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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
LA RIVOLUZIONE COPERNICANA DI CALDEROLI.
post pubblicato in NOTIZIE, il 1 aprile 2011


 

Esulta il ministro delle semplificazioni (di cosa?) Roberto Calderoli dopo che il CDM ha approvato definitivamente il quinto decreto legislativo attuativo del federalismo fiscale.

 

Secondo il ministro, ''Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana

Cosa centra Copernico e la sua teoria col federalismo? La teoria di Copernico afferma che la terra e i pianeti ruotano intorno al sole (eliocentrismo) in contrapposizione alla teoria che affermava che fosse il sole a ruotare intorno alla terra (geocentrismo). In tutt'e due i casi, gli oggetti ruotano intorno ad un centro. Nel federalismo, al contrario, gli oggetti (enti locali) non ruotano intorno ad un centro ma ne sono parte integrante, ne sono il centro.

 

"… perché da oggi il cittadino saprà perché paga un tributo, a chi lo paga, dove vanno a finire i suoi soldi e per quale servizio vengono utilizzati e pertanto potrà giudicare con la massima trasparenza, secondo la regola 'si paga per quel che fai, per quel che dai e non per quel che spendi'. Ancora una volta questo governo, grazie alla spinta propulsiva della Lega Nord, si è dimostrato il governo del fare'', 

Certo, sig. ministro, ma chi controlla i politici addetti alla gestione della cosa pubblica? Che mezzi ha il cittadino per impedire politiche di spreco?

Non è certo stato il sistema a produrre malefatte, casomai è l'uomo a comportarsi in modo inadeguato quando si trova a gestire, senza controlli, il potere.

Questo significa che anche il federalismo, e in modo particolare quello che proponete voi leghisti, avrà i suoi malfattori perché, vede, senza controlli e davanti all'occasione, l'uomo diventa ladro.

 

Sapere a chi si paga il "tributo", come lo definisce lei, e per cosa si chiede il "tributo" non significa sapere dove vanno a finire, o meglio, si saprà a fine lavori se i soldi sono stati spesi per quello per cui sono stati chiesti. Ma questo succedeva già prima. Già prima si vedevano i soldi svanire nel nulla. Perciò il problema è il controllo da parte dei cittadini, non altro, e questo prima c'era. La magistratura poteva inquisire i ministri qualora c'era il sospetto. Ma oggi sembra che le cose stiano andando per altro verso. Si sta cercando di riportare la situazione al periodo della prima repubblica. Questo significa togliere ogni possibilità di controllo da parte dei cittadini.

 

Caro ministro, un buon federalismo deve necessariamente partire dal basso, devono decidere gli enti locali quali poteri dare al governo centrale e non viceversa. Un buon federalismo deve avere strutture in grado di permettere ai cittadini di controllare l'operato degli eletti e non leggi centrali che lo impediscono.

Se non è cosi non cambierà nulla!

 

Ah, dimenticavo: adesso che pagheremo le tasse locali, le abbassate quelle centrali o no?


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 1/4/2011 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Province si province no.
post pubblicato in POLITICA, il 7 febbraio 2011


Si è parlato, e se ne parlerà ancora, nell'ambito dell'attuazione del federalismo dell'utilità delle province presupponendo la loro inutilità sia a fini strutturali sia di costi.

Mentre il dibattito avviene a livello nazionale, a livello locale si è già deciso di limitare, e forse?, sopprimere la regione. Si tratta della regione Trentino Alto Adige che, già da tempo, ha ridimensionato le sue competenze a favore delle due province autonome a statuto speciale di cui si compone la regione: Trento e Bolzano.

Si può comunque dire che le due regioni siano sempre state considerate alla stregua delle regioni - partecipano anche alla Conferenza Stato-Regioni, la cui denominazione ufficiale è, per l'appunto, Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano - e questo può essere stato il motore del processo in corso. Ciò non toglie l'importanza dell'evoluzione della regione, evoluzione che dovrebbe essere recepita anche a livello nazionale.

 

Il dato importante è il continuo spostamento delle deleghe dalla regione alle province, questo fa si che la regione vada gradualmente svuotandosi dei presupposti della sua esistenza.

 

Cosa significhi questo in termini nazionali è, o dovrebbe essere, di facile comprensione. Dato l'esempio di due province di cultura diversa (anche se va detto che su certi valori e tradizioni possono essere considerate simili, rimane, però, la differenza linguistica e la tendenza della popolazione bolzanina autoctona a considerarsi "austriaca") e dato i presupposti del nuovo corso federalista (che si basa appunto sulle diversità culturali e delle tradizioni), presupporre che le province siano la base naturale di un federalismo improntato sul territorio e le sue culture, sarebbe la cosa più naturale. Più il territorio è piccolo, maggiore e migliore è la possibilità di gestirlo nei modi e nei tempi più consoni alla cultura in essere.

A questo punto, anche il collegamento tra periferia e centro sarebbe più idoneo se avvenisse attraverso una "camera delle province". Collegamento tutto da definire ma, secondo me, fattibile anche dal punto di vista di un miglior rapporto tra cittadini, province e centro perché alla camera delle province ci sarebbero persone elette nel consiglio provinciale e appartenenti al territorio stesso (do per scontato che nel federalismo gli eletti facciano, necessariamente, parte del territorio), pertanto più inclini a soddisfare le esigenze degli elettori e non quelle di un qualche partito o interesse privato. Per i cittadini sarebbe più semplice individuare gli eletti che non rispettano il "patto elettorale" con gli elettori. sarebbe più facile analizzare gli interventi dell'amministrazione socio/politica ed economica sul territorio: verifica dei progetti delle spese e degli sprechi. Sarebbe più facile controllare la politica dei rappresentanti della regione alla camera perché dovrebbero rendere conto a un corpo elettorale ben preciso e identificato in luogo preciso.

 

Per concludere, l'esempio delle due regioni autonome dovrebbe essere preso in considerazione quando si parla di federalismo e competenze. Dati i loro requisiti e la loro esperienza decennale.

Le province e la loro soppressione.
post pubblicato in ALTRO, il 24 gennaio 2011


Nel 2010 si è discusso tanto della possibilità di sopprimere le province e come sempre succede ci sono i pro e i contro. Ovvio e scontato il contro della lega che, essendo sostenitrice del federalismo, non poteva certo condividere l'idea - anche se nata dalla "necessità" di ridurre le spese e, di conseguenza, proposta dal ministro dell'economia Tremonti ,della lega, e che dovrebbe essere sostenuta dal ministro delle semplificazioni Calderoli ,anch'esso della lega - considerando che il federalismo a come base proprio l'autonomia del territorio.

 

A parte ciò, a cosa servono le province e quale guadagno si ricava nella loro soppressione?

 

Le province, come scritto nel titolo V della costituzione art. 117: "La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite." dunque, i comuni, le province e le regioni fanno parte dell'assetto istituzionale e, come si legge (è comunque utile leggere tutto il titolo V perché riguarda la modifica fatta nel 2001 collegata al federalismo), la base è, oltre all'autonomia, la divisione delle deleghe ovvero, lo snellimento delle procedure. Perciò, le province, al pari dei comuni e delle regioni hanno il ruolo di agevolare il rapporto tra cittadino e stato.

Detto questo, anche sopprimendo le regioni, i costi o non diminuiscono perché, comunque, nella maggior parte delle situazioni territoriali, e in modo particolare quelle montane, si dovrebbero aprire uffici regionali per agevolare il rapporto - Tanto per fare un esempio: il cittadino dell'alta bergamasca (i paesi montani), qualora avesse bisogno di documenti attualmente di competenza della provincia, se dovesse richiederli alla regione dovrebbe recarsi a Milano dovendo sobbarcarsi un viaggio anche di un centinaio di Km, a meno che, la regione non apra gli uffici a Bergamo -, o vengono addebitati al cittadino sia in termini di liquidi sia di tempo. Non mi sembra che ci sia un risparmio.

Da notare che, in Trentino e in Alto Adige, province completamente montane, per agevolare i rapporti tra stato e cittadini ci sono già da tempo uffici regionali e provinciali nei principali comuni delle rispettive regioni.

Pertanto, con la loro soppressione si aggraverebbe sia il costo che il rapporto.

La proposta per ora è stata accantonata, ma se dovesse ripresentarsi e accettata, non credo che i cittadini ne trarranno vantaggio.

 

Il federalismo, come scrivevo sopra, ha come base l'autonomia del territorio, e questo serve per poterlo gestire al meglio. Perciò mi chiedo: chi più dei residenti conosce i problemi inerenti alla gestione del territorio?

Questa domanda non significa che ogni comune o provincia o regione possa agire indipendentemente dalle leggi  dello stato o al di fuori delle regole costituzionali, anzi, è proprio per dare maggior valore ad esse che gli enti locali devono avere la possibilità di agire con un certo margine di libertà e indipendenza economica diversificando cosi le interpretazioni di modo che la costituzione si auto evolva in modo spontaneo. Per fare ciò, invece di sopprimere le province bisognerebbe incentivarle all'autonomia e alla cooperazione tra esse e tra i comuni e regioni. Non trovo sbagliato istituire una camera degli enti locali, anche se la proposta riguarda solo le regioni.

Non serve a nulla - o, sarebbe meglio dire che serve solo al potere centrale - il federalismo fiscale senza quegli strumenti di autonomia che delegittimino il controllo fiscale dello stato perché le tasse, in un sistema federale devono essere suddivise tra gli enti locali e lo stato; non può essere lo stato a decidere chi e quanto debba avere.

 

Per concludere, credo che gli enti locali, in una federazione, debbano essere il centro e non la periferia.

Belluno e la voglia di autonomia... dal Veneto leghista.
post pubblicato in NOTIZIE, il 24 gennaio 2011


Nel bel mezzo della riforma federale dello stato italiano, c'è una provincia che vorrebbe staccarsi dall'attuale regione di appartenenza per aggregarsi ad un'altra regione.

 

Si tratta della provincia di Belluno, regione Veneta a maggioranza leghista, dove è previsto il referendum per passare dal Veneto al Trentino alto Adige.

 

Da Trentino.it: "Il referendum per trasformare la Provincia di Belluno in Provincia autonoma di Belluno nella regione autonoma Trentino - Alto Adige (T-A.A.) si farà. Le firme, 17.500, ci sono; il consiglio provinciale bellunese si è espresso in grandissima maggioranza, 22 voti su 24 (la Lega si è spaccata), per il via libera al voto. I bellunesi, come prevede l'articolo 132 della Costituzione, hanno diritto a votare ma sarà poi il Parlamento, in questo caso con la procedura prevista dalle leggi costituzionali, ad approvare o no, al di là dell'esito referendario, la fusione di Belluno con Trento e Bolzano. "

Le motivazioni che spingono la provincia, e prima alcuni comuni della stessa tra cui la nota località di Cortina d'Ampezzo, a far parte della regione T-A.A. sono da ricercare sia nella vicinanza ambientale - e di conseguenza a problemi simili di gestione del territorio - sia nel trattamento economico (finanziamenti regionali) che il bellunese riceve dalla regione veneta e che ritiene insufficiente.

La cosa curiosa, e che lascia alquanto perplessi, della richiesta è la diversa gestione amministrativa delle tre province; mentre l'Alto Adige è a maggioranza PATT (partito autonomista trentino-tirolese) che nulla a che fare, sia per storia che per cultura, con la lega e il trentino a maggioranza centro sinistra, il bellunese è a maggioranza leghista.

A qualcuno, questo potrebbe sembrare un problema minimo o, addirittura, un non problema poiché, e questo è vero, i problemi da risolvere sono simili o addirittura uguali. Ciò non toglie che la storia e la cultura, e di conseguenza i fini che le tre province si prefiggono, sono alquanto diversi e hanno, nel corso dei decenni, preso strade completamente diverse. E neanche va dimenticato che l'Alto Adige, ancora oggi, ha problemi specifici, come quella del bilinguismo, da risolvere.

Altra considerazione da fare è la resistenza sia dell'A.A. sia del trentino ad incorporare il bellunese proprio a causa delle differenze storiche e culturali che li dividono.

Inoltre, il nuovo corso verso il federalismo voluto dalla lega dovrebbe annullare le differenze tra regioni ordinarie, autonome e speciali.

 Allora perché tanto accanimento per avere un'autonomia che avrebbero comunque se si arriverà al federalismo?

Perché, se l'idea base della lega è la creazione di una regione/stato al nord basata su una identità  che fa riferimento a culture estranee all'area nord orientale alpina che, storicamente, è stata collegata all'Europa germanica (e non solo l'Alto Adige, ma anche il Trentino che, nel corso dei secoli e trovandosi sulla principale via di comunicazione tra l'Italia e il mondo germanico, ne ha sempre subito l'influenza al di la delle sue aspirazioni), si vuole incorporarla in una cultura diversa?

Se l'idea federale è di creare regioni autonome partendo dal principio che l'Italia non è culturalmente unita tenendo conto proprio delle diversità, che senso ha unire "popoli diversi"?

Considerando che il bellunese è a maggioranza leghista e fa parte del Veneto che a sua volta è a maggioranza leghista e che la giunta si è espressa a larga maggioranza per entrare nella regione autonoma a statuto speciale T.A.A. spaccando anche la lega, viene da dubitare seriamente sulle ragioni federaliste della lega stessa. Un partito che inizia la sua storia politica in nome della secessione e che trova nel federalismo un campo fertile per arrivarci dovrebbe, innanzi tutto, selezionare le regioni per storia e cultura e creare regioni storicamente affini invece di tentare di unire regioni con storie e culture diverse.

 

Per concludere, tutta la faccenda ha sapore di interessi economici. Interessi che, attualmente ancora esistono perché il T.A.A. usufruisce di agevolazioni particolari sia sui finanziamenti statali che sulle deleghe e la regione stessa sta lottando per mantenere la sua autonomia al di la del federalismo.

Pertanto,la risposta alle domande che mi son posto non può che essere la riconquista di una nazione che, sotto molti aspetti, non rispecchia quello che i padri fondatori avevano in mente; riportare, cioè, il centro del potere nelle mani e nei luoghi di coloro che ne prepararono e attuarono l'unità, il nord. Questo anche se Roma capitale è stata voluta dai Savoia stessi e non certo per la centralità geografica. Questo è lo scopo finale e per attuarlo bisogna che il nord sia unito, poco importa se culturalmente diviso, per dimostrare che è, a tutti gli effetti, degno di guidare una nazione. Ovviamente, il sud rimarrà …. Terra di riserva. Insomma, quello che si vuole costruire è un federalismo centrale con il centro di potere nelle mani del nord e non più, come è tutt'ora, nelle mani degli italiani che, democraticamente, eleggono i loro rappresentanti qualunque sia la loro origine.

 

PS: ci si dimentica, o si rimuove(?), che all'unità parteciparono anche le popolazioni del sud che lasciarono molti morti nella prima guerra mondiale e che il benessere del nord fu costruito anche con l'apporto del sud attraverso la manodopera immigrata negli anni sessanta e settanta. Che il sud fu, sin dall'inizio, penalizzato per ragioni sia geografiche che di interessi particolari e politici.

Ma quale autonomia delle regioni!
post pubblicato in NOTIZIE, il 5 dicembre 2010


Dopo l'imposizione, dei siti nucleari e delle discariche delle scorie nucleari, il governo è intenzionato a imporre la coltivazione degli OGM.

 

Il ministro dell'agricoltura, Galan, di fronte al rifiuto delle regioni e degli agricoltori -" Di fronte all'ipotesi di colture Ogm imposte dal governo, gli agricoltori hanno deciso di rispondere con ogni mezzo: dalla mobilitazione di piazza ai referendum locali fino alla battaglia legale in base agli articoli del codice civile che vietano "l'esercizio di attività pericolose". Anche perché il rischio economico per il settore di punta del made in Italy alimentare è consistente. "Negli Stati Uniti il 15 per cento del territorio coltivabile ha problemi con una contaminazione da erbicidi legata all'uso degli Ogm", dice Masini responsabile ambiente della Coldiretti." - ha dichiarato che le regioni non possono rifiutare perché: "la legislazione attuale consente di vietare la coltivazione solo se si ha motivo fondato di ritenere che un Ogm rappresenti un rischio per la salute umana e per l'ambiente, cosa che l'Italia non è in grado di dimostrare in maniera inequivocabile".

Stato contro regioni o, regioni contro stato? In ogni modo, la questione pone dei seri dubbi sia sul tipo di federalismo sia sulla sua vera natura.

Come si può pensare di dare autonomia e deleghe alle regioni in termini di territorio se poi lo stato si impone ogni qualvolta lo ritiene opportuno per la propria politica?

È già successo con le discariche nel parco del Vesuvio e con i siti per le centrali nucleari e i depositi delle scorie, oggi si ripropone con gli OGM.

Come possono, le regioni, organizzare interventi se lo stato può decidere autonomamente senza la conoscenza specifica del territorio e dei programmi sviluppati dalle regioni per il loro utilizzo? Senza tener conto dei problemi che le amministrazione locale ha individuato?

 

Il ministro Galan dice che le regioni non sono in grado di dimostrare i rischi inerenti la coltivazione degli OGM. Spiega Masini: "La nostra è una posizione molto concreta. Guardiamo come sono fatti la nostra agricoltura e il nostro territorio: ci sono più di 500 prodotti doc e igp; una rete molto estesa di siti protetti a vario titolo; proprietà estremamente frammentate, con una grandezza media di 5-6 ettari contro i 240 degli Stati Uniti. Imporre gli Ogm vorrebbe dire creare un sistema costosissimo e inutile: una doppia filiera che vada dai campi ai sistemi di trasporto nel tentativo, destinato a fallire, di evitare l'inquinamento dei prodotti tradizionali".

 

È chiaro che per una gestione concreta del territorio c'è bisogno della sua conoscenza che può nascere solo dall'esperienza quotidiana di chi sul territorio ci vive. Nello specifico, i coltivatori moderni hanno a disposizione  gli strumenti necessari per analizzare sia la compatibilità che la convivenza delle due culture, pertanto, solo loro possono avere voce in capitolo. D'altra parte, il federalismo reale presuppone, o dovrebbe presupporre, la gestione del territorio da parte degli enti locali perché sono essi i primi interlocutori delle attività che vi si sviluppano e eletti direttamente sul posto, cioè, persone conosciute e che conoscono le dinamiche alla base dello sviluppo del territorio. Se non si tiene conto di questo fattore, il federalismo non è altro che un modo diverso di gestione del potere centrale, pertanto una bufala che serve solo a delegare le responsabilità mantenendo intatto il potere decisionale.

Federalismo a più velocità.
post pubblicato in Riflessioni, il 25 novembre 2010


La sig.ra Marcegaglia sostiene che il federalismo può partire anche subito in quelle regioni dove l'economia tira, una di queste è la Lombardia e, di conseguenza, a seguire più o meno tutto il nord.

Dice la sig.ra Marcegaglia:

"Chi è pronto al federalismo deve poter partire prima degli altri, perché stare fermi, aspettare chi è indietro, è una politica suicida per tutti. Se federalismo significa ridurre i costi, i tempi e una maggiore responsabilizzazione di chi governa noi siamo assolutamente favorevoli. In un Paese dove c'è una tra le regioni più avanzate d'Europa ma anche alcune tra le più arretrate, questo non può andare bene. Non possiamo pensare a una soluzione unica per tutti e il federalismo deve significare che chi è pronto parta prima degli altri. Se i più forti vanno avanti ne trarranno un vantaggio anche le regioni del mezzogiorno, quelle più arretrate. Se vedremo l'applicazione del federalismo solo nel 2014 forse non ci saranno più le aziende a cui applicarlo».

A sostenere questa tesi è anche Formigoni, presidente della regione Lombardia presente anche lui a Cernobbio alla riunione degli stati generali di Confindustria." Naturalmente, anche la lega.

 

Come si legge, la tesi si basa solo sulle necessità di chi è "pronto"; per i "pronti" non c'è bisogno di definire, come dice Vendola," gli indici di sperequazione e quelli della definizione dei costi standard. Per me è abbastanza difficile da intendere come si possa far partire il federalismo per qualcuno senza aver risolto per tutti questi problemi".

Di conseguenza,le regole del federalismo verrebbero applicate prima a quelle regioni ritenute idonee cioè, quelle in grado di "tirare" l'economia nazionale.

Ma chi deciderà quali sono dette regioni?

Sarà il governo o l'assemblea delle regioni che ancora non esiste?

 L'ideale sarebbe che a decidere fosse l'assemblea delle regioni - tale assemblea deve avere come luogo naturale per lo svolgimento delle sue funzioni il parlamento e deve essere sostitutiva di una delle due camere esistenti. Inoltre non deve essere permanente ma riunirsi a scadenze regolari perché i rappresentanti eletti all'assemblea sono i rappresentanti delle regioni stesse ed è nella regione che devono operare quotidianamente. La sua funzione deve essere quella di collegamento con il governo per decisioni riguardanti la gestione delle amministrazioni locali e il suo finanziamento.

Partire subito col federalismo senza averne predisposto i meccanismi di gestione, andrebbe a creare maggior disparità tra le regioni sviluppate e no. La tesi a sostegno del federalismo a più velocità "che sarebbe utile anche alle regioni meno sviluppate" non può essere reale perché, affermando la disparità delle regioni in termini di sviluppo, di fatto afferma la volontà di staccarsi da esse per procedere in autonomia senza tener conto delle esigenze delle altre. Il tutto si ridurrebbe alla contrattazione individuale (regione per regione) col governo invece che una contrattazione tra un'istituzione (assemblea delle regioni) e il governo. Questo perché l'assemblea delle regioni sarebbe in grado di individuare le problematiche e darle le precedenze. 

 

Per concludere, c'è da chiedersi come si possa procedere alla riforma federalista senza un'assemblea che rappresenti il territorio nelle sue prerogative di base, dando la possibilità a tutte di esprimere i loro bisogni, è un mistero. Ciò che chiede Confindustria, la lega e altri, non è il federalismo, ma la possibilità di intervenire a loro piacimento sul territorio eludendo quelle regole scritte (costituzione)  utili al vivere civile.

 

Link di riferimento

Patto di stabilità

Lega autonomie

Nuovo quotidiano di Puglia

PMI.it

Corriere

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/11/2010 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L’effetto del federalismo nella realtà.
post pubblicato in POLITICA, il 23 settembre 2010


Alto Adige.it

Nel bilancio 2011 della provincia di Bolzano è previsto una diminuzione di 200 milioni di euro rispetto all’anno in corso: 50 milioni per minori entrate a causa della crisi, 100 milioni saranno destinati alle competenze (60 milioni che dovrebbero finanziare Poste, Rai, conservatorio e università) e alle aree confinanti con l'Alto Adige (40 milioni). Complessivamente, si tratta di una cifra attorno ai 200 milioni, che equivale a una riduzione nell'ordine del 4,5% rispetto al bilancio del 2010 e altri 50 milioni circa dipenderanno dall’impatto che avrà sul bilancio l’accordo di Milano del 30 novembre scorso.

Ciò comporterà una riduzione degli interventi della provincia sul territorio. Il presidente Durnwalder ha ipotizzato una riduzione del personale di 200 unità attraverso il blocco del turn-over.

Sarà un bilancio totalmente nuovo, basato non più sulla spesa storica ma sugli effettivi fabbisogni, ha sottolineato l'assessore alle finanze Roberto Bizzo. Inoltre, l'assessore Bizzo ha sottolineato che la spesa ordinaria e quella per il welfare (e quindi per il settore sociale, la sanità e il lavoro) non subiranno tagli. Sugli altri capitoli ci sarà invece da discutere in base agli investimenti e alle spese che la Provincia riterrà strategiche.

Quello che colpisce è l’affermazione che le spese sociali, sanitarie e il lavoro, non subiranno tagli. Ciò significa che, bloccando il turn-over, per l’assessore, non implica la perdita di posti di lavoro; certo, intesa in termini tecnici, la frase significa che nessuno verrà licenziato, però impedirà l’assunzione di altro personale. Duecento persone che potrebbero essere impiegate si troveranno “a spasso” in una provincia di 500 mila abitanti non è poco.

Lo stesso vale per la sanità. È di oggi la notizia che i bolzanini, da ottobre, dovranno pagare il ticket anche nei consultori familiari - sono nati con l'obiettivo di sostenere le persone singole, le coppie e le famiglie rispetto a varie problematiche che spaziano dal benessere psicofisico alla genitorialità responsabile. Sono quasi 7.000 gli altoatesini che si sono rivolti nell'ultimo anno a loro. La richiesta maggiore di prestazioni arriva dalle donne (nell'86% dei casi di nazionalità italiana, nel 9% extracomunitaria).

Per il settore sociale credo che i due punti precedenti rientrino appieno.

Come si può intuire, la riduzione riguarda in massima parte il nuovo rapporto tra regioni e stato nato dal federalismo fiscale. L’intento del rapporto sarebbe quello di incentivare le regioni ad una gestione dei soldi pubblici più trasparente eliminando lo spreco derivato sia da infrastrutture inutili e lungaggini burocratiche, sia da possibili tentazioni di imbrogli da parte degli amministratori. Di fatto, servirà unicamente a ridurre le regioni a semplici strutture periferiche del governo centrale. Se da una parte è vero che avranno più competenze, dall’altra saranno costrette a “mendicare” ciò che serve per la gestione delle stesse.

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 23/9/2010 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tragedia a napoli per disagio lavoro.
post pubblicato in Riflessioni, il 14 maggio 2010


Morire a 45 anni per un diritto essenziale.
E' successo a Napoli. Una donna dipendente dell'ospedale San Paolo di Napoli, per protestare alla mancata erogazione dello stipendio da parte della Asl 1, aveva iniziato la protesta togliendosi 150 ml di sangue al giorno. A quanto pare, però, la causa della morte non è direttamente imputabile al prelievo. Secondo l'ematologo Bruno Zuccarelli "non sono stati i prelievi forzati a provocare la tragedia: "Una donazione di sangue è di 500 millilitri. A meno che la signora non avesse condizioni cliniche già compromesse", il gesto di togliersi 150 millilitri al giorno per quattro giorni "non avrebbe dovuto avere conseguenze. Piuttosto, se stava male o se la vicenda è andata oltre i quattro giorni, bisognava bloccarla."
"Purtroppo la protesta della signora è la punta di un iceberg, la spia di quale possa essere il disagio di una famiglia, magari monoreddito, che si trova a dover affrontare scadenze e pagamenti". 
Quello del lavoro, dunque, è un disagio che può portare conseguenze letali se si considera lo stres a cui sono sottoposti i lavoratori in difficoltà, in modo particolare, quelli che il lavoro lo perdono e, magari, hanno pure fatto dei debiti come la signora che, dopo aver comperato casa con il mutuo, e a causa del ritardo nei pagamenti dello stipendio, è stata costretta a chiedere un ulteriore prestito. A questo punto, lo stipendio diventa essenziale.

Non voglio fare polemiche sulla morte di una persona che sarebbe fuori luogo, però una domanda sulla situazione sanitaria e sugli interventi del governo, me la devo porre: E' vero che in certe regioni e province c'è speculazione, basta vedere la sperequazione dei prezzi, ma è altrettanto vero che i cittadini, di questo, non ne hanno alcuna colpa, allora perché, invece di prendere provvedimenti che penalizzano i cittadini, non si aprono indagini per verificare a causa di chi e come avvengono gli sprechi?
Situazioni come quella della signora esistono anche in altri ambiti lavorativi, ma nel caso specifico, colpisce in modo particolare l'inadeguato supporto statale per far fronte alla crisi in un settore di vitale importanza.
Il comportamento del governo che, proprio in questi giorni, ha bloccato l'erogazione dei fondi alle quattro regioni con i maggiori deficit sanitari dicendo ai governatori delle regioni coinvolte di aumentare le tasse per far fronte alle spese in eccesso, suona come un monito, non tanto ai profittatori quanto ai cittadini stessi; cittadini che, oltre a dover affrontare immensi disagi sull'erogazione del servizio e del lavoro stesso, si trovano a dover pagare per la "furbizia" degli altri.
Un'altra domanda: A cosa serve dare più competenze alle regioni se poi, queste, devono mendicare i finanziamenti?
Avere più competenze da parte degli enti locali e pagare le tasse per sostenere le spese necessarie è, in sè, giusto, deve però esserci un equilibrio tra le tasse statali e quelle regionali e provinciali; l'addizionale irpef non dovrebbe essere in più, ma una ripartizione equa tra stato e enti locali delle tasse esistenti.
A nulla serve il presupposto che lo stato da in base al reddito che il territorio controllato  dagli enti locali produce, questo significherebbe responsabilizzarli in settori che non sono di loro competenza e che, comunque non possono controllare. Se possono controllare il versamento dell'addizionale, non possono certo controllare l'effettivo versamento delle tasse statali che è di competenza del fisco, ne tantomeno intervenire con controlli.
A questo punto, la dipendenza dallo stato per i finanziamenti è totale perché sarà lo stato a decidere chi è il più "bravo" e "onesto", vale a dire che, il federalismo leghista, in realtà, è statalismo nella sua forma più pura.

Per concludere, l'attuale maggioranza e la lega in primis, con la scusa del federalismo e attraverso il patto di stabilità con gli enti locali, sta responsabilizzando gli stessi attraverso le competenze ma, a decidere chi, come e quando sarà sempre lo stato.
Nel federalismo, invece, dovrebbe essere il contrario. Le regioni e province, attraverso le tasse locali, che devono essere tolte da quelle statali - sulla tassa che si paga oggi, una percentuale rimane alle regioni e province; percentuale che verra decisa in base alle necessità; necessità che lo stato ha il dovere di controllare -, e dopo aver deciso, con lo stato le competenze a cui potranno far fronte, opereranno per attuare i programmi di loro competenza, mentre lo stato farà da garante e controllo tra le province, regioni e i cittadini.

Insoma, l'è tut de rifà.

Coragio Italià, che la strada l'è longa e dùra.


Luca Zaia e la conquista del nord est
post pubblicato in POLITICA, il 8 aprile 2010


Dopo la vittoria alle regionali che lo ha eletto governatore della regione veneto, Luca Zaia sta facendo i primi passi concreti per annettere tutto il nord est alla causa federalistadella lega.

Nella lettera pubblicata su “Il Trentino”, Zaia propone di unire le forze del Trentino e dell'Alto Adige a quelle del veneto per una gestione più concreta del rapporto con Roma sul piano fiscale, ritenendo che: “Il federalismo fiscale è la soluzione possibile che dobbiamo perseguire uniti. E’ finalmente a portata di mano, mai come in questo momento le Regioni del Nord sono state vicine al raggiungimento di questo traguardo”.

Per aggiungere: Una serie di fattori facilitano questo processo: innanzi tutto la forza del movimento che di questo punto ha fatto una questione irrinunciabile del suo programma politico, la Lega. Poi, l’ormai diffusa consapevolezza nell’opinione pubblica, non solo del Nord della necessità di portare a compimento le riforme. Ancora: la coscienza che il federalismo è l’unica forza centripeta in grado di tenere unito il Paese.
Che il federalismo sia una forza in grado di tener unito il paese e che la lega abbia i numeri per portare a termine il processo facendo da forza motrice nei confronti delle altre forze politiche, è ad un tempo vero e falso.


Vero perché, purtroppo, la coalizione di cui fa parte, – Pdl, lega, e altre formazioni minori – avendo il Pdl come partito di maggioranza relativa, sia nella coalizione sia nel paese, ma che non potrebbe governare senza la lega, la pone in una situazione di privilegio, in modo particolare, per quanto riguarda le riforme costituzionali che, pur essendo utili, avrebbero comunque bisogno di un consenso molto più ampio della sola maggioranza ma che la lega “pretende” siano attuate anche senza tale consenso.

Falso perché non tiene conto delle realtà storiche delle province autonome a statuto speciale. Queste province – Val d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia – essendo state, per secoli, zona di confine o zone incorporate nell'impero austroungarico, TrentinoAltoAdige, o in quello francese, Val d'Aosta, e zone di incontro tra le culture del nord e quelle del sud e essendo zone prevalentemente montane, da una parte hanno sviluppato una cultura ed una economia improntata sulla valorizzazione del territorio che difficilmente può essere paragonata a quella della pianura, d'altra parte hanno sviluppato un senso l'autonomia strettamente connesso a quello di nazione . Ciò ha portato ha sviluppare un rapporto privilegiato con il centro (Roma) e perciò, per loro, incorporarsi con regioni che stanno muovendo i primi passi, sarebbe un tornare indietro, una perdita in termini proprio di federalismo che qui, sotto molti aspetti, è vissuto spontaneamente.


La proposta di Zaia, se non tiene conto di quanto detto sopra, ha come presupposto, più che il federalismo, la conquista di territori che, per loro natura, pur essendo vicini, confinanti, sono storicamente lontanissimi.


Zaia dice: Il Nord-Est deve fare squadra per ottenere una più equa distribuzione del gettito fiscale, dobbiamo riuscire insieme al Nord-Ovest a presentare le nostre istanze a Roma. Tutto il Nord deve riuscire a dare un corpo reale e fattuale alla questione settentrionale, che è nell’agenda del Paese da sin troppo tempo.


In un constesto federalista, a cosa serve “fare squadra” quando è lo stesso federalismo, per definizione, a presupporre la divizione delle regioni?

Se ogni regione avrà dallo stato in base al suo rendimento, unirsi potrà essere vantaggioso per quelle attualmente in difficoltà ma per le altre sarà, sicuramente, uno svantaggio.

Inoltre, se le regioni autonome a statuto speciale, hanno già un rapporto privilegiato con Roma, a che giova loro allearsi con altre regioni che questo rapporto lo devono ancora creare?


E poi, a dire che esiste una “questione settentrionale” ( esiste quella meridionale che i leghisti vorrebbero risolvere negandola) sono i leghisti e non gli italiani, quegli stessi leghisti che hanno fatto la loro fortuna negando l'Italia come entità statale. Ed è proprio in questo contesto che va letta la proposta di Zaia; non riuscendo a ottenere quella autonomia (o secessione?) del nord (padania), cercano di aggirare il problema cercando di coinvolgere territori che non ne sentono il bisogno.


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