discutendo insieme discutendoinsieme discutendo insieme DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il nuovo corso dell’immigrazione: islamisti sui barconi.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 17 aprile 2015


 Un barcone parte dalle coste libiche con a bordo persone di due religioni: cristiana e musulmana. Un diverbio, una discussione che sfocia in lite; disperati che rischiano la vita per allontanarsi dalla guerra entrano in conflitto in un luogo ancor più pericoloso della guerra stessa; in mezzo al mare, la dove non ci sono appigli a cui aggrapparsi,persone a cui chiedere soccorso. Si è soli con se stessi e i pochi compagni di viaggio che, però, non condividono la promiscuità di due religioni simili eppur diverse nel loro divenire. Entrano in conflitto, dunque, ed è violenza. Ad avere la peggio sono i cristiani che vengono gettati in mare a morire.

Secondo le testimonianze dei cristiani che, una volta tratti in salvo, hanno denunciato i musulmani dell’atroce delitto, il tutto sarebbe successo a causa dei musulmani. Bisognerà, comunque aspettare la conclusione dell’indagine per sapere la realtà dei fatti, sempre che si riesca a ricostruirli per definire le responsabilità dell’accaduto. Sembra anche che i cristiani, se non si fossero difesi formando una catena umana per evitare di essere buttati tutti a mare, sarebbero di fatto finiti a mare tutti.

“Una guerra di religione” viene definita dai giornali. Può darsi; bisognerebbe sempre, però, prima di azzardare definizioni,cercare di guardare l’evento dal punto di vista delle idee, ovvero, due idee,due modi di intendere la società e la vita stessa.

Questo fatto da un’idea molto chiara dell’attuale immigrazione dai paesi musulmani. Se da una parte continuano ad arrivare persone in cerca di una vita migliore, dall’altra sta iniziando a prendere forma la migrazione islamista, ovvero, persone che, pur fuggendo dalle guerre e dalla miseria, sono in conflitto con l’occidente e la sua cultura che, oltre ad essere religioso/cristiana, è anche atea e laica, ovvero, blasfema perché disconosce dio e la sua legge. Dunque, l’immigrazione attuale sta cercando di convogliare persone che potrebbero, se non lo fanno già, condividere l’islam radicale – non tanto quello islamista, quanto quello di paesi musulmani alleati all’occidente ma che praticano la legge islamica.

Questo, unito alla tendenza umana di allinearsi,in caso dell’acuirsi dei rapporti tra le diverse idee, con l’idea che più li rappresenta - mi riferisco ai cosiddetti musulmani moderati che hanno invaso l’Europa nel corso degli ultimi decenni. Questi musulmani, all’apparenza propensi alla convivenza pacifica, non sceglieranno mai, in caso di conflitto con l’occidente,di schierarsi contro l’islam, anche radicale.

Si è già visto con i figli di immigrati che, con l’acuirsi della lotta nel mondo musulmano, hanno scelto il campo fondamentalista dell’Isis recandosi a combattere al loro fianco. Si vede anche in Italia con le loro pretese di modificare le tradizioni locali pretendendo, non solo il riconoscimento ufficiale e il rispetto della loro fede ma anche la pretese di eliminare dai luoghi pubblici i simboli a noi congeniali; il tutto sfruttandola libertà e i diritti di tutti.

Dunque, alla luce dei nuovi fatti, sarebbe opportuno porre un freno e delle regole ben precise sia all’immigrazione che al loro soggiorno in Italia perché, se non lo si è ancora capito, queste persone, i musulmani, intendo, non hanno nessuna voglia, ne di integrarsi – a parte il fatto che integrarsi significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni qualora sono contrarie o non conformi a quelle del paese ospitante -, ne di convivere pacificamente considerando il loro comportamento nei confronti degli stranieri nei loro luoghi d’origine.

Comunque, il punto più importante rimane la scelta che faranno in caso dell’acuirsi delle tensioni che, sicuramente, sarà l’adesione all’idea che più rappresenta il modo di intendere la società umana.

Ci sarebbe un’altra cosa da chiarire: gli europei hanno lottato duramente contro l’oscurantismo religioso per avere quella parvenza di benessere che hanno, potrebbero farlo anche loro; perché allora non rimangono nei loro paesi a lottare? 

Un marocchino viene aggredito a sangue e finisce in ospedale da un italiano.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 17 marzo 2015


Giorni fa si è parlato di un marocchino che, a Terni, aveva aggredito a bottigliate un giovane italiano uccidendolo. Ieri è successo il contrario a San Severo, foggia; un italiano ha aggredito un marocchino spedendolo in ospedale con prognosi riservata. Due atti esecrabili dal momento che le azioni violente vengono usate contro sconosciuti, a parte la nazionalità.

Dove sta il problema di tanta violenza?

Cercarlo nell’attuale situazione internazionale che vede il mondo musulmano in fibrillazione sia internamente che esternamente; con l’Isis che minaccia in continuazione l’occidente e i gruppi islamici fondamentalisti che prendono di mira tutto ciò che non aderisce alla loro visione del mondo,sarebbe dare troppo peso ai fatti in se che potrebbero anche essere determinati da situazioni stressanti personali.

Potrebbero, ma non è detto che non dipendano proprio dalla paura che si sta diffondendo nelle popolazioni occidentali visto i metodi usati dai fondamentalisti islamici e che vengono emulati anche da immigrati senza essere per questo parte della strategia fondamentalista; i cosiddetti cani sciolti.

Hanno un bel da dire i nostri politici che da noi il pericolo terrorista non c’è o è minimo, che il governo sta facendo di tutto per evitare l’entrata in Italia dei terroristi. Belle parole ma che non convincono nel momento in cui i potenziali terroristi sono già in Italia.

Ha un bel dire il papa che la violenza non va contrastata con altra violenza ma che bisogna cercare il dialogo con quella parte dell’islam “pacifico”.Belle parole anche queste ma che, purtroppo, si scontrano con una realtà sempre più inaccettabile dalla popolazione nel momento in cui, sotto certi aspetti,vengono messi in discussione i suoi diritti, la sua cultura e le sue tradizioni proprio da coloro che ospita.

Perché il problema sta proprio nell’immigrato musulmano che pretende che gli venga riconosciuto lo stesso diritto alla libertà di cui godiamo noi. Diritto che potrebbe comportare lo sconvolgimento della nostra cultura e tradizione. Questo, non nel senso di un divenire, spontaneo,musulmano del popolo italiano, quanto nel divenire musulmana la nostra legislatura e, di conseguenza, la società e noi stessi contro il nostro volere.

È risaputo l’odio che i fondamentalisti nutrono nei confronti della nostra civiltà, sia essa laica che religiosa. La dimostrazione di ciò sono le notizie che arrivano di attentati in due chiese in Pakistan e la distruzione di chiese e simboli cristiani da parte del califfato in Iraq, nonché delle esecuzioni di civili occidentali.

Di fronte a tanta violenza fisica e mediatica – non dimentichiamoci dei video che l’Isis usa per diffondere le sue azioni più cruente e dove vengono proposte immagini di esecuzioni capitali con taglio della gola eseguite anche da ragazzi – la rabbia non può che salire, e continuare a parlare di “islam pacifico” e “islam violento” è fuori luogo. Prima di arrivare a ciò bisognerebbe verificare la disponibilità pratica dei musulmani residenti in occidente al rispetto delle nostre leggi; tenendo in considerazione che nei loro paesi d’origine, anche quando sono “moderati”, il residente straniero deve rispettare le loro leggi e tradizioni e non può avanzare richieste di modifica delle loro leggi e tradizioni. Da qui la necessità di una seria e continua verifica della loro disponibilità. Uno straniero può naturalizzarsi italiano solo se dimostra di accettare il nostro modo di vivere senza pretese di modificare le nostre leggi per rendere “costituzionalmente legale” il suo modo di vivere che porterebbe l’Italia, non a una condizione di multiculturalismo ma ad essere culturalizzata da altri. 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. violenza immigrazione

permalink | inviato da vfte il 17/3/2015 alle 15:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il ministro Gentiloni propone un intervento in Libia per fermare l’immigrazione; e l’Italia entra nel mirino dell’Isis:
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2015


La libertà di espressione ha valore se si rispetta l’altro. In termini di immigrazione, ogni individuo che si insedia in un paese straniero deve adeguarsi alle leggi, tradizioni e abitudini del paese ospite”. Questo dovrebbe essere il primo principio in una eventuale costituzione dei popoli perché se: “Ogni popolo ha il dovere di assistere il migrante, questi ha il dovere di portargli rispetto”. E come si porta rispetto all’ospite se non “rispettando le sue leggi, le sue tradizioni e abitudini?” 

Corriere della sera

Dopo l’intervento del ministro Gentiloni in merito all’avanzata dell’Isis in Libia,l’Isis ha messo l’Italia tra i paesi nemici dello stato islamico. Lo dice l’Isis in un comunicato al radiogiornale   ufficiale dell’Isis, diffuso dall’emittente al Bayan da Mosul nel nord dell’Iraq:Gentiloni, dopo l’avanzata dei mujaheddin in Libia, ha detto che l’Italia è pronta aunirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per  combattere lo Stato islamico”.

Dunque, che l’Italia faccia parte dei paesi nemici dell’Isis non è una novità, visto che

lo stesso ha affermato più volte che metterà la sua bandiera sul vaticano. 

La novità, invece, è la presa di posizione dell’Italia. Ha cominciare Renzi che, in merito all’ultima tragedia nel mediterraneo, e relative polemiche a livello europeo e italiano, ha affermato che il problema non è Triton o mare nostrum, ma la Libia perché è dali che partono i migranti. Renzi non fa cenno ad azioni di guerra, perciò l’affermazione di Gentiloni è una interpretazione dell’idea del premier.Sbagliata o giusta che sia come Interpretazione delle parole del premier, parte comunque dalla convinzione che, per fermare “l’avanzata” migratoria bisogna intervenire alla fonte. 

L’idea dell’uso della forza nasce dalla convinzione che il tentativo dell’Onu di pacificare le parti in lotta libiche è fallito e, pertanto, un intervento militare in Libia per mettere ordine nello stato che, tra l’altro, Gentiloni ritiene fallito, si rende necessario data l’attuale situazione di grande confusione e caos che sta facendo il gioco del fondamentalismo permettendo l’avanzata dell’Isis sulle coste del mediterraneo (non bisogna dimenticare che anche in Egitto i fratelli musulmani stanno operando per destabilizzare il sistema egiziano basato sulla separazione tra stato e religione). Gentiloni ha però affermato che un intervento è possibile solo sotto il controllo Onu.

La presa di Sirte pone il problema, che va ad aggiungersi a quello dei migranti, di avere il nemico ai confini. E di nemico si tratta, e non tanto per l’affermazione propagandistica di mettere la bandiera sul vaticano, quanto per la determinatezza dei fondamentalisti musulmani di allargare il proprio dominio in base alla convinzione che l’islam è stato scelto da dio come affermazione della sua volontà e, pertanto, l’islam deve essere esteso a tutta l’umanità anche con la forza. Inoltre, dalla Libia partono anche gli oleodotti e i gasdotti verso l’Europa.

Dunque, ci stiamo addentrando in una situazione di crisi nei rapporti tra occidente e mondo islamico nel suo insieme. Questa crisi, però, in parte l’ha voluta anche l’occidente sostenendole cosiddette “primavere arabe” che di primavere avevano solo il nome perché la realtà è risultata ben diversa. E non si tratta solo dei soliti intrallazzi internazionali per lo sfruttamento a basso costo delle risorse energetiche quanto dell’aver abbattuto due regimi (Iraq e Libia) che, in fondo,ostacolavano l’insorgere di una forza Jihadista ben organizzata figlia diretta di Al Qa ida dove, tra l’altro, la popolazione era abbastanza libera rispetto a certi alleati dell’occidente, tipo Arabia Saudita, dove è in vigore la legge coranica. Senza poi contare che la dove le primavere arabe vincenti hanno permesso libere elezioni, la popolazione ha scelto un qualche partito islamico - sconfessando i fautori laici della primavera – ed ora stanno tentando di inserire nella costituzione, appunto, la legge coranica; il che significa dare spazio al fondamentalismo. Un esempio è l’Egitto dove il leader dei fratelli musulmani, dopo essere stato eletto, ha,da subito, tentato di modificare la costituzione, scritta dai militari prima delle elezioni, inserendovi la legge coranica. L’abbattimento dei due regimi ha contribuito alla crescita di un islam fondamentalista dato che la popolazione si è rivelata più propensa a scegliere governi in linea con la legge coranica.Anche al di fuori della primavera araba si riscontrano le stesse scelte popolari. Nelle ultime elezioni turche ha vinto il partito musulmano che,appena arrivato al potere, ha cambiato la costituzione inserendo la legge coranica. Ma la cosa viene da lontano quando il leader dell’opposizione in Iran, l’ayatollah Khomeini, fu rifugiato e protetto in Francia e da li poté organizzare la sua rivoluzione anti occidente. Un caso strano dato che lo scià di Persia era filo occidentale e aperto alla democrazia.

Questo, però, non significa accettare l’avanzata del fondamentalismo, anzi, se errori ci sono stati,bisogna correggerli. Non significa neanche prendersela con quegli interessi particolari che gestiscono l’economia mondiale perché quella del fondamentalismo non è una guerra economica, di territorio, ma una guerra di civiltà tra due modi diametralmente opposti nell’interpretare il mondo che ci circonda. Una guerra dove i contendenti hanno le stesse responsabilità ma dove,attualmente, l’uso della forza senza nessuna regola e a oltranza è patrimonio di uno solo dei due: i fondamentalisti. Ed è a questi che va rivolta, a nostra volta, l’uso della forza nella misura in cui veniamo realmente minacciati.

Un altro errore, non meno importante degli altri, che si sta facendo ad oggi, è ritenere l’islam solo una religione quando, invece, è ben altro. Certo, l’islam è anche una religione, ma porta con sé, oltre a una filosofia basata sulla violenza, anche l’unità tra stato e religione, ovvero, lo stato è tutt’uno con la religione che ne detta i fondamenti. Questo fa dell’islam una società totalitaria data la loro propensione all’universalismo religioso, ovvero, ritengono la religione fondamentale anche per lo “sviluppo sociale”, o stasi sociale?. Inoltre, questo lo rende un interlocutore inaffidabile per le democrazie laiche occidentali dato che esse si basano sulla separazione e non ritengono la religione fondamentale per lo sviluppo sociale. Eppure, i nostri governanti continuano a dividere l’islam tra violenti e pacifici quando il problema è all’interno della filosofia dell’islam stesso.

A questo punto, come un serpente che si avvita su se stesso, si torna all’immigrazione che sta portando il popolo islamico in giro per il mondo. Un popolo convinto di essere il portatore della verità assoluta. Un popolo che, al di la di divisioni temporanee sul metodo, ha in comune la volontà di espandersi. Pertanto, che sia fondamentalista o moderato, non cambia il suo obiettivo.

  

Estremismo islamico, Bordonali (Lega): paura al Nord, governo blocchi immigrazione clandestina
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 21 gennaio 2015


Lombardia:  Le parole di Simona Bordonali,assessore leghista alla Sicurezza e Immigrazione della Regione Lombardia, ritornano sul problema immigrazione nei termini che da sempre sono il leitmotiv della lega e che dopo i fatti di Parigi prendono tutt’altro significato rispetto al passato.

La Bordonali sostiene che: "Negli ultimi giorni si sono registrati fenomeni preoccupanti in Lombardia in materia di estremismo islamico. Prima è stato ritrovato, nella casa milanese di un tunisino, un manuale per l'arruolamento di combattenti da mandare nei teatri di guerra;successivamente i Ros hanno individuato un reclutatore che viveva tra Varese e Milano e infine abbiamo scoperto che un'altra cittadina italiana, di origini magrebine, è stata arruolata dall'Isis".- "Si tratta di una situazione preoccupante su cui il governo italiano non sta dando risposte adeguate. Le parole del ministro Alfano, il quale ha dichiarato di aver disposto solo nove espulsioni in più di un mese, non ci lasciano tranquilli. Occorre bloccare immediatamente i flussi migratori in entrata ed espellere tutti coloro che sono potenzialmente pericolosi. Sarebbe inoltre opportuno in vista di Expo,come suggerito dal presidente Roberto Maroni, sospendere il Trattato di Schengen finché non avremo pieno controllo dei confini nazionali. Dobbiamo mostrarci forti nella lotta al terrorismo, per evitare di sembrare il ventre molle dell'Europa in materia di contrasto all'estremismo islamico". Effettivamente, le parole della Bordonali rispecchiano l’attuale incertezza generale europea sulla situazione venutasi a creare dopo i fatti di Parigi. Una situazione che, peraltro, la lega ha da sempre previsto;la possibilità di ritrovarci in casa l’islam con tutto ciò che ne consegue. Ovviamente,la lega, quando parla di extracomunitari, si riferisce a chiunque non sia comunitario – e questo non è condivisibile -, in modo particolari agli immigrati del mondo musulmano – e questo, oggi come oggi, è condivisibile – portatori di istanze agli antipodi della nostra cultura.

Su una cosa però sbagliano; la sospensione del trattato di Schengen comporterebbe la limitazione della circolazione degli individui e delle merci europee, in pratica si tornerebbe alle dogane, e questo sarebbe un danno per tutti.

Su una invece non concordo perché la trovo poco convincente;va bene bloccare il flusso migratorio in entrata dai paesi musulmani, ma l’espulsione dei “potenzialmente pericolosi” sembra alquanto blanda poiché, come succede sempre, ritornano da clandestini.

Inoltre, non basta bloccare i flussi poiché sul territorio vivono già milioni di musulmani, e molti, ormai, sono anche di seconda generazione,come i due fratelli dell’attentato di Parigi che sono nati e hanno studiato in Francia ma che non si sono integrati – probabilmente, come loro ce ne sono molti altri. Milioni di musulmani potenzialmente pericolosi non solo perché possono aderire ai movimenti fondamentalisti, ma proprio perché musulmani. Quello di cui nessun politico europeo riesce a convincersi è lo sviluppo che sta prendendo la lotta dei musulmani che ha sempre più le caratteristiche di una lotta di civiltà. Questo non riguarda solo l’estremismo ma anche il mondo musulmano moderato secolarmente in contrasto con l’occidente, anche quando è alleato. Pertanto ogni precauzione contro l’infiltrazione dei terroristi – che poi sarebbe più realistico definirli militari – non serve a nulla se si continua a dividere i musulmani in estremisti e moderati perché anche il moderato ha come fine l’universalizzazione dell’islam. È il moderato che, alla fine, sfrutterà l’avanzata dell’islamin Europa per chiedere sempre più diritti, incluso quello di formare un partito musulmano e partecipare alle elezioni; e da lì a modificare la legislatura il passo è breve.

Vietato il presepio a scuola. Ovvero, come conquistare l’Italia.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 7 dicembre 2014


Un tema che si sta rinnovando di frequente è quello dei simboli a scuola; anche nelle ricorrenze religiose. Ovviamente, avendo l’Itali a una cultura religiosa prevalentemente cattolica, pertanto, anche tradizioni cattoliche o, comunque, di radici cattoliche, le manifestazioni cattoliche sono frequenti e coinvolgono ogni aspetto, luogo e età della vita. Succede però, che a causa della presenza sul territorio nazionale di etnie di diversa estrazione religiosa e con tradizioni diverse, e per la volontà di integrare queste minoranze nella vita del paese, sta avanzando la tendenza a limitare le manifestazioni legate alla tradizione religiosa cristiano/cattolica in luogo pubblico e l’esposizione dei simboli a esse collegate, fulcro della cultura di milioni di italiani; anche non religiosi.

Si sta cercando, insomma, di limitare la libera espressione delle tradizioni del cattolicesimo. Quel che lascia perplessi è che questo limite venga imposto dalle strutture pubbliche italiane come la scuola.

Succede che, all’istituto De Amicis di Celadina a Bergamo, il preside vieti di allestire il presepe nell’aula perché: “La scuola pubblica è di tutti e non va creata alcuna occasione di discriminazione. In classe ognuno può portare il proprio contributo, ma accendere un focus cerimoniale e rituale può risultare soverchiante per qualcuno, che potrebbe subire ciò che non gli appartiene. Non sono l’anticristo, ma questo è l’orientamento che ho dato all’Istituto da otto anni, quando sono arrivato qua”. E ancora: “La favoletta che la cultura europea è figlia di tante cose, tra cui il cristianesimo, non sta più in piedi. A scuola non ci devono essere simboli che dividono”. Insomma, stando al preside, il fatto che una comunità sia formata da diverse culture indica la necessità di limitarne le loro espressioni.

Niente di più sbagliato e assurdo. se si considera che l’indirizzo prevalente è quello dell’integrazione delle culture immigrate.Se per integrazione s’intende che l’immigrato, portatore di altra cultura religiosa, deve integrarsi nella cultura esistente in un dato posto, casomai dovrà essere egli a dover rinunciare a parte delle sue manifestazioni che possono essere ritenute offensive e discriminatorie verso la nostra cultura (si veda, in tal senso, la tradizione di certi musulmani, ma non solo, a trattare la donna come merce e a imporre a essa comportamenti ritenuti offensivi della dignità e dei diritti dell’individuo – matrimoni combinati, copertura del corpo da capo a piedi, impossibilità di una vita sociale ecc. – nel mondo occidentale).Dunque, a doversi integrare in altra cultura deve essere l’immigrato. Ma per fare ciò deve, innanzitutto, recepire sia la nostra cultura –che comunque non è solo cattolica perché include anche altre forme di cristianesimo e altre religioni come l’ebraismo. Inoltre sono presenti anche culture diverse e non religiose come il socialismo, comunismo e ateismo - sia le nostre tradizioni che fanno riferimento alle varie culture presenti. Pensare, per fare spazio alle nuove culture, di limitare quelle tradizionali significa far pagare alla cultura e tradizione italiana il maggior costo dell’integrazione. Non solo,così facendo si andrà incontro alla distruzione e, pertanto, alla conquista dell’Italia delle culture immigrate.

Pertanto, limitare la libera espressione della nostra cultura è fuorviante rispetto al problema dell’integrazione perché, così facendo, si finirà col dover essere noi italiani a doverci integrare. Il che è assurdo!

famiglia marocchina picchia la figlia perché "troppo occidentale"
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 23 novembre 2014


Unaragazzina, di origine marocchina di quindici anni, viene presa a pugni e aschiaffi dal padre e dai due fratelli perché ritenevano che si comportasse troppo“all’occidentale”; la ragazza trova il coraggio di chiamare la polizia.

Afar esplodere la violenza sembra sia stato un giro fatto ad un centrocommerciale in compagnia di un suo amico connazionale.

Iresponsabili della violenza sono stati denunciati ma non arrestati; “non cisono gli estremi per un arresto” ha detto il Claudio Cagnini responsabile dellamobile di Forlì e, pertanto, questi signori sono a piede libero in attesa delprocesso. Tra l’altro, sembra che la ragazzina sia stata picchiata anche inpassato.

 

Questadella contrarietà all’occidentalizzazione delle figlie è, ormai, una cosa chesi sta ripetendo e sempre viene usata la violenza; anche fino a uccidere.

Certo,per quanto riguarda la violenza sulle donne, noi italiani, anche se per motividiversi, ma non troppo, non è che scherziamo. Questo caso, come altri, peròmette a nudo la volontà degli immigrati a mantenere ferma la loro cultura,ovvero, a non lasciarla inquinare da quella occidentale, nello specifico,quella italiana, pertanto, a rifiutarla. La conseguenza di questo comportamentoè il rifiuto delle leggi nazionali.

Unriferimento per valutare tale rifiuto può essere la religione con i suoi riti etradizioni. La maggior parte sono musulmani o, comunque, aderenti a religioniche non ammettono molti dei comportamenti occidentali; in modo particolarequelli che riguardano i diritti delle donne. Questo perché in molti paesi, lepopolazioni, anche la dove le leggi non lo permettono, continuano a praticareuna sorta di apartheid contro le donne in base a leggi arcaiche e tribali. Inoccidente la parificazione tra maschi e femmine è a buon punto e si cerca intutti i modi di eliminare anche quel rimasuglio di razzismo ancora purtroppoesistente.

Però,di questo, non si può dare la colpa ai politici poiché queste persone agisconoal di la degli interventi sull’integrazione rifiutandoli; ovviamente non si puòincludere la totalità degli immigrati; non tutti sono uguali e non tuttirifiutano l’integrazione.

Stadi fatto, però, che questi comportamenti si manifestano nell’ambito familiare enon è possibile quantificarli data la loro natura violenta; non sempre isoggetti colpiti si rivolgono all’autorità denunciando quelli che per noi sonosoprusi.  

Unacosa, comunque, è certa: uno stato non può permettersi di lasciare libere,anche se a piede libero in attesa di processo, persone che si sono macchiate diviolenza nei confronti dei minori. Bisogna rammentare al responsabile dellamobile di Forlì almeno due cose: primo, se fosse un italiano sarebbe dentro egli verrebbe tolta la custodia della figlia. Secondo, questi signori hannoagito in spregio alle leggi italiane.

Concludendo,tutto l’impianto legislativo sull’integrazione fa acqua da tutte le parti econtinuerà a farla dal momento che non vengono prese drastiche misure perimporre la legge italiana a tutti; il due pesi due misure non giova a nessuno,ne agli italiani ne agli stranieri. Non si tratta di bloccare l’immigrazione madi regolarla avendo come presupposto la conoscenza della nostra cultura.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione giustizia politica cultura

permalink | inviato da vfte il 23/11/2014 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le lacrime di Ibrahim
post pubblicato in POESIE, il 22 luglio 2012


 Da terrelibere.org


Ibrahim Diabate viene dalla Costa d`Avorio. D`inverno lavora a Rosarno nella raccolta delle arance. Ha scritto due poesie, in francese. Il gruppo di Africalabria le ha tradotte in italiano. Si definisce `combattant de la Justice`. Racconta di sopraffazioni, dignità calpestata, lotte. E dedica i suoi versi ai caduti sotto i colpi delle organizzazioni criminali di Rosarno.

  Ibrahim Diabate
Le lacrime di Ibrahim

In ricordo di tutti coloro che sono caduti due anni fa sotto i colpi assassini delle organizzazioni criminali della città di Rosarno.


Piango

quando vedo i miei fratelli soffrire

Piango

Quando mi sveglio alle quattro del mattino

alla ricerca delle mie illusioni

in un campo di aranci e mandarini

per venticinque euro o anche meno

Piango

quando vedo i miei fratelli vivere in un ghetto

senza acqua né elettricità

in situazioni inaccettabili per l`umanità

Piango

e ho male al cuore

Piango

e soffro

non sono ferito né malato eppure sto male

soffro e piango

Noi

vittime del colore della nostra pelle

qui e altrove

Piango

vedendo i miei fratelli italiani

chiudere le porte del cuore

e delle loro case

Piango

pensando di aver lasciato la famiglia e i miei cari

cercando un`integrazione che non arriva

Piango

le mie lacrime non scendono

eppure piango

soffro nella mia pelle ferite ovunque

e attorno a me lo spettro della solitudine

Piango

per le condizioni dei miei fratelli

africani e non africani di qui e d`altrove

Piango

e continuerò a piangere

finché non ci sarà giustizia ed equità nel mondo

Piango

vedendo i miei fratelli africani sfruttati da altri fratelli africani

Piango

vedendo i miei fratelli africani lasciarsi ammazzare vigliaccamente

sui marciapiedi

facendo il loro mestiere

a causa del colore della loro pelle

Questo vuol dire razzismo fascista

Piango

e mi vergogno vedendo i fratelli B&B, bianchi e back,

guardarsi in cagnesco

Sanguino ovunque

ché attorno a me la vita non è rosa

Ho gli occhi lacrimanti

quando buttiamo nel dimenticatoio i combattenti per la giustizia e la libertà

Nel fiume delle mie lacrime

guardo il mondo in faccia

con la speranza che il domani sarà migliore

se l`orgoglio ipocrita degli uni e degli altri si sgretola

Piango

il mondo e il suo sistema

che non dà alcun valore al genere umano

Le mie lacrime non scorrono

ma io piango


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione sfruttamento

permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/7/2012 alle 11:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Per Beppe Grillo, non ha senso dare la nazionalità ai figli di immigrati.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 25 gennaio 2012



Beppe Grillo, sul suo blog, afferma che: “la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della "liberalizzazione" delle nascite”.

Di quali distrazioni parli Grillo non si riesce bene a capirlo. Con tutto il parlare che si fa, oggi, dei provvedimenti del governo e delle manifestazioni, in primis quella dei camionisti che sta mettendo in ginocchio l’economia, di diverse categorie, parlare di distrazione del popolo italiano sulla questione nazionalità significa pensare il popolo come una massa di incoscienti, di persone incapaci di distinguere tra le diverse priorità del paese.
Quello che, però, lascia maggiormente perplessi, è l’affermazione che “la nazionalità a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso”. A dire il vero, non si capisce di quale senso si tratti ma, ipotizzando, si può dire che, Grillo, intenda riferirsi all’integrazione degli stranieri nella cultura laica italiana. Se così fosse, significa che, egli stesso, si trova “dall’altra parte”, dalla parte, cioè, di quelli che identifica giustamente con i leghisti e i movimenti xenofobi “che“crescono nei consensi per paura delle “liberalizzazione delle nascite”. Vale a dire che , per non perdere consensi, bisogna “cavalcare le paure del popolo” anziché creare una cultura capace di accettare attivamente lo straniero.
Inoltre, la frase, essendo scritta da un personaggio pubblico che si presenta come antagonista dell’attuale assetto socio/politico, implica che, in realtà, più che un cambiamento nella gestione sociale - come predicato ufficialmente- si vuole un cambio di potere che non comporta, necessariamente, un cambio nei metodi di gestione sociale.

Questa mattina, in bibblioteca, m’è capitato per le mani un libro di Valeria Scafetta dal titolo: Scarpe nel deserto e e vi ho trovato una citazione di Platone: “lo straniero separato dai suoi concittadini e dalla sua famiglia dovrebbe ricevere un amore maggiore da parte degli uomini e degli dei”. Platone, dunque, già ha cavallo del 400/300 aC, aveva ben presente la situazione degli stranieri.
Strage in Nigeria: fondamentalismo islamico all’attacco dell’Africa occidentale. Diventerà così anche l’Europa?
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 22 gennaio 2012


Corriere della sera
Attacco terroristico a Kano, seconda città della Nigeria. A sferrare l’attacco è stata la formazione fondamentalista islamica Boko Haram collegata al dfondamentalismo islamico di al- Qada.
Gli obiettivi degli attacchi sono stati gli edifici pubblici, stazioni di polizia, centrale dei servizi segreti e l’ufficio centrale per l’immigrazione. Gli attacchi sono stati sia dinamitardi che scontri a fuoco con l’uso di cecchini che hanno sparato contro le forze dell’ordine. Il risultato è stato di 150 morti tra cui molti civili. L’attacco sanguinoso è stato condotto contro lo stato nigeriano guidato dal presidente cristiano Goodluck Jonathan.
L’attacco è stato rivendicato, appunto, dal gruppo terroristico Boko Haram che si prefigge di combattere contro chiunque esprima idee contrarie alla legge islamica per l’affermazione dell’islamismo in Nigeria.

Si potrebbe dire che questo è l’ennesimo fatto di sangue in Africa commesso da gruppi terroristici che mirano ad espandere il potere islamico e, di conseguenza, il fronte della lotta tra occidente e islam. Si potrebbe anche dire che la colpa di ciò è dell’occidente per le sue politiche di rapina nei confronti dei paesi africani. Ma sarebbe affermare cose risapute e, pertanto minimizzare l’accaduto.  

Un attacco simile conporta una regia complessa che, a sua volta, ha bisogno di un’organizzazione capillare. Questo ci dovrebbe far riflettere sulla situazione italiana ed europea in merito all’immigrato mussulmano e la sua integrazione nel nostro sistema socio/economico/politico.
Ci dovrebbe, altresì, spingerci a porci almeno una domanda: è sufficiente che l’immigrato si comporti onestamente contribuendo al Pil e coprendo i “buchi” nella produzione o, invece, dovrebbe essere chiamato ad integrarsi nella nostra cultura laica?

Quello che emerge dalle analisi dei politici è, senza dubbio, la necessità di avere immigrati che contribuiscano al Pil e coprano i “buchi”. Questo, però, comporta la presenza di una massa consistente di persone che può non essere disponibile ad integrarsi nella nostra cultura laica e, pertanto, soggetta ad affermarsi come cultura indipendente. Questa affermazione avverrà attraverso l’acquisizione dei diritti fondamentali incluso quello di essere presente politicamente nelle istituzioni e, pertanto, acquisirebbero la possibilità di modificare la struttura costituzionale verso uno stato non più laico.

E’ per questo che si rende necessario intervenire affinché gli immigrati vengano invogliati ad accettare la cultura laica. Questo può verificarsi solo a patto che venga dato loro l’istruzione necessaria attraverso la scuola - ovvio che questo modo di agire sarà rivolto più ai minori e ai giovani che agli anziani o comunque a persone già avanti con gli anni - e che venga data loro la possibilità di avere la cittadinanza italiana che, però, deve essere legata all’accettazione dello stato laico.
Questo servirà ad evitare la formazione di zone - sia fisiche che culturali - ghettizzate dove i componenti sono respinti ai margini della società e, perciò, la vedranno come oppressore.
Se si dovesse arrivare a quanto detto sopra, il rischio che l’Italia e l’Europa diventino campo di battaglia tra le diverse fazioni sarà altissimo. A nulla serviranno le “leggi sugli immigrati”  perché serviranno/servono solo a delineare la distanza tra “loro e noi” senza risolvere il problema perché l’immigrazione non si arresterà comunque dato la situazione di alcune aree del pianeta che, tra guerre, regimi totalitari e siccità, la vita è diventata impossibile.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione nigeria strage

permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/1/2012 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli africani salveranno l'italia.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 11 gennaio 2012


“Gli africani salveranno l’Italia”, è un video che racconta la storia  della rivolta dei “neri” di Rosarno e che risponde a molte domande. Risposte che dovremmo tener sempre presente quando si affronta il problema degli immigrati e dei loro diritti.

Naturalmente, la domanda principale è: Perché è scoppiata la rivolta?
Di seguito la sintesi delle risposte che troverete nel documento:
Per lo sfruttamento della manodopera straniera e la crisi del mercato. Ma anche per il controllo mafioso sulla filiera e la violenza xenofoba che colpiva i migranti di colore. Una situazione aggravata dalle leggi razziste e dal pacchetto sicurezza. Nonostante tutto, la rivolta rimane un esempio per il cambiamento della Calabria e dell`Italia.

Buona visione
Roma pacifica si contrappone alla Roma violenta con una grande manifestazione multietnica e pacifica.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 11 gennaio 2012


Fonte

Una grande manifestazione quella svoltasi a Roma riguardo al duplice omicidio del 4 gennaio dove persero la vita un padre e la figlia di nove mesi di origine cinese. Una grande manifestazione non tanto per il numero dei partecipanti ma per i principi che sono stati espressi sia a parole che insiti nella manifestazione stessa. Basti dire che vi hanno partecipato, oltre ai cinesi, anche italiani e immigrati di varie nazionalità. Questo significa che, oltre alla richiesta di più sicurezza, che a Roma è andata diminuendo dal 2007, da quando diventò sindaco Alemanno, è stata espressa una forte volontà di integrazione da parte degli immigrati. 

E qui sta la grandezza della manifestazione; non solo sicurezza del proprio gruppo d'appartenenza inserito nella società come enclave, ma sicurezza perché parte del popolo italiano. Vale a dire che, l'immigrato che vive e lavora al pari degli italiani, paga le tasse, rispetta le leggi e accetta la pena per chi, immigrato come lui, infrange le leggi. chiede di essere trattato alla pari. Chiede quei diritti che, pur essendo riconosciuti dalla comunità internazionale, in Italia si stenta a concedere. E non li chiede in modo pretestuoso, a meno che non si ritenga la sicurezza un pretesto, ma alla luce dei fatti; fatti che a Roma sembrano molto reali tipo: furti e rapine sono all'ordine del giorno.

Questo è ciò che chiedono, in sostanza, le varie comunità di immigrati. E questo è ciò che l'Italia dovrebbe concedere se vuole evitare la formazioni di comunità chiuse con proprie regole.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione roma omicidio

permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/1/2012 alle 14:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I FLUSSI E LA BUROCRAZIA.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 13 maggio 2011


           

Questa è la storia di Sana Sarr, marinaio senegalese arrivato in Italia - Lampedusa - con il permesso di lavoro. Per ottenerlo, però, il suo datore di lavoro ha dovuto aspettare un anno e mezzo a causa della burocrazia.

Ora Sana lavora sul peschereccio di Antonio Di Maggio.

Sana fu presentato ad Antonio Di Maggio dall'amico Salvatore Bono, che per 25 anni ha comandato i pescherecci atlantici di 400 tonnellate sulle acque di Guinea, Conakry, Mauritania, Sierra Leone e Guinea Bissau e fu li che conobbe Sana istaurando un'amicizia che dura ormai da 25 anni.

Una persona conosciuta ed esperta dato che Sana, pur avendo incominciato come mozzo, riuscì ad avere la qualifica di ufficiale timoniere. Ma ciò non è bastato a far avere i permessi necessari neanche attraverso il decreto flussi.

Ci son voluti, come dicevo, un anno e mezzo per ottenerlo a causa della legge sui flussi. Una trafila burocratica lunghissima se si tiene conto che il decreto flussi dovrebbe regolare l'immigrazione per evitare l'ingresso clandestino.

Ciò fa pensare che il decreto serva più a scoraggiare il datore che ad incentivarlo.

Inoltre, ora che risiede in Italia, non riesce ad avere il permesso per ricongiungersi con la famiglia.

 

Un pescatore africano a Lampedusa, l`unico arrivato con i flussi


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione flussi

permalink | inviato da verduccifrancesco il 13/5/2011 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La "lega dei ticinesi" partito di maggioranza relativa nel Canton Ticino.
post pubblicato in NOTIZIE, il 12 aprile 2011


           

Succede in Canton Ticino (cantone Svizzero di lingua italiana) che la lega ticinese, nelle ultime elezioni cantonali, abbia avuto quasi il 30% dei voti divenendo cosi il partito di maggioranza relativa. Tutto bene, dunque? La lega si sta espandendo oltre confine portando il SUO federalismo o sta dando lo spunto ad altri territori affinché i popoli si richiudano a riccio nel tentativo di eludere i cambiamenti in corso a livello mondiale?

 

Secondo Bignasca "il decalogo c'è, a partire dai rapporti con Roma. Parleremo con Bossi affinché parli con Tremonti. Se non cambiano le cose, o con le buone o con le cattive, gli tagliamo i frontalieri".

I frontalieri sono i lavoratori Italiani che ogni giorno si recano oltre confine per lavorare, tagliare i frontalieri, perciò, significa impedire a migliaia di persone di lavorare.

La politica anti immigrazione della lega dei ticinesi, essendo contraria all'immigrazione, coinvolgerà anche l'Italia riguardo ai frontalieri che ogni giorno passano la frontiera dell'Italia per recarsi in Svizzera a lavorare senza l'intenzione di stabilirvisi. Coinvolgimento che riguarderà principalmente il controllo del numero in base alla disponibilità di posti di lavoro.

 

La politica della "lega dei ticinesi" di Giuliano Bignasca porta in se un qualcosa di inquietante vista la vicinanza culturale con il territorio italiano confinante. Ciò implica una visione del territorio alquanto limitata. Se si considera che la cultura, comunque, dovrebbe essere un legante tra i popoli, tra due culture affini (nel Canton Ticino si parla l'italiano e il lombardo) non ci dovrebbero essere distinzioni sociali o economiche o di nazionalità. A quanto sembra, invece, sia la lega dei ticinesi che la lega nord abbiano fatto di questa politica la loro bandiera. Questo indica che non sono solo le differenze culturali la causa dell'avversione della lega all'immigrazione. Essa trae origine in modo particolare dalla visione locale del territorio che impedisce una visione generale dello stesso e dei legami in esso contenuti. Inoltre, impedisce la valutazione delle esigenze reali del popolo stesso che, al di la della cultura, coltiva interessi che vanno ben al di la dei confini "tribali" che nascono dalla cultura locale. Interessi che, se liberati portano ad un allargamento della visione popolare e degli interessi collettivi, se vengono repressi, portano inevitabilmente all'isolamento con gravi conseguenze sia sul piano culturale che su quello economico.

 

Per concludere, se due culture affini come quella italiano/lombarda e quella ticinese, guidate da una forza politica altrettanto affine con obiettivi simili se non uguali, non riescono a convivere in nome di una autonomia locale basata sugli stessi presupposti, come si può pensare di creare una cultura "federalista" all'interno di una nazione che presenta differenze sostanziali in termini culturali e storici?

Per poter riuscire, il federalismo a bisogno di una forza di coesione che tende a creare un'unica cultura, anche se differenziata localmente, e non a separare ulteriormente le culture esistenti.

 

Programma della lega dei ticinesi

Le paure di Bossi sull'intervento in Libia.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 22 marzo 2011


 

Che la guerra sia un evento da "eliminare" come metodo per affrontare le divergenze tra popoli e all'interno dei popoli è un'idea da sostenere a gran voce: NON SIA MAI PIU' GUERRA!!!

 

Voglio specificare che il commento che farò non significa assolutamente la mia condivisione della guerra in generale e quella libica in particolare. Il commento ha lo scopo di indicare le contraddizioni della lega in merito all'immigrazione e all'energia.

 

Bossi, nel suo intervento a Erba ha sostenuto la necessità di usare cautela nel decidere interventi militari in Libia, idea che aveva già sostenuto sull'intervento in Afganistan e Iraq, poiché potremmo incorrere in problemi ancora più grandi sull'immigrazione e sull'approvvigionamento energetico.

Cautela che si tradurrebbe, alla fine, con l'attendere l'evolversi degli eventi, in parole povere "stare a guardare".

 

È chiaro che l'idea non è quella pacifista, ovvero, opporsi all'intervento bellico proponendo soluzioni diverse e migliori. È invece basata sulla paura di almeno due conseguenze che si potrebbero verificare: aumento dell'immigrazione, cessazione del flusso di gas e petrolio dalla Libia.

Queste paure, peraltro legittime, sono però nate dalle minacce di Gheddafi anzi, sono le minacce di Gheddafi nei confronti dei paesi che parteciperanno all'azione militare contro di lui.

Ho detto legittime perché si potrebbero verificare in ogni caso, sia che vinca Gheddafi sia che vinca l'opposizione; non va dimenticato che anche l'opposizione ha ribadito che eventuali accordi dopo la rivoluzione saranno fatti con i paesi amici, ovvero, con coloro che, in un modo o nell'altro, li hanno aiutati. Pertanto, in ogni caso, stare a guardare non ci salverà di certo.

 

Per quanto riguarda l'immigrazione, va notato che, fino ad oggi, dalla Libia non sono arrivati migranti. Questo significa che, se flusso ci sarà, avverrà alla fine delle ostilità pertanto, saranno tutti fuggitivi politici. L'unica differenza sarà la loro appartenenza: o saranno ribelli o sostenitori di Gheddafi. Qualcuno obietterà che migranti comunque sono. Certo, solo che se i ribelli fuggiranno da una dittatura che ha promesso nessuna pietà verso l'opposizione colpevole solo di aver manifestato il loro dissenso (non va dimenticato che fu il regime a reagire con violenza nei confronti di manifestanti pacifici), i sostenitori della dittatura fuggiranno perché coinvolti, o sostenitori, di azioni contro i diritti umani e di azioni "criminali". Una differenza che dovrà contare nel momento in cui incominceranno ad arrivare.

È più probabile che ci siano criminali tra i migranti sostenitori del regime che tra i migranti sostenitori della rivolta. Inoltre, ritenere "politici" coloro che hanno difeso con azioni anche criminali il regime non mi sembra proprio il caso; in questo caso andrebbe benissimo applicare la legge sui respingimenti e dare la possibilità al popolo libico di giudicarli.

Il tutto si deciderà a fine guerra.  Il problema dipenderà comunque dalla capacità di gestire il flusso.

 

Riguardo al problema gas e petrolio, alla possibilità di fare accordi per l'approvvigionamento, dipenderà essenzialmente dall'aiuto, e a chi, che sarà stato dato al vincitore; in questo caso è determinante la scelta di campo. Stare a guardare non gioverà chiunque vinca.

È chiaro che decidere a priori chi uscirà vincitore da un conflitto non è mai possibile; l'unica azione rimane quella di sostenere coloro che vorrebbero porre fine alla dittatura e riportare il paese a condizioni di vivibilità e all'interno della comunità internazionale a tutti i livelli (non va dimenticato che Gheddafi non ha mai firmato la carta dei diritti umani), considerando anche che l'Italia è presente in Afganistan e Iraq proprio in nome dei diritti universali e contro le dittature, almeno così ci dicono.

Inoltre, va considerato che il vincitore, chiunque sia, avrà comunque la necessità di vendere il petrolio, maggior fonte di rendita, nelle stesse quantità di prima, o anche maggiori, e considerando la necessità di reperire tecnici in grado di gestire gli impianti, sicuramente, si limiterà a rivedere i contratti.

 

Per concludere, affermare che la sinistra voglia aumentare il flusso immigratorio allo scopo di avvantaggiarsene nelle elezioni dimostra anche la confusione, magari voluta, sul tema immigrati. 

Quando si parla di migrazione - spostamento di consistenti masse di persone da un posto all'altro - si parla anche di frontiere. Chiaro che le frontiere non si eliminano d'un colpo - la frontiera più importante e diffusa è quella culturale che ognuno di noi si porta dentro - ma è altrettanto chiaro che sono loro il maggior ostacolo. Rimuoverle significherebbe una maggior possibilità di coesione e fusione delle diverse culture.

Per rimuoverle, però, serve un approccio più aperto da parte delle istituzioni e da coloro chiamati a gestirle; cosa che la lega non fa, anzi, agisce esattamente al contrario e lo fa pur sapendo che le migrazioni sono sempre esistite e sono alla base, o, perlomeno, ne sono una componente importante, dello sviluppo umano sociale e tecnologico - il mischiarsi di culture diverse non può che essere un vantaggio perché è portatore di novità e, perciò, di innovazioni.

Di questo la lega è perfettamente consapevole - lo stesso popolo padano, e comunque del nord Italia è il risultato di continui rimescolamenti di culture fin dai tempi di Roma, ma anche prima - ma continua a divulgare la sua idea di separazione per mantenere integre le culture - che però, alla fine, più che difendere le culture si difendono le tradizioni che, tra l'altro, sono comunque sopravvissute all'unità d'Italia. E in questo sta la confusione.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. bossi lega immigrazione

permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/3/2011 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le proteste a Lampedusa sono contro i migranti o il governo?
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 20 marzo 2011


 

Lampedusa in rivolta contro la decisione del governo di costruire una tendopoli per ospitare gli immigrati in fuga dal nord Africa.

 

Giovedì 17 la popolazione di Lampedusa scendi in piazza per protestare contro la decisione del governo di costruire una tendopoli dove ospitare gli immigrati per far fronte all'emergenza. I lampedusani chiedono che la loro isola non diventi un campo di "concentramento" e che gli immigrati vengano trasferiti altrove.

Richiesta legittima quella dei lampedusani che, altrimenti, si troverebbero a fare i conti con una situazione che comprometterebbe la loro economia basata essenzialmente sul turismo. Una richiesta, però, che il governo è impossibilitato a soddisfare data la scarsità di luoghi dove smistare e la mancanza totale di accordi con altri paesi europei - in modo particolare quelli di destinazione ultima dei migranti stessi.

Innanzi tutto, bisogna dire che i lampedusani non sono contro gli immigrati ma il governo che in tanti anni non ha saputo esprimere una politica seria e reale sul problema immigrazione; a meno che non si prenda per soluzione quella sui respingimenti, cosa che alla luce dei fatti risulta un vero fallimento.

Quello che chiedono è di evitare che l'isola non diventi un campo di concentramento; ma come è possibile visto la mancanza di strutture  adeguate in Italia? E come è possibile in una nazione dove il governo non ha la forza di imporsi su questioni così importanti nei confronti di quelle regioni che rifiutano campi di accoglienza sul loro territorio? Ad esempio il nord leghista.

 

Bisogna comunque capire perché si è arrivati a questo punto.

Dopo la legge sui respingimenti, l'Italia, forte della presunta cessazione dell'immigrazione clandestina (presunta perché i clandestini sono sempre arrivati con altri mezzi e per altre frontiere), sembra non abbia fatto molto per far fronte ad eventuali emergenze. È grazie alla sua inerzia che ora si trova in estrema difficoltà a gestire gli sbarchi dei nord africani che, pur essendo tutti "clandestini", non può permettersi di respingere data la grave situazione che è venuta a crearsi con le rivolte in Egitto, Tunisia e Libia.

 

Forse il ministro Maroni pensava che l'accordo con Gheddafi e gli altri dittatori durasse in eterno. O forse pensava che l'eventuale caduta di quei regimi (cosa che probabilmente gli occidentali sapevano, altrimenti a che servirebbe spendere soldi per mantenere i servizi segreti?) non avrebbe comportato la necessità di "sospendere" l'accordo con Gheddafi e gli altri regimi in attesa che si chiarissero gli eventi.

Comunque sia, ora il "problema migranti" si è ripresentato nella sua più cruda realtà. Si sta rischiando un secondo esodo tipo Albania. Esodo che, per affrontarlo, comporterebbe un'organizzazione molto più estesa di quella odierna (basta pensare che il cio di Lampedusa era stato chiuso e lasciato a se stesso) fatta di centri di raccolta e di uffici di smistamento di quei migranti che arrivano in Italia con lo scopo di andare in altri paesi europei.

Fatta la legge sui respingimenti, comunque sbagliata, si doveva, comunque, insistere a livello europeo, ma anche internazionale, affinché venissero messe le basi per una regolamentazione a cui tutti i paesi interessati (paesi d'origine e destinatari) si sarebbero dovuti conformare.

Ma non s'è fatto nulla. Dopo la diminuzione degli sbarchi si è ritenuta la legge sufficiente.

Ora ci troviamo migliaia di migranti senza sapere ne dove metterli ne come trattarli. Non c'è nessun accordo con i paesi europei sulla eventualità di smistare i migranti che arrivano in Italia, non ci sono spazi e non c'è nemmeno un accordo tra stato e regioni sullo smistamento in vari luoghi d'Italia in attesa che le cose cambino.

 

A Lampedusa, dunque, i cittadini non sono contrari agli immigrati, caso mai all'inerzia e al disimpegno dei poteri centrali sul problema.

 

Leggi anche qui.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione governo lampedusa

permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/3/2011 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
MIGRAZIONE E GLOBALIZZAZIONE.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2011


Da tre giorni non ci sono sbarchi di migranti sulle coste italiane, dopo gli allarmi e lo stato d'emergenza, sembra tutto finito. Ciò non toglie che ci siano stati e che potrebbero riprendere. Perciò, la domanda da porsi è: la politica dei respingimenti così come è stata realizzata poteva avere successo?

 

Naturalmente, mi riferisco ai nostri governanti e in particolare alla lega che ha proposto e fatto approvare una legge che, di per se, aveva bisogno dell'apporto dei paesi d'origine dei migranti per essere attuata. Apporto che avrebbe dovuto basarsi sia sulla collaborazione esterna (controllo delle zone costiere) dei paesi europei sia sugli aiuti ai paesi interessati in termini di sviluppo economico/sociale al fine di sradicare la povertà che è alla base delle migrazioni di massa.

Sembra, però, che i nostri governanti abbiano si aiutato i paesi a controllare le zone costiere, ma che, in merito agli aiuti socio economici si siano limitati a fare accordi d'affari pubblici e privati tralasciando la parte più importante di tale politica: la crescita di quei paesi. Se da una parte, la mancata crescita, aumentando la massa di poveri, ha creato le condizioni per il formarsi della necessità di emigrare in cerca di fortuna, dall'altra, la politica concordata dei respingimenti , impedendo il normale flusso migratorio, ha costretto  le popolazioni povere ha vivere una situazione di continuo disagio. Questo ha contribuito alla formazione di una coscienza più liberale all'interno di sistemi politico/religiosi assolutisti e dittatoriali;  coscienza che però non si è limitata a richieste di maggior benessere ma anche di maggior libertà sia politiche sia di movimento. Possibilità, cioè, di muoversi liberamente sia al suo interno sia verso l'esterno.

 

Pertanto, non si può affermare che la responsabilità delle situazioni che hanno portato alle rivolte, e la conseguente migrazione - va precisato che, tra i migranti, sicuramente ci sono molte persone coinvolte con i vecchi regimi, pertanto, rifugiati politici. Questo, secondo le leggi internazionali, da loro diritto di asilo. -, siano da addebitare solo ai regimi delle nazioni coinvolte ma, a maggior ragione, anche, e in primo luogo, alle politiche espansionistiche dei paesi sviluppati. Di fatto, la responsabile prima di quanto accaduto è proprio quella globalizzazione voluta e attuata dall'occidente e di cui ne va tanto fiero.

 

È proprio la globalizzazione a creare aspettative di vita migliore, è essa a divulgare la necessità di partecipare al benessere collettivo usando ogni mezzo - fa parte dell'attuale propaganda capitalista l'idea della meritocrazia, ovvero, dell'idea che emerge chi ha più possibilità economiche. Perciò, è ovvio presupporre che i popoli poveri aspirino a diventare parte del tutto, a usufruire dei mezzi necessari a realizzare le proprie aspirazioni; tra questi mezzi c'è anche la fuga da situazioni che, o non ne permettono la realizzazione o ne spostano la sua realizzazione in un vago futuro.

 

Il coinvolgimento dell'occidente consiste proprio nell'aver creato un sistema globale; le sue colpe sono quelle di averlo creato per meglio sfruttare le popolazioni povere senza prenderne le responsabilità ma delegandole a regimi totalitari sostenuti, se non creati , da loro stessi per difendere i loro interessi. Alla base di questo comportamento c'è la convinzione che la colonizzazione, qualora sia gestita in loco, sia più accettabile. Questo può essere vero se le politiche tengono conto sia delle libertà sia del benessere delle popolazioni autoctone. Ciò non è avvenuto. È avvenuto invece la pubblicizzazione delle libertà e del benessere e questo ha creato la coscienza nelle popolazioni autoctone elevando la loro cultura e spingendoli a chiedere più partecipazione politica, sociale e economica.

 

La meraviglia dell'occidente di fronte agli eventi dimostra solo l'incapacità del capitale a percepire i processi sociali e  di gestirne la politica necessaria  affinché tali processi si concretizzino in modo pacifico. d'altronde non può essere diverso; un potere economico che si avvale di ogni mezzo pur di usufruire di tutti i vantaggi e concentrato solo a soddisfare le proprie esigenze,  non può che rimanere cieco di fronte alle esigenze dei popoli.

 

Per concludere, non si eviteranno i problemi inerenti alla migrazione finché la globalizzazione non si verificherà nella sua interezza. La globalizzazione può essere positiva a patto che tutte nazioni partecipino con pari diritti ai vantaggi da essa derivanti e che le politiche siano fatte non più dal capitale ma direttamente dalle popolazioni attraverso i loro rappresentanti.

 

Fuga dalla Tunisia, responsabilità italiane e europee

La Caritas di Venezia, stop ai flussi degli immigrati.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 13 gennaio 2011


Premetto che non sono della Caritas e religioso. Opero nel volontariato come volontario della Croce Rossa e, attraverso di essa, mi è capitato di condividere esperienze con i volontari della Caritas.

Il fatto

Dopo il trentino, anche a Venezia si propone lo stop ai flussi per il 2011. la proposta, questa volta, arriva dalla Caritas di Venezia per bocca del direttore Dino Pistolato. La proposta si basa su presupposti simili a quelli dell'assessore provinciale trentino alle politiche sociali Ugo Rossi "disoccupazione, costi e conflittualità tra immigrati e residenti ma anche tra gli immigrati stessi. 

Però, che sia la Caritas a proporlo, potrebbe sembrare anacronistico. Visto anche il suo impegno nell'assistere i migranti e nell'opporsi alla politica dei rimpatri, proporre il blocco dei flussi, mette, almeno apparentemente, la Caritas in contraddizione su quanto fatto fino ad oggi. Apparentemente perché, in realtà, non fa altro che prendere atto della situazione sia economica sia sociale che il fenomeno sta producendo.  Casomai, a essere in contraddizione è il decreto flussi che non tiene conto della situazione di precarietà in cui vivono gli immigrati. 

Secondo Pistolato e Rossi, il decreto flussi dovrebbe tener conto, innanzi tutto, degli stranieri già presenti sul territorio che, per una ragione o per l'altra, hanno perso il lavoro e sono attualmente alla ricerca di una nuova occupazione. Sarebbe opportuno, sostengono, dare lavoro ai regolari senza lavoro  e ai clandestini (tra cui anche ex regolari ora senza lavoro che, secondo la legge sono diventati clandestini) regolarizzandoli, solo dopo richiedere altri flussi.

Zaia

In risposta a Pistolato, il presidente del veneto, Luca Zaia, che sostiene: «Caritas solleva giustamente questo problema perché dietro all'accoglienza ci deve essere sempre la salvaguardia della vita. Inutile aprirgli le porte per poi vederli abbandonati nei casolari all'addiaccio come accade spesso. Pensiamo invece - conclude - che quando un immigrato arriva qui è prima una persona poi un lavoratore. Se non abbiamo modo di trattarlo da persona con dignità è meglio che resti a casa sua».

Inutile dire che le affermazioni di Zaia sono completamente fuori luogo e ipocrite.

Fuori luogo perché, se la Caritas e Ugo Rossi sollevano il problema non è certo con l'intento di impedire l'immigrazione  ma per regolarizzare prima gli stranieri già presenti per evitare proprio quelle situazioni di estremo disagio che Zaia descrive. 

È appunto il flusso basato solo sulla richiesta del mondo del lavoro che provoca quelle situazioni, perciò ci si dovrebbe chiedere, e il primo dovrebbe essere Zaia, e la lega, chi trae profitto da esse.

Zaia dimentica che sono proprio le leggi esistenti e l'incapacità di gestire i flussi a creare i presupposti per il formarsi delle situazioni di disagio.

Ipocrita perché parla di degrado e di "salvaguardia della vita" pur sapendo che queste situazioni sono il frutto della politica leghista sull'immigrazione.

La Caritas

La Caritas, così come tutte le organizzazioni di volontariato religiose e laiche, si adopera nell'assistenza pur sapendo che il problema è a monte. L'assistenza è solo un mezzo per aiutare coloro, inclusi gli italiani che si trovano in difficoltà (nei dormitori e nelle mense vi accedono tutti indipendentemente dal loro credo e nazionalità) che si trovano in difficoltà, il compito di rimuovere le cause, sia della migrazione sia dei disagi, spetta alle istituzioni e non al volontariato. In Italia, purtroppo, sono proprio le istituzioni ad essere in parte responsabili dei disagi con la politica inadeguata dello stato sociale e responsabili a pieno titolo di una mancata politica delle migrazioni. La legge sui respingimenti e la legge Bossi-Fini, come è quotidianamente dimostrato, non serve a nulla. I clandestini continuano ad arrivare e i flussi, come detto sopra, creano situazioni di conflittualità. Pertanto, a meno che siano state fatte di proposito, queste leggi dovrebbero essere annullate e rifatte in base ai principi del "diritto internazionale".

È ovvio che, essendo un'associazione cristiano/cattolica, operi in base ai principi che stanno alla base della religione di appartenenza; come, d'altra parte, fanno tutte le associazioni umanitarie religiose e laiche no profit. Ciò non toglie che operi anche in base ai principi dei diritti riconosciuti a livello internazionale.

Conclusione

Pertanto, sembrerebbe che quello di Zaia sia un abbaglio, ma non è cosi. Sa bene Zaia che mettere la Caritas, per quanto riguarda l'immigrazione, sullo stesso piano politico della lega non è corretto, che la politica della Caritas e di Rossi non è rivolta a impedire il flusso ne dei regolari ne dei clandestini. È piuttosto un allarme, un avviso che se non si attua al più presto una politica più incisiva e rispettosa del diritto internazionale si andrebbe incontro a seri problemi di natura sociale. Ci si troverebbe ad affrontare proprio quello che la lega, con la sua politica dissennata, vorrebbe evitare: la presenza sul territorio di una massa sempre più crescente di disoccupati in perenne ricerca di lavoro che, come già detto, porterebbe ad una "guerra tra poveri". Perciò, la domanda che mi sono posto sopra potrebbe essere modificata in questo modo: chi trae il maggior vantaggio da una migrazione senza regole? Senza cioè tener conto della situazione già presente sul territorio?

La risposta, a mio avviso, è da ricercarsi nella cosiddetta "globalizzazione". Termine che viene usato - e egli ultimi tempi con il problema fiat molto frequentemente - solitamente quando si tratta ristrutturazione del mondo del lavoro, ma mai quando si tratta di immigrazione. Di quel fenomeno - che, tra l'altro, esiste da sempre - che nasce a causa dell'impoverimento di parte del mondo; ma chi impoverisce milioni di persone? O cosa?

Vedere anche il mio articolo precedente


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione lavoro lega caritas

permalink | inviato da verduccifrancesco il 13/1/2011 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La Libia chiude l'ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr)
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 11 giugno 2010


 

Riporto per intero l’articolo apparso sul sito Programma integra:

“In una nota diffusa nei giorni scorsi, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso profondo rammarico per la decisione del governo libico di chiudere l'ufficio dell'Agenzia. Molto preoccupato anche il Cir.

Da anni l'ufficio dell'Unhrc in Libia si occupa di proteggere, assistere e trovare soluzioni durevoli per i rifugiati che si trovano nel paese. L'Agenzia Onu è inoltre impegnata in un programma per il reinsediamento verso paesi terzi dei rifugiati presenti in Libia. Al momento, riferisce la nota, l'Unhcr è impegnata in trattative con le autorità libiche per il mantenimento della sua presenza.
Sull'avvenimento è intervenuto anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) che in un a lettera inviata lo scorso 1° giugno al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha chiesto l'intervento dell'Italia affinché l'Unhcr possa riprendere le proprie attività e ottenga dal Governo libico formale riconoscimento diplomatico.”

 

Già si sa del trattamento riservato ai migranti in Libia, dove subiscono torture e li fanno lavorare come schiavi. Lo  si sapeva già quando il governo italiano fece l’accordo per i respingimenti.

Ora, con la chiusura dell’ Unhcr, si rischia di perdere anche le poche informazioni che si è riusciti ad avere fin’ora.

 

L’accordo sui respingimenti tra Italia e Libia rientra nel trattato di amicizia, partenariato e cooperazione. Accordo che pone fine al contenzioso tra i due stati sul passato regime coloniale, ovvero, sul pagamento, da parte dell’Italia, di una somma per riparare ai danni della colonizzazione.

Un problema, in fondo, economico e di mercato, dove, però, a farne le spese sono le migliaia di migranti che transitano dalla Libia e che, con la legge sui respingimenti, vi vengono rimandati con buona pace, e affari, dei loro aguzzini.

 

Il ministro Frattini chiede che il governo italiano intervenga a favore della riapertura dell’ufficio dell’ Unhcr e per ottenere il formale riconoscimento diplomatico della Libia. Ciò indica che, al momento dell’accordo, l’Italia, pur essendo a conoscenza dell’avversione libica nei confronti dell’ Unhcr, non ne tenne conto. Ma d’altra parte, era a conoscenza anche delle condizioni degli immigrati in Libia.

Ma, d’altra parte, di fronte a interessi economici, si sa che l’essere umano passa sempre in secondo ordine.

Poco importa se l’immigrato in Italia, se regolarizzato, porterebbe ricchezza nelle casse dello stato  

, di fronte agli interessi particolari delle imprese, questo non è neanche considerato un problema. Le imprese, in un regime liberista, si sa che hanno il potere dalla loro, anzi, il potere sono loro.

 

 

 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. libia italia immigrazione Unhcr

permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/6/2010 alle 16:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Matrimoni misti e imprese di stranieri in aumento
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 29 aprile 2010


 A scapito delle leggi sulla limitazione (regolamentazione?) del flusso degli stranieri in Italia, e ai vari tentativi di blocco dell'integrazione con leggi miranti a rendere difficile l'italianizzazione dello straniero, in Italia, gli italiani stanno agendo secondo il loro giudizio e, sembra, infischiandosene di quei partiti che, della lotta alla clandestinità (o agli stgranieri?) hanno fatto la loro bandiera. Basta vedere il numero di italiani/e hanno sposato uno straniero/a e alle imprese con titolari stranieri aperte in Italia.
Secondo l'istat, i matrimoni di italiani/e con stranieri/e sono in aumento.
Nel 2008 ne sono stati registrati 36.918, il 15% di tutti i matrimoni celebrati. ancora nel 1995 erano il 4,8%. Se si considera tutte le difficoltà imposte dalle nuove leggi sugli stranieri, bisogna ammettere che l'aumento è notevole e che dimostra, al di la di ogni considerazione negativa, la volontà sia degli italiani sia degli stranieri ad una integrazione reale, cioè, non basata su presupposti etnici.
Il matrimonio tra individui di diverse etnie, provenienti da ogni parte del pianeta, presuppone un'accettazione dell'altro senza riserve di nessuna natura.
Inoltre, la CGIA ci fa sapere che le imprese, con un titolare straniero, in Italia hanno raggiunto quota 599,036 e che danno lavoro a 2 milioni di persone.

Di contro, a Losarno, è stato grazie agli extracomunitari (e non agli abitanti che, come italiani, avrebbero, per primi, dovuto denunciare gli abusi), che le forze dell'ordine sono riuscite a individuare e arrestare una trentina di persone coinvolte nello sfruttamento e riduzione in schiavitù della manodopera straniera nel settore agricolo. Il tutto si sapeva già da prima ma, come sempre, ci deve scappare il "morto" o quasi prima che si intervenga.
Questo significa due cose:
1) I dati ci indicano che l'Italia, a differenza dei politici, è ben disposta alla convivenza con persone di altre culture e che, pur con tutti i problemi che ne derivano, è disposta a "integrarsi a sua volta con i "diversi".
2) in certe zone d'italia, in modo particolare dove la popolazione è soggetta a ricatti di forze illegali o a una propaganda sempre indisposta nei confronti dello straniero, la popolazione tende a rigettare lo stesso, sia come entità economicamente dannosa sia come entità socialmente pericolosa per le tradizioni.

Ma le cifre non mentono! I dati dell'ISTAT e quelli della CGIA indicano chiaramente, e in modo particolare riguardo alle imprese, che la popolazione coinvolta nel processo autonomo, dai partiti, di integrazione e convivenza è maggiore rispetto a chi lo rigetta.
Le 600.000 imprese, non si limitano a dare lavoro a 2 milioni di persone, ma coinvolgono i cittadini in genere nel momento in cui, queste, devono proporre il loro prodotto; prodotto che viene accettato, anche se proposto da stranieri.
Da ciò deriva che le regole fatte da alcuni comuni del nord riguardo alle attività e ai prodotti proposti dagli stranieri, non sono affatto in linea con quanto richiesto dai cittadini, la tipica frase del centro destra, "i cittadini ce lo chiedono" è perlomeno opinabile, quando addirittura falsa.
Sicuramente, cittadini che chiedono queste regole, ma anche leggi nazionali, ci sono, ma chi siano è facile presupporlo.

MILANO, QUINDICI ANNI DI DESTRA E LA GUERRIGLIA
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2010


E' scoppiata la guerriglia a Milano. A innescarla, ufficialmente , è l'omicidio di un giovane egiziano causato da una diatriba con un gruppo di latinoamericani.
Milano come Rosarno? no!
Qui la rivolta è contro altri extracomunitari in una zona a forte componente straniera, dove 1 su 3 esercizi commerciali sono gestiti da extracomunitari di cui molti sono anche proprietari di appartamenti e la mescolanza tra diverse etnie è molto forte.

Una zona che, da dieci-quindici anni sta vivendo un forte degrado non tanto per la presenza degli extracomunitari ma per la NON PRESENZA delle istituzioni cittadine.
Degrado che si manifesta a causa di una forte concentrazione di situazioni negative come vivere in dieci in tuguri di due stanze ad affitti proibitivi, lavoro gestito dai CAPORALI, con conseguente povertà che spinge a utilizzare strumenti di sopravvivenza illegali (spaccio, fruttamento e prostituzione).
Situazioni estreme che l'amministrazione, gestita da quindici anni dalla destra, non è riuscita non solo a gestire ma neanche a controllare.
Ad agosto è entrata in vigore la legge sulla sicurezza che prevede, tra l'altro, che, qualora un lavoratore straniero regolare perda il posto di lavoro e non ne trova uno entro ? diventa irregolare, cioè clandestino; questa legge ha creato situazioni alquanto irreali. Lavoratori in Italia da molti anni con regolare permesso, lavoro e famiglia, si sino ritrovati clandestini e rinchiusi nei Cie.

Se a Rosarno la rivolta era indirizzata contro i cittadini e le autorità Rosarnesi per motivi inerenti al trattamento subito dai lavoratori stranieri, a Milano siamo di fronte a una situazione del tutto diversa; situazione che vede comunità diverse lottare per il controllo del territorio come da copione hollywoodiano visto in tanti films.

Come è possibile che in una città come Milano - uno dei più sviluppati centri industriali del nord e dell'Italia e gestita dalla destra che, della lotta alla clandestinità che, secondo loro, è alla base dell'aumento della criminalità, ha fatto la sua bandiera - si sia giunti alla formazione di una subcultura tipica delle grandi metropoli? Milano che con 1.304 mila abitanti non è paragonabile a citta come New York che, con 8 milioni e passa abitanti e dove le minoranze sono ben più numerose e radicate, ha sicuramente problemi ben più gravi.

Forse la risposta ce la da il vice sindaco leghista De Corato: «Questo accoltellamento testimonia che i numeri dell'immigrazione quando sono troppo alti è difficile governarli - ha proseguito l'esponente politico- . È evidente che per Milano, che ha duecentomila extracomunitari regolari e 40 mila clandestini, è un numero enorme. Il 15,4% della popolazione milanese è fatta di extracomunitari e via Padova, che è la via più multietnica di Milano, testimonia che con questi numeri è difficile governare l'immigrazione. E non si dica che Milano è una città chiusa. Gli incidenti di questa sera dicono in maniera chiara che l'integrazione la si può fare solo con numeri accettabili altrimenti si crea razzismo tra le stesse comunità di stranieri, come accade stasera tra nordafricani e sudamericani».

Secondo Corato, la situazione non è da imputare all'amministrazione, ma al numero "eccessivo" di immigrati presenti, tra cui 40 mila clandestini. Clandestini che, secondo la legge - voluta dalla lega - dovrebbero essere rimpatriati ma che, invece, si trovano tuttora sul territorio senza che l'amministrazione, attraverso le istituzioni preposte, intervenga.
Intervento che, comunque, non riguarda solo il controllo sui clandestini, ma anche su quelle forme di "sfruttamento economico" - in modo particolare nell'edilizia abitativa e commerciale - che inizia prorpio con la concentrazione degli extracomunitari atto a invogliare la popolazione locale ad andarsene vendendo o lasciando le strutture, creando cosi, a causa dell'eccessiva offerta e della nuova particolarità delle componenti etniche presenti sul territorio, il presupposto per svalutare i prezzi. Svalutazione, però, che, successivamente, con l'ulteriore introduzione di extracomunitari e conseguente aumento della domanda di alloggi, porta ad un abnorme aumento degli stessi. A questo punto viene normale supporre che i proprietari degli immobili non si curino minimamente della messa a punto degli alloggi.
Inoltre, per mancanza di controlli, la pratica di affittare o subaffittare ai clandestini, o di concentrare in poche decine di metri quadri un numero eccessivo di persone facendo pagare il posto letto, arrivando a realizzare anche 2.000 euro al mese, essendo proibita dalla legge,ha come unica conseguenza l'evasione fiscale.
Ed è proprio la concentrazione di più etnie su un territorio ristretto e senza strutture adeguate - oltre allo sfruttamento -  che da origine a situazioni estreme di degrado che, a loro volta, danno origine a strutture sociali nate spontaneamente e conformi alla cultura d'origine delle etnie senza nessun apporto da parte della cultura ospitante (in particolar modo la mancanza di contatti reali che, di solito, nascono sul luogo di lavoro).
In questo contesto, la richiesta dell'eurodeputato, Matteo Salvini, di controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano (già scartata dallo stesso Bossi) e di manifestazioni del PDL in via Padova (ieri 15) in solidarietà ai cittadini e ai negozianti vittime degli scontri di sabato - caratterizzata da slogan tipo:  'Ricordatelo bene signor magistrato la clandestinità è già reato' e 'Clandestini fuori dai confini', dimenticandosi che il comune è amministrato proprio da loro e che, perciò, spetta a loro intervenire sulle irregolarità -, lascia chiaramente intendere la forte incapacità di applicare le leggi da lei stessa fatte.
Inoltre, l'idea di "integrazione" intesa come "aquizisione della cultura locale" fa da deterrente a quanti, arrivati in Italia, si portano comunque dietro, oltre alla loaro cultura, il loro bagaglio di abitudini e tradizioni a cui difficilmente riusciranno a dimenticare.

Ciò che serve non è la pretesa che l'immigrato diventi italiano, ma una legislazione che metta sullo stesso piano chiunque viva sul territorio, però, per fare questo, bisogna perseguire tutti coloro che agiscono fuori dalla legge, italiani o stranieri che siano.



 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione milano centro destra

permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/2/2010 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Programma di Stoccolma e la politica italiana sull'immigrazione
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 17 dicembre 2009


http://www.programmaintegra.it/modules/news/article.php?storyid=4664&nid=1
Stabilire un sistema comune dell'asilo entro il 2012 e assicurare procedure di asilo efficienti e sicure per chi fugge da guerre e persecuzioni. Lo ribadisce il Programma di Stoccolma adottato dai capi di Stato e di Governo dell'Unione europea al Consiglio Ue che si è concluso lo scorso venerdì.

L'ue si è pronunciata in merito all'assistenza e asilo agli immigrati che fuggono da situazioni di guerra e persecuzioni con un programma che sottolinea l'importanza di sviluppare una politica europea basata sulla solidarietà e la corresponsabilità poiché, si legge, "un fenomeno migratorio ben gestito rappresenta un vantaggio per tutti gli stakeholders".

Benissimo, una politica comunitaria sull'immigrazione è ciò che il governo italiano si auspicava per poter far fronte al problema in modo più incisivo.
Nell'ultimo periodo "dell'emerganza immigrazione", prima della legge nazionale sull'immigrazione - quella che prevede il respingimento, la criminalizzazione e l'allungamento di permanenza nei Cio dei clandestini -, il governo aveva più volte richiamato l'UE sulla mancanza di un percorso comune e la conseguente "anarchia" nella gestione comunitaria dell'immigrazione; questa mancanza, a dire del ministro Maroni, è stata alla base della legge italiana.
Ora che l'UE ha disposto una linea comune accettata da tutti i capi di stato e di governo, anche il governo italiano dovrebbe modificare la legge in base alle decisioni dell'UE, staremo a vedere.




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione UE governo maroni

permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/12/2009 alle 18:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SIMBOLI E REALTA
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 24 ottobre 2009


Il burqa, il crocifisso e altri simboli più recenti sono esternazioni di una idea o sono l'ostentazione della stessa?
Esternazione, cioè esternare, far partecipi altri delle proprie idee e altro.
Ostentazione, cioè ostentare, far partecipi altri delle proprie idee e altro in modo insistente e provocatorio.
Tutte due i termini, che sono complementari l'uno all'altro, si riferiscono a situazioni palesemente connaturate alla volontà di comunicare/far conoscere se stessi agli altri, e fin qui non ci trovo niente di male; chiunque abbia delle idee e sia "sociale" ha questa tendenza.
I due termini sono applicabili alle idee propriamente dette, ma anche ai simboli che sono altro modo, diverso dalle parole, di esprimere le idee; però "ostentare, come detto, implica anche una certa volontà di influire sulle idee altrui per modificarle, e questo non è bene.
Ma dove finisce l'esternazione e dove incomincia l'ostentazione?
Come si può dire che il burqa è un'ostentazione e il crocifisso una esternazione? Ambedue, storicamente, non fanno parte dei principi su cui si basano le rispettive religioni; sia il crocifisso che il burqa, fanno parte di "tradizioni" preesistenti, vengono inserite nella religione a causa, probabilmente, delle resistenze degli adepti originari. Tutte e due fanno parte del bagaglio culturale e vengono usati, sia per rendere visibile la propria appartenenza sia per opera di divulgazione.
Si può obiettare che il crocifisso a comunque una storia legata al capostipite della religione stessa e che col tempo ha acquisito il diritto di diventare, a tutti gli effetti, un principio; però, nei vangeli, non si fa riferimento al crocifisso nella esposizione dei principi ma solo durante l'esecuzione - che tra l'altro, la crocifissione, era pratica comune a quel tempo.
Pertanto, chiunque decida la linea di confine, lo fa in modo arbitrario.

Perciò. esternare o ostentare, non è il problema.
Questo ci porta a considerare i simboli come comunicazione esteriore del proprio appartenere; tutti i simboli, siano essi religiosi, atei, laici o altro, portano con se violenza e sangue. Nel corso della storia, tutti hanno avuto bisogno, per affermarsi, di imporre il proprio punto di vista attraverso i simboli, e ciò, ha influito anche sul significato intrinseco dell'idea che rappresentavano. Idea che, inizialmente, non è altro che una visione diversa da quella precedente - con ciò, non intendo che le idee siano sempre positive ma che, anche la dove lo sono, i simboli tendono a cristallizzare il significato annullando il principio su cui si basano - mirante a instaurare un sistema che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe portare a una miglior gestione della società.

Inoltre, i simboli, nascendo all'interno di singole culture hanno, di per se, aspetti che fanno riferimento solo alle culture da cui sono espressione, perciò, difficilmente possono essere applicabili, pacificamente, a altre culture. Considerando anche che le culture moderne, essendo il risultato di un'evoluzione millenaria, si basano, ognuna, su presupposti indipendenti, la possibilità di un loro incontrarsi pacifico è molto labile. Pertanto, l'introduzione di nuovi simboli all'interno di una data società comporta, necessariamente, un confronto/scontro tra le componenti portatrici di tali simboli. Questo lo si può dedurre anche dalla nostra storia...............

Ciò che sta avvenendo oggi nel mondo a livello di migrazioni, se non gestita correttamente, potrebbe portare ad una situazione conflittuale generalizzata dal punto di vista socioculturale.
Di fronte al grande movimento migratorio moderno, non più determinato da fattori di espansione intesa come conquista, ma da necessità oggettive delle popolazioni di fuggire da situazioni rese invivibile dall'eccessivo sfruttamento del pianeta e dall'allargamento del mercato (globalizzazione) anche a paesi emergenti e poveri e che ha causato i disastri economici alla base delle migrazioni, - non intendo riferirmi a nessuno in particolare - si rende necessaria una politica globale, condivisa dai maggiori paesi industrializzati, capace di gestire nel rispetto dei diritti e comunque senza perdere, ne quelle conquiste - in modo particolare nel campo dei diritti - raggiunte dalla nostra società dopo secoli di storia e a prezzi altissimi, ne la capacità di dividere quelli che sono i problemi reali da quelli emotivi. Ciò serve a non cadere nell'illusione che tutto si può permettere al di la delle conseguenze.
Proibire pratiche come il burqa, l'infibulazione, portare armi e quant'altro, non significa limitare le libertà altrui - considerando anche che, almeno per le donne, pratiche come il burqa e l'infibulazione sono un segno di inferiorità e non di uguaglianza - ma portare gradualmente alla coscienza dei migranti la necessità, sia di rispettare le regole dei luoghi dove vivono sia di una nuova visione della vita stessa pulita da quei simboli che nulla hanno a che fare con la loro cultura religiosa vera e propria e che gli sono stati imposti da una cultura basata esclusivamente sulla tradizione.
Al riguardo andrebbe valutata seriamente la possibilità di una limitazione dei simboli propri della cultura ospitante, non perché sono essi i portatori di disagi, ma per evitare un susseguirsi di richieste di (falsa) parità di diritti che porterebbe (come già succede) ad una escalation delle contrapposizioni tra le diverse culture.  

Certo, non si cambia in una generazione o due, ma è proprio per questo che si deve intervenire anche con la legge; i problemi inerenti all'immigrazione non riguardano solo i simboli ma anche il loro inserimento nello strato sociale. Le proposte della lega  e quelle del ministro dell'istruzione,  al riguardo, di sicuro tendono a creare una ghettizzazione, che non implica necessariamente raggruppare in spazi delimitati i portatori di diversa cultura, proprio perché non dividono la necessità oggettive da quelle emotive.

Perciò, come dicevo sopra, il problema non è esternare o ostentare, ma la capacità di affrontare il problema in modo oggettivo cercando di superare razionalmente l'emotività. 
Se, per emotività s'intende uno stato d'animo basato su sentimenti - che possono essere negativi ma anche positivi - derivanti dall'incertezza nell'affrontare un problema che comporta un costante confronto con una diversa cultura, allora è importante la razionalizzazione dell'emotività. 
Non è facile, ma se non si acquisisce questo presupposto, anche la legge, di per se, non basta.
 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica legge immigrazione burqa

permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/10/2009 alle 16:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Appello perchè venga cancellata la norma che trasforma l’ingresso irregolare nel nostro paese in un reato.
post pubblicato in ALTRO, il 8 settembre 2009


Sopra, il link per l'appello fatto da "Libertà e Giustizia" affinché: 
1) venga cancellata la norma che trasforma l'ingresso irregolare in Italia in reato.
2) Vengano introdotte negli accordi tra la Libia e l’Italia norme che assicurino sul suolo libico la presenza di operatori internazionali in grado di valutare la legittimità delle domande di asilo presentate dai migranti e di verificare le condizioni della loro ospitalità nei centri predisposti dal governo libico.
3) Vengano introdotte norme e accordi internazionali che liberino da ogni conseguenza penale o economica, come il sequestro del natante, qualunque imbarcazione che presti soccorso in mare a migranti in difficoltà.

Probabilmente, a qualcuno verrà il mal di pancia leggento il post e si chiederà: ancora appelli? ma non si stancano mai questi sinistri? beh, di sicuro l'appello non è rivolto a costoro.

I tre punti sopra sono di fondamentale importanza per una rivalutazione dell'idea di migrazione in termini di diritti degli individui di spostarsi e della necessità di creare una "costituzione" internazionale che definisca, una volta per tutte, la necessità di un rapporto costruttivo tra i popoli non più legato a tematiche "particolari" ma riferito all'insieme di culture che, se anche diverse tra loro, possono essere vissute come momento di sviluppo collettivo.

Continuare a negare tale necessità significa negare la stessa realtà. Con la legge attuale, non solo non si è fermata la migrazione - secondo le testimonianze portate su rai 3 nel programma "presa diretta " risulta chiaro che, i migranti hanno, come ultima alternativa, la fuga dai loro luoghi d'origine, e questo al di la dei disagi (inclusa la possibilità di morire) che sanno dover affrontare - ma è stato innescato un processo di destabilizzazione dei processi di integrazione iniziati in Italia; in molti comuni, l'integrazione, è gia un dato di fatto, molti extracomunitari sono, già oggi, perfettamente integrati, sia come lavoro che come cittadini, la legge, però, in caso di difficoltà a reperire un lavoro, li qualifica come clandestini pertanto, come criminali.

Invito chiunque abbia a cuore la libertà e la libera convivenza dei popoli di sottoscrivere l'appello e di divulgarlo.

Stancarsi di farlo significa arrendersi di lottare usando ogni strumento che la democrazia ci mette a disposizione, almeno finchè possiamo, facciamolo!!!! non lasciamo che il governo che ci rappresenta faccia accordi ingannevoli con dittatori come il leader libico.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. immigrazione appello

permalink | inviato da verduccifrancesco il 8/9/2009 alle 15:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Calderoli e i diritti
post pubblicato in POLITICA, il 24 agosto 2009


Il ministro Calderoli, rispondendo a monsignor Vegliò dice:
Chi ha fatto rispettare i diritti è stato questo Governo, salvando chi si trovava in stato di bisogno e riuscendo a far passare un messaggio importante e chiaro ovvero che il nostro non può più essere un Paese di conquista.

Già, salvando perché la legge lo imponeva, ma allo stesso tempo facendo approvare una legge che impedisce lo sbarco in Italia ai "clandestini" rispedendoli "a mare". Questo, secondo il ministro, sarebbe "rispettare i diritti"; impedendo il più fondamentale dei diritti: emigrare da luoghi divenuti invivibili per cause provocate da altri < (occidentali) leggi anche > alla ricerca di posti dove poter vivere secondo le loro tradizioni. Forse il messaggio è questo: se non sei in grado di sopravvivere, muori. Si, perché qui non si tratta di invasione - casomai, l'invasione dell'Italia è opera di quanti (leghisti) vogliono, con la loro politica, snaturare il sentimento di nazione ( specifico che non sono nazionalista ) - ma di gente "disperata", in fuga da situazioni che ormai non hanno più nessun controllo, neanche da parte di chi le ha create ( occidentali ).

Solo così, attraverso questo messaggio, non partiranno più questi viaggi che non sono della speranza ma delle disperazione e che, purtroppo, hanno portato a morire, nelle acque del canale di Sicilia, tanti, partiti anche sulla base dei messaggi dell'opposizione o di monsignor Vegliò. E ad entrambi consiglio di non ripetere l'errore commesso da tutti quelli che non si resi conto che spesso le strade che portano all'inferno sono davvero lastricate di buone intenzioni..."

Che senso avrà mai separare "speranza" e "disperazione"? chi fugge, lo fa per tutte due i motivi, fugge disperato nella speranza di rifarsi una vita e se, strada facendo, muore, la colpa è da addebitare a quei governi che, invece di aprire le frontiere e attuare serie politiche di convivenza, si chiudono in se stessi attuando una politica di difesa dagli "invasori" basata su presupposti che, nella società moderna basata sulla globalizzazione, non trovano riscontri reali. E' vero, le strade che portano all'inferno sono lastricate di buone intenzioni, le vostre, che avete elargito agli italiani facendole passare per "politica umanitaria".

Le affermazioni del ministro sono la riprova della volontà di disinformare evitando di analizzare il problema (che conoscono a fondo, non sarà certo la mia analisi limitata ad istruirli) nel suo insieme.
Berlusconi e Gheddafi
post pubblicato in Riflessioni, il 11 giugno 2009


Il ministro dell'Interno Roberto Maroni si è congratulato, in merito all'operazione contro i trafficanti di uomini, con il Capo della Polizia, Antonio Manganelli. "Quella conclusa oggi è una delle operazioni più importanti degli ultimi anni, che conferma ancora una volta l'efficacia dell'azione di contrasto alla tratta degli esseri umani", ha dichiarato il ministro.  
Oggi primo giorno di visita in Italia del leader libico Muammar Gheddafi e, tra gli impegni, c'è anche un colloquio sull'immigrazione e i respingimenti, con Berlusconi.

Da una parte, un'Italia che lotta seriamente per combattere quelle organizzazioni criminali che, senza scrupoli, sfruttando le necessità di molti individui di fuggire dai loro luoghi d'origine diventati invivibili, cercano i loro guadagni sulla pelle dei disperati.
Dall'altra, un'Italia, quella del governo e dei potenti in generale, che, fingendo - non dimentichiamo che i clandestini in Italia ci sono a tutt'oggi e che, in molti casi, sono visibili, ma nessuno dice niente perché, usati come lavoranti in nero evitano ai padroni di pagare le tasse -  di voler contrastare l'immigrazione, non si fanno scrupoli a rispedire, chi tenta di sbarcare in Italia,  in Libia - facendo cosi pagare ai disperati la colpa dei criminali - pur sapendo come vengono trattati e che è, la libia stessa, un paese poco affidabile sul piano del rispetto dei diritti civili.

Due Italie, due modi di concepire la vita civile; chiunque abbia a cuore la sopravvivenza dello stato di diritto, non può rimanere indifferente di fronte a un governo che, con evidente noncuranza e indifferenza, stipula contratti con paesi dove vige la dittatura - governo che, tra l'altro, in Italia, accusa chiunque non condivide la sua linea, di comunismo, inteso come dittatura - ed è disposto anche a pagare pur di evitare di affrontare il problema in modo diretto e umano.
La visita di Gheddafi - dittatore e padrone del popolo libico - non può essere intesa come progresso alla lotta contro le organizzazioni criminali che sfruttano i clandestini, poiché tale lotta deve essere condotta con i mezzi e i tempi propri di ogni democrazia che si rispetti.
Va vista invece come volontà del governo italiano ad allearsi con chiunque, anche se  dittatore, pur di impedire l'entrata incontrollata di persone, che pur bisognose, possono, per il governo, rappresentare un'incognita per il potere.
Inoltre, l'eliminazione della clandestinità significa porsi in contrasto con il mondo imprenditoriale, cosa questa che entrerebbe in contrasto con l'attuale politica del governo basata sulla difesa delle lobbi di potere.


http://www.terrelibere.org/fuga-da-tripoli
http://terrelibere.blogspot.com/2009/06/lettera-gheddafi.html
RICHIESTA DI DIRITTO D'ASILO NEI LUOGHI D'ORIGINE
post pubblicato in Riflessioni, il 19 maggio 2009


Secondo il presidente del Consiglio i centri di identificazione (Cie) come quello di Lampedusa, «assomigliano molto a campi di concentramento ed è meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto di asilo». 
Certo che, quanto afferma il premier, sarebbe la soluzione ideale- SE NON SI CONSIDERA CHE L'EMIGRAZIONE NON È FRUTTO SOLO DI PERSECUZIONE MA ANCHE DI IMPOSSIBILITÀ DI VITA . C'è però da chiedersi: chi sarà addetto all'esame delle domande? dovrebbe sicuramente essere un'istituzione dell'ONU, che però deve sicuramente avere l'avvallo dei governi locali - o mi sbaglio? - , che a loro volta vorranno controllare il lavoro dell'ONU per essere sicuri che non escano persone che potrebbero conpromettere all'estero la loro politica, il che ci porta ad un'altra domanda, e cioè, con quale criterio il governo giudicherà chi è idoneo ad uscire? 
Oltre a ciò, c'è la possibilità che i richiedenti vengano riuniti in determinate strutture, tipo Cie, per agevolare lo svolgersi delle pratiche di espatrio, luoghi che sicuramente verranno controllati dalle forze dell'ordine locali, con quali mezzi e come saranno le strutture lo decideranno loro.
Certo, al primo ministro italiano non gliene importa più di tanto a chi vada la gestione, l'importante è che il flusso sia regolato in modo che arrivino solo persone capaci di assoggettarsi. 
In fondo non è colpa nostra , SE NON SI CONSIDERA LO SFRUTTAMENTO TERRITORIALE DI QUEI PAESI E LA VENDITA DI ARMI, se non sanno vivere civilmente, secondo i nostri parametri.
Certo che la genialità del nostro premier nel divincolarsi delle colpe è superba.



INTEGRAZIONE O CONVIVENZA 2° parte
post pubblicato in Riflessioni, il 18 maggio 2009


Da sempre i popoli, nei loro spostamenti, vengono a contatto con altre culture, e non sempre questi contatti sono positivi; quasi sempre l'ospitato deve "integrarsi" cioè modificare il suo modo di essere, e ciò comporta sempre problemi interni al paese ospite.
Succede, a volte, che il popolo ospitante, invece di obbligare l'ospite a integrarsi, cerchi di convivere nel rispetto reciproco, generando cosi un meccanismo di modifica pacifica delle abitudini e credenze culturali degli uni e degli altri.
A parole sembra molto facile, in realtà è molto difficile.
In primo luogo, la popolazione autoctona, deve sviluppare una capacità di accoglienza - non più basata su presupposti economico/culturali, che la porta a resistere  "all'invasione" per paura,  perché convinta di essere soggetta ad una culturizzazione coatta - basata su analisi socio/geografiche che gli permete di conoscere la vera natura dell'emigrazione moderna; conoscenza che deve andare oltre la mera geografia terrestre,
includendo anche tutto ciò che riguarda lo sviluppo politico/economico di quei paesi in rapporto alla politica internazionale dei paesi destinati ad accoglerli.
Se in Italia, dopo l'unità, è stata possibile la convivenza tra diversi stili di vita - nord,centro e sud - è grazie alla conoscenza, che ognuno di noi ha aquisito attraverso la scuola, è tale conoscenza che ci a permesso di non entrare in conflitto "razziale" tra le diverse conponenti - non discuto dell'ostilità della lega contro l'immigrato del sud perché ritengo sia stato solamente una sorta di lancio nel mondo politico.
In secondo luogo, deve imparare a non lasciarsi fuorviare da quanti, per ragioni di interesse economico, cercano di tenere separati i gruppi umani; questi individui e gruppi hanno tutto l'interesse a creare divergenze tra le popolazioni perché, solo cosi, possono avere maggiori possibilità di sfruttamento dei territori; questo sfruttamento, che ora è, in massima parte, rivolto verso i paesi del sud, può, in futuro, essere rivolto verso il nord, cioè i paesi che oggi usufruiscono dei vantaggi dello sfruttamento, qualora tali gruppi lo ritengano necessario ai loro interessi.

Questo, ci porta a riflettere sull'opportunità di avere strumenti adatti alla conoscenza del mondo umano; strumenti necessari qualora si voglia creare una società basata sul reciproco scambio, non solo di natura economica, ma anche culturale per permetterci di individuare le problematiche che scaturiscono dall'incontro di diverse culture.
Tali strumenti possono essere individuati nella scuola, la dove essa ha la possibilità di insegnare,attraverso programi mirati, oltre alle materie tradizionali, materie come la geopolitica, per cercare di capire, a priori, con chi si a a che fare, facilitando la convivenza.
Imparare a trattare con i diversi - che poi non sono più cosi diversi se li si conosce anche solo indirettamente - prima ancora di conoscerli direttamente ci aiuterà ad evitare lo scontro di civiltà che nasce necessariamente dall'ignoranza.
Dunque, visto il fallimento dell'integrazione, accogliere il diverso cercando di conviverci dovrebbe essere il motto di una società moderna e laica.




politica dell'immigrazione
post pubblicato in diario, il 15 maggio 2009


Purtroppo esistono frontiere che non si vedono, l’incapacità degli individui e dei popoli di confrontarsi pacificamente è sinonimo di incapacità ad aprirsi agli altri.

Sicuramente, da questo punto di vista, rifiutare il diverso - dopo averlo messo nelle condizioni di rivolgersi a noi - è la cosa più reale che si possa fare.

Le diverse culture esistenti ci impongono la difesa dei nostri valori da persone portatrici di altri valori, di altri modi di intendere e interpretare il mondo, ciò comporta la necessità di una chiusura - a volte inconscia - della mente umana a esperienze diverse che, di per se, potrebbero migliorare la vita di tutti.

Ogni disagio umano, sia esso personale o di gruppo, nasce proprio da questo.

Creare delle barriere è un comportamento connaturato nello sviluppo dell’uomo sin da quando incominciò la sua avventura come essere intelligente; difendere il proprio diritto ad esistere in un dato modo, senza dover rendere conto del proprio operare ad altri, diventa essenziale per la sopravvivenza sia dei singoli che dei gruppi o nazioni.

E’ grazie a questo comportamento, che l’uomo si diversifica in svariate culture sparse su tutto il pianeta.

Di per se, questo comportamento non dovrebbe portare ad attriti tra i vari gruppi, se non fosse che, la necessità di sopravvivere, obbliga i gruppi umani a spostarsi in continuazione alla ricerca del posto più adatto per vivere, ma non sempre lo trova libero, incontra invece altri gruppi stanziati li prima di loro con una diversa cultura, e poco inclini a spartire il territorio con altri portatori di modi di vita diversi.
Questo meccanismo è andato accentuandosi nel corso dei secoli spostandosi anche all’interno dello stesso gruppo; mano a mano che la cultura all’interno del gruppo aumentava, si diversificavano sempre più le opinioni su di uno stesso problema, causando divisioni che col tempo divennero incolmabili causando migrazioni.

Perciò, ad un certo punto della sua storia, l’uomo è stato costretto a creare frontiere fisiche per la difesa del territorio; questo però, non a fermato la sua necessità di spostarsi alla ricerca, non più di territori in cui vivere, ma di prodotti che altri popoli, avendo a disposizione materie prime adatte, potevano produrre, e successivamente, per appropriarsi delle stesse.

Tutto questo processo è avvenuto senza che l’uomo si preoccupasse di sviluppare un sistema economico basato su rapporti paritari tra i vari gruppi, ma semplicemente occupando abusimamente i territori e rapinando i popoli autoctoni.
Purtroppo, ancora oggi, siamo di fronte a situazioni dove il più forte spadroneggia in territori non suoi al solo scopo di rapina.

Avviene però ad un livello piu complesso rispetto al passato, dopo le due guerre mondiali, che causarono milioni di morti, furono necessari accordi che tutelassero i diritti di tutti i popoli a vivere in pace e a commerciare i propri prodotti con contratti paritari; ma anche questo non bastò ad impedire aggressioni, dettate unicamente, dalla volontà del più forte di trarre il maggior guadagno dal commercio.

POLITICA MODERNA SULL’IMMIGRAZIONE

E’ in questo contesto che va inserito il problema della migrazione delle popolazioni che vivono nei paesi poveri; questi paesi, dopo lo sfruttamento subito durante la colonizzazione - che, peraltro, ha contribuito anche a distruggere le loro culture originarie impedendo loro di sviluppare un sistema politico derivante dalla loro cultura - hanno continuato ad essere sfruttati - in primo luogo per il petrolio, ma anche per i loro territori, obbligamdoli a culture e allevamenti intensivi di bestiame su territori non idonei rendendoli improduttivi, causando con ciò il progressivo impoverimento della popolazione.

Inoltre, per poter meglio gestire lo sfruttamento senza essere direttamente coinvolti, i colonizzatori hanno posto alla guida dei paesi personaggi da loro stessi finanziati, fornendo loro armi e materiali che nulla hanno a che fare con lo sviluppo di un paese.

Ogni tentativo di affrancarsi dalla povertà viene soppresso, ufficialmente dai governi locali, ma in relatà dai colonizzatori che hanno tutto l’interesse a impedire che questi paesi escano dal loro stato di povertà.

Inoltre, non va dimenticato che l’occidente "pacifico", continua a produrre armi necessarie a un’eventuale difesa da eventuali attacchi esterni che però, non verificandosi, rende problematico lo smaltimento delle stesse - parte di esse sono acquistate all’interno per ammodernare il deposito, l’eccedenza può trovare sbocco solo verso i paesi da esso controllati - dato il sistema economico basato sulla teoria del "produrre per consumare, consumare per produrre" la produzione non può essere sospesa - anche per evitare problemi interni con le organizzazioni sindacali - quando il mercato è saturo, il risultato è una produzione continua che porta inevitabilmente alla creazione di situazioni critiche dove poter consumare il prodotto, guerre tra paesi poveri e guerre intestine.
Attualmente, l’occidente è la prima causa dei disagi del terzo - quarto mondo.
La resistenza che oppone, sia all’immigrazione sia all’integrazione e convivenza pacifica al suo interno tra popolazioni esterne e autoctene, deriva dalla paura che le popolazioni, venendo a contatto, acquisiscano la conoscenza necessaria per una critica verso il sistema, conoscenza non più basata su presupposti ideologici ma sul superamento dei pregiudizi razziali.



 


Rimpatrio clandestini
post pubblicato in Riflessioni, il 7 maggio 2009


Bene signor Ministro, finalmente ce la fatta, 227 migranti "RISPEDITI AL MITTENTE" prima di sbarcarli in Italia per verificare la loro effettiva provenienza e il loro stato sociale nel paese d'origine; esulti pure, signor Ministro, perché sembra che il "PACCO" sia arrivato a destinazione.
Si, "IL PACCO"! perché solo i pacchi o lettere o comunque tutto ciò che si spedisce per posta, si rispediscono al mittente qualora non soddisfano le esigenze di chi le riceve, CIOÈ MERCE!
Perché di questo si tratta, secondo Lei, i clandestini non sono altro che MERCE da usare nel bisogno e gettare finita la loro utilità.
Al mittente, però, non credo siano arrivati, già, perche la Libia è la costa da cui sono partiti e non il paese d'origine; naturalmente Lei non si è chiesto come mai i barconi partano cosi facilmente dalle coste Libiche, l'importante, per Lei, è essersene disfatto, 
Problema, quello dei movimenti migratori, che nasce da cause indipendenti dai migranti stessi; le guerre, le repressioni per motivi politici, non sono certo le popolazioni a volerle, ma gente come Lei, gente determinata a far prevalere nell'intera società la propria idea. Penso Lei sappia che in certe regioni in guerra acquistano le armi proprio da noi, l'Italia è uno dei paesi esportatori di armi, e che anche le dittature, fonte di conflitti interni, sono incentivate dagli occidentali.
E che colpa hanno le popolazioni che si trovano a vivere in ambienti un tempo rigogliosi, ora, per lo più desertici? dove la vita umana è spinta agli estremi? impedire loro di emigrare in aree piu vivibili significa condannarle a morte, non crede?
Non è, quello di avere un posto dove vivere, uno dei diritti fondamentali di ogni individuo? Siete cosi pronti ad affermarlo quando si parla di Israele che, il negarlo ad altri, diventa un doppio crimine perché diventa sinonimo di razzismo.
Ma da tutto ciò Lei non ricava nessun insegnamento, anzi...l'espulsione rimane l'unico modo, per Lei, di affrontare un problema che si ripresenterà puntualmente, perché, tra l'altro, nessuno ci garantisce che non verranno rispediti di nuovo in Italia proprio dai libici.
E cosa sara di loro in Libia, non credo lo sappia,, anzi, credo non si sia neanche posto il problema, pur sapendo che la c'è la dittatura.
Certo, tra Italia e libia è stato fatto un accordo - di che tipo di accordo non mi è dato saperlo - ma chi controlla se viene rispettato? chi controlla come vengono trattati? chi controlla che non siano usati come "schiavi"?  
Bene anche sul fronte dei consensi; una buona parte dei commenti agli articoli dei giornali non fanno altro che condividere il suo operato, dimostrando quanto poco vale, almeno per una parte degli Italiani, la vita umana.
Nascondendosi dietro allo spauracchio dell'invasione, si vuole impedire il formarsi di una cultura rivolta verso l'affermarsi di un pensiero libero da pregiudizi, pensiero che metterebbe in serio pericolo tutto il castello ideologico da voi costruito, castello che ha come unico riferimento la propria cultura, e che di per se diviene limitativo anche nell'affermazione di una società basata sul diritto.


Minori e legalita
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2009


I minori vengono clandestini non possono frequentare le scuale Italiane.
Cosi sembra, da quanto scrive Fini in un articolo rivolto a Maroni, secondo la legge sulla sicurezza.
leggi sotto
"Ti faccio presente - scrive Fini a Maroni - che la disposizione, se da un lato consente agli stranieri, anche se privi del permesso di soggiorno, di accedere alle prestazioni sanitarie pone a questi ultimi dei limiti in ordine all"accesso a pubblici servizì, anche nel caso in cui i medesimi servizi rivestano carattere essenziale. La disposizione, infatti, subordinando la fruizione di pubblici servizi alla presentazione di 'documenti inerenti al soggiorno' presso gli uffici della nostra amministrazione , impedisce che di questi servizi possano godere gli stranieri privi dei predetti documenti".
"Un solo esempio delle conseguenze - spiega Fini - che ne deriverebbero: ai minori stranieri verrebbe negata l'iscrizione alla scuola dell'obbligo ed il conseguente diritto all'istruzione che è attualmente tutelato, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani".
Non è bastato togliere la denuncia dei medici nei confronti dei clandestini che si presentano per farsi curare, perché la possibilità e l'obbligo di denuncia è insito nella legge stessa che ,come si legge, se una persona è sprovvista di documenti non può presentarsi in un ufficio pubblico, il che significa che non potrà avere, ne assistenza sanitaria ne mandare i minori a scuola perché se lo fanno sono passibili di denuncia ed espulsi.
Tutto ciò in barba alle stesse leggi italiane che danno diritto a chiunque di usufruire dell'istruzione pubblica.
C'è da chiedersi fino a che punto vuol arrivare la lega pur di penalizzare l'immigrazione in Italia, visto che Maroni a intenzione di ripresentare in parlamento l'emendamento sulle ronde e i Cie.
Sembra che l'intenzione sia quella di continuare sulla strada dello scontro con quanti, anche a destra, vogliono invece una politica basata più sul compromesso, se cosi fosse si può desumere che non si fermerà neanche di fronte ad un eventuale crisi di governo, almeno sembra.
Dico sembra perché la versione ufficiale data dalla destra sui rapporti con la lega sembra improntata verso una condivizione degli obiettivi, lasciando cosi intravvedere un gioco per confondere l'opposizione che a sua volta sembra non riuscire ad intenderlo; nella discussione precedente sulla sicurezza riusci a far depennare le ronde e i Cie, che però saranno ripresentati di nuovo e, promessa di Maroni, verranno approvati con la fiducia.
Dunque, la lotta alla clandestinità sta diventando un banco di prova, sia per il governo sia per l'opposizione.
Chi ne uscirà vittorioso?
Sta di fatto che intanto, il clandestino onesto, non ha nessuna possibilità, e tanto meno i suoi figli, di usufruire dei servizi essenziali per la sopravvivenza. Grazie alla legge Bossi Fini, se perde il posto di lavoro diventa clandestino perdendo ogni diritto.
L'Italia sta sprofondando sempre più nel pantano dell'intolleranza verso gli stranieri, pensare che ancora 50 anni fa eravamo noi i clandestini,




 
Sfoglia marzo        ottobre
calendario
adv