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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Scaduto e riciclato: sequestrate 260 tonnellate di cibo scaduto a Napoli.
post pubblicato in NOTIZIE, il 14 febbraio 2012


foto tratta da: Green Style
sanmarzano 
Corriere della sera
Non è la prima volta che si parla di cibi scaduti rimessi in commercio cambiando  semplicemente l’etichetta e la data di scadenza.
Stavolta succede a Napoli: la guardia di finanza scopre un magazzino con 260 tonnellate di cibo scaduto pronto per essere etichettato e rimesso in commercio. Un magazzino con tanto di macchinari per la rietichettatura delle confezioni.

Tra cibi scaduti rimessi in commercio e contraffazioni delle origini del prodotto con etichette che dicono una cosa mentre, all’interno c’è tutt’altro, l’Italia sta sempre più andando alla deriva per quanto riguarda la salute pubblica.
Eh si, perché, se questa volta la truffa è stata scoperta all’origine - comunque non si sa ancora se fossero già stati messi in commercio - altre volte, i prodotti contraffatti o scaduti e riciclati, sono stati scoperti già sugli scaffali dei negozi o, addirittura, perché le persone erano già state intossicate.

Si sa che i cibi possono compromettere la salute della persona, anche quando sono sani, se ingeriti in modo eccessivo e disordinato; se poi andiamo ad ingerirli “riciclati” usando cibi già in fase di putrefazione, la nostra salute ne risentirà maggiormente anche perché, questi cibi, contengono batteri dannosi all’organismo.

Poiché La salute passa anche attraverso le nostre tavole, mangiare cibi sani diventa un obbligo che tutti si sobbarcano volentieri.
Ma, distinguere sugli scaffali e ai banchi di supermercati e negozi, nei ristoranti e bar il cibo sano da quello contraffatto e  riciclato è impossibile dato che tale cibo ci viene presentato nel migliore dei modi.
Non rimane altro che sperare in una legislazione rigida e pesante nelle pene per chi contraffà e ricicla il cibo.
Inoltre, dato che l’attuale governo s’è dimostrato abbastanza sollecito nella ricerca degli evasori, sarebbe opportuno che lo fosse anche nella ricerca dei criminali che mettono a repentaglio la salute, ma anche la vita, dei cittadini.

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Basta con lo spreco alimentare, per nutrire il mondo
post pubblicato in ALTRO, il 11 maggio 2011


 Lo studio "Global Food Losses and Food Waste", commissionato dalla Fao allo Swedish institute for food and biotechnology (Sik) presentato in occasione di "Save the food!", il congresso internazionale che si terrà a Dusseldorf il 16 e 17 maggio nell'ambito della fiera dell'industria d'imballaggio, Interpack2011, conferma un dato indecente in un mondo nel quale un miliardo di esseri umani soffrono la fame: «Circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano, grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate, va perduto o sprecato».  continua

           


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PAUSA PRANZO, le esternazioni tragicomiche di un ministro
post pubblicato in Riflessioni, il 24 novembre 2009


In un’intervista al programma web «KlausCondicio», il ministro Gianfranco Rotondi afferma: “La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia”, e ancora: “non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo”, poi precisa: “Non ho fatto alcuna proposta di abolire la pausa pranzo, ho solo detto che io l'ho abolita da vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera dei deputati, perché quella è l'ora in cui si lavora meglio”, e ancora: “Si capisce che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare, magari sarebbe utile che ognuno si gestisse questa pausa come crede, ma è chiaro che è impossibile. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi.”

Il tutto sostenuto da una ricerca internazionale sul tema da cui emerge che l'Italia rappresenta un caso isolato.

Può darsi che saltare il pranzo di mezzogiorno sia possibile in culture diverse dalle nostre, ad esempio la dove c’è l’abitudine di un’abbondante colazione e cena e, durante la giornata, si fanno brevi spuntini a base di panini. Può darsi, dico, perché le più recenti ricerche in materia di alimentazione (http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_23/nutrizionista-pausa-pranzo_db04c334-d84c-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml?fr=correlati ) sostengono che l’organismo reagisce meglio ed è più produttivo consumando tre pasti regolari al giorno (http://forum.corriere.it/nutrizione/?fr=correlati). Inoltre, mangiare sul posto di lavoro, per un addetto alle macchine, in un ambiente tipo officina meccanica, può significare ingerire, col panino, polvere o altre sostanze nocive come “contorno”.

Da dove vengono allora le affermazione del ministro – che, tra l’altro, non è ministro della salute -?

Affermazioni del genere da parte di un ministro dovrebbero essere, perlomeno, correlate da dati scientifici e non dette sulla spinta di emozioni personali. Un parlamentare viene eletto (?) per trovare soluzioni ai problemi reali usufruendo dell’esperienza di esperti e non per disquisire su tematiche importanti quali quello della salute.

 Affermazioni simili, lasciano il tempo che trovano, ma, allo stesso tempo, sono offensive.

Equiparare il nutrimento a un rito, come a dire che è un fatto culturale e non biologico, è offensivo;

Dire che la pausa pranzo “blocca l’Italia”, come se i problemi produttivi dipendessero da essa, è offensivo;

Dire che è un danno per il lavoro, come se i problemi delle aziende dipendesse da esso, è offensivo;

Dire che rompe l’armonia della mia giornata, come a dire che deve essere un ministro a decidere quando e come io devo essere in armonia, è offensivo;

Dire che i lavoratori autonomi l’abolirebbero, come se fino ad oggi vi fossero costretti, è offensivo;

Che a lei questa “ritualità” non sia mai piaciuta è un fatto puramente soggettivo, forse a lei, il bisogno biologico di ingerire energia, sembrerà un’anomalia, forse lei non ha bisogno di energia per vivere, forse lei ha superato questo bisogno ma, mi creda, sei miliardi e più di esseri umani, questo bisogno ancora ce l’hanno e niente lascia intendere che l’umanità sia sulla strada per superarla, di conseguenza, l’anomalia (positiva, intendiamoci) è lei.

Al di la delle offese, comunque, rimane l’inconsistenza delle sue affermazioni.

Inoltre, prendere, come giustificazione, a esempio popolazioni che vivono in ambienti completamente diversi e pertanto con esigenze alimentari diverse, non solo denota la leggerezza con cui affronta il problema, ma anche una certa mancanza di “tatto” nell’affrontarlo.

  

  

FAME NEL MONDO E POLITICA INTERNAZIONALE
post pubblicato in POLITICA, il 17 novembre 2009


Si sta svolgendo a Roma il summit della Fao sulla fame nel mondo. L’unico leader del G8  presente, è il leader italiano che,  tra una barzelletta e l'altra, ha sottolineato come sia arrivato il momento di «decidere le date e le modalità di versamento dei 20 miliardi di dollari contro la povertà promessi al G8 dell'Aquila per i prossimi tre anni». Il documento finale, comunque, registra un “nulla di fatto” in termini concreti, solo affermazioni generiche sul cosa fare.

I paesi presenti, in mancanza delle nazioni più ricche, non possono, da soli, disporre una politica di intervento in aiuto alle popolazioni bisognose di sostanziali investimenti sul piano economico.

Secondo il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, servono 44 miliardi di dollari all’anno per dimezzare, entro il 2015, il miliardo di persone che soffrono la fame nel mondo.

  Il più concreto nella giornata inaugurale del Vertice Fao  è stato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso: «Sono lieto di annunciare che l'85% del miliardo messo a disposizione dal fondo Ue "Food Facility" sarà distribuito entro la fine di quest'anno grazie anche all'effettivo coordinamento delle agenzie delle Nazioni Unite su tutto il pianeta». Il presidente della Commissione ha poi ricordato come  sicurezza alimentare, cambiamenti climatici, biodiversità, siano temi strettamente collegati: «Il summit mondiale della Fao è un'opportunità per mantenere alta l'attenzione, perché un mondo in cui un miliardo di persone soffre la fame non è solo una profonda macchia nella nostra coscienza collettiva, ma anche una crescente minaccia alla sicurezza globale. Noi dobbiamo assicurare che gli impegni presi dal G8 siano onorati. Gli Stati devono essere trasparenti riguardo alle promesse fatte, devono portarle a termine e - ha concluso Barroso - non si può risolvere il problema della fame senza affrontare quello dei cambiamenti climatici». La speranza è l'ultima a morire. Vedremo se tra meno di un mese, al summit sul clima di Copenhagen,  ci toccherà commentare un altro mezzo fallimento.

Il papa, nel suo intervento ricorda: «Il numero delle persone che soffrono la fame sta subendo una drammatica crescita  nonostante la terra sia in grado di nutrire a sufficienza tutti i suoi abitanti. E questo dimostra come non vi sia alcuna relazione di causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame». Vero. Però, una seria politica di intervento non si può basare solo su “interventi caritatevoli”, come ha ricordato il leader libico, ma  con strutture capaci di innescare la loro crescita economica, altrimenti il problema non si risolverà mai. E neanche lo spreco degli occidentali, come ci viene ricordato da diverse associazioni, può essere preso a giustificazione dell’inerzia dei poteri forti.

Dunque, alla fine, molte parole e niente fatti. Fatti che si dovrebbero intravvedere già nelle politiche internazionali; politiche che dovrebbero mirare, in primo luogo, a  distinguere tra necessità e superfluo.

Anche sul piano nazionale, almeno in Italia, non si fa molto per ridurre le possibili ricadute nella povertà. Basta guardare le politiche sociali attuate a sostegno delle classi meno abbienti e dei cittadini che hanno, perdono o stanno perdendo il posto di lavoro. Ma non è tutto, proprio in questi giorni, il parlamento sta discutendo sulla conversione in legge del decreto “salva infrazioni comunitarie" che contiene quello sulla privatizzazione dell’acqua, e, per essere sicuro che passi, ha imposto l’ennesima fiducia .  http://www.repubblica.it/index.html

Questo sta a dimostrare la poca volontà dei governi “ricchi” di intervenire con finanziamenti pubblici in aiuto ai paesi poveri. D’altronde, non si può pretendere da un governo che, persino a casa sua, attua, in base a un principio economico, una politica rivolta alla privatizzazione anche delle risorse che, per loro natura, sono di tutti.

L’acqua, come la terra e l’aria, dovrebbe rientrare nei beni necessari alla sopravvivenza, e non solo degli individui ma anche alla civiltà; privatizzare (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/05/la-svendita-dell-acqua-pubblica.html)

 la gestione di queste risorse, oltre che a dare profitti a privati, si da loro anche un enorme potere ricattatorio nei confronti delle popolazioni.

Se si valuta i risultati del summit in corso a Roma con questo criterio, risulta evidente la non volontà dei governi di porsi in contrapposizione dei poteri forti internazionali che da sempre, anche dopo la decolonizzazione, operano in nome dei profitti anziché del benessere delle popolazioni.

 L’assenza degli otto paesi più ricchi e della politica americana in oriente (visita di Obama che preferisce accordi bilaterali a impegni pubblici concreti), ci dovrebbe far riflettere. Più di un miliardo di persone che non hanno accesso all’alimentazione – e bisogna aggiungere anche le decine di milioni dei paesi ricchi -  per mancanza di strutture adeguate, non solo economiche ma anche culturali, mentre in occidente, ma anche nei paesi emergenti come Cina, India, Iran e altri, si spendono miliardi in armamenti e in strutture megagalattiche – dal dubbio utilizzo economico, come il ponte sullo stretto di Messina -  al solo scopo di determinarne la potenza attraverso l’uso della forza – anche se non sempre si tratta di forza fisica; lo sfruttamento “legale” attraverso contratti basati sul ricatto, non solo appaiono pacifici ma, addirittura, creando i presupposti per reazioni violente da parte delle popolazioni lese, fanno sembrare “buoni” gli stessi sfruttatori – dimostra che l’economia mondiale è in mano ai poteri economici e che nessun governo è in grado o, come in Italia, non vuole intervenire perché esso stesso rappresenta i poteri forti.

La mia conclusione è che i vari summit servano solo a ingannare le popolazioni dando l’impressione che si vogliano risolvere i problemi al di la degli interessi economici mentre, in realtà, dipendono sempre da essi.

Vedere anche:

 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/05/la-svendita-dell-acqua-pubblica.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/14/acqua-la-rivolta-dei-sindaci.html

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=1993

http://it.notizie.yahoo.com/4/20091116/tts-oittp-fao-onu-ca02f96.html

http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/89196/privatizzano_anche_lacqua

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Lacqua-costa-sempre-di-piu-Toscana-la-piu-cara-oltre-il-30-di-aumenti-in-Campania_3879320111.html

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/?id=3.0.3999344656

 

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/11/2009 alle 17:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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