discutendo insieme discutendoinsieme discutendo insieme DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Nuovo attacco alla costituzione.
post pubblicato in Riflessioni, il 21 aprile 2011


           

È stata depositata, da parte del deputato PDL Remigio Ceroni, una proposta di legge per modificare l'articolo 1 della costituzione.

Ecco di cosa si tratta:

Oggi l'articolo 1 recita: "l'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". 

 

Verrebbe sostituito con: "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale".

 

La proposta, secondo lo stesso deputato, è a titolo personale, ovvero, senza la discussione all'interno del partito. Questo, però, non significa che non rispecchi le idee del partito berlusconiano. A prova di ciò basti riflettere un attimo sui continui attacchi alla magistratura, continuamente definita di sinistra o comunista, e al presidente della repubblica - le continue lamentele sul rimando delle leggi al parlamento.

 

L'idea alla base della modifica, come espresso dallo stesso deputato, è di definire la gerarchia nelle istituzioni. Il parlamento, come momento legislativo, deve essere al vertice delle istituzioni e non può essere condizionato dalle altre. Questo in se è vero, quello che il deputato "finge" di dimenticare è che le altre hanno funzione di garanzia, ovvero, non sono ne superiori ne inferiori ne pari al parlamento ma hanno il compito di garantire che il parlamento non faccia leggi contrarie all'indirizzi dettati dalla costituzione.

Queste istituzioni sono state create apposta per questo compito affinché non si verificasse la possibilità che una maggioranza accorpasse tutti i poteri come successo col PNF (partito nazionale fascista).

Pertanto, togliere ad esse questo compito, implica che il governo di maggioranza può procedere con tutte le modifiche che ritiene opportuno per realizzare il suo disegno politico e nessuno ci garantisce che non sia improntato alla dittatura, anzi, visto i continui attacchi alle opposizioni definite conservatrici dallo stesso leader, è lecito presupporre che il fine sia proprio quello.

 

Inoltre, cambiando "la sovranità appartiene al popolo" con "centralità del parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale", si vuole spostare la sovranità dal popolo al parlamento, ovvero, se il parlamento è l'unico depositario della sovranità, il popolo diventa unicamente l'elettore passivo. Vale a dire che, una volta espresso il voto, il popolo non ha più voce in capitolo ne come singola entità ne come gruppo sociale.

 

Per concludere, l'eliminazione delle istituzioni di garanzia e della sovranità popolare spianerebbe la strada a quel presidenzialismo o premiarato tanto vagheggiato dal premier, che vorrebbe tutte le istituzioni controllate dal potere centrale,  e sempre osteggiato dalle istituzioni proprio per la sua natura anti democratica.

Articolo 21

Gasparri e le riforme della costituzione.
post pubblicato in Riflessioni, il 1 gennaio 2011


Come si può aver fiducia in persone che affermano: "Questa e' sempre stata la nostra opinione ed e' quello che pensa l'intera maggioranza. Dopo gli inutili e falliti assalti al governo fatti da minoranze di sinistra nel Paese e nel Parlamento, e' tempo di prendere atto che c'è una maggioranza di centrodestra ampiamente legittimata che ha la volontà di riprendere il cammino delle riforme della Costituzione", affermazione che, secondo il sig. Gasparri, serve a sostenere quelle riforme di cui si parla da anni e mai iniziate veramente: elezioni diretta del premier, riforma del bicameralismo e senato federale. Gasparri sostiene che questo dovrebbe essere il programma da sostenere a 360 gradi da parte del governo e condiviso da tutte le forze politiche. Certo, ma dipende tutto da come si affrontano i problemi. Senza contare che, se le riforme istituzionali sono importanti, non lo possono essere più del problema giovani, e lavoro in generale (che include tutto il mondo della produzione e delle pensioni - come ho sempre affermato, l'aumento dell'età pensionabile va a svantaggio dell'occupazione giovanile.), dell'educazione, dello stato sociale  e dei diritti ormai diventati, a causa dell'inerzia ma anche della volontà del governo, un optional. Temi strettamente correlati tra loro che se non affrontati e risolti, le riforme istituzionali non servirebbero a nulla

 

Innanzi tutto va detto che quella "maggioranza del centrodestra ampiamente legittimata", nell'ultima fiducia è stata risicata per tre punti. Cosa questa, che dovrebbe far riflettere il centrodestra, visto che erano partiti con un "vero consistente vantaggio" (grazie anche alla famigerata legge elettorale di cui il sig. Gasparri si guarda bene dal mettere nella lista delle riforme) che è andato gradualmente affievolendosi - non certo a causa degli "attacchi della sinistra" - a causa di lotte interne al centrodestra.

In secondo luogo, fare riforme condivise significa discutere e ascoltare le forze politiche, ma anche sociali, che portano proposte diverse; significa arrivare, attraverso il confronto che Gasparri chiede, a una soluzione del problema mediata, cosa che il centrodestra a ampiamente dimostrato di non volere. Basare il confronto sul presupposto: queste sono le nostre proposte, discutiamone ma sappiate che l'impianto non è modificabile significa rifiutarlo.

Inoltre, se la riforma dell'elezione del premier (che comunque non può basarsi sull'aumento del potere dello stesso come proposto a suo tempo da Berlusconi pena il venir meno dei presupposti su cui si basa la democrazia parlamentare) e del bicameralismo si possono fare in parlamento, quella federalista no! Essendo una riforma che coinvolge tutta la struttura gestionale del territorio. È impensabile non coinvolgere, nella sua definizione, anche i poteri periferici essendone i destinatari.

Inoltre, la riforma dello stato in senso federale dovrebbe eludere e superare le altre due. Se lo stato verrà riorganizzato dalla base al vertice dando maggiori deleghe ai poteri periferici e creando un parlamento dove una delle due camere è formata da rappresentanti delle regioni, dare più potere al premier e riformare il bicameralismo non serve proprio a nulla. Queste riforme avverranno in modo naturale attraverso quella del federalismo.

 

Per concludere, sperare che le riforme istituzionali possano risolvere gli attuali problemi è semplice utopia, tutt'al più migliorerebbero (ma non come da proposte della maggioranza) i rapporti tra istituzioni e cittadini snellendo le procedure. Questo però non può avvenire attraverso i ridimensionamento del personale, come da riforma Brunetta e Gelmini,  senza un adeguato apporto di sostegno a quanti, nell'attuazione di queste politiche, perdono il posto di lavoro.

Berlusconi, la costituzione e lo stato sociale
post pubblicato in POLITICA, il 10 giugno 2010


Articolo 41 della costituzione:

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Cito l’articolo della costituzione in merito a quanto detto dal premier in occasione dell’assemblea di Confartigiato: "Sono due i progetti ai quali lavoriamo: lo statuto delle imprese, che è già depositato alla Camera e la proposta del ministro [dell'Economia, Giulio] Tremonti di sospendere per 2-3 anni tutte le autorizzazioni richieste per aprire le attività. Pensiamo a una legge ordinaria e a riscrivere l'articolo 41 della Costituzione che [in materia di lavoro e impresa] è datata", ha detto Berlusconi lamentando la matrice "catto-comunista" di questa parte della Carta. Questo al fine di: "riconoscere finalmente diritti agli imprenditori che finora hanno avuto solo doveri".

Di quali diritti “negati” parla? Se l’iniziativa economica privata è libera, significa che se ci sono dei diritti negati dipende dalle leggi, ma in questo caso cosa centra la costituzione? A meno che non si riferisca ai “programmi e controlli” che servono ad indirizzare l’attività economica a fini sociali. Forse è  questo che da fastidio al premier, non la mancanza di diritti degli industriali.

Ma cambiare questo aspetto, che comunque è regolato dalle leggi e, di conseguenza basterebbe modificare le stesse senza disturbare la costituzione, significa cambiare il fine; e quale fine metterebbe il premier? Quello del profitto? Credo proprio di si. Il premier fa riferimento anche alla mancanza del termine “mercato”. Vero, ma se l’economia è libera, è ovvio che operi in un mercato libero. Ma, allora, qual è il problema?

L’articolo parla esplicitamente di libertà, e gli industriali ne hanno sempre usufruito. Non solo, hanno anche avuto agevolazioni dallo stato, con soldi pubblici, quando entravano in crisi o dovevano ristrutturare l’azienda. Agevolazioni che andavano dalle tasse (chi investiva in zone “depresse”), al prepensionamento (quando, dopo le ristrutturazioni si trovavano nella necessità di ridurre il personale), dalla cassa integrazione (nei momenti di crisi sia aziendale sia generale) alla mobilità interna per evitare assunzioni temporanee. Inoltre, i finanziamenti che le aziende hanno ricevuto dallo stato, sono state usate anche per investimenti all’estero dove, però, non si è avuto nessun riscontro in termini di tasse (sempre che le paghino). A questo va aggiunta la legge sul contratto a termine che aggira in modo concreto il divieto di licenziamento e che regala alle aziende un diritto a senso unico.  I diritti, dunque, le aziende li hanno e ne hanno fatto uso in ogni modo; ciò che rimane, perciò, è il fine, lo scopo dell’economia sancito dalla costituzione: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.” Ecco quello che il premier, e gli industriali, vorrebbe/ro modificare, o meglio, sopprimere. il punto è che Il principio non sancisce solo l’indirizzo dell’economia, ma, di conseguenza, anche tutto l’impianto delle leggi che regolano il mondo del lavoro. Se venisse cambiato/soppresso, cadrebbero anche i presupposti alla base di tali leggi.

Questo non è altro che uno dei tanti tasselli che l’attuale primo ministro sta modificando con un unico scopo, quale?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. costituzione premier politica

permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/6/2010 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
PROVOCAZIONI
post pubblicato in POLITICA, il 5 gennaio 2010


Dopo "l'attentato" al premier, le dichiarazioni di intenti verso una riappacificazione della politica in Italia sembravano aver raggiunto uno scopo preciso, trovare una soluzione condivisa alla riforma della seconda parte della costituzione (ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA: ilparlamentopresidente della repubblicagovernomagistraturaregione,province e comuni, garanzie costituzionali ). Soluzione che, dopo il discorso di fine anno del presidente Napoitano, sembrava che, se pur con parecchie riserve da parte dell'opposizione e, in modo particolare, sulle leggi ad personam, si potesse giungere ad un accordo soddisfacente almeno per l'inizio dei lavori.
Riforme riguardanti il riordino delle strutture statali possono essere benissimo condivise se si basano su presupposti laici, nel rispetto di ogni cittadino, qualunque sia la sua posizione sociale e ideologica/religiosa all'interno dello stato. Credo, anzi, che una riforma della seconda parte sia auspicabile in questo senso perché potrebbe impedire anche solo il formarsi, all'interno delle istituzioni, di idee miranti a penalizzare quelle componenti sociali inseritesi di recente attraverso l'immigrazione.
La strada, come dimostrato nel recente passato, è irta di pericoli e piena di tendenze che mirano ad usare le riforme proprio contro lo stato laico invece di rafforzarlo.
Questo pericolo è reso ancor più palese nel momento in cui la maggioranza, nella persona del ministro Brunetta, propone di cambiare l'articolo uno - L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. - della costituzione. A parte ciò che esprime, l'articolo uno fa parte dei principi fondamentali della stessa da cui derivano tutti gli altri. Un cambiamento nei principi fondamentali equivale ad uno snaturamento della stessa.
Che l'attuale maggioranza voglia cambiare non solo l'articolo uno lo dice lo stesso ministro : «ma anche la prima, a partire dall'articolo 1: stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla».
Ad esempio, se dovessimo cambiare l'articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale,
-
sicuramente, questa è una affermazione generica, di principio appunto, affermazione che poi viene determinata negli articoli seguenti - non capisco cosa si debba cambiare, la garanzia dei diritti del cittadino è fondamentale in ogni democrazia e la formula usata calza benissimo anche riguardo allo stato laico, perciò, proporre il cambiamento dell'articolo non implica un miglioramento, tutt'al più creerebbe confusione nell'interpretazione.
Perciò, tutta la prima parte riguarda i diritti e doveri del cittadino, mentre la seconda il funzionamento e il rapporto tra le istituzioni - parlamento, magistratura, ecc.. Ciò significa che, cambiando la prima parte, si innescherebbe un processo non più di riforma, ma di revisione o cambiamento che sicuramente porterebbe al rifacimento della costituzione.
Ma, se l'attuale prima parte rispecchia un sentimento di libertà e convivenza pacifica, perché la si vuol cambiare? 
La soluzione del problema dell'immigrazione, comparso in Italia negli ultimi ventanni, non comporta certo il cambiamento della costituzione; dare la nazionalità o
il diritto di voto all'extracomunitario implica l'aggiunta di leggi non il cambiamento della stessa. Cosi come l'eventuale cambiamento nei rapporti tra stato e cittadino, basta cambiare la seconda parte.

Quella del ministro a tutta l'aria di essere una provocazione, ma se cosi fosse, che significato può avere?
In una fase dove la maggioranza e l'opposizione stanno - almeno negli intenti - cercando la strada per la riforma della seconda parte che implichi la condivisione, tale provocazione della maggioranza significa che, di fatto, la maggioranza stessa, non vuole una riforma condivisa e che la sua idea non è tanto la riforma quanto il cambiamento radicale della costituzione. Come sarà lo si può solo intuire. Considerato che certe leggi proposte vanno in senso contrario ai principi fondamentali, il cambiamento sarà a sfavore delle libertà e dei diritti di tutti.

 

CALPESTARE L'OBLIO, Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana.
post pubblicato in Riflessioni, il 11 novembre 2009


CALPESTARE L'OBLIO

In allegato il link del pdf pubblicato sul sito "La Gru - portale di poesia e realtà" dove sono raccolte poesie di trenta poeti sul tema  "contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana."

Buona lettura


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. poesia costituzione repubblica

permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/11/2009 alle 16:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
NE ESULTARE NE FESTEGGIARE
post pubblicato in Riflessioni, il 9 ottobre 2009


Non bisogna ne esultare ne festeggiare e neanche cavalcare, questa non è la vittoria finale, non credo che in una società civile e libera si possa parlare di vittoria finale, è semplicemente l'affermazione di un principio che, purtroppo, pur essendo già stato affermato nella costituzione, si è dovuto riaffermare. Questo grazie a quelle forze intrinseche ad ogni democrazia che rappresentano il contrario della stessa.
Intrinseche perché, una democrazia che si rispetti, non può, nel difendersi, sopprimere ciò che le è contrario. Casomai deve dimostrare la capacità di difendersi giuridicamente.
Non credo, come affermato da altri , che la sentenza sia dipesa dell'incompetenza di berlusconi e dei suoi avvocati in campo legislativo.
E' vero che la legge doveva essere presentata come costituzionale in sede appropriata e non ordinaria in parlamento, ma dire che ciò dipende dall'incompetenza, mi sembra errato.
Il primo ministro, e i suoi ministri, non sono nuovi a questo comportamento; da una parte leggi ad personam, dall'altra - come la legge sulla libertà di stampa che include anche quella di pensiero - leggi che snaturano la costituzione dai suoi principi essenziali, contravvenendo proprio a quella forma essenziale per ogni istituzione.

Il lodo Alfano è stato bocciato dalla consulta perché incostituzionale (modificava un principio della costituzione) e per difetto di forma, vale a dire che, una legge che determina una modifica nei principi costituzionali ( nello specifico si tratta del principio: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge) non può essere espressa dal parlamento ma in sede appropriata; deve cioè essere modificato prima l'articolo costituzionale poi, fare la legge in linea con esso.
Credo proprio che il governo sappia perfettamente come funziona la legislazione e credo anche che fosse stato perfettamente cosciente, sin dall'inizio, della possibilità di una sconfitta. Questa, però, non può essere considerata una sconfitta politica. Lo sarebbe stata se la legge non fosse passata in parlamento.
E neanche si può parlare di dimissioni del premier che comunque rimane il vincitore delle ultime elezioni - anche se si può affermare con ragionevole certezza che l'elettorato è stato manipolato dai media, magari gli stessi che il premier definisce comunisti - e pertanto, in democrazia, il rappresentante eletto del popolo.
Dunque, ne esultare ne festeggiare ma, semplicemente, prendere atto che nella società le istituzioni funzionano ancora e che si devono difendere ogni qualvolta vengono attaccate dando loro la possibilità di lavorare. Ci sono altre leggi che contraddicono o addirittura annullano i principi costituzionali come: legge sui clandestini, sulla stampa, sulla scuola, sul condono. Tutte leggi che annullano i principi di: diritti umani, libertà di stampa, informazione e parola, diritto all'istruzione e disuguaglianza di fronte alla legge ( già, viene annullato il lodo Alfano ma, coloro che hanno esportato illegalmente capitali vengono condonati delegittimando, in altro modo, cosi il principio che tutti sono uguali davanti alla legge.
   
Se passano queste leggi, l'annullamento del lodo Alfano non sarà servito a nulla.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. costituzione leggi consulta lodo

permalink | inviato da verduccifrancesco il 9/10/2009 alle 18:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
BERLUSCONI E I POTERI DEL PREMIER
post pubblicato in diario, il 9 aprile 2009


«PIU' POTERI AL PREMIER» - In conferenza stampa Berlusconi è tornato anche sulle ipotesi di una riforma che assegni più poteri all’esecutivo. «Il premier dovrebbe avere gli stessi poteri dei colleghi europei, così come vanno ridotti i tempi per l'approvazione delle leggi». «Le difficoltà - ha aggiunto il Cavaliere, riferendosi anche alla situazione in Abruzzo - dipendono dalla nostra architettura istituzionale. Non voglio fare polemiche ma dobbiamo tenere conto dei tempi parlamentari per l'approvazione di una legge. Il nostro sistema istituzionale deve essere adeguato alle esigenze di un Paese moderno». Le riforme, secondo il premier, vanno fatte «con l'accordo di tutti, anche dell'opposizione che si rende conto che uno Stato moderno non può avere tempi come quelli che abbiamo noi per l'approvazione delle leggi».

Il premier torna sul suo tema preferito, < più poteri al premier >. 
Prendendo lo spunto dal recente terremoto, il cavaliere rilancia la sua idea di dare più poteri al capo del governo che, secondo lui, servirebbe a snellire le procedure parlamentari per l'approvazione delle leggi; come è facile immaginare, si riferisce all'eliminazione dall'iter parlamentare delle procedure che, oggi come oggi, servono a dar modo all'opposizione di esprimere la propria opimione sulle leggi proposte dal governo, presupposto ideale per ogni democrazia, anzi, il premier ritiene che proprio la prassi attuale sia la causa del "ritardo" con cui vengono attuate le leggi. 
Si dimentica, il premier, che ogni cosa, per essere attuata nel migliore dei modi, ha, innanzi tutto, bisogno del tempo necessario per essere valutata in ogni suo aspetto e solo dopo può essere messa in pratica; ciò a maggior ragione riguardo alle leggi, poiché una legge sbagliata può influire negativamente sulla vita di tutti. Ma forse, al premier non importa più di tanto, forse a lui ciò che interessa maggiormente è far vedere ai suoi elettori che qualcosa fa, ai problemi che insorgono ci penserà strada facendo, il tutto sulla nostra pelle. Dice lui che uno stato moderno deve essere in grado di prendere decisioni nel più breve tempo possibile, fin qui niente in contrario, ma se agire in fretta implica emettere leggi senza tener conto, non solo di chi quel governo non la votato ma anche dei propri elettori che non condividono la formulazione di una determinata legge, implica la   riduzione della democrazia poichè verrebbe meno il ruolo del parlamento cosi come è previsto dalla costituzione e la conseguente imposizione delle leggi da parte di un organismo, il governo, che pur essendo il rappresentante della maggioranza del paese, non lo rappresenta nella sua totalità.
Oltre a ciò va detto che il governo, già ora, ha il potere, in caso di necessità urgenti, come nel caso dell'attuale emergenza terremoto, di emettere decreti per far fronte all'emergenza.
Allora perché tutta questa volontà di spogliare il parlamento della sua funzione costituzionale? questa volontà di raccogliere il potere nelle mani di un singolo individuo, che pur operando in democrazia, avrebbe la possibilità di fare leggi a suo uso e consumo?
Per snellire l'iter, basterebbe, forse, proporre leggi che soddisfino tutte le componenti politiche e sociali senza arroccarsi su posizioni strettamente ideologiche e religiose come sta succedendo oggi , o, meglio ancora, formare un governo che includa, oltre che ministri della maggioranza, anche ministri della minoranza che abbiano funzione di controllo sulla stesura delle leggi, ciò avviene, se non vado errato, già oggi nelle commissioni parlamentari, perchè non potrebbe funzionare anche per il governo? se l'intento è quello di migliorare il funzionamento della democrazia, che problemi ci possono essere? se per democrazia si intende governo del popolo, nessuno, se si intende altro, molti.
 

http://www.corriere.it/politica/09_aprile_09/sicurezza_berlusconi_chiarimento_con_maroni_85a0fcf4-2506-11de-a682-00144f02aabc.shtml
IL NUOVO PARTITO DELLA DESTRA
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2009


Oggi nasce il nuovo partito, moderno, capace di modernizzare la nazione a suon di talk-show "vedi lo stesso congresso", spot pubblicitari interpretati dagli stessi politici" proclami roboanti sulla libertà "vedi leggi recenti". 
Dopo un parto difficile è nato, nome P.d.L, partito della libertà, alias popolo del partito "unico", senza alternative, piramide rovesciata, in netto contrasto ad ogni legge della fisica, il punto al vertice, anziché stare sopra e essere sostenuto da milioni di altri punti, sta, magicamente, sotto e sostiene i milioni di altri punti della piramide; mistero del nuovo corso politico instaurato dalla destra o illusione? Hanno forse scoperto nuove leggi di cui gli scienziati stessi non sono al corrente? o è l'ennesima trovata pubblicitaria di una certa politica che, da sempre, opera in modo da presentarsi come innovatrice mentre nella prassi si ripete? riuscendo magicamente ad occultare il vero obiettivo? 
Già il fatto di aver vinto le elezioni con uno scarto netto, ricevendo voti anche da quelle categorie che dovrebbero, almeno storicamente, essere a sinistra, nel senso più lato del termine, indica che in Italia si sia instaurata una sorta di pressione atmosferica magica, che a reso certe persone meno incline a pensare delegando tutto a UNO. 
Fini sta andando alle deriva, nel discorso finale UNO non ha fatto nessun cenno alle critiche di fini sul testamento biologico e sulla riforma delle istituzioni, come se non esistesse.
Sperare di poter competere alla pari con UNO è un grosso errore, pensare di condividere il potere in un partito creato a immagine e somiglianza di una persona è un'altro grosso errore. Questo partito, nato dalla mente di UNO allo scopo di consolidare il proprio potere, non può, in nessun modo, essere cassa di risonanza dei problemi dei molti che lo sostengono. Aggiunto a questo va considerato che molti militanti e sostenitori di AN sono già di fatto passati a UNO, quelli che non l'hanno fatto, ma che non condividono la fusione, quasi sicuramente passeranno alle formazioni di destra. 
La lega farà bene a stare attenta se vuole sopravvivere, non credo che gli gioverà molto il non essere entrata a farne parte, la carica emotiva creata da UNO rischia di coinvolgere gli stessi aderenti alla lega; la teoria del partito del fare, che mira a coinvolgere le nuove generazioni, avrà sicuramente successo.
Specialmente fra quanti si sentono in dovere di partecipare anche come manovali, e tra i militanti della lega ce ne sono tanti. 

E la sinistra? dov'è la sinistra? 
Qualche settimana fa ho partecipato alla fondazione del circolo del PD e ho pure preso la tessera; nelle riunioni, ha cui hanno partecipato al massimo una trentina di persone, si è discusso del ruolo del partito a livello nazionale e del circolo a livello locale, l'idea di fondo era di creare le condizioni per allargare l'adesione al partito con iniziative che dovrebbero coinvolgere anche persone esterne, da allora non ho più saputo nulla. Dov'è la sinistra?
Sfoglia marzo        maggio
calendario
adv