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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il sogno della chiesa per una nuova classe politica di cattolici
post pubblicato in POLITICA, il 25 febbraio 2010


Ieri il cardinale Bagnasco , oggi il cardinale Bertone : urge una nuova classe politica di cattolici che sappiano coniugare il vangelo con la storia.

L'idea è quella di politici che sappiano unire la vita sociale con quella privata, ovvero, portare l'individuo in una sfera esclusivamente sociale a scapito di quella individuale, ovvero, eliminare quella tendenza naturale dell'uomo a esprimere il proprio individualismo.

Secondo Bagnasco:Servono italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l'agire politico. Per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire”.

Secondo Bertone: "Con la speranza che essi possano riaffermare l'unicità dell'etica, la non distinzione tra vita pubblica e privata e soprattutto che siano esempio di rettitudine, dote richiesta a tutti i politici, e non solo ai credenti".

E ancora: La missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori perché in tutto ci si riflette il divino. Se questo senso del divino manca tutto si deturpa: la politica diventa mezzo di arricchimento, l'economia arriva al furto e alla truffa".

Dio a parte, l'idea base è quella di un impegno politico che miri a riportare la società in una dimensione religiosa; a tale scopo si sfruttano diversi temi tra cui la corruzione "dello spirito?" insita nella società che, secondo i cardinali, deriva dall'allontanamento dell'uomo da dio, cioè dagli insegnamenti che, presumono loro, ci ha dato dio attraverso singoli individui umani che, presumono senpre loro, detti individui siano stati illuminati dallo stesso dio.
Sinceramente, che un individuo o gruppo abbia la libertà di vivere secondo il proprio credo unendo pubblico e privato è più che giusto - d'altra parte è ciò per cui le società moderne si impegnano - ciò che non condivido è la volontà di riportare "l'intera società" a un unico credo, cioè a una visione unica della vita; visione unica che contraddice proprio uno dei principi base del cristianesimo: il libero arbitrio.
Inoltre, il pensiero unico, nel corso dei secoli si è dimostrato disastroso proprio in riferimento ai principi stessi del cristianesimoi - e di questi disastri la chiesa ne è stata autrice e partecipe.

L'essere retto, scevro da ogni tentazione "umana", presuppone un individuo al di fuori della realtà (l'eremita), come può, allora, essere retto un individuo che della realtà ne fa ragione di vita?
Entrando in politica, il cattolico entra nella sfera di Cesare - date a dio ciò che è dio e a Cesare ciò che è di Cesare, contraddicendo cosi un'altro dei principi del cristianesimo - ponendosi sullo stesso piano materiale; ciò lo allontana da quello che era, originariamente, lo scopo: la salvezza nella purezza. Perché è proprio la visione del mondano ad allontanare l'uomo dalla via della salvezza cristiana.

Se l'uomo cristiano si adegua all'uomo mondano, cosa rimane in lui di spirituale (nell'accezione cristiana)? niente.
Questo ce lo dimostra la chiesa stessa; ogni qualvolta entra (praticamente sempre) nella sfera di cesare, è costretta ad adottare comportamenti che nulla hanno a che fare con l'originale. Sia nel passato (potere temporale, guerre, repressione, ecc.) sia nel presente (interessi economici in tutto il mondo e sostegno a governi non sempre in linea, nel loro operato, con essa), la chiesa ha sempre operato nella sfera di Cesare per cui lo "spirito" cristiano è sempre stato relegato in secondo piano rispetto agli interessi mondani.

Se, secondo Bertone, "la missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori perché in tutto ci si riflette il divino. Se questo senso del divino manca tutto si deturpa: la politica diventa mezzo di arricchimento, l'economia arriva al furto e alla truffa", come si spiega la loro avversione nei confronti di quei cattolici che non condividono la "politica" del vaticano in merito ai problemi etici moderni?
Se consideriamo i grandi temi etici della nostra era e cioè: aborto, divorzio e testamento biologico, ci si rende conto immediatamente della contraddizione della chiesa; se da una parte chiama a "raccolta" i cattolici - che tra l'altro un partito cattolico esiste già ed è l'UDC (unione democratici cristiani) - dall'altra esclude quanti, pur essendo cattolici, non condividono le loro scelte in merito ai temi di cui sopra.
Contraddizione che mette a nudo le vere intenzioni del clero nel suo operare, non tanto nella società ma quanto nel porsi come guida politica anziché limitarsi al campo spirituale.

D'altra parte, agire solo nel campo spirituale comporta la rinuncia a ogni sorta di "agevolazioni" derivanti dal'essere guida politica; la guida spirituale, e questo lo insegna lo stesso Gesù con il suo comportamento (rinunciò ad ogni offerta fattagli di potere temporale), deve saper rinunciare al mondo e ai suoi benefici, solo cosi può "sperare" la salvezza che "risiede" nel "regno dei cieli" e non sulla terra.
Rinuncia che nella chiesa è al di la dall'essere praticata. Basti pensare ai casi di pedofilia all'interno del clero per rendersi conto che, invece di "praticare" il cristianesimo, si limita ad elencarne i principi. 
Un movimento politico cattolico legato (dipendente) al clero, lo porrebbe nella condizione di influenzare direttamente la politica e, di conseguenza, di proporre, in parlamento, sui problemi etici, soluzioni che rispecchierebbero solo una parte della società e, dato il suo carattere assolutista, bloccherebbe il dibattito in corso creando un muro contro muro tra le diverse tendenze.
 

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/2/2010 alle 18:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
RIMOZIONE DEL CROCIFISSO NELLE SCUOLE
post pubblicato in Riflessioni, il 4 novembre 2009


Italia in rivolta. Destra e sinistra contestano la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di rimuovere dalle scuole il crocifisso perché: “è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

E’ una sentenza, questa, che oltre a essere in linea con la costituzione europea, firmata anche dall’Italia, è la dimostrazione pratica di come uno stato laico si muove nei rapporti con le entità culturali/politiche/religiose che operano al suo interno. Un comportamento, questo, non gradito alle istituzioni religiose e ai politici italiani.

Per quanto riguarda i politici, a destra si afferma che la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione (Gelmini). Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e quello della Giustizia Angelino Alfano. E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana".

Questo ci porta a credere che il crocifisso, per i cattolici laici, non è più un simbolo religioso ma semplicemente un aspetto della cultura secolare dell’Italia. In questo modo si azzera il significato vero del simbolo stesso e pertanto non si capisce più la sua importanza. Inoltre, va anche considerato che, nell’Italia di oggi, i simboli storico/culturali sono molteplici, e che la maggior parte di essi si riferiscono ad avvenimenti e a idee laiche. Certo, come dice Fini, il cristianesimo è parte integrante nello sviluppo della cultura italiana, ciò non toglie che essa abbia, nel corso dei secoli, sviluppato un sistema di idee (laiche) completamente autonomo e perciò non più dipendenti dal cristianesimo; inoltre, proibire il simbolo non significa affatto proibire il cristianesimo anzi, in privato – e ciò vale anche nei comportamenti individuali - ognuno è libero di esternare i propri simboli. Con questa sentenza non si vuole negare proprio niente, o almeno niente di ciò che conta veramente, cioè la fede.
A sinistra, è cauto il segretario del Pd: "Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto".
Per quanto riguarda il clero, invece, in una nota, la Cei parla di "sopravvento di una visione parziale e ideologica". Per l'Osservatore Romano "tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani la sentenza colpisce quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del continente europeo''. E in serata, a nome della Santa Sede, parla padre Federico Lombardi, secondo cui la decisione rivela un'ottica "miope e sbagliata", "accolta in Vaticano con stupore e rammarico. Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano".
Come si vede, la rinuncia a interpretare la sentenza come atto dovuto in una società sempre più multi religiosa è pressoché totale. Ciò significa che, se deve esserci confronto, questo non deve mettere in discussione il ruolo primario del cristianesimo nella società, vale a dire che il cristianesimo deve essere sempre il punto di riferimento per ogni possibile confronto tra stato e “cittadini”. Per i cristiani cattolici, lo stato laico, al di la delle belle parole sulla libertà di espressione, deve essere inteso come un prolungamento di quello religioso e non come garante delle libertà di tutti i cittadini qualunque idea professino.

Link di riferimento

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html

http://it.notizie.yahoo.com/4/20091103/tts-oittp-corte-strasburgo-crocefissi-ca02f96.html

http://europa.eu/scadplus/constitution/objectives_it.htm#PRINCIPLES


il clero e la religione nella scuola pubblica
post pubblicato in Riflessioni, il 25 aprile 2009


"L'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia, e l'insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti", ha detto Benedetto XVI, come dimostra anche il fatto che "con lui tanti ragazzi si tengano in contatto anche dopo i corsi".
Lungi dal costituire "un'interferenza o una limitazione della libertà", la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione selezionati dalla Chiesa cattolica "è, anzi, un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno", ha aggiunto il Papa.
Quelle sopra sono parole di Papa Benedetto 16° dette al Meeting degli insegnati di religione promosso dalla Cei.
E' giusto insegnare la religione nelle scuole Italiane essendo parte integrante dello sviluppo intellettuale e spirituale dell'umanità, però quando si indica una sola religione, escludendo tutte le altre, ciò che si vuol perseguire non è la conoscenza del pensiero umano bensi il suo indottrinamento.
E' pur vero che l'Italia, come parte dell'Europa, proviene dalla cultura cattolica o comunque cristiana, è altrettanto vero però, che negli ultimi due secoli, la cultura, si è andata allargando arricchendosi di nuove idee e esperiense, prima fra tutte quella laica.
Questo a permesso ai popoli di creare strutture sociali dove tutti possono esprimersi liberamente senza interferire tra loro in modo negativo; in questo contesto, il cattolicesimo, ha già dei vantaggi econmici che, aggiunti alla libertà, gli consentono di sviluppare all'interno della società strutture adeguate per la sua diffuzione.
Insistere, come fa il clero, sulla necessità di insegnare il cattolicesimo nella scuola pubblica, sta a indicare la volontà di andare oltre quello che è la divulgazione della propria cultura.
Una cultura libera, oltre che basarsi sull'insegnamento di tutto il pensiero umano, deve anche preparare l'individuo a poter sciegliere, dopo una riflessione interiore, liberamente il credo a cui far riferimento. 
Riguardo al cattolicesimo come "esempio di spirito positivo" per un dialogo costruttivo ho dei seri dubbi, basta vedere come si sono comportati sul problema del testamento biologico per capire cheper loro il dialogo si limita ad esporre le proprie opinioni senza tener conto di quelle degli altri, nel caso specifico, sono addirittura spinti ad azioni che nulla hanno a che fare con la parola di Gesù.
  
  

Finanziamento del clero alla crisi
post pubblicato in diario, il 31 marzo 2009


Trenta milioni di euro, che le banche moltiplicheranni per dieci, ha chi ha famiglia ed è senza lavoro.
I soldi saranno dati sotto forma di prestito di 500 euro mensili dalle banche a interesse minimo "ah un interesse c'è sempre" concordato dalla Cei con lìAbi
Il sistema creditizio si farà carico di eventuali insolvenze e, in contropartita, beneficerà di eventuali interessi. Questi prestiti non saranno cumulabili con quelli già messi a disposizione da varie diocesi italiane e da strutture come la Caritas.
Il prestito dovrà servire alle famiglie per superare il periodo di crisi e sarà reso quando la famiglia incomincerà ad avere un reddito e durerà un anno rinnovabile per un secondo anno. 

Detta cosi sembra una cosa, oltre che buona, anche molto democratica se non fosse che ad usufruirne sara solo una categoria di famiglie.La famiglia dovra essere sposata regolarmente con tre figli a carico malati o disabili "non credo che di famiglie cosi ce ne siano molte", Inoltre le famiglie descritte in difficoltà, almeno si presume, sono famiglie a basso reddito, con un tenore di vita già basso prima della crisi, perciò, restituire questi soldi, sarà per loro un problema di difficile soluzione.
Calcolando 500x12 fanno 6000 se sono due anni sono 12000 + interessi, e come mai faranno queste famiglie a restituirli? dovranno pignorare i loro beni?  
E poi tutti coloro che non hanno famiglia o che convivono o che hanno figli sani che non lavorano o studiano o sono anziani senza nessuno e bisognosi di cure sono esclusi? e perché? non sono forse esseri umani? un comportamento simile non è degno di un organismo che pretende di essere il continuatore di gesù, che dovrebbe salvaguardare la vita di tutti in ogni occasione. 

 E' forse questa l'etica cristiana? quella di difendere alcuni lasciando indietro gli altri? 
Se prendiamo come riferimento i vangeli non credo proprio.
Sul problema del T.B. non si era forse pronunciato a favore della vita sostenedo una legge impositiva? che a suo dire salvaguarda la vita di tutti? ma forse usa due pesi e due misure in base alla capacità di ottebere consensi.


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