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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Due pesi due misure
post pubblicato in NOTIZIE, il 18 gennaio 2015


 Una mamma divorziata, un marito musulmano e una figlia rapita dal marito dopo il divorzio per punire la moglie che l’ha lasciato.

«Sono contenta che Greta e Vanessa siano state liberate, ma allo stesso tempo sono rammaricata perché in tre anni per mia figlia non si è mosso nulla e lei non ha nemmeno deciso di andare laggiù, ce l'ha portata il papà di forza. Lo Stato usa due pesi e due misure, anche io pago le tasse». 

Sono parole dure quelle di Alice Rossini, madre di Emma che da quando aveva ventuno mesi vive col padre in Siria.

La storia è semplice; la madre decide di separarsi dal marito, questi, per ritorsione, porta la figlia,con l’inganno, in Siria e non torna più. La madre denuncia il fatto ma, fino ad oggi, non c’è stato nessun progresso, o disinteresse delle autorità?  

È comprensibile la rabbia della mamma visto che in questi anni, lo stato italiano si è prodigato a “recuperare”quegli italiani che, vivendo in paesi a rischio, sono stati rapiti; sembra sborsando anche un bel po’ di milioni. È comprensibile perché la vicenda lascia intendere che ci sono interessi anche in campo umanitario. Così come è incomprensibile il disinteresse delle autorità perché la denuncia della madre è diventata un caso di rapimento internazionale, probabilmente a fronte dei soldi (200000€) che il padre avrebbe chiesto per restituire la figlia, e questo lo rende un rapimento a scopo di estorsione.

Un caso del genere lascia l’amaro in bocca a quanti credono ancora nella giustizia umana; amaro perché detta giustizia è elargita con due pesi e due misure.

Nei tribunali campeggia la scritta “ la legge è uguali per tutti”. Ma non è così.


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permalink | inviato da vfte il 18/1/2015 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
famiglia marocchina picchia la figlia perché "troppo occidentale"
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 23 novembre 2014


Unaragazzina, di origine marocchina di quindici anni, viene presa a pugni e aschiaffi dal padre e dai due fratelli perché ritenevano che si comportasse troppo“all’occidentale”; la ragazza trova il coraggio di chiamare la polizia.

Afar esplodere la violenza sembra sia stato un giro fatto ad un centrocommerciale in compagnia di un suo amico connazionale.

Iresponsabili della violenza sono stati denunciati ma non arrestati; “non cisono gli estremi per un arresto” ha detto il Claudio Cagnini responsabile dellamobile di Forlì e, pertanto, questi signori sono a piede libero in attesa delprocesso. Tra l’altro, sembra che la ragazzina sia stata picchiata anche inpassato.

 

Questadella contrarietà all’occidentalizzazione delle figlie è, ormai, una cosa chesi sta ripetendo e sempre viene usata la violenza; anche fino a uccidere.

Certo,per quanto riguarda la violenza sulle donne, noi italiani, anche se per motividiversi, ma non troppo, non è che scherziamo. Questo caso, come altri, peròmette a nudo la volontà degli immigrati a mantenere ferma la loro cultura,ovvero, a non lasciarla inquinare da quella occidentale, nello specifico,quella italiana, pertanto, a rifiutarla. La conseguenza di questo comportamentoè il rifiuto delle leggi nazionali.

Unriferimento per valutare tale rifiuto può essere la religione con i suoi riti etradizioni. La maggior parte sono musulmani o, comunque, aderenti a religioniche non ammettono molti dei comportamenti occidentali; in modo particolarequelli che riguardano i diritti delle donne. Questo perché in molti paesi, lepopolazioni, anche la dove le leggi non lo permettono, continuano a praticareuna sorta di apartheid contro le donne in base a leggi arcaiche e tribali. Inoccidente la parificazione tra maschi e femmine è a buon punto e si cerca intutti i modi di eliminare anche quel rimasuglio di razzismo ancora purtroppoesistente.

Però,di questo, non si può dare la colpa ai politici poiché queste persone agisconoal di la degli interventi sull’integrazione rifiutandoli; ovviamente non si puòincludere la totalità degli immigrati; non tutti sono uguali e non tuttirifiutano l’integrazione.

Stadi fatto, però, che questi comportamenti si manifestano nell’ambito familiare enon è possibile quantificarli data la loro natura violenta; non sempre isoggetti colpiti si rivolgono all’autorità denunciando quelli che per noi sonosoprusi.  

Unacosa, comunque, è certa: uno stato non può permettersi di lasciare libere,anche se a piede libero in attesa di processo, persone che si sono macchiate diviolenza nei confronti dei minori. Bisogna rammentare al responsabile dellamobile di Forlì almeno due cose: primo, se fosse un italiano sarebbe dentro egli verrebbe tolta la custodia della figlia. Secondo, questi signori hannoagito in spregio alle leggi italiane.

Concludendo,tutto l’impianto legislativo sull’integrazione fa acqua da tutte le parti econtinuerà a farla dal momento che non vengono prese drastiche misure perimporre la legge italiana a tutti; il due pesi due misure non giova a nessuno,ne agli italiani ne agli stranieri. Non si tratta di bloccare l’immigrazione madi regolarla avendo come presupposto la conoscenza della nostra cultura.


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permalink | inviato da vfte il 23/11/2014 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Assolto dal tar dopo aver bruciato il collo ad un disabile autistico; ma è giustizia questa?
post pubblicato in NOTIZIE, il 25 novembre 2012


il Centro  
Nei giorni scorsi, il Tar dell’Aquila ha riammesso nella scuola, da dove era stato espulso per un atto di bullismo RIPROVEVOLE: , un ragazzo colpevole d’aver BRUCIATO, CON UN ACCENDINO, IL COLLO AD UN COMPAGNO SOFFERENTE DI AUTISMO.

La motivazione della sentenza: “L’amministrazione scolastica avrebbe dovuto dare una esaustiva motivazione del perché al comportamento tenuto dal ricorrente fosse applicabile la gravissima sanzione dell’allontanamento dalla comunità scolastica con decorrenza immediata fino al termine delle lezioni. Invece il verbale della giunta esecutiva con il quale è stata irrogata la massima sanzione disciplinare, pur rilevando la gravità dell’episodio, non spiega le ragioni per le quali non poteva essere irrogata una sanzione meno grave rispetto alla gravissima sanzione dell’allontanamento dalla comunità scolastica”.
In pratica, per i giudici è più importante la motivazione del provvedimento che dell’atto in se, vale a dire che, un qualsiasi atto delittuoso comprovato per essere condannato bisogna che i giudici, nel caso specifico l’amministrazione scolastica, devono dare una motivazione valida e spiegare perché non era possibile dare una sanzione meno grave: non basta l’atto comprovato in se .

Inoltre, i giudici evidenziano come i provvedimenti disciplinari irrogati in ambito scolastico debbano avere finalità educative: “nella specie, è stata irrogata la suddetta sanzione senza che l’Istituto si fosse fatto carico di prevedere misure finalizzate a recuperare lo studente”.
Che le sanzioni debbano essere “educative” è giusto, ma qui siamo di fronte a violenza fisica fatta su un ragazzo disabile da un ragazzo presunto “normale”.  
Questo implica, o dovrebbe, una situazione di disagio anche nel ragazzo “normale”, disagio che non credo spetti alla scuola affrontare. - Oggi le vittime di “bullismo” sono considerate vittime di un reato ed hanno diritto ad essere risarcite”. Questo significa che chi compie atto di bullismo compie un reato che può essere civile o penale in base al tipo di “aggressione” che commette. Nel caso specifico i reati che si possono ipotizzare sono due: violenza privata, aggressione o gioco violento e lesioni, e possono rientrare nei reati penali.
Pertanto, il bullo, proprio perché ancora ragazzo, dovrebbe affrontare il suo percorso di recupero con l’appoggio dei servizi sociali in sintonia con la famiglia e con la scuola. La scuola, almeno da quanto risulta dall’articolo, non avendo allertato i servizi sociali e, di conseguenza, anche il tribunale dei minori, si è resa, casomai, colpevole di avere sottovalutato il problema.
Inoltre, nella sentenza si è addirittura arrivati a ritenere il bullo vittima perché costretto a cambiare scuola e, pertanto, ad aver subito danni psicologici ed esistenziali; per questo motivo ha ottenuto un risarcimento di 2500 euro.

Purtroppo, con la sentenza del Tar si è voluto mettere l’accento sul metodo tralasciando il problema reale dando al ragazzo una ragione in più per essere, forse, ancor più bullo.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/11/2012 alle 22:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Rifiuti tossici: nessun colpevole!
post pubblicato in NOTIZIE, il 19 settembre 2011


Fonte

È finita nel nulla l’inchiesta sui rifiuti tossici chepartivano dal nord (Milano, Vicenza, Padova, Treviso, Verona, Venezia, Bergamoe Brescia) per venire interrati nelle campagne del sud.

L’inchiesta, denominata Cassiopea, iniziata nel 2003, è,di fatto, caduta in prescrizione; come a dire che, al di la delle prove,scaduti i termini scaduto il reato, o meglio, non c’è reato.

Certo che è un bel regalo sia alla camorra sia agliindustriali del nord che di “questo servizio” hanno ampiamente usufruito con lacomplicità dei politici locali ma anche dei singoli proprietari dei terreni.

Una pratica che, oltre a inquinare l’ambiente, servivaagli industriali ad evadere le spese per lo smaltimento rifiuti tossici,ovvero, la si potrebbe anche chiamare evasione fiscale. Questo, proprio aridosso dell’approvazione della manovra che prevede anche la prigione per glievasori fiscali.

Dunque, in un’Italia stretta dalla morsa della crisi chechiede sacrifici a tutti, ma che in realtà, a pagarne le maggiori conseguenzesono i meno abbienti, lasciare cadere un’accusa di questo tipo, che comportaenormi spese per i cittadini in termini di bonifica del territorio, prende l’aspettodi una vera e propria contraddizione. Tanto più se consideriamo che, laprescrizione, dovrebbe essere applicata la dove gli autori del reato non sonostati ancora individuati; mentre, nel caso dell’inchiesta Cassiopea, lo sono econ tanto di prove a loro carico.

Inoltre, è impensabile che in una società civile edemocratica non ci siano delle regole più ferree contro coloro che attentano allasalute dei cittadini e del territorio. Per reati di questo tipo, laprescrizione non dovrebbe neanche essere presa in considerazione poichécomporta la possibilità dei criminali, che avendo disponibilità di mezzieconomici e pertanto hanno la possibilità di gestire i processi, di evitare lapena.

Come sia possibile questo lo si può dedurre, non tantodall’incapacità della magistratura quanto dalla volontà politica di certecomponenti a difendere, con leggi appropriate, interessi particolari a danno diquelli comuni.

Concludendo, con la prescrizione per questi reati, si va anchea ledere il diritto dei cittadini alla giustizia poiché, l’unico mezzodemocratico e reale per ottenerla è proprio il tribunale.

La Sardegna contraria al nucleare. VOTIAMO AI REFERENDUM
post pubblicato in Riflessioni, il 17 maggio 2011


           

Domenica 15, si è tenuto in Sardegna il referendum sul nucleare; un vero e proprio plebiscito per dire no a nuove centrali nucleari.

Sono andati a votare il 60% dei cittadini aventi diritto e il 97% ha votato si per abrogare l'attuale legge. Contrariamente a quanto sperato dal governo che, con la cancellazione degli articoli che definivano la costruzione delle centrali, si era prefisso l'obiettivo di diminuire l'interesse dei cittadini affinché non si raggiungesse il quorum, gli stessi si sono dimostrati, invece, molto interessati e coscienti dei rischi insiti nell'energia nucleare. Questo indica che, quando il cittadino è informato adeguatamente, è in grado di prendere decisioni che vanno al di la delle mere considerazioni emotive come ipotizzato dai fautori del nucleare.

 

Un risultato positivo che deve far riflettere sulla validità del referendum come metodo di misura e controllo della politica dei governi. Un metodo che dovrebbe incentivare i cittadini a far uso più frequente della sua possibilità di interferire, democraticamente, sulla politica nazionale e locale.

 

Ora, il 13 e 14 Giugno ci saranno le consultazioni referendarie nazionali sul nucleare, privatizzazione dell'acqua e legittimo impedimento. Bene, dimostriamo che, in Italia, la politica non la si può fare senza il popolo, che il popolo non è semplicemente un contenitore di voti, che, qualora i governi non attendono alle aspirazioni del popolo, possono e devono essere battuti con la legalità democratica.

 

Mantenere il sistema referendario - con le azioni recenti del governo: modifica delle leggi per snaturare l'azione referendaria, si voleva evitare il referendum o renderlo insignificante - significa mantenere la possibilità di esprimersi in modo diretto sui temi più scottanti della nostra società, significa mantenere saldo il concetto di partecipazione attiva nella politica evitando, così, di delegare nelle mani dei politicanti ogni decisione riguardante la nostra vita. 

 

FONTI:

La cronaca it

La repubblica

Tm News

Notizie e giustizia.
post pubblicato in NOTIZIE, il 18 aprile 2011


           

Esiste la giustizia a due velocità? Si esiste! Ne abbiamo notizia ogni giorno con le leggi che vorrebbero rendere "diversi" i personaggi politici nei confronti della legge.

Per il giornale, però, la giustizia a due velocità sembra venga praticata anche in altri ambiti. Nell'articolo proposto, il giornalista si chiede, facendo il paragone tra i processi Thyssen-Viareggio, se nel primo non ci si sia comportati in modo diverso rispetto al secondo accelerando i tempi. Il sottinteso, molto chiaro, non è tanto sulle tecniche processuali adottate nei due procedimenti, quanto il diverso significato socio/politico. Nel primo, l'imputato principale è un'azienda privata e, pertanto, passibile di massima condanna nel più breve tempo possibile. Nel secondo, l'imputato principale è un'azienda statale, pertanto, secondo l'articolista, meno soggetta a

 

Come si sa, nei due casi il processo verte sulla determinazione delle responsabilità che hanno portato al disastro dove sono morte delle persone. Responsabilità che determinerebbero il grado di inadeguatezza delle strutture atte a mettere in sicurezza l'operatore e, pertanto, la leggerezza con cui si sono affrontati i problemi inerenti alla sicurezza.

Non credo ci sia bisogno di essere specialisti nel settore per determinare la diversità dei due eventi.

 

Nel primo, il fattore scatenante dell'evento è la non volontà dell'azienda, di conseguenza, del suo rappresentante. Determinare l'imputato è facile perché non può essere soggetto diverso dall'azienda che, nei suoi compiti, ha anche quello di mettere in sicurezza l'operatore e, dato che in ogni azienda che si rispetti il dirigente in carica è responsabile di quello che succede, nel processo è anche quello che viene indicato come imputato. Detto ciò, e dal momento che è stato appurato che gli impianti non sono stati messi in sicurezza da parte dell'azienda per ragioni intrinseche alla sua politica (lo stabilimento doveva essere chiuso), arrivare alla conclusione non richiede certo un tempo lunghissimo.

 

Nel secondo, il fattore scatenante è l'errore umano, determinarne la responsabilità di chi ha commesso l'errore, l'operatore alla macchina, l'operatore agli scambi o l'operatore al controllo non è facile perché non basta appurare la dinamica dell'incidente ma anche dove e chi ha commesso l'errore.

Inoltre, essendo le ferrovie dello stato un'azienda a totale partecipazione statale, e come tutti sappiamo, determinarne le responsabilità della gestione è altrettanto difficile.

 

Perciò, parlare di due giustizie diverse e presupporre che la chiusura del processo thyssen comporti un verdetto "che sia di esempio esemplare" è fuori luogo.

Certe persone dovrebbero invece rellegrarsi per la celerità con cui si è arrivati alla conclusione!

La beffa della giustizia.
post pubblicato in COMMENTI, il 16 aprile 2011


           

Patrizia Aldrovandi, madre di Federico, il giovane di Ferrara morto in seguito al pestaggio di quattro agenti di polizia, è stata rinviata a giudizio per diffamazione insieme al direttore e a due giornalisti de "La nuova Ferrara". Il processo avrà inizio il 1° Marzo 2012.

Sono stati chiesti un milione e mezzo di euro.

 

Nella lettera pubblicata da "articolo 21", la Sig. Aldrovandi spiega l'assurdità del provvedimento.

 

Vorrei fare una considerazione sull'inutilità, ai fini dell'applicazione della giustizia, di provvedimenti disciplinari nei confronti di persone che, in situazioni particolari come quella della madre di Federico che, dopo la morte del figlio cerca una giustizia che, a quanto sembra, ha ottenuto solo grazie alla sua determinazione e non alla consapevolezza del PM (quello che poi l'ha denunciata) di essere di fronte a una situazione dove le persone coinvolte, pur essendo rappresentanti della giustizia, non possono essere considerati "diversi" e giudicati con metodi diversi, sono coinvolte, loro malgrado, in situazioni venutesi a creare a causa di una gestione parziale della giustizia.

 

La morte di un figlio, causata da coloro che dovrebbero assicurare la sicurezza dei cittadini e l'applicazione della legge, porta in se un forte disagio accentuando la drammaticità dell'evento proprio dal fatto che la causa è stata determinata da un abuso di potere da parte delle istituzioni. Prima con la causa della morte, poi con la gestione parziale dell'evento. L'aver denunciato queste manchevolezze, invece di essere ritenuto fatto positivo e, pertanto, accettato anche se fatto in modi non conformi "all'etichetta", viene recepito come un' offesa al pm che, secondo la madre di Federico, ha agito in modo parziale. Ciò crea disagio anche ai cittadini che, venendo a conoscenza dei fatti, non possono più sentirsi sicuri perché ne viene a mancare il presupposto.

Se la colpevolezza o innocenza di un cittadino dipende dal suo ruolo nella società, siamo di fronte al completo snaturamento del concetto di giustizia applicato in democrazia. Un poliziotto, e tutte le categorie preposte a far rispettare la legge, pur con tutte le attenuanti che può avere, non può essere considerato meno colpevole qualora commette un reato anzi, dal momento che è preposto a far rispettare la legge, se commette un reato dovrebbe, almeno secondo logica, subire una maggior condanna e non viceversa.

 

Visto in questo contesto, il rinvio a giudizio della Sig. Patrizia, oltre che a essere un'ingiustizia, prende la forma di una beffa nei confronti del cittadino che, in piena coscienza, si fa carico del ruolo di "osservatore" dello svolgersi della giustizia stessa denunciandone le incongruenze.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/4/2011 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il sindaco di Adro e la giustizia leghista.
post pubblicato in BREVI, il 18 settembre 2010


Adro, il comune dove il sindaco a fatto costruire la nuova scuola intestandola al teorico Gianfranco Miglio e marchiandola con simboli leghisti.

Adro, il comune dove il sindaco privò del pranzo i bambini che non avevano pagato la retta.

Adro, il comune dove il sindaco, attraverso la sua azienda, ha evaso il fisco per 20.000€.  

Da Bresciapoint: Secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione il 23 giugno, la Eredi Lancini (azienda che fa capo al sindaco di Adro Oscar Lancini), non ha pagato 20 mila euro di Ici. Soldi sottratti, paradossalmente, proprio al Comune che il sindaco rappresenta.

Bene, anzi male, se anche i paladini della giustizia infrangono le leggi.

Ma non è cosi! Quando mai sono stati paladini della giustizia? Forse con le leggi sull’immigrazione? O sostenendo il lodo Alfano e il processo breve? Accettando, per convenienza politica (mantenimento delle poltrone a Roma ladrona),  la legge sulla privatizzazione dell’acqua? O sui concorsi pubblici e l’amministrazione? ( leggi qui )


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Amministrazione Obama contro il ddl intercettazioni (aggiunta nota)
post pubblicato in Riflessioni, il 22 maggio 2010


 Secondo l'amministrazione Obama, la legge in discussione al parlamento italiano limita fortemente la libertà di parola; questo è il senso delle dichiarazioni del sottosegretario del Dipartimento Penale Usa con delega per la lotta alla criminalità organizzata, Lanny Breuer, che, commentando il disegno di legge in discussione al senato, dice: le intercettazioni telefoniche sono uno "strumento essenziale delle indagini" che non va indebolito. "Non vogliamo che succeda niente che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro fatto finora".

Nel corso di un incontro con la stampa all'ambasciata americana a Roma, Bleuer ha ricordato l'"ottimo livello di cooperazione" con la giustizia italiana. "Sono cosciente del fatto che contro la criminalità possiamo e dobbiamo fare di piu'".
"L'Italia ha fatto grandi progressi nelle indagini e nel perseguimento di gruppi mafiosi operanti entro i suoi confini", ha ricordato Breuer, "siamo consapevoli che insieme possiamo fare di più". Il sottosegretario Usa ha assicurato che "continueremo a discutere della solida partnership tra Stati Uniti e Italia in diverse indagini e procedimenti in corso".

Lanny Breuer è in Italia come rappresentate degli stati uniti alla cerimonia di commemorazione di Giovanni Falcone e per testimoniare l'impegno degli Stati Uniti sono impegnati a fondo per rendere onore a quanto ci hanno insegnato - Falcone e Borsellino) nella lotta contro la criminalità organizzata.

Dunque, anche l'amministrazione Obama dice la sua sull’importanza delle intercettazioni nella lotta alla criminalità e, dalle affermazioni, risulta evidente la contrarietà a quanto si sta facendo in Italia. Il “giro di vite” che il governo vuol imprimere alle intercettazioni, oltre che ha limitare fortemente il lavoro di polizia e magistrati italiani, è in collisione con le indagini a livello internazionale poiché non permetterebbe una concreta collaborazione tra le diverse magistrature: una prova di colpevolezza acquisita all’estero con metodi non permessi in Italia, potrebbe rendere nullo il lavoro delle magistrature estere qualora il processo si tenesse in Italia. Questo ci escluderebbe dalle indagini coordinate tra i diversi paesi con grave danno alla giustizia italiana, in modo particolare alle indagini riguardanti la criminalità organizzata; ma anche il problema evasione fiscale, riciclaggio e esportazione illecita di capitali dove, la collaborazione internazionale è determinante ai fini preposti.

Per concludere, questa legge, non solo imbavaglia la stampa eliminando il diritto di cronaca – diritto che serve al cittadino per avere conoscenza sia del lavoro delle forze dell’ordine in termini di lotta alla criminalità – ma ci pone in una situazione di inferiorità rispetto agli altri. Inferiorità che ci priverà, in futuro, dei collegamenti essenziali alla conclusione delle indagini. Inoltre, essendo la libertà di cronaca, assieme alla libertà di pensiero, uno dei punti essenziali della democrazia, questa legge comporta anche una limitazione della democrazia stessa.

Una nota dell'ambasciata americana precisa il pensiero di Lanny Breuer, lo riporta  l'APCOM.

Secondo l'APCOM, l'ambasciata americana, nella sua nota, avrebbe precisato che il governo USA non intende entrare in merito alla politica del governo italiano, "elogiando la collaborazione giudiziaria   tra le forze dell'ordine italiane e statunitensi nella lotta alla criminalità organizzata".                             Alla domanda di commentare la legislazione attualmente in esame al Parlamento italiano in materia di intercettazioni, prosegue la nota, Breuer ha precisato: "Non spetta a me entrare nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l'Italia", rifiutandosi di commentare sulla legislazione in discussione. Ha aggiunto: "Non conosco i provvedimenti legislativi in discussione." Breuer, durante la conferenza stampa, aveva affermato: "Quello che non vorremmo mai è che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro svolto finora", ha spiegato il funzionario americano. "Avete ottimi magistrati e ottimi investigatori. La legislazione finora in vigore in Italia è stata molto efficace".


IN MANCANZA D'ALTRO, LA PENNA RIMANE L'UNICA ALTERNATIVA
post pubblicato in BREVI, il 6 febbraio 2010


Succede nella sezione distaccata di Treviglio del tribunale civile di Bergamo. Nell'ufficio del giudice onorario del tribunale da due mesi il computer è andato in tilt e, per mancanza di soldi, non è ancora stato sostituito. Questo a obbligato il giudice a scrivere le sentenze a MANO.
Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che, in una società sempre più tecnologicizzata, un settore come quello della giustizia debba ridursi a usare mezzi che, di certo, non agevolano il lavoro.
Con tutto il parlare di riduzione dei tempi giudiziari, essere ridotti a usare mezzi "antropologici" non è proprio il massimo.
A QUANDO L'UTILIZZO DEI GEROGLIFICI???



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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/2/2010 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Per sostenere RUDRA BIANZINO nella sua battaglia per la VERITA', la LEGALITA', lo STATO DI DIRITTO
post pubblicato in ALTRO, il 11 dicembre 2009


Le morti in carcere stanno diventando sempre più numerose (all'8 dicembre  si contano 169 tra suicidi e morti sospette). La causa va ricercata nelle condizioni in cui si trovano gli istituti carcerari, che, incapaci di accogliere tutti i carcerati, si trovano nella "necessità" di "STIPARE" i detenuti in spazi sempre più ristretti e perciò invivibili. Inoltre, molti carcerati sono tali in base a leggi repressive di comportamenti che non comportano nessun rischio sociale - clandestini (in base alla legge sulla criminalità), piccoli furti (potrebbero essere risolti in sede civile), droghe leggere, inclusa la sua eventuale coltivazione (potrebbe essere risolta nelle comunità di recupero) e altre cause che comunque non comportano la necessaria pericolosità dell'individuo che le commette.
Oltre a ciò va considerata la reclusione preventiva per reati, come le droghe leggere, che potrebbero essere considerati benissimo non reati.
Questa situazione porta a disagi estremi che possono portare l'individuo ad azione altrettanto estreme come il suicidio; ma anche le guardie carcerarie, che dovendo sostenere turni di lavoro pesanti, pertanto sottoposte a forti stres, possono avere reazioni violente nei confronti dei carcerati - beninteso, non voglio difenderle, ma la situazione le porta a considerare il carcerato non un individuo da recuparare, come dovrebbe/è nelle intenzioni della legislatura, ma un criminale irrecuperabile, facendo cadere tutte le conquiste fatte in merito negli ultimi decenni.
Il contesto in cui avvengono i suicidi/omicidi di persone incarcerate per reati veramente minimi fanno pensare a una volontà POLITICA di ritorno a un passato dove, la prigione, oltre a essere un luiogo di PENA, è, in primis, una scuola di formazione del criminale.
Affinché, il carcere, sia un luogo di recupero, ha bisogno che il carcerato, e le guardie, vengano inseriti in un ambiente vivibile dal punto di vista sociale. Certo, non può essere come all'esterno, ma se viene a mancare la possibilità di socializzare attraverso un'attività utile poi all'esterno - restare in cella senza svolgere nessuna attività, in compagnia di altri detenuti che, magari, hanno già maturato una delusione nei confronti del carcere, ritenendosi, loro stessi, irrecuperabili, non aiuta certo al recupero, anzi, la possibilità che il carcere diventi una scuola "A DELINQUERE" è molto reale - si creerà necessariamente sia il presupposto per una depressione pschica nel detenuto sia un senso di antagonismo tra guardie e carcerati.
Certo, per costruire un carcere VIVIBILE E COSTRUTTIVO significa un impegno molto maggiore rispetto al carcere tradizionale e i risultati non sempre sono positivi. Inoltre, le risorse, in termini di soldi che di personale, sono alla lunga maggiori e più costose, ma può essere questa una giustificazione al NON FARE? non credo.

Nascondersi dietro a giustificazioni simili significa scegliere la strada più breve ma anche, alla fine, più costosa in termini sia di soldi - costruzione di carceri, maggior numero di guardie - sia in termini di vite umane distrutte.
In modo particolare, ad essere i più esposti sono i tossico dipendenti. Data la loro necessità di assumere droghe, se ne vengono privati, oltre che soffrirne, possono cadere in crisi psichiche che li portano al suicidio.

Le recenti morti sospette non sono le uniche, già in passato si erano verificati fatti simili. Di seguito in breve la storia di Aldo.

Per sostenere  RUDRA BIANZINO nella sua battaglia per la VERITA', la LEGALITA', lo STATO DI DIRITTO

All'VIII Congresso di Radicali Italiani di Chianciano, Rudra Bianzino ci ha raccontato la drammatica vicenda che ha coinvolto lui e la sua famiglia. Rudra, studente liceale, sedicenne, è rimasto solo, senza padre, senza madre.


Il padre, Aldo, nonviolento, artigiano, amante della natura, è morto nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2007 in circostanze ancora da chiarire, poche ore dopo l'arresto per coltivazione e detenzione di marijuana. Le cronache parlarono inizialmente di decesso per un malore naturale. Ben presto, si capì, però, che forse le cose erano andate diversamente.


Un primo esame mise in evidenza lesioni agli organi interni, presenza di sangue in addome e pelvi, lacerazione epatica, lesioni all'encefalo, a fronte di un aspetto esterno indenne da segni di traumi. Una seconda autopsia, del novembre 2007, accreditò la tesi della rottura di un aneurisma cerebrale. Pur accettando l'ipotesi del medico legale, si affermò che l'emorragia cerebrale potesse essere stata causata da un forte stress di tipo fisico con improvviso rialzo della pressione.

Prima di ascoltare la testimonianza di Rudra, al congresso radicale è stato proiettato un video con un'intervista delle Iene alla! madre, Roberta Radici. E' probabilmente l'ultimo documento lasciatoci dalla compagna di Aldo. Il dolore ha, infatti, infierito sul suo corpo già malato. Roberta non ce l'ha fatta. Si è spenta affidando a noi l'impegno a chiedere verità e giustizia sulla morte di Aldo.

Domani, 11 dicembre ci saranno Emma Bonino e Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, al presidio davanti al tribunale di Perugia per chiedere che venga fatta piena luce sulla morte di Aldo Bianzino. La mobilitazione, fissata per le 8:30, é organizzata dai Radicali italiani e dal comitato "Verità e giustizia per Aldo" con la partecipazione degli amici di Beppe Grillo di Perugia.

C'é un filo rosso che lega il caso di Aldo Bianzino a quello di Stefano Cucchi, entrambi morti in carcere a causa del proibizionismo. Entrambi i casi dimostrano come il proibizionismo sia il vero crimine di questo paese perché affolla le carceri, crea vittime innocenti, come Rudra.

Vorrei il tuo aiuto per far diventare questo caso nazionale, per chiedere che si parli di proibizionismo, malagiustizia e sovraffollamento delle carceri. Per farlo, abbiamo bisogno del tuo sostegno, clicca qui


http://www.radicali.it/view.php?id=150525 
 

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/12/2009 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Maroni e l'impegno cittadino. Due parole in difesa dei cittadini di Napoli.
post pubblicato in POLITICA, il 31 ottobre 2009


http://it.notizie.yahoo.com/4/20091031/tts-oittp-video-camorra-maroni-ca02f96.html

Il ministro Maroni, in merito all'omicidio di un camorrista a Napoli trasmesso in tv dichiare: "E' una mentalità che dobbiamo cambiare. Chiediamo ai cittadini di reagire e di essere dalla parte della legalità, della polizia, delle forze dell'ordine".

Richiesta legittima quella del ministro, si basa sul presupposto che, le forze dell'ordine, riuscirebbero meglio a svolgere il proprio lavoro se i cittadini collaborassero, fin qui tutto quadra.
Quello che non quadra è l'interpretazione che si da, anche da parte della stampa, di avvenimenti che coinvolgono i cittadini, loro malgrado, in una situazione sociale per niente sicura.
I giornalisti, nel dare la notizia, hanno evidenziato il comportamento dei cittadino definendolo "indifferente" e il ministro chiede un maggior impegno da parte degli stessi.
In tutte due i casi, non si tiene conto della particolarità della situazione. Per il giornalista, il fatto che di fronte ad un omicidio a sangue freddo, il che fa presupporre che l'assassino non abbia il benché minimo rispetto per la vita, il non intervenire implica necessariamente un comportamento indifferente nei confronti dell'atto stesso; non tiene in minima considerazione che il testimone possa aver paura, che non intervenendo pensi semplicemente alla sua incolumità.
Allo stesso modo, anche se su un piano più generale, il ministro non valuta ne la situazione dell'ambiente ne le cause che hanno determinato l'evento.
Il ministro dovrebbe sapere che, persino decidere di fare il testimone in un processo alla mafia, è pericoloso e che il testimone deve tenersi nascosto, sia lui che i famigliari, per evitare ritorsioni che potrebbero comportare anche la morte.
Come si può pretendere che, in situazioni estreme - ci sono troppi fatti che indicano che la mafia gestisce le sue attività criminose grazie ai funzionari pubblici e politici corrotti - un cittadino, senza nessuna possibilità di difesa, si impegni a collaborare con le forze dell'ordine quando le stesse possono essere implicate? quale persona intelligente metterebbe a repentaglio la vita di moglie, figli, fratelli, sorelle ecc. per un senso civico che i diretti interessati, spesso e volentieri, disattendono?
Due domande, queste, che i giornalisti e il ministro, ognuno nel loro rispettivo campo d'azione, dovrebbero porsi; domande che, se poste, potrebbero portare alla soluzione del problema.
Bene hanno fatto i PM a divulgare il video, i risultati non si sono fatti attendere.
Questo significa che se le autorità, chiedendo il sostegno dei cittadini, non pretendono il loro coinvolgimento diretto, questi si rendono disponibili.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 31/10/2009 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA LEGA, IL PD E IL BURQA
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 7 ottobre 2009


Proposta di legge della lega per impedire il burqa in luogo pubblico.
La Lega Nord ha presentato una proposta di legge che modifica la norma 152 del 22 maggio 1975 in materia di indentificabilità delle persone. 
Tale legge prevede il divieto di indossare abiti che impediscono l'identificazione salvo giustificato motivo, ora, con la proposta, lo si vuole estendere a tutti eliminando il "giustificato motivo" come quello religioso, di conseguenza il burqa.
Il capogruppo Roberto Cota ha voluto precisare che non si tratta di un'azione ispirata da sentimenti razzisti, «non abbiamo niente contro i musulmani, ma la legge deve essere uguale per tutti. La nostra proposta è assolutamente generale, come deve essere una legge». «Nessuno - ha poi sottolineato Manuela Dal Lago, deputata leghista - è contro la religione islamica. Il Corano, tra l'altro, non parla del burqa e anche l'imam del Cairo, che si è schierato contro il "Niqab" ci dà ragione. Noi vogliamo solo dare un chiarimento affinché tutti siano riconoscibili nei luoghi pubblici». Mentre la Lussana ha infine spiegato che «tra la tutela della libertà religiosa e la tutela della sicurezza dei cittadini per noi la priorità è la sicurezza».
Queste le giustificazioni della lega. Da parte del PD invece, Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera ha infatti parlato di «norma incostituzionale che lede la libertà religiosa e sono del tutto strumentali i richiami all'ordine pubblico». Secondo la sua interpretazione della proposta di legge, quello che si vuol fare è: «colpire gli immigrati islamici nel loro intimo». «Come può una legge parlare di affiliazione religiosa? - ha proseguito la Ferrante - Le suore sarebbero affiliate? Ma stiamo scherzando? E poi: come si può pensare di modificare una cultura con una norma? - domanda la Ferranti - L'unico effetto dell'entrata in vigore di questa legge sarebbe quello di segregare in casa le donne islamiche. E' una legge cattiva contro gli immigrati, ma soprattutto è una legge razzista e soprattutto una legge contro le donne».  
Mi sembra che in merito ci sia, da parte della Ferranti una interpretazione piuttosto ideologica della legge. Il fatto che si renda estendibile a tutti l'applicazione di una legge è più che giusto; la lega probabilmente vuole, continuando nella sua politica anti islamica, colpire su una questione molto sentita a livello tradizioni, ciò non toglie che giuridicamente, la sua richiesta sia giusta.

Uno stato laico ha innanzi tutto il dovere di fare leggi che assicurino a tutti la libertà di esprimere le proprie idee religiose e altro, però questo non deve essere a discapito, ne delle idee altrui ne delle leggi che riguardano altri settori della vita pubblica. La libertà delle proprie idee non deve cioè mettere a rischio l'impianto giuridico di un paese; ci si chiederà come può tanto una singola legge.
Il presupposto delle leggi è che devono essere riconosciute e rispettate da tutti, nessuno deve avere la facoltà di dire: questa legge non la rispetto perché è contraria alle mie tradizioni.
Se cosi fosse, nessun legislatore riuscirebbe a soddisfare tutte le esigenze presenti nella società e tanto meno, coniugare tali esigenze con quelle che regolano la vita di tutti cioè, quelle penali.
Visto che l'attuale legge sulla sicurezza include anche il divieto di coprirsi il volto in luogo pubblico o comunque frequentato da altri, e se tutti devono rispettare le leggi, non si capisce come mai debba essere permesso il burqa. Permettendolo, tra l'altro, si penalizza chi di questa tradizione non ne usufruisce; se io entro in banca col volto coperto, vengo punito, chi entra col burqa no. Eppure, il risultato è uguale, tutte due abbiamo il volto coperto perciò, per la legge pericolosi.

Ma la cosa più importante è il pericolo che una situazione del genere comporta. Permettendo a singoli o gruppi di essere esentati dal rispetto delle leggi in base alle loro credenze, pertanto si andrebbe a snaturare la funzione dello stesso stato che, come dicevo sopra, deve si fare leggi che rispettano tutte le credenze ma, innanzi tutto, deve regolare lo svolgimento della vita comune in ogni suo aspetto e questo non lo potrà fare qualora vengano disattese proprio quelle leggi che per questo servono.
Inoltre, se rispettare tutti è giusto, è altrettanto giusto che l'ospitato rispetti le leggi dell'ospite e comunque, qualora voglia modificarle, deve agire nel rispetto della costituzione esistente.
Il problema è giuridico non religioso.
SEMPRE BERLUSCONI
post pubblicato in Riflessioni, il 28 maggio 2009


BERLUSCONI ALL'ATTACCO DEI GIUDICI, OGGI ALL'ASSEMBLEA DI CINFESERCENTI: UN ATTACCO GIA SENTITO E RISENTITO, SEMBRA CHE BERLUSCONI ABBIA ESAURITO GLI ARGOMENTI.[...]

I giudici sono, secondo berlusconi, degli eversivi, avrebbero, anzi, hanno come scopo l'attacco alla democrazia attraverso la sua persona - vale a dire che sua eminenza è la democrazia personificata - , da dove gli venga questa idea è facile immaginarlo; gia dal periodo di mani pulite fu fatto segno di attacchi da parte della magistratura al punto da indurlo a mettersi in politica nel tentativo di coprirsi le chiappe.

Nel tempo, man mano che la sua carriera - onestamente finanziata da capitale privato, il suo, guadagnato onestamente "SIC" e da propaganda fatta da televisione privata, la sua - proggrediva verso gli attuali vertici di potere, indiscusso capo di partito - fondato democraticamente sul predellino di una macchina, tra la foll(i)a dei suoi seguaci -, capo di governo - eletto democraticamente attraverso la gestione dell'informazione guidata, sempre democraticamente, dalle sue televisioni -, i magistrati Italiani si sono sempre adoperati per smascherare i suoi intrallazzi; fino ad impogli di mettersi al riparo proponendo, e facendo approvare, il cosidetto lodo alfano, che impedisce, appunto, che le più alte cariche dello stato possano essere indagate - grande senso della democrazia -.

Dopo aver fatto cosi tanto per l'Italia: legge sulla sicurezza, con inclusa la legge sui clandestini che, di fatto, diventano tutti criminali; legge sulle ronde - meglio far gestire la giustizia da volontari che spendere soldi per poliziotti - c'è da presupporre che anch'essi siano ritenuti, per lo meno, disonesti- questi non costano niente, almeno per il momento; e poi per i terremotati, dopo quasi due mesi sono ancora nelle tende mentre nei casi precedenti, per lo meno, venivano sistemati in roulotte e prefabbricati; legge sulla liberalizzazione della caccia - finalmente! anche un sedicenne può imbracciare un fucile, come se non dessero nessun problema anche sensa-, e tante altre leggi, tutte finalizzate a rendere più vivibile l'Italia, per lui e i suoi.

E questi "benedetti" giudici insistono a volerlo processare, ma siamo matti? e adesso ci si è messa anche la stampa internazionale, tutti criminali!!! ecco cosa sono, COMUNISTI.

Poverino però il nostro papi(a), con tutti sto nemici a dagli contro, giudici comunisti, stampa comunista, politici comunisti; insomma signori! lasciatelo lavorare no! vedrete che nel giro di qualche anno non ci saranno più criminali e neanche i soliti lagnosi sindacalisti, ne scioperi o disordini, vedrete , saremo tutti tranquilli.

Chiusi nelle nostre piccole esistenze egoistiche, non avremo più di che lamentarsi, avremo i nostri programmi televisivi che ci aiuteranno a liberarci delle ansie quotidiane, impareremo, finalmente, a rispettare le regole e a capire che a comandare non può essere il popolo; ci libererà dall'incombenza di dover votare pe decidere, potremo andare tutti al mare in posti ben organizzati dal regime, in fila indiana sulle nostre belle autostrade, finalmente libere da quella massa, informe e noiosa, che oggi ci opprime con la loro pretesa di essere borghesi.

Insomma sto papi ci sta mettendo tutti in riga, l'italia sarà degli italiani? o gli italiani saranno tutti carcerati?
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