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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Disabili e la scuola italiana; storie di ordinaria follia.
post pubblicato in NOTIZIE, il 14 luglio 2011


Fonte notizia: la repubblica.it

In un normale asilo, un bambino di cinque anni, disabile e con l’insegnante di sostegno, viene picchiato quotidianamente dall’insegnante di sostegno e da altre 4 insegnanti.

Le indagini dei carabinieri sono iniziate dopo segnalazioni anonime e sono consistite nell’installare telecamere all’interno dell’asilo da dove i carabinieri hanno potuto constatare il fatto. A quel punto e, comunque, dopo la convocazione delle maestre, però, i maltrattamenti sono finiti; se prima il ragazzo veniva maltrattato ogni giorno, dopo l’inizio dell’indagine viene fatto oggetto di premure e accortezze, ovvero, visto che l’indagine inizia anche con la convocazione delle insegnanti con la conseguente comunicazione del motivo, le insegnanti, visto la mal parata, decidono di sospendere la loro azione nel tentativo di dimostrare che le testimonianze a loro carico sono false.

Comunque sia, sarà il corso delle indagini a determinare la realtà dei fatti. Ciò non toglie che, ancora una volta, ci troviamo di fronte a comportamenti violenti nei confronti di minori e, peggio ancora, di minore disabile. Cosa possa far scattare tanta violenza da parte di persone adulte – tra l’altro, predisposte proprio all’inserimento nella società dei ragazzi –, tra cui anche l’insegnante di sostegno che ricopre proprio il ruolo di difesa e miglioramento del comportamento dei ragazzi disabili, è un mistero. Quello che conta, però, è che questi comportamenti emergano e i colpevoli siano condannati.

A nulla serve l’affermazione del sindaco di Mileto che, al riguardo, dice: prima di esprimere un giudizio, è necessario conoscere bene i fatti – come a dire che i carabinieri hanno agito in base a semplici supposizioni –, che bisogna aver fiducia nella giustizia e perciò bisogna aspettare la fine delle indagini – ovvio, dimentica però che gli indagati lo sono grazie proprio alle indagini già condotte – e che fino a prova contraria, le persone indagate che “io (il sindaco) conosco bene”, sono innocenti – beh, io invece mi asterrei proprio dal dire che una persona non può aver commesso un qualche reato perché “la conosco bene”. L’affermazione del sindaco si basa, appunto, su un presupposto completamente estraneo alla giustizia.

Di diverso avviso è il ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, per cui il maltrattamento di un bambino è sempre un fatto grave specialmente se avviene nelle strutture preposte all’infanzia. La ministra dice che da tre settimane è stata creata “l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza” col compito di segnalare situazioni di disagio e casi particolarmente gravi alla procura della repubblica presso il tribunale dei minori chiedendo l’intervento della magistratura. Può darsi che serva a qualcosa ma, già ora il tribunale dei minori, con la collaborazione degli assistenti sociali ( e un insegnante di sostegno ha anche questo ruolo), riceve le segnalazioni riguardo alle situazioni di disagio dei minori, ma questo non impedisce il verificarsi di tali situazioni, anzi, quando il tribunale riceve la segnalazione, la situazione di disagio è già esistente. Mettere un’autorità garante, cioè un’altra istituzione accanto a quelle esistenti non risolve il problema perché esso è a monte.

Ciò non significa che il problema sia risolvibile, anzi, il maltrattamento dei minori – come la violenza sugli adulti – è un fatto connaturato col senso di potenza di un individuo; senso di potenza che si sviluppa nell’individuo sin dall’infanzia ma che trova piena applicazione nelle situazioni di disagio, ovvero, nei confronti in stato di estrema vulnerabilità. Vulnerabilità che, in alcuni casi, viene creata appositamente per poter esprimere la propria potenza.

Tornando al caso in questione e alle soluzioni politiche, l’unico modo, a mio avviso, di “prevenire” il formarsi di queste situazioni senza creare continui controlli (il controllo del personale, del primo controllore, del secondo ecc.), è la formazione e scelta degli insegnanti sia quelli normali che quelli di sostegno. La formazione non deve basarsi unicamente su dati tecnico/psicologici ma anche sulla consapevolezza del ruolo dell’insegnate così come la scelta non deve basarsi unicamente sulla bravura ma, e in modo particolare, sulla moralità laica dello stesso.

Anche i genitori devono avere un ruolo primario nella formazione del ragazzo/a. Devono però avere a loro disposizione le strutture adeguate per la loro formazione che non deve essere solo tecnico/psicologica ma anche di controllo di quanto avviene nelle istituzioni preposte alla preparazione del ragazzo/a.

Per concludere, il rispetto dell’altro, sia esso minore o adulto, è una questione morale e di formazione degli individui addetti a tale compito ma, al contempo, anche una questione di pene più severe nei confronti di coloro che calpestano i diritti dei minori o comunque delle persone deboli.

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