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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
I politici italiani di fronte alle tragedie umane in generale e a quella dei clandestini in particolare
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 24 ottobre 2013


La repubblica

Contestazioni alla cerimonia commemorativa delle 366 vittime della tragedia dell'immigrazione del tre ottobre tenuta ad Agrigento con la presenza del premier Letta, Alfano e altri politici.

Che i politici facciano "passerella" facendo bei discorsi e tante promesse ad ogni tragedia umana nazionale è  
cosa già vista e rivista e, purtroppo, indegna di un paese democratico. Indegna perché non si possono sfruttare le tragedie umane per mettersi in mostra.
Indegna perché questa volta è diverso; la tragedia non riguarda tragedie italiane ma persone che perdono la vita nel tentativo di sfuggire a un'altra tragedia, persone che lasciano i propri paesi affitti da crisi socio/economiche/politiche croniche determinate dalla politica internazionale e che spesso vivono una situazione di guerra decennale. 
E' diverso perché è la comunità internazionale e la sua politica espansionista ad esserne coinvolta. 
Ma, a quanto sembra, qualche centinaio di morti in fondo al mare mentre cercano una via di fuga alla propria tragedia umana serve solo da richiamo per poter esternare pensieri che altrimenti non avrebbero mai visto la luce, sembra che la politica italiana abbia bisogno di tragedie per poter alimentare il consenso popolare sui temi che ci affliggono perché è certo che la politica in Italia ha perso gran parte del suo fascino agli occhi del popolo e che i politici nell'estremo tentativo di arginare la perdita di consensi sfrutta anche le tragedie umane di ogni tipo.
Ecco che allora tutti accorrono, dai più noti e direttamente coinvolti ai meno noti in cerca di notorietà.
Sembra proprio non possano farne a meno!
Neppure dei bei discorsi possono fare a meno! E allora, parole di cordoglio e condanna, e ci sta pure l'inginocchiamento,  escono dalle fauci come torrenti in piena. Dette proprio da quelle persone che le catastrofi dovrebbero prevenirle - almeno la dove è possibile. Organizzare i soccorsi, se può valere per catastrofi come i terremoti dato l'impossibilità di prevenirli, a poco serve in questi casi perché si limitano solo i danni della tragedia senza rimuovere la tragedia stessa.
Perché quelle parole, dette dai politici e anche dal papa, non servono proprio a niente così come non servono quelle dette dalla lega che con la legge Bossi-Fini ha peggiorato la situazione.
Tutti si sentono rammaricati e promettono mari e monti dopo le tragedie, nessuno affronta il problema dopo che l'emozione del momento è passata. Sembra quasi che quelle parole servano unicamente a far superare al popolo il momento tragico dell'evento con lo scopo primo di farglielo dimenticare una volta superato il primo impatto emotivo.
Si, perché la gente, presa nelle spire della già tragica, in senso generale, quotidianità, dimentica facilmente l'evento. E non per egoismo, disinteresse o menefreghismo. No! Lo dimentica perché i messaggi che ricevono quotidianamente, in particolare dai politici, sono altri. Altri che pur essendo poco reali, la propaganda li rende iperreali. Questo lo si può constatare con il problema della sicurezza interna. Non che non esista il problema. Esiste eccome! Ma non è ne più ne meno importante degli eventi catastrofici in genere. Però del primo si parla quotidianamente, del secondo solo dopo l'evento.  
Si potrebbe pensare che la violenza sociale si manifesta quasi quotidianamente e, perciò, quasi quotidianamente se ne parla, mentre le catastrofi, fortunatamente, no. Questo è vero, va detto però che le catastrofi causano di frequente molti morti contemporaneamente e che la loro soluzione riguarda tutta la società esattamente come la violenza. Questo significa che le catastrofi, sociali o naturali che siano, portano in se gli stessi problemi della violenza. 

Sembra però che i politici italiani non recepiscano il messaggio della tragedia immigrazione. Sembra che l'immane evento che si sta consumando debba riguardare l'Europa e non la comunità internazionale che ne è la causa. Questo modo di vedere la tragedia condiziona fortemente la politica sull'immigrazione che viene incanalata in un ambito strettamente emotivo invece di rendere più agevole l'immigrazione clandestina che il più delle volte riguarda rifugiati politici che fuggono da dittature o profughi da zone di guerra e che, pertanto, nessun accordo internazionale li può aiutare nel loro paese d'origine. 

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permalink | inviato da vfte il 24/10/2013 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bossi e il mostro migrante.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 27 marzo 2011


 

Un nuovo mostro si sta aggirando per l'Italia, un vecchio conoscente, un mostro che ha le sembianze umane ma umano non è. Il suo nome: IMMIGRATO!!!!!

Le paure di Bossi sugli immigrati ormai le conosciamo perché non passa giorno che non ne butti li una.

L'ultima riguarda il rimpatrio dei migranti nord africani con tanto di bonus - spero che abbiano fatto bene i conti perché, altrimenti, rischiamo che il rimpatrio ci costi di più.

Bossi non ci sta a dare soldi, in questo sostenuto dall'amico Calderoli - se diamo soldi quelli verranno solo per prendere i soldi, come a dire che il viaggio dalla Tunisia costa meno dei 1500€ - perché ritiene che dovrebbero essere rimandati indietro comunque.

 

Le paure dicevo, di cui la più grande è l'islam, di trovarsi in casa milioni di persone culturalmente diverse. Persone che creerebbero in Italia una situazione di "conflittualità" culturale di cui i leghisti hanno paura; paura di dover  confrontarsi con una cultura (mi riferisco unicamente all'Islam poiché sembra che le culture altre, orientali e centro africane non islamiche, non facciano paura) che potrebbe, secondo la lega, diventare dominante - il che non è del tutto sbagliato. l'Islam, al pari del cristianesimo e a differenza delle religioni orientali, tende, per sua natura, all'assolutismo, perciò, si rischierebbe uno scontro che potrebbe modificare le tradizioni degli italiani.

 

Un mostro dunque, umano nell'aspetto diverso nello spirito. Ma che sarebbe l'Italia senza questi mostri? Saremmo qui noi oggi?

 

Bossi dimentica che la nostra cultura cristiana ha avuto origine proprio la dove oggi domina l'Islam, ciò significa che i primi cristiani arrivati a Roma  - LADRONA - erano clandestini? No di certo! Erano semplicemente persone che potevano circolare liberamente. Cosa che, a quanto sembra, nel mondo moderno, civilizzato, iperproduttivo, liberale, laico, democratico, basato sui diritti, non si può più fare. Nell'antica Roma, i popoli erano sicuramente repressi, non c'era libertà di parola - però, ogni popolo conquistato poteva mantenere le sue tradizioni se rispettavano e accettavano l'imperatore come dio -, la democrazia riguardava essenzialmente i ricchi,  ma, per quanto ne sappiamo, le persone potevano circolare e i popoli potevano mischiarsi tra loro.

Questa era la forza, serviva a rigenerare un popolo che altrimenti si sarebbe atrofizzato.

 

Invece la lega vorrebbe frenare, se non porre fine, alla migrazione. Ma è possibile?

 

Non credo proprio! Considerando che anche gli italiani sono emigrati per decenni e continuano, se pur per ragioni diverse - penso a chi emigra perché non trova soddisfazione, economica e culturale, in Italia -, ad emigrare, cosa succederebbe se questo flusso, quello degli italiani, si fermerebbe? O peggio, cosa succederebbe se rimpatriassero tutti coloro che, per una qualsiasi ragione, sono emigrati?

La migrazione italiana, oggi come ieri, è una finestra aperta che evita situazioni di malcontento che, a lungo andare si sarebbero riflessi sull'economia creando un mercato del lavoro anomalo aumentando la disoccupazione. Nessuno può negare che l'emigrazione italiana, anche se ora è limitata, è stata ed è un aiuto, fermarla potrebbe essere catastrofico.

 

Pensare di fermare la migrazione è contro la storia stessa dal momento che ne è il motore principale.

 

Come detto sopra, è proprio il mescolarsi di più culture ha creare i presupposti sul piano sociale, ma non solo, per una società più ricca e dinamica nella sua evoluzione.

Avere paura dei movimenti migratori significa avere paura dei cambiamenti più significativi della storia. Un popolo non può evolversi rimanendo ancorato alle tradizioni perché significherebbe tradire proprio la storia che sta alla base delle stesse. Un popolo che basa la sua cultura su una storia fatta di continui rimescolamenti di popoli e tradizioni, e questo non riguarda solo l'Italia ma il mondo intero, non può permettersi di fermarsi, rischierebbe di sclerotizzarsi.

 

Per concludere, Bossi ha paura che l'Italia si islamizzi; ma questo dipende da noi, dalle leggi che l'Italia è in grado di fare e far rispettare. È ovvio che chiunque venga in Italia debba rispettare le leggi italiane, ed europee, chi sbaglia paga, esattamente come succede a noi italiani. Ma se le leggi sono razziste, è altrettanto ovvio che troveranno sempre chi cercherà di combatterle, inclusi noi italiani; se sono contrarie ai principi stessi della nostra cultura cristiana, laica e liberale - che è basata appunto sul rispetto del prossimo e del diverso - non solo non riusciremo a creare una cultura multiculturale ma creeremmo i presupposti per un conflitto di civiltà all'interno del paese.

I media e i clandestini.
post pubblicato in NOTIZIE, il 1 marzo 2011


Nel link proposto un'analisi sull'uso dei migranti da parte dei media.
terrelibere.org

Come si può leggere, molte delle informazini date sugli sbarchi non sempre corrispondono a verità. L'analisi parte dal presupposto che le migrazioni dall'Africa verso l'Europa non avvengono solo via mare ma che, anzi, per la maggior parte avviene via terra e aerea, cosa però che non impedidsce ai media di porre l'accento sulla via marittima tralasciando completamente le altre vie.
Fa giustamente l'esempio dei cinesi di cui, sui media, non si ha notizia ma che, ovviamente, come si può costatare quotidianamente, hanno una forte presenza sul territorio italiano. I media, dunque, usano il "TEMA" immigrazione più per scopi utilitari che informativi. Questo è evidente negli esempi fatti nell'articolo. I migranti e le popolazioni dei luoghi dove sbarcano vengono messi, il più delle volte, gli uni contro gli altri anche se, di fatto la realtà è completamente diversa.
Il perché del loro comportamento risale senza ombra di dubbio alla concorrenza interna al giornalismo stesso. Il giornalista deva esse in grado di proporre notizie che, a loro volta, devono essere in grado di attirare l'interesse dei lettori, se questo non avviene, si manda qualcun altro.

Inoltre, l'utilizzo volutamente errato viene anche dai politici che, di fronte agli eventi del nordafrica, non hanno avuto scrupoli nel divulgare la notizia di imminenti sbarchi di decine di migliaia di migranti a Lampedusa ignorando completamente la situazione che si è creata e che, a quanto sembra, tende a impedire i detti sbarchi. Finora, a parte qualche migliaio di immigrati tunisini, non si è verificato quello che dicono. A questa politica a fatto eco i media anchessi senza tener conto degli sviluppi sul territorio nordafricano. sviluppi che stanno portando l'ONU a intervenire in soccorso dei profughi sul territorio proprio per impedire il flusso migratorio.

A cosa serve tutto ciò è facile capirlo. Da due decenni ormai ci hanno abituato a vedere il migrante come invasore e non come persona bisognosa. Da due decenni ci propinano la favola dei clandestini portatori di criminalità e culture in grado di sradicare la nostra. Per poter continuare in queasta politica è necessario tener vivo il senso del pericolo da una parte e della necessità di aiuti dall'altra e, a questo, purtroppo, anche la stampa, col suo potere di amplificazione, ne trae vantaggio.
INCOSTITUZIONALE “L’AGGRAVANTE DI CLANDESTINITÀ"
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 5 settembre 2010


 Da “cinformi.it

lo ha precisato la Corte costituzionale con una sentenza recente

Secondo la Corte Costituzionale la norma che prevede il reato di clandestinità è illegittima

Con la sentenza n. 249 del 2010, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 61, n. 11-bis del codice penale, introdotto dall'art. 1 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito con legge 24 luglio 2008, n. 125. Con tale norma, il legislatore aveva inserito la cosiddetta "aggravante di clandestinità", prevedendo cioè l'applicazione di una circostanza aggravante ogniqualvolta il cittadino straniero abbia commesso un reato "trovandosi illegalmente sul territorio nazionale".
Secondo la Corte Costituzionale, tale norma è illegittima in quanto contraria all'art. 25 della Costituzione in materia di responsabilità penale personale. Il principio di legalità e della responsabilità penale personale prescrive, infatti, che un soggetto debba essere sanzionato per le condotte tenute e non per le sue qualità personali. Per la Corte Costituzionale, dunque, la qualità di immigrato "irregolare" diveniva con la norma del "decreto sicurezza" una sorta di "stigma", presupposto per un trattamento penalistico differenziato del soggetto contrario al principio di eguaglianza, al sistema internazionale dei diritti dell'Uomo e al principio di non-discriminazione.

Links correlati:
Sentenza Corte costituzionale

Dunque, la tanto contestata legge sull’immigrazione clandestina che prevedeva la penalizzazione del clandestino – senza peraltro fare differenza tra chi lo era effettivamente e chi lo diventava nel momento in cui perdeva il lavoro e non riusciva a trovarne un altro – è stata dichiarata illegittima perché contraria all’articolo 25 della costituzione.

Una sentenza, questa, importante sia sul lato della giustizia che su quello dei diritti. Con questa sentenza si pone l’attenzione sulla necessità di distinguere tra crimine - che deve essere inteso come trasgressione delle leggi - e le tante situazioni di disagio che si riscontrano oggi nella società. Pertanto, chi risiede in Italia senza permesso di soggiorno, al di la delle cause che lo hanno spinto a venirci e i possibili sviluppi della sua presenza,  giustamente non può essere considerato, a priori, colpevole di un reato che, comunque, presupponeva che il clandestino fosse, per sua natura un criminale ancor prima di commettere reati tali da giustificare l’accusa.

Speriamo che la sentenza abbia un esito positivo e che porti a una modifica sostanziale della legge.


Accattonaggio, a Riva del Garda proposta per proibirlo
post pubblicato in Riflessioni, il 9 giugno 2010


 Accattonaggio come problema sociale o espressione dello sfruttamento dei più deboli da parte di organizzazioni criminali?

Questa domanda se la dovrebbe porre il consigliere di minoranza del comune di Riva del Garda Luca Grazioli (Progetto per Riva) che proprio ieri ha presentato (chiedendo di proibire l'accattonaggio a Riva) un'interpellanza in materia chiedendo al sindaco Mosaner una risposta scritta sull'argomento.

L’interpellanza si basa unicamente sul presupposto che l’accattonaggio sia gestito dalla criminalità senza porre, in nessun modo, l’accento sui problemi sociali a monte del fenomeno quali la mancanza di lavoro regolare (extracomunitari), la povertà (anziani), l’ignoranza ed esclusione (donne e minori in prevalenza di origine nomade).

 Da quanto scrive il consigliere Grazioli nella sua interpellanza: per porre fine alle speculazioni criminali che gravano sui soggetti deboli impiegati nel mendicantato, quali extracomunitari, minori, donne, anziani, per contrastare più efficacemente l'interesse criminale allo "sfruttamento" di chi chiede l'elemosina e per contenere il fenomeno assicurando un'ordinata e civile convivenza, risulta evidente che se il problema nasce dalla criminalità, il fine è la convivenza civile. Come a dire che, se si “annullano” i mendicanti si risolvono tutti i problemi.

La questione “mendicanti” è molto seria e va, sicuramente, affrontata. Ciò che non quadra è la totale mancanza di riferimento alla questione sociale, come se il mendicante derivi unicamente dallo sfruttamento del criminale. Il consigliere dimentica che, se il criminale ha a disposizione persone da sfruttare, ciò deriva dalla situazione sociale in cui versa il mendicante.  

Nella questione sociale ci sono due aspetti che andrebbero analizzati: l’indigenza e lo l’uso dei minori.

L’indigenza può derivare sia da situazioni soggettive della persona sia da situazioni indipendenti dalla volontà della persona stessa. In tutt’e due i casi, la persona, se non assistita adeguatamente, può essere facile preda della criminalità.

L’uso dei minori può derivare sia da situazioni familiari indigenti sia da situazioni estreme di povertà ma anche da culture particolari (nomadi). Anche in questo caso, se viene a mancare l’apporto sociale di sostentamento, le persone coinvolte sono facile preda della criminalità.

Non tener conto di ciò e limitarsi ad “proibire” l’accattonaggio, non solo non lo risolve, ma dimostra una mancata volontà di risolvere i problemi che stanno alla base.

Da qui derivano alcune domande: i clandestini dovrebbero, per legge, essere espulsi; come mai si pensa a multare l’accattone, che è anche clandestino, invece di espellerlo? E come pensano di far pagare la multa a persone senza fissa dimora? Forse la mandano ai loro sfruttatori?

Per concludere, si potrebbe dire che: nelle società civili, l’individuo, se lasciato a se stesso e al di la della sua cultura, per sopravvivere o diventa vittima o diventa aguzzino. Il “bos” criminale, non è altro che l’espressione negativa della teoria sociale che vuole la persona impegnata in attività redditizie avente come scopo il maggior guadagno. Le vittime sfruttate dal crimine sono l’espressione negativa della teoria del lavoro liberista che vuole la società dipendente dall’economia. Ciò è provocato dal venir meno dell’assistenza ai disagiati che ha come risultato l’impoverimento progressivo di un numero sempre maggiore di persone.

Eliminare dalle strade l’accattone si risolve il problema in termini di pulizia, come fossero carta straccia, ma non delle cause.

Moratti, la clandestinità e la delinquenza
post pubblicato in ALTRO, il 13 maggio 2010


Una frase basta a volte a definire il pensiero di una persona. È il caso del sindaco di Milano che, al convegno ”per un’integrazione possibile” tenuto all’Università Cattolica ha detto:
"I clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono".
La frase è stata poi negata dallo stesso sindaco.

Nell’intervista seguita al suo intervento, alla domanda di chiarimenti, il sindaco risponde: "Io non ho detto che chi è clandestino è criminale, ho fatto presente che il Comune di Milano sta portando avanti una politica fatta di assistenza, solidarietà, integrazione, con tantissimi fondi dedicati a questo percorso di sostegno e aiuto a chi, nel nostro Paese, ha scelto di vivere in maniera regolare".

Già la forma della frase e della successiva precisazione è un segno di confusione; il “clandestino che non lavora ecc.”,  ma il clandestino, di per sé, se lavora, lo fa in nero, questo perché qualcuno – il vero delinquente – non lo regolarizza, cioè lo fa lavorare al di fuori della legge.
continua a leggere qui
Enfasi di Maroni sui risultati della legge sui clandestini
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 25 settembre 2009


E' con enfasi che il ministro Maroni, rispondendo ad una interrogazione del parlamentare leghista Marco Desiderati sulla situazione degli sbarchi a Lampedusa, risponde: 
"Da quando l'accordo con la Libia e' entrato in vigore, cioe' dall'inizio dello scorso maggio, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso si e' verificata una riduzione di oltre il 90% di sbarchi: lo scorso anno sono stati 18.761 dal primo maggio a ieri, quest'anno 1.833".
Il 31/05/09 il ministro, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione "in 1/2 ora" afferma : ''Il 20% dei clandestini arriva via mare; il resto arriva da canali regolari che poi diventano irregolari'', perciò, la riduzione di cui parla è riferita a un 20% del totale di clandestini.Il restante, come afferma egli stesso, continua ad entrare tranquillamente per altre vie tra cui quella del "reato di clandestinità" - una persona entra con tanto di permesso, svolge un lavoro, lo perde e diventa clandestino. 
A parte questo, come mai quelli che, ad esempio, entrano clandestinamente via terra attraverso le frontiere del nord est, non vengono intercettati? 
Il ministro afferma:
"In poco piu' di quattro mesi ci sono state 9 operazioni di RIACCOMPAGNAMENTO in Libia di extracomunitari PRESI in mezzo al mare: 834 che, sommati ai 1.833, fanno una differenza rispetto all'anno scorso di circa 17.000 persone che non sono proprio partite dalla Libia. Questo mi sembra il dato piu' positivo", che ha consentito di "evitare il dramma e il rischio di drammi e tragedie in mare".
Come è possibile che si riesca ad intercettare barche in mezzo al mare e non si riesca altrettanto via terra? In questo caso le frontiere sono molto più ristrette e richiederebbero solo controlli alla frontiera; ad esempio sui camion, mezzo usato di frequente e che, per il clandestino, comporta non pochi rischi.
E ancora: 
"una politica che continueremo perche' perfettamente conforme a tutte le convenzioni internazionali ed europee". 
Strano, sia la UE sia l'ONU sono contrari ai respingimenti proprio perché li ritiene non conformi alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani.
Continua: 
E' un vero vantaggio per Lampedusa, il 2009" si sta concludendo come "l'anno del rilancio della fine degli sbarchi". Negli ultimi tre mesi, ricorda ancora il ministro, "non c'e' piu' nessuno" nel Cie. 
Bisogna ovviamente "riconsiderare- afferma Maroni- la destinazione delle strutture, ma aspettiamo la fine dell'anno per essere sicuri che la stagione si concluda positivamente.
"riconsiderare la destinazione delle strutture", ma di cosa stiamo parlando? i Cie, almeno nelle intenzioni, dovrebbero ospitare i clandestini, cioè coloro che vengono trovati sul territorio senza permessi, e se a Lampedusa ne esiste uno, perché chiuderlo?
ciliegina: 
Abbiamo ottimi rapporti con la Libia, si sta facendo un ottimo lavoro e credo che questo accordo sia la vera svolta per la lotta all'immigrazione clandestina, portando a zero gli sbarchi rispetto all'anno passato", quando invece erano stati "davvero massicci".
Qui si ribadisce il concetto che i clandestini arrivino solo via mare, ma non è proprio lo stesso ministro a dire che sono solo il 20% del totale? E poi, avere buoni rapporti con la Libia non significa proprio un dato positivo, dai racconti dei "sopravvissuti" che riescono ad arrivare in Italia, sembra che in Libia si faccia largo uso della tortura e dello schiavismo da parte delle forze dell'ordine.
Mi sono sempre posto una domanda: come mai i trafficanti di esseri umani passano proprio dalla Libia? Domanda che il ministro stesso dovrebbe porsi, o forse se l'è posta e conosce la risposta: la Libia stessa è complice dei trafficanti. 
Non si spiegherebbe altrimenti il loro passaggio, avendo a disposizione altre nazioni africane che si affacciano sul mediterraneo.E' ovvio che, per il ministro, l'importante non è la soluzione del problema in se ma il suo controllo.Se il clandestino passa la frontiera in svariati modi via terra e circola liberamente, trovando anche lavoro (in nero), viene spontaneo pensare che dietro all'attuale politica sulla migrazione ci siano degli interessi particolari; in diverse occasioni si sono visti reportage sui clandestini al lavoro (in nero) trattati come schiavi , utilizzati e poi lasciti a se stessi.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/9/2009 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
IMMIGRAZIONE, UNA LEGGE PER LA SCHIAVITU
post pubblicato in LAVORO, il 24 settembre 2009


Da www.terrelibere.org/terrediconfine/3842-lavoro-nero-nelle-campagne-del-sud

L'eggendo l'articolo allegato, risulta evidente, che la legge sulla "clandestinità", sta permettendo abusi di tipo schiavista in Italia.

  «Siamo dimenticati - aggiunge Alì mentre sorseggia un bicchiere di tè caldo nella sua tenda - Non lavoro da un mese perché non ho il permesso di soggiorno. I caporali non mi vogliono perché non mi conoscono. Ci pagano 40 euro senza contratto, però quando va bene ne prendo solo 32: cinque vanno nelle tasche dei caporali e 3 per il trasporto. La legge è questa: o ci stai o te ne vai. Io sono al ventunesimo decreto di espulsione. Dopo le patate vado nelle campagne vicino a Napoli a raccogliere le noccioline. A ottobre i mandarini e le arance in Calabria dove ci pagano 25 euro ma lavoriamo tutti».

«Sono arrivato da circa un mese - racconta Asmelash, eritreo, mentre sventola il suo permesso di soggiorno stagionale. Lavoro solo due giorni a settimana per tre euro a cassone, perché dei cinque una parte va ai caporali». Il campo è simile a quello delle campagne siciliane. La cucina è fatta di pietre e sul fuoco c`è ancora l`odore del tè, alcuni dormono ancora fuori avvolti nelle coperte di pile e nelle sterpaglie una fontana per i bisogni di prima necessità: lavarsi e cucinare. «Ho lavorato solo una settimana - annuisce Gobriot, somalo - non mi hanno ancora pagato e non posso mangiare, voglio i soldi per andarmene in Sicilia perché a Foggia vogliono solo i rumeni». A differenza del resto del meridione, infatti, a Foggia i proprietari delle terre preferiscono i rumeni "regolari e neocomunitari" che vengono pagati a cottimo. «Guadagno 35 euro al giorno - spiega Marika, rumena - perché in media riesco a riempire una decina di cassettoni al giorno. Poi me ne vado a Lecce dove abito con altre persone».

Dalle due testimonianze risulta evidente che il problema non è la regolarità; nel primo esempio, il protagonista non trova lavoro perché non ha il permesso di soggiorno, nel secondo, al contrario, perché ce l'ha.

Inoltre, ciò che risulta evidente è il sistema del caporalato e del lavoro nero, oltre alle condizioni di vita degli operai; il lavora avviene senza nessun contratto e senza nessuna condizione di sicurezza per essi. Oltre a ciò, vengono pagati sottocosto. Questo, per i "PADRONI", significa un guadagno superiore: lavoro nero significa, sia paga più bassa ma anche niente tasse. Questo naturalmente non corrisponde a un minor prezzo al consumo.

Leggendo l'articolo, sembra che, sia la cgil sia i produttori, vogliano dare battaglia contro il lavoro nero.

Quest`anno la Flai nazionale ha avviato una campagna contro il lavoro nero. Significativo il titolo: «Oro rosso. Dal reality alla realtà». Un percorso di emersione nelle campagne foggiane che ha visto impegnati per dieci giorni circa 70 sindacalisti da tutta Italia per sensibilizzare i migranti nel riconoscimento dei propri diritti.

Questa posizione è condivisa anche dai produttori. «Esistono le norme a tutela dei rapporti tra parti datoriali e lavoratori - dice Nino Grippaldi presidente Confindustria Enna e delegato regionale Agroindustria Sicilia - . La cosa da evitare è quella di chiudere gli occhi davanti a fenomeni macroscopici. Un modo per agevolare l`emersione, ad esempio, è quello di incentivare i produttori ad impiegare lavoratori regolari e, allo stesso tempo, sanzionare quelli che impiegano lavoratori in nero. Basterebbe prendere ad esempio il modello spagnolo che nel settore ha fatto importanti passi in avanti e che per determinati lavori stagionali deroga a barriere che derivano dal Trattato di Schenghen. Non vedo perché quello che va bene per l`Andalusia non possa essere applicato a Pachino».

Strano, c'è qualcosa che non quadra. Si dice che in certe aree d'Italia c'è lavoro nero, lo si documenta con interviste, si sa che si basa sul caporalato, che viene sottopagato, che il permesso di soggiorno non è indispensabile anzi, chi ce l'ha non lavora.

-"Si vuole far emergere il lavoro nero incentivando i produttori ad assumere lavoratori regolari e sanzionare quelli che impiegano lavoratori in nero" -,  come a dire che nessuno sa niente, mentre invece lo sanno benissimo difatti, si sa dove lavorano, in quali campi e fabbriche, di conseguenza si conoscono anche i proprietari e che non rispettano la legge, perciò, se questi signori usano lavoratori in nero significa che sono coperti e che prenderanno incentivi continuando nelle loro pratiche schiaviste.

Perché non agiscono subito contro chi infrange la legge? perché permettono pratiche che di per se sono lesive dei diritti umani?

Se la nuova legge ( che non condivido per niente ) dice che chi è clandestino deve essere rimpatriato e chi ne fa uso pagarne le conseguenze, perché le autorità, pur essendo a conoscenza dei fatti, non interviene?

"L'utilizzo" dei migranti in modi non conformi ai principi civili è, a mio avviso, parte di quella legge non scritta che vorrebbe regolare il flusso solo e unicamente per poter usufruire di forza lavoro con metodi al di fuori delle normali condizioni di cui noi usufruiamo. Inoltre, i clandestini, venendosi a trovare in condizioni di netta inferiorità, non possono fare denuncia, pena la loro espulsione. 

 

 

 

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/9/2009 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Calderoli e i diritti
post pubblicato in POLITICA, il 24 agosto 2009


Il ministro Calderoli, rispondendo a monsignor Vegliò dice:
Chi ha fatto rispettare i diritti è stato questo Governo, salvando chi si trovava in stato di bisogno e riuscendo a far passare un messaggio importante e chiaro ovvero che il nostro non può più essere un Paese di conquista.

Già, salvando perché la legge lo imponeva, ma allo stesso tempo facendo approvare una legge che impedisce lo sbarco in Italia ai "clandestini" rispedendoli "a mare". Questo, secondo il ministro, sarebbe "rispettare i diritti"; impedendo il più fondamentale dei diritti: emigrare da luoghi divenuti invivibili per cause provocate da altri < (occidentali) leggi anche > alla ricerca di posti dove poter vivere secondo le loro tradizioni. Forse il messaggio è questo: se non sei in grado di sopravvivere, muori. Si, perché qui non si tratta di invasione - casomai, l'invasione dell'Italia è opera di quanti (leghisti) vogliono, con la loro politica, snaturare il sentimento di nazione ( specifico che non sono nazionalista ) - ma di gente "disperata", in fuga da situazioni che ormai non hanno più nessun controllo, neanche da parte di chi le ha create ( occidentali ).

Solo così, attraverso questo messaggio, non partiranno più questi viaggi che non sono della speranza ma delle disperazione e che, purtroppo, hanno portato a morire, nelle acque del canale di Sicilia, tanti, partiti anche sulla base dei messaggi dell'opposizione o di monsignor Vegliò. E ad entrambi consiglio di non ripetere l'errore commesso da tutti quelli che non si resi conto che spesso le strade che portano all'inferno sono davvero lastricate di buone intenzioni..."

Che senso avrà mai separare "speranza" e "disperazione"? chi fugge, lo fa per tutte due i motivi, fugge disperato nella speranza di rifarsi una vita e se, strada facendo, muore, la colpa è da addebitare a quei governi che, invece di aprire le frontiere e attuare serie politiche di convivenza, si chiudono in se stessi attuando una politica di difesa dagli "invasori" basata su presupposti che, nella società moderna basata sulla globalizzazione, non trovano riscontri reali. E' vero, le strade che portano all'inferno sono lastricate di buone intenzioni, le vostre, che avete elargito agli italiani facendole passare per "politica umanitaria".

Le affermazioni del ministro sono la riprova della volontà di disinformare evitando di analizzare il problema (che conoscono a fondo, non sarà certo la mia analisi limitata ad istruirli) nel suo insieme.
Napoli, bravissima a scuola e clandestina
post pubblicato in Riflessioni, il 8 giugno 2009


Triste storia quella di Daria, giovane donna (20 anni) ucraina con tanta voglia di studiare - in ucraina ha gia perseguito il diploma - e di lavorare, ma, in base alla nuova legge scolastica, stava per perdere il diritto a dare l'esame perché non in possesso del codice fiscale che non può ottenere perché clandestina come i genitori.
Sembra che la ministra Gelmini sia intervenuta assicurando che in casi come questo non c'è bisogno di presentare il codice fiscale. 

Ma allora che razza di legge è?

Daria studia e lavora per aiutare i genitori - papa fa il saldatore, mamma le pulizie ad ore, eppure sono clandestini; ciò significa che sono costretti a lavorare in nero contro la loro volontà, e anche Daria naturalmente.
Daria parla 6 lingue e a scuola dicono che è molto brava, oltre che a impegnarsi molto.
Daria e genitori vivono nella paura di essere scoperti e di finire in carcere.
Daria non va mai a fare gite scolastiche sempre per paura di essere scoperta.
Fa una vita da carcerata, Daria, e anche i genitori.

La legge dice: lo straniero che non ha lavoro deve essere rimpatriato; bene la famiglia di daria il lavoro ce l'ha e di conseguenza anche un reddito, eppure.... non ottengono il permesso di soggiorno.
La legge dice che tutti i minori devono avere accesso all'istruzione, inclusi i figli dei clandestini, ma poi chiede documenti che i clandestini non possono avere.
La legge dice che i prof non sono obbligati a denunciare i figli dei clandestini, ma poi il ministero dell’Istruzione, per compilare l’anagrafe dello studente, rileva i dati relativi a ogni singolo candidato, compreso il codice fiscale che passerà al vaglio dell’Agenzia delle entrate  e, dal momento che uno studente non ce l'ha, risulta automaticamente clandestino.

In Italia, situazioni come quella di Daria e famiglia, probabilmente sono molte.
C'è da supporre che al governo faccia comodo avere persone oneste che lavorano sensa permesso, in questo modo sono più controllabili.
Si può anche supporre che faccia comodo ai datori di lavoro che in questo modo non pagano le tasse.
Si può altresi supporre che rimandare indietro i clandestini prima dello sbarco serva solo a regolare il flusso, non per evitare la clandestinità, ma per gestirla meglio.
I clandestini dunque, sono forza lavoro conveniente per i datori di lavoro.
Ma per lo stato? considerando che non pagano tasse, si suppone che non lo siano.
E allora perché non interviene con leggi che regolarizzano chiunque lavori? anche se clandestino?e che penalizzino quei datori di lavoro che li sfruttano senza pietà?
Dal comportamento dell'attuale governo, si può facilmente supporre che, il trattamento riservato agli stranieri, non sia basato su problemi di ordine pubblico, come ci vuol far credere, ma su presupposti di razza, o perlomeno, di apparteneza culturale, comportameto questo, che non si confà minimamente a un popolo che vuol essere civile.
Tenere sotto controllo persone attraverso il ricatto non può essere degno di un popolo civile.
Quanti, oggi, sostengono o, peggio, chiedono al governo un comportamento simile, sono da biasimare.

Le elezioni europee, purtroppo, hanno visto il partito che maggiormente a sostenuto l'attuale llegislatura in merito all'immigrazione, aumentare di parecchio l'adesione alla sua politica, questo ci dovrebbe far riflettere sul futuro che ci aspetta, considerando anche che, un po' in tutta Europa, la destra xenofoba, ha aumentato i consensi.

La storia di Daria e famiglia dovrebbe spingere chiunque abbia a cuore la democrazia e la libertà a fare molto di più sul territorio cercando di individuare e aiutare queste persone.
Certo non è facile, ci vuole volontà e competenza, e un partito che si decida a essere presente fisicamente sul territorio, ma se ci limitiamo a protestare non riusciremo mai a concludere gran che.
 


  

  

Considerazioni sulle ultime affermazioni di Berlusconi sugli immigrati.
post pubblicato in Riflessioni, il 13 maggio 2009


Qualche considerazione spassionata su alcune dichiarazioni rilasciate ai giornalisti dal sig. Berlusconi da Sharm el Sheikh, dove si trova per il vertice bilaterale italo-egiziano.
Berlusconi dice
"GLI ACCORDI CON LA LIBIA" PER IL RIMPATRIO DEGLI IMMIGRATI CLANDESTINI "LI HO GESTITI IO, LI HO SOTTOSCRITTI IO, MARONI ESEGUE QUELLI CHE SONO GLI ACCORDI PRESI DIRETTAMENTE TRA ME E IL LEADER LIBICO GHEDDAFI", 
Bene! sign. Generale, agli ordini
Penso che chiunque - inclusi coloro che non hanno fatto il militare - sappia che nessuno può disobbidire agli ordini di un superiore, anche la dove la coscienza gli imporrebbe di farlo; si da il caso però, che nello specifico, gli ordini li dia il sig. Maroni, si, perché, da sempre, la lega si oppone all'immigrazione e, da sempre, è per la linea dura - basta pensare all'idea delle impronte dei piedi e, per ultima, quella delle carrozze per le signore milanesi - da ciò si può dedurre che gli accordi con la Libia, "fatti da Lei" siano, in realtà, nati da un'insistenza della lega al riguardo, e, di conseguenza, anche l'attuale linea del governo non sia altro che un compromesso atto a evitare crisi che comprometterebbero l'esito delle prossime elezioni Europee. 
"CERTAMENTE LA LEGA ESAGERA, MA DEVO DIRE CHE SONO ESAGERAZIONI PIÙ DI FACCIATA CHE DI SOSTANZA PERCHÉ POI I SIGNORI DELLA LEGA SONO DELLE PERSONE PERBENE, ANCHE NELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI SONO COLORO CHE DANNO DI PIÙ PER AIUTARE CHI HA BISOGNO DI UNA MANO". 
Certo, la lega, da quando è nata, non ha fatto altro che opporsi a qualsiasi integrazone - anche quando se la prendeva con i meridionali, che, tra l'altro, erano più integrati di certi nordisti - di persone che non rispondono al loro concetto di popolo, se questo significa essere brave persone....  

"NON SONO FATTI OCCASIONALI MA IL FRUTTO DI UN'ORGANIZZAZIONE CRIMINALE": ALL'INTERNO VI SONO PERSONE CHE "SONO RECLUTATE IN MANIERA SCIENTIFICA DALLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI". 
"SONO PERSONE CHE HANNO PAGATO UN BIGLIETTO, NON SONO PERSONE SPINTE DA UNA LORO SPECIALE SITUAZIONE ALL'INTERNO DI QUEI PAESI DOVE SAREBBERO VITTIME DI INGIUSTIZIE". E PROSEGUE:
Certo, una persona che vuole uscire da situazioni critiche, ha la scelta di decidere con che mezzo fuggire da guerre, regimi dittatoriali, carestie, da paesi dove non esiste neanche la possibilità di avere documenti; sicuramente è la cosa più semplice di questo mondo, basta salire sull'aereo... e voilà, il gioco è fatto; perciò, chi paga un biglietto ai criminali che commerciano in esseri umani - e magari, in futuro scopriremo che proprio i nostri amici libici ne erano coinvolti - non hanno la necessità di emigrare perché non sono vittime di ingiustizie, che strano, chissa perché si fanno mesi e mesi di viaggio in condizioni impossibili, anche attraversando deserti? forse solo per farsi un giro? magari stanno emulando quelle migliaia di stranieri - tra loro anche italiani - che vanno vagabondando, proprio in quei paesi, al solo scopo di dare un senso alla loro vita? 
E, tra l'altro, vengono reclutate dai criminali in maniera "scientifica" - che parolone!!!!!
Beh, però potrebbe anche essere vero; un'organizzazione criminale, prima di "acquistare" la merce, vuole essere sicura della sua validità, - cioè che abbiano soldi a sufficenza - in fondo non è merce che si vende, devono solo spostarla come pacchi, una volta a destinazione, ognuno per la sua strada.

Beh, credo che certe affermazioni non debbano neanche essere prese in considerazione, se non fosse che a farle è un eminente capo di governo, se ognuno di noi le sentisse da un, diciamo conoscente, lo manderebbe a quei paese, ma, si sa, un capo di governo....


PER BERLUSCONI NESSUNO SCANDALO SUL RESPINGIMENTO, RISPETTATI GLI ACCORDI INTERNAZIONALI
post pubblicato in diario, il 10 maggio 2009


Secondo il premier, nessun accordo internazionale è stato violato e l'Italia non è un paese multietnico.

Al proposito vorrei fare due considerazioni:

1) Affrontare il problema al solo rispetto degli accordi internazionali e non, come sarebbe più giusto, da un punto di vista umanitario, significa chiudere gli occhi di fronte alle emergenze che tante popolazioni stanno affrontando.

Eppure, tanti Italiani, attraverso organizzazioni ONG senza scopi di lucro, religiose e laiche, si stanno adoperando per aiutare proprio quelle popolazioni a risolvere i loro problemi; problemi che derivano:

a) da un cambiamento climatico che a messo in ginocchio la loro economia,

b) da regimi dittatoriali,

c) da guerre intestine tra fazioni in potta per il potere,

d) da guerre con paesi vicini.

Tutti problemi a loro volta derivanti dalla politica internazionale dell'occidente di sfruttamento di quei territori sia a scopi territoriali sia a scopi economici; territoriali perché per sostenere lo sfruttamento si finanziano governi dittatoriali, economici per poter sfruttare le risorse naturali di quei paesi am anche per poter vendere ai governi la produzione eccedente di armi prodotte dall'occidente.

E' chiaro a tutti che le organizzazioni ONG, da sole, non riusciranno mai a risolvere detti problemi in mancanza di una politica internazionale di aiuti, non solo concreti, come: finanziamenti, viveri, medicinali, ma anche di natura politico/economica: attraverso contratti di sfruttamento dei territori equi e paritari, senza interventi di tipo militare come succede oggi a sostenimento di governi dittatoriali al solo scopo di difendere i propri interessi.

Perciò l'affermazione di Berlusconi è completamente fuori luogo, l'Italia, essendo direttamente coinvolta, ha il dovere di aiutare le popolazioni in difficoltà, sia intervenendo con aiuti concreti sia accettando gli individui di quei popoli che decidono di rifarsi una vita altrove.

Sul piano umanitario, rimandarli indietro senza conoscerne la provenienza è sicuramente un delitto poiché verrebbero a trovarsi di nuovo in balia di coloro che li hanno spinti a emigrare e che sono dei criminali senza scrupoli, nel caso specifico, le testimonianze raccolte, indicano anche la natura violenta delle autorità libiche che no disdegnano l'uso della violenza nei loro confronti, e sembra addirittura che siano complici dei trafficanti.

2) Considerando la storia Italiana, con tutte le sue diversità culturali e politiche nate dalla divisione in territori separati e controllati da diversi stati con basi politiche e culturala diversi tra loro, non si può certo dire che, già alla sua unità, fosse un paese culturalmente unito, da ciò si può dire che l'Italia è da sempre un paese multietnico.

D'altra parte, la lega ne ha sempre fatto la sua bandiera.
Rimpatrio clandestini
post pubblicato in Riflessioni, il 7 maggio 2009


Bene signor Ministro, finalmente ce la fatta, 227 migranti "RISPEDITI AL MITTENTE" prima di sbarcarli in Italia per verificare la loro effettiva provenienza e il loro stato sociale nel paese d'origine; esulti pure, signor Ministro, perché sembra che il "PACCO" sia arrivato a destinazione.
Si, "IL PACCO"! perché solo i pacchi o lettere o comunque tutto ciò che si spedisce per posta, si rispediscono al mittente qualora non soddisfano le esigenze di chi le riceve, CIOÈ MERCE!
Perché di questo si tratta, secondo Lei, i clandestini non sono altro che MERCE da usare nel bisogno e gettare finita la loro utilità.
Al mittente, però, non credo siano arrivati, già, perche la Libia è la costa da cui sono partiti e non il paese d'origine; naturalmente Lei non si è chiesto come mai i barconi partano cosi facilmente dalle coste Libiche, l'importante, per Lei, è essersene disfatto, 
Problema, quello dei movimenti migratori, che nasce da cause indipendenti dai migranti stessi; le guerre, le repressioni per motivi politici, non sono certo le popolazioni a volerle, ma gente come Lei, gente determinata a far prevalere nell'intera società la propria idea. Penso Lei sappia che in certe regioni in guerra acquistano le armi proprio da noi, l'Italia è uno dei paesi esportatori di armi, e che anche le dittature, fonte di conflitti interni, sono incentivate dagli occidentali.
E che colpa hanno le popolazioni che si trovano a vivere in ambienti un tempo rigogliosi, ora, per lo più desertici? dove la vita umana è spinta agli estremi? impedire loro di emigrare in aree piu vivibili significa condannarle a morte, non crede?
Non è, quello di avere un posto dove vivere, uno dei diritti fondamentali di ogni individuo? Siete cosi pronti ad affermarlo quando si parla di Israele che, il negarlo ad altri, diventa un doppio crimine perché diventa sinonimo di razzismo.
Ma da tutto ciò Lei non ricava nessun insegnamento, anzi...l'espulsione rimane l'unico modo, per Lei, di affrontare un problema che si ripresenterà puntualmente, perché, tra l'altro, nessuno ci garantisce che non verranno rispediti di nuovo in Italia proprio dai libici.
E cosa sara di loro in Libia, non credo lo sappia,, anzi, credo non si sia neanche posto il problema, pur sapendo che la c'è la dittatura.
Certo, tra Italia e libia è stato fatto un accordo - di che tipo di accordo non mi è dato saperlo - ma chi controlla se viene rispettato? chi controlla come vengono trattati? chi controlla che non siano usati come "schiavi"?  
Bene anche sul fronte dei consensi; una buona parte dei commenti agli articoli dei giornali non fanno altro che condividere il suo operato, dimostrando quanto poco vale, almeno per una parte degli Italiani, la vita umana.
Nascondendosi dietro allo spauracchio dell'invasione, si vuole impedire il formarsi di una cultura rivolta verso l'affermarsi di un pensiero libero da pregiudizi, pensiero che metterebbe in serio pericolo tutto il castello ideologico da voi costruito, castello che ha come unico riferimento la propria cultura, e che di per se diviene limitativo anche nell'affermazione di una società basata sul diritto.


Minori e legalita
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2009


I minori vengono clandestini non possono frequentare le scuale Italiane.
Cosi sembra, da quanto scrive Fini in un articolo rivolto a Maroni, secondo la legge sulla sicurezza.
leggi sotto
"Ti faccio presente - scrive Fini a Maroni - che la disposizione, se da un lato consente agli stranieri, anche se privi del permesso di soggiorno, di accedere alle prestazioni sanitarie pone a questi ultimi dei limiti in ordine all"accesso a pubblici servizì, anche nel caso in cui i medesimi servizi rivestano carattere essenziale. La disposizione, infatti, subordinando la fruizione di pubblici servizi alla presentazione di 'documenti inerenti al soggiorno' presso gli uffici della nostra amministrazione , impedisce che di questi servizi possano godere gli stranieri privi dei predetti documenti".
"Un solo esempio delle conseguenze - spiega Fini - che ne deriverebbero: ai minori stranieri verrebbe negata l'iscrizione alla scuola dell'obbligo ed il conseguente diritto all'istruzione che è attualmente tutelato, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani".
Non è bastato togliere la denuncia dei medici nei confronti dei clandestini che si presentano per farsi curare, perché la possibilità e l'obbligo di denuncia è insito nella legge stessa che ,come si legge, se una persona è sprovvista di documenti non può presentarsi in un ufficio pubblico, il che significa che non potrà avere, ne assistenza sanitaria ne mandare i minori a scuola perché se lo fanno sono passibili di denuncia ed espulsi.
Tutto ciò in barba alle stesse leggi italiane che danno diritto a chiunque di usufruire dell'istruzione pubblica.
C'è da chiedersi fino a che punto vuol arrivare la lega pur di penalizzare l'immigrazione in Italia, visto che Maroni a intenzione di ripresentare in parlamento l'emendamento sulle ronde e i Cie.
Sembra che l'intenzione sia quella di continuare sulla strada dello scontro con quanti, anche a destra, vogliono invece una politica basata più sul compromesso, se cosi fosse si può desumere che non si fermerà neanche di fronte ad un eventuale crisi di governo, almeno sembra.
Dico sembra perché la versione ufficiale data dalla destra sui rapporti con la lega sembra improntata verso una condivizione degli obiettivi, lasciando cosi intravvedere un gioco per confondere l'opposizione che a sua volta sembra non riuscire ad intenderlo; nella discussione precedente sulla sicurezza riusci a far depennare le ronde e i Cie, che però saranno ripresentati di nuovo e, promessa di Maroni, verranno approvati con la fiducia.
Dunque, la lotta alla clandestinità sta diventando un banco di prova, sia per il governo sia per l'opposizione.
Chi ne uscirà vittorioso?
Sta di fatto che intanto, il clandestino onesto, non ha nessuna possibilità, e tanto meno i suoi figli, di usufruire dei servizi essenziali per la sopravvivenza. Grazie alla legge Bossi Fini, se perde il posto di lavoro diventa clandestino perdendo ogni diritto.
L'Italia sta sprofondando sempre più nel pantano dell'intolleranza verso gli stranieri, pensare che ancora 50 anni fa eravamo noi i clandestini,




 
Immigrazione
post pubblicato in diario, il 19 aprile 2009


37 donne di cui una in cinta più una quarantina di minori più il corpo senza vita di un minore in totale 154 esseri umani in balia delle insicurezze occidentali.
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_18/mercantile_turco_canale_sicilia_migranti_malta_frattini_c67a3da0-2c07-11de-b2aa-00144f02aabc.shtml
Da giorni la nave turca si trova in mare nel canale di sicilia dopo che si è aperto un contenzioso tra Italia e Malta su chi deve accettare gli indesiderati ospiti; ennesimo atto di indifferenza nei confronti di persone innocenti che cercano solo un posto migliore in cui vivere. 
Perché, visto che in Ialia esiste la legge che permette di espatriare immediatamente i clandestini, legge di per se razzista, li si tiene prigionieri su una nave? non sarebbe lo stesso farli sbarcare e poi rinpatriarli? perché far soffrire ulteriormente persone che nel corso della loro vita hanno gia sofferto molto? perché devono sempre pagare innocenti per le insicurezze e paure nostre?
I guai di molti popoli da noi rifiutati sono da far risalire alle nostre azioni passate e odierne: passate di quando gli europei erano colonialisti in africa e sud est asiatico, odierne, per lo sfruttamento intenso di vasti territori specialmente la dove c'è petrolio e foreste che noi occidentali tagliamo per il nostro benessere senza da un valido riscontro a loro.
Ora abbiamo paura che vengano qui a cambiare le nostre abitudini culturali pensando magari che ci facciano regredire e non ci accorgiamo che è proprio il nostro comportamento nei loro confronti a determinare il nostro regresso
Inoltre, impedendo loro di entrare a contatto con noi, causiamo danni a noi stessi e alla nostra civiltà perché il progresso può avvenire solo attraverso la libera circolazione delle idee; al giorno d'oggi, dove tutto ciò che avviene è internazionalizzato, è assurdo anche solo pensare che ci siano frontiere, se l'economia basata sul libero mercato si svolge senza frontiere, è logico supporre che anche le persone si spostino, questo processo non può essere fermato perché, facendo parte della natura umana, l'uomo tende a spostarsi la dove a più possibilità di sopravvivere, l'abbiamo fatto anche noi Italiani, quando l'Italia era povera e mancava lavoro, siamo andati all'estero.
Pensare oggi di fermare questo processo per ragioni locali vuol dire non aver capito in che mondo viviamo e questo è un freno al nostro stesso sviluppo.

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