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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
La scuola secondo la ministra Gelmini.
post pubblicato in Riflessioni, il 5 marzo 2011


La scuola come supporto al mondo del lavoro, ovvero, la scuola al servizio dell'economia, ovvero, la scuola al servizio del capitale o, se preferite, al servizio delle aziende.

Questo il senso delle parole del ministro Gelmini ieri a Firenze al "convitto della calza".

 

Da la repubblica: "Il rilancio dell'istruzione tecnica e professionale va nella giusta direzione insieme anche ad altre misure che stiamo portando avanti, per esempio la riduzione degli indirizzi universitari che non producono occupazione, accanto alla formazione degli istituti tecnici superiori", il tutto per offrire al mercato profili particolarmente qualificati. "Sul piano tecnico - ha proseguito il ministro parlando con i giornalisti - per andare incontro alle esigenze del mercato del lavoro. Da qui anche una grande attenzione al tema dell'innovazione e della ricerca. E su questo abbiamo parecchie risorse". Il tutto lasciando perdere le polemiche inutili ed ideologiche "che sono figlie del secolo passato - ha concluso Gelmini - credo che possiamo dare un sostegno ai giovani e anche alla competitività del sistema Paese".

 

Che si vada a scuola per inserirsi nel mondo del lavoro è ovvio, la scuola però è anche altro. Ad esempio preparazione culturale generale e capacità di critica generale. Essere un buon tecnico è si importante, ma se manca una cultura di base e la capacità di analisi critica di ciò che si studia, si rischia di diventare una macchina che, pur eseguendo operazioni complesse, deve ricevere l'input per iniziare e lavorare.

Insomma, stando alle intenzioni del governo, si sta cercando di istruire i giovani a lavorare ma non a essere capaci di critica.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 5/3/2011 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La sig.ra Gelmini e la rivolta studentesca.
post pubblicato in COMMENTI, il 26 novembre 2010


È con grande coraggio che il ministro dell'istruzione  lancia il suo messaggio agli studenti in rivolta attraverso il suo sito  su you tube.

Mentre il mondo della scuola è in fibrillazione proprio a causa della riforma "Gelmini", il ministro esorta gli studenti a non farsi strumentalizzare dai baroni e dai centri sociali perché questo ddl mette voi al centro, non c'è un solo punto del provvedimento che possa danneggiarvi. È per voi, per eliminare privilegi e sprechi, per spazzare via i concorsi-truffa, le parentopoli e aggiunge che bisogna avere il coraggio di fare le riforme. Io mi sono assunta questa responsabilità e non ho intenzione di tornare indietro. Voglio che l'Italia abbia questa riforma, che i nostri atenei non si piazzino più agli ultimi posti delle classifiche internazionali.. Non è vero che i soldi sono stati pochi. Purtroppo sono stati spesi male per finanziare corsi inutili, sedi distaccate di cui si poteva benissimo fare a meno, iniziative che sono servite a qualcuno ma non certo agli studenti.

 

Dunque,mentre gli studenti protestano a causa della sua riforma, il ministro se la prende coi baroni e i centri sociali accusando, di fatto, di inscenare la protesta per altri scopi.

Cara sig.ra ministra, non le vien proprio di pensare che gli studenti siano in grado da soli di analizzare e comprendere che la sua riforma non è affatto fatta per loro? Che la riduzione dei soldi e degli insegnanti, oltre a togliere loro la possibilità di avere più risorse, saranno la causa di licenziamenti? Che una scuola basata sulla meritocrazia avvantaggerà qualcuno a scapito di altri che avranno l'unica colpa di non avere ne soldi ne conoscenze?

Inoltre, lei dimentica che la scuola per tutti è stata introdotta non solo per dare lavoro ma anche per dare coltura a tutti; ma forse è proprio di questo che lei ha paura, di un popolo preparato e in grado di comprendere il mondo in cui vive.

Lei dice che i soldi sono stati spesi male, ebbene, perché allora non crea le condizioni per spenderli meglio? In fondo è compito suo, o no? Tagliare quando le cose vanno male lo sanno fare tutti, non crede? Un valido ministro dovrebbe essere in grado di far fruttare al meglio i soldi a disposizione impedendo lo spreco che, in fondo, siete voi politici a praticarlo.

 

Per concludere, sig.ra ministra, invece di esortare gli studenti a non protestare, perché non valuta le loro richieste. Le assicuro che capirà che a volte tornare indietro è più redditizio che andare avanti a testa bassa come i …

 

 

 

 

 

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 26/11/2010 alle 23:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Polemica inutile e fuori luogo
post pubblicato in Riflessioni, il 19 ottobre 2010


   Ecco che dopo i simboli leghisti nella scuola di Adro, non potevano mancare quelli comunisti in una scuola materna di Livorno.

Ne ha dato notizia il Giornale, famoso quotidiano della casata Berlusconi e già salito alle cronache per le sue tristi indagini su personaggi scomodi (ultimo in ordine di tempo la Sig.ra Marcegaglia, presidente di Confindustria) aventi lo scopo di delegittimare gli stessi e, eventualmente, spingerli alle dimissioni (caso Boffo).

 

Cosa è successo nella scuola materna sotto inchiesta da parte de il Giornale?

La scuola materna è l'ex teatro San Marco dove il 21 gennaio 1921 avvenne la fondazione del partito comunista italiano da parte di Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga, luogo di commemorazione da parte di coloro che, ancora oggi, credono in quei principi e che nessuno ha il diritto di contestare. Come ogni anno, il 21 gennaio, i comunisti italiani (che ancora esistono anche se si tenta in ogni modo, e questo è uno di quelli, di sotterrarli) ricordavano quella storica data ritrovandosi davanti al San Marco e affiggendo qua e là le loro bandiere. Solo che, quasi novant’anni dopo, quel che fu un teatro è diventato un asilo. Il muro dove sono state affisse e lasciate le bandiere, a dirla con il sindaco "per di più il muro di cui si parla è in un luogo completamente avulso rispetto alla scuola", cioè staccato.

Qui le cronache: il giornale leggendo l'articolo, la prima cosa che salta agli occhi è la sua natura IDEOLOGICA.       l'unità

 

Il giornale fa il paragone tra i fatti di Adro e quelli di Livorno: "Mentre in terra padana i simboli di partito, esposti in scuole e luoghi pubblici, hanno scatenato un putiferio mediatico nazionale, con tanto di proteste, prese di posizione e urla scandalizzate, manco si trattasse d’un colpo di stato, qui invece, nella terra del cacciucco, l’invasione di falce e martello è percepita come normale, almeno stando alla maggioranza cittadina. Questione di punti di vista. " la dove tre bandiere, dimenticate, diventano un'invasione.

 

Si dimentica che nella scuola di Adro i simboli leghisti erano ripetuti 700 volte a partire dall'esterno fin dentro sull'arredamento, inoltre, nel comune, anche le panchine del parco hanno i simboli leghisti e nessuno a protestato. In effetti, l'invasione è stata fatta ad Adro nel tentativo di attuare un vero e proprio "colpo di stato culturale".

Un paragone che per qualsiasi persona, anche la più sprovveduta (senza offesa) non può tenere, eppure …. Il nostro ministro dell'istruzione, dopo l'articolo de il giornale, decide di mandare ispettori per controllare.

Questo il comunicato: "Il ministero rende noto che è stata ordinata un'ispezione nella scuola dell'infanzia San Marco di Livorno. Il provvedimento si è reso indispensabile per verificare la notizia secondo cui sarebbe presente nell'istituto una bandiera del Partito dei Comunisti Italiani".

"Una bandiera del partito comunista italiano" neanche fosse il criminale più ricercato del mondo - o forse lo è. Il comunicato, per chi non l'avesse capito, riguarda la scuola di Livorno e non quella di Adro, come sarebbe giusto.

 

Quello che lascia perplessi, anche se scontato, è la celerità con cui la ministressa reagisce a un articolo di giornale mentre, a Adro, ci volle, come dice anche l'articolo de il giornale, una manifestazione  popolare per spingerla a dire che era un errore ma che, comunque, non era compito suo.

Con questo atto, la ministressa vorrebbe dimostrare che, ciò che vale per gli uni deve valere anche per gli altri, e fin qui posso anche essere d'accordo, quello che non condivido sono le diverse reazioni della ministressa: in un caso lo scarica barile, nel secondo il controllo immediato.

Per concludere, se le leggi valgono per tutti lo devono valere anche le reazioni e le misure. I controlli dovevano essere fatti anche ad Adro, ma forse non ce nera bisogno, era talmente evidente ………..


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/10/2010 alle 18:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gelmini, la scuola e la realtà
post pubblicato in POLITICA, il 16 settembre 2009


Nell'intervista fatta da Lorenzo Salvia al ministro della scuola Gelmini, ci sono tre cose che saltano subito all'occhio: 1) politica nella scuola, 2) precari, 3) numero chiuso per gli stranieri. Sono, questi, tre problemi che, oltre essere di primaria importanza per mantenere uno sviluppo democratico dello stato, per essere risolti dovrebbero trovare una soluzione "trasversale".
Al primo punto, il ministro se la prende con quanti, non concordando con il nuovo corso, si rifiutano di applicarlo, accusandoli di fare politica all'interno della scuola. Ma come si può non fare politica? Se per politica s'intende la gestione della cosa pubblica, e se in una democrazia Intende forse dire che chiunque non condivide la linea del governo deve tacere? Certo, forse è sbagliato non applicare la nuova direttiva, ma l'accusa di "fare politica" mi sembra fuori luogo; dove mai impareranno i nostri ragazzi a farlo? se la scuola è momento di apprendimento, come ella stessa dice, non è ovvio che imparino anche la politica? e non solo teorica, ma anche pratica.
Al secondo punto, il ministro afferma che i precari saranno reinseriti entro 5 anni, bene, ma fino ad allora cosa faranno? vivranno della carità dello stato? e perché una persona onesta e intelligente che ha dedicato la sua vita ad un determinato ruolo, deve starsene tranquilla ad aspettare la "manna" dal cielo? forse il ministro crede che i dipendenti, sino a ieri, abbiano guadagnato quanto basta per vivere tranquilli senza lavorare. Beh, si sbaglia, come scritto in altro post, la quasi totalità dei dipendenti, per guadagnare quanto guadagna lei, devono lavorare almeno dieci anni con contratto indeterminato, figuriamoci i precari.
Al terzo punto, il ministro pone un numero chiuso al 30% per i figli di immigrati. Ci sono delle realtà, già oggi, dove più del 90% degli alunni sono figli di immigrati, presupponendo che vivano tutti nelle vicinanze della scuola, o che comunque, quella che frequentano sia la scuola più vicina, cosa farà il 60% che non potrà frequentarla? a mio avviso, i genitori, o molti di essi, rinunceranno; in questo modo, si rischia di avere la seconda generazione di immigrati impreparata ad affrontare la realtà italiana. Inoltre, si rischia di creare le condizioni per un proliferare di scuole islamiche dove i ragazzi, invece di studiare quelle materie necessarie ad inserirsi nella società, impareranno l'islam (beninteso, non ho nulla contro l'islam, e ritengo che ognuno debba avere le strutture necessarie per apprendere la propria cultura). Ciò porterebbe ad una alienazione che difficilmente aiuterà i ragazzi ad inserirsi.
Queste tre linee di condotta, unite a quella del sindaco di Milano, Letizia Moratti, chiudere il liceo pubblico serale Gandi frequentato da lavoratori,  possono bastare a delineare la politica reale della scuola attuata dalla maggioranza.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/9/2009 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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