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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Guerra di religione o guerra di civiltà?
post pubblicato in GUERRA E PACE, il 4 aprile 2015


 Il Messaggero

Ancora cristiani sotto attacco nel mondo musulmano da parte dei fondamentalisti jihadisti che hanno attaccato una scuola in Kenya e, dopo aver diviso i musulmani dai cristiani, quest’ultimi sono stati massacrati – sembra almeno 147 persone. Uccisi per il fatto di essere cristiani.

All’apparenza,quest’azione, che è l’ultima di una lunga sequenza, farebbe presupporre ad un peggioramento, della guerra in corso, tra la religione musulmana e quella cristiana, ovvero, una guerra di religione a tutti gli effetti. In pratica,però, non è affatto così, anzi… nel mondo musulmano, oltre ad essere in corso una guerra interna per l’affermazione di un islam delle origini – Isis e suoi alleati contro tutti i musulmani non allineati (in pratica l’islam sunnita contro quello sciita) -, c’è anche, come conseguenza, una guerra control’occidentalizzazione del mondo arabo.

Si sa che tra musulmani e occidente la guerra è in corso da sempre. Si sa che all’inizio era tra islam e sacro romano impero (cristianesimo). Si sa che nel corso dei secoli il cristianesimo ha prodotto l’attuale sistema e, pertanto, la guerra si è spostata dal presupposto religioso a quello ideologico ed economico.

Già con l’avvento di Khomeini in Iran si era verificato lo scontro sia all’interno che all’esterno nei termini attuali; lo scià di Persia era un musulmano occidentalista, Khomeini era invece un musulmano integralista. Da qui incominciò l’escalation della guerra tra occidente e musulmani che dal dopo guerra era una guerra di liberazione dal colonialismo europeo nato dopo la sconfitta dell’impero turcomanno, si trasforma in una guerra di civiltà.

Definirla una guerra di religione come si tende a fare, però, è una forzatura poiché i cristiani presenti non sono semplicemente portatori di una diversa religione ma, cosa più importante, di un altro modo di intendere i rapporti umani reali. Essi non vengono visti come i portatori di una visione, in termini religiosi, della vita assoggettata al volere di dio, ma, dato l’origine del nostro sistema economico e sociale, come i portatori della civiltà laica occidentale in quanto membri attivi di essa. Ciò significa che il cristiano, accettando la divisione tra stato e chiesa, ovvero, vivere la religione all’interno di una civiltà laica senza opporsi ad essa in nome dello stato teocratico più conforme alle religioni diventa, agli occhi del musulmano integralista, il portatore dei valori della civiltà laica stessa.

Pertanto, il nemico del musulmano integralista non è la religione cristiana in se, di per se è anch’essa integralista, ma l’occidente capitalista e laico.

Dunque, sarebbe opportuno interpretare l’attuale situazione come guerra di civiltà tra due sistemi opposti sul piano sociale, politico ed economico.

 


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permalink | inviato da vfte il 4/4/2015 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
S&P declassa l’Italia, perché?
post pubblicato in Riflessioni, il 15 gennaio 2012


IGN  La Presse   La Presse   Reuters

Europa in fibrillazione per un’ulteriore declassazione dell’Italia da A a BBB+ e altri 8 paesi europei  operata dall’agenzia di rating Standard & Poor’s.
Secondo S&P, "Crediamo che un processo di riforma basato solamente sul pilastro dell'austerità di bilancio rischi di diventare autolesionista, dal momento che la domanda interna si ridurrebbe a seguito delle crescenti preoccupazioni dei consumatori riguardo alla sicurezza dell'occupazione e ai redditi disponibili, erodendo il gettito fiscale".
Dalle motivazioni date dala società, emerge chiaramente l’azione politica nei confronti dell’Italia e degli altri paesi europei. Mentre il giudizio di queste società dovrebbe riguardare gli investimenti dei privati in società finanziarie, e comunque private, giudizi atti a mettere in guardia gli investitori, in questo caso si tratta di una vera e propria intrusione negli affari di stati sovrani che, invece di aiutare le politiche di risanamento degli stati in crisi, non fanno altro che gettare discredito sugli interventi dei governi.
Che le politiche di austerità adottate ridurranno inizialmente i consumi a causa della preoccupazione dei consumatori sulla sicurezza dei redditi e del lavoro è vero. Ma è altrettanto vero che le ultime aste dei titoli di stato in Italia sono andate a buon fine dimostrando, se non la fiducia, almeno la disponibilità degli investitori a sostenere gli sforzi del governo. Inoltre, gli interventi per la crescita, che comunque stanno per essere presi, avranno una valenza di medio e lungo termine, mentre il debito a bisogno di essere stabilizzato nell’immediato per dimostrare la solvenza dei debiti contratti in modo che gli investitori tornino a investire in Italia.
E’ più importante dimostrare la capacità di solvenza del debito prima di stabilizzare il rapporto tra debito e Pil, anzi, se non si riesce a dimostrare la capacità di solvenza, ogni sforzo di risulterà vano perché nessuno investirà mai senza la certezza della solvenza impedendo la crescita necessaria alla stabilità del rapporto debito e Pil.

Detto ciò, la domanda ovvia è: perché si declassa l’Italia se sta cercando di adottare politiche atte a ridurre il debito, causa dell’attuale sfiducia degli investitori?
Secondo l’Abi (associazione banche italiane) la decisione di S&P è ingiustificata, incomprensibile e irresponsabile e auspica che la BCE (banca centrale europea)  completi ed approvi nel minor tempo possibile la disciplina europea sulle agenzie di rating e che, assieme alle Autorità di vigilanza riconsiderino da subito l'utilizzo dei rating esterni nelle loro procedure e nei modelli di valutazione".
La questione, perciò, è politica prima che economica. Abbassare il rating non aiuta certo i paesi in difficoltà col debito, anzi, peggiorerà la situazione perché metterà gli investitori nella condizione di non sottoscrivere i titoli di stato ritenuti inaffidabili. Questo avviene proprio nel momento in cui, i paesi debitori hanno maggior bisogno di fiducia. Se all’inizio si trattava di mettere sull’avviso i paesi debitori per spingerli ad adottare misure adeguate, ora sta degenerando al punto che ogni decisione negativa servirà unicamente a peggiorare la situazione, almeno nelle intenzioni, vanificando le misure stesse.

A chi giova, dunque, questo “gioco”?
Considerando che sono coinvolti una buona parte dei paesi europei, è giusto sostenere che l’attacco, più che verso i singoli paesi, è rivolto alla moneta unica europea. Moneta che, da quando è in essere, viene valutata più del dollaro e, pertanto, ha maggior valore sul mercato. In modo particolare nell’acquisto delle materie prime che, con il cambio euro/dollaro, vengono a costare meno rispetto al prezzo di mercato.
Oltre a ciò, l’attacco, almeno nelle intenzioni, anche se non dichiarate, serve anche a impedire il formarsi di un’entita politica europea (stato sovrano), logica evoluzione dell’attuale assetto europeo, che porterebbe l’Europa, e i paesi aderenti, a essere maggiormente competitiva.
Considerando anche che le tre agenzie di rating sono americane, viene spontaneo chiedersi se non sia proprio l’america ad aver sferrato l’attacco.
In fondo, un’europa più competitiva sarebbe più forte anche nella diplomazia internazionale e potrebbe avere maggior voce in sede ONU.
Multa di 500mila euro all’Italia dall’UE per i rifiuti della Campania
post pubblicato in BREVI, il 14 gennaio 2012


Il fatto quotidiano
Nel bel mezzo della crisi e dei sacrifici imposti agli italiani, ora l’Italia si trova di fronte al rischio di dover pagare una multa di 500 mila euro per i rifiuti campani.
La decisione dell’UE sarà presa entro le prossime 48 ore.

Una bella stangata, non c’è che dire, causata dall’incompetenza dei politici ad affrontare un problema, ormai decennale, in una provincia dominata dalla mafia a cui nessuno vuole accreditare realmente l’intruzione nella gestione dei rifiuti. L’Italia era già stata condannata dalla corte europea di giustizia nel 2010 per aver messo in pericolo la salute dei cittadini e l’ambiente non garantendo il corretto smaltimento dei rifiuti. Già il 29 settembre scorso, l’UE aveva inviato una lettera di messa in mora per il mancato adeguamento della sentenza del 2010.

Tra discariche che i citadini non vogliono perché inquinate dalla mafia, tra termovalorizzatori altrettanto contestati perché inquinanti e le liti tra regione e comune, la situazione langue e gli italiani dovranno pagare l’incompetenza degli amministratori locali e nazionali.

Eh si, proprio una bella stangata!!!

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 14/1/2012 alle 16:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tunisia, nord Africa e la globalizzazione.
post pubblicato in LAVORO, il 17 gennaio 2011


Esplode la rabbia nel Maghreb, una rabbia causata da pance vuote e diritti calpestati, di giovani (75% della popolazione) senza lavoro, di migrazioni frustrate da accordi limitativi con l'Europa, di incertezza del futuro. Una rabbia che neanche la paura della morte riesce più a contenere poiché l'alternativa rimane comunque la miseria.

 

Il Maghreb, che comprende il Marocco, l'Algeria Tunisia e Libia, è, attualmente, la fascia economicamente più sviluppata del nord Africa. Quella che più d'ogni altro paese nord africano ha stretti rapporti con l'Europa sia a livello istituzionale che economico. Viene da quell'area il petrolio e il gas, è in quell'area che si è indirizzata la penetrazione (delocalizzazione) industriale dell'Europa (la Francia in primis poiché parte di quelle regioni erano colonie).

In questo quadro si inserisce a pieno titolo anche L'Italia con accordi bilaterali con i quattro paesi.

leggendo sul sito del ministero degli esteri sui rapporti politici ed economici con i quattro paesi, non c'è ombra di dubbio che l'Italia, ma anche l'UE, hanno mantenuto e consolidato rapporti stretti con i suddetti paesi al fine di contenere il flusso migratorio e di allacciare rapporti economici - in prevalenza energetici ma anche industriali - senza tener conto delle situazioni sociali esistenti ma anzi, partecipando alla stabilità dei paesi stessi al punto da presentarli quasi come esempi di democrazia all'interno del mondo islamico.

Questo ha comportato, e comporta tutt'ora, una valutazione volutamente errata (ma anche rimozione per non vedere) della situazione. Valutazione dettata unicamente dagli interessi che l'Italia e l'UE hanno in quei paesi.

La meraviglia che ha accolto le notizie dalla Tunisia è, pertanto, fuori luogo. È impensabile che i governanti italiani ed europei non sapessero delle condizioni socio/economiche in cui versa la popolazione, dei soprusi del regime e delle restrizioni delle libertà. È impensabile che un governo (quello italiano) sempre pronto a denunciare sia al suo interno che all'esterno ogni tipo di pericolo contro la libertà. Un governo che vede sovversivi ovunque - e, purtroppo lo constatiamo quotidianamente -, sempre pronto a correre, anche con le armi, in difesa della libertà, è impossibile che non abbia capito ciò che stava succedendo, e che succede, nei paesi del Maghreb.

Tutti gli accordi bilaterali e non, firmati con quei governi, prendono allora il sapore di penetrazione economica del territorio. Penetrazione che ha come unico scopo la spoliazione di popolazioni dei loro beni naturali riducendole a meri strumenti di produzione di una ricchezza che, invece di servire loro, serve un capitalismo sempre più arrogante.

Ciò che sta accadendo nel nord Africa, anche se avviene con metodi diversi, non è diverso da quello che sta accadendo in Italia e altrove. Il filo conduttore è la globalizzazione dell'economia liberista con la sua pretesa di uniformare i popoli e di mercificare qualsiasi cosa incluso l'essere umano.

L'Italia, in questo processo ne è parte integrante perché anch'essa, attraverso accordi con i regimi, permette lo sfruttamento delle popolazioni con il solo scopo di produrre a minor costo senza curarsi delle conseguenze sociali (con la scusa ufficiale di portare lavoro, poco importa se l'industria che delocalizza lo fa a danno dei lavoratori italiani) e vendere i prodotti sul mercato a costi correnti. Perché in questo modo riesce a strappare accordi sull'energia a solo vantaggio nostro, a creare i presupposti di un terrorismo che loro stessi alimentano per tener alta la tensione e dividere le popolazioni. Il tutto incolpando quella globalizzazione che loro stessi hanno creato.

Della ricchezza creata da questa politica, poca rimane alle popolazioni che si vedono così, oltre che a essere sfruttate, spinte verso l'esterno alla ricerca di posti per sopravvivere ma che al contempo si vedono rifiutati proprio da quei governi che in quelle condizioni li hanno ridotti. Risulta ovvio, allora, che non trovando lo sbocco necessario alla loro necessità di sopravvivenza, rivolgano la loro protesta verso i paesi d'origine per chiedere più soldi e diritti.

 

Quello che succede nel nord Africa non è una semplice rivolta della fame e dei diritti, ma un malessere diffuso in tutto il mediterraneo e l'Europa. I conflitti interni alla Grecia, alla Spagna, all'Inghilterra, la protesta degli studenti in Italia, non si possono disgiungere dai fatti del nord Africa perché derivano tutti dalla stessa causa. La globalizzazione, che se in sé non è negativa perché prevede la libera circolazione delle merci e degli individui, pertanto, una società senza frontiere, se gestita dalla sola parte economica travalicando, ma anche con l'appoggio, la politica cioè i governi, se cioè prende piede una società dove a decidere è unicamente l'economia e tutti gli aspetti della società vengono sottomessi alle necessità economiche (liberismo), diventa quello che già oggi si può vedere: il peggior strumento globale di sfruttamento.

È in questo quadro che andrebbe inserita l'attuale politica (sostenuta dal governo) della fiat che, con la scusa della globalizzazione sta riducendo, e lo farà fino all'annullamento, le conquiste dei lavoratori, in modo particolare la loro possibilità, attraverso i sindacati, di interagire con le decisioni aziendali. La non rappresentanza dei sindacati che non firmano gli accordi serve proprio a questo.

 

 http://www.terranews.it/news/2011/01/tunisia-ancora-scontri-tra-polizia-e-manifestanti

 http://www.terrelibere.org/terrediconfine/4130-tunisia-radiografia-della-rivoluzione-rapida

Attivazione numero tel. d'emergenza europea 112.
post pubblicato in BREVI, il 6 maggio 2010


Dal corriere della sera
BRUXELLES
- La Commissione europea ha deciso, mercoledì a Bruxelles, di adire per la seconda volta la Corte europea di giustizia contro l’Italia per non aver ancora attivato, unico fra gli Stati membri, il numero telefonico d’emergenza 112. L’Italia era già stata condannata dalla Corte per questo inadempimento il 15 gennaio 2009. Il secondo ricorso in Corte è accompagnato dalla richiesta di una forte sanzione pecuniaria: l’Italia dovrà pagare 39.680 euro al giorno per tutto il tempo che sarà intercorso fra la prima e la seconda condanna della Corte, più 178.560 euro al giorno, a partire dalla seconda sentenza di condanna e fino a quando il Paese non si metterà in regola. Gli stati sono tenuti a garantire che quando una persona chiama il numero unico di emergenza europeo, il 112, da un cellulare le informazioni sulla sua ubicazione siano trasmesse ai servizi di emergenza.

Secondo la commissione, in Italia si muore per il mancato adeguamento delle norme sull'emergenza.
Il n. 112, è predisposto affinché il cittadino che chiama sia localizzabile senza problemi dai mezzi di soccorso; questo significa, per l'intervento sanitario, un intervento più veloce che, in certi casi come l'arresto cardiocircolatorio, è determinante al fine di salvare una vita, anche pochi minuti possono essere determinanti.
Il governo italiano ha, finora, risposto alle sollecitudini della commissione prendendo tempo. il portavoce, Jonathan Todd dice: Ci hanno sempre assicurato che stavano provvedendo, ma le assicurazioni verbali non bastano. È necessario che l’Italia attivi il servizio d’emergenza del 112 come hanno fatto tutti gli altri paesi dell’Ue.

E' alquanto deprecabile che, su un problema cosi importante, il governo non si sia attivato immediatamente per adeguarsi alle normative europee., Se consideriamo che l'emergenza in Italia è molto attiva e che ci sono strutture in grado di intervenire in ogni campo, il mancato adeguamento risulta offensivo, e in modo particolare per il volontariato.

Decine di migliaia di persone, per la maggioranza volontarie, si impegnano ogni giorno per sostenere la popolazione nei momenti di emergenza, sia collettiva sia individuale; dare a queste persone un maggior apporto logistico significa aiutarle nello svolgimento della loro attività.
Inoltre, nel campo dell'emergenza sanitaria, il tempo è il nemico primo per la buona riuscita dell'intervento.

Purtroppo, attualmente in Italia, tutto viene fatto rientrare nel badget economico, i finanziamente devono essere necessariamente coperti dalle entrate, quando in settori come l'emergenza, anche quella individuale, il finanziamento dello stato dovrebbe essere a priori e indipendente dal badget economico.
Com'è possibile che una società civile faccia rientrare la "salute" dei cittadini (italiani o stranieri che siano) nel conto economico dello stato?

Questo comportamento, può benissimo essere considerato come un atto di arroganza del potere perché dimostra quanta poca attenzione ha nei confronti dei cittadini che dovrebbe tutelare.
 

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/5/2010 alle 22:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
RIMOZIONE DEL CROCIFISSO NELLE SCUOLE
post pubblicato in Riflessioni, il 4 novembre 2009


Italia in rivolta. Destra e sinistra contestano la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di rimuovere dalle scuole il crocifisso perché: “è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

E’ una sentenza, questa, che oltre a essere in linea con la costituzione europea, firmata anche dall’Italia, è la dimostrazione pratica di come uno stato laico si muove nei rapporti con le entità culturali/politiche/religiose che operano al suo interno. Un comportamento, questo, non gradito alle istituzioni religiose e ai politici italiani.

Per quanto riguarda i politici, a destra si afferma che la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione (Gelmini). Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e quello della Giustizia Angelino Alfano. E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana".

Questo ci porta a credere che il crocifisso, per i cattolici laici, non è più un simbolo religioso ma semplicemente un aspetto della cultura secolare dell’Italia. In questo modo si azzera il significato vero del simbolo stesso e pertanto non si capisce più la sua importanza. Inoltre, va anche considerato che, nell’Italia di oggi, i simboli storico/culturali sono molteplici, e che la maggior parte di essi si riferiscono ad avvenimenti e a idee laiche. Certo, come dice Fini, il cristianesimo è parte integrante nello sviluppo della cultura italiana, ciò non toglie che essa abbia, nel corso dei secoli, sviluppato un sistema di idee (laiche) completamente autonomo e perciò non più dipendenti dal cristianesimo; inoltre, proibire il simbolo non significa affatto proibire il cristianesimo anzi, in privato – e ciò vale anche nei comportamenti individuali - ognuno è libero di esternare i propri simboli. Con questa sentenza non si vuole negare proprio niente, o almeno niente di ciò che conta veramente, cioè la fede.
A sinistra, è cauto il segretario del Pd: "Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto".
Per quanto riguarda il clero, invece, in una nota, la Cei parla di "sopravvento di una visione parziale e ideologica". Per l'Osservatore Romano "tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani la sentenza colpisce quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del continente europeo''. E in serata, a nome della Santa Sede, parla padre Federico Lombardi, secondo cui la decisione rivela un'ottica "miope e sbagliata", "accolta in Vaticano con stupore e rammarico. Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano".
Come si vede, la rinuncia a interpretare la sentenza come atto dovuto in una società sempre più multi religiosa è pressoché totale. Ciò significa che, se deve esserci confronto, questo non deve mettere in discussione il ruolo primario del cristianesimo nella società, vale a dire che il cristianesimo deve essere sempre il punto di riferimento per ogni possibile confronto tra stato e “cittadini”. Per i cristiani cattolici, lo stato laico, al di la delle belle parole sulla libertà di espressione, deve essere inteso come un prolungamento di quello religioso e non come garante delle libertà di tutti i cittadini qualunque idea professino.

Link di riferimento

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html

http://it.notizie.yahoo.com/4/20091103/tts-oittp-corte-strasburgo-crocefissi-ca02f96.html

http://europa.eu/scadplus/constitution/objectives_it.htm#PRINCIPLES


Cosiderazioni sulle dichiarazioni del premier
post pubblicato in Riflessioni, il 24 maggio 2009


IN MERITO AGLI ITALIANI
E se gli italiani, aggiunge, non disperderanno il loro voto sulle piccole formazioni o sulla sinistra, "il nostro gruppo parlamentare avrà la possibilità di essere determinante in Europa". Poi l'affondo: "Chi è malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra". Seguito dall'invito: "Le persone che amano la libertà e vogliono restare liberi penso votino per il Popolo della libertà".
Bene, secondo il primo ministro, io che voto PD lo farei per disperdere i voti e non perché credo possa esistere un'alternativa alla destra e alla sua politica liberticida. 
Inoltre, io sarei invidioso e odierei una simile persona; persona che non perde occasione di accusare chi è contrario al suo credo, di essere comunista - al punto da farmi pensare che non sappia nemmeno cosa sia il comunismo - pur sapendo che, in Italia, il comunismo - inteso come dittatura - non si è mai verificato e che, invece, il tentativo di destabilizzare la democrazia da parte di logge "fasciste", diverse volte. 
Invidia personale? e perché dovrei esserlo? per i suoi soldi forse? o per il potere che è riuscito, a mio avviso con l'inganno verso il popolo lavoratore, ad accumulare? no!!! signor primo ministro, io dei suoi soldi non so che farmene, dite pure che sono ipocrita, ma è cosi; ho sempre creduto, e credo tuttora, che una società giusta sia quella che da ad ognuno il necessario per vivere degnamente in uno stato di diritto, società che, al di la dei problemi - il primo dei quali è lei che con le sue MODIFICHE vorrebbe vanificare - esiste tuttora. 
Non è la sua ricchezza, ma il suo smisurato egocentrismo a rendere buona parte degli Italiani contrari alla sua politica.
Ed è proprio perché amo la libertà che voto PD e non PDL.

IN MERITO ALL'EUROPA 
All'Europa, continua Berlusconi, bisogna dare un "drizzone", sottolineando come non esista una politica europea unitaria a livello internazionale o di energia o di ambiente. Quello che serve, ribadisce, è un presidente del Consiglio europeo "che non duri in carica solo sei mesi". 
Il fatto che "il nostro gruppo parlamentare" - badate bene, non l'Italia e gli Italiani - possa essere determinante in Europa dovrà, più che con il voto degli Italiani, fare i conti con altri 26 paesi dell'unione; paesi che, spesso e volentieri, criticano il suo governo.
L'Europa è una realtà nata su base economica che sta cercando la strada per diventare anche realtà politica, e su questo non ci dovrebbero essere dubbi; perché allora il nostro premier ne parla come se lo fosse già? non è che ha messo gli occhi sull'Europa? prima il premiarato, poi la presidenza della repubblica, adesso l'europa? va bene pensare alla grande, ma qui si sta esagerando.
Ironia a parte, l'Europa ha dimostrato, dopo la seconda guerra mondiale, di voler evitare slittamenti dittatoriali, ed è per questo, io credo, che la sua unità politica si sta attuando lentamente; si vuole evitare la prevaricazione, si vuole che ogni popolo ne faccia parte alla pari e che cammini in base alle sue esigenze. 
Un passo importante - tra l'altro criticato proprio da Berlusconi - è stato l'introduzione della moneta unica. 
Ci vuole tempo, certo, ma è più sicuro per la democrazia.
Il nostro premier, invece, sembra voler accelerare i tempi proponendosi come leader, almeno cosi interpreto la sua dichiarazione, senza chiedersi, o quanto meno, valutare, la disponibiltà dei partener europei in merito.
Forse dimentica che, in Europa, ogni nazione ha i suoi metodi per gestire lo stato, e che, la loro unificazione comporta necessariamente la rinuncia, da parte di tutti, a qualcosa inerente alla loro cultura che, in merito all'immigrazione, in casi come la Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Inghilterra, ha una storia ben più lunga della nostra e perciò sono più avvezzi di noi all'integrazione.
Attualmente, il sindaco di Amsterdam è un islamico.

Com'è nelle sue abitudini, butta li la proposta - almeno cosi sembra, perché in realtà, tutto ciò che fa è studiato a tavolino - raccoglie le reazioni e poi agisce di conseguenza; pratica questa già collaudata dal governo - si veda la legge sulla sicurezza: proposta, reazioni popolari, inserimento delle ronde, reazioni politiche negative, stralcio, reinserimento e alla fine fiducia, in Europa non è cosi facile, ma il senso è questo.
D'altra parte, il termine drizzone non lascia spazio a dubbi. 

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