discutendo insieme discutendoinsieme discutendo insieme DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Giornata mondiale della famiglia: la giunta milanese decide di finanziare, con tre milioni di euro, la visita del papa a Giugno,
post pubblicato in NOTIZIE, il 4 marzo 2012


Foto dal sito Stefano Bisi
Il Giorno
Sono tre milioni e 100 mila euro la cifra destinata dalla giunta di Milano per la visita del papa in città in occasione della giornata mondiale della famiglia che si terrà a Giugno.
La cifra servirà a potenziare i servizi necessari.

Tre milioni sono una bella cifra considerando il momento di crisi che stiamo attraversando e le difficoltà di troppe famiglie che si trovano in situazioni di disaggio. Tre milioni che, sicuramente, si potrebbero spendere in modo più reale per sostenere le famiglie.

La cosa che colpisce, in negativo, di più è la leggerezza con cui la chiesa organizza questi ritrovi; leggerezza che risulta ancor più grave se si considera il motivo: famiglia, lavoro e festa (giorno di riposo domenicale), dove il primo è il contenitore degli altri due ovvero, il lavoro e il giorno di riposo intesi come necessità per una vita familiare serena. Praticamente si parla di diritti degli individui - nello specifico, organizzati in famiglie - che sono sacrosanti e che vengono affrontati da sempre in ambito laico senza per questo organizzare megaritrovi dispendiosi di risorse. Risorse che, se proprio avanzano - il che è impossibile data la situazione - sarebbero più utili se usate nell’ambito di una politica del lavoro e di ulteriori aiuti alle famiglie in difficoltà.

Ma non è tanto la chiesa e il papa quanto il comune che, mettendo a disposizione un’ingente somma di denaro pubblico per sostenere un incontro che riguarda una parte della società che, se pur teoricamente maggioritaria (?), non da il diritto di spendere i soldi di tutti - tanto più che il papa non viene in Italia per una visita ufficiale di stato ma per curare i propri interessi, nello specifico, misurabili in “anime” - dimostra poca sensibilità nei confronti delle famiglie reali.
Lettera del papa

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. papa famiglia milano soldi

permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/3/2012 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La scienza al servizio della chiesa, secondo il sig. Ratzinger.
post pubblicato in RELIGIONE, il 26 febbraio 2012


foto da Nonciclopedia
“L'unione dell'uomo e della donna in quella comunità di amore e di vita che è il matrimonio, costituisce l'unico luogo degno per la chiamata all'esistenza di un nuovo essere umano, che è sempre un dono”.
Questo è quanto ha detto il Pontefice in occasione dell'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita che ha organizzato un convegno sull'infertilità.
Come si possa definire una comunità di amore e di vita il matrimonio in una società tutta tesa all’individualismo, sicuramente, è uno dei misteri della fede. Misteri che non tengono fede della realtà in cui versa l’uomo oggi che, schiacciato tra le esigenze di sopravvivenza e il desiderio di un mondo giusto ed equo, deve rinunciare a quei presupposti necessari alla realizzazione dei suoi desideri.
Avere figli, oggi, implica un impegno che esula dal tema amore perché non basta amare per poter dare una vita degna di tale nome.
Se in passato  i figli erano vissuti come un fatto economico - in modo particolare nel mondo contadino dove i maschi rappresentavano braccia per la campagna e le femmine un’entrata economica al momento del matrimonio (cosa che avviene tutt’oggi in parecchie parti del mondo) - oggi, caduti i presupposti di tale visione, i figli, il più delle volte sono vissuti come ingombro per le difficoltà cui la famiglia, o coppia?, deve far fronte per sopravvivere. Pertanto, quello che il papa chiama dono, in realtà è un problema che mette alla prova la coppia portandola, molto spesso, al divorzio. E questo dimostra che la coppia non segue, e non ha mai seguito, un progetto “divino”, che l’amore è altra cosa dall’ideale con cui viene rappresentato.

Il papa afferma anche che le coppie sterili dovrebbero essere aiutate dalla scienza - cosa che la scienza fa da secoli senza l’approvazione del papa - entrando così in contraddizione con quanto detto sopra; se fare figli dipende da un atto d’amore all’interno di una istituzione sacra, che bisogno c’è della scienza?  
Se la scienza viene intesa come ricerca costante del significato della realtà, la teoria dell’amore cristiano cattolica, dato che basa la conoscenza sulla parola di dio, non è interessata ai suoi sviluppi che, costantemente, contrasta. Pertanto, affinché la scienza si adatti alla teoria dell’amore cristiano cattolica, non deve essere intesa come ricerca del significato della realtà ma come ricerca della verità della parola di dio; cioè, deve essere al servizio della verità divina che, in teoria, è già stata sviluppata completamente. Il servizio consisterebbe nel trovare prove da presentare ai dubbiosi e non credenti.
Questo modo di intendere la scienza implica lo snaturamento del suo significato intrinseco poiché verrebbe utilizzata, non più come metodo per la comprensione dell’universo e tutto ciò che contiene ma per sostenere la teologia cristiano/cattolica.

Parlare di famiglia e figli in termini di amore come legante dei rapporti sia nella coppia che tra essa e i figli non ha nulla di scientifico, pertanto, chiedere alla scienza di supportare eventuali difetti fisici da parte di uomini di fede cattolica significa usare la scienza in modo utilitaristico poiché la fede, essendo basata sulla parola di dio, che, secondo i cristiano cattolici, è verità assoluta, non ha nessun bisogno della scienza umana.
Perde casa e famiglia senza sapere il perché. Quando la burocrazia diventa oppressiva.
post pubblicato in NOTIZIE, il 16 gennaio 2012



Succede a Khaled, un tunisino di 49 anni da 27 in Italia. Khaled è commerciante e gestisce un negozio di abbigliamento. Nel 2010 si reca in Tunisia per lavoro, quando torna, dopo tre mesi, trova la sorpresa: gli viene proibito di avvicinarsi all’appartamento e alla famiglia che, nel frattempo, la moglie e la figlia erano state trasferite nel centro di Santa Chiara di borgo Padre Onorio, mentre il figlio in un appartamento comunitario da dove, poco dopo, sarebbe fuggito.
La storia sembra sia incominciata dopo che la scuola del figlio, nel 2010, ha inviato una relazione al tribunale dei minori segnalando l’indisciplina del figlio senza avvertire i genitori ne della relazione ne, tanto meno, del comportamento del figlio. Secondo Khaled, la scuola non avrebbe mai convocato ne lui ne la mogli per avvertirli del comportamento del figlio.

C’è da chiedersi almeno tre cose di questa vicenda.
1) Con quale competenza la scuola può prendere contatto col tribunale dei minori scavalcando la famiglia?
2) con quale competenza i servizi sociali possono allontanare figli e moglie, chiudere un appartamento mandando sulla strada il marito, senza una adeguata informazione e un adeguato tentativo di riconciliazione della famiglia - questo nel caso di difficoltà nella convivenza della stessa?
3) in base a quali prove il tribunale ha predisposto tutto ciò?

Da quanto si legge nell’articolo, la famiglia non aveva mei avuto problemi a parte la poca voglia di studiare del figlio che, comunque, non comporta nessun reato. In questi casi, la prassi sarebbe di convocare i genitori e discutere con loro la situazione del figlio, successivamente, se i genitori sono d’accordo, coinvolgere i servizi sociali e, se non si approda a nulla e se i genitori sono d’accordo, coinvolgere il tribunale dei minori. Qui, invece, si è agito esattamente all’opposto.
Con quale autorità non si sa. Sta di fatto che si è smembrata una famiglia in modo alquanto allegro.
Non è ammissibile che si possano prendere provvedimenti del genere senza coinvolgere la famiglia, senza discuterne con i genitori nel tentativo di risolvere il problema, sempre che ci sia un problema, senza arrivare a soluzioni drastiche.

Se questa è la prassi oggi, c’è da preoccuparsi non poco. Vedersi allontanato dalla propria famiglia senza che l’autorità ci dica il motivo - la figlia stessa afferma di non sapere perché è stata allontanata dal padre - e senza essere mai stati convocati è sicuramente un dramma per chiunque.
Modelli creati per uso e consumo dell’utente
post pubblicato in Riflessioni, il 8 maggio 2010


Nel post precedente ho evidenziato le difficoltà della famiglia ha educare l’adolescente nel mondo d’oggi, ma i modelli chi li crea?
Quasi sempre i riferimenti vengono dal mondo reale mediato dai mezzi di comunicazione: televisione, cinema, ma anche giochi virtuali.
Il problema, perciò, non è la famiglia, ma il rapporto che esiste tra essa e l'esterno, rappresentato da una miriade di informazioni quasi mai coerenti tra loro e la famiglia stessa.
Questo fa si che l'adolescente non abbia più un riferimento preciso da seguire.

Solitamente si tende a credere, perché cosi ci dicono, che la televisione e il cinema, ma anche la moda, che i modelli proposti sono copiati dalla realtà e di conseguenza anche i loro comportamenti.  Ciò è vero in parte; i modelli possono si essere copiati dalla realtà, a essere modificato, cioè creato, sono i loro comportamenti, le loro filosofie. Ciò che essi propongono è un mondo sempre reale ma al contempo si discosta dalla realtà nel momento in cui pensano in modi che, anche se sembrano simile, perché partono dalle aspettative delle persone,  al modello reale, si discostano da esso nel momento in cui, le loro azioni, sono contrarie al modo di pensare dell’originale. Il pensiero “televisivo” nasce si dalle aspettative delle persone, ma nella sua analisi cerca di convogliare tali aspettative su  modelli comportamentali che, nel loro evolversi, creano aspettative simili ma, al contempo, modificate al punto di cambiare radicalmente il modello.

Tutti hanno l’aspettativa di avere un tenore di vita che permetta loro di usufruire dei vantaggi sociali, partendo da questa aspettativa, i media la sviluppano al punto di convincere le persone che tutti hanno la possibilità di arricchirsi; per far ciò usano il concetto di potenzialità: cioè, in una società libera, avendo tutti   le stesse possibilità di azione, ne consegue che, chiunque possa arricchire. Questo in sé, come principio, è vero; ma nel momento in cui, per arricchire, oltre alle potenzialità, un individuo ha bisogno anche dei mezzi per svilupparle e che questi mezzi sono gestiti da chi detiene il potere, solo chi si adegua, rinunciando a sé stesso come individuo, ne può usufruire.; ma questo, ovviamente, non viene detto, anzi, l’individuo deve crescere nella convinzione che i modelli che segue sono il frutto della sua inventiva.

In un contesto simile, dove i media creano tutta una serie di modelli a cui, e in modo particolare gli adolescenti, ci si dovrebbe identificare, la famiglia viene messa in secondo piano, quando, addirittura, annullata.

Questo non significa che la famiglia venga soppressa, essa rimane come nucleo base, a cambiare è il suo scopo. Invece di essere il riferimento come modello, diviene cassa di risonanza della propaganda occulta del potere.

Condannata famiglia per "educazione inadeguata".
post pubblicato in Riflessioni, il 7 maggio 2010


Il tribunale ha condannato la famiglia a un risarcimento di 200.000 euro per non aver educato in modo adeguato il figlio ritenendola colpevole del danno (morte) provocato dallo stesso in un incidente con la bici.
Il fatto è avvenuto nel 2002 a Robecco sul naviglio. Il figlio, mentre pedalava sulla ciclabile, facendo un sorpasso urtò un'anziana signora facendola finire nel canale, dopo un anno di coma la signora è morta.
la motivazione del tribunale dichiara che: l'affidamento del minore alla custodia di terzi solleva il genitore dalla presunzione di colpa in vigilando ma non da quella di colpa in educando». Insomma, anche se non sono presenti, i genitori rimangono «comunque tenuti a dimostrare di avere impartito al minore stesso un'educazione adeguata a prevenirne comportamenti illeciti». Questo significa che la manovra di sorpasso che ha causato l'incidente è "Opera" dell'inadeguata" educazione impartita dai genitori.

Che dire. L'educazione dei figli è già, di per sè, un'impresa difficile, pretendere che i figlii si comportino seguendo tutte le "istruzioni" impartitegli, è impossibile. Se cosi fosse avremmo un popolo di pecore nel vero senso della parola.
Che i genitori abbiano il compito di educare i figli è risaputo, lo è da sempre e da sempre i genitori lo fanno anche senza assurde sentenze dei tribunali, che abbiano anche la responsabilità civile e penale quando il figlio commette infrazioni in loro mancanza e affidati a terzi è inammissibile.
Chiunque ha a che fare con gli adolescenti sa che il loro comportamento deriva più dal dimostrare qualcosa agli altri che al rispetto delle regole e questo succede a chiunque, anche a quei ragazzi educati nel rispetto degli altri con metodi "repressivi". La tendenza dell'adolescente è proprio la ribellione verso le regole degli adulti.
La pretesa si avere un controllo totale sull'adolescente indica la volontà di controllo dell'adulto.
A mio avviso,è' in questo senso che va letta la sentenza, obbligando i genitori a un controllo totale, il passo successivo sarà il controllo totale della famiglia stessa perché, se si vuole che l'adolescente si comporti conformemente alle regoli sociali esistenti in un dato momento, nasce la necessità che anche la famiglia abbia lo stesso comportamento.
E' ovvio che certi comportamenti - bullismo in genere -  debbano essere evitati, ma non ha senso prendersela con la famiglia perché, comunque, l'adolescente continuerà a comportarsi in modo inadeguato proprio perché è nella sua natura. Non dimentichiamo che a quell'età, l'individuo è in fase di ricerca di una identità e che i modelli che segue non sempre, anzi, quasi mai, sono riferibili alla famiglia, in modo particolare oggi che, con i mezzi moderni, ha accesso a più esempi.
Continua.
Ritrovata Almas, la diciassettenne pakistana rapita dal padre
post pubblicato in Riflessioni, il 21 gennaio 2010


Almas è salva. Dopo ore di ansia, è finito bene il sequestro della 17enne pakistana prelevata dal padre-padrone a Fano, davanti al centro di accoglienza dove la ragazza vive.
La ragazza era stata rapita dal padre dopo che il tribunale, circa un anno fa, l'aveva tolta alla famiglia e  affidata ai Servizi sociali del Comune di Senigallia, questi hanno poi ottenuto la sistemazione nella onlus fanese
La decisione fu presa dopo che la ragazza fu ricoverata in ospedale per le percosse subite dal padre che non accettava "l'occidentalizzazione" della figlia.
Il sequestro, secondo la famiglia, è avvenuto perché il padre voleva che la figlia sposasse un connazionale seconde le tradizioni del paese d'origine.

Una sola domanda: come è possibile che una persona adulta, anche se padre del minore, possa circolare liberamente - e non solo, il padre ebbe modo di fare ricorso contro la sentenza - dopo aver picchiato la figlia minorenne al punto da rendere necessario il ricovero?
La risposta non può che essere: non esiste una legge specifica sulla violenza, diversa da quella sessuale (botte), ai minori che implichi l'arresto di chi la compie. Eppure, esiste la legge che condanna l'aggressione, a chiunque venga rivolta, con l'aggravante se provoca lesioni anche lievi.
Perciò, il padre della ragazza, che era stata affidata al centro gestito dalla onlus Cante di Montevecchio anche per aver dichiarato, appunto, che le lesioni erano state provocate dal padre, non poteva essere lasciato libero di agire sensa controlli. Eppure sembra che sia successo proprio questo.
Almas è salva, si, per fortuna non si è verificato qualcosa di più grave come l'omicidio - già avvenuto altre volte per gli stessi motivi - ma non mi sembra il caso di esultare, anzi, sarebbe opportuno che la violenza, anche non sessuale, sui minori venga considerata penalmente come  reato gravissimo da equiparare a quella sessuale.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. minori violenza famiglia

permalink | inviato da verduccifrancesco il 21/1/2010 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
MORALE E DIRITTI
post pubblicato in Riflessioni, il 17 gennaio 2010


La sentenza della Corte costituzionale: i giudici hanno ritenuto incostituzionale l’articolo della Legge sulle unioni dello stesso sesso che regolava la successione ereditaria. La Corte ha stabilito che per le coppie gay dovevano valere le stesse regole che per quelle eterosessuali. E' in base a questa sentenza che, il governo sloveno, si appresta a presentare, in parlamento, una legge che equipara i gay alle coppie etero per quanto riguarda i diritti, incluso quello dell'adozione.
Gli attivisti delle associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali in Slovenia hanno subito sottolineato la valenza storica della sentenza. I giudici si sono, infatti, espressamente richiamati all’articolo della Costituzione che vieta le discriminazioni e lo hanno interpretato includendovi anche quella che riguarda l’orientamento sessuale. Questa lettura, quindi, potrebbe essere il grimaldello che servirà per una completa riscrittura della legislazione che regola i diritti delle coppie gay.

Una legge fortemente contestata dalla destra.
Dice il leader del partito democratico Janez Janša: la soluzione giuridica proposta è contraria alle "leggi naturali".
L’adozione di bambini da parte di coppie gay non sarebbe “naturale” nemmeno per il capofila del partito nazionale Zmago Jelincic, mentre il presidente del partito popolare, Radovan Žerjal, ha rincarato la dose definendo la proposta “una catastrofe”. Inorriditi anche i membri di Nuova Slovenia: per Ljudmila Novak, il codice di famiglia è la dimostrazione che il governo Pahor propone “leggi ideologiche che sono in contrasto con i valori degli elettori cristiani”.

In pratica, se sull'adozione possono anche aver ragione - credo che i figli debbano crescere in una famiglia etero - sul piano dei diritti, parlare di leggi naturali sia fuori luogo.
Non si capisce perché, e cosa c'entri con la religione, una persona che vive una vita con un'altra persona non possa avere la possibilità di: ereditare, assistere, avere la pensione, e tanti altri diritti che hanno le copie etero.
Che cosa poi centri la "natura" nella giurisdizione umana (date a dio quel che è di dio e a Cesare quel che è di Cesare) non l'ho mai capito; l'essere umano, in termini religiosi, non è parte integrante della natura, ma è posto un gradino al di sopra. Il suo compito è, appunto, quello di "gestire" la natura, non di comportarsi come se, esso stesso, fosse natura.
In Slovenia, come in Italia e in altre parti del mondo, i cristiani e i moralisti in genere, non riescono a capire il significato di leggi che, operando in nome delle libertà che sono alla base di ogni democrazia - concetto che, tra l'altro, si trova anche nella bibbia cristiana sotto forma di "libero arbitrio" - non fanno altro che rendere possibile una convivenza civile più conforme alle tematiche moderne.
Quando il papa afferma che: la legge morale naturale, dalla quale la Chiesa fa derivare le proprie convinzioni in materia di bioetica, "non è esclusivamente o prevalentemente confessionale", ma è "iscritta nel cuore di ogni uomo" e "interpella ugualmente la coscienza e la responsabilità dei legislatori", non fa altro che rifiutare l'essere umano come "individuo in progres", cioè, entità intelligente capace di comprendere i meccanismi che stanno alla base del proprio divenire.
Questo modo di vedere, tipico delle religioni monoteiste, relega l'uomo a essere subordinato alla natura; il che in certo senso è vero se ci riferiamo all'evoluzionismo. L'uomo è si subordinato alla natura, ma solo nel momento in cui si sviluppa al suo interno ma non come parte integrante della stessa. La sua capacità di analisi , lo a sempre portato a indagare sui fenomeni per comprenderli allo scopo di affrancarsi dalla natura stessa. Questo fa dell'uomo un essere potenzialmente in grado di operare affinché la natura da essenziale diventi complementare, cioè modificata ai suoi fini.
Non è certo facile anzi, si può dire molto pericoloso perché, modificare la natura, comporta una conoscienza capillare della stessa; conoscenza che attualmente l'uomo ha in modo molto parziale. Ciò non toglie che, se si vogliono evitare tutti gli "inconvenieti" della natura, l'uomo non può agire diversamente a tutti i livelli.
Perciò, affermare che: "la legge morale naturale è iscritta nel cuore di ogni uomo" e, perciò, deve rimanere l'unico riferimento, toglie ogni possibilità all'uomo di affrancamento dalla stessa, lasciandolo alla mercé di una non bene identificata salvezza extramondana.
La salvezza dell'uomo può verificarsi solo attraverso la sua completa conoscenza del mondo in cui vive e, di riflesso, all'adeguamento dei suoi valori a tale conoscenza.

Omosessualità, divorzio, aborto e bioetica, che sono i temi su cui si sta svolgendo oggi la battaglia tra morale e scienza, non possono più essere rimossi come non esistenti o fingere la loro esistenza  e al contempo rimuoverli con leggi che di fatto li condannano. 
E' vero che esiste il pericolo di un uso sbagliato, addirittura criminale (come nell'aborto prima della regolamentazione), nella pratica di queste tematiche, ma è altrettanto vero che questo pericolo lo si può evitare solo con la regolamentazione.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. diritti gay famiglia slovenia

permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/1/2010 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia febbraio        aprile
calendario
adv