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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Scritte vergognose sul sito del sindacato degli agenti Alsippe
post pubblicato in NOTIZIE, il 23 febbraio 2015


È una vergogna quello che agenti della polizia penitenziariahanno scritto sul sito di un sindacato di agenti, l'Alsippe inmerito al suicidio di un romeno nel carcere di Opera. Frasi come “meno uno”,“un rumeno in meno”, “mi chiedo cosa spettino gli altri a seguirlo”, lascianopensare che la situazione nelle carceri non sia solo questione di posti maanche di cultura degli agenti penitenziari. Certo, non si può certo fare d’ognierba un fascio, ma a volte bastano pochi per rovinare quello che potrebbeessere un buon servizio. Comunque, oltre a essere una vergogna, è anche ilsintomo di una realtà che, purtroppo, non lascia dubbi sulla cultura deiservizi di ordine pubblico in Italia. E a nulla vale la cancellazione deicommenti dal sito, così come non serve a niente l’inchiesta interna, poiché iprovvedimenti che verranno presi non cambieranno la situazione culturale degliagenti che, al di la della situazione in cui operano, sono comunque tenuti aconsiderare il carcerato come individuo con diritti. Ed è proprio la costituzione a sancirne i diritti con  l'art. 27 al terzo comma (12): "La responsabilità penale è personale.L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le penenon possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devonotendere alla rieducazione del condannato. Nonè ammessa la pena di morte”, pertanto, oltre ad essere luoghi di pena (nel senso che l’individuo che hacommesso un reato viene allontanato temporaneamente – a secondo della condanna- dalla società), sono anche di recupero sociale. Questo indica che icarcerati, che hanno dei diritti inclusi quello al lavoro e all’istruzione, devono essere trattati, comunque e al di la delle convinzionipersonali dell’agente, in modo che non contrasti con il principio di umanità laquale riconosce a tutti, liberi e carcerati, il diritto alla dignità umana.

Le frasi scritte non lasciano dubbi sullatendenza degli agenti che scrivono queste frasi ad una visione della giustiziaalquanto negativa in rapporto all’attuale sviluppo legislativo iniziato neldopoguerra.

Vietato il presepio a scuola. Ovvero, come conquistare l’Italia.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 7 dicembre 2014


Un tema che si sta rinnovando di frequente è quello dei simboli a scuola; anche nelle ricorrenze religiose. Ovviamente, avendo l’Itali a una cultura religiosa prevalentemente cattolica, pertanto, anche tradizioni cattoliche o, comunque, di radici cattoliche, le manifestazioni cattoliche sono frequenti e coinvolgono ogni aspetto, luogo e età della vita. Succede però, che a causa della presenza sul territorio nazionale di etnie di diversa estrazione religiosa e con tradizioni diverse, e per la volontà di integrare queste minoranze nella vita del paese, sta avanzando la tendenza a limitare le manifestazioni legate alla tradizione religiosa cristiano/cattolica in luogo pubblico e l’esposizione dei simboli a esse collegate, fulcro della cultura di milioni di italiani; anche non religiosi.

Si sta cercando, insomma, di limitare la libera espressione delle tradizioni del cattolicesimo. Quel che lascia perplessi è che questo limite venga imposto dalle strutture pubbliche italiane come la scuola.

Succede che, all’istituto De Amicis di Celadina a Bergamo, il preside vieti di allestire il presepe nell’aula perché: “La scuola pubblica è di tutti e non va creata alcuna occasione di discriminazione. In classe ognuno può portare il proprio contributo, ma accendere un focus cerimoniale e rituale può risultare soverchiante per qualcuno, che potrebbe subire ciò che non gli appartiene. Non sono l’anticristo, ma questo è l’orientamento che ho dato all’Istituto da otto anni, quando sono arrivato qua”. E ancora: “La favoletta che la cultura europea è figlia di tante cose, tra cui il cristianesimo, non sta più in piedi. A scuola non ci devono essere simboli che dividono”. Insomma, stando al preside, il fatto che una comunità sia formata da diverse culture indica la necessità di limitarne le loro espressioni.

Niente di più sbagliato e assurdo. se si considera che l’indirizzo prevalente è quello dell’integrazione delle culture immigrate.Se per integrazione s’intende che l’immigrato, portatore di altra cultura religiosa, deve integrarsi nella cultura esistente in un dato posto, casomai dovrà essere egli a dover rinunciare a parte delle sue manifestazioni che possono essere ritenute offensive e discriminatorie verso la nostra cultura (si veda, in tal senso, la tradizione di certi musulmani, ma non solo, a trattare la donna come merce e a imporre a essa comportamenti ritenuti offensivi della dignità e dei diritti dell’individuo – matrimoni combinati, copertura del corpo da capo a piedi, impossibilità di una vita sociale ecc. – nel mondo occidentale).Dunque, a doversi integrare in altra cultura deve essere l’immigrato. Ma per fare ciò deve, innanzitutto, recepire sia la nostra cultura –che comunque non è solo cattolica perché include anche altre forme di cristianesimo e altre religioni come l’ebraismo. Inoltre sono presenti anche culture diverse e non religiose come il socialismo, comunismo e ateismo - sia le nostre tradizioni che fanno riferimento alle varie culture presenti. Pensare, per fare spazio alle nuove culture, di limitare quelle tradizionali significa far pagare alla cultura e tradizione italiana il maggior costo dell’integrazione. Non solo,così facendo si andrà incontro alla distruzione e, pertanto, alla conquista dell’Italia delle culture immigrate.

Pertanto, limitare la libera espressione della nostra cultura è fuorviante rispetto al problema dell’integrazione perché, così facendo, si finirà col dover essere noi italiani a doverci integrare. Il che è assurdo!

famiglia marocchina picchia la figlia perché "troppo occidentale"
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 23 novembre 2014


Unaragazzina, di origine marocchina di quindici anni, viene presa a pugni e aschiaffi dal padre e dai due fratelli perché ritenevano che si comportasse troppo“all’occidentale”; la ragazza trova il coraggio di chiamare la polizia.

Afar esplodere la violenza sembra sia stato un giro fatto ad un centrocommerciale in compagnia di un suo amico connazionale.

Iresponsabili della violenza sono stati denunciati ma non arrestati; “non cisono gli estremi per un arresto” ha detto il Claudio Cagnini responsabile dellamobile di Forlì e, pertanto, questi signori sono a piede libero in attesa delprocesso. Tra l’altro, sembra che la ragazzina sia stata picchiata anche inpassato.

 

Questadella contrarietà all’occidentalizzazione delle figlie è, ormai, una cosa chesi sta ripetendo e sempre viene usata la violenza; anche fino a uccidere.

Certo,per quanto riguarda la violenza sulle donne, noi italiani, anche se per motividiversi, ma non troppo, non è che scherziamo. Questo caso, come altri, peròmette a nudo la volontà degli immigrati a mantenere ferma la loro cultura,ovvero, a non lasciarla inquinare da quella occidentale, nello specifico,quella italiana, pertanto, a rifiutarla. La conseguenza di questo comportamentoè il rifiuto delle leggi nazionali.

Unriferimento per valutare tale rifiuto può essere la religione con i suoi riti etradizioni. La maggior parte sono musulmani o, comunque, aderenti a religioniche non ammettono molti dei comportamenti occidentali; in modo particolarequelli che riguardano i diritti delle donne. Questo perché in molti paesi, lepopolazioni, anche la dove le leggi non lo permettono, continuano a praticareuna sorta di apartheid contro le donne in base a leggi arcaiche e tribali. Inoccidente la parificazione tra maschi e femmine è a buon punto e si cerca intutti i modi di eliminare anche quel rimasuglio di razzismo ancora purtroppoesistente.

Però,di questo, non si può dare la colpa ai politici poiché queste persone agisconoal di la degli interventi sull’integrazione rifiutandoli; ovviamente non si puòincludere la totalità degli immigrati; non tutti sono uguali e non tuttirifiutano l’integrazione.

Stadi fatto, però, che questi comportamenti si manifestano nell’ambito familiare enon è possibile quantificarli data la loro natura violenta; non sempre isoggetti colpiti si rivolgono all’autorità denunciando quelli che per noi sonosoprusi.  

Unacosa, comunque, è certa: uno stato non può permettersi di lasciare libere,anche se a piede libero in attesa di processo, persone che si sono macchiate diviolenza nei confronti dei minori. Bisogna rammentare al responsabile dellamobile di Forlì almeno due cose: primo, se fosse un italiano sarebbe dentro egli verrebbe tolta la custodia della figlia. Secondo, questi signori hannoagito in spregio alle leggi italiane.

Concludendo,tutto l’impianto legislativo sull’integrazione fa acqua da tutte le parti econtinuerà a farla dal momento che non vengono prese drastiche misure perimporre la legge italiana a tutti; il due pesi due misure non giova a nessuno,ne agli italiani ne agli stranieri. Non si tratta di bloccare l’immigrazione madi regolarla avendo come presupposto la conoscenza della nostra cultura.


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Riflessione sulla riflessione
post pubblicato in Riflessioni, il 13 giugno 2012


Tutto ciò che diciamo è frutto di riflessione e deve portare ad altre riflessioni, altrimenti a cosa servirebbe?
Lo scopo di ciò che diciamo è, appunto, spingere la mente a riflettere per crescere.

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Dentro il buio profondo.
post pubblicato in POESIE, il 20 maggio 2012


Dentro il buio profondo, antichi occhi
guardano altrove nel cielo notturno;
cercano tra miriadi di stelle
il tuo volto perduto nel tempo.    
ricordi cristallini di visioni  
- mnemonico esercizio insistente -
trasparenti dal vuoto ritornano    
nel silenzio che ascolto solitario.  
Nascosto dentro oscure ombre notturne  ,
di cascate lontane odo il rombo;
melodia di suoni entro l’orecchi  
miei giunge, nel cielo disegnando
antichi volti da tempo perduti.

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Il burqa il niqab e la democrazia.
post pubblicato in NOTIZIE, il 4 agosto 2011


Fonte notizia: la repubblica.it

La Commissioni affari costituzionali della camera approva il divieto del burqa e niqab e comunque ogni indumento che copra il volto rendendo irriconoscibile la persona. Favorevoli il Pdl, Lega e Popolo e Territorio. Contrari il PD e astenuti FLI, IDV e UDC. Reclusione fino a un anno e multa fino a 30.000 euro per chi obbliga la donna a coprirsi il volto.

La promotrice e relatrice della legge, la deputata Pdl di origini marocchine, Sig. Souad Sbai si ritiene soddisfatta e afferma che questa è una scelta parlamentare storica e che non bisogna fermarsi sulla via della liberazione della donna senza diritti.

Sulla stessa linea il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna che afferma che il velo integrale non è mai una libera scelta della donna ma un segno di oppressione culturale e fisica e che va vietato per restituire dignità alle donne immigrate.

Ritengo questa legge giusta sia sul piano dei diritti che su quello dell’ordine pubblico.

Non si capisce perché, se in Italia è vietato andare a volto coperto, una persona proveniente da altra cultura lo possa fare. Non si tratta di proibire la pratica di un’altra cultura come si sostiene, ma di rispettare le leggi vigenti nel paese ospite. Ed è cosa più che legittima dal momento che le leggi sono il frutto della cultura ospitante; il non rispettarle implicherebbe il suo snaturamento. Questo modo di vedere non implica il non rispetto delle altre culture, ma il loro integrarsi nel tessuto culturale della cultura esistente.

Pertanto, parlare di diritti senza tener conto della cultura esistente significa eludere il dovere che ogni cittadino ha nei confronti della cultura in cui vive e, dato che il primo dovere è quello del rispetto delle leggi, il non rispettarle pone la cultura ospite al di fuori della cultura esistente creando cosi i presupposti per una contrapposizione tra le culture con conseguente conflittualità.

 Sul velo integrale, il PD sbaglia a equiparare la legge sul velo e quella sui Cie, due cose completamente diverse poiché il velo riguarda persone regolarmente residenti in Italia e che possono essere anche italiane convertite all’islam, mentre i Cie riguardano i clandestini.

La stessa cosa vale per la comunità islamica che parla di violazione dei diritti individuali dimenticando che le leggi esistono proprio per regolare tali diritti.

Per concludere, è sbagliato credere che in democrazia ognuno abbia la possibilità di praticare i propri diritti in ogni circostanza perché, se questi diritti non sono in linea con la cultura esistente, andrebbe contro la legge stessa che ha definito le regole della libertà democratica.

Adro, nella scuola non solo simboli leghisti
post pubblicato in Riflessioni, il 27 settembre 2010


Adro, nella scuola non solo simboli leghisti

Un’altra incongruenza da parte del sindaco di Adro: nella mensa scolastica, per poter mangiare carne di maiale bisogna presentare il certificato medico. Naturalmente non sono mancate le proteste e l’Unicoii ha scritto una lettera al presidente della repubblica per sollecitare un intervento.

La motivazione del sindaco riguarda “i sani cibi locali”.

A parte che a molti la carne di maiale magari neanche piace, a parte che molti la rifiutano per ragioni estranee alla religione, a parte che mangiarla, in modo particolare sotto forma di salumi, lo sconsigliano anche i nutrizionisti, ma anche i medici come prevenzione a certe patologie, il problema che si pone è un altro. Proporre in una mensa pubblica solo certi tipi di cibi significa obbligare tutti ad adeguarsi alle esigenze di qualcuno che magari rappresenta anche la maggioranza ma che, comunque, non ha il diritto di imporre. A questo punto, chiunque, per un qualsiasi motivo, non voglia mangiare la carne di maiale, dovrà preoccuparsi quotidianamente di sapere se è prevista nel menù.

Dire, come fa il sindaco, Chi non può mangiare i nostri piatti per motivi religiosi è libero di pranzare a casa,significa, al pari dei simboli, oltre a imporre un certo modo di vivere, negare l’uso di un luogo pubblico a chi non condivide le scelte fatte da un organo che dovrebbe invece cercare soluzioni utili a soddisfare tutti – in una mensa qualsiasi è semplicissimo, basta fare un’indagine sulle varie necessità e agire di conseguenza, non aumenterebbe di certo i costi.

Nella frase del sindaco, è esplicito il riferimento alla religione, in particolare a quella islamica, e questo ci porta a riconsiderare, per l’ennesima volta, la natura razzista di questo partito. Alla sua volontà di costruire ex novo una cultura che, pur esistendo nella realtà, non è patrimonio comune, non solo a tutta l’Italia ma neanche a quel nord che tale cultura pretende di rappresentare.


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Europa e nomadismo moderno.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 22 agosto 2010


 Una nuova cultura sta nascendo in Europa. Una cultura che nasce dal basso senza tener conto delle politiche nazionali dei paesi membri.

È il caso di molti lavoratori provenienti dai paesi dell’est europeo; lavoratori che, nella necessità di migliorare le proprie condizioni economiche, si spostano in altri paesi europei per lavoro lasciando la famiglia nel paese d’origine senza però abbandonarla, anzi, il ricavato del loro lavoro viene mandato alla famiglia. Un nomadismo che ha come presupposto non l’emigrazione tradizionale – vivere e mettere radici nel paese ospite – ma basata esclusivamente sulla necessità con l’impegno, oltre quello familiare, di portare capitale, e non solo economico ma anche culturale, nel proprio paese.

Grazie alle possibilità date dall’entrata nell’UE, dalla tecnologia e dai trasporti veloci, molte persone che vivono nei paesi “poveri” dell’Europa, si spostano per lavoro nei paesi più ricchi come se l’Europa fosse una nazione, come se, invece di andare in terra straniera, si spostassero in un’altra città della nazione. Persone che vivono in Bulgaria (come nell’esempio dell’articolo) si spostano in Inghilterra ritornando periodicamente a “casa” in famiglia. Una sorta di nomadismo “interno”. Un nomadismo che, però, a causa dell’incapacità dei governanti europei di creare un’identità nazionale, o sovrannazionale?, europea, tiene il villaggio d’origine come riferimento della loro identità culturale e linguistica.

 Ciò nulla toglie all’importanza che questo movimento di persone dovrebbe assumere nella formazione dell’Europa. A parte la ritrosia delle nazioni europee di aprirsi, non solo economicamente ma anche culturalmente, il continuo spostamento di persone dovrebbe aprire un nuovo corso nella nostra storia che, dopo secoli di conflitti, è comunque riuscita a dare un senso unitario all’Europa.

È indubbio che tutti traggono profitto da questo movimento. Oltre all’economia con l’apertura di nuovi mercati – e siti di produzione -, anche l’esperienza individuale e collettiva delle comunità ospitanti traggono vantaggio venendo a contatto con culture fino ad ieri pressoché sconosciute arricchendo il proprio bagaglio culturale. Le popolazioni, che questi spostamenti li vivono in prima persona perché sono loro a convivere con i migranti sia sul lavoro sia come datori di lavoro (pensiamo alle famiglie che hanno in casa la badante che, generalmente, proviene da uno di questi paesi), si stanno (a parte singole realtà) convincendo sempre più che le differenze culturali in Europa non sono poi cosi enormi, e che anzi, le culture sono molto vicine tra loro. Una situazione a parte sono le comunità islamiche provenienti da paesi come la Bulgaria.

Mentre sta avvenendo tutto ciò, i governanti dei singoli paesi dibattono, e fanno, leggi per controllare/limitare questa migrazione; il problema però, non è tanto la legge quanto l’incapacità dei governanti di capire ciò che sta avvenendo nella realtà. Realtà che, se gestita correttamente, creerebbe una cultura, almeno in termini generali, capace di produrre leggi meno “repressive” e più liberali, ma ciò che più conta, capace di assolvere al compito di dare senso compiuto alla società multietnica già in essere.

Inoltre, i nostri governanti, la smetterebbero di propagandare una cultura basata sulla difesa del “proprio orticello” mirante a creare paure che i cittadini, nella realtà non provano.

È vero che i governi contrari a questo cambiamento, tra cui l’Italia, si opporranno fermamente, ma è altrettanto vero che quando il cambiamento viene veramente dal basso, alla fine si realizzerà pienamente.

ISTRUZIONE E APPRENDISTATO
post pubblicato in LAVORO, il 25 gennaio 2010


Nella finanziaria 2010 è inserito un emendamento del relatore Giuliano Cazzola dove si legge che «l'obbligo di istruzione (fino a 16 anni, n.d.r.) si assolve anche nei percorsi di apprendistato per l'espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione». Di fatto, dunque, si potrà cominciare a lavorare come apprendisti già a 15 anni e questo varrà come se si fosse stati in classe.

Un provvedimento che presuppone che si possa istruirsi lavorando mettendo sullo stesso piano la formazione professionale (apprendimento  delle tecniche utili alla produzione o alla gestione della stessa) e istruzione (apprendimento della cultura, principi base e loro approfondimento, delle discipline di cui è composto il sapere umano). Due cose completamente diverse.
Va considerato anche che, in Italia, esistono scuole tecniche per la formazione professionale e, i ragazzi che le scelgono, lo fanno per studiare.
Inoltre, l'apprendistato, nell'attuale assetto tecnologico industriale, può anche non richiedere una formazione approfondita - nella mia esperienza, lavorare su macchine a controllo numerico (compiuterizzate), comporta, al massimo, qualche mese di prova, perciò, l'apprendista passerà direttamente alla produzione e, dato che, i contratti di apprendistato comportano un trattamento peggiore dei contratti normali, egli lavorerà ne più ne meno come un operaio a un costo più basso. Questo vale anche per le ditte artigiane (tutte le aziende con meno di 15 dipendente al di la del tipo di produzione) che producono manufatti con mezzi tecnologici avanzati.

Dunque, ridurre gli anni di scuola, comporta, necessariamente, anche ridurre la cultura generale di quanti, per vari motivi, tra cui, sicuramente, il più importate è la necessità economica famigliare di recepire un ulteriore reddito e non la poca volontà, decideranno di lasciare la scuola un anno prima.
Incentivare, da parte dello stato, la rinuncia all'istruzione - ma anche alla formazione professionale perché, i ragazzi che escono dalla scuola, difficilmente ne rientreranno e comunque, coloro che lo fanno saranno in numero minore - tra l'altro in controtendenza con le direttive europee che portano la scuola dell'obbligo a 18 anni ( e bisogna dire che, QUESTO GOVERNO, si richiama alle direttive UE quando ne ha interesse e se ne dimentica quando non ne ha) anziché incentivarla, significa creare una classe operaia meno preparata sia sul piano culturale che quello professionale.
Questo, se valutiamo anche lo spostamento dell'età pensionabile a 65 anni per tutti, ci porta a chiederci di quale lavoro stiamo parlando. Se una persona incomincia a lavorare a 15 anni e lavora fino a 55 se va in pesione con 40 anni di contributi - sempre che lavori senza interruzione e comunque, andrà con una pensione che difficilmente gli consentirà di vivere - oppure fino a 65, il che è più probabile, occupa il posto per molto più tempo rispetto al passato, conseguenza di ciò sarà l'impossibilità, per il ragazzo, di trovare lavoro, a meno che non si facciano contratti per un solo anno, e poi?
Magari entreranno a far parte del "PIANO BRUNETTA" che propone, per far fronte ai suoi bamboccioni, uno stipendio da 500€ togliendoli alle pensioni di anzianità, cioè ai genitori, ma qui entriamo in altro problema.
Il nodo più importante di questa emendamento rimane, comunque, la volontà dell'attuale maggioranza di ridurre la cultura nelle classi meno abbienti (e qui va considerato che il numero di tali classi sta aumentando) che dovrebbero, secondo loro, limitarsi ad una cultura professionale a sua volta limitata a certe branche dell'attività umana: produzione di beni, distribuzione degli stessi e quelle attività che non comportano un'elevata conoscenza, escludendo naturalmente il lato dirigenziale delle stesse.
Emendamento, dunque, che mira, non tanto all'inserimento dei ragazzi nel lavoro, ma ad escluderli dall'istruzione.


 



MA QUALE TRADIZIONE CELTICA?
post pubblicato in Riflessioni, il 26 ottobre 2009


Nei giorni (23-24.25/10), si è svolto a Milano il capodanno celtico.
Nella convinzione che le origini del popolo padano siano da riferire alle popolazioni celtiche (galli insubri) che popolavano la pianura padana nel periodo preromano (primo millennio a.c.), il comune di milano sponsorizza, da dieci anni, la manifestazione voluta dalla lega.
Che i galli abbiano abitato la pianura padano in età preromana non ci sono dubbi, che siano i precursori dell'attuale sistema politico/culturale/religioso non credo sia da prendere in considerazione. Milano fu conquistata dai romani nel 222 a.c., e da quel momento, la cultura celtica in Italia, come nel resto d'Europa dopo l'arrivo dei romani, salvo eccezioni, fu assorbita fino alla sua scomparsa.
Far rivivere oggi tale cultura, di per se, non comporta nessun valore culturale se non quello di riappropriarsi, in senso storico, di una parte della cultura precedente alla nostra; pretendere, come è nelle intenzioni della lega, di valorizzarla come parte integrante e continuativo dello sviluppo storico/culturale, è una forzatura vera e propria.
L'attuale cultura della pianura padana, come quella italiana e europea, deriva da quella cristiano cattolica e illuminista che nulla hanno a che fare con quella celtica - l'unico riferimento possibile è quello romano; come detto poc'anzi, quella celtica fu assorbita da quella romana fino a scomparire.
Perciò mi chiedo: come si può pretendere di far rivivere una cultura "morta" da secoli? e come si può conciliare tale cultura (politeista/pagana) con quella cristiana (monoteista)? come è possibile coniugare i dialetti attuali (tanto cari alla lega) derivati dal latino e una lingua che non si parla da secoli?
Se la cultura da cui deriva l'attuale società è quella cristiano/cattolica e illuminista, e la lega in merito all'islam ne fa costante riferimento, come è possibile avere tradizioni che si richiamano a culture diverse?
E' vero che la cultura cristiana a assorbito in se la cultura precedente (romana) mantenendo, modificandole a suo uso, tradizioni della vecchia cultura, ma questo riguarda quella romana e non quella celtica che da secoli non esisteva più.
Richiamarsi a tale cultura in ambito culturale è, di per se, un modo diverso per affermare la propria volontà di separarsi dalle origine vere inventandosi, alla base, una nuova cultura capace di catalizzare l'attenzione della popolazione eludendo i problemi di cui la stessa lega si era fatta carico.

 

   

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BRUNETTA E IL COLPO DI STATO
post pubblicato in ALTRO, il 20 settembre 2009


Leggo con non poca apprensione le notizie date da la Repubblica sulle affermazioni del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta rilasciate al convegno del P.D.L. di Cortina d'Anpezzo.

Egli dice: 
"Mentre gestivamo la crisi non abbiamo visto l'opposizione, e questo per la democrazia è un problema. Abbiamo visto le elite, o sedicenti tali, impegnate a buttare giù il governo. Sono sempre le solite: quelle delle rendite editoriali, finanziarie, burocratiche, cinematografiche e culturali, che hanno combattuto il governo reo di aver cominciato a colpire le case matte della rendita". 

La prima frase rende bene l'idea di quanto segue; 

Bene, per il ministro, le rendite editoriali, finanziarie e burocratiche sono di sinistra (leggi comunista poiché, almeno fino ad ieri, tutto ciò che si contrappone al governo è stato definito dallo stesso premier "comunista"). Quando mai le lobby finanziarie, editoriali o burocratiche che siano, sono di sinistra? per quanto ne sappiamo, uno dei maggiori esponenti di queste lobbi, in Italia, è proprio il primo ministro; essendo esso proprietario di un terzo del mondo dell'editoria, supportato da finanziarie che servono anche per le altre attività imprenditoriali di cui è partecipe o in prima persona o attraverso la famiglia (leggi da wikipedia). Da questo si può dedurre l'impossibilità che siano di sinistra, a meno che lo sia anche il primo ministro, ma non credo visto i continui attacchi contro di essa. Di conseguenza, se c'è un attacco al governo, questo viene dal suo stesso presidente.
L'unica ipotesi che si può fare è che l'attacco non è rivolto tanto al governo ma a quanti, nel mondo dell'economia, non si allineano con esso.

Per quanto riguarda le lobby "cinematografiche e culturali" è ovvio che in una società libera ci siano più culture che si confrontano tra di loro, una società libera non può farne a meno. Questo dovrebbe far capire, al ministro, che l'opposizione si attua anche a livello culturale e che perciò, la sua affermazione "non abbiamo visto l'opposizione" è solo il risultato della sua/loro cecità politico/culturale e della loro incapacità di gestire una società multiculturale come quella italiana - che, per altro, loro stessi si ostinano a contrastare con leggi tendenti ad emarginare il diverso.
Inoltre, incolpare la cultura di voler "buttar giù il governo", significa negare ad essa la possibilità di critica politica e sociale, vale a dire che, secondo il ministro, la cultura deve essere fatta di "veline", giochi, varietà e quant'altro utile solo allo svago, che è si necessario, ma che non può sostituire la cultura intesa come conoscenza critica della società. In questo modo si creerebbe una situazione di disinteresse da parte del cittadino verso l'utilizzo di quei mezzi necessari al confronto partecipativo di tutti. Disinteresse che può far comodo solo a chi intende creare le condizioni per un "colpo di stato".

Per finire, il ministro ci mette pure la ciliegina sulla torta rivolgendo alla sinistra "per bene" un invito a liberarsi della "elite di merda" proponendo una lotta di liberazione; da chi? da chiunque non si adegua. 
 
POVERA ITALIA
post pubblicato in Riflessioni, il 5 settembre 2009


Tra le tante cose dette dal premier, una sicuramente è giusta: "POVERA ITALIA"
Anche se lui, chiaramente, si riferisce ad altro, val la pena di vedere perché l'Italia sta diventando, sotto alcuni aspetti POVERA.
Certo, povera Italia; con tanta gente che sta perdendo il lavoro, penso ai precari, a causa di una politica tutta  tesa, da una parte al riaparmio, dall'altra a riempire le casse del privato a scapito del pubblico. 
Ma non solo la scuola ne sta facendo le spese, anche l'industria che, come previsto prima di agosto, con settembre molti operai dell'industria stanno stanno perdendo il posto di lavoro; certo, c'è la cig o la mobilità ma, forse, il governo se ne è dimenticato, c'è anche, per l'essere umano, la dignità. La dignità di guadagnare attraverso un lavore onesto, di sostenere la propria famiglia attraverso il proprio operato senza dipendere dallo stato. Quella dignità che, nel passato, a fatto muovere tanta gente quando i nostri politici non si curavano di loro, quando, ad ogni simtomo di pericolo per loro e le loro famiglie, si mettevano in marcia uniti per chiedere quello che gli era dovuto. 
Quelle stesse persone che oggi vedono i propri figli perdere il lavoro o, addirittura, impossibilitati a trovarlo, si stanno chiedendo il perché, l'Italia, dopo aver conosciuto un periodo, non dico d'oro, ma che comunque ha dato loro una certa certezza nel futuro, oggi, con il nuovo corso politico - tanto per intenderci, quello uscito da tangentopoli che avrebbe dovuto fare una pulizia di tutte le "magagne" del potere - si sta deteriorando sempre più, stia affondando nel più truce dei difetti umani: l'INDIFFERENZA.
Penso anche a quanti, in passato, abbracciando le vostre teorie liberal/capitaliste, si trovano oggi in difficoltà con le loro piccole aziende, in modo particolari i piccoli commercianti, perché, da una parte, con la diminuzione dei redditi, automaticamente, diminuiscono anche i loro affari dall'altra, non trovano più la disponibilità delle banche a far loro credito, ma anche alla mancata promessa di diminuir loro le tasse. Dette banche che, dopo aver ricevuto pingui finanziamente dallo stato, non li cedono perché, cedendoli, non realizzerebbero maggior guadagni.
La dignità, dicevo pocanzi, che, per l'essere umano, è la cosa più importante, è quella cosa che sta per essere messa in seria discussione dal nuovo corso politico; dopo tante parole spese contro il sistema della "prima repubblica", da voi definito "comunista" - e su questo argomento, lasciatemelo dire, risulta evidente la vostra poca dimestichezza con la storia (forse deriva da ciò il vostro interesse verso quella specie di "federalismo" venduto dalla lega come l'unico modo di uscire dall'impasse provocato da tangentopoli < dico forse perché, io, sono convinto che sapete benissimo che non è vero e che vi adeguate solo perché vi fa comodo >) - ma che in realtà mirava a soddisfare "TUTTI", ora state cercando di instaurare un sistema che sembra molto vicino al comunismo ( quello che voi condannate: centralizzazione del potere e controllo di ogni aspetto della società, inclusa l'economia ).
La dignità umana - Con il termine dignità, si usa riferirsi al sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, la propria onorabilità e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione.
Per i modi della sua formazione e le sue caratteristiche intrinseche, questo sentimento si avvicina a quello di autostima, ovvero di considerazione di sé, delle proprie capacità e della propria identità. Pertanto il concetto di dignità dipende anche dal percorso che ciascuno sceglie di compiere, sviluppando il proprio "io". -, signori, è quel sentimento che spinge l'essere umano ad agire per se e per gli altri, a pretendere rispetto per se e per gli altri, a sentirsi libero tra liberi. Pertanto, togliendo loro la DIGNITA' significa ucciderlo.
Questo è quello che state facendo con la vostra politica, attraverso il controllo dei mezzi d'informazione e la scuola ( non è vero che in Italia la cultura di sinistra si è imposta a scapito delle altre; in Italia, tutte le culture hanno sempre, dal secondo dopo guerra in poi, avuto pari opportunità di esprimersi. A dimostrazione di ciò è il fatto che la vostra politica ha oggi modo di esprimersi; se fosse vero ciò che dite, oggi non sareste al governo.), state togliendo ogni dignità agli italiani asservendoli attraverso falsi messagi costruiti ad arte e miranti ad illudere che la libertà consista nel fare ciò che si vuole e che tutti hanno le stesse possibilità.
Si, signori politici, POVERA ITALIA
  
La vera emergenza
post pubblicato in POLITICA, il 10 luglio 2009


Agrigento, sequestrano, uccidono e bruciano imprenditore.
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/commerciante-agrigento/commerciante-agrigento/commerciante-agrigento.html

L'imprenditore è stato ritrovato bruciato nelle campagne di Favara, sono ritenuti responsabili due diciannivenni. Sembra che il delitto sia avvenuto a causa di un debito di 200 € che uno dei due aveva contratto con l'imprenditore.
Le modalità del delitto richiamano alla mente i killer della fiction "Il capo dei capi". In un computer di uno dei due arrestati sono state anche trovate delle fotografie che ritraggono i due favaresi con in mano delle armi, in una posa che ricorda "Il capo dei capi".  
La polizia, problemi di bilancio a parte, riesce ad arrestare i colpevoli ed ad assicurarli alla giustizia, questo è un punto a loro favore, non credo che le ronde sarebbero mai arrivate ad evitare il delitto.
Ma, a parte anche l'(in)utilità delle ronde, qui si presenta un problema di emergenza criminalità ben più grave di come ci è stato presentato con l'intento di legalizzare le ronde: quello della criminalità extracomunitaria è veramente un problema? o serve per nascondere la criminalità nostrana ( quella vera )?
D'altra parte, dopo la legge sulla sicurezza, il governo si appresta ad approvare la legge sulle intercettazioni che, a quanto sembra, come denunciato anche da eminebti uomini di cultura e di legge, andrà a porre due limiti molto pericolosi per lo svolgersi delle indagini; il primo riguarda l'impossibilità di usare le intercettazioni prima che il sospetto sia riconosciuto colpevole, il secondo riguarda l'impossibilità dei giornalisti di pubblicare ciò che riguarda le indagini tenendo cosi all'oscuro l'opinione pubblica su fatti che la riguardano.
E' vero che certi delitti sono stati commessi da extracomunitari, ma è ancor più vero che la criminalità organizzata si è estesa su tutto il territorio con i suoi traffici che vanno dalla droga al pizzo, dal controllo di attività legali al riciclaggio del denaro sporco - l'utile ricavato dai commerci illegali - e che è in grado di coinvolgere sia onesti cittadini sia uomini dell'amministrazione pubblica.

Il fatto accaduto a Favara ci pone di fronte ad un altro problema, quello dei punti di riferimento culturali che molti giovani d'oggi, e specialmente in quelle realtà dove la c.o. è più presente, hanno a disposizione. Questi riferimenti non sono più basati su personaggi della cultura o della politica, ma provengono, come nel caso specifico, addirittura da programmi televisivi che, pur analizzando la società, non possono essere interpretati in modo adeguato se lo spettatore non ha una base culturale basata almeno su principi di legalità.
Non mi riferisco a basi culturali specifiche - liberali,comuniste o altro - , ma almeno a basi generali che possano aiutare il giovane a discernere, all'interno delle sue idee politico/ideali, i comportamenti da accettare da quelli da rifiutare, una cultura cioè che delinei i principi su cui si basa la nostra società.
Questo oggi non sembra un problema urgente anzi....,  
Se valutiamo i comportamenti degli uomini di successo e anche di potere, siano essi onesti o disonesti, risulta chiaro che l'individuo viene spinto a credere che ciò che conta è emergere a qualsiasi costo e che i riferimenti si possono prendere ovunque, l'importante è che siano persone di successo.
L'imitazione di questi personaggi diventa cosi una regola culturale da seguire se non si vuol rischiare di rimanere nell'ombra.








Rimpatrio clandestini
post pubblicato in Riflessioni, il 7 maggio 2009


Bene signor Ministro, finalmente ce la fatta, 227 migranti "RISPEDITI AL MITTENTE" prima di sbarcarli in Italia per verificare la loro effettiva provenienza e il loro stato sociale nel paese d'origine; esulti pure, signor Ministro, perché sembra che il "PACCO" sia arrivato a destinazione.
Si, "IL PACCO"! perché solo i pacchi o lettere o comunque tutto ciò che si spedisce per posta, si rispediscono al mittente qualora non soddisfano le esigenze di chi le riceve, CIOÈ MERCE!
Perché di questo si tratta, secondo Lei, i clandestini non sono altro che MERCE da usare nel bisogno e gettare finita la loro utilità.
Al mittente, però, non credo siano arrivati, già, perche la Libia è la costa da cui sono partiti e non il paese d'origine; naturalmente Lei non si è chiesto come mai i barconi partano cosi facilmente dalle coste Libiche, l'importante, per Lei, è essersene disfatto, 
Problema, quello dei movimenti migratori, che nasce da cause indipendenti dai migranti stessi; le guerre, le repressioni per motivi politici, non sono certo le popolazioni a volerle, ma gente come Lei, gente determinata a far prevalere nell'intera società la propria idea. Penso Lei sappia che in certe regioni in guerra acquistano le armi proprio da noi, l'Italia è uno dei paesi esportatori di armi, e che anche le dittature, fonte di conflitti interni, sono incentivate dagli occidentali.
E che colpa hanno le popolazioni che si trovano a vivere in ambienti un tempo rigogliosi, ora, per lo più desertici? dove la vita umana è spinta agli estremi? impedire loro di emigrare in aree piu vivibili significa condannarle a morte, non crede?
Non è, quello di avere un posto dove vivere, uno dei diritti fondamentali di ogni individuo? Siete cosi pronti ad affermarlo quando si parla di Israele che, il negarlo ad altri, diventa un doppio crimine perché diventa sinonimo di razzismo.
Ma da tutto ciò Lei non ricava nessun insegnamento, anzi...l'espulsione rimane l'unico modo, per Lei, di affrontare un problema che si ripresenterà puntualmente, perché, tra l'altro, nessuno ci garantisce che non verranno rispediti di nuovo in Italia proprio dai libici.
E cosa sara di loro in Libia, non credo lo sappia,, anzi, credo non si sia neanche posto il problema, pur sapendo che la c'è la dittatura.
Certo, tra Italia e libia è stato fatto un accordo - di che tipo di accordo non mi è dato saperlo - ma chi controlla se viene rispettato? chi controlla come vengono trattati? chi controlla che non siano usati come "schiavi"?  
Bene anche sul fronte dei consensi; una buona parte dei commenti agli articoli dei giornali non fanno altro che condividere il suo operato, dimostrando quanto poco vale, almeno per una parte degli Italiani, la vita umana.
Nascondendosi dietro allo spauracchio dell'invasione, si vuole impedire il formarsi di una cultura rivolta verso l'affermarsi di un pensiero libero da pregiudizi, pensiero che metterebbe in serio pericolo tutto il castello ideologico da voi costruito, castello che ha come unico riferimento la propria cultura, e che di per se diviene limitativo anche nell'affermazione di una società basata sul diritto.


il clero e la religione nella scuola pubblica
post pubblicato in Riflessioni, il 25 aprile 2009


"L'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia, e l'insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti", ha detto Benedetto XVI, come dimostra anche il fatto che "con lui tanti ragazzi si tengano in contatto anche dopo i corsi".
Lungi dal costituire "un'interferenza o una limitazione della libertà", la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione selezionati dalla Chiesa cattolica "è, anzi, un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno", ha aggiunto il Papa.
Quelle sopra sono parole di Papa Benedetto 16° dette al Meeting degli insegnati di religione promosso dalla Cei.
E' giusto insegnare la religione nelle scuole Italiane essendo parte integrante dello sviluppo intellettuale e spirituale dell'umanità, però quando si indica una sola religione, escludendo tutte le altre, ciò che si vuol perseguire non è la conoscenza del pensiero umano bensi il suo indottrinamento.
E' pur vero che l'Italia, come parte dell'Europa, proviene dalla cultura cattolica o comunque cristiana, è altrettanto vero però, che negli ultimi due secoli, la cultura, si è andata allargando arricchendosi di nuove idee e esperiense, prima fra tutte quella laica.
Questo a permesso ai popoli di creare strutture sociali dove tutti possono esprimersi liberamente senza interferire tra loro in modo negativo; in questo contesto, il cattolicesimo, ha già dei vantaggi econmici che, aggiunti alla libertà, gli consentono di sviluppare all'interno della società strutture adeguate per la sua diffuzione.
Insistere, come fa il clero, sulla necessità di insegnare il cattolicesimo nella scuola pubblica, sta a indicare la volontà di andare oltre quello che è la divulgazione della propria cultura.
Una cultura libera, oltre che basarsi sull'insegnamento di tutto il pensiero umano, deve anche preparare l'individuo a poter sciegliere, dopo una riflessione interiore, liberamente il credo a cui far riferimento. 
Riguardo al cattolicesimo come "esempio di spirito positivo" per un dialogo costruttivo ho dei seri dubbi, basta vedere come si sono comportati sul problema del testamento biologico per capire cheper loro il dialogo si limita ad esporre le proprie opinioni senza tener conto di quelle degli altri, nel caso specifico, sono addirittura spinti ad azioni che nulla hanno a che fare con la parola di Gesù.
  
  

Immigrazione
post pubblicato in diario, il 19 aprile 2009


37 donne di cui una in cinta più una quarantina di minori più il corpo senza vita di un minore in totale 154 esseri umani in balia delle insicurezze occidentali.
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_18/mercantile_turco_canale_sicilia_migranti_malta_frattini_c67a3da0-2c07-11de-b2aa-00144f02aabc.shtml
Da giorni la nave turca si trova in mare nel canale di sicilia dopo che si è aperto un contenzioso tra Italia e Malta su chi deve accettare gli indesiderati ospiti; ennesimo atto di indifferenza nei confronti di persone innocenti che cercano solo un posto migliore in cui vivere. 
Perché, visto che in Ialia esiste la legge che permette di espatriare immediatamente i clandestini, legge di per se razzista, li si tiene prigionieri su una nave? non sarebbe lo stesso farli sbarcare e poi rinpatriarli? perché far soffrire ulteriormente persone che nel corso della loro vita hanno gia sofferto molto? perché devono sempre pagare innocenti per le insicurezze e paure nostre?
I guai di molti popoli da noi rifiutati sono da far risalire alle nostre azioni passate e odierne: passate di quando gli europei erano colonialisti in africa e sud est asiatico, odierne, per lo sfruttamento intenso di vasti territori specialmente la dove c'è petrolio e foreste che noi occidentali tagliamo per il nostro benessere senza da un valido riscontro a loro.
Ora abbiamo paura che vengano qui a cambiare le nostre abitudini culturali pensando magari che ci facciano regredire e non ci accorgiamo che è proprio il nostro comportamento nei loro confronti a determinare il nostro regresso
Inoltre, impedendo loro di entrare a contatto con noi, causiamo danni a noi stessi e alla nostra civiltà perché il progresso può avvenire solo attraverso la libera circolazione delle idee; al giorno d'oggi, dove tutto ciò che avviene è internazionalizzato, è assurdo anche solo pensare che ci siano frontiere, se l'economia basata sul libero mercato si svolge senza frontiere, è logico supporre che anche le persone si spostino, questo processo non può essere fermato perché, facendo parte della natura umana, l'uomo tende a spostarsi la dove a più possibilità di sopravvivere, l'abbiamo fatto anche noi Italiani, quando l'Italia era povera e mancava lavoro, siamo andati all'estero.
Pensare oggi di fermare questo processo per ragioni locali vuol dire non aver capito in che mondo viviamo e questo è un freno al nostro stesso sviluppo.

SU DIO
post pubblicato in diario, il 3 aprile 2009


Un dio giusto e amorevole non può aver creato un universo che non è propriamente perfetto come ci vorrebbero far credere le religioni, e neanche avrebbe creato un essere che di perfetto non ha proprio niente. Nell'antichità, gli dei erano creature con connotazioni umane, sia materiali che spirituali, sembravano rispecchiare i desideri umani e perciò esisteva il dio della guerra, dell'amore, della bellezza, ecc. ecc., inoltre questi dei non disdegnavano di unirsi agli umani procreando altri esseri chiamati semidei

Queste caratteristiche sono presenti anche nel primo dio ebraico che, nel suo intento di creare un popolo a lui dedito, non ci pensa mai due volte a spingerlo a sopprusi estremi, l'unica differenza è che quello ebraico è unico e racchiude in s'è tutte le aspirazioni umane.

Con Gesù questa tendenza viene rovesciata, dio rimane unico e continua a racchiudere in se le aspirazioni umane, ma perde la caratteristicha di dio di un solo popolo, diventando unico dio dell'umanità, unico creatore e unico elargitore di vita e inoltre perde ogni caratteristica violenta tipica degli dei antichi. Non è più il dio che richiede obbedienza in cambio di potere sugli altri ma, l'unico premio che elargisce è la salvezza eterna in comunione con se stesso. Cambia anche le tematiche di devozione, non più vendetta, odio, superiorità, ma amore nei confronti di tutti perché tutti sono suoi figli e quello che più chiede è il rispetto verso chi non crede in lui, cioè il rispetto di quella antica legge chiamata "libero arbitrio".

Il dio di Gesù porta con se i germi della nuova umanità, quell'umanità trasversale a tutte le ideologie e religioni che vorrebbe un'umanità unita in un solo "corpo" sociale basato su regole da tutti liberamente condivise, siano esse materiali che spirituali. Io sono convinto che Gesù fa riferimento a dio perché l'uomo del suo tempo non era in grado di percepire un messagio basato su una concezione dell'uomo al di fuori della religione; se fosse vissuto oggi, sarebbe andato, comunque, contro tutto ciò che rappresenta il potere, inclusa la chiesa, come, d'altronde, fece contro i farisei.

Oggi, il problema, non è da che parte stare, ma la capacità di ogni individuo di trovare un suo angolo, nella società, da dove poter esprimere liberamente il proprio pensiero; troppo spesso le persone si lasciano fuorviare da idee che sembrano innovative ma che in realtà rispecchiano, con altre parole, il vecchio; questo perchè, oltre ai problemi, che nella società attuale, si sono moltiplicati, esiste anche un problema di identità, di appartenenza, derivante da quei cambiamenti sociopoliticoeconomico che hanno caratterizzato il nostro tempo e che ci hanno spinto a modelli di vita apparentemente migliori ma in realta distruttivi di ogni valore.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/4/2009 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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