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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il nuovo corso dell’immigrazione: islamisti sui barconi.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 17 aprile 2015


 Un barcone parte dalle coste libiche con a bordo persone di due religioni: cristiana e musulmana. Un diverbio, una discussione che sfocia in lite; disperati che rischiano la vita per allontanarsi dalla guerra entrano in conflitto in un luogo ancor più pericoloso della guerra stessa; in mezzo al mare, la dove non ci sono appigli a cui aggrapparsi,persone a cui chiedere soccorso. Si è soli con se stessi e i pochi compagni di viaggio che, però, non condividono la promiscuità di due religioni simili eppur diverse nel loro divenire. Entrano in conflitto, dunque, ed è violenza. Ad avere la peggio sono i cristiani che vengono gettati in mare a morire.

Secondo le testimonianze dei cristiani che, una volta tratti in salvo, hanno denunciato i musulmani dell’atroce delitto, il tutto sarebbe successo a causa dei musulmani. Bisognerà, comunque aspettare la conclusione dell’indagine per sapere la realtà dei fatti, sempre che si riesca a ricostruirli per definire le responsabilità dell’accaduto. Sembra anche che i cristiani, se non si fossero difesi formando una catena umana per evitare di essere buttati tutti a mare, sarebbero di fatto finiti a mare tutti.

“Una guerra di religione” viene definita dai giornali. Può darsi; bisognerebbe sempre, però, prima di azzardare definizioni,cercare di guardare l’evento dal punto di vista delle idee, ovvero, due idee,due modi di intendere la società e la vita stessa.

Questo fatto da un’idea molto chiara dell’attuale immigrazione dai paesi musulmani. Se da una parte continuano ad arrivare persone in cerca di una vita migliore, dall’altra sta iniziando a prendere forma la migrazione islamista, ovvero, persone che, pur fuggendo dalle guerre e dalla miseria, sono in conflitto con l’occidente e la sua cultura che, oltre ad essere religioso/cristiana, è anche atea e laica, ovvero, blasfema perché disconosce dio e la sua legge. Dunque, l’immigrazione attuale sta cercando di convogliare persone che potrebbero, se non lo fanno già, condividere l’islam radicale – non tanto quello islamista, quanto quello di paesi musulmani alleati all’occidente ma che praticano la legge islamica.

Questo, unito alla tendenza umana di allinearsi,in caso dell’acuirsi dei rapporti tra le diverse idee, con l’idea che più li rappresenta - mi riferisco ai cosiddetti musulmani moderati che hanno invaso l’Europa nel corso degli ultimi decenni. Questi musulmani, all’apparenza propensi alla convivenza pacifica, non sceglieranno mai, in caso di conflitto con l’occidente,di schierarsi contro l’islam, anche radicale.

Si è già visto con i figli di immigrati che, con l’acuirsi della lotta nel mondo musulmano, hanno scelto il campo fondamentalista dell’Isis recandosi a combattere al loro fianco. Si vede anche in Italia con le loro pretese di modificare le tradizioni locali pretendendo, non solo il riconoscimento ufficiale e il rispetto della loro fede ma anche la pretese di eliminare dai luoghi pubblici i simboli a noi congeniali; il tutto sfruttandola libertà e i diritti di tutti.

Dunque, alla luce dei nuovi fatti, sarebbe opportuno porre un freno e delle regole ben precise sia all’immigrazione che al loro soggiorno in Italia perché, se non lo si è ancora capito, queste persone, i musulmani, intendo, non hanno nessuna voglia, ne di integrarsi – a parte il fatto che integrarsi significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni qualora sono contrarie o non conformi a quelle del paese ospitante -, ne di convivere pacificamente considerando il loro comportamento nei confronti degli stranieri nei loro luoghi d’origine.

Comunque, il punto più importante rimane la scelta che faranno in caso dell’acuirsi delle tensioni che, sicuramente, sarà l’adesione all’idea che più rappresenta il modo di intendere la società umana.

Ci sarebbe un’altra cosa da chiarire: gli europei hanno lottato duramente contro l’oscurantismo religioso per avere quella parvenza di benessere che hanno, potrebbero farlo anche loro; perché allora non rimangono nei loro paesi a lottare? 

Vitalizio per la famiglia del cameriere bengalese ucciso a Pisa
post pubblicato in NOTIZIE, il 30 novembre 2014


La repubblica

Quanto segue non vuole essere un insulto alla vittima, morire a 34 anni senza apparente motivo è sicuramente dura e l’assassino dovrebbe pagarla molto cara,  ma una critica all’attuale tendenza dei politici a soddisfare più le esigenze degli immigrati di quelle degli italiani.

A quanto sembra, l’Italia non è così in crisi come dicono.

L’Inail ha deciso di dare un vitalizio di duemila euro alla famiglia del giovane di trentaquattro anni ucciso il tredici aprile scorso con un pugno da un giovane tunisino alla fine del suo turno di lavoro fuori dal locale mentre si apprestava a tornare a casa. L’Inail corrisponderà l’assegno direttamente alla famiglia in Bangladesh.

Esiste una legge (infortunio in itinere) (Decreto Legislativo - (DLG)n. 38 del 23 febbraio 2000, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 50dell’1/03/2000) che, in caso di infortunio durante il tragitto per recarsi o tornare dal lavoro, corrisponde un vitalizio ai superstiti (familiari), ma non viene menzionata l’aggressione. Dunque,legalmente, alla famiglia non dovrebbero corrispondere nessun vitalizio.

Certo,detta così, a molti sembrerà una carognata, ma è da vedere se questa regola poi varrà anche per altri, in modo particolare agli italiani.

Mail problema è un altro. Se pensiamo a quante persone in Italia - disoccupati,precari, pensionati con la minima, persone senza casa, ecc. – vivono al limite o sotto il livello di povertà, allora il fatto può essere visto sotto una luce che non è solo quella di assistere i migranti, ma lo scempio che si sta facendo dell’Welfare in Italia. Il problema ovviamente non può essere considerato dal punto di vista ne morale ne,tanto meno, ideologico, poiché il coinvolgimento, sia dei cittadini che delle forze politiche, è trasversale. Certo,i cittadini coinvolti fanno parte della classe medio bassa, ma politicamente e moralmente sono diversi.

Dunque,il problema riguarda l’appartenenza. L’appartenenza al popolo italiano che pagale tasse e che, da una parte si vede depauperato dei suoi diritti acquisiti in anni di lavoro o dal non lavoro “forzato” come i giovani d’oggi, dall’altra viene “deriso” proprio da coloro che dovrebbero difenderlo e che, invece, s’inventano diritti per persone che non sono italiani e neanche vivono in Italia.

Già,la famiglia della vittima è tornata al suo paese d’origine, il Bangladesh. Un paese povero. Un paese che Secondo la Banca mondiale, “nel 2010 il Bangladesh è stato il paese in cui gli operai guadagnavano di meno al mondo. Lo stipendio medio di un operaio bangladese equivale a meno di 30 euro al mese, anche se alcuni stabilimenti pagano qualcosa di più per attirare manodopera”. Dunque, 2000 euro mensilità un reddito che la maggioranza degli italiani non riuscirà a realizzare durante l’arco della loro vita, mentre in Bangladesh è, come minimo, un reddito da classe medio alta, pertanto, prendendo per buone eventuali giustificazioni di tale “regalo”, vien da pensare come mai ci sono milioni di italiani costretti a condurre una vita povera o al limite della povertà, famiglie che non hanno il necessario per far fronte a malattie disabilitanti e altri milioni a vivere una vita nella totale incertezza del futuro.

Ovviamente, questo è solo un esempio di tanti.


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permalink | inviato da vfte il 30/11/2014 alle 15:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Cecike Kyenge, tra le priorità cittadinanza ai figli di immigrati.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 7 maggio 2013


Cecile Kyenge, ministra dell'integrazione, pone tra le priorità del governo Letta il diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati.  
Già all'inizio delle legislatura il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge che rende più semplice diventare italiani per i figli degli immigrati: ottiene la cittadinanza 
La proposta dice che chi nasce in Italia con almeno un genitore residente da cinque anni e il minore che arriva nel paese e conclude almeno un ciclo scolastico (elementari, medie, superiori o formazione professionale). I firmatari sono Bersani, il ministro Kyenge, il capogruppo Roberto Speranza e il responsabile per i "nuovi italiani" Khalid Chaouki (italo-marocchino).
Una proposta di tutto riguardo non tanto perché in Italia risiedono all'incirca un milione di minori stranieri, ma per il suo contenuto culturale. 
L'inserimento nella legislatura dello ius soli sarebbe un passo enorme in avanti sia per quanto riguarda i diritti che i doveri non tanto dei figli di immigrati (che, comunque, essendo minorenni, devono per forza di cose sottostare alle decisioni dei genitori) quanto per il dovere dei genitori di rispettare la legge italiana riguardo l'educazione dei figli. 
Questo implica che il genitore ha almeno due obblighi importantissimi.
Primo la formazione scolastica nella scuola italiana e di conseguenza lo studio di tutte le materie che vi vengono insegnate, incluse la lingua e la storia d'Italia.
Secondo, il rispetto delle leggi italiane in merito ai diritti dei minori, pertanto, il rispetto della loro aspirazione a vivere secondo il costume italiano qualora ne manifestassero il desiderio.
In questo modo, il minore crescerebbe come italiano pur mantenendo, qualora lo decidesse da adulto, la sua cultura d'origine appresa nella famiglia
Questo gli permetterebbe di inserirsi nella società alla pari e senza discriminazione (a parte le manifestazioni di razzismo che, purtroppo, esistono) nell'attività che andrà a svolgere da adulto.

La fondatezza dello ius soli sta proprio nell'acculturare la persona evitando di spingerla ai margini della società con tutte le conseguenze che ne derivano. Lo ius soli la renderebbe italiana a tutti gli effetti al di la della sua religione perché, crescendo frequentando i suoi coetanei di origine italiana, ne apprenderebbe le usanze e le tradizioni. Inoltre, lo studio della lingua e della storia ( non importa se la storia non è quella dei genitori perché, comunque, l'apprenderebbe da essi) lo porterebbe ad identificarsi nella cultura in cui vive.
E' assurdo pensare che una persona non possa adeguarsi ad altra cultura così come è assurdo vedere nella migrazione l'invasione di culture miranti a sostituire la cultura dominante. Anzi, è proprio la ghettizzazione delle culture immigrate a creare i presupposti di un'invasione.

Pertanto, opporsi all'integrazione passando dallo ius soli può comportare la richiesta di diritti diversi da quelli previsti dalla costituzione italiana o, comunque, pur usando gli stessi diritti previsti dalla costituzione, si corre il rischio che vengano snaturati.
Se prendiamo ad esempio il diritto di professare la religione di appartenenza, in mancanza della cittadinanza e tutto ciò che ne deriva, l'immigrato potrebbe prima chiedere (come già sta succedendo, le strutture adatte magari pagate dallo stato, successivamente chiedere che la religione possa partecipare di diritto - come partito religioso dichiarato - al governo - cioè presentarsi alle elezioni e, se eletto, proporre leggi tendenti alla creazione di uno stato religioso in netta contraddizione con la costituzione che, pur prevedendo la libertà religiosa, propone e attua uno stato laico, cioè, uno stato basato sul diritto civile e non religioso.
Queste richieste non sono fanta politica poiché la richiesta nascerebbe dal fatto che ogni individuo ha il diritto di essere rappresentato e, a maggior ragione, se partecipa al benessere generale lavorando e pagando le tasse.

La proposta della ministra Kyenge è e sarà osteggiata duramente dal Pdl - e ovviamente, anche dalla lega e da tutti i razzisti d'Italia - che vede in essa lo snaturamento dello stato italiano ma che non vede proprio in essa la possibilità di evitare tale snaturamento. 
D'altra parte, non si capisce in quale modo, questi signori, vorrebbero l'integrazione degli immigrati se si ostinano a tenerli ai margini della società. 
In questo modo non si fa latro che negare loro i diritti fondamentali e, pertanto, dare la possibilità a certi imprenditori, di sfruttare la situazione sfruttandoli facendoli lavorare in nero; e questo implica anche una perdita di introiti da parte dello stato. 
Un'altra cosa da considerare è lo sfruttamento politico della situazione degli immigrati: si vorrebbe integrarli stando bene attenti a non risolvere il problema poiché è, e sarà anche in futuro, campo di propaganda politica di parte.
Ecco a chi servono gli immigrati
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 5 maggio 2013


Di immigrati, dei loro problemi e dei problemi legati all'immigrazione sembra non interessi più nessuno. Sembra che con la caduta della lega nord sia finita anche l'emergenza immigrazione; come a dire che fu la lega ad inventarla mentre si è limitata a sfruttarla dando sfogo al proprio razzismo allo scopo di aggregare un sempre più alto consenso.
Eppure di immigrati, i loro problemi e quelli ad essi legati, in Italia ce ne sono ancora, forse più di prima visto che gli sbarchi non sono mai finiti. Ma, si sa, in Italia si parla molto dei problemi reali quando accadono tragedie, poi tendono a cadere nell'oblio.

Cosa c'entrano gli immigrati - si chiederà qualcuno - con tutti i problemi che ci sono, con la disoccupazione in aumento e il precariato che nessuno vuole abolire, la crescita che stagna, o cresce al contrario, le tasse, le riforme ecc., cosa vuoi che c'importi degli immigrati!
Forse ha ragione questo qualcuno, ma leggendo l'articolo su Terrelibere.org e quello su Change.org  sembra proprio che gli immigrati siano a tutt'oggi strettamente legati alla crisi italiana.

Perché? Semplice: sono sfruttati e senza diritti allo scopo di aumentare i profitti delle aziende che li impiegano.
Di solito si parla di aziende che dislocano l'attività in luoghi meno onerosi per quanto riguarda il costo del lavoro e dove pagano meno tasse per le agevolazioni che ricevono dai governi. Ma mai si parla delle aziende che operano in Italia (italiane e straniere) usando lo stesso principio e, dato che in Italia non ci sono agevolazioni, usano altri metodi per diminuire il costo. 
Uno di questi è il subappalto attraverso le cooperative di lavoro dove l'azienda, non pagando il lavoratore perché dipendente dalla cooperativa, si trova esente dalle tasse che sono a carico della cooperativa che, a sua volta, ha agevolazioni particolari fiscali. Il che significa meno soldi nelle casse dello stato.
Inoltre, dette cooperative - come sta succedendo nei magazzini Ikea di Piacenza (27 miliardi di fatturato nel 2012) - si avvalgono di metodi che sfiorano il caporalato basato sul ricatto: se taci e ti adegui, lavori tutti i giorni anche per 14 ore, se hai da ridire, lavori un giorno si due no. Questi lavoratori sono in prevalenza extracomunitari.
Tutto questo significa che gli extracomunitari hanno un ruolo non indifferente in Italia riguardo al mondo del lavoro. 
In Italia, chi non disloca l'attività usa altri metodi per pagare meno tasse o non pagarle affatto. Anche questo si riflette poi sulla crisi.

La coca cola e le arance di Rosarno; guerra di potere sulla pelle dei diseredati.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 27 febbraio 2012


 Terrelibere.org

 
Secondo una denuncia del periodico The Economist, lo sfruttamento dei lavoratori di Rosarno dipende dai prezzi che la multinazionale coca cola applica al succo concentrato delle arance prodotte in Calabria obbligando i produttori a sfruttare al massimo la manodopera e che, perciò, ne sia la causa indiretta.
Sicuramente, la coca cola sta sfruttando una realtà ma, però, è difficile credere che ne sia l’artefice, anche se indiretto. Caso mai sta sfruttando le leggi italiane sull’immigrazione.
Leggi che, invece di regolarizzare l’immigrato, lo rende clandestino, qualora perde il posto di lavoro, pur avendo il permesso di soggiorno, permettendo, così, il suo sfruttamento perché costretto a lavorare in nero.
Non è certo la multinazionale, almeno in Italia, ad obbligare l’assunzione in nero. La causa del fenomeno va ricercata nella struttura socio economica del posto in cui opera, e a cui si adegua.

Detto ciò, va ricordato che, a Rosarno, due anni fa ci fu la protesta dei clandestini contro le condizioni disumane cui erano sottoposti. Proteste che hanno dato origine alla “caccia al negro” e che ha coinvolto parte della popolazione.
Queste proteste, però, non sono hanno prodotto indagini adeguate per eliminare lo sfruttamento dei lavoratori stessi che, dopo i disordini di due anni fa erano stati costretti ad andarsene per poi essere richiamati a lavorare sempre alle stesse condizioni, continuando a percepire stipendi da fame, 20-25 euro al giorno, e a vivere assiepati in strutture fatiscenti per l’impossibilità di pagare l’affitto perché troppo alto o perché sono senza permesso di soggiorno e nessuno vuole rischiare di vedersi requisito l’appartamento..
Ad oggi, la situazione è la stessa anche se l’amministrazione comunale, con associazioni del posto, cerca di arginare il fenomeno.

L’effetto della denuncia di The Economist, però, ha provocato la reazione negativa della coca cola che, dopo aver negato il suo coinvolgimento nello sfruttamento, ha deciso di rompere i contratti con le aziende del posto, mettendo in ginocchio l’economia agricola di Rosarno e dintorni, per salvaguardare la sua immagine.

Concludendo, che gli immigrati siano sfruttati lo si sapeva già senza l’intervento esterno. Sembra, però, che la legge Bossi/Fini, che ne è la causa, sia caduta nel dimenticatoio di quanti sfruttano il momento della disgrazia altrui per poi fregarsene.


La lega s’incazza con Monti per la modifica alla legge sulla tassa per il permesso di soggiorno.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 5 gennaio 2012


A quanto sembra, il governo Monti è intenzionato a rivedere la tassa sull’immigrazione prevista in un decreto del 6 ottobre.
La tassa è modulata in base al periodo di permanenza in Italia e va da un minimo di 80 euro a un massimo di 200.

Secondo il ministro dell’interno,Annamaria Cancellieri e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, la legge andrebbe rivista facendo pagare la tassa in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare. Nessuna cancellazione, dunque, della legge, bensì una riformulazione della stessa.

Eppure, la lega non si trova d’accordo. A quanto sembra, però, non per la modifica in se ma per questioni di principio.
Secondo Maroni, il governo vorrebbe cancellare la legge e minaccia il ministro Cancallieri di non azzardarsi a farlo perché sarebbe una vera discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani (da notare la distinzione). inoltre, afferma Maroni, sarebbe un attacco ai diritti dei cittadini che lavorano e pagano le tasse. Come a dire che gli stranieri non lavorano e se lavorano non pagano le tasse - deve saperla lunga, Maroni, sul fatto che gli immigrati non pagano le tasse, eh si, perché, alla fine, sono i datori di lavoro che versano le tasse. O no?
Comunque sia, chi lavora da regolare paga le tasse, che sia straniero o italiano. Inoltre, l’aumento dei prezzi derivati dall’aumento dell’Iva e della benzina, aumenti a firma anche leghista, sta mettendo in ginocchio italiani e stranieri, pertanto, le affermazioni di Maroni sono completamente fuori luogo dato che i sacrifici li fanno tutti i lavoratori e, ancor più, i disoccupati.

Invece, per l’ex ministro della semplificazione (ministero inventato di sana pianta per soddisfare proprio la lega), Roberto Calderoli, è una vergogna che i ministri del governo Monti, dopo aver accettato pesanti misure che colpiscono i nostri pensionati e lavoratori, ora si impegnino contro la tassa sul permesso di soggiorno. E continua, prendiamo atto che per il governo Monti non si deve chiedere nulla agli immigrati mentre s’è chiesto molto agli italiani.
Anche Calderoli dimentica che i maggiori disagi per i lavoratori, italiani e stranieri, e i pensionati sono il frutto della loro politica. Per far dimenticare ciò, i leghisti, mettono sempre l’accento sulla riforma delle pensioni; riforma che, comunque, non sapremo mai se la lega sarebbe riuscita a bloccare visto che il governo, di cui erano conpartecipi, l’aveva proposta anche se un po’ più dilatata nel tempo.

Dunque, da una parte la modifica di una legge che viene interpretata come cancellazione della stessa, dall’altra parte, l’addebito al governo Monti della loro politica. In mezzo, questa volta, ma non è la prima, gli immigrati ritenuti dalla lega, come sempre, criminali.

Concludendo, quello che più conta per la lega non è tanto la tassa sul permesso di soggiorno, quanto la possibilità di rendere sempre più difficile l’immigrazione regolare. Si, perché sono i regolari a pagare la tassa e non i clandestini.
Maroni, immigrati e la guerra libica.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 15 giugno 2011


Ecco che Maroni scopre che gli immigrati continueranno ad arrivare finché non si porrà termine alla guerra in Libia. Inoltre, chiede di non spendere più soldi per la guerra in Libia e ricorda che il parlamento Usa ha chiesto ad Obama di smettere di spendere i soldi in Libia. Inoltre, anche in Inghilterra si sta chiedendo la stessa cosa.  

Sono due dunque le notizie: gli immigrati arrivano, ma sembra che abbiano incominciato ad arrivare, a causa della guerra libica e la sospensione dei finanziamenti per la guerra in Libia.

Riguardo alla prima, ricordiamoci che gli immigrati arrivano in Italia da anni e che non sarà la fine della guerra libica a fermarli. Probabilmente, il ministro si riferisce al blocco degli sbarchi concordato con Gheddafi, si dimentica però, che gli immigrati hanno continuato ad arrivare per altre vie. Inoltre, dopo questa guerra, anche qualora dovesse vincere Gheddafi, non è detto che l’accordo continuerà, anzi, ci sono serie possibilità che Gheddafi, dopo il trattamento subito dall’Europa e Usa, ritorni ad essere quello dei missili a Lampedusa. Pertanto, lasciare la Libia dopo essere intervenuti, non sembra proprio la giusta politica per fermare gli sbarchi – da precisare che i migranti libici sono una esigua minoranza.

Questo ci porta a fare una considerazione sulla guerra libica. Iniziata dopo le manifestazioni popolari e conseguente repressione delle forze di Gheddafi, non ha mai preso veramente l’aspetto di una vera e propria guerra. Sin dall’inizio, gli interventi si sono basati sull’aviazione con l’intento di distruggere le basi di Gheddafi – incluso i suoi rifugi - evitando di colpire i civili. Interventi mirati, insomma, ma che non hanno mai prodotto il risultato sperato: la resa di Gheddafi. Questo continua da mesi. Una guerra che, nelle intenzioni, doveva durare il battito di un’ala, si sta protraendo oltre ogni misura prevista.

Ma perché questo? Veramente non si sarebbe potuto invadere la Libia come l’Afganistan e l’Iraq?

Non sembra logico che un territorio ricco di risorse naturali venga trattato in modo militarmente diverso da altri meno ricchi. Vero che Gheddafi era “amico” dell’occidente (economico e politico), ma è altrettanto vero che la decisione di combatterlo implica anche la fine dell’amicizia. Ciò avrebbe dovuto spingere l’Europa e Usa a una soluzione più drastica. Ma cosi non è stato. E non perché Gheddafi sia più difficile da sconfiggere, anche considerando che dispone di armi moderne, vendutegliele proprio da noi, non si giustifica quella che sembra, o si cerca di far passare, per una sconfitta. Considerando anche gli enormi interessi europei e Usa (tralascio i paesi che non partecipano alla guerra) nel nord Africa in termini di petrolio, e la Libia è uno dei più ricchi, il fatto che si stia cercando di defilarsi fa presupporre che i giochi siano stati diversi sin dall’inizio. Giochi costati milioni ai contribuenti senza che, probabilmente, non sapremo mai il motivo reale.

Per concludere, se la guerra, anche qualora si potesse giustificare, già di per se un’avventura aberrante, se la si fa per gioco, che cosa diventa?

AHI AHI MARONI, ALTRO CHE IMMIGRATI!!!!!!!


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/6/2011 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bossi e il mostro migrante.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 27 marzo 2011


 

Un nuovo mostro si sta aggirando per l'Italia, un vecchio conoscente, un mostro che ha le sembianze umane ma umano non è. Il suo nome: IMMIGRATO!!!!!

Le paure di Bossi sugli immigrati ormai le conosciamo perché non passa giorno che non ne butti li una.

L'ultima riguarda il rimpatrio dei migranti nord africani con tanto di bonus - spero che abbiano fatto bene i conti perché, altrimenti, rischiamo che il rimpatrio ci costi di più.

Bossi non ci sta a dare soldi, in questo sostenuto dall'amico Calderoli - se diamo soldi quelli verranno solo per prendere i soldi, come a dire che il viaggio dalla Tunisia costa meno dei 1500€ - perché ritiene che dovrebbero essere rimandati indietro comunque.

 

Le paure dicevo, di cui la più grande è l'islam, di trovarsi in casa milioni di persone culturalmente diverse. Persone che creerebbero in Italia una situazione di "conflittualità" culturale di cui i leghisti hanno paura; paura di dover  confrontarsi con una cultura (mi riferisco unicamente all'Islam poiché sembra che le culture altre, orientali e centro africane non islamiche, non facciano paura) che potrebbe, secondo la lega, diventare dominante - il che non è del tutto sbagliato. l'Islam, al pari del cristianesimo e a differenza delle religioni orientali, tende, per sua natura, all'assolutismo, perciò, si rischierebbe uno scontro che potrebbe modificare le tradizioni degli italiani.

 

Un mostro dunque, umano nell'aspetto diverso nello spirito. Ma che sarebbe l'Italia senza questi mostri? Saremmo qui noi oggi?

 

Bossi dimentica che la nostra cultura cristiana ha avuto origine proprio la dove oggi domina l'Islam, ciò significa che i primi cristiani arrivati a Roma  - LADRONA - erano clandestini? No di certo! Erano semplicemente persone che potevano circolare liberamente. Cosa che, a quanto sembra, nel mondo moderno, civilizzato, iperproduttivo, liberale, laico, democratico, basato sui diritti, non si può più fare. Nell'antica Roma, i popoli erano sicuramente repressi, non c'era libertà di parola - però, ogni popolo conquistato poteva mantenere le sue tradizioni se rispettavano e accettavano l'imperatore come dio -, la democrazia riguardava essenzialmente i ricchi,  ma, per quanto ne sappiamo, le persone potevano circolare e i popoli potevano mischiarsi tra loro.

Questa era la forza, serviva a rigenerare un popolo che altrimenti si sarebbe atrofizzato.

 

Invece la lega vorrebbe frenare, se non porre fine, alla migrazione. Ma è possibile?

 

Non credo proprio! Considerando che anche gli italiani sono emigrati per decenni e continuano, se pur per ragioni diverse - penso a chi emigra perché non trova soddisfazione, economica e culturale, in Italia -, ad emigrare, cosa succederebbe se questo flusso, quello degli italiani, si fermerebbe? O peggio, cosa succederebbe se rimpatriassero tutti coloro che, per una qualsiasi ragione, sono emigrati?

La migrazione italiana, oggi come ieri, è una finestra aperta che evita situazioni di malcontento che, a lungo andare si sarebbero riflessi sull'economia creando un mercato del lavoro anomalo aumentando la disoccupazione. Nessuno può negare che l'emigrazione italiana, anche se ora è limitata, è stata ed è un aiuto, fermarla potrebbe essere catastrofico.

 

Pensare di fermare la migrazione è contro la storia stessa dal momento che ne è il motore principale.

 

Come detto sopra, è proprio il mescolarsi di più culture ha creare i presupposti sul piano sociale, ma non solo, per una società più ricca e dinamica nella sua evoluzione.

Avere paura dei movimenti migratori significa avere paura dei cambiamenti più significativi della storia. Un popolo non può evolversi rimanendo ancorato alle tradizioni perché significherebbe tradire proprio la storia che sta alla base delle stesse. Un popolo che basa la sua cultura su una storia fatta di continui rimescolamenti di popoli e tradizioni, e questo non riguarda solo l'Italia ma il mondo intero, non può permettersi di fermarsi, rischierebbe di sclerotizzarsi.

 

Per concludere, Bossi ha paura che l'Italia si islamizzi; ma questo dipende da noi, dalle leggi che l'Italia è in grado di fare e far rispettare. È ovvio che chiunque venga in Italia debba rispettare le leggi italiane, ed europee, chi sbaglia paga, esattamente come succede a noi italiani. Ma se le leggi sono razziste, è altrettanto ovvio che troveranno sempre chi cercherà di combatterle, inclusi noi italiani; se sono contrarie ai principi stessi della nostra cultura cristiana, laica e liberale - che è basata appunto sul rispetto del prossimo e del diverso - non solo non riusciremo a creare una cultura multiculturale ma creeremmo i presupposti per un conflitto di civiltà all'interno del paese.

Test di italiano per gli stranieri.
post pubblicato in NOTIZIE, il 10 dicembre 2010


"Permesso di soggiorno CE di lungo periodo: on line le istanze e le convocazioni per effettuare il test di italiano

Dal 9 dicembre gli stranieri richiedenti dovranno fare domanda su www.testitaliano.interno.it. Le prefetture gestiranno il procedimento e invieranno i risultati alle questure". (sembra che il link , copiato dal sito del Ministero dell'interno non si apra neanche dallo stesso sito),

Va premesso che il permesso è a tempo indeterminato.

 

Il nove dicembre, dunque, è entrato in vigore la disposizione che inserisce nella domanda per ottenere il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo un test di lingua italiana. Ogni straniero che voglia soggiornare in Italia dovrà affrontare il test per dimostrare la sua conoscenza della lingua italiana. Si può accedere al test per via informatica.

Sotto la scheda di chi deve fare il test e la procedura per accedervi.

"Permesso di soggiorno CE di lungo periodo: on line le istanze e le convocazioni per effettuare il test di italiano

Dal 9 dicembre gli stranieri richiedenti dovranno fare domanda su www.testitaliano.interno.it. Le prefetture gestiranno il procedimento e invieranno i risultati alle questure". (sembra che il link , copiato dal sito del Ministero dell'interno non si apra neanche dallo stesso sito),

Va premesso che il permesso è a tempo indeterminato.

 

Il nove dicembre, dunque, è entrato in vigore la disposizione che inserisce nella domanda per ottenere il permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo un test di lingua italiana. Ogni straniero che voglia soggiornare in Italia dovrà affrontare il test per dimostrare la sua conoscenza della lingua italiana. Si può accedere al test per via informatica.

Sotto la scheda di chi deve fare il test e la procedura per accedervi.

 

Innanzi tutto va detto che possono fare richiesta di permesso di soggiorno di lungo periodo chi ha i seguenti requisiti:

  1.  sei titolare di permesso di soggiorno e regolarmente soggiornante in Italia da almeno 5 anni;
  2. hai un reddito minimo, pari all’importo dell’assegno sociale. Se fai domanda anche per i tuoi familiari il reddito è quello indicato nella seguente tabella:

 

N° FAMILIARI

(compreso richiedente)

REDDITO RICHIESTO

1-2

IMPORTO ANNUO PARI ALL’ASSEGNO

SOCIALE (per il 2007 di 5.061,68 euro)

3-4                     

IMPORTO ANNUO PARI AL DOPPIO DELL’ASSEGNO SOCIALE

5 e più

IMPORTO ANNUO PARI AL TRIPLO DELL’ASSEGNO SOCIALE

Inoltre: I familiari per i quali puoi chiedere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo sono gli stessi per i quali è possibile richiedere il ricongiungimento familiare (coniuge non legalmente separato e di età non inferiore ai diciotto anni; figli minori, anche del coniuge o nati fuori dal matrimonio, figli maggiorenni a carico che non possano permanentemente provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute che comporti invalidità totale; genitori a carico).

Se fai richiesta di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo anche per i tuoi familiari dovrai allegare all’istanza la fotocopia del certificato di idoneità alloggiativa. Qui

Come si può vedere, sono esclusi la gran parte degli stranieri residenti in Italia, vale a dire che chi lavora in Italia da meno di cinque anni non potrà richiedere il permesso.  Inoltre, lo straniero residente in Italia da cinque anni, cioè colui che ne fa richiesta, sicuramente parla italiano meglio di tanti italiani, non si capisce perché debba sprecare tempo e soldi.

 

Nelle prossime schede viene illustrato il sistema di inoltro della domanda.







Non posso fare a meno di pormi alcune domande:

A cosa serve il test allo straniero che soggiorna in Italia da cinque anni? In cinque anni, chiunque è in grado di parlare una lingua, considerando anche la struttura del test: "il test è strutturato sulla compressione di brevi testi, frasi ed espressione di uso comune." Dunque? Forse che poche frasi e luoghi comuni facciano di uno straniero un italiano? Sembra di capire che ai legislatori non interessi affatto che lo straniero impari "seriamente" la lingua.

Non sarebbe più utile organizzare corsi pubblici per stranieri affinché imparino la lingua in modo da comunicare correttamente utilizzando i soldi del test? Come si può capire, la burocrazia la fa da padrone in tutto il procedimento e, come si sa, costa!!!! Corsi specifici, chiedendo magari un piccolo contributo in base al reddito, forse sarebbero meno costosi, di sicuro più reali perché comporterebbero il coinvolgimento diretto dello straniero, che decide di frequentarli, sulla cultura italiana.

Ma è veramente determinante insegnare la lingua a persone adulte? Come è possibile pensare che persone che arrivano in Italia con un bagaglio culturale consolidato da secoli di storia se non addirittura millenni, riescano ad interagire con una lingua del tutto estranea?

Persone che, comunque, quando arrivano in Italia, la prima lingua che imparano è quella locale, cioè il dialetto? Non sarebbe più logico interagire con i loro figli attraverso la scuola?

Di recente, il procuratore aggiunto di Milano Nicola Cerrato che si occupa di incidenti sul lavoro che a Milano sono in aumento. Imparare la nostra lingua può servire a capire, magari, un avvertimento di pericolo lanciato da un collega di lavoro. Probabilmente, il procuratore non ha capito che per lo straniero imparare la nostra lingua in una situazione dove tutti parlano il dialetto è quasi impossibile e lo è altrettanto accedere alle strutture scolastiche. Lo straniero impara il dialetto, punto. Gli incidenti sul lavoro hanno ben altre cause.

Per concludere, un'altra domanda: il test, se non serve allo straniero, a chi serve?

 

 

Ministero dell'Interno - Decreto 4 giugno 2010 sul test di italiano per gli stranieri.

 

 cinformi

 

Immigrato amico, chi può richiedere il permesso di soggiorno di lungo periodo

Il test di lingua italiana per gli stranieri




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permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/12/2010 alle 23:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gelmini, la scuola e la realtà
post pubblicato in POLITICA, il 16 settembre 2009


Nell'intervista fatta da Lorenzo Salvia al ministro della scuola Gelmini, ci sono tre cose che saltano subito all'occhio: 1) politica nella scuola, 2) precari, 3) numero chiuso per gli stranieri. Sono, questi, tre problemi che, oltre essere di primaria importanza per mantenere uno sviluppo democratico dello stato, per essere risolti dovrebbero trovare una soluzione "trasversale".
Al primo punto, il ministro se la prende con quanti, non concordando con il nuovo corso, si rifiutano di applicarlo, accusandoli di fare politica all'interno della scuola. Ma come si può non fare politica? Se per politica s'intende la gestione della cosa pubblica, e se in una democrazia Intende forse dire che chiunque non condivide la linea del governo deve tacere? Certo, forse è sbagliato non applicare la nuova direttiva, ma l'accusa di "fare politica" mi sembra fuori luogo; dove mai impareranno i nostri ragazzi a farlo? se la scuola è momento di apprendimento, come ella stessa dice, non è ovvio che imparino anche la politica? e non solo teorica, ma anche pratica.
Al secondo punto, il ministro afferma che i precari saranno reinseriti entro 5 anni, bene, ma fino ad allora cosa faranno? vivranno della carità dello stato? e perché una persona onesta e intelligente che ha dedicato la sua vita ad un determinato ruolo, deve starsene tranquilla ad aspettare la "manna" dal cielo? forse il ministro crede che i dipendenti, sino a ieri, abbiano guadagnato quanto basta per vivere tranquilli senza lavorare. Beh, si sbaglia, come scritto in altro post, la quasi totalità dei dipendenti, per guadagnare quanto guadagna lei, devono lavorare almeno dieci anni con contratto indeterminato, figuriamoci i precari.
Al terzo punto, il ministro pone un numero chiuso al 30% per i figli di immigrati. Ci sono delle realtà, già oggi, dove più del 90% degli alunni sono figli di immigrati, presupponendo che vivano tutti nelle vicinanze della scuola, o che comunque, quella che frequentano sia la scuola più vicina, cosa farà il 60% che non potrà frequentarla? a mio avviso, i genitori, o molti di essi, rinunceranno; in questo modo, si rischia di avere la seconda generazione di immigrati impreparata ad affrontare la realtà italiana. Inoltre, si rischia di creare le condizioni per un proliferare di scuole islamiche dove i ragazzi, invece di studiare quelle materie necessarie ad inserirsi nella società, impareranno l'islam (beninteso, non ho nulla contro l'islam, e ritengo che ognuno debba avere le strutture necessarie per apprendere la propria cultura). Ciò porterebbe ad una alienazione che difficilmente aiuterà i ragazzi ad inserirsi.
Queste tre linee di condotta, unite a quella del sindaco di Milano, Letizia Moratti, chiudere il liceo pubblico serale Gandi frequentato da lavoratori,  possono bastare a delineare la politica reale della scuola attuata dalla maggioranza.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/9/2009 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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