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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Tre esplosioni davanti ad una scuola a Brindisi.
post pubblicato in NOTIZIE, il 19 maggio 2012


 Il fatto quotidiano
Stamattina, davanti all’istituto Morvillo-Falcone di Brindisi, sono state fatte esplodere tre bombe che hanno ucciso una ragazza di sedici anni e ferito altri sette studenti di cui uno, un’altra ragazza di sedici anni, versa in gravi condizioni.
A quanto sembra, la bomba è stata fatta esplodere con un telecomando, pertanto, si crede che si sia voluto uccidere.
Per ora, gli inquirenti, pur lasciando aperte tutte le strade, sono orientati verso quella mafiosa.

Un atto criminale che non lascia dubbi sulla crudeltà degli attentatori e che ha provocato la reazione di tutto il mondo politico e civile.

NON SI POSSONO COLPIRE, DI PROPOSITO, I MINORENNI PER NESSUN MOTIVO!!!

Di fronte a tanta crudeltà, non servono parole per cercare di capire. Tutto è chiaro!
Che i colpevoli siano mafiosi o politici o altro, poco importa. Vanno presi e condannati alla pena più dura che esiste in Italia.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/5/2012 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Roma capitale, Roma violenta, la criminalità dilaga e la politica guarda.
post pubblicato in POLITICA, il 5 gennaio 2012


Fonte
Alemanno, sindaco di Roma dal 2007, aveva promesso che, se eletto, avrebbe reso più sicura la capitale e fino all’anno scorso ha sostenuto la sua tesi senza tener conto del crescente dilagare della criminalità.
La tesi di Alemanno si basava sulla criminalità mafiosa e estracomunitaria.
Solo dopo l’agguato di Ostia, lo scorso novembre, dove persero la vita Giovanni Galleoni e Franco Antonini, ammise apertamente il pericolo mafia.
L’ultimo omicidio è di ieri a TorPignattara dove hanno perso la vita un commerciante cinese e sua figlia di nove mesi. Una famiglia di quegli immigrati che Alemanno indicò come portatori di criminalità.

Quello che è successo ieri a Roma non è un semplice atto criminale. Uccidere una vita di pochi mesi non può essere considerato solo un atto criminale ma qualcosa di più efferato che nulla ha a che fare con l’essere umano. Uccidere per 5000 euro succede, anzi, si uccide anche per meno, e si può considerare umano. Uccidere un innocente no! nel modo più assoluto!
Questo ci porta a pensare che nella capitale la criminalità comune abbia perso il senso della vita - cosa già avvenuta nel mondo mafioso,- che la vita conta solo nel momento in cui è utile per certi fini.

Ma perché succede tutto questo? Perché la criminalità comune si comporta al pari di quella organizzata e mafiosa?

Non credo che la risposta sia da ricercare nell’immigrazione come sottostrato della società - Le vittime  di TorPignattara sono anch’esse immigrate - da cui la criminalità trae la manovalanza.  Credo, invece, che la responsabilità di quanto sta accadendo sia da ricercare nelle istituzioni, in modo particolare nella politica.
Alemanno, sull’esempio del suo leader, ha praticato la politica della negazione, del nascondere, facendo credere che la situazione fosse sotto controllo e, pertanto, tralasciando quegli interventi necessari a controllare il territorio - in questo aiutato anche dalla mancanza di mezzi derivanti dai tagli del governo Berlusconi.

E’ la mancanza dello stato, come già successo in altre regioni - Campania, Calabria e Sicilia -, ad aver permesso sia l’espansione della mafia che quella della criminalità comune. Mancanza che, per quanto riguarda la mafia, si traduce in presenza collaborativa con la criminalità attraverso la “concussione”, cioè, sfruttare la propria posizione per il proprio vantaggio economico. Questo fa da traino anche alla criminalità comune nella misura in cui i vantaggi acquisiti dalla mafia in termini di sicurezza possono essere sfruttati anche dai criminali comuni che, comunque, anche loro hanno la possibilità di scendere a compromessi con le istituzioni.

Si potrebbe parlare di “liberalizzazione” del mondo criminale; in fondo, si tratta di un business miliardario.
Gioco e dipendenza, dove lo stato trae profitto dal vizio.
post pubblicato in NOTIZIE, il 16 aprile 2011


           

In Trentino, sono stimati in quindicimila i giocatori di slot machines "malati di gioco", coloro per cui il gioco è una vera e propria dipendenza al pari della droga, alcol e tabacco. A questi vanno aggiunti i vari giochi "legali" come lotterie, gratta e vinci ecc..

Se si considera che la popolazione trentina è di circa 525 mila abitanti, è evidente la larga diffusione del "vizio del gioco". Diffusione che viene costantemente promossa dallo stesso stato in contrapposizione alla legge sul gioco d'azzardo - la differenza tra gioco d'azzardo legale e illegale consiste nel fatto che il primo è gestito dallo stato e società autorizzate e il secondo da privati, in massima parte criminali.

Ma non basta una regolamentazione per rendere il giocatore immune dalla dipendenza. E neanche la preparazione del giocatore basta a eliminare i meccanismi psicologici alla base del vizio.

 

Questo i governanti lo sanno benissimo, eppure, invece di combatterlo in tutto e per tutto, lo diffondono ulteriormente attraverso la promozione del gioco stesso illudendo il giocatore di vincite facili e ricchezze a portata di mano. Poiché il gioco è una fortissima fonte di guadagno per chi lo gestisce, e lo stato incamera parte di questo guadagno sotto forma di tasse, il benessere del giocatore passa in secondo piano, quando addirittura non viene utilizzato al fine di propagandare il gioco legale stesso spacciandolo come immune dal vizio.

Viene pertanto da pensare che la lotta al gioco clandestino sia solo il frutto di un calcolo economico - togliendo alla criminalità la gestione di parte del mercato, lo stato si accaparrerebbe l'intero mercato aumentando le sue entrate - e non l'eliminazione di un comportamento che danneggia l'individuo con tutte le conseguenze del caso. Conseguenze che non solo coinvolgono il giocatore ma anche tutto ciò che gli sta intorno e che spesso e volentieri lo spingono in mano agli usurai.

Amministrazione Obama contro il ddl intercettazioni (aggiunta nota)
post pubblicato in Riflessioni, il 22 maggio 2010


 Secondo l'amministrazione Obama, la legge in discussione al parlamento italiano limita fortemente la libertà di parola; questo è il senso delle dichiarazioni del sottosegretario del Dipartimento Penale Usa con delega per la lotta alla criminalità organizzata, Lanny Breuer, che, commentando il disegno di legge in discussione al senato, dice: le intercettazioni telefoniche sono uno "strumento essenziale delle indagini" che non va indebolito. "Non vogliamo che succeda niente che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro fatto finora".

Nel corso di un incontro con la stampa all'ambasciata americana a Roma, Bleuer ha ricordato l'"ottimo livello di cooperazione" con la giustizia italiana. "Sono cosciente del fatto che contro la criminalità possiamo e dobbiamo fare di piu'".
"L'Italia ha fatto grandi progressi nelle indagini e nel perseguimento di gruppi mafiosi operanti entro i suoi confini", ha ricordato Breuer, "siamo consapevoli che insieme possiamo fare di più". Il sottosegretario Usa ha assicurato che "continueremo a discutere della solida partnership tra Stati Uniti e Italia in diverse indagini e procedimenti in corso".

Lanny Breuer è in Italia come rappresentate degli stati uniti alla cerimonia di commemorazione di Giovanni Falcone e per testimoniare l'impegno degli Stati Uniti sono impegnati a fondo per rendere onore a quanto ci hanno insegnato - Falcone e Borsellino) nella lotta contro la criminalità organizzata.

Dunque, anche l'amministrazione Obama dice la sua sull’importanza delle intercettazioni nella lotta alla criminalità e, dalle affermazioni, risulta evidente la contrarietà a quanto si sta facendo in Italia. Il “giro di vite” che il governo vuol imprimere alle intercettazioni, oltre che ha limitare fortemente il lavoro di polizia e magistrati italiani, è in collisione con le indagini a livello internazionale poiché non permetterebbe una concreta collaborazione tra le diverse magistrature: una prova di colpevolezza acquisita all’estero con metodi non permessi in Italia, potrebbe rendere nullo il lavoro delle magistrature estere qualora il processo si tenesse in Italia. Questo ci escluderebbe dalle indagini coordinate tra i diversi paesi con grave danno alla giustizia italiana, in modo particolare alle indagini riguardanti la criminalità organizzata; ma anche il problema evasione fiscale, riciclaggio e esportazione illecita di capitali dove, la collaborazione internazionale è determinante ai fini preposti.

Per concludere, questa legge, non solo imbavaglia la stampa eliminando il diritto di cronaca – diritto che serve al cittadino per avere conoscenza sia del lavoro delle forze dell’ordine in termini di lotta alla criminalità – ma ci pone in una situazione di inferiorità rispetto agli altri. Inferiorità che ci priverà, in futuro, dei collegamenti essenziali alla conclusione delle indagini. Inoltre, essendo la libertà di cronaca, assieme alla libertà di pensiero, uno dei punti essenziali della democrazia, questa legge comporta anche una limitazione della democrazia stessa.

Una nota dell'ambasciata americana precisa il pensiero di Lanny Breuer, lo riporta  l'APCOM.

Secondo l'APCOM, l'ambasciata americana, nella sua nota, avrebbe precisato che il governo USA non intende entrare in merito alla politica del governo italiano, "elogiando la collaborazione giudiziaria   tra le forze dell'ordine italiane e statunitensi nella lotta alla criminalità organizzata".                             Alla domanda di commentare la legislazione attualmente in esame al Parlamento italiano in materia di intercettazioni, prosegue la nota, Breuer ha precisato: "Non spetta a me entrare nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l'Italia", rifiutandosi di commentare sulla legislazione in discussione. Ha aggiunto: "Non conosco i provvedimenti legislativi in discussione." Breuer, durante la conferenza stampa, aveva affermato: "Quello che non vorremmo mai è che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro svolto finora", ha spiegato il funzionario americano. "Avete ottimi magistrati e ottimi investigatori. La legislazione finora in vigore in Italia è stata molto efficace".


Moratti, la clandestinità e la delinquenza
post pubblicato in ALTRO, il 13 maggio 2010


Una frase basta a volte a definire il pensiero di una persona. È il caso del sindaco di Milano che, al convegno ”per un’integrazione possibile” tenuto all’Università Cattolica ha detto:
"I clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono".
La frase è stata poi negata dallo stesso sindaco.

Nell’intervista seguita al suo intervento, alla domanda di chiarimenti, il sindaco risponde: "Io non ho detto che chi è clandestino è criminale, ho fatto presente che il Comune di Milano sta portando avanti una politica fatta di assistenza, solidarietà, integrazione, con tantissimi fondi dedicati a questo percorso di sostegno e aiuto a chi, nel nostro Paese, ha scelto di vivere in maniera regolare".

Già la forma della frase e della successiva precisazione è un segno di confusione; il “clandestino che non lavora ecc.”,  ma il clandestino, di per sé, se lavora, lo fa in nero, questo perché qualcuno – il vero delinquente – non lo regolarizza, cioè lo fa lavorare al di fuori della legge.
continua a leggere qui
La vera emergenza
post pubblicato in POLITICA, il 10 luglio 2009


Agrigento, sequestrano, uccidono e bruciano imprenditore.
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/commerciante-agrigento/commerciante-agrigento/commerciante-agrigento.html

L'imprenditore è stato ritrovato bruciato nelle campagne di Favara, sono ritenuti responsabili due diciannivenni. Sembra che il delitto sia avvenuto a causa di un debito di 200 € che uno dei due aveva contratto con l'imprenditore.
Le modalità del delitto richiamano alla mente i killer della fiction "Il capo dei capi". In un computer di uno dei due arrestati sono state anche trovate delle fotografie che ritraggono i due favaresi con in mano delle armi, in una posa che ricorda "Il capo dei capi".  
La polizia, problemi di bilancio a parte, riesce ad arrestare i colpevoli ed ad assicurarli alla giustizia, questo è un punto a loro favore, non credo che le ronde sarebbero mai arrivate ad evitare il delitto.
Ma, a parte anche l'(in)utilità delle ronde, qui si presenta un problema di emergenza criminalità ben più grave di come ci è stato presentato con l'intento di legalizzare le ronde: quello della criminalità extracomunitaria è veramente un problema? o serve per nascondere la criminalità nostrana ( quella vera )?
D'altra parte, dopo la legge sulla sicurezza, il governo si appresta ad approvare la legge sulle intercettazioni che, a quanto sembra, come denunciato anche da eminebti uomini di cultura e di legge, andrà a porre due limiti molto pericolosi per lo svolgersi delle indagini; il primo riguarda l'impossibilità di usare le intercettazioni prima che il sospetto sia riconosciuto colpevole, il secondo riguarda l'impossibilità dei giornalisti di pubblicare ciò che riguarda le indagini tenendo cosi all'oscuro l'opinione pubblica su fatti che la riguardano.
E' vero che certi delitti sono stati commessi da extracomunitari, ma è ancor più vero che la criminalità organizzata si è estesa su tutto il territorio con i suoi traffici che vanno dalla droga al pizzo, dal controllo di attività legali al riciclaggio del denaro sporco - l'utile ricavato dai commerci illegali - e che è in grado di coinvolgere sia onesti cittadini sia uomini dell'amministrazione pubblica.

Il fatto accaduto a Favara ci pone di fronte ad un altro problema, quello dei punti di riferimento culturali che molti giovani d'oggi, e specialmente in quelle realtà dove la c.o. è più presente, hanno a disposizione. Questi riferimenti non sono più basati su personaggi della cultura o della politica, ma provengono, come nel caso specifico, addirittura da programmi televisivi che, pur analizzando la società, non possono essere interpretati in modo adeguato se lo spettatore non ha una base culturale basata almeno su principi di legalità.
Non mi riferisco a basi culturali specifiche - liberali,comuniste o altro - , ma almeno a basi generali che possano aiutare il giovane a discernere, all'interno delle sue idee politico/ideali, i comportamenti da accettare da quelli da rifiutare, una cultura cioè che delinei i principi su cui si basa la nostra società.
Questo oggi non sembra un problema urgente anzi....,  
Se valutiamo i comportamenti degli uomini di successo e anche di potere, siano essi onesti o disonesti, risulta chiaro che l'individuo viene spinto a credere che ciò che conta è emergere a qualsiasi costo e che i riferimenti si possono prendere ovunque, l'importante è che siano persone di successo.
L'imitazione di questi personaggi diventa cosi una regola culturale da seguire se non si vuol rischiare di rimanere nell'ombra.








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