell'Ordine dei Padri Mercedari".
Le motivazioni sono:
"Per aver, nella sua azione politica, tutelato e promosso la Sacralità della Vita in armonia con i principi Cristiani e con i valori ereditati dalla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica". In particolare il presidente De Marino, secondo quanto riferisce la nota, ha ricordato di aver apprezzato "la sincera difesa, da parte del ministro Calderoli, della sacralità della vita in occasione del dibattito sulla pillola abortiva e in altre analoghe circostanze". Monsignor Giovannino Fabiano ha invece voluto sottolineare l'importanza della battaglia condotta dalla Lega Nord e dal senatore Calderoli "a tutela e salvaguardia delle nostre radici cristiane e dei loro simboli, come il crocifisso o il presepe", ricordando che "nel nome del rispetto nei confronti di chi arriva a casa nostra non possiamo certamente sacrificare i nostri principi e le nostre tradizioni".
La motivazione è incentrata sulla sacralità della vita e sulla difesa della cultura cristiana e dei suoi simboli.
Come si può leggere, si attribuisce al ministro Calderoli l'impegno verso questi due aspetti della religione cristiano/cattolica; due aspetti che, di per se, sono condivisibili al 100% da chiunque abbia a cuore lo sviluppo umano verso una società libera e solidale.
Ma cosa centra Calderoli? A quanto ne sappiamo, è uno dei massimi fautori, assieme a tutta la lega, di quella politica sull'immigrazione che discrimina gli esseri umani in base alla loro religione, alla loro origine e al colore della pelle. Inoltre, la loro politica, essendo basata sui presupposti suddetti, è portatrice di idee razziste che la chiesa stessa condanna, almeno formalmente.
Inoltre, pur essendo vero che sono in sintonia su problemi etici (teorici), nella pratica hanno sempre dimostrato di essere molto distanti; la chiesa cattolica si è sempre impegnata sul fronte della solidarietà - la motivazione di questo impegno è da ricercare anche nella sua volontà di diffondere il cristianesimo, di conseguenza, non sempre avviene nel rispetto delle altre culture -, mentre, la lega e il ministro, si sono sempre distinti per il loro accanimento contro quanti, spinti da bisogni il più delle volte, di sopravvivenza, preferendo una politica di rifiuto nei loro confronti. Rifiuto giustificato proprio adducendo a motivo la difesa della cultura cristiana, ma allo stesso tempo, diffondendo "RITI" di natura prettamente "PAGANA" (VEDI RITO DELL'AMPOLLA).
Perché allora, la chiesa cattolica insigne di un premio cosi carico di significati a un personaggio che questi significati li calpesta ogni giorno?
Se, per un cattolico, la sacralità della vita indica un comportamento di tolleranza poiché essa deriva da dio, come può condividere ( condividere si, perché, dando il premio, non solo accetta ma si rende anche partecipe delle sue azioni ) le azioni di chi i diversi li disprezza?
Come può condividere i valori cristiani basati sull'universalità e centralità dell'uomo chi pensa, egoisticamente, di separare i cristiani stessi per ragioni politici e culturali inerenti a non ben identificate diversità storiche?
Credo che la simpatia della chiesa verso il ministro derivi unicamente da calcoli politici derivanti dalla necessità di sopravvivere in una società (quella italiana ) ormai del tutto estranea ai valori fondanti del cristianesimo. Questo però, non può e non deve giustificare tali comportamenti; la chiesa dovrebbe sempre agire in nome dei suoi ideali in difesa della vita e non allearsi con persone che di questi ideali ne fanno un uso unicamente propagandistico. I compromessi di questo tipo non fanno certo onere al popolo cristiano (vero), che nel suo insieme si muove in direzione opposta a quella del clero. Ne è conferma i le migliaia di cittadini italiani che quotidianamente, e sul lato pratico, si adoperano sul territorio in aiuto ai bisognosi senza guardare il colore ne chiedersi chi sono e da dove vengono.
E' a loro che il premio dovrebbe andare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/9/2009 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Il vaticano e la censura sulla libertà di espressione
post pubblicato in Riflessioni, il 1 settembre 2009


Si sa che la chiesa cattolica è, innanzi tutto, un'istituzione religiosa con il compito, oltre che diffondere il vangelo "evangelizzazione", di organizzare i fedeli in modo che la fede non si disperda in miriadi di interpretazioni che minerebbero alla base il ruolo stesso del vaticano, si sa anche che ogni religione porta in se i germi dell'"integralismo", poiché la dottrina in essa contenuta, essendo parola di dio, non può essere modificata. Si sa anche che non ci si può aspettare un allineamento, sempre e comunque, alle regole, che uno stato democratico e laico si da affinché ogni componente sociale possa eprimersi liberamente senza imporre nulla alle altre, quando queste non sono conformi al loro credo. Essa ha il diritto, sancito dalla sua costituzione (?) di stato sovrano, di deliberare leggi, all'interno dei suoi confini, che limitino la libertà dei suoi diretti aderenti (dai preti al papa) di imporre loro l'obbedienza.
In questa ottica, non si può muovere nessuna critica al vaticano in merito ai provvedimenti che vogliono prendere nei confronti dei 41 religiosi che, in merito alla legge sul testamento biologico, hanno preso posizione contraria alle sue direttive, leggi Micromega.

Molto, invece, si può dire sul rapporto tra stato italiano e vaticano. Lo stato italiano, laico e democratico, sancisce che tutti i cittadini, di qualsiasi fede politica o religiosa, che vivono sul suolo italiano, hanno eguale diritto di esprimere la propria opinione in merito ai problemi che insorgono nella società e, dato che il vaticano ha una posizione di privilegio in Italia, sancita dal "concordato", qualsiasi provvedimento, preso da esso nei confronti di cittadini italiani, non in linea con le direttive espresse dalla costituzione italiana, riguarda l'Italia e, pertanto, deve essere sottoposto a critica.
Considerando che i cattolici, che vivono in Italia, sono in massima parte cittadini italiani, significa che lo stato italiano ha il dovere di difenderli, qualora venga meno, da parte del vaticano, il rispetto dei diritti fondamentali di ogni cittadino italiano.
Inoltre, il vaticano, attraverso le formazioni politiche "cattoliche", ha già la possibilità di "condizionare" la politica italiana attraverso il normale svolgimento democratico, perciò, il suo intervento, anche se indiretto, è espressione di una volontà mirante al controllo dello stato italiano; controllo che, visto il suo comportamento lesivo dei diritti dei cittadini, porta a considerare che esso voglia instaurare, in Italia, una società antidemocratica e antilaica imponendo, attraverso queste azioni, una visione religiosa della stessa .
L'attuale "dirigenza" della chiesa cattolica sta cercando di riportare "l'organizzazione" allo stato in cui si trovava prima del concilio vaticano secondo, cioè, ripristinare la funzione centrale del clero nella vita italiana.
Lo stato italiano, attraverso le sue istituzioni, dovrebbe impedire queste interferenze da parte del vaticano nella politica italiana perché, un conto è criticare l'Italia da stato a stato, un conto è impedire a cittadini italiani di esercitare i propri diritti.

  
 .

il clero e la religione nella scuola pubblica
post pubblicato in Riflessioni, il 25 aprile 2009


"L'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia, e l'insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti", ha detto Benedetto XVI, come dimostra anche il fatto che "con lui tanti ragazzi si tengano in contatto anche dopo i corsi".
Lungi dal costituire "un'interferenza o una limitazione della libertà", la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione selezionati dalla Chiesa cattolica "è, anzi, un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno", ha aggiunto il Papa.
Quelle sopra sono parole di Papa Benedetto 16° dette al Meeting degli insegnati di religione promosso dalla Cei.
E' giusto insegnare la religione nelle scuole Italiane essendo parte integrante dello sviluppo intellettuale e spirituale dell'umanità, però quando si indica una sola religione, escludendo tutte le altre, ciò che si vuol perseguire non è la conoscenza del pensiero umano bensi il suo indottrinamento.
E' pur vero che l'Italia, come parte dell'Europa, proviene dalla cultura cattolica o comunque cristiana, è altrettanto vero però, che negli ultimi due secoli, la cultura, si è andata allargando arricchendosi di nuove idee e esperiense, prima fra tutte quella laica.
Questo a permesso ai popoli di creare strutture sociali dove tutti possono esprimersi liberamente senza interferire tra loro in modo negativo; in questo contesto, il cattolicesimo, ha già dei vantaggi econmici che, aggiunti alla libertà, gli consentono di sviluppare all'interno della società strutture adeguate per la sua diffuzione.
Insistere, come fa il clero, sulla necessità di insegnare il cattolicesimo nella scuola pubblica, sta a indicare la volontà di andare oltre quello che è la divulgazione della propria cultura.
Una cultura libera, oltre che basarsi sull'insegnamento di tutto il pensiero umano, deve anche preparare l'individuo a poter sciegliere, dopo una riflessione interiore, liberamente il credo a cui far riferimento. 
Riguardo al cattolicesimo come "esempio di spirito positivo" per un dialogo costruttivo ho dei seri dubbi, basta vedere come si sono comportati sul problema del testamento biologico per capire cheper loro il dialogo si limita ad esporre le proprie opinioni senza tener conto di quelle degli altri, nel caso specifico, sono addirittura spinti ad azioni che nulla hanno a che fare con la parola di Gesù.
  
  

Finanziamento del clero alla crisi
post pubblicato in diario, il 31 marzo 2009


Trenta milioni di euro, che le banche moltiplicheranni per dieci, ha chi ha famiglia ed è senza lavoro.
I soldi saranno dati sotto forma di prestito di 500 euro mensili dalle banche a interesse minimo "ah un interesse c'è sempre" concordato dalla Cei con lìAbi
Il sistema creditizio si farà carico di eventuali insolvenze e, in contropartita, beneficerà di eventuali interessi. Questi prestiti non saranno cumulabili con quelli già messi a disposizione da varie diocesi italiane e da strutture come la Caritas.
Il prestito dovrà servire alle famiglie per superare il periodo di crisi e sarà reso quando la famiglia incomincerà ad avere un reddito e durerà un anno rinnovabile per un secondo anno. 

Detta cosi sembra una cosa, oltre che buona, anche molto democratica se non fosse che ad usufruirne sara solo una categoria di famiglie.La famiglia dovra essere sposata regolarmente con tre figli a carico malati o disabili "non credo che di famiglie cosi ce ne siano molte", Inoltre le famiglie descritte in difficoltà, almeno si presume, sono famiglie a basso reddito, con un tenore di vita già basso prima della crisi, perciò, restituire questi soldi, sarà per loro un problema di difficile soluzione.
Calcolando 500x12 fanno 6000 se sono due anni sono 12000 + interessi, e come mai faranno queste famiglie a restituirli? dovranno pignorare i loro beni?  
E poi tutti coloro che non hanno famiglia o che convivono o che hanno figli sani che non lavorano o studiano o sono anziani senza nessuno e bisognosi di cure sono esclusi? e perché? non sono forse esseri umani? un comportamento simile non è degno di un organismo che pretende di essere il continuatore di gesù, che dovrebbe salvaguardare la vita di tutti in ogni occasione. 

 E' forse questa l'etica cristiana? quella di difendere alcuni lasciando indietro gli altri? 
Se prendiamo come riferimento i vangeli non credo proprio.
Sul problema del T.B. non si era forse pronunciato a favore della vita sostenedo una legge impositiva? che a suo dire salvaguarda la vita di tutti? ma forse usa due pesi e due misure in base alla capacità di ottebere consensi.


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