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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il Cardinal Bagnasco, la società laica e il laicismo, ovvero, la distruzione dell’uomo.
post pubblicato in RELIGIONE, il 6 aprile 2015


Da Ansa: Le persecuzioni dei cristiani non avvengono soltanto fuori dall'Europa. "In Occidente la persecuzione non fa strage di sangue, è più subdola e passa attraverso non le armi ma le carte. In nome dell'uomo e della libertà si vuole distruggere l'uomo". Lo ha detto il card. Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova. "Verrà il giorno in cui Dio chiederà conto a chi ha ucciso nel suo nome, e a chi nulla ha fatto per fermare lo sterminio" e noi, "come uomini e come cristiani, non possiamo tacere". Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco oggi durante la messa per la Pasqua a Genova.

Come no, in Europa, secondo il cardinale, sarebbe in corso un “genocidio” a colpi di carta, e non di soli cristiani, ma dell’uomo;“in nome dell’uomo e della libertà si vuole uccidere l’uomo” questo dice il cardinale.

Strano però – o almeno così sembra - che il cardinale pensi al “genocidio” europeo quando in Africa e nel medio oriente il genocidio è più che reale. In realtà, il cardinale ci da l’ennesima prova dello sfruttamento dei drammi umani per propagandare le proprie idee.

 Anche se non è chiaro, almeno dall’articolo, a cosa di preciso si riferisce, si può però presupporre: 1) che si riferisca alla politica dei governi europei in merito ai problemi etici. Detti problemi vengono oggi affrontati in un’ottica laica e,pertanto, diversa da quella religiosa. Si ha dunque un’accettazione dell’eutanasia, del riconoscimento delle coppie omosessuali e, in generale, di quelle di fatto, ovvero, non sposate secondo il rito religioso, del divorzio e dell’aborto. Dunque, secondo il cardinale, i governi europei non starebbero“liberando” l’uomo ma, addirittura, distruggerlo. E perché mai? Ma semplice no!perché se l’uomo non segue i dettami di “dio=religione=preti=vaticano”, l’uomo si autodistruggerà, ovvero,se il cristianesimo cattolico finisce. Peccato, però,che i governi occidentali, che critica, si definiscano tutti, o quasi,cristiani! Mah!

Dovrebbe, il signor Bagnasco, prendere atto dei cambiamenti umani, questo gli permetterebbe, a lui e ai preti in genere, che l’uomo progredisce al di la dei limiti imposti dai vari assolutismi dei poteri forti,ovvero, che il cristianesimo, come ogni religione o filosofia o ideologia del passato, sta arrivando alla fine del suo percorso perché non è stato capace di rispondere alle aspettative reali umane.

Oppure: 2) che l’occidente, “oltre a uccidere l’uomo” ma proprio per questo, non sta facendo nulla per risolvere la situazione drammatica in cui versano i cristiani nel mondo arabo. Già! Ma… in conclusione, cosa si deve fare per fermare questo genocidio (che, comunque, non coinvolge solo i cristiani)? Il signor Bagnasco, anche se non lo dice, lo pensa, vorrebbe che l’occidente entri in conflitto col mondo islamico, ma si limita a dire che non possiamo tacere. Ma, il signor Bagnasco, dovrebbe sapere che, storicamente, la parola non ha nessun valore per gli autori dei genocidi, anzi, se facciamo riferimento all’Europa “cristiana” del novecento, di fronte alla Germania hitleriana non ci furono ne parole ne trattati in grado di fermare l’eccidio commesso da Hitler e i suoi seguaci.

Allora? Chiederà qualcuno. Allora, risponde il signor Bagnasco senza rispondere, bisogna agire di conseguenza; rispondere alle azioni estremamente violente con la stessa violenza che si è usata contro Hitler in Europa.

Effettivamente, se consideriamo l’attuale comportamento del movimento islamista Isis come un crimine contro l’umanità(non solo contro i cristiani), allora è ovvio che le misure da prendere non sono ne le preghiere ne la diplomazia dato che siamo di fronte a crimini di guerra . Di fronte a eventi estremi come l’Isis, l’unica azione in grado di fermarli è la guerra dell’occidente contro l’Isis; a meno che, l’Onu, Usa e Europa non riescano, con la “diplomazia”, a convincere i maggiori stati musulmani a combattere contro l’Isis, il che, comunque, significherà un bagno di sangue; e non solo contro l’Isis, ma contro chiunque si trovi sulla linea del fuoco; così come ci insegna sempre la storia che, in merito, è una grande maestra (nelle guerre contro il comunismo, o presunto tale, data la situazione in cui operavano i militari statunitensi (guerre senza prima linea come in Corea e Vietnam), le conseguenze furono pagate anche dalla popolazione civile che si trovò in mezzo senza esserne partecipe. Comunque sia, il signor Bagnasco,senza dirlo esplicitamente, chiede una guerra!

Pertanto, il signor Bagnasco, prima di lanciare accuse alle società laiche, dovrebbe, in merito alla guerra e alle sue implicazioni,innanzi tutto analizzare bene l’attuale assetto socio/politico/economico della parte di mondo coinvolta con l’Isis, in secondo luogo, dovrebbe cercare di ricordare/capire che la guerra tra islam e cristianesimo è nata con la nascita, o quasi, dell’islamismoe che, detta guerra, non è mai stata di religione ne da una parte ne dall’altra,piuttosto fu ed è una guerra di territorio e di “civiltà” – ovvero, si trovano di fronte due modi opposti di intendere la società umana.

In secondo luogo, in merito alla presunta “distruzione dell’uomo” che vorrebbe essere perpetrata dalle società laiche, capire che l’uomo,in quanto essere senziente, cerca sempre e comunque strade diverse per la sua realizzazione; pensare che la religione “cattolica” sia l’unica in grado di realizzare le aspettative umane, visto anche che in duemila anni non c’è riuscita e, tra l’altro,s’è adoperata a contribuire in modo alquanto consistente alle guerre, è alquanto irrealistico.

Dunque, il signor Bagnasco dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente che, secondo lui e la chiesa cattolica, per rimettere a posto le cose, ovvero impedire all’islamismo radicale di affermarsi, c’è bisogno di un’azione forte e violenta: la guerra. Ma così facendo perderebbe consensi, lui, la chiesa e il papa.


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permalink | inviato da vfte il 6/4/2015 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 Aprile 2011.
post pubblicato in Riflessioni, il 25 aprile 2011


           

Mai come in questo anniversario della liberazione si rende obbligatorio una riflessione partecipativa sulla resistenza che dal 43 al 45 portò molti italiani a defilarsi dal fascismo per imbracciare gli ideali di libertà.

Oggi, che con l'avanzata della destra liberista e di ogni sorta di negazione, si fa di tutto per equiparare chi lottò di sua iniziativa per difendere la dittatura e chi, al contrario, lottò per porvi fine.

Il centro di questo movimento di equiparazione e di negazione dei delitti fascisti è, in Italia, l'attuale maggioranza che, partendo dal presupposto, reale, che anche il comunismo è una dittatura, cerca di snaturare la resistenza attribuendola, e di riflesso ponendola come rivoluzione comunista, ai comunisti mentre la realtà è ben diversa.

La partecipazione alla resistenza fu ampia e coinvolse tutte le organizzazione politiche e sociali non fasciste presenti sul territorio; vi parteciparono alla pari sia cattolici che comunisti che liberali che, pur avendo obiettivi diversi, hanno saputo trovare un obiettivo comune: una società laica e libera.

 

È da questo movimento che nacque l'attuale struttura socio/legislativa che ha permesso all'Italia di entrare a far parte della società civile mondiale. Di avere una struttura sociale basata sulla distribuzione della ricchezza se non paritaria, ha però permesso anche ai disagiati di poter vivere degnamente. La base di tutto ciò è la nostra costituzione uscita, appunto, dalla resistenza e scritta con l'apporto di tutti i movimenti politici non fascisti presenti allora in parlamento.

La resistenza, però, non è finita con la guerra e la liberazione. Essa è continuata negli anni successivi frapponendosi e opponendosi a ogni tentativo di ripristino, se non del fascismo, di ogni dittatura, inclusa quella comunista, con i mezzi messi a disposizione dalla costituzione senza mai prevaricare ma, tutt'al più, dando indirizzi culturali alle generazioni future e senza mai negare nessuna cultura presente nella società.

 

L'accusa principale - e che sta determinando l'azione restauratrice della destra - che la destra muove oggi di egemonia della cultura di sinistra nella società ne è un chiaro avvertimento -naturalmente, la destra non considera che non ci sia una cultura di destra da opporre, a meno che non si chiami cultura quella del velinismo, grande fratellismo e similari. Un'accusa che prende a pretesto l'invecchiamento della costituzione che, a loro dire, essendo nata dalla resistenza, ne è stata influenzata e che, oggi, essendo i tempi cambiati, deve essere modificata adeguandosi, appunto, ai tempi. Vale a dire che oggi si può rivedere la storia in modo da legittimare quello che la costituzione delegittimava, ma non tanto per il cambiamento dei tempi, quanto per l'illiberalità della vecchia società. Voler oggi legittimare la vecchia società significa riportala in essere, ma ciò non è possibile in una società laica e libera dato che la dittatura non può convivere con la libertà.

 

La resistenza, dunque, non è finita e non finirà mai!

 

Attraverso l'attuale legislatura si vuol dare nuovi indirizzi alla società spingendola verso soluzioni illiberali che vanno dal limitare la libertà di stampa, inclusi i siti internet non giornalistici, al potenziamento del potere del premier, dall'indebolimento dello stato sociale al limitare i diritti dei lavoratori, dall'indebolimento della scuola pubblica attraverso la diminuzione dei finanziamenti a favore della scuola privata al lavoro giovanile precario, dalla privatizzazione dei beni essenziali come l'acqua all'impedimento dello strumento del referendum attraverso il gioco delle modifiche della legge sottoposta a referendum in prossimità dello stesso, dalla modifica di alcuni principi della costituzione al federalismo "impositivo".

Tutte azioni che, se nell'immediato si limitano a indebolire il rapporto tra cittadino e istituzioni a favore delle seconde creando una sorta di ricatto, nel lungo termine, invece, il ricatto si tradurrà in dipendenza del cittadino dallo stato senza nessuna possibilità di interagire con esso ma diventandone succube.

Oltre a ciò, la politica di "revisione" portata avanti dalla destra al potere, rende possibile la libertà dei fautori della dittatura di esprimersi liberamente attraverso azioni di richiamo ai non valori del fascismo e del nazismo.

 

Per concludere, la resistenza, dunque, al di la d'essere conclusa, deve continuare adeguandosi, però, al fatto che la dittatura non si presenta più bardata di catene e olio di ricino ma con i mezzi più moderni esistenti.

Una resistenza reale, oggi, significa, innanzi tutto, uscire da quella sorta di religiosità in cui è stata relegata fino ad oggi. Resistere alla dittatura in generale e non più solo a quella fascista. Inoltre, e proprio basandoci sulla costituzione, la resistenza deve portare a realizzare una società sempre più laica, libera e sociale rifiutando quell'individualismo che caratterizza il capitalismo liberista e che, per la maggior parte del popolo, è solo illusione di poter fare qualsiasi cosa.

Berlusconi, Bossi e la democrazia
post pubblicato in POLITICA, il 13 settembre 2009


Riporto una frase di bossi pubblicata da repubblica del 12/9 (Immigrazione, scontro tra Fini e Bossi. Il senatur: "Senza di noi, elezioni anticipate")
"Fortunatamente la Lega è molto forte in Parlamento e sono costretti a seguirci tutti. E anche i nostri alleati devono dire sì perchè, se la Lega non dà i voti ai grandi progetti, non li avrebbero per andare avanti. E allora sì, che si andrebbe a votare. Ma noi non vogliamo andare a votare, vogliamo le riforme".

In questa frase è evidente l'anomalia italiana; qui Bossi dice chiaramente che l'attuale governo non avrebbe i numeri per governare senza la lega e fa capire che essa è l'unica formazione a trarne vantaggio.
I vantaggi sono tanti e "concreti". Riguardano, in prevalenza, la natura stessa della costituzione italiana poiché mirano a destabilizzarne l'unità, sia in termini fisici che in termini culturali, attraverso politiche di divisione tra le varie regioni (federalismo fiscale, differenze salariali, autonomie dipendenti dallo stato centrale ) e differenziazione culturali (introduzione dei dialetti come lingua primaria, obbligo degli insegnanti di conoscere i dialetti della località dove insegnano).
Ma anche la politica immigratoria e di integrazione degli immigrati attraverso politiche di rifiuto degli stessi.
Roberto Cota dice sul sito della lega nord:
“Sulla cittadinanza ci parleremo a livello di maggioranza e troveremo una posizione comune, tra l’altro non c’è fretta. La fretta ce l’ha solo la sinistra che sogna di far entrare milioni di immigrati, ma il loro resterà un sogno. Adesso siamo in una fase in cui sono state presentate diverse proposte alla Camera che sono sul tappeto e che esprimono delle opinioni (quali? nda). Quello che posso dire è che noi siamo contrari all’introduzione dello ius soli e all’abbassamento del termine di dieci anni, cioè la cosiddetta cittadinanza breve. Il termine di dieci anni previsto dall’attuale legge è più che ragionevole. Del resto questo stravolgimento delle regole non fa parte del programma di Governo e anzi va nella direzione contraria”
A questo, va aggiunto la loro ferma determinazione ad impedire ogni libera espressione culturale degli immigrati (vedi loro posizione sulle moschee).

Pertanto, in Italia, abbiamo un partito di maggioranza relativa P.D.L. che è costretto a sottostare alla volontà di un partito, la lega, che nelle elezioni politiche ha ottenuto l'8%, delle preferenze.
Naturalmente, il primo ministro, "capo/padrone" del P.D.L., nega tutto ciò; secondo lui, la politica dell'attuale governo, è fatta in pieno accordo con le altre formazioni componenti la maggioranza.
Ma se cosi fosse, perché ad ogni scostamento del P.D.L. o di una delle altre formazioni o di un singolo - ultimo in ordine Fini - essa ricorre al ricatto "o fate come diciamo noi o il governo cade"?

Viene da chiedersi quale sia, oggi in Italia, la linea politica della maggioranza, se quella della lega o quella del P.D.L. (sempre che ci sia).
Ma sarebbe una domanda retorica. Da sempre, il partito di maggioranza relativa, per assicurarsi il potere, si basa sulle alleanze - e questo vale , in certa misura, anche nelle dittature - tra varie componenti politiche.
In passato, la DC si alleava, a secondo delle convenienze, coi liberali, socialisti ma anche comunisti; oggi, il P.D.L. si allea con la destra e con, almeno finché ne avrà bisogno, la lega.
Ciò dimostra che i partiti, oggi come ieri, una volta raggiunta la maggioranza relativa, fanno/faranno di tutto per non perderla anche a scapito della democrazia, se poi il partito di maggioranza è di destra - non che con la sinistra cambi molto - c'è anche il rischio che si arrivi ( o ci siamo già arrivati? per me si!!! ) a legiferare in termini di soffocamento delle libertà necessarie per uno sviluppo democratico. E' quanto sta succedendo oggi. Con la legge sulla stampa (che include anche i blogger ); si sta cercando in tutti i modi di impedire un dibattito ampio e trasversale che, attraverso la rete, coinvolge anche non professionisti dell'informazione.
Sulla rete ognuno esprime il proprio pensiero senza problemi di "convenienza" politica, in piena libertà e in base alle loro conoscenze, ciò implica una massa di informazioni non riscontrabile su nessun media tradizionale, cartaceo o on line che sia, poiché, i media sono legati sia a interessi economici sia a interessi culturali (intesi come difesa dei diritti di autore). Tale massa di informazioni viene letta quotidianamente da milioni di persone in tutto il mondo,creando cosi una rete immensa dove si possono leggere fatti e idee che avvengono anche molto lontano da noi.
Con la legge sugli immigrati si vuole impedire (oltre che alla libera circolazione degli individui ) il contatto fisico con culture diverse dalla nostra affinché prevalga la "storia" ufficiale dello stato.
Con la legge sul testamento biologico ( e in genere sull'etica ) si vuole impedire la realizzazione di una società laica ove le leggi siano fatte per regolare e non per imporre.
Queste sono le leggi simbolo dell'attuale governo; per chi, invece, vuole vivere in una società libera, queste devono essere le leggi simbolo contro cui impegnarsi in una lotta democratica e civile a favore delle libertà.

Impegnarsi nella lotta democratica e civile significa, innanzi tutto, evitare ogni contrapposizione di parte creando un "laboratorio di idee" capace di convogliare le menti (di qualsiasi colore politico/ideologico esse siano) su temi inerenti, non solo alle tematiche "reali", ma, in special modo, su quelle che da sempre dividono, cioè sullo stato laico.
Per far ciò è necessario rompere con i vecchi schemi ideologici e religiosi, accettare che nella società possano convivere diverse culture con esigenze diverse e che le leggi siano fatte, non a favore di una componente, ma che lascino la libertà di rispetto degli altri.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 13/9/2009 alle 18:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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