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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
L’ultima creazione di Grillo: Renzi, l’uomo invisibile.
post pubblicato in POLITICA, il 13 aprile 2015


Ormai Grillo sembra arrivato nei piani alti dell’esistenza umana.

Leggo sul suo sito un post dal titolo emblematico “Blog derenzizzato”che ha reso invisibile sul suo blog Matteo Renzi.

Invisibile, cacchio!Sicuramente non conosce, o conosce e finge di non conoscere, tutte le ricadute sulla vita degli italiani.

Come al solito, il signor grillo ne inventa una ogni giorno. L’ultima riguarda il dono dell’invisibilità a Matteo Renzi - poco emerito leader del PD e del per nulla (almeno agli occhi e orecchie dei lavoratori e pensionati; ultimi beneficiari della sua politica) convincente governo italiano. Questa, però, è un’invenzione che, a differenza delle precedenti, non è a doppia lama, anzi, qui di lama ce n’è una sola; ed è sospesa sulla testa di tutti gli Italiani.

Ma si rende conto il signor grillo cosa significa rendere invisibile un essere umano? Beh, sembra di no! tanto vale allora che glielo spieghiamo un attimo in modo succinto ma chiaro.

Dunque, se io fossi invisibile, la prima cosa che farei sarebbe di entrare in una banca, aspettare la notte e prendere tutti i soldi possibili. Chiaramente non è possibile,ovvio; e come farei poi a portarli fuori? Mah! Ma questo è un pensierino,almeno credo, che milioni di persone farebbero.

Adesso immaginiamo un politico del calibro di Renzi diventare invisibile, ovvero, nessuno sa più cosa fa, ovvero, quali, perché e come fa le leggi che, già ora, ci paiono alquanto sbilanciate verso una piccola, anzi piccolissima, ma che dico, verso un esiguo numero di italiani, e pensate cosa potrebbe fare con a disposizione il paese in modo informale, tipo essere mitologico – perché se è invisibile chiaro che saranno altri a tenere i rapporti con il paese.

Se non ci riuscite non importa, tanto lo sta facendo già ora. Quello che cambierebbe sarebbe il potenziamento del suo potere che lo porterebbe ad agire indisturbato, tanto non esiste, è solo un’immagine virtuale della mente.

Insomma, non parlare di una persona non significa eliminarla, anzi, se la si ritiene pericolosa, in questo modo la si rende ancor più pericolosa proprio grazie alla sua invisibilità. Non s’è mai visto un’opposizione che non parli del leader della maggioranza che, anzi, parlarne (male) ne diminuisce la popolarità – si veda Berlusconi; ovviamente per lui conta anche il suo comportamento che, se per un verso, almeno per certe categorie di persone, è stato un comportamento ineccepibile, per altri versi è stato un comportamento a dir poco e per essere gentili - data la sua età e, comunque, offendere non paga che, anzi, può costare – alquanto discutibile.

Dunque grillo,probabilmente, non avendo più grillini da educare perché tutti epurati, ovvero,avendo già degrilinnizzato l’harem, si appresta, nella sua infinita goliardia,a depurare il paesaggio del suo blog da nomi non tollerati da lui e dai suoi accoliti. Ma, a questo punto, cosa dirà della politica italiana ai suoi se rende invisibile il premier che ne è l’autore primo? Bah! Balle della politica; sempre più bieca e cieca nei confronti degli italiani che, a loro volta, vedono la politica sempre più lontana e fantascientifica. 


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permalink | inviato da vfte il 13/4/2015 alle 15:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Grillo vuole eliminare l'welfare!
post pubblicato in ALTRO, il 16 novembre 2013


fanpage     

"La cassa integrazione va abolita perché è un orpello inventato dalla famiglia Agnelli negli anni 70 e ormai non è più utile al paese". Questo è quanto sostiene grillo in un'intervista al GR1 Rai demolendo in sostanza il vecchio ammortizzatore sociale, ancora usato largamente oggi in Italia per i lavoratori dipendenti, sottolineando inoltre che per lui "non è neanche costituzionale perché discrimina". secondo grillo "I soldi necessari per finanziare ogni anno la cassa integrazione per i dipendenti delle società in difficoltà andrebbero impiegati invece per altre misure di sostegno al reddito più generalizzate. "La cassa integrazione va abolita, certamente.il taglio servirà, con altre misure, a finanziare il reddito di cittadinanza proposto dal M5S" ha spiegato grillo. Il reddito di cittadinanza, secondo grillo, in effetti è una misura fattibile che andrebbe finanziata "con una riforma fiscale, togliendo tutte le tasse dal lavoro" quindi "via l'Inps e tutti questi ammortizzatori sociali".

Dunque, secondo grillo andrebbe eliminato l'welfare a favore di un reddito minimo garantito a coloro che non lavorano. Ora, che chiunque si trovi in difficoltà economiche debba avere un reddito minimo è condivisibile, che si debbano eliminare gli ammortizzatori no!
Eliminare la cassa integrazione non significa solo una sostanziale diminuzione del reddito, ovvero, dalla cifra che risulterebbe dallo stipendio, che varia in base allo stipendio percepito nel periodo lavorativo, passerebbero, tutti, ai 600 € del reddito di cittadinanza ma, cosa molto importante, verrebbero anche licenziati. Eh si, perché il reddito di cittadinanza, o reddito minimo garantito, lo percepisce chi un lavoro non ce la.
Ciò significa togliere ogni possibilità di rientro ai lavoratori nel loro posto di lavoro, cosa che oggi, con la cassa integrazione, avviene. Significa farli rientrare in quella nutrita schiera di persone "a disposizione" dell'industria e dello stato perché per poterne usufruire non si può rinunciare al posto di lavoro proposto dall'ente preposto alla gestione.

Inoltre non si capisce cosa significhi "via l'Inps" dato che gestisce anche le pensioni. Forse che grillo vuole abbassare le pensioni a 600 € mensili? Beh, che se li tenga lui i 600 € mensili che io preferisco la mia pensione!


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permalink | inviato da vfte il 16/11/2013 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
I giochi di Grillo
post pubblicato in POLITICA, il 20 aprile 2013



Incomincia così il post di Grillo: Perché no, Bersani? di ieri 19-4: "Perché il no inflessibile a Rodotà da parte di Bersani? E' una bella domanda. Un quesito a cui non c'è risposta, della serie chi siamo? Dove andiamo? Esiste l'intelligenza sugli altri pianeti (partiti) e nel pdmenoelle?".
E conclude: "Io vorrei una risposta da Bersani, non lo capisco, non riesco a capacitarmi del fatto che il suo partito non voti Rodotà. Proviene dalla sua area politica. E un uomo integerrimo. Se votato da PD, SEL e M5S dal quarto turno avrebbe la maggioranza necessaria per essere eletto.
Perché no? Bersani, questo lo devi spiegare al paese. Perché no? Se non c'è un motivo, allora significa che ci sono dei motivi inconfessabili. Perché no Bersani?".

E' si, signor Grillo. Per gente come lei questa è più di una domanda senza risposta, per lei è impossibile. 
Con la memoria labile che si ritrova. Perché, da persona intelligente - dato che tutti gli altri li ritiene non intelligenti - come si ritiene, il fingere di non ricordare le sue stesse parole, anzi, il suo programma, significa che i motivi inconfessabili li ha lei.
Come non ricordare la frase ripetuta fino alla nausea: nessun accordo con i partiti! E l'altra: tutti a casa! Frasi che non lasciano dubbi sulla sua volontà di non scendere a patti con nessun partito, di voler tutto per se e gli interessi che rappresenta.
Lei dice che Bersani deve spiegare la scelta di non aderire alla proposta fatta da lei di sostenere Rodotà come presidente della Repubblica al paese. Ma questo avviene dopo che lei ha negato, sin dall'inizio, ogni possibilità di accordo, con i partiti, su qualsiasi cosa proprio con le affermazioni riportate sopra. Affermazioni che sono state tradotte nei fatti rifiutando a Bersani l'appoggio per formare il governo con l'intento di spingerlo, o a rinunciare - cosa che lei già sapeva improbabile - o ad allearsi con il Pdl - cosa che Bersani ha sempre rifiutato, ricorda: mai un governo di larghe intese con il Pdl di Berlusconi. 
Pertanto, è lei che dovrebbe spiegare al paese il gioco che sta facendo per "mandare a casa tutti", ma quello che più interessa è: perché lo sta facendo?
Si, perché il suo è proprio il vecchio gioco della veccia politica, quella che vorrebbe mandare a casa.

Ci spieghi quale rapporto c'è tra rifiutare l'accordo per il governo proposto da Bersani per poi proporre a Bersani il candidato proposto da lei, e non risponda con la favola che è stato scelto dal paese; qualche decine di migliaia di votanti non fanno il paese, e neanche se aggiungiamo i dissidenti del PD.
Sapeva benissimo che un accordo sul governo avrebbe poi portato all'accordo anche sul capo dello stato, così come sapeva che il programma del PD è in sintonia con il suo, seppur minimo, programma. 
Ma era già evidente allora, ed ora ancor di più - basta vedere l'esultanza con cui a salutato lo sfascio del PD: "Cominciano ad andarsene, la Bindi a dato le dimissioni (anche Bersani dopo la quarta votazione). Incomincia la resa dei conti e noi li ricordiamo i conti in sospeso".-  che l'intento non è quello di collaborare per migliorare l'Italia ma quello che, a tutti gli effetti, sembra una vendetta. 
E, per favore, non la chiami rivoluzione! Quello che lei sta facendo non è altro che l'antica lotta per il potere. Perché è quello che lei vuole! E lo sta facendo seguendo la miglior tradizione della lotta per il potere e quel che è peggio, come tutti, sta usando il popolo come scusante per i suoi interessi.

C'è una cosa che però, probabilmente, non ha considerato: Berlusconi! Se pensa che Berlusconi scenda dal suo piedistallo - ha già detto, dopo il ritiro di Marini, che si andrà alle elezioni e che si ricandiderà come premier - si sta sbagliando di grosso; questo significa che, molto probabilmente, LEI sta consegnando il paese alla destra berlusconiana. Ma forse, considerando che nelle sue esternazioni se la prende quasi solo con Bersani, è quello che vuole.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/4/2013 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Bersani e Berlusconi si incontrano, ma a cosa serve?
post pubblicato in POLITICA, il 9 aprile 2013


Corriere     Fanpage 
Bersani si è deciso ad incontrare Berlusconi per decidere il metodo per eleggere il nuovo capo dello stato. Che questa sia una notizia buona o cattiva dipende da ciò che decideranno di fare. 
E' probabile che comunque parlino anche di un possibile accordo per formare il governo. Dice Berlusconi: finalmente Bersani si è reso disponibile a un incontro e la posizione del Pdl la conoscono tutti: dare un governo stabile al paese per fare provvedimenti per rilanciare l'economia. Di contro però, Bersani in merito dice: Che non ci vengano a proporre dei governissimi. Se c'è qualche  altra fantasia, ce la dicano. Ma chi può credere che con Brunetta si possa fare un  governo e riusciamo a imbroccare qualcosa?

Dunque, da una parte Berlusconi che, a quanto sembra, spera che dall'incontro esca un accordo di governo, quale?, dall'altra, Bersani, in merito al governo rimane fermo sul suo rifiuto di una governo di larghe intese. Pertanto, sembra che questo incontro, dato le premesse, sia destinato a finire in un nulla di fatto; nessun accordo ne sul presidente ne sul governo. D'altra parte, le posizioni sono talmente distanti che è ragionevole presupporlo.

Intanto, i due B hanno indetto due manifestazioni - PD a Roma e Pdl a Bari - di piazza sabato 13. A che scopo se l'incontro, a quanto sembra, sarà tra giovedì e venerdì? Non certo per mostrare i muscoli nell'attesa dell'incontro; va beh che Berlusconi è, da sempre, abituato a crogiolarsi nei bagni di folla: basti pensare che le sue creature le ha create anche in piazza. Ma Bersani? Dopo aver tenuto un profilo basso durante tutta la campagna elettorale e aver criticato e condannato questo modo di fare, sembra strano che adesso cerchi di diventare a sua volta  un capo popolo e magari tirar fuori dal cappello, invece del coniglio, la soluzione perfetta.

Vien da pensare che anche Bersani, a questo punto, stia pensando alla campagna elettorale. Il fatto che per lui l'incontro deve "servire solo a decidere il metodo per l'elezione del capo dello stato" - capo di stato che avrà il potere di sciogliere le camere -, fa pensare che abbia messo da parte la possibilità di fare un governo di minoranza considerato che rimane dell'avviso che un governo di larghe intese col Pdl sarebbe controproducente.  
Ma se pensa alle elezioni, non sarebbe meglio dirlo chiaramente? Anche perché dovrebbe essere chiaro a tutti che il M5S preferisce l'attuale situazione di stallo alle elezioni per evidenti interessi politici - Grillo spera nella perdita di consensi da parte del PD - e visto il rifiuto secco e continuo a un sostegno al Pd, Bersani ha tutto l'interesse a sostenere la tesi delle elezioni al più presto. 
Pertanto, trovare un compromesso sul capo dello stato sarebbe il male peggiore visto l'importanza di risolvere l'attuale crisi politica. 
Sarebbe un grave errore da parte di Bersani lasciarsi influenzare dalla possibilità che il M5S riesca a riottenere un risultato importante - sono troppi i dissensi, sia al suo interno che da parte degli iscritti ed elettori che ogni giorno criticano la sua politica - perché così facendo non fa altro che creare altro scontento che è pane per Grillo. 
Che l'attuale situazione sia determinata dalla quasi parità di consensi dei tre maggiori partiti - e non dai tentativi di creare un governo da parte del PD - dovrebbe essere chiaro, che si cerchi di sfruttare questa situazione per proporsi come portatore di cambiamenti epocali molto meno dato che fino ad ieri era d'obbligo il compromesso. 
In una democrazia che si rispetti, si ritorna alle elezioni una volta capito l'impossibilità di fare il governo. Basterebbe modificare momentaneamente, cioè, eliminare il premio di maggioranza e  inserire la possibilità del ballottaggio solo per queste elezioni, l'attuale legge elettorale di modo che il partito o la coalizione vincente possa almeno incominciare a governare.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 9/4/2013 alle 16:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La democrazia diretta di grillo e la realtà oggettiva dell'essere umano.
post pubblicato in COMMENTI, il 5 aprile 2013


Perché hai votato M5S? chiede Grillo ai suoi critici interni che non accettano la sua negazione di ogni accordo. 
Sul suo blog, Grillo elenca tutta una serie di motivi per cui i critici avrebbero votato M5S e alla fine della lista afferma: se hai votato M5S per uno solo di questi punti, allora hai sbagliato voto; la prossima volta vota per un partito.

In primo luogo, che il M5S non sia un partito è tutto da verificare, che sia un partito totalitario è, ormai e purtroppo, una certezza. 
In secondo luogo, il sospetto che se i critici avessero votato un partito non avrebbe ottenuto il successo elettorale e non sarebbe diventato il primo o secondo o terzo partito non lo sfiora neanche. 

Quello che grillo non capisce è la struttura della società umana la dove a ogni individuo corrisponde un particolare modo di vedere la struttura sociale e che è proprio il dibattito, prima tra individui, che poi andranno a formare i gruppi, e poi tra gruppi, che si raggiunge una certa omogeneità di vedute sia sui problemi che sul modo per affrontarli. 
Il fatto che grillo rinunci al dibattito con i gruppi e si rivolga prevalentemente ai singoli, dovrebbe spingerlo a riflettere sulle origini sia dei gruppi che dei partiti perché è proprio dal dibattito che nascono prima i gruppi poi i partiti - tra l'altro, i partiti sono l'espressione più avanzata del sistema sociale; non va dimenticato che prima     esisteva il governo monarchico assolutista e quello religioso altrettanto assolutista.
Il fatto che Grillo non accetti la critica, sia interna che esterna, al suo programma prestabilito da lui stesso e Casaleggio e che rifiuti ogni confronto diretto, con contraddittorio, con altri individui (a quanto sembra, non risponde mai ai commenti che riceve) e gruppi sociali e basi tutto sul dibattito via web tra i sostenitori e i critici della sua linea - da dove trae spunto non tanto per correggere la linea la dove i commenti si scostano, ma per individuarne eventuali discordanze e restringere ulteriormente gli spazi del dibattito (si veda il suo post contro i troll) - sta a indicare la volontà di disconoscere quello che sta alla base della società, ovvero la naturale inclinazione umana, sia individuale che collettiva, al dibattito e all'aggregazione in base alle proprie idee e ai propri bisogni.
Disconoscere tale realtà in nome di una presunta "verità assoluta" serve - forse(?) - a nascondere un'altra realtà: la sua. Una realtà tesa ad affermare il proprio io coinvolgendo i cittadini sui problemi reali del paese pur conoscendone l'impossibilità di realizzazione; è' storicamente provata l'impossibilità di uniformare tutti ad un unico pensiero standard. Tutti i tentativi fatti fino ad oggi sono finiti in grandi tragedie.
Pertanto, la sua idea del "tutti a casa", riferito ai partiti, non è altro che un vano tentativo di modellare la società su uno schema predefinito - da lui - e non certo un serio tentativo di più democrazia e più moralità di chi comanda.
I dieci saggi di Napolitano: a cosa servono?
post pubblicato in POLITICA, il 1 aprile 2013


Napolitano, dopo aver constatato l'impossibilità di dare l'incarico a uno dei tre maggiori partiti per formare il governo, ha deciso di formare due gruppi di lavoro programmatico che dovrebbero stilare il piano di lavoro del nuovo governo - se si farà. Oltre a ciò, ha ribadito che il governo Monti è sempre in carica e che può legiferare in merito a problemi urgenti. 
Tutto ciò è risaputo; per legge, il governo dimissionario rimane in carica fino alla costituzione del nuovo governo eletto dal parlamento uscito dalle elezioni. 
La novità sono i gruppi di lavoro programmatico formati da "saggi". 
A cosa servono?
Se consideriamo che il piano di Bersani, improntato su proposte di cambiamento che avrebbero dovuto interessare anche il M5S, proposto alle altre formazioni è stato bocciato - il M5S per non disattendere la sua promessa di non fare accordi con i partiti politici, il Pdl perché più interessato a un governo "di larghe intese" - non si capisce cosa possano fare queste due gruppi di lavoro programmatico formato da "saggi". 
In teoria dovrebbero trovare una sintesi tra le tre posizioni e proporle al parlamento per una rettifica e, se accettata, lasciare il campo alla formazione del nuovo governo. Ma chi sarà preposto a formarlo? Il partito di maggioranza relativa o altro?

A parte che tutti e tre i partiti in campo, pur accettando il prolungamento del mandato al governo Monti, sono molto dubbiosi sui "saggi", il problema rimane comunque l'impossibilità che i tre accettino, non solo il programma dei "saggi", ma anche la persona, o partito o movimento, preposta a formare il governo sull'unico presupposto del programma stilato dai "saggi". Non va dimenticato che il M5S non vuole accordi con i partiti e il Pdl vuole un governo di larghe intese. Questo significa che la bocciatura di Bersani va al di la delle mere considerazioni sul programma ma include anche l'avversione sia al governo dei partiti (M5S) sia ad un governo di minoranza (Pdl).
Inoltre, il M5S si è proposto sin dall'inizio come "pronto a governare" - il che significa la volontà di formare il governo da solo dato l'avversione verso i partiti -, cosa questa che, dato l'avversione del M5S alla vecchia politica rappresentata dai partiti, ne il Pdl ne il PD, anche se con motivazioni diverse, possono accettare. 
Di contro, il Pdl è disposto ad un governo di larghe intese a patto che non si entri in merito a determinati problemi - tipo l'illeggibilità di Berlusconi -  e si dia la presidenza della repubblica ad una persona indicata dal Pdl; un comportamento che lascerebbe al M5S tutto lo spazio possibile per un'ulteriore critica del sistema vigente dato che si basa su quegli accordi che definisce "inciuci". Proposta che Bersani, ovviamente, non ha accettato.

Pertanto, mettere d'accordo il PD, il Pdl e il M5S, che non hanno trovato un accordo attraverso i normali canali democratici e di cui due di essi non sopportano l'idea di condividere il potere con altri - non va dimenticato che la proposta del Pdl nasce con l'intromissione del M5S come interlocutore privilegiato di Bersani visto le molte similitudini dei programmo e, pertanto, è il frutto della paura di essere messo ai margini della competizione -, diventa cosa ardua perché il problema non è il programma ma l'incapacità di compromesso.
Insomma, due delle attuali formazioni politiche presenti in Italia vorrebbero modificare l'attuale assetto socio/politico/economico a senso unico. L'unica cosa che è cambiata con le elezioni è l'aggiunta di Grillo nel panteon dei possibili dittatori.

Ancora sul M5S
post pubblicato in POLITICA, il 30 marzo 2013


Dopo le consultazioni lampo del capo dello stato non è emerso nulla che possa dare un'indicazione precisa su un eventuale governo di legislatura, anzi, secondo Napolitano, o si fa un governo di scopo - un governo preposto a prendere quei provvedimenti necessari a far fronte alla crisi e a modificare la legge elettorale? - o si va al voto.
Questo perché non ha riscontrato nessuna volontà da parte dei tre partiti di scendere a patti; il PD rifiuta l'ipotesi di un'alleanza col Pdl basata sullo scambio vecchia maniera; ti do la fiducia se accetti come capo dello stato un uomo di centrodestra, mentre il M5S ribadisce il suo no a governi formati dai "vecchi" partiti politici che definisce per l'ennesima volta finiti (e il 74% degli elettori che li hanno votati dove li mettiamo?) proponendosi come forza di governo (con quale maggioranza?).
In pratica, a parte qualche variazione, quello che è emerso è la fotocopia degli incontri con Bersani. 

A questo punto si rende necessario capire l'ostinazione del M5S a non partecipare a nessun governo che non sia il suo.
Per fare ciò bisogna partire dall'incontro con Bersani dove il M5S aveva ribadito il suo no secco alla fiducia al governo Bersani e al suo programma.
Un no, però, giustificato non sul programma ma sulla sfiducia dei grillini a qualsiasi cosa senta di politica. 
Nelle affermazioni dei grillini ci sono però alcune contraddizione. 
Quando Crimi, capogruppo al senato, afferma: "Sì al sostegno pieno su singole proposte condivisibili" , di fatto accetta la politica dei partiti qualora questi presentino leggi condivisibili; il che è assurdo perché nell'incontro è stato presentato loro un programma condivisibile.       
Ma Crimi aggiunge: "ma la fiducia in bianco è un atto forte. Anche su mandato degli elettori, malgrado altre voci dicano che ci stiano spingendo alla responsabilità, non ce la sentiamo di poterci fidare", ma la fiducia non è in bianco perché basata su un programma condivisibile. La mancanza di fiducia è verso il partito e non il programma, cosa che mette in ridicolo tutto l'impianto su cui si basa il loro rifiuto. 
Poi, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, aggiunge: Con tutta la bontà del suo impegno, gliene diamo atto, noi siamo la generazione che non ha mai visto programmi elettorali realizzati. E ci sentiamo di dover respingere la responsabilità sull'eventuale non partecipazione al governo. Siamo il risultato e non la causa di questi vent'anni di politica", è vero che la politica dei partiti, negli ultimi due decenni non ha prodotto sostanziali risultati e che le generazioni rappresentate dai 5stelle sono il risultato e non la causa dell'attuale situazione, ma è altrettanto vero che dette generazioni pensano di aver trovato nel movimento la risposta ai problemi e questa risposta la si può dare solo partecipando attivamente alla politica del governo. Per questo Crini sbaglia quando pensa di potersi escludere dalla responsabilità sulla non partecipazione al governo Bersani. Sbaglia perché non coglie l'occasione di proporre e discutere le sue istanze all'interno di un governo disponibile al cambiamento.

Inoltre, quel far ricadere la colpa sugli altri al punto di escluderli come interlocutori anche quando prendono atto degli errori e si rendono disponibili al cambiamento, è sinonimo di paura del compromesso. Quel "ci sentiamo di dover respingere la responsabilità ecc.", sta a indicare che non vogliono impegnarsi perché l'impegno è un rischio che può far perdere voti. Questo dimostra una cosa sola: che quel che fanno è mirato, innanzi tutto, ad aumentare il consenso, che è quello che fanno tutti i partiti politici. E non ha nessuna importanza il fine che si propongono; tutti i partiti hanno un fine "ufficiale": portare la società sulle basi che propongono. Ma ciò non impedisce loro di allearsi con altri partiti affini, e da qualsiasi esperienza provengano, pur di ottenere lo scopo prefissato. Un esempio è la lega che, pur di raggiungere lo scopo del federalismo, si è alleata sia col Pdl che col PD; la perdita di consensi non è stata determinata dalle sue alleanze ma dal comportamento degli eletti. Se il M5S, ritenendo l'esperienza leghista sbagliata, rifiuta ogni alleanza, e confronto, con altri partiti, significa che dalle esperienze passate non ha tratto nessun insegnamento ne sul come gestire le sue idee ne sul come rapportarsi con i suoi elettori.

Se prendiamo la risposta della Lombardi, capogruppo alla camera, riferita ad una affermazione di Bersani: "Ascoltandola mi è sembrato di essere davanti a una puntata di Ballarò, sono vent'anni che sentiamo le stesse cose. Noi invece siamo quelli insani di mente, abbiamo un progetto politico", nella prima parte si nota chiaramente la mancanza di coscienza del momento storico che vive sia l'Italia che loro stessi.  Il riferimento a Ballarò, programma di approfondimento politico - visto dai 5stelle come servizio al potere dei partiti -, è un chiaro segno della mancata visione democratica della società italiana. Ballarò, come altri programmi di approfondimento socio/politico, è libero a tutti e ne da prova il fatto che tutte le componenti socio/politiche della società vi hanno partecipato o, comunque, sono state invitate a parteciparvi; se poi un politico o esponente di un movimento sociale rifiuta di parteciparvi e portare le sue, e dei cittadini che rappresenta, istanze - che oltre a portarle agli altri partecipanti al programma, li porta anche a un pubblico più ampio -, sta solo a dimostrare che rifiuta il confronto, e pertanto vengono rifiutati i presupposti della democrazia la quale è appunto basata sul confronto. 
"Sono vent'anni che sentiamo le stesse cose", come a dire che le cose si cambiano con la bacchetta magica. A parte il fatto che di cose, in questi vent'anni, ne sono cambiate molte, tutte in negativo
Sarebbe pertanto utile capire chi le ha volute.
Ad esempio è cambiato il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro - prima ancora della riforma Fornero. Si veda la legge Biagi, entrata in vigore il 14 febbraio 2003,  che inserì i contratti a progetto in contrapposizione ai contratti a tempo indeterminato, ovvero, il   precariato. Inoltre, la critica maggiore alla Legge Biagi è l'incremento della situazione di precariato lavorativo in Italia, rendendo i giovani che si affacciano al mondo del lavoro sempre più incerti e accrescendo le debolezze salariali ed economiche dei lavoratori stessi. E non dimentichiamo lo stravolgimento voluto da Marchionne con gli accordi Fiat - in prevalenza voluto dal centro destra. 
E' la destra berlusconiana ad aver dato, dopo tangentopoli, l'impulso per bloccare la "moralizzazione" della politica. I governi di Berlusconi non hanno fatto altro che legiferare a favore degli intrallazzi tra politica e economia. Tanto per fare alcuni esempi, si vedano le leggi: decreto Biondi del 94 che annulla la custodia cautelare per i reati contro la pubblica amministrazione; falso in bilancio del 2002; condoni fiscali vari; legittimo impedimento; legge Gasparri-2 del 2004 che di fatto salva l'emittente berlusconiana rete 4 (legge che vede implicato anche Dalema); lodo Alfano del 2008 (poi bocciato dalla consulta) e altre leggi; tutte con lo scopo di legalizzare il malaffare nella politica.

Dunque, da vent'anni, cioè dalla nascita dell'attuale centro destra, a questa parte, le leggi che hanno portato all'attuale situazione socio/politica/economica del paese sono in massima parte firmate centrodestra. Certo, il centrosinistra non deve essere immune da critiche sia riguardo ai governi (1996-2001 e 2006-2008) che all'opposizione ai governi di centro destra. Questo, però, non può essere la scusante per addossarne la colpa e neanche per equipararli al centrodestra come fa il M5S. E' troppo comodo fare di tutta l'erba un fascio senza tener conto della complessità della società e della democrazia; significa mancanza di capacità di analisi. 

"Sono vent'anni che sentiamo le stesse cose" e continueremo a sentirle ancora per molto anche dai 5stelle che si stanno comportando esattamente come tutti. La loro pretesa di essere gli unici portatori dell'istanza di un cambiamento radicale ritenendo gli altri incapaci e, pertanto, pretendendo per se soli la capacità di tale cambiamento, li mettono sullo stesso piano dei partiti che tanto denigrano, e in modo particolare col dentro destra di Berlusconi. Il fatto di porsi al di sopra delle parti in campo - Grillo ha detto che il movimento non è ne di destra ne di sinistra - non significa affatto essere diversi ma, casomai, portatori di un'ideologia diversa nel perseguire i propri scopi.
Quello che il M5S non capisce, o finge di non capire, è la stretta analogia col centrodestra di Berlusconi. Anche Berlusconi si era presentato come portatore di un cambiamento radicale della società da contrapporre ai "conservatori comunisti", anch'egli aveva, e lo fa ancora, aggregato i cittadini intorno a un'idea di cambiamento che rompesse i vecchi schemi della politica, anch'egli voleva mandare a casa tutti, voleva, e vuole tutt'ora, essere il solo al comando, al punto da proporre leggi tipo premierato che desse più poteri al primo ministro (proposta questa che fa solo quando è al governo, chissà perché), però questo non ha fatto di lui il "salvatore", anzi, proprio il contrario.
La democrazia diretta di Grillo
post pubblicato in POLITICA, il 25 marzo 2013


Succede che Grillo scrive un post dedicato a tutti i commentatori che non condividono la sua politica dopo le elezioni definendoli troll (Da Wikipedia: TROLL (INTERNET): significato:  Con il termine troll, nel gergo di internet, e, in particolare, delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.  
COMPORTAMENTO TIPODi norma l'obiettivo di un troll è far perdere la pazienza agli altri utenti, spingendoli a insultare e aggredire a loro volta (generando una flame war). Una tecnica comune del troll consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione vissuta come sensibile e già lungamente dibattuta degli altri membri della comunità (per esempio una religion war). In altri casi, il troll interviene in modo apparentemente insensato o volutamente ingenuo, con lo scopo di irridere quegli utenti che, non capendone gli obiettivi, si sforzano di rispondere a tono ingenerando ulteriore discussione e senza giungere ad alcuna conclusione concreta.), ovvero esseri demoniaci che sarebbero pagati per diffondere falsità e cercare di convincere i cinquestelline a fare pressione affinché modifichi la sua linea adeguandosi al sistema tanto odiato.
Già il termine scelto lascia intendere molte cose tra cui una visione del mondo basata esclusivamente sui concetti di bene e male, cosa poco scientifica e molto religiosa poiché a sua volta si basa sul concetto di assoluto. Tale concetto sta a indicare che la propria idea è l'unica possibile per salvare il mondo.
Ma a parte ciò, quello che lascia perplessi è la sua contraddizione con ciò che va predicando da tempo, ovvero, la democrazia diretta attuata attraverso internet.
E' alquanto strano che Grillo, uno dei fautori della libertà in internet e della democrazia diretta attraverso di esso, non si sia accorto della genericità e varietà di contenuti e tendenze che lo popolano - basta vedere ciò che avviene sui social network tipo facebook, google e altri - e della libertà espressiva usata. E' altrettanto strano che non si sia accorto della tendenza dell'utente ad agire come se fosse in una pubblica piazza moltiplicata all'infinito. Nella pubblica piazza, o al bar o in altri luoghi pubblici, si discute di tutto e di niente usando un linguaggio anche volgare e, a volte, offensivo sia riferendosi all'interlocutore che a persone non presenti o a gruppi. La differenza tra piazza reale e quella virtuale consiste nel fatto che in quella virtuale si può intervenire in discussioni di ogni tipo anche se non invitati a farlo per il semplice fatto che l'accesso è libero. 
Comunque, Grillo dovrebbe, per quante riguarda le offese, farsi un esame di coscienza sul suo linguaggio che non ha mai disdegnato proprio le offese. Oltre a ciò, si permette anche di scrivere nelle regole per l'inserimento dei commenti, nelle cose non consentite: messaggi con linguaggio offensivo. 
Ma la cosa veramente strana è la critica/condanna che Grillo fa a quelli che chiama troll anche solo per il semplice fatto che criticano la sua politica; nel post in questione, molte delle critiche vengono da persone che, a loro dire, hanno votato M5S e che lo criticano usando un linguaggio non offensivo, eppure, anch'essi vengono condannati e liquidati come troll. Allora il problema non è più il linguaggio ma la critica. Da parte dei sostenitori non è permessa la critica alla politica della direzione; ma se non è permessa la critica, di che democrazia diretta stiamo parlando? 
Anche se è indubbio che ci sono i troll - ma questi ci sono dappertutto -, tutto l'impianto del post è, alla fine, rivolto ai critici perché il linguaggio volgare è minimo, a prevalere è la critica. Perciò, se la democrazia diretta è la partecipazione del popolo, è da esso che i dirigenti (che lo vogliano o no, sono dei dirigenti) devono trarre la linea politica da seguire e non il contrario. Ora come ora, i dirigenti scrivono quello che vogliono fare e il sostenitore applaude; questa non è democrazia ne diretta ne indiretta; NON E' DEMOCRAZIA E BASTA.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/3/2013 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il M5S e l'occupazione dello stato.
post pubblicato in POLITICA, il 23 marzo 2013


Il M5S è stato consultato da Napolitano in merito all'incarico per la formazione del governo.
Come già anticipato da Grillo, il M5S ha chiesto l'incarico per la formazione del nuovo governo - "per realizzare il nostro programma" - senza però indicare nessun nome, in alternativa hanno richiesto la dirigenza del Copasir e della vigilanza RAI. Due richieste forti ma che non hanno i numeri per essere attuate.

Innanzi tutto, il M5S, pur prendendo per vero che sia il primo partito, rappresenta comunque solo il 25% degli elettori e non ha nessuna maggioranza ne in senato ne alla camera, pertanto, c'è da chiedersi come farà a governare dato che sono proprio loro a rifiutare a priori ogni accordo per la formazione del governo; Grillo stesso ha sempre detto che non farà nessun accordo con nessun partito, e allora che senso ha la sua richiesta? Forse che, una volta ricevuto l'incarico, sarà lui a chiedere ai partiti di collaborare? Bah, mi sembra una cosa impossibile, ma anche indecente. Come si può pretendere che i partiti (PD; Pdl), dopo essere stati offesi e messi alla berlina dallo stesso Grillo (in modo particolare il PD, che dopo essersi offerto per una coalizione PD-M5S, è stato non solo rifiutato ma anche offeso nella persona del suo segretario, tra l'altro eletto democraticamente dal "popolo"), adesso accettino di collaborare, anche solo col voto di fiducia, ad un governo M5S? 
Inoltre, la loro richiesta della presidenza del Copasir, dato che viene data per legge all'opposizione, da per scontato che, se non ricevono l'incarico per il nuovo governo, staranno all'opposizione, pertanto non hanno nessuna intenzione di appoggiare nessun tipo di governo.
E' evidente che Napolitano non darà mai il mandato al M5S, ciò non toglie l'arroganza dei suoi parlamentari di fronte a una situazione che, invece, richiederebbe una responsabilità proprio in termini di accordi a priori. 

La richiesta della dirigenza del Copasir e della RAI non è fatta a caso o per il solo piacere di essere presenti nella stanza dei bottoni, ma come metodo programmato di controllo di due strutture di vitale importanza per una gestione del paese. 
La presidenza RAI permetterebbe loro il controllo sull'informazione pubblica, e non è da considerare una richiesta strana - visto l'imposizione di Grillo ai suoi di non partecipare a programmi televisivi - perché il suo rifiuto a comparire in TV, inclusa la RAI, è determinato dalla sua convinzione che siano al servizio dei partiti pertanto, tanto vale che sia il suo a controllarla. In questo modo ottiene due risultati importanti: il controllo della struttura - gestione economica e dei contenuti - e, di conseguenza, dell'informazione.
La presidenza del copasir permetterebbe loro di controllare il lavoro dei servizi segreti e, pertanto, i segreti di stato.

Dunque, se uniamo tutte le richieste del M5S fatte in sede bicamerale (commissioni bicamerali, vicepresidenti di camera e senato - cariche in parte già ottenute: Luigi Di Maio è vicepresidente alla camera - e questori - Laura Bottici è questore al senato.) con la richiesta della presidenza RAI e copasir, possiamo avere un quadro completo di ciò che vuole il M5S. 
Considerando il suo rifiuto a collaborare con i "partiti", si potrebbe pensare ad una contraddizione visto che nelle cariche di vicepresidenza e questore sono presenti anche rappresentanti di altri partiti (PD, Pdl, lega e S. Civica).
In realtà non lo è perché queste sono cariche che permettono un controllo diretto dell'attività economica e organizzativa del parlamento, ed è ciò che Grillo vuole. Inoltre, come detto sopra, la presidenza RAI e copasir permette loro di controllare sia l'informazione pubblica che i servizi segreti, e questo gli verrà utile nel prossimo futuro. Pertanto, sono tutti incarichi utili al controllo del potere sia che lo abbia lui sia che lo abbiano gli altri.
A cosa serve tutto ciò? Forse che l'incarico al copasir ma anche quello di questore gli daranno il potere di rendere pubblico tutto ciò che avviene al loro interno? 
Ma neanche per sogno! Questi organismi sono regolati da leggi dello stato espresse dal parlamento, pertanto, nessuno può decidere singolarmente cosa e come trattare tutto ciò che avviene al loro interno.
L'unica interpretazione possibile rimane quella dell'occupazione dello stato nei settori più strategici in previsione di forme di lotta più "incisive".
Grillo e le responsabilità di governo
post pubblicato in POLITICA, il 20 marzo 2013


I grllini vogliono tutto! "Scrive Roberta Lombardi sul post di Beppe grillo: è arrivato il momento di dare dimensione alle preoccupazione di Lamberto Dini e Beppe Pisanu. E' giunta l'ora di rendicontare le caramelle e, dunque di portare le istanza di quel 25% e passa di elettori che hanno votato il M5S. Ora che siamo stati eletti al parlamento, vogliamo essere presenti nelle commissioni bicamerali, nelle giunte e negli uffici di presidenza di camera e senato". 
Ma ciò non basta ai grillini, ciò che in realtà vogliono è entrare nella stanza di controllo dei conti dello stato cioè,  "vogliamo partecipare alle decisioni che si prendono al chiuso delle stanze dei bottoni, per rispetto della volontà popolare che ci ha scelto.

Aspirazione legittima; qualunque gruppo eletto in parlamento dovrebbe avere un suo rappresentante nelle strutture interne al parlamento e, ciò che più conta, poter controllare i conti dello stato. Bisognerebbe, però, avere anche il coraggio di prendersi quelle responsabilità tipiche di un parlamentare, ovvero, accettare i compromessi necessari a dare governabilità al paese; se questo viene meno perché si ritengono gli altri gruppi inaffidabili e si sceglie la contrapposizione a priori con l'intento di far naufragare ogni tentativo di governo con lo scopo di formarne uno mono partitico, allora diventa legittimo il rifiuto di dare ruoli di responsabilità elevata, come quella del questore, al gruppo del M5S. Quello che il M5S, nella sua foga moraleggiante, sta dimenticando, è il contributo reale alla governabilità del compromesso. Se si riesce ad immaginare una società complessa come la nostra dove, in mancanza di compromessi, tutti sono contro tutti, allora si riesce anche a capire la sua necessità. Poiché una cosa è operare a favore di una società più giusta ed equa, altra cosa è pretendere che i meccanismi anomali vengano rimossi per il solo fatto che una percentuale, 1/4, dell'elettorato lo vuole senza tener conto del restante 3/4. Quello che il M5S propone, può succedere solo dando un taglio netto al sistema proponendone un altro in tutte le sue variabili, ciò che il M5S non fa perché si limita alla critica senza entrare nel merito del problema riorganizzazione. Pertanto, a meno che non si prenda per buona la sua teoria della democrazia diretta - cosa alquanto nebulosa in una società complessa -, l'unica conclusione che si può ipotizzare dal comportamento del M5S è la sua tendenza ad una società a pensiero unico, ovvero, una dittatura. Si, perché anche gli elettori della sinistra in genere ci tengono all'eliminazione dei privilegi della casta e agli sprechi in genere (questo è un problema che il M5S sembra non considerare), ma la loro scelta cade, giustamente, su di una "rivoluzione" progressiva attraverso la governabilità democratica ove vengano proposte in continuazione modifiche al sistema attraverso i canali democratici.

Riguardo agli sprechi, il M5S sta perdendo un'occasione importante per intervenire. Non mi riferisco ai costi della politica perché, pur essendo importanti, non rappresentano il problema principale, ma a quelli che riguardano le opere pubbliche che tra appalti, magari truccati, lavori lasciati a metà o finiti e mai utilizzati e lavori fatti male risultano uno spreco ben più enorme. Questi sprechi dovrebbero essere il fulcro di ogni politica al servizio del cittadino poiché riguardano i servizi reali e che l'attuale gestione, fatta in prevalenza dagli enti locali, disattende o gli da importanza solo nel momento in cui servono per creare consensi. Ma per fare ciò bisogna essere dentro, non al palazzo ma al governo, qualunque esso sia.
 

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/3/2013 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Grillo, i grillini e la realtà
post pubblicato in POLITICA, il 18 marzo 2013


Bene, i grillini sono stati battezzati ieri con l'elezione dei presidenti della camera e senato.
Stando alle loro prime dichiarazioni riportate dalla stampa sembra che il loro ideale si sia scontrato con la realtà. Al di la dei buoni propositi (degli eletti non di grillo), hanno dovuto affrontare un problema tipico di ogni formazione presente in parlamento: scegliere in base ai principi o in base alle necessità. 
In pratica, è successo che, di fronte alla scelta dei candidati alla presidenza del senato, si sono trovati a scegliere tra un candidato che rappresenta la lotta alla mafia e alla connivenza tra mafia e politica e un altro compromesso proprio con la mafia; la questione, pertanto, era se rispettare il "codice di comportamento", scritto e fatto sottoscrivere da Grillo a tutti i candidati alle elezioni, o scegliere in base alla realtà del momento. Questo a prodotto uno "scontro" tra i sostenitori dei principi e i sostenitori della realtà che, anche se pochi - sembra siano dodici - non hanno rispettato la decisione presa nell'assemblea pre votazione; assemblea che si è svolta alquanto agitata.
Oltre a ciò, un altro punto lascia intravvedere (ai grillini) quanti scogli dovranno superare se vogliono mettere in pratica al loro interno la teoria della democrazia diretta: sempre secondo il codice, le riunioni dei gruppi parlamentari grillini in merito a decisioni da prendere, dovrebbero essere fatte in diretta internet ma, di fatto, la riunione del 16 prima della votazione è stata fatta a porte internettiane chiuse - una cosa normale per un partito che vuole presentarsi unito e, pertanto, tutto ciò che succede nelle riunioni non deve essere reso pubblico se non a piccole dosi - rilasciando solo sporadiche dichiarazioni dopo la riunione.

Grillo, però, non vuol sentir ragione e, di fronte a un comportamento che ritiene incoerente con il codice e senza valutare minimamente le ragioni che hanno spinto a votare a favore del "meno peggio", ha lanciato i suoi anatemi contro i disertori chiedendone le dimissioni dimenticandosi che gli eletti nelle liste del M5S sono, secondo il suo schema di scelta dei candidati, stati scelti dal "popolo". 
Con questo comportamento, il signor Grillo dimostra ulteriormente che il suo modello sociale è alquanto insofferente verso il sistema democratico che presuppone, appunto, che all'interno delle scelte collegiali ci sia la libertà di scelta qualora queste si scontrino con la realtà oggettiva e soggettiva dell'individuo.
Insomma, il signor Grillo non ci stà e poco importa se gli eletti perderanno consenso di fronte ai loro elettori, che a loro volta perderanno una possibilità di essere rappresentati da persone che tengono ai loro problemi, perché ciò che conta, per lui, è il SUO movimento.
Inoltre, il signor Grillo, a sua volta perde un'occasione per dimostrare che la sua azione non vuole essere a tutti i costi ad oltranza ma che mira ad un cambiamento sostanziale socio/politico/sociale della società tutta.

Il rifiuto di Grillo all'intervista in tivu
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 19 febbraio 2013






Pensa e ci ripensa che alla fine ci rinuncia ad andare in tivù; forse troppo faticoso rispondere alle domande dei giornalisti sempre pronti, come avvoltoi, ad azzannare la preda con domande scomode che presuppongono risposte articolate tipo: quando sarai al governo e manderai a casa tutti, ma proprio tutti, i politici - meno i cinquestelline, s'intende, loro non sono politici - chi comanderà (nel senso di chi prenderà l'ultima decisione riguardo ad una legge)?
In fondo, se li mandi a casa tutti, e questo assomiglia molto all'azione intrapresa da un certo, tristemente noto, Mussolini il duce, rimani solo tu e il tuo gruppo; come farete ad organizzare la tanto conclamata "democrazia diretta"? regalerete a tutti un computer e li/ci obbligherete a starci davanti tutto il giorno ... no, forse è meglio inserirci in testa un microchip così che ci potete raggiungere ovunque e in un qualsiasi momento, magari ci trasmetterete comizi in continuazione - così ci eviterete - e quando non ci sono parole - perché anch'esse, comunque, prima o dopo finiscono - ci rilasserete la mente con la musica in modo che sia sempre altrove?
Sinceramente, la democrazia che proponi mi sembra alquanto strana. 
Oppure faranno domande sul: cosa farai dell'euro? rimetterai la lira e inizierai a stampare moneta e a distribuirla al popolo così che saranno tutti contenti e ... falliti? Insomma, beppe, dovrai pure dire al popolo quello che intendi fare nello specifico perché i discorsi generalizzati li sanno fare tutti.
Ma le domande dei giornalisti saranno molte di più e ben mirate, perciò ... è meglio evitarle. Meglio parlare alla "piazza" che ascolta e non chiede. 
Rifiuti il confronto in favore di un monologo che non lascia spazio al dibattito necessario alla democrazia per svilupparsi. Come in teatro, e tu come attore sai bene come funziona; uno parla l'altro ascolta.  
Questa non è democrazia - che come ci insegnarono i greci più di duemila anni fa, significa "governo del popolo", ovvero, decidere il da farsi attraverso il dibattito pubblico -, tutt'al più è populismo, ovvero, arringare le masse evitando che si interessino direttamente; il loro interesse deve rivolgersi unicamente verso il leader delegando a lui il potere di governare per loro accettandone tutti i presupposti, quali che siano.
E qui entra in gioco la vera essenza del tuo obiettivo; democrazia formale senza partecipazione e confronto tra le diverse anime della società. 
Ah, dimenticavo che tu raccogli gli umori dal web, dal tuo sito; eh, già, tu scrivi cosa bisogna fare e il tuo "esercito" esegue. E come in una dittatura che si rispetti, la responsabilità viene delegata dal capo ai sottoposti. In pratica, tu chiedi la delega del potere decisionale e poi deleghi la responsabilità delle azioni pratiche ai sottoposti; ma non è così geniale come forse credi, già l'hanno fatto in passato.
Eh, si, caro beppe. Perché il tuo rifiuto del confronto non si limiterà ai giornalisti e ai politici in lista per le elezioni. Eh, no! Si prolungherà anche dopo - sempre che ti riesca di vincere o di avere un peso in parlamento - perché certi comportamenti fanno parte del carattere della persona e non di una strategia, come affermano certi giornalisti, per essere presente sui media. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/2/2013 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La trasparenza di Grillo.
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 11 gennaio 2013


Il Messaggero

Dopo due mesi di silenzio, perfino a casa non lo sopportano pù, è grillo che lo dice. Ma sorvoliamo.
Cosa dice grillo di nuovo? niente che non sia già stato detto a parte la teoria della rete che sarebbe fonte di trasparenza - dovrebbe comunque chiedersi se tutti un computer ce l'hanno. Secondo l'ISTAT, sono il 55,5% le famiglie che hanno accesso a internet e il 59,3% quelle che possiedono un personal computer e il 48,6% le famiglie che accedono al web mediante la banda larga. Un po poco per organizzare alcunché, in modo particolare le elezioni - perché, secondo grillo, se si trasmettesse in diretta i lavori del parlamento, tutti li potrebbero seguirli e contribuire con commenti. 
Potrebbero, appunto, perché:

primo, stando ai dati, chi ha accesso a internet sono poco più della metà, 

secondo, i lavori parlamentari non si riducono alla discussione alla camera e senato. Ci sono anche le commissioni della camera, del senato e bicamerali, che si riuniscono per discutere e definire le leggi da presentare alle camere.

terzo, anche se si dovesse seguire tutte le discussioni, sia in diretta che in secondo tempo, e proporre soluzioni nuove, non c'è nessun controllo sulla reale presa in considerazione delle proposte da parte dei parlamentari,

quarto, se dovessimo seguire tutti i lavori del parlamento, non ci basterebbero le ore libere.

Questo significa che, comunque, saranno in pochi ad interessarsi direttamente a quanto succede in parlamento, il resto dei cittadini si rifaranno a quanto quei pochi riferiranno nei loro blog; esattamente come succede con i giornali. Non ci sarà nessuna cewrtezza che quanto riportato da loro corrisponda alla realtà.

Insomma, la tanto celebrata, da Grillo, rete, non può certo sostituirsi ai procedimenti reali che permettono ai cittadini di realizzare, attraverso la loro partecipazione alla scelta dei candidati, una democrazia reale. 
Certo, si può dire che le leggi attuali sulle elezioni non sono affatto indirizzate alla creazione di una democrazia reale. Giusto! Sono perfettamente d'accordo. Ma non è certo la proposta di Grillo a cambiare le cose, perché è la legge che va cambiata, la dove non permette la scelta diretta dei candidati e la dove prevede un premio di maggioranza che permette al partito o coalizione di maggioranza relativa di governare senza la maggioranza dei voti.
Inoltre, scegliere un candidato unicamente da quello che scrive su un blog, non significa conoscerlo. La rete serve ad amplificare le idee dei candidati, ma la loro conoscenza deve avvenire nella quotidianità. Il candidato dovrebbe stare in mezzo alla gente e non davanti al computer.
L'unico modo per cambiare la situazione è quello di cambiare sia la legge che la struttura dei partiti. Cosa che, a quanto ne so,  non risulta nel programma del M5S.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/1/2013 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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