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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Guerra di religione o guerra di civiltà?
post pubblicato in GUERRA E PACE, il 4 aprile 2015


 Il Messaggero

Ancora cristiani sotto attacco nel mondo musulmano da parte dei fondamentalisti jihadisti che hanno attaccato una scuola in Kenya e, dopo aver diviso i musulmani dai cristiani, quest’ultimi sono stati massacrati – sembra almeno 147 persone. Uccisi per il fatto di essere cristiani.

All’apparenza,quest’azione, che è l’ultima di una lunga sequenza, farebbe presupporre ad un peggioramento, della guerra in corso, tra la religione musulmana e quella cristiana, ovvero, una guerra di religione a tutti gli effetti. In pratica,però, non è affatto così, anzi… nel mondo musulmano, oltre ad essere in corso una guerra interna per l’affermazione di un islam delle origini – Isis e suoi alleati contro tutti i musulmani non allineati (in pratica l’islam sunnita contro quello sciita) -, c’è anche, come conseguenza, una guerra control’occidentalizzazione del mondo arabo.

Si sa che tra musulmani e occidente la guerra è in corso da sempre. Si sa che all’inizio era tra islam e sacro romano impero (cristianesimo). Si sa che nel corso dei secoli il cristianesimo ha prodotto l’attuale sistema e, pertanto, la guerra si è spostata dal presupposto religioso a quello ideologico ed economico.

Già con l’avvento di Khomeini in Iran si era verificato lo scontro sia all’interno che all’esterno nei termini attuali; lo scià di Persia era un musulmano occidentalista, Khomeini era invece un musulmano integralista. Da qui incominciò l’escalation della guerra tra occidente e musulmani che dal dopo guerra era una guerra di liberazione dal colonialismo europeo nato dopo la sconfitta dell’impero turcomanno, si trasforma in una guerra di civiltà.

Definirla una guerra di religione come si tende a fare, però, è una forzatura poiché i cristiani presenti non sono semplicemente portatori di una diversa religione ma, cosa più importante, di un altro modo di intendere i rapporti umani reali. Essi non vengono visti come i portatori di una visione, in termini religiosi, della vita assoggettata al volere di dio, ma, dato l’origine del nostro sistema economico e sociale, come i portatori della civiltà laica occidentale in quanto membri attivi di essa. Ciò significa che il cristiano, accettando la divisione tra stato e chiesa, ovvero, vivere la religione all’interno di una civiltà laica senza opporsi ad essa in nome dello stato teocratico più conforme alle religioni diventa, agli occhi del musulmano integralista, il portatore dei valori della civiltà laica stessa.

Pertanto, il nemico del musulmano integralista non è la religione cristiana in se, di per se è anch’essa integralista, ma l’occidente capitalista e laico.

Dunque, sarebbe opportuno interpretare l’attuale situazione come guerra di civiltà tra due sistemi opposti sul piano sociale, politico ed economico.

 


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permalink | inviato da vfte il 4/4/2015 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il ministro Gentiloni propone un intervento in Libia per fermare l’immigrazione; e l’Italia entra nel mirino dell’Isis:
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2015


La libertà di espressione ha valore se si rispetta l’altro. In termini di immigrazione, ogni individuo che si insedia in un paese straniero deve adeguarsi alle leggi, tradizioni e abitudini del paese ospite”. Questo dovrebbe essere il primo principio in una eventuale costituzione dei popoli perché se: “Ogni popolo ha il dovere di assistere il migrante, questi ha il dovere di portargli rispetto”. E come si porta rispetto all’ospite se non “rispettando le sue leggi, le sue tradizioni e abitudini?” 

Corriere della sera

Dopo l’intervento del ministro Gentiloni in merito all’avanzata dell’Isis in Libia,l’Isis ha messo l’Italia tra i paesi nemici dello stato islamico. Lo dice l’Isis in un comunicato al radiogiornale   ufficiale dell’Isis, diffuso dall’emittente al Bayan da Mosul nel nord dell’Iraq:Gentiloni, dopo l’avanzata dei mujaheddin in Libia, ha detto che l’Italia è pronta aunirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per  combattere lo Stato islamico”.

Dunque, che l’Italia faccia parte dei paesi nemici dell’Isis non è una novità, visto che

lo stesso ha affermato più volte che metterà la sua bandiera sul vaticano. 

La novità, invece, è la presa di posizione dell’Italia. Ha cominciare Renzi che, in merito all’ultima tragedia nel mediterraneo, e relative polemiche a livello europeo e italiano, ha affermato che il problema non è Triton o mare nostrum, ma la Libia perché è dali che partono i migranti. Renzi non fa cenno ad azioni di guerra, perciò l’affermazione di Gentiloni è una interpretazione dell’idea del premier.Sbagliata o giusta che sia come Interpretazione delle parole del premier, parte comunque dalla convinzione che, per fermare “l’avanzata” migratoria bisogna intervenire alla fonte. 

L’idea dell’uso della forza nasce dalla convinzione che il tentativo dell’Onu di pacificare le parti in lotta libiche è fallito e, pertanto, un intervento militare in Libia per mettere ordine nello stato che, tra l’altro, Gentiloni ritiene fallito, si rende necessario data l’attuale situazione di grande confusione e caos che sta facendo il gioco del fondamentalismo permettendo l’avanzata dell’Isis sulle coste del mediterraneo (non bisogna dimenticare che anche in Egitto i fratelli musulmani stanno operando per destabilizzare il sistema egiziano basato sulla separazione tra stato e religione). Gentiloni ha però affermato che un intervento è possibile solo sotto il controllo Onu.

La presa di Sirte pone il problema, che va ad aggiungersi a quello dei migranti, di avere il nemico ai confini. E di nemico si tratta, e non tanto per l’affermazione propagandistica di mettere la bandiera sul vaticano, quanto per la determinatezza dei fondamentalisti musulmani di allargare il proprio dominio in base alla convinzione che l’islam è stato scelto da dio come affermazione della sua volontà e, pertanto, l’islam deve essere esteso a tutta l’umanità anche con la forza. Inoltre, dalla Libia partono anche gli oleodotti e i gasdotti verso l’Europa.

Dunque, ci stiamo addentrando in una situazione di crisi nei rapporti tra occidente e mondo islamico nel suo insieme. Questa crisi, però, in parte l’ha voluta anche l’occidente sostenendole cosiddette “primavere arabe” che di primavere avevano solo il nome perché la realtà è risultata ben diversa. E non si tratta solo dei soliti intrallazzi internazionali per lo sfruttamento a basso costo delle risorse energetiche quanto dell’aver abbattuto due regimi (Iraq e Libia) che, in fondo,ostacolavano l’insorgere di una forza Jihadista ben organizzata figlia diretta di Al Qa ida dove, tra l’altro, la popolazione era abbastanza libera rispetto a certi alleati dell’occidente, tipo Arabia Saudita, dove è in vigore la legge coranica. Senza poi contare che la dove le primavere arabe vincenti hanno permesso libere elezioni, la popolazione ha scelto un qualche partito islamico - sconfessando i fautori laici della primavera – ed ora stanno tentando di inserire nella costituzione, appunto, la legge coranica; il che significa dare spazio al fondamentalismo. Un esempio è l’Egitto dove il leader dei fratelli musulmani, dopo essere stato eletto, ha,da subito, tentato di modificare la costituzione, scritta dai militari prima delle elezioni, inserendovi la legge coranica. L’abbattimento dei due regimi ha contribuito alla crescita di un islam fondamentalista dato che la popolazione si è rivelata più propensa a scegliere governi in linea con la legge coranica.Anche al di fuori della primavera araba si riscontrano le stesse scelte popolari. Nelle ultime elezioni turche ha vinto il partito musulmano che,appena arrivato al potere, ha cambiato la costituzione inserendo la legge coranica. Ma la cosa viene da lontano quando il leader dell’opposizione in Iran, l’ayatollah Khomeini, fu rifugiato e protetto in Francia e da li poté organizzare la sua rivoluzione anti occidente. Un caso strano dato che lo scià di Persia era filo occidentale e aperto alla democrazia.

Questo, però, non significa accettare l’avanzata del fondamentalismo, anzi, se errori ci sono stati,bisogna correggerli. Non significa neanche prendersela con quegli interessi particolari che gestiscono l’economia mondiale perché quella del fondamentalismo non è una guerra economica, di territorio, ma una guerra di civiltà tra due modi diametralmente opposti nell’interpretare il mondo che ci circonda. Una guerra dove i contendenti hanno le stesse responsabilità ma dove,attualmente, l’uso della forza senza nessuna regola e a oltranza è patrimonio di uno solo dei due: i fondamentalisti. Ed è a questi che va rivolta, a nostra volta, l’uso della forza nella misura in cui veniamo realmente minacciati.

Un altro errore, non meno importante degli altri, che si sta facendo ad oggi, è ritenere l’islam solo una religione quando, invece, è ben altro. Certo, l’islam è anche una religione, ma porta con sé, oltre a una filosofia basata sulla violenza, anche l’unità tra stato e religione, ovvero, lo stato è tutt’uno con la religione che ne detta i fondamenti. Questo fa dell’islam una società totalitaria data la loro propensione all’universalismo religioso, ovvero, ritengono la religione fondamentale anche per lo “sviluppo sociale”, o stasi sociale?. Inoltre, questo lo rende un interlocutore inaffidabile per le democrazie laiche occidentali dato che esse si basano sulla separazione e non ritengono la religione fondamentale per lo sviluppo sociale. Eppure, i nostri governanti continuano a dividere l’islam tra violenti e pacifici quando il problema è all’interno della filosofia dell’islam stesso.

A questo punto, come un serpente che si avvita su se stesso, si torna all’immigrazione che sta portando il popolo islamico in giro per il mondo. Un popolo convinto di essere il portatore della verità assoluta. Un popolo che, al di la di divisioni temporanee sul metodo, ha in comune la volontà di espandersi. Pertanto, che sia fondamentalista o moderato, non cambia il suo obiettivo.

  

Ecco perché non si può accettare l’islam
post pubblicato in Riflessioni, il 29 gennaio 2015


Michelle Obama, moglie del presidente americano, durante la visita in Arabia Sauditaper i funerali del defunto re, si è permessa di presenziarvi senza il velo; apritio cielo, sull’web è una ridda di critiche, rimproveri e unanime condanna airegnanti che l’hanno permesso. Motivo? Il fatto che Michelle Obama si èpresentata senza velo e che il ministro per gli affari islamici abbia teso lamano alla first lady; un gesto proibito ritenuto un peccato grave. Ecco alcunipost scritti dai musulmani: "Sai che devi coprirti i capelli come voglionole nostre tradizioni e tu che fai, ti presenti nella terra dei due luoghi santidell'Islam con il capo scoperto. E allora noi ti cancelliamo dallo schermodelle nostre tv"; "Lo condanniamo con forzaperché è un ministro per gli Affari islamici, docente d'università islamica eguida e esempio di tanti giovani musulmani"; "E' un grandissimo peccato che nessun pentimento potrà cancellare. Naturalmente c’è anche chiapprova ritenendo il gesto un’apertura in un paese conservatore: "Michellerifiuta di coprire i suoi capelli in Arabia saudita perché vuole lanciare unmessaggio forte ai governanti sauditi: 'Non imponetevi sugli altri".

Da ciò sipuò dedurre che il mondo musulmano non solo è restio a occidentalizzarsi e cheil rifiuto viene anche dalla popolazione - in fondo, la primavera araba in Egitto,Tunisia e Libia, invece di produrre sistemi laici, ha dato spazio all’islamismo,che vi ha introdotto la legge islamica (sharia), sostenuto dalla popolazione –ma hanno la pretesa di poter vivere liberamente secondo il loro credo etradizioni quando vengono in occidente, mentre proibiscono a noi occidentali, quandoci rechiamo nei loro paesi, di vivere secondo i nostri principi e tradizioni.Pretendono, insomma, di essere rispettati e, allo stesso tempo, di nonrispettare.

L’episodiodella signora Obama non è l’unico, anzi, è il meno importante, ma da l’ideachiara di cosa vogliono realmente i musulmani quando migrano e chiedono dirittinei luoghi dove vengono ospitati.  


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permalink | inviato da vfte il 29/1/2015 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Estremismo islamico, Bordonali (Lega): paura al Nord, governo blocchi immigrazione clandestina
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 21 gennaio 2015


Lombardia:  Le parole di Simona Bordonali,assessore leghista alla Sicurezza e Immigrazione della Regione Lombardia, ritornano sul problema immigrazione nei termini che da sempre sono il leitmotiv della lega e che dopo i fatti di Parigi prendono tutt’altro significato rispetto al passato.

La Bordonali sostiene che: "Negli ultimi giorni si sono registrati fenomeni preoccupanti in Lombardia in materia di estremismo islamico. Prima è stato ritrovato, nella casa milanese di un tunisino, un manuale per l'arruolamento di combattenti da mandare nei teatri di guerra;successivamente i Ros hanno individuato un reclutatore che viveva tra Varese e Milano e infine abbiamo scoperto che un'altra cittadina italiana, di origini magrebine, è stata arruolata dall'Isis".- "Si tratta di una situazione preoccupante su cui il governo italiano non sta dando risposte adeguate. Le parole del ministro Alfano, il quale ha dichiarato di aver disposto solo nove espulsioni in più di un mese, non ci lasciano tranquilli. Occorre bloccare immediatamente i flussi migratori in entrata ed espellere tutti coloro che sono potenzialmente pericolosi. Sarebbe inoltre opportuno in vista di Expo,come suggerito dal presidente Roberto Maroni, sospendere il Trattato di Schengen finché non avremo pieno controllo dei confini nazionali. Dobbiamo mostrarci forti nella lotta al terrorismo, per evitare di sembrare il ventre molle dell'Europa in materia di contrasto all'estremismo islamico". Effettivamente, le parole della Bordonali rispecchiano l’attuale incertezza generale europea sulla situazione venutasi a creare dopo i fatti di Parigi. Una situazione che, peraltro, la lega ha da sempre previsto;la possibilità di ritrovarci in casa l’islam con tutto ciò che ne consegue. Ovviamente,la lega, quando parla di extracomunitari, si riferisce a chiunque non sia comunitario – e questo non è condivisibile -, in modo particolari agli immigrati del mondo musulmano – e questo, oggi come oggi, è condivisibile – portatori di istanze agli antipodi della nostra cultura.

Su una cosa però sbagliano; la sospensione del trattato di Schengen comporterebbe la limitazione della circolazione degli individui e delle merci europee, in pratica si tornerebbe alle dogane, e questo sarebbe un danno per tutti.

Su una invece non concordo perché la trovo poco convincente;va bene bloccare il flusso migratorio in entrata dai paesi musulmani, ma l’espulsione dei “potenzialmente pericolosi” sembra alquanto blanda poiché, come succede sempre, ritornano da clandestini.

Inoltre, non basta bloccare i flussi poiché sul territorio vivono già milioni di musulmani, e molti, ormai, sono anche di seconda generazione,come i due fratelli dell’attentato di Parigi che sono nati e hanno studiato in Francia ma che non si sono integrati – probabilmente, come loro ce ne sono molti altri. Milioni di musulmani potenzialmente pericolosi non solo perché possono aderire ai movimenti fondamentalisti, ma proprio perché musulmani. Quello di cui nessun politico europeo riesce a convincersi è lo sviluppo che sta prendendo la lotta dei musulmani che ha sempre più le caratteristiche di una lotta di civiltà. Questo non riguarda solo l’estremismo ma anche il mondo musulmano moderato secolarmente in contrasto con l’occidente, anche quando è alleato. Pertanto ogni precauzione contro l’infiltrazione dei terroristi – che poi sarebbe più realistico definirli militari – non serve a nulla se si continua a dividere i musulmani in estremisti e moderati perché anche il moderato ha come fine l’universalizzazione dell’islam. È il moderato che, alla fine, sfrutterà l’avanzata dell’islamin Europa per chiedere sempre più diritti, incluso quello di formare un partito musulmano e partecipare alle elezioni; e da lì a modificare la legislatura il passo è breve.

Papa Bergoglio in Turchia
post pubblicato in RELIGIONE, il 1 dicembre 2014


La repubblica

Il Papa è in Turchia per un viaggio apostolico, cioè evangelico, ovvero, portare la parola del vangelo nel mondo. Ed è con questo spirito che, nel suo discorso alle autorità turche, ha parlato di libertà religiosa e di espressione – “La libertà religiosa e la libertà di espressione devono essere  efficacemente garantite a tuttie di eguali diritti e doveri per le religioni musulmana, ebraica e cristiana È fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani - tanto nelle disposizioni di legge,quanto nella loro effettiva attuazione - godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri".  Però,la libertà per tutte ma diritti, e doveri, solo per cristiani, musulmani e ebrei. 

C’è qualcosa di strano in queste due affermazioni; se la libertà vale per tutte le religioni, non dovrebbero esserci anche uguali diritti, e doveri, per tutte? A quanto sembra, per il Papa Bergoglio no. Secondo lui, i diritti, e doveri,valgono solo per le tre religioni sorelle - o cugine?. Per le altre il trattamento deve essere diverso.

Hai,hai, hai e ancora hai! Uno strano senso di libertà ha papa Bergoglio, e anche di diritti e doveri. Ed ha anche uno strano senso evangelico.

Eh si! Se viaggio apostolico evangelico vuol dire portare la parola del vangelo nel mondo, cosa c’entrano queste differenze tra le diverse visioni di dio? non dovrebbe il papa parlare alla gente senza fare distinzioni? Senza fare politica? Macché!

-Purtroppo, la politica, ovvero l’arte di separare, è naturale nell’uomo di potere; non sia mai che tutti diventino uguali poiché i potenti perderebbero il loro potere essendo essi uguali ai loro sudditi – e il papa Bergoglio non si discosta minimamente da questo concetto.

Il burqa il niqab e la democrazia.
post pubblicato in NOTIZIE, il 4 agosto 2011


Fonte notizia: la repubblica.it

La Commissioni affari costituzionali della camera approva il divieto del burqa e niqab e comunque ogni indumento che copra il volto rendendo irriconoscibile la persona. Favorevoli il Pdl, Lega e Popolo e Territorio. Contrari il PD e astenuti FLI, IDV e UDC. Reclusione fino a un anno e multa fino a 30.000 euro per chi obbliga la donna a coprirsi il volto.

La promotrice e relatrice della legge, la deputata Pdl di origini marocchine, Sig. Souad Sbai si ritiene soddisfatta e afferma che questa è una scelta parlamentare storica e che non bisogna fermarsi sulla via della liberazione della donna senza diritti.

Sulla stessa linea il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna che afferma che il velo integrale non è mai una libera scelta della donna ma un segno di oppressione culturale e fisica e che va vietato per restituire dignità alle donne immigrate.

Ritengo questa legge giusta sia sul piano dei diritti che su quello dell’ordine pubblico.

Non si capisce perché, se in Italia è vietato andare a volto coperto, una persona proveniente da altra cultura lo possa fare. Non si tratta di proibire la pratica di un’altra cultura come si sostiene, ma di rispettare le leggi vigenti nel paese ospite. Ed è cosa più che legittima dal momento che le leggi sono il frutto della cultura ospitante; il non rispettarle implicherebbe il suo snaturamento. Questo modo di vedere non implica il non rispetto delle altre culture, ma il loro integrarsi nel tessuto culturale della cultura esistente.

Pertanto, parlare di diritti senza tener conto della cultura esistente significa eludere il dovere che ogni cittadino ha nei confronti della cultura in cui vive e, dato che il primo dovere è quello del rispetto delle leggi, il non rispettarle pone la cultura ospite al di fuori della cultura esistente creando cosi i presupposti per una contrapposizione tra le culture con conseguente conflittualità.

 Sul velo integrale, il PD sbaglia a equiparare la legge sul velo e quella sui Cie, due cose completamente diverse poiché il velo riguarda persone regolarmente residenti in Italia e che possono essere anche italiane convertite all’islam, mentre i Cie riguardano i clandestini.

La stessa cosa vale per la comunità islamica che parla di violazione dei diritti individuali dimenticando che le leggi esistono proprio per regolare tali diritti.

Per concludere, è sbagliato credere che in democrazia ognuno abbia la possibilità di praticare i propri diritti in ogni circostanza perché, se questi diritti non sono in linea con la cultura esistente, andrebbe contro la legge stessa che ha definito le regole della libertà democratica.

Il velo integrale e l’Europa
post pubblicato in Riflessioni, il 19 settembre 2010


Il velo integrale e l’Europa

Ha fatto notizia la donna marocchina che accompagna il figlio a scuola col burqa (velo integrale che lascia scoperto solo gli occhi), la reazione delle altre mamme è stata negativa perché, hanno affermato, cosi si spaventano i bambini, che chiamano la donna: la maestra nera; le mamme chiedono che la donna si scopra gli occhi e la bocca quando entra nell’atrio della scuola. Secondo le mamme non c’è razzismo nella loro richiesta ma solo la convinzione che i figli, vedendo che sotto il velo c’è una persona normale, non si spaventerebbero, ma anche la paura che sotto il velo si possa nascondere qualche malintenzionato. Qui la storia dal corriere della sera

Il marito della donna ha spiegato, “con pazienza”: Questo è un abito della nostra tradizione, non avete nulla da temere, è solo un abito che indossano le donne del mio paese; dunque segue i dettami della sua religione così come sua moglie e la sua famiglia. Nulla da dire su ciò se non fosse che non segue le leggi italiane che vietano di presentarsi in pubblico col volto scoperto. Ed è questo il problema; certo, vanno rispettate le idee e le religioni di tutti, ma questo non deve avvenire a danno delle leggi, e neanche si possono cambiarle per adeguarsi ad una sola idea o religione. Salvaguardare i diritti di tutti è giusto, sbagliato è pretendere che il diritto di alcuni vada a danno degli altri perché ci sarebbe una prevaricazione che in una società laica non può esistere. Cosa diversa sarebbe se solo alle donne islamiche venisse proibito di coprirsi il volto, in questo caso ci sarebbe prevaricazione e lesa dei diritti.

Inoltre, andrebbe valutato anche il diritto della donna islamica all’interno della sua stessa cultura: e vero che le donne islamiche sono libere di scegliere? E qualora lo fossero, siamo sicuri che la pratica del velo non sia il frutto di un condizionamento messo in pratica sin dall’infanzia? Siamo sicuri che la cultura islamica sia il frutto di un divenire storico dove i due generi vi concorrono alla pari?

Rispondere a queste domande in termini culturali  (sviluppando un dibattito culturale autonomo) è sicuramente difficile, se non impossibile, per noi occidentali. Perciò, ci dobbiamo rifare alle tante testimonianze che ci arrivano dal loro mondo, testimonianze che dicono esattamente il contrario di ciò che ci dicono qui.  Testimonianze di donne che vengono condannate a morte per adulterio, per omosessualità. Donne che ancora devono subire il matrimonio, vendute al loro futuro marito come merce. Donne vilipese sia nei loro diritti sia nella loro dignità in nome di una cultura religiosa che di religione, probabilmente, non ha più nulla.

È seguendo queste testimonianze che possiamo capire la vera essenza del velo integrale.

Il velo integrale, nella sua espressione culturale, non è altro che la volontà del maschio di annullare la donna come entità sociale, non per niente, dove vige questa regola, la donna viene ancora costretta al matrimonio forzato senza nessuna possibilità di scelta o, una volta scelto il marito, questo ha il potere di decidere quello che la donna può fare.

Naturalmente, sarebbe opportuno conoscere i presupposti che hanno portato a questa pratica, sicuramente, come affermano i mussulmani stessi, non è patrimonio religioso.

Perciò, se non è una pratica derivata dalla religione, se le culture che la esprimono sono maschiliste, la discussione dovrebbe basarsi unicamente sui diritti; è vero che molte donne, magari la maggioranza, possono affermare che, per loro è giusto coprirsi il volto, ma è altrettanto vero che questo può benissimo derivare dal condizionamento che hanno subito nel corso dei secoli e dalla chiusura che la loro religione impone ai credenti nei confronti di altre religioni o altre culture.

 Quello che deve fare uno stato laico non è tanto la difesa di usanze lesive dei diritti di altre persone, quanto dare la possibilità a chi ritiene di essere lesa nei suoi diritti di difendersi. Pertanto, la legge contro il velo integrale deve essere vista come una opportunità e non come una condanna; d'altra parte, viviamo in Italia dove esiste ancora la libertà di espressione - che non è solo a parole ma anche nei fatti - sancita dalla costituzione e dove esistono leggi che vietano la circolazione a volto coperto per ragioni condivise.

Perciò, da una parte i diritti delle donne ad esprimersi liberamente (incluso portare il velo integrale) dall'altra, la necessità di rispettare leggi che non nascono da esigenze culturali ma da necessità oggettive insite nella società.

Inoltre, va valutato anche che nelle culture europee, vedere in volto la persona con cui si discute è parte integrante del modo di vita che abbiamo.

Per concludere, penso che la legge sia più che giusta e non vada interpretata come discriminante nei confronti dell'islam; sono altre le azioni da condannare. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/9/2010 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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