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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Guerra in diretta sui social network: nuova frontiera nella propaganda guerrafondaia.
post pubblicato in GUERRA E PACE, il 17 novembre 2012


Il fatto
Il 14 novembre, un raid israeliano effettuato con un drone uccide Ahmed Al-Jaabari, capo militare di hamas, mentre viaggiava con la sua auto. Pochi minuti dopo appare su You Tube il filmato dell’esplosione dell’auto e a seguire sul sito ufficiale dell’Idf (israel defense force) e su altri network come twitter e facebook.

Da sempre, durante una guerra, ogni nazione da notizie dei “risultati” delle operazioni in corso attraverso la stampa controllata. Da sempre le notizie riguardanti le operazioni sono date in modo parziale per far credere ai cittadini che la guerra sta andando bene e che porterà benefici.
Pertanto, l’aver usato la rete per propagandare un’azione di guerra non dovrebbe meravigliare se non fosse che la rete non informa solo i cittadini della nazione in guerra ma tutto il mondo e lo fa nell’immediato, pochi istanti dopo l’azione stessa raccontando minuto per minuto gli avvenimenti.

C’è da chiedersi perché Israele ha scelto di rendere pubblica a livello mondiale quest’azione che, non solo ha portato alla morte Ahmed Al-Jaabari, ma ha anche innestato una reazione che potrebbe far ripiombare il medio oriente in una crisi totale.
Va detto che già domenica 11 novembre il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva preannunciato una escalation nella guerra contro Hamas, il che significa che “l’eliminazione” di Ahmed Al-Jaabari era stata programmata, ma anche che le motivazioni, qualunque siano, non danno il senso reale della situazione  Questo significa anche che la propaganda via internet era stata programmata.
Ma perché?
In generale, di solito, le notizie inerenti azioni di guerra date attraverso i tradizionali mezzi di comunicazione vengono filtrate dallo stato. Ora però, essendo Israele una democrazia, ogni mezzo di comunicazione è libero di dare la notizia a modo suo e di fare commenti sull’utilità o no di un’azione di guerra e sulla guerra stessa. Inoltre, i media hanno a disposizione i social network per una comunicazione immediata e non sempre conforme alle necessità dello stato. Inoltre, i media possono avere personale che segue da vicino le fasi di un’azione.
In un certo senso lo stato si sente preso in contropiede e deve correre ai ripari per evitare che le giustificazioni delle sue azioni vengano date al popolo in modo per lui stravolto prima ancora che lui stesso le dia.

Questo però non è il caso della guerra di Israele contro Gaza poiché, nella striscia di Gaza non sono ammessi i giornalisti. Pertanto, a quanto detto sopra va aggiunto che Israele, oltre a volere dare la notizia in prima persona per poterla manovrare al meglio, usa i network come mezzo di propaganda di regime. In una guerra, compatto che sia il popolo, c’è sempre la voce discordante, ed è contro questa voce che si vuole operare attraverso il network.
L’idea di base è quella di usare il network come mezzo di propaganda immediata per dare maggior risalto alle operazioni di guerra anche la dove a pagare il maggior costo sono i civili tutti e non solo i militari.
Attraverso il network, le notizie vengono date direttamente dai militari senza nessuna mediazioni da parte dei media civili; questo significa una maggior presa sulla popolazione e una maggior assimilazione delle notizie da parte del popolo.
Dare la notizia direttamente da chi prepara e fa l’azione è altra cosa che darla in modo indiretto; darla direttamente ha un impatto maggiore sula credibilità dell’azione stessa.

Il vantaggio maggiore che si ha è la creazione della convinzione popolare di essere guidati da un potere efficiente che non nasconde nulla e agisce per il bene del popolo. Ovvero, network è una potente macchina di propaganda che, se usata in modo efficiente, può essere usata dal potere per aggregare intorno alle sue azioni il maggior numero di persone contrastando in modo più efficiente l’opposizione sia a livello locale che internazionale.
Insomma, l’uso della rete e dei network come potente mezzo di propaganda non serve solo alle opposizioni ma anche al potere costituito; in modo particolare a quei regimi, che pur presentandosi come laici democratici, non disdegnano l’uso della guerra - non solo esterna ma anche interna - per risolvere i problemi ma, anzi, ne fanno un principio fondante della loro esistenza.
 
Freedom Flotilla: Petizione, dichiarazione Ashton e solidarieta' coo
post pubblicato in ALTRO, il 29 maggio 2010


DA FAR GIRARE

Da action for peace Palestina-Israele

Raccolgo a seguire alcune informazioni sulla flotta di 8 navi che si
dirige in queste ore verso le coste della Striscia di Gaza.
Nathan Never

*Petizione della rete romana di solidarietà con il popolo palestinese

*
Questa lettera, già firmata da oltre 40 associazioni e quasi 200 privati
cittadini, è stata inviata a tutti i parlamentari italiani. Continuiamo
a raccogliere firme per dimostrare il nostro sostegno alla popolazione
di Gaza, per la fine dell'occupazione della Palestina. Allarghiamo le
braccia per trasportare la Freedom Flotilla sana e salva fino a Gaza!
------------------------------------------------------------------------
In questi giorni sta salpando dai porti di Irlanda, Turchia e Grecia,
alla volta di quello di Gaza City una flotta di otto navi che
trasportano materiali da costruzione, impianti di desalinizzazione
dell'acqua, impianti fotovoltaici, generatori, materiale per la scuola e
farmaci da consegnare alla società civile palestinese. Si tratta di
un'azione di alcune organizzazioni e reti di solidarietà internazionale,
necessaria per la sopravvivenza della popolazione di Gaza, che da più di
tre anni vive sotto un assedio asfissiante, priva di generi di prima
necessità e dei materiali indispensabili per ricostruire un territorio
martoriato dall'operazione "piombo fuso" dell'esercito israeliano, che
ha causato oltre 1400 morti, tra cui 400 bambini, e più di 5000 feriti
dovuti anche all'uso di armi proibite dal Diritto Internazionale, quali
l'uranio impoverito ed il fosforo bianco.

Il governo israeliano ha dichiarato che impedirà in tutti i modi
possibili (anche con la forza se necessario) l'arrivo delle navi e la
consegna dei materiali. Se ciò avvenisse sarebbero in pericolo anche i
600 passeggeri di oltre 40 nazionalità che sono imbarcati sulle navi.

Per evitare che ciò avvenga, e permettere che le navi possano consegnare
il materiale, chiediamo:
a) una chiara e pubblica presa di posizione delle forze politiche, dei
parlamentari, degli uomini di cultura e dell'associazionismo che
prevenga una ulteriore azione del governo israeliano condotta in spregio
alle leggi che regolano il diritto internazionale e la convivenza civile
dei popoli
b) che l'Italia eserciti una forte pressione politica e diplomatica sul
governo israeliano affinché non ostacoli l'arrivo della flotta al porto
di Gaza City, ripetendo, in acque internazionali, le azioni di pirateria
già effettuate in analoghe circostanze negli scorsi anni.

Il silenzio che nel nostro Paese circonda le sofferenze inflitte alla
popolazione di Gaza e l'assenza di attenzione verso le iniziative
umanitarie di associazioni e comitati di solidarietà è inaccettabile e
colpevole.

Le dichiarazioni del Governo Israeliano sono state esplicite, ora voi
sapete. Questa volta confidiamo nella vostra iniziativa.

*e' possibile firmare la petizione a questo link:
http://www.firmiamo.it/flotta-per-gaza
*

Maggiori informazioni sulla Freedom Flotilla a questi link

Breve servizio tg3 del 28/05/2010:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-57237cce-2fae-43cf-839e-d\
cd0bcb46deb-tg3.html?p=0


Italiano
http://www.witnessgaza.com/it/
http://zeitun.ning.com/ (news nelle colonne di destra e sinistra)
http://www.firmiamo.it/flotta-per-gaza

Inglese
http://www.freegaza.org/
http://gazafreedommarch.org/cms/en/flotilla.aspx
http://www.witnessgaza.com/


*Dichiarazione del nuovo Ministro degli Affari Esteri dell'Unione Europea sulla
Freedom Flotilla*:
(originale in inglese allegato)

'UNIONE EUROPEA, Brussel, 28 Maggio 2010

Dichiarazione della Portavoce Ufficiale Catherine Ashton, relativa alla flotta
in navigazione verso Gaza.

La Portavoce Ufficiale degli Affari Esteri e delle Politiche per la Sicurezza
dell'Unione Europea e Vice Presidente della Commissione, Catherine
Ashton, ha reso oggi la seguente dichiarazione :

"Esortiamo con fermezza tutti i preposti ad agire con alto senso di
responsabilità e a lavorare per una risoluzione costruttiva.

L'Unione Europea è seriamente preoccupata per la situazione umanitaria a Gaza.

La politica di chiusura continuativa è inaccettabile e politicamente
controproducente.

Vorremo reiterare la richiesta dell'Unione Europea per una immediata,
ininterrotta e incondizionata apertura del passaggio degli aiuti umanitari, dei
prodotti commerciali e delle persone in uscita e in entrata a Gaza. "


*Break the siege - welcome to gaza*

Un gruppo di operatori umanitari e cooperanti italiani e di altre
nazionalità che vivono e lavorano nella Striscia di Gaza danno il
benvenuto alla Freedom Flottilla, il convoglio di 9 navi che intende
rompere l'assedio di Gaza, con un enorme striscione con la scritta
"break the siege" esposto di fronte al porto.

La Freedom Flotilla trasporta oltre 10,000 tonnellate di aiuti
umanitari, tra cui cemento, medicine, generi alimentari, e altri beni
fondamentali per la popolazione di Gaza, e oltre 700 passeggeri di 40
nazionalità.

Dal giugno 2007 la Striscia di Gaza e' sotto assedio: l'esercito
israeliano che controlla i confini blocca il passaggio di merci e
persone, permettendo l'entrata di un quantità molto limitata di aiuti
umanitari e rendendo la Striscia di Gaza una prigione a cielo aperto per
1,5 milioni di abitanti.

Dati della Nazioni Unite affermano che oltre il 60% della popolazione
della Striscia di Gaza e' a rischio di sicurezza alimentare. Israele non
permette l'ingresso di cemento, fondamentale per la ricostruzione di
Gaza dopo i danni e le distruzioni provocate dall'operazione Piombo
Fuso, che ha causato la morte di 1.400 persone.

Il governo israeliano in risposta all'azione della Freedom Flottilla ha
dichiarato che a Gaza non e' in atto una crisi umanitaria.

Questo contraddice tutti di dati delle agenzie delle Nazioni Unite e
delle organizzazioni internazionali, come sanno bene coloro che lavorano
in progetti di assistenza alla popolazione di Gaza.

Sono significative le parole della rappresentante della politica estera
dell'Unione Europea Catherine Ashton quando afferma "che l'Unione
Europea e' profondamente preoccupata dalla situazione umanitaria di
Gaza. La continua politica di chiusura e' inaccettabile e politicamente
controproducente. Bisogna arrivare ad una risoluzione costruttiva per un
immediata, sostenibile ed incondizionata apertura dei valichi per il
flusso degli aiuti umanitari, dei beni commerciali, delle persone per e
da Gaza."

Per questo diamo il benvenuto alla Freedom Flottilla che con la propria
azione ribadisce al mondo intero una inconfutabile verità: la Striscia
di Gaza e' sotto assedio ed e' necessario rompere l'assedio.





[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 29/5/2010 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
BERLUSCONI,ISRAELE E LA REALTA' NEGATA
post pubblicato in POLITICA, il 8 febbraio 2010


Nella sua visita a Israele, il presidente del consiglio italiano, dopo aver elogiato Israele: "questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio, se non l' unico, di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell' ideale sionista. Grazie di esistere",
ha espresso la sua totale adesione alla politica di Israele nei confronti di gaza arrivando a  giustificare, senza nessuna incertezza, l' operazione «Piombo fuso» che un anno fa mise a ferro e fuoco la striscia di Gaza come "giusta reazione" in risposta ai missili Kassam di Hamas.
Questo senza tener minimamente conto dell'inchiesta in corso per determinare le responsabilità dei militari sull'utilizzo di armi proibite e dell'uccisione di civili durante le operazioni. Nell'inchiesta condotta dalle Nazioni Unite

Inoltre, il primo ministro, ha chiesto scusa per le leggi marziali del 1938 messe in atto in Italia perché: " contraddissero secoli di civiltà cosmopolìta e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità" (non so a che periodo si riferisca, sta di fatto che, a suo tempo, papa Giovanni Paolo secondo, chiese perdono agli ebrei "per le mancanze e i peccati dei cristiani verso i "fratelli maggiori" nel corso dei secoli, riferendosi alle persecuzioni da essi subite in Europa").
Il suo discorso alla Knesset, durato venti minuti, ha riscosso molti consensi in campo israeliano.

In questo contesto, le sue affermazioni sull'errore delle colonie e la necesssità di due stati per arrivare ad una pace tra Israele e palestina lasciano il tempo che trovano. Il punto centrale rimane la necessità per l'occidente di avere un garante in territotio straniero e poco importa con quali mezzi il garante operi.

Al giornalista che gli chiedeva la sua opinione sul muro, che di fatto rende Gaza una prigione, il primo ministro risponde: "non me ne sono accorto. Ero concentrato sulle cose che avrei detto ad Abu Mazen ed ero intento a prendere appunti"; chiaro che una domanda simile è molto più complessa di quanto sembri perché mette a nudo la politica di Israele nei confronti della palestina, ma quel "non me ne sono accorto", propio mentre si apprestava a un colloquio con Abu Mazen, chiarisce molto la sua posizione di come deve essere intesa la pace tra Israele e Palestina. Ed è altrettanto chiaro che le affermazioni si basano sulla non conoscenza? della situazione di Gaza e della politica di israele sul controllo del territorio fatta , oltre che con le armi, anche di arresti arbitrari espropri di case ecc..
Una cosa detta che dovrebbe preoccupare molto chiunque ha a cuore la pace è l'idea di portare Israele nell'UE.
All'articolo I-41 (Disposizioni particolari relative alla politica di sicurezza e di difesa comune) paragrafo sette della costituzione europea si legge:
Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell'ambito dell'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l'istanza di attuazione della stessa.
Questo comporterebbe, alla luce della situazione del medio oriente, la seria possibilità dell'entrata in guerra dell'Europa a difesa di Israele qualora i confini di questi venissero compromessi.
Questo non riguarda solo l'Iran, fermamente ostile a Israele al punto di dichiarare la volontà di distruggerlo, ma anche una possibile radicalizzazione della questione palestinese. 
Questa politica contraddice la stessa costituzione italiana la dove all'articolo 11 dei principi fondamentali sta scritto: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

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