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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Piloti: in cassa integrazione in Italia e al lavoro all'estero
post pubblicato in LAVORO, il 9 febbraio 2015


Trentasei piloti sono stati denunciati per truffa perché, pur essendo in cassa integrazionein Italia, lavoravano regolarmente per una compagnia straniera. I piloti percepivano una cassa integrazione che andava dai 3 agli 11mila euro, e al contempo, lavorando, percepivano uno stipendio, in nero, dai 13 ai 15mila euro. 

Protagonisti della truffa agli italiani scoperta dalla Guardia di Finanza sono 36 piloti, tutti italiani e tutti con una lunga esperienza sugli aerei di linea: quando il settore aereo è andato in crisi,sono stati messi in cassa integrazione con una indennità pari all’80% degli stipendi calcolata sugli ultimi 12 mesi di lavoro con l’aggiunta della mobilità e del fondo volo per sette anni.

Una truffa, dunque. Una truffa perpetrata non tanto contro lo stato ma contro tutti gli italiani; almeno quelli che pagano le tasse tra cui operai e pensionati che, allo stato attuale delle cose, sono i più soggetti al degrado dell’Italia. Una truffa nata dall’egoismo che, nell’attualesistema economico/sociale, è assurto a modello di sviluppo. Parlo del liberismo che, basandosi essenzialmente sull’individualismo e sulla meritocrazia, ha creato la mentalità della ricchezza a tutti i costi erigendola a sistema sociale relegando la socialità ai margini.

Eh,si! Perché un comportamento simile non è da confondere con l’uguale perpetrato dai lavoratori con ottocento mille euro mensili. Costoro fanno si lavoro nero, togliendo anche lavoro a altri, ma possono essere in qualche modo giustificati dalla necessità. Cosa non giustificata in coloro che percepiscono una indennità che permetterebbe loro di vivere comunque agiatamente. Quanto appena detto non serve a giustificare il reato in se, il lavoro in nero, che sia fatto dall’operaio, dal pensionato o dal “ricco”, è sempre una truffa allo stato e ai cittadini ma, più di ogni altra cosa, un favore ai datori di lavoro che evitano le tasse.

Il comportamento dei piloti in questione,dimostra – sempre che ci sia un ulteriore bisogna di una dimostrazione -, unavolta di più, quanto sia radicato, nell’attuale sistema, il senso egoisticodella vita.

Cortina si ribella ai controlli fiscali.
post pubblicato in POLITICA, il 6 gennaio 2012


fonti: Cicchito a criminalizzato Cortina; Cortina, pezzenti col bolide; Evasione, Cortina non ci sta
Quello che emerge dalle osservazioni e critiche ai controlli effettuati dall’agenzia delle entrate a Cortina fatte dagli albergatori, sindaco e associazioni turistiche, è la preoccupazione della ricaduta sulle presenze dei turisti di cui molti se ne sono già andati. Nessuno, pur affermando la necessità dei controlli, che dicono passano essere fatti in altro modo, ha preso atto che, se si vuole debellare la piaga dell’evazione, l’unico modo sono i controlli a tappeto. No, tutti a dire che la “retata” metterà a rischio le presenze, ovvero, i furbi vanno controllati si  ma non qui. A nessuno è venuto in mente, si fa per dire, che i controlli erano rivolti agli albergatori, commercianti e quant’altro del posto. Per questi signori conta più l’immagine che la realtà. E non c’è da meravigliarsi della loro protesta visto che, se i clienti se ne vanno, qualcosa di anomalo c’è. E questa anomalia riguarda sia clienti che gli imprenditori commerciali del posto.

Certo, la cosa è stata gonfiata dalla stampa e, pertanto, ha assunto anche una valenza quasi di vendetta - considerando anche che cortina è frequentata dalla media e alta borghesia. Ciò non toglie che l’evasione ci sia, e dato che, in luoghi come Cortina, di soldi ne circolano più che altrove, diventa ovvio presupporre che l’evasione sia più alta.
Certo, l’evasione andrebbe combattuta, a tutti i livelli e in tutti i luoghi, con interventi a tappeto e costanti. L’agenzia delle entrate dovrebbe essere attiva 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno e non solo a campione. Ma se ciò accadesse, sarebbe accusata di “sistema fiscale poliziesco” come già affermato da Berlusconi. E comunque troverebbe una fortissima resistenza da parte di coloro che oggi si scandalizzano per l’intervento a Cortina.

Emblematico è l’intervento di Cicchito in merito: “Ribadiamo la profonda convinzione che l'Agenzia delle Entrate non debba assumere una configurazione politica, mediatica e anche propagandistica per cui prima fa una sorta di operazione militare concentrata su una singola località considerata meta dei ricchi e poi risponde alle obiezioni su questo modo di procedere sparando dati volti a criminalizzare quell'area e chi la frequenta con conseguenze che nel futuro possono essere molto serie
Una configurazione “politica, mediatica e propagandistica” mirante a criminalizzare quell’area meta di ricchi, dice Cicchito - che di condoni agli evasori ne sa molto. Già, individuare le aree più soggette all’evasione, secondo Cicchito, significa fare politica e propaganda.Invece di plaudire, condanna la lotta all’evasione, in pratica la difende  
Ma Cicchito non si ferma e continua: “Questo ente pubblico e chi lo dirige, in primo luogo il dottor Befera, ha la piena disponibilià di uno strumento dello stato fra i più delicati, forse addirittura il più delicato, quello dell'accertamento fiscale che oramai ha dei mezzi assai penetranti e non può usarlo come una sorta di mezzo contundente in polemiche mediatiche perchè ciò vorrebbe dire che allora, proprio per eccesso, non si è all'altezza di ruoli e compiti che richiedono sobrietà e senso di responsabilità”.
Secondo Cicchito, l’agenzia delle entrate dovrebbe prima avvisare poi controllare.

Che dire di fronte a queste reazioni se non che le leggi vanno fatte ma non si possono applicare. O meglio, si applicano solo la dove i controlli sono automatici - dipendenti e pensionati e aziende per quanto riguarda il versamento delle tasse e contributi dei loro dipendenti -, per gli altri, si possono fare previo avviso.
Che valore abbia ai fini della lotta all’evasione un modus operandis simile, non si sa

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/1/2012 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
98 miliardi di euro lasciati nelle mani dei concessionari delle slot machine.
post pubblicato in BREVI, il 22 dicembre 2011


Qui la nitizia
Sono 98 i miliardi che lo stato italiano sembra non voler incassare. Miliardi che i concessionari delle slot machine devono allo stato ma che lo sembra non voler saperne.

Il tema dell'evasione del settore del gioco d'azzardo non è cosa nuova: era il 2007 quando una Commissione Parlamentare e il Gruppo Antifrodi Tecnologiche della Guardia di Finanza scoprirono che le dieci maggiori società concessionarie che gestiscono le slot machine avevano contratto un debito col Fisco per gli anni 2004-2007 pari a 98 miliardi.
A quanto sembra, questi soldi non sono mai entrati nelle casse dello stato.

NOVANTOTTO MILIARDI LASCIATI PER RAGIONI SICURAMENTE LEGATE AL CONNUBIO TRA STATO E MAFIA.

Inutile dire che con quei soldi si possono tranquillamente evitare i sacrifici che ci stanno imponendo. Qui non si tratta di scovare l’evasore perché è già stato scovato, ma più semplicemente di far pagare la somma evasa.
A quanto sembra, però, ne partiti ne governi hanno voglia di sporcarsi le mani. A loro basta fare discorsi teorici, e propagandistici, tanto, se mancano i soldi sanno con chi prendersela.

GRIDIAMOLO PURE AD ALTA VOCE: E’ UN VERO SCANDALO!!!!!!!!!

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/12/2011 alle 17:32 | Versione per la stampa
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