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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Salvini e la presa di Roma
post pubblicato in POLITICA, il 2 marzo 2015


Quella della nuova lega di Salvini di ieri volevaessere una “marciasu Roma” per rimarcare il nuovo corso “nazionalista” leghista; l’obiettivoè quello di aiutare i vari gruppi “noi con Salvini” nati al centro sud adecollare, dimostrando che la lega non è più indipendentista padanista ma che,viceversa, ritiene che “l’unità italiana” sia fondamentale. Nel suo discorso,Salvini, ha sostenere il nuovo corso “nazionalista” basandosi su una politicatutta di destra, anzi, della destra estremista, fascista; non a caso Casa Pound– che era presente alla manifestazione con cartelli con la foto di Mussolini ealtri con la croce celtica (svastica) - lo sostiene incondizionatamentesostenendo che il programma di Salvini non si sposta di una virgola dal loro.Oltre Casa Pound era presente anche la Meloni, presidente di Fratelli d’Italia– altra formazione di estrema destra -, anche lei in sintonia con la “nuovalega nazionalista”.

Dunque, il risultato dellamarcia su Roma è lo spostamento della lega verso l’estrema destra italiana? Probabile.Visto che l’obiettivo di Salvini è quello di diventare il nuovo leader didestra all’opposizione a Renzi senza però il peso ingombrante del leader diForza Italia – tra l’altro, sembra che Forza Italia si stia avviando allosfascio – e anche dei centristi di Alfano impegnati a governare con Renzi.

Quante probabilità ci sonoche nasca una formazione politica tra Lega, Casa Pound e Fratelli d’Italia?

Quello che tiene insieme itre è un forte sentimento xenofobo nei confronti degli immigrati senzadistinzione di nazionalità e credo, un anti europeismo basato sulla perdita diidentità nazionale e un forte sentimento populista nell’affrontare i graviproblemi che attanagliano gli italiani: disoccupazione, pensioni, lavoro etasse. Ma quello che fa da catalizzatore è la necessità di trovare un leaderriconosciuto non solo a livello nazionale ma anche internazionale; si veda illegame con il movimento di MarineLe Pen - che comunque rifiuta il federalismo a favore di una concezionedura e centralista dello stato - e altri gruppi dell’estrema destra europea -,comunque europeo, che porti avanti le istanze del programma della destraestrema. E Salvini sembra essere quello giusto dato che rifiuta a prioriqualsiasi legame con il riformismo italiano di qualsiasi tipo.

Maquesto basta a legare indissolubilmente i tre? Basta un programma politico condivisosenza la condivisione dei principi ideologici? O c’è anche quello? Casa Poundnon è semplicemente nazionalista, anzi, è innanzi tutto fascista, ovvero, è perla dittatura, pertanto, se ci fosse anche un legame ideologico tra i tre,sicuramente la lega, al di la delle belle parole sul sociale, tenderà a imporreuna dittatura. In tal senso basti vedere come si sono presentati i militanti diC.P. alla manifestazioni; inquadrati in formazione militare.

Perconcludere, la lega non è semplicemente andata alla deriva a destra, ma hafatto un salto di “qualità” scegliendo la destra fascista. Potrebbe essereanche una scelta elettorale, ovvero, allearsi solo per aumentare il consensotogliendo voti al centrodestra; in modo particolare al centro sud. Ma se cosìfosse, la coalizione non durerebbe molto.

Estremismo islamico, Bordonali (Lega): paura al Nord, governo blocchi immigrazione clandestina
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 21 gennaio 2015


Lombardia:  Le parole di Simona Bordonali,assessore leghista alla Sicurezza e Immigrazione della Regione Lombardia, ritornano sul problema immigrazione nei termini che da sempre sono il leitmotiv della lega e che dopo i fatti di Parigi prendono tutt’altro significato rispetto al passato.

La Bordonali sostiene che: "Negli ultimi giorni si sono registrati fenomeni preoccupanti in Lombardia in materia di estremismo islamico. Prima è stato ritrovato, nella casa milanese di un tunisino, un manuale per l'arruolamento di combattenti da mandare nei teatri di guerra;successivamente i Ros hanno individuato un reclutatore che viveva tra Varese e Milano e infine abbiamo scoperto che un'altra cittadina italiana, di origini magrebine, è stata arruolata dall'Isis".- "Si tratta di una situazione preoccupante su cui il governo italiano non sta dando risposte adeguate. Le parole del ministro Alfano, il quale ha dichiarato di aver disposto solo nove espulsioni in più di un mese, non ci lasciano tranquilli. Occorre bloccare immediatamente i flussi migratori in entrata ed espellere tutti coloro che sono potenzialmente pericolosi. Sarebbe inoltre opportuno in vista di Expo,come suggerito dal presidente Roberto Maroni, sospendere il Trattato di Schengen finché non avremo pieno controllo dei confini nazionali. Dobbiamo mostrarci forti nella lotta al terrorismo, per evitare di sembrare il ventre molle dell'Europa in materia di contrasto all'estremismo islamico". Effettivamente, le parole della Bordonali rispecchiano l’attuale incertezza generale europea sulla situazione venutasi a creare dopo i fatti di Parigi. Una situazione che, peraltro, la lega ha da sempre previsto;la possibilità di ritrovarci in casa l’islam con tutto ciò che ne consegue. Ovviamente,la lega, quando parla di extracomunitari, si riferisce a chiunque non sia comunitario – e questo non è condivisibile -, in modo particolari agli immigrati del mondo musulmano – e questo, oggi come oggi, è condivisibile – portatori di istanze agli antipodi della nostra cultura.

Su una cosa però sbagliano; la sospensione del trattato di Schengen comporterebbe la limitazione della circolazione degli individui e delle merci europee, in pratica si tornerebbe alle dogane, e questo sarebbe un danno per tutti.

Su una invece non concordo perché la trovo poco convincente;va bene bloccare il flusso migratorio in entrata dai paesi musulmani, ma l’espulsione dei “potenzialmente pericolosi” sembra alquanto blanda poiché, come succede sempre, ritornano da clandestini.

Inoltre, non basta bloccare i flussi poiché sul territorio vivono già milioni di musulmani, e molti, ormai, sono anche di seconda generazione,come i due fratelli dell’attentato di Parigi che sono nati e hanno studiato in Francia ma che non si sono integrati – probabilmente, come loro ce ne sono molti altri. Milioni di musulmani potenzialmente pericolosi non solo perché possono aderire ai movimenti fondamentalisti, ma proprio perché musulmani. Quello di cui nessun politico europeo riesce a convincersi è lo sviluppo che sta prendendo la lotta dei musulmani che ha sempre più le caratteristiche di una lotta di civiltà. Questo non riguarda solo l’estremismo ma anche il mondo musulmano moderato secolarmente in contrasto con l’occidente, anche quando è alleato. Pertanto ogni precauzione contro l’infiltrazione dei terroristi – che poi sarebbe più realistico definirli militari – non serve a nulla se si continua a dividere i musulmani in estremisti e moderati perché anche il moderato ha come fine l’universalizzazione dell’islam. È il moderato che, alla fine, sfrutterà l’avanzata dell’islamin Europa per chiedere sempre più diritti, incluso quello di formare un partito musulmano e partecipare alle elezioni; e da lì a modificare la legislatura il passo è breve.

Erminio Boso, razzista dichiarato.
post pubblicato in COMMENTI, il 3 maggio 2013


Non demorde Erminio Boso della lega nord. In merito alla nomina a ministro all'integrazione della signora Cecilie Kyenge, Boso non ci stà e inveisce contro la Ministra stessa.
''Sono razzista, non l'ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo. Ve la tenete voi, il ministro italiano di colore. Dovrebbe tornare in Congo. Non me ne frega niente se fa il medico, il Congo ha bisogno di medici. Torni li' a farlo''.  
Questo è il profondo pensiero dell'ex senatore, ora deputato, di quel che rimane della lega nord nel nord Italia. 
Eppure, questo partitino da sempre, non lascia perdere nessuna occasione per dimostrare al mondo il suo odio verso i diversi. Anche Borghezio, europarlamentare, se l'è presa con la ministra usando un linguaggio ancor più offensivo di Boso: ministro bonga bonga e faccia da scimmia. 
Ma non c'è nulla da stupirsi per la reazione di questi individui e del partito perché il razzismo, a tutti i livelli, fa parte del loro DNA politico. 
Se Boso, e con lui tutta la lega, pensa che affermare di essere razzista e di non averlo mai negato lo assolva in qualche modo dalla sua ignoranza (nel senso di non conoscenza) si sbaglia. Certe idee non nascono con loro ma vengono da lontano, da un passato che sarebbe meglio non tornasse più, che rimanga sepolto per sempre nella merda ideologica da cui è nato. 
Non si può più concedere impunemente , a personaggi pubblici, la possibilità di esprimere idee contrarie ad ogni principio e ideale del vivere civile. Non si può perché le idee razziste sono state, nella storia reale, sinonimo di dittatura e violenza criminale. Pertanto, al pari delle dittature del novecento e inizio duemila in Europa e nel resto del mondo, il razzista deve essere trattato per quello che è: un criminale.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/5/2013 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il paradosso italiano
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 28 febbraio 2013


Quella uscita dalle elezioni è un'Italia divisa in tre ma non nel senso di nord, centro e sud ma trasversalmente. Tutti e tre i partiti maggiori sono presenti, anche se non equamente - il Pdl è maggiormente presente al sud -, in tutte o quasi le regioni; praticamente, non esistono più le cosiddette roccaforti. In modo particolare, il PD ha perso molti consensi al centro dove era presente territorialmente da sempre. Di contro, la lega, ridotta al lumicino, con la vincita - grazie alla coalizione con il Pdl - di Maroni a Milano, praticamente controlla tutto il nord realizzando il sogno da sempre inseguito della padania; paradossalmente, però, in queste politiche ha più che dimezzato i consensi. La lega non è più il partito di maggioranza nelle tre regioni che controlla ma ha la possibilità di condizionare la cosiddetta macro regione (Piemonte, Lombardia e veneto).
Questo significa che, mentre a livello nazionale la coalizione di maggioranza relativa difficilmente riuscirà a fare un governo, a livello locale, un partito di minoranza - in queste politiche la lega ha ottenuto poco più del 4%; se consideriamo che i sostenitori sono per la maggioranza al nord, significa che anche la percentuale non è molto più alta. Maroni ha ottenuto la Lombardia con l'apporto del Pdl. - non solo ha la possibilità di governare, ma anche di condizionare la politica nazionale.
Mentre l'Italia si trova ad un bivio molto importante della sua storia con forze progressiste che spingono per un cambiamento sostanziale della politica nazionale, la lega, complice il pdl, può governare su presupposti territorialistici, le tre regioni economicamente più importanti d'Italia. E, se consideriamo la mai negata volontà scissionista della lega, ne consegue che un piccolo partito ha la possibilità di staccare il nord dall'Italia.
Certo, il pdl ha sempre e comunque il coltello per il manico; la possibilità di far cadere le amministrazioni delle tre regioni ma, considerando il leader, persona molto attaccata ai propri e molteplici interessi e implicato costantemente in processi come indagato, ha nessuno del pdl, considerando che nessuno, a parte il leader, comanda, viene in mente di contrastare le sue scelte che, come sempre, sono legate a interessi personali e, pertanto, anche passibili di inciuci con chiunque gli assicuri la governabilità che, come chiunque ormai sa anche se lo vota, gli serve per non finire in galera. 
La lega, dunque, dopo aver operato per cambiare l'assetto socio/politico dell'Italia con il cosiddetto federalismo fiscale e dopo aver cambiato la legge elettorale, il cosiddetto porcellum - definito così dal suo stesso creatore -, alla fine risulta l'unico partito vincente di queste elezioni.

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La lega querela chi ha scritto frasi razziste accostandole al simbolo della lega nord.
post pubblicato in NOTIZIE, il 12 novembre 2012


Lega Nord
Vi ricordate Matteo Salvini quando alla festa di Pontida del 2009 cantava: Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani...Son colerosi e terremotati...Con il sapone non si sono mai lavati..., ebbene, ora lo stesso Salvini dichiara: La Lega Nord ha dato mandato ai propri legali di denunciare tutti coloro che stanno diffondendo via Internet, accostati al simbolo della Lega Nord, frasi deliranti mai scritte né pronunciate da alcun nostro esponente quali “i meridionali sono per me come erano gli ebrei per Hitler e vanno messi nei forni crematori”.

Che la lega non abbia mai scritto frasi del tipo riportate sopra forse è vero, che non sia un partito razzista è falso come è falso pensare che chi le scrive non sia in qualche modo legato alla lega nord. Quella lega che di frasi contro i diversi è campione - lo stesso Salvini era pronto a formare vagoni del treno separati per extracomunitari e il suo collega di partito - così come è campione nel fare leggi razziste tese a separare i diversi dai “normali” che, tra l’altro, per la lega si trovano solo al nord Italia.

Se qualcuno arriva ad abbinare il simbolo della lega a frasi razziste, anche pesanti come quella riportata, non lo fa a caso. Bisogna pensare che la propaganda leghista, da quando è nata, ha sempre rivolto la sua attenzione politica alla limitazione dei movimenti dei popoli - si veda la legge sui respingimenti - definendo coloro che provengono da una cultura diversa inferiori. Pertanto, deve essere ritenuta responsabile in prima persona di coloro che oggi, avendo interpretato la sua propaganda nel modo realistico, ovvero in senso razzista, usano il loro simbolo per esprimersi.
Il fatto che la lega non sia mai arrivata ad affermazioni simili non significa che il suo messaggio non l’abbia fatto, che non sia stato implicito nelle tante affermazioni razziste. Una frase o un pensiero, si sa, può avere molte interpretazioni; sta a chi lo esprime evitare una interpretazione che va al di la delle sue reali intenzioni. La lega evidentemente non l’ha fatto.
Sta di fatto che ieri a Bologna uno slogan macabro - Monti e Fornero, il vostro posto è al cimitero - è stato scandito due volte dal megafono che precedeva una manifestazione della lega nord.

Per i leghisti sarebbe meglio, prima di intraprendere certe azioni, farsi un profondo esame di coscienza, ma è una speranza vana.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/11/2012 alle 17:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La lega e la logica del potere
post pubblicato in POLITICA, il 4 aprile 2012


Si stanno spendendo fiumi di parole sulla notizia del tesoriere - già la parola tesoriere la dice lunga  - leghista che usa soldi pubblici per affari privati. Si sta facendo il solito can can nel tentativo di destabilizzare un partito attraverso il suo leader. Lo si fa attraverso le sue azioni illegittime - come a dire che la lega, di per se, è legittima.
Certo, l’uso improprio di soldi pubblici per ragioni personali è un reato, ma di reati la lega ne ha commessi altri e nessuno s’è mai sognato di indagare e denunciare. Basti pensare al linguaggio offensivo nei confronti sia di personaggi che del popolo italiano. Ma anche ai ministeri di Monza (anche li si sono spesi soldi per aprirli), al cosiddetto parlamento padano in contrapposizione a quello nazionale  (altri soldi spesi), ai simboli leghisti usati nei luoghi pubblici (scuola di Adro) messi con soldi pubblici. Questo per dire i più conosciuti perché si è scritto abbastanza ma di cui nessuno a aperto indagini per verificare da dove provenissero i soldi e la dove si sapeva, (scuola di Adro) nessuno a aperto un’inchiesta e denunciato i responsabili.

Si stanno spendendo fiumi di parole, dicevo, ma la vera notizia è un’altra che sta dentro la notizia ma che si fatica a esprimere in modo chiaro: la lega è un partito come tutti gli altri soggetto a autoidentificarsi (ne più ne meno come gli altri partiti) come partito della verità assoluta. Pertanto, soggetto agli errori tipici degli uomini che si trovano a gestire il potere - in modo particolare quello finanziario. E qual’è il primo errore che commette chi si trova ad avere in mano la ricchezza altrui se non quello di usarlo a proprio vantaggio?
Inoltre, la lega, essendo un partito secessionista, per attirare a se il consenso dei cittadini del nord Italia, non s’è mai fatta scrupoli nel condannare il governo centrale definendolo ladrone usando come slogan proprio “Roma ladrona” per accentuare, oltre alla distanza di idee da Roma, proprio il valore “onestà” come presupposto base di un governo locale gestito dalla lega; e qui sta la vera notizia: la lega è ladrona ne più ne meno di quanto lo è Roma.
Come Roma si avvale degli stessi identici parametri nella gestione del potere, usa, cioè, gli stessi metodi per sfruttare al meglio gli spazi che riesce ad ottenere non disdegnando anche i metodi illegittimi.

Concludendo, non si capisce il perché di tanto scandalo di fronte a comportamenti comuni a ogni potere.
Caso mai, andrebbe valutato l’impatto sugli elettori leghisti che, a quanto sembra, nell’onestà della lega ci avevano scommesso.
Ciò che è emerso potrebbe essere un buon trampolino di lancio per una campagna destabilizzante nei confronti della lega condotta sulla base della incoerenza tra le dichiarazioni roboanti della propaganda e la realtà del partito che, come detto sopra, non è diverso dagli altri. E visto che si presenta come partito unico per la “salvezza” del nord Italia, dei pericoli che rappresenta, per i cittadini del nord, qualora dovesse riuscire nel suo intento di separare l’Italia.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/4/2012 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Propaganda elettorale in spregio alle leggi
post pubblicato in NOTIZIE, il 4 marzo 2012


Bresciapoint
Sembra che la lega bresciana, dopo la storia del polo scolastico di Adro, dove la giunta aveva fatto mettere ovunque il simbolo leghista del “sole delle Alpi” tirandosi addosso critiche da ogni parte, ci stia riprovando a utilizzare il suolo pubblico contro ogni regola.

Succede a Desenzano, sulla sponda sud del lago di Garda, che l’aspirante sindaco leghista  faccia mettere sul selciato i manifesti della sua campagna elettorale anziché negli appositi spazi.
I manifesti di 2x2 metri (foto sopra) sono stati posti sul selciato occupando il suolo pubblico in spregio alle regole sulle affissioni pubblicitarie.

Una trovata niente male se non fosse che la pubblicità deve seguire delle leggi, tra cui anche il pagamento di una tassa, a cui, evidentemente, la lega se ne fotte.
Una trovata che ha tutto il sapore della provocazione in linea con la nuova politica del ritorno alle radici del partito Bossiano e che, per questo, e in ragione della sua pretesa rappresentanza di un popolo indipendente, si arroga il diritto, non solo di occupare (che comunque non durerà a lungo poiché nessuno è tenuto a rispettare un manifesto posto sul selciato) il suolo pubblico ma anche di ignorare le leggi civili della convivenza.
Un comportamento dal sapore d’inciviltà tutta leghista.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/3/2012 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Secondo Borghezio, nei popoli del sud manca senso civico. Ma quando mai!
post pubblicato in COMMENTI, il 8 febbraio 2012


fonte notizia
   
  Era da un po’ che il sig. borghezio non si faceva sentire, m’era venuto il sospetto che avesse dato le dimissioni dalla politica. E invece no! Purtroppo! E’ di oggi la notizia delle sue esternazioni sul maltempo che ha investito l’Italia dal nord al sud. Affermazioni che fanno la differenza tra la capacità del nord e l’incapacità del sud di affrontare le emergenze; il tutto, naturalmente, senza fare le debite distinzioni tra chi, vivendo in zone fredde e nevose, si è premunito dell’organizzazione e dei mezzi necessari per far fronte al problema neve e chi, invece, vivendo in zone calde e poco nevose, se non addirittura senza neve e freddo, non ha avuto nessuna necessità di premunirsi dei mezzi e dell’organizzazione per far fronte a simili emergenze.
Ovviamente, il sig. borghezio parla in generale sapendo che, se entrasse nei particolari, avrebbe dovuto ammettere che la dove i mezzi ci sono si è potuto far fronte, almeno in parte, manto nevoso e gelo permettendo, alla situazione.

Ma il sig. borghezio non è uomo di sottigliezze. Da bravo padanio, vive più di fantasie che di analisi scientifiche, di affermazioni volgar/dilettantesche/populiste che di un linguaggio sobrio e rispettoso dei costumi altrui.
Si sa che preferisce, di fronte all’evidenza, chiudere gli occhi per poter esternare la sua rabbia nei confronti delle popolazioni contrarie al suo credo. Preferisce negare l’evidenza e per farlo si costringe a ogni sorta di invenzioni a uso e consumo dei suoi adepti che, alle prossime elezioni, purtroppo, lo rieleggeranno. Ed è questo il punto focale della sua fortuna politica: l’aver sfruttato l’ignoranza (intesa come non conoscenza) altrui invece che, come politico, aiutarli ad emergere dalle caverne del localismo tribale.

Tutta la sua cultura è tesa a denigrare il diverso - dalla pianura padana in giù sono tutti incivili e pericolosi -, a combatterlo come il male oscuro. Come se il nord fosse la culla della civiltà e non viceversa. Naturalmente, il sig. borghezio si guarda bene dal chiedersi e verificare quanti nel nord Italia ed europeo condividono le sue teorie perché, se lo facesse, risulterebbe chiaro anche alla sua mente alquanto racchiusa nel suo giardino personale, che le sue idee sono condivise da una piccolissima parte del totale che. pur frazionato, rappresenta sempre la maggioranza.

Il sig. borghezio, purtroppo, è anche uno dei rappresentanti italiani al parlamento europeo. Un rappresentante che, anche in sede europea, non disdegna l’uso di un linguaggio grasso popolaresco adatto più alle vecchie taverne e osterie di paese che ai moderni bar dove, da decenni, il linguaggio è andato raffinandosi anche nei dialetti e dove la gente ha acquisito la capacità di discutere con cognizione di causa anziché lasciarsi andare ai sentimenti personali.

Insomma, il sig. borghezio dovrebbe imparare, oltre all’educazione, il linguaggio tipico di ogni civiltà. Quel linguaggio che permette la convivenza civile tra gruppi di persone o popoli diversi tra loro.
Alla luce di quanto detto sopra, è ovvio che il senso civico, di cui il sud con, tutti i suoi problemi, è molto più avanti del nord, manca proprio a lui e ai suoi adepti.
Rivolta della base leghista in un sondaggio di radio padania libera.
post pubblicato in POLITICA, il 28 gennaio 2012


Corriere della sera
Il sondaggio che radio padania libera (mah) aveva proposto agli ascoltatori per chiedere la loro opinione sul governo Monti ha dimostrato che il 71% dei leghisti condivide la politica di Monti. Ovviamente, il sondaggio è sparito dal sito di radio padania (per niente) libera.

Una bella batosta per un partito che pretende di essere l’unico all’opposizione e che ne ha fatto un nuovo cavallo di battaglia proprio nel tentativo di recuperare la base che, stanca di parole vuote, ha duramente criticato il leader magico.
Dunque, la frattura c’è ed è evidente al di la delle strette di mano tra Maroni e Bossi e gli accordi fra loro per sanare i disaccordi. Probabilmente, la base non ci sta più ai giochetti del vertice e vuole riportare quell’unità originaria basata su un rapporto più stretto tra base e vertice, tra politici e territorio rottosi con l’esperienza di governo e del grande potere che ne è derivato ai singoli politici leghisti. Potere che li ha convinti che la base li avrebbe seguiti comunque proprio in ragione che, al governo, avrebbero potuto realizzare il sogno federalista per arrivare alla secessione. Ma così non è stato!

Quell 71% a favore dell’attuale governo è li a dimostrare che, il popolo padano, non è più tanto propenso, almeno in questa fase critica, a una politica di federalismo e secessionismo dato che, l’attuale politica non ha tenuto conto delle “conquiste” fatte in questo senso dalla lega al governo e, pertanto, l’averlo promosso è indicativo di una consapevolezza che va al di la della richiesta di uno stato separato e sovrano.
Promuovere Monti crea una spaccatura difficilmente sanabile perché non si tratta più di divergenze tra dirigenti di partito ma tra la base che, col suo voto, determinerà l’esistenza stessa del movimento e il partito stesso.

Chiaro che quel sondaggio (sparito dal sito) è solo indicativo, ma rappresenta, comunque, un malumore generalizzato che potrebbe modificare sostanzialmente la politica della lega.
Questa non è la prima rivolta della base leghista verso il vertice, ma è la prima volta che la base respinge la politica del vertice a favore di una forza esterna, e non politica.

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Bossi, Maroni e il giuramento di Pinocchio
post pubblicato in COMMENTI, il 23 gennaio 2012


La foto dei maroniani: Cerchio, se davvero sei magico, SPARISCI!!!!!
Dopo il magna magna romano, la lobby leghista, il cerchio magico, si riscopre rivoluzionaria sperando di recuperare sia l'unità intorno al boss, sia un consenso ormai diviso tra bossiani e maroniani - in proposito si veda l'articolo "Maroni: bossiani pronti a lancio di uova".
Ma la realtà, dopo il magna magna romano, è ben diversa. la base non si fida più delle parole e non crede alla logica del fine che giustifica i mezzi. E indietro non si torna.
Le minacce di Bossi al vecchio "camerata" e amico - si fa per dire - Berlusconi, non fanno più presa ne sull'ex, per modo di dire, alleato ne sulla base che si aspetta una politica indipendente da quella nazionale.

Un Bossi alquanto smorto, quasi cadaverico, quello visto in piazza duomo a Milano, con la contestazione al cerchio magico ormai consolidata e in fase di ribaltare le sorti del vecchio boss al di la delle parole di Maroni sul “non è successo niente, la lega è sempre unita” e degli applausi della platea.
Un Bossi bambino che, di fronte all’evidenza dei fatti, non vuole saperne di mollare e fa i capricci minacciando ritorsioni qualora lo stravecchio amico non faccia cadere il governo Monti definito infame.

Certo che fa un certo effetto - intestinale - sentire certi discorsi fatti da un personaggio che, fino a ieri, predicava il ringiovanimento della politica e che, oggi, cerca di rimanere attaccato alle briglie dei cavalli seduto in cassetta del calesse tutto preso a mantenersi saldo al potere. Da l’idea del vecchio canuto messo in disparte, al ricovero?, che continua a comportarsi come se fosse il capo famiglia mentre tutti lo ignorano.

Insomma, come al solito, incominciano col voler cambiare il mondo per poi rifiutare i cambiamenti più evidenti.

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E Bossi ci ripensa, niente panchina a Maroni
post pubblicato in POLITICA, il 15 gennaio 2012


Ansa
Dopo la decisione di impedire a Maroni di tenere comizi sul territorio nelle manifestazioni della lega, ora ci ripensa e al più presto ne terranno uno insieme.
La decisione, a quanto pare, è stata presa dopo che molte segreterie, sindaci e sezioni della lega nord hanno deciso di invitare Maroni ai comizi.
Ma bossi non demorde e, per non ammettere la “sconfitta” dice per mezzo del quotidiano la padania:  ''Chi spera in una Lega divisa e da' ascolto a intermediari confusionali rimarra' deluso”.

Come già scrissi, “Pensare che la lega sia vicina alla disgregazione è pura illusione. Bossi e company conoscono benissimo le difficoltà di mantenere compatto il consenso e dovranno spiegare bene la differenza tra obiettivo e prassi politica per ottenerlo”.
La lega, e tanto meno Bossi, non possono permettersi beghe interne perché, al di la delle reazioni della base, anzi, proprio per questo, devono dimostrare una maggior compattezza, se non proprio di vedute, almeno nella capacità di analisi delle divergenze se vogliono evitare il frazionamento in tanti movimenti.

Questo non significa che riusciranno a convincere i tanti cittadini non militanti che l’hanno votata a rinnovare la fiducia, ma se il consenso esterno diminuirà, non sarà certo per le beghe interne ma per l’ambiguità della sua politica. Agli elettori “non allineati” preme di più la soluzione dei problemi che i principi, se questi rimangono, per loro significa che il partito che hanno scelto è inidoneo a risolverli e cambieranno spiaggia.
SPERIAMO!!!!!!

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E Bossi mette in panchina Maroni
post pubblicato in Riflessioni, il 14 gennaio 2012


Fonte il Corriere della Sera

Ormai è evidente la rottura all’interno della lega. Dopo il voto sull’arresto di Cosentino che ha visto Maroni contrapporsi a Bossi, quest’ultimo ha deciso di vietare le manifestazioni della lega in cui è prevista solo la presenza di Maroni. Tutte le manifestazioni già previste ove sia presente solo Maroni devono essere annullate.
Fa paura alla lega la critica interna e il dissenso alla linea del centro, in modo particolare quella dei personaggi influenti come Maroni che, tra l’altro, è uno dei fondatori del movimento, che può portare alla scissione del partito. Allora meglio isolarli cercando di farli passare per traditori; un termine che da solo spiega la struttura chiusa del partito tipica di ogni movimento illiberale.

Poco importa se la chiusura coinvolge anche parte della base che si dissocia dalla politica del centro, ciò che conta è tenere una leadership compatta in modo che la base, pur non essendo d’accordo con parte della politica del centro, si possa identificare nei principi che esprime perché sono i principi, anche se inventati, a fare da catalizzatore intorno al centro; in effetti, sono loro il vero centro. In questo modo, la leadership ne esce immune perché il suo compito primario consiste nell’evitare che il movimento devii, e dal momento che uno dei motivi di deviazione è proprio la critica, essa va isolata a tutti i costi. Non ha nessuna importanza se, in certi casi, la critica individua il pericolo di deviazione della leadership perché l’isolamento serve a mantenere integro il centro che, altrimenti, rischierebbe di sfaldarsi.

L’isolamento del critico o di chi dissente dalla linea del centro, pertanto, non serve solo a mettere in sicurezza la leadership, ma anche a dare un messaggio di compattezza e sicurezza ai sostenitori, siano essi iscritti o simpatizzanti. Un messaggio forte, dunque, in grado di ricompattare l’adezione alla leaderschip lasciando al dissidente l’illusione di poter continuare al di fuori del partito.
E’ per questo che Maroni ha affermato che non mollerà, che rimarrà sempre fedele all’impegno preso con la lega. Capisce benissimo che, se uscisse e formasse un nuovo partito, avrebbe poche scians di ottenere un largo consenso e finirebbe col dividere inutilmente il movimento secessionista; ultima cosa che vorrebbe.
Naturalmente dovrà fare i conti con una leaderschip intenzionata a perseguire l’obiettivo compatta. Obiettivo che rimane inalterato al di la delle scelte fatte partecipando al governo Berlusconi.

Pensare che la lega sia vicina alla disgregazione è pura illusione. Bossi e company conoscono benissimo le difficoltà di mantenere compatto il consenso e dovranno spiegare bene la differenza tra obiettivo e prassi politica per ottenerlo.
Ed è proprio per questo che fanno continuamente leva sul principio fondante del partito: “la secessione per una “padania libera” dal dominio di Roma”.

Concludendo, quello che la base leghista non capisce è che è proprio attraverso la prassi che si creano le maggiori divergenze che, oltre a creare spaccature interne, la devieranno dall’obiettivo finale perché, la politica, è fatta di compromessi sia esterni che interni. Bossi sa benissimo che credere, come fa la base, di poter mantenere l’integrità anche nella prassi è perdente. Che il compromesso è necessario quando si è al governo, che le poche “conquiste” ottenute sono dipese proprio dai compromessi, che se a livello locale si è potuto prendere determinati provvedimenti è grazie ai compromessi fatti a Roma.
Non illudiamoci, allora, che la lega si disgreghi per le divergenze interne.

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E i leghisti scelgono le poltrone alla legalità.
post pubblicato in BREVI, il 12 gennaio 2012


Fonte
Con 309 no e 298 si, la camera a respinto la richiesta di arresto del coordinatore del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, accusato di  accusato di avere legami di affari e politici con i clan dei Casalesi. Sono stati determinanti i voti della lega e dei radicali.

Dopo il battibecco di ieri tra Maroni che voleva votare si all’arresto e Bossi che “non c’è nulla nella carte, ognuno voti secondo coscienza”, oggi, in aula, i leghisti hanno scelto la linea del boss.
Comunque sia, è ovvio che la lega, oltre a essere diventato un partito, anzi partitino, qualunque, è alla prese con un gruppo parlamentare che preferisce la poltrona agli ideali.
Quello della legalità in politica è sempre stato, almeno a parole, il cavallo di battaglia della lega, l’aver votato a favore di un personaggio indagato per mafia dimostra solo una cosa: che anche la legalità segue agli interessi politici di parte. Difatti, il Pdl, ha cercato in tutti i modi di convincere, parlando personalmente con i leghisti, quanti nella lega erano per l’arresto  riuscendoci, c’è da chiedersi cosa si son detti.
Maroni sostiene d’aver ricevuto molti messaggi (dalla base) di rammarico per il mancato arresto. He si, povera base che non si accorge d’essere diventata le fondamenta che tengono in piedi il magna magna degli eletti.

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La lega e il barbiere del premier Monti
post pubblicato in POLITICA, il 9 gennaio 2012


Fonte: lega nord per la conquista della pianura padana.

In merito alla resistenza della lega sul sostegno del governo al blitz dell'agenzia delle entrate, la lega critica aspramente il premier Monti riguardo a un fatto:

La lega, nella persona di Maurizio Fugatti, è indignata perché il premier Mario Monti non ha ancora risposto all'interrogazione parlamentare riguardo al pagamento del "famoso barbiere di Milano" a cui si era rivolto il premier per un taglio di capelli dopo la chiusura. La mancata risposta, secondo Fugatti, lascia dubbi sulla potenziale evasione fiscale di quello specifico episodio. Da qui trae la convinzione che il premier stia predicando bene e rozzolando male.

Che sia la lega a dire questo dopo l'esperienza di governo che l'ha vista comportarsi come un qualsiasi partito "magnando" a più non posso soldi pubblici e investendo i finanziamenti dei rimborsi elettorali in titoli di stato esteri e valuta straniera suona molto come il ladro che ruba al ladro. Quella lega che da una parte incita all'odio e dall'altra si, o cerca, di presentarsi ufficialmente come partito della legalità. L'esempio eclatante del dualismo ipocrita della lega è la legge sull'immigrazione dove l'immigrato è considerato al contempo lavoratore e criminale.

Se poi consideriamo le affermazioni dei suoi rappresentanti, ultima in ordine di tempo quella del consigliere della lega nord di Albenga in Liguria, Mauro Aicardi, - per gli immigrati servono i forni - scritto su Facebook, allora vien da pensare che debba essere la società civile tutta a chiedere ragione del suo comportamento.  La lega, non solo rozzola male, ma lo fa impunemente senza dover rendere conto a nessuno, mentre, in una società civile, dovrebbe essere messa al bando solo per il razzismo che esprime quotidianamente. La cosa peggiore, però, è che i rappresentanti vengono incitati dal boss che, a sua volta, usa lo stesso linguaggio.

Altro che interpellanza parlamentare sul barbiere, qui ce ne vorrebbe una bipartisan per decidere una volta per tutte l'esclusione della lega dal parlamento italiano. In fondo loro sono celti, pertanto soggetti alla legge sull'immigrazione.


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La lega s’incazza con Monti per la modifica alla legge sulla tassa per il permesso di soggiorno.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 5 gennaio 2012


A quanto sembra, il governo Monti è intenzionato a rivedere la tassa sull’immigrazione prevista in un decreto del 6 ottobre.
La tassa è modulata in base al periodo di permanenza in Italia e va da un minimo di 80 euro a un massimo di 200.

Secondo il ministro dell’interno,Annamaria Cancellieri e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, la legge andrebbe rivista facendo pagare la tassa in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare. Nessuna cancellazione, dunque, della legge, bensì una riformulazione della stessa.

Eppure, la lega non si trova d’accordo. A quanto sembra, però, non per la modifica in se ma per questioni di principio.
Secondo Maroni, il governo vorrebbe cancellare la legge e minaccia il ministro Cancallieri di non azzardarsi a farlo perché sarebbe una vera discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani (da notare la distinzione). inoltre, afferma Maroni, sarebbe un attacco ai diritti dei cittadini che lavorano e pagano le tasse. Come a dire che gli stranieri non lavorano e se lavorano non pagano le tasse - deve saperla lunga, Maroni, sul fatto che gli immigrati non pagano le tasse, eh si, perché, alla fine, sono i datori di lavoro che versano le tasse. O no?
Comunque sia, chi lavora da regolare paga le tasse, che sia straniero o italiano. Inoltre, l’aumento dei prezzi derivati dall’aumento dell’Iva e della benzina, aumenti a firma anche leghista, sta mettendo in ginocchio italiani e stranieri, pertanto, le affermazioni di Maroni sono completamente fuori luogo dato che i sacrifici li fanno tutti i lavoratori e, ancor più, i disoccupati.

Invece, per l’ex ministro della semplificazione (ministero inventato di sana pianta per soddisfare proprio la lega), Roberto Calderoli, è una vergogna che i ministri del governo Monti, dopo aver accettato pesanti misure che colpiscono i nostri pensionati e lavoratori, ora si impegnino contro la tassa sul permesso di soggiorno. E continua, prendiamo atto che per il governo Monti non si deve chiedere nulla agli immigrati mentre s’è chiesto molto agli italiani.
Anche Calderoli dimentica che i maggiori disagi per i lavoratori, italiani e stranieri, e i pensionati sono il frutto della loro politica. Per far dimenticare ciò, i leghisti, mettono sempre l’accento sulla riforma delle pensioni; riforma che, comunque, non sapremo mai se la lega sarebbe riuscita a bloccare visto che il governo, di cui erano conpartecipi, l’aveva proposta anche se un po’ più dilatata nel tempo.

Dunque, da una parte la modifica di una legge che viene interpretata come cancellazione della stessa, dall’altra parte, l’addebito al governo Monti della loro politica. In mezzo, questa volta, ma non è la prima, gli immigrati ritenuti dalla lega, come sempre, criminali.

Concludendo, quello che più conta per la lega non è tanto la tassa sul permesso di soggiorno, quanto la possibilità di rendere sempre più difficile l’immigrazione regolare. Si, perché sono i regolari a pagare la tassa e non i clandestini.
Bossi alla conquista dell’Europa; ultimo tentativo prima dello sfascio.
post pubblicato in NOTIZIE, il 29 dicembre 2011


Fonte notizia
Dopo il fallito tentativo di creare il federalismo in Italia, Bossi e compani rilanciano la secessione.
Ma questa è storia vecchia; sono partiti da quella armata, fallita, per passare al federalismo, fallito, e approdare a quella consensuale - a proposito, in un articolo precedente, avevo parlato della secessione consensuale e mi era sfuggito “morbida alla cecoslovacchia”. cosa alquanto strana e contradditoria se si pensa che la secessione delle province cecoslovacche non furono affatto morbide.

Ora sembra che la creazione della padania non riguardi solo le province italiane ma anche la svizzera e parte dell’Austria e della Germania. Dice Bossi: "Abbiamo Veneto e Piemonte parleremo con Formigoni per capire se ci sta. Poi tocca a Trentino Friuli Valle d'Aosta e Liguria per formare la Padania, una macroregione che incorpora Svizzera, lander tedeschi e porzioni dell'Austria".
In questo nuovo progetto, dove manca l’Emilia Romagna, Bossi non si accontenta più del nord Italia, che anzi ne tralascia un pezzo importante, ma include anche territori di tre nazioni tra le più importanti d’Europa.
L’idea è quella di una macro regione europea indipendente.

Peccato, però, che il 13 ottobre 2011, i tre presidenti delle regioni Trentino, Alto Adige e dello stato austriaco del Tirolo (Austria) abbiano reso operativo il GECT (gruppo europeo di collaborazione transfrontaliera) all’interno del progetto Europa region.o Euregio, cioè, una vera e propria regione europea con responsabilità giuridiche e rappresentanza a Bruxelles senza, per questo essere indipendenti dai rispettivi stati di appartenenza.
Peccato anche che il presidente dell’Alto Adige Luis Durnwalder, in un recente incontro con Bossi, in merito all’opposizione dei due partiti al governo e dove s’è parlato anche di secessione, abbia chiarito, a Bossi, che la SVP (Südtiroler Volkspartei) - il partito autonomista altoatesino - non ha nessuna intenzione di staccarsi dall’Italia. Allo stesso modo la pensano quelli del PAAT (Partito Autonomista Trentino Tirolese).

L’idea attuale di Bossi sulla padania è ancor più irrealistica delle precedenti perché presuppone interventi su territori stranieri che nulla hanno a che fare con il nord Italia e che si guarderanno bene dal dare spazio a un movimento disgregatorio della nazione; in modo particolare la Germania e l’Austria, famose per l’attaccamento delle popolazioni all’ideale nazionale.

Concludendo, si può dire che la lega, arrivata al capolinea, incominci a tergiversare e a fare i conti senza l’oste.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 29/12/2011 alle 17:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La lotta al razzismo e la realtà quotidiana della propaganda nazista.
post pubblicato in Riflessioni, il 21 dicembre 2011


Fonte
Dopo l’omicidio dei due senegalesi a Firenze e l’incendio del campo rom a Torino, come sempre succede di fronte a eventi drammatici, e ancor più se si è di fronte a possibili motivazioni razziali dell’evento, la società civile, media in testa, s’è chiesta come possano accadere eventi simili e quali possono essere le motivazioni che spingono individui e gruppi al rifiuto del diverso e ad adottare una strategia violenta contro di essi anziché affrontare il problema in modo civile.

In primo luogo emerge la paura di qualcosa di incomprensibile e, pertanto, da rifiutare per paura di essere contagiati da qualcosa che comprometterebbe la stabilità del nostro essere integri
In secondo luogo, la convinzione dell’incompatibilità di ciò che si è con quello che ci viene proposto dai diversi.
Queste due situazioni  abbastanza diffuse nella popolazione, di per se, non sono portatrici di ideologie razziste ma, purtroppo, sono la base su cui viene costruita l’azione razzista. E’ sfruttando la paura delle persone che i gruppi più o meno organizzati riescono a trovare, se non l’appoggio, almeno la giustificante per le loro azioni. Inoltre, se pur agendo nell’ombra, riescono, sempre sfruttando la paura, a trovare aderenti alla “causa”.

Per fare ciò, però, hanno bisogno di propagandare la propria ideologia e, a parte la propaganda che deriva dalle azioni stesse, amplificate dai media, che servono anche a crearsi visibilità, il mezzo più comune oggi, come s’è visto col fatto di Firenze, è la rete. E’ attraverso di essa che i gruppi razzisti, alla pari dei pedofili e altre organizzazioni criminali, riescono a tessere la loro trama organizzativa e propagandare le loro idee, Questo è possibile anche grazie alla scarsa vigilanza delle istituzioni preposte al controllo.

La regola che, giustamente, presuppone la libertà totale di pensiero sull’web, non può valere certo per le organizzazioni criminali e, comunque, che agiscono al di fuori della legislazione di un paese, anche qualora il sito sia registrato all’estero.
Purtroppo, però, siti razzisti, e anche nazisti, possono liberamente essere visibili in Italia grazie proprio al fatto di essere registrati all’estero, come nel caso del sito Stormfront, registrato in america. Un sito chiaramente nazista e razzista che, negli ultimi giorni, nel forum, ha pubblicato una lista chiamata “lista dei delinquenti italiani” dove vengono inseriti nomi sia di personalità italiane di origine ebraica sia di quei politici o giornalisti o, comunque, uomini di cultura che difendono i diritti dei diversi.

Questo ci porta a chiederci come sia possibile che, nel mondo cosiddetto democratico, ci siano paesi che permettono la propaganda razzista. Paesi come l’america che pretende di esportare la democrazia e poi permette la libera circolazione di idee contrarie proprio a quelle libertà di cui si fa paladina.

Questi siti sono sicuramente ottimi divulgatori di idee violente, bloccarli dovrebbe essere la priorità di ogni governo democratico. Sembra, però, che in Italia manchi addirittura una legge apposita per poter chiudere siti simili.
E’ assurdo che l’Italia, dato che il sito è registrato in america, debba chiedere al governo americano di intervenire per l’oscuramento delle pagine italiane del sito.
Secondo "la repubblica", Il gruppo Everyone chiede alla magistratura di intervenire con fermezza nei confronti dei neonazisti italiani di Stormfront: "Cogliamo l'occasione dei sanguinosi fatti di Firenze e della volontà della Procura della Repubblica del capoluogo toscano di indagare per apologia di reato gli utenti del web che hanno diffuso, in concomitanza con l'omicidio dei due ragazzi senegalesi, contenuti di istigazione alla violenza e all’odio razziale 4 (ampiamente apparsi su Stormfront Italia), per invitare la rappresentanza USA in Italia a farsi portavoce presso il Governo degli Stati Uniti della necessità urgente di dichiarare fuorilegge il portale e il movimento a esso connesso in quanto contrari ai valori di civiltà, democrazia e libertà sanciti, tra tutte, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani".

Se pensiamo agli svariati tentativi di mettere il cosiddetto bavaglio all’informazione, inclusi i siti e blog privati, non possiamo non chiederci come mai adesso si scopre che non esiste una legge per chiudere i siti razzisti, che la polizia postale non può fare nulla, nell’immediato, per chiuderli.
Sembra quasi che, per la legislatura Italiana, il tema razzista non esista sull’web. Che non sia mai successo niente che faccia supporre l’esistenza di aggregatori virtuali a cui i razzisti/nazisti/violenti facciano riferimento.
I tanti episodi di razzismo, che si sono succeduti negli anni, sembra non abbiano messo sull’avviso i nostri legislatori al punto di fare leggi mirate che consentano di intervenire, oscurando i siti razzisti e nazisti, alle forze dell’ordine anche qualora detti siti sono registrati all’estero.

Concludendo, come al solito assistiamo alla giostra di dichiarazioni d’impegno senza però avere il benché minimo intervento reale sulla realtà dei fatti al punto che i RAZZISTI siedono tranquillamente tra i banchi della camera e del senato. Il riferimento non è solo alla lega per il suo “impegno” anti immigrati e anti islamico, ma anche a quanti, in parlamento, hanno bocciato la legge contro l’omofobia. Comportamenti, questi, che valgono tanto quanto la propaganda dei gruppi razzisti perché sono legittimati dal parlamento (organo legislativo) stesso.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 21/12/2011 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La Lega e le barricate in parlamento e nella piazza.
post pubblicato in POLITICA, il 16 dicembre 2011


Come promesso da Calderoli, la lega ha eretto le barricate in parlamento. Barricate che, però, hanno più l’aspetto della bagarre che di una vera e propria protesta; un’azione da BARBARI anziché un’opposizione corretta e rispettosa delle regole mirante a respingere con i mezzi democratici la manovra. la stessa lega che condannava le manifestazioni, fatte da altri partiti, quando la lega era al potere.
Un segno di inciviltà che caratterizza, periodicamente, la vita parlamentare del paese ma che, nell’attuale situazione critica, non dovrebbe avvenire. Tanto meno se a metterlo in atto è lo stesso partito che, durante il governo precedente, pur condannando la parte della manovra riguardanti le pensioni, non si era mai permessa azioni del genere.

Il segnale che la lega sta mandando, sia al governo che ai suoi elettori, non è tanto la richiesta di modifica alla manovra quanto l’avversione al governo Monti che, a loro dire, non è legale perché non eletto dal popolo - quella stessa illegalità del cosiddetto “parlamento padanio” che agisce all’interno di uno stato sovrano senza nessun mandato ne costituzionale ne politico ne elettorale (a meno che non si voglia considerare legittima la farsa delle elezioni fatte sotto i gazebo senza nessun controllo).
Un segnale che lascia chiaramente intendere che il parlamento nazionale ha valore solo nel momento in cui la lega lo può utilizzare a suo vantaggio; e tutti sanno quale sia il vantaggio che la lega vuole.

La bagarre inscenata in parlamento non è altro che la presa di distanza dall’Italia e dalle sue istituzioni e la finanziaria ne è il pretesto - va ricordato che la finanziaria di Tremonti prevedeva aumento di tasse, riforma pensioni, liberalizzazioni, riforma dell’welfare. Esattamente quello che chiede Monti nella sua manovra con la differenza che le tasse sono state distribuite un po’ più equamente inserendo tasse, anche se in misura per niente sufficiente, anche ai redditi più alti e tasse sulle proprietà immobiliari e non.
Inoltre, a dimostrazione che alla lega non interessi la manovra c’è anche la manifestazione indetta a Milano, contro la manovra di Monti, per il 22 gennaio, quando la manovra sarà già approvata e diventata legge.

Per concludere, si può dire che la lega agisce, unicamente, nell’interesse dei suoi scopi e non nell’interesse del popolo e del paese. D’altronde, è nota la sua avversione dell’euro su cui ha scommesso il fallimento.

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Bossi e il ritorno del fascismo in Italia.
post pubblicato in Riflessioni, il 20 settembre 2011


 fonte

È netto, chiaro e concisoBossi alla festa dell’ampolla celtica:   “Bisognatrovare una via democratica forse referendaria perchè un popolo importante elavoratore come il nostro, non può essere costretto a continuare a mantenerel’Italia. D’altra parte, se l’Italia va giù la Padania va su”. “Bisogna trovarela strada perché la gente non ne può più, ma io sono per trovare la viademocratica”.  “La soluzione è la secessione,come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democraziagiorno per giorno? Se qualcuno pensa cheil fascismo è finito mi sembra sia ritornato con altri nomi e altre facce,addirittura hanno aggredito i corridori del giro di Padania. Per dire comesia il sistema italiano che non sa più essere democratico mentre bisognatrovare una via d'uscita democratica, perché un popolo storicamente importantee dignitoso è stato costretto a mantenere l'Italia”.

Dunque Bossi parla difascismo, e lo fa riferendosi al “giro della padania” di cui l’organizzazionericorda tristemente proprio il modo di fare dei partiti totalitari che, appuntoperché totalitari, non lasciano neanche la libertà al popolo di organizzare glieventi sociali.

Si da il caso, però, chel’Italia che sta perdendo la democrazia è proprio l’Italia di Berlusconi eBossi. L’Italia del federalismo dove gli enti locali possono decidere tutto apatto che siano virtuosi, ovvero che agiscano in piena conformità delledirettive del centro. L’Italia dei processi a un leader che si ritiene al disopra della giustizia e che propone in continuazione leggi che lo pongano,appunto, al di sopra del giudizio. L’Italia dei processicontro criminali del nord (vedi processo contro i rifiuti tossici che dal nordvenivano portati e sversati nelle campagne del sud) che cadono in prescrizionegrazie a tali leggi. L’Italia dei presidenti di regioneleghisti che difendono gli evasori e attaccano le regioni autonome accusandoledi avere miglior trattamento. L’Italia che fa leggi per privatizzare benipubblici, inclusa l’acqua  e percostruire centrali nucleari delegittimando il referendum popolare del 1987 eche, ora, si cerca la via per “mettere in discussioneil referendum sull’acqua”, come dice Sacconiad un convegno del centro studi di Confindustria.

Penso che quello espostosopra basti a chiarire chi è fascista e quale è la strada scelta per arrivarci.Bossi, ma anche Berlusconi, rovescia sia i valori che i concetti, pur direcuperare la base, che con la manovra s’è vista defraudata proprio di quelfederalismo tanto sbandierato dai loro capi come via alla secessione, ormaistanca di promesse.

Concludendo, il riferimentoal giro della padania non è casuale. Ma non tanto per i comportamenti, da partedei contestatori, per niente democratici, quanto per l’intenzione di dare, daparte della lega che la manifestazione la organizzata e gestita anche seufficialmente negato, un’impronta politica di partito alla manifestazione. Ovvero,l’aver tentato, come partito, di sconfinare in quel che, in una democrazia,spetta alla società civile. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/9/2011 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Francesco Moser difende il giro della padania.
post pubblicato in NOTIZIE, il 9 settembre 2011


Fonte notizia: l'Adige

Francesco Moser, nella sua polemica contro chi contesta il giro della padania afferma: “ma quelli che protestano cosa vogliono? La Padania esiste, è inutile far finta di niente, quindi è giusto che la corsa si chiami così. Certe realtà ci sono, come per esempio anche l'Euregio, territorio che comprende il Sudtirolo, ed il Trentino e del quale noi vogliamo organizzare il giro ciclistico. Nessuno si è scandalizzato per il Gp della Liberazione dell'Unità e dei comunisti, perché farlo ora per il giro della Padania? Non c'è niente di male nel fatto che esista anche questa corsa, e chi fa casino e provoca scontri le fa solo pubblicità”.

Caro sig. Moser, che la padania esista è ancora tutto da dimostrare mentre l’Euregio nasce dalla storia di una cultura secolare dove il Trentino ne è parte integrante. Pertanto, se un eventuale giro dell’Euregio trova piena giustificazione sul territorio trentino-tirolese, non si può dire altrettanto del giro della padania che, storicamente, non è mai esistita e che il trentino ne è ben lontano culturalmente.

Ma quelli che protestano cosa vogliono?” si chiede Moser.

Ma caro signor Moser, le polemiche, e le conseguenti proteste nascono proprio perché i trentini, salve quelle poche realtà dove la lega è riuscita a fare presa, non si sentono affatto padanii, e questo al di la che la padania esista o meno. Se protestano, è perché si sentono invasi da una entità estranea sia al trentino sia all’Italia di cui sono e vogliono farne parte. Certo, si potrebbe fare polemica senza arrivare alla contestazione fisica, come già successo nelle tappe precedenti fuori dal Trentino (e questo è una dimostrazione che questa manifestazione sportiva viene sentita come provocazione e propaganda politica anche in quelle realtà dove la lega è presente). Così come si potrebbe far finta di niente di modo che, come afferma lei, la manifestazione passi inosservata. Ma, purtroppo non è così. Poiché lo sconfinamento in Trentino serve alla lega a farsi propaganda politica, non contestarla sarebbe come lanciare un massaggio ai trentini positivo nei confronti della lega che, come dimostrato ancora di recente, continua ad attaccare il Trentino per la sua posizione “privilegiata” essendo provincia autonoma. Insomma, come dice il proverbio, “che tace acconsente” e pochi in Trentino hanno voglia di acconsentire alla lega avendo già il suo partito autonomista che cura e cerca di mantenere i “privilegi” acquisiti.

Inoltre, c’è non poca confusione quando afferma che “nessuno si è scandalizzato per il Gp della liberazione dell’Unità e dei comunisti”.

Confusione perché c’è una differenza sostanziale tra i due avvenimenti che Moser non coglie. Il Gp nasce da una cultura unitaria espressa nella lotta al nazifascismo di cui tutte le componenti politiche italiane ne hanno condiviso i principi e, in primo luogo, quello di unità – sancito, poi, dalla costituzione. Mentre il giro della padania rappresenta l’esatto contrario dell’unità d’Italia; la padania come stato sovrano, oltre a essere una invenzione, rappresenta la negazione della storia dell’unità d’Italia.

            

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 9/9/2011 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La lega all’attacco delle autonomie locali.
post pubblicato in Riflessioni, il 31 agosto 2011


           

Fonte notizia: l’adige.it

Si sa che le regioni e province a statuto speciale hanno agevolazioni per quanto riguarda il flusso di soldi dallo stato. Si sa anche che queste regioni hanno anche maggiori competenze in termini di gestione dei servizi. Eppure, continuano a subire attacchi da parte della lega, quella lega che, a suo dire, opera a favore delle autonomie.

È di questi giorni l’affondo portato alle province di Trento e Bolzano da parte del presidente leghista della provincia di Vicenza, Attilio Schneck. L’affondo parte dai tagli agli enti locali e dall’indagine della finanza che ha scoperto una colossale evasione fiscale, in provincia di Vicenza, di 106 milioni di euro.

Secondo il sig. Schneck, “dalle nostre parti l’evasione non crea allarme sociale. A chi hanno fatto del male? A chi ci rapina i soldi da sempre, a Roma …”, la colpa, casomai, è da imputare al sud e alle regioni e province a statuto speciale che si vedono ritornare molti più soldi rispetto alle altre.

È chiaro che il sig. Schneck, impossibilitato a prendersela con il governo, di cui il suo partito fa parte e detta legge, cerca di addossare la colpa della sua inefficienza agli altri. Si dimentica che la lega, al governo da tre anni, ha avuto il tempo necessario per fare quel federalismo tanto sbandierato e mai realizzato. Quel federalismo che ha come base proprio le autonomie locali che dovrebbero avere più potere nella gestione delle proprie competenze.

Ma è altrettanto chiaro che l’evasione è sinonimo di insofferenza proprio verso quelle istituzioni, siano esse autonome o no, preposte a raccogliere soldi da investire in opere pubbliche e sociali ovvero, strutture e servizi utili ai cittadini. Difendere gli evasori diventa, dunque, un modo come un altro di rimarcare la distanza tra le istituzioni e il privato. Pertanto, affermare che “l’evasione non crea allarme sociale” è aberrante perché, oltre a difendere gli evasori, che sono, secondo la legge italiana, dei criminali, non si tiene conto degli effetti che l’evasione ha sull’insieme del sistema fiscale. Sistema che, lo si voglia o no, fa parte della democrazia e serve, appunto, a recuperare soldi per i servizi ai cittadini.

Con le sue parole, il sig. Schneck dimostra solo un’insofferenza verso quel popolo che dice di difendere.  

Difendere gli evasori, che per lo più sono industriali, commercianti e liberi professionisti, non si difende certo il lavoratore, l’operaio e il pensionato, ma quella parte della società ove è accumulato la maggior parte del reddito. Questo significa, come d’altra parte s’è sbandierato ultimamente, far pagare più tasse ai dipendenti di ogni genere

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 31/8/2011 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bossi, l’Italia e la padania.
post pubblicato in Riflessioni, il 22 agosto 2011


La padania è una semplice affermazione lessicale!


Fonte notizia: la repubblica.

“L’Italia finisce male”, dice Bossi in un comizio a Schio, “bisogna essere pronti per il dopo e, per noi il dopo è la padania. I popoli del nord uniti sarebbero lo stato più forte d’Europa”. E ancora, “la gente ha capito nel profondo del cuore che il progetto è passato e che l’idea di vincere insieme è partita”. E ancora, “la padania vuol dire unito e libero mentre il centro sud munge il nord”.
Che l’Italia stia finendo male è sotto gli occhi del mondo. Con un corpo politico che da decenni pensa solo al suo benessere c’è poco da sperare in tempi migliori. Però, una delle cause dello sfascio dell’Italia è proprio la lega.
Bossi dice “meno male che siamo partiti tanti anni fa”, si, vero, e in questi anni non ha fatto che operare, appunto, per la disgregazione dell’Italia. Quello che Bossi imputa alla crisi attuale, in realtà è da imputare al suo gruppo politico. Partendo dal federalismo, cavallo di battaglia della lega.
Un dato recente della responsabilità leghista lo si può trarre dalle tasse locali. che in quindici anni sono cresciute del 138% contro il 6,8% di quelle centrali (questo dato dovrebbe far riflettere anche su due altri aspetti della crisi: il costante aumento delle tasse “non visibile” e lo spostamento delle responsabilità dal centro alla periferia). Ed è proprio il federalismo la causa di questo aumento. Un federalismo che, se da un parte predica l’autonomia locale, e la sua indipendenza dal centro, dall’altra si adopera affinché i costi dello stato ricadano proprio su tale autonomia. E mentre la lega si prepara alla battaglia per “non toccare le pensioni, ma quali?” e non aumentare l’iva con dichiarazioni ridondanti, non fa menzione dei costi della sua politica e nemmeno dei tagli dal centro proprio agli enti locali (anzi, propone la scelta tra tagli e pensioni, due azioni che, comunque ricadrebbero sulla spalle dei cittadini) che si troverebbero così nella difficilissima situazione di dover scegliere tra aumentare le tasse o ridurre l’welfare state, il tutto mentre il partito leghista si sta spartendo la torta con l’odiata Roma.
Che il sud sia meno produttivo del nord lo si è sempre saputo, che il nord sia più capace di creare uno stato meno debole, è cosa nuova. Basti vedere l’attuale crisi industriale del nordest; crisi che non deriva certo dalle spese eccessive dello stato e, men che meno, dalle spese per lo stato sociale, casomai, dal tipo di economia esistente basato, essenzialmente, sull’artigianato e piccola industria.
Per quanto riguarda il sud, va ricordato alla lega che dal dopoguerra è stato tenuto come una sorta di riserva di manodopera per il nord, questo implica che il mancato sviluppo è da imputare al nord stesso. Il nord, invece, pur avendo avuto a disposizione i soldi statali per il suo sviluppo (finanziamenti per lo sviluppo del territorio sottosviluppato di cui ha attinto ampiamente), non è riuscito a porsi come garante di un’economia italiana forte nei confronti dell’Europa. E questo a causa di un disimpegno sul territorio nazionale – si preferisce de localizzare le attività produttive in luoghi (nazioni) a basso costo di manodopera e con meno restrizioni sul piano dei controlli e dell’ambiente – che vede le industrie del nord, e anche la dove comanda la lega, preferire soluzioni liberiste a quelle sociali.
In questo contesto, parlare di stato del nord forte in grado di assorbire la crisi senza toccare il benessere dei cittadini è fuorviante – considerando anche che la stessa Germania, l’economia trainante per definizione in Europa, si trova a dover affrontare gli stessi problemi dell’Italia – perché la crisi ha radici nella globalizzazione del commercio e nella speculazione della finanza sui conti statali e non nell’welfare che, casomai, ne sta pagando le conseguenze.
Il progetto leghista - che sin dagli inizi prevedeva la separazione del nord - pur essendo ormai trentennale, non ha però raggiunto il traguardo prefissato. Che il malcontento covi nel cuore della popolazione e che lo rivolga, per la maggior parte, contro il comportamento dei politici, è vero; non è però vero che si rifaccia al progetto della lega che, al massimo, ha ottenuto alle elezioni intorno al 12% di voti che, anche se ottenuti solo al nord, sono comunque troppo pochi per pretendere d’essere il motore trainante di un cambiamento radicale.
Ed è proprio quel federalismo “impositivo” proposto dalla lega ad essere in prima persona colpevole dello sfascio dell’Italia; federalismo che, oltre a non dare autonomia ai territori, li costringe entro limiti di manovra impossibili, come a giustificare una successiva centralizzazione dello stato per inadempienza delle amministrazioni locali.
Concludendo, la lega, di fatto, sta operando proprio allo sfascio dello stato italiano non per uno stato padanio indipendente ma per il controllo leghista di tutto il territorio nazionale.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/8/2011 alle 9:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Come giustificare i costi della politica; impara dalla lega.
post pubblicato in NOTIZIE, il 11 agosto 2011


Fonte notizia:  lettera viola

Di fronte alle accuse mossegli dall’ex sindaco Mauro Cinquini, il sindaco di Chiuduno, Stefano Locatelli, afferma: “La nostra amministrazione costerà di più, è vero, ma tale aumento è dovuto alla differente tipologia di lavoratori che compongono la mia Giunta: gli assessori di Cinquini erano quasi tutti lavoratori dipendenti e come tali percepivano la metà dell’indennità prevista, in quanto aventi diritto a permessi lavorativi.”

Succede a Chiuduno, in provincia di Bergamo, che la nuova amministrazione leghista, in piena crisi economica e le tante belle parole sulla diminuzione del costo della politica, aumenti i costi anche del triplo rispetto all’amministrazione precedente.

Questo, di per se, è già un fatto gravissimo dato che la lega, a parole, è tra i partiti che predicano la riduzione dei costi. Ancor più grave è, però, la giustificazione.

Nelle parole del neo sindaco è chiaramente visibile tutta l’arroganza di un partito che parla in continuazione di “popolo sovrano” e “Roma ladrona” ma che una volta raggiunta la POLTRONA DI COMANDO si comporta esattamente come tutti.

Mi chiedo che TIPOLOGIA di assessori sia mai formata la giunta di un paese di 5000 abitanti. Se nella giunta precedente, come afferma lo stesso sindaco, gli assessori erano dipendenti – che è cosa abbastanza normale in un comune piccolo -, ciò significa che la nuova giunta è formata da liberi professionisti, artigiani ecc, (poco probabile che siano disoccupati). Certo, se così fosse, non avrebbero i famigerati permessi ma, di sicuro hanno guadagni superiori ai dipendenti, il che non giustifica una spesa tripla rispetto alla giunta precedente.

Non solo la giustificazione del neo sindaco è inconsistente e offensiva all’intelligenza umana, ma, sicuramente, serve a nascondere una realtà comune a tutta la politica; quella del clientelismo tanto odiato dalla lega stessa.

Per concludere, la crisi c’è, ma non per i leghisti.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/8/2011 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bossi e l’omofobia.
post pubblicato in Riflessioni, il 31 luglio 2011


Fonte notizia: la repubblica.it

“Meno male, non è passata l’aggravante dell’omofobia. Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti, non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un po’ disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario”.

Quelle sopra sono parole dette dal ministro alle riforme Bossi.

Parole allo stesso tempo pesanti e ingannevoli: pesanti perché affermano la condanna definitiva dell’omosessualità e assolvono i colpevoli di aggressioni omofobe, ingannevoli perché affermano che i genitori non accettano un figlio omosessuale.

Innanzi tutto, va detto che se l’aspettativa dei genitori in merito alla sessualità dei figli è ovvio che sia quella di avere figli “normali”, ciò non significa che tutti i genitori siano dispiaciuti e arrivino a condannare i propri figli perché omosessuali, situazione di cui, ne i genitori ne i figli,   hanno colpa.

In secondo luogo, il comportamento degli omosessuali è, ne più ne meno, come quello delle normali coppie eterosessuali. Perciò, affermare che qualcuno “si sente un po’ disturbato” starebbe a indicare che è proprio il “disturbato” ad essere anomalo poiché essendo, il suo disturbo, di natura sociale e non naturale, è evidente la sua incapacità di convivere con situazioni diverse dal proprio abitat mentale. Pertanto, sarebbero le sue azioni da condannare.

Inoltre, questi signori, non si “lasciano scappare” solo “qualche parola in senso anche bonario”. A meno che, il sig. Bossi, non intenda le aggressioni “in senso bonario”. Perché di aggressioni si tratta! La legge voleva, appunto,  aumentare le pene non certo per qualche parola, che non avrebbe avuto senso, ma per le aggressioni, che, ormai da alcuni anni, a cui sono sottoposti gli omosessuali proprio perché tali. Aggressioni che denotano una reale tendenza alla violenza da parte di chi le pratica. Aggressioni che nulla hanno a che fare con le solite liti del sabato sera tra giovani ma che sono marchiate da tendenze ideologiche sia razziste che naziste (di fatto, le aggressioni agli omosessuali, anche se gli aggressori in massima parte   negano la componente politica, vengono tutte da giovani della destra). Giovani che si sentono rinfrancati da personaggi come il tristemente famoso Borghesio – poco importa se la lega lo ha sospeso per la gravità delle sue affermazioni sui fatti di Oslo.

Questi giovani non possono essere considerati “normali” come afferma Bossi. La loro incapacità di accettare il diverso – sia esso omosessuale o straniero o italiano di altra” parrocchia” – non è altro che l’espressione di una identità ideologica regressa che nel mondo moderno non trova (perché non può fisicamente) spazio nel normale corso della vita civile.

È ovvio che Bossi tenda ad assolvere questi comportamenti violenti. Visto che la sua visione territoriale si ferma alla parrocchia, è ovvio che il suo mondo culturale e civile non può andare oltre perché tutto ciò che è al di fuori della parrocchia rappresenta l’anomalia.

Pertanto, l’omosessuale che, di per se, addirittura rappresenta una nuova parrocchia, oltre che come anomalia viene anche visto come un pericolo per la continuità della parrocchia stessa e, perciò, tutto ciò che concorre a distruggerlo è il benvenuto.

Per concludere, il fatto che non sia passata l’aggravante dell’omofobia, è un altro sintomo della reazione negativa di parte della società – purtroppo non solo cattolica – alle modifiche e riforme necessarie per l’affermarsi di una società civile in grado di legiferare nell’interesse di tutte le componenti sociali presenti.

Un partitino che detta legge senza fare leggi.
post pubblicato in Riflessioni, il 29 luglio 2011


Può succedere solo in Italia che un partito con l’8% dei consensi (per giunta localizzati per la maggioranza al nord) agisca senza aver prima fatto la legge.

Si tratta dei famigerati ministeri che la lega, senza averne proposto la legge e, di conseguenza, senza averla discussa in parlamento, ha inaugurato a Monza. Un’azione che non solo è anticostituzionale ma che dimostra un’altra volta la vera natura di detto partito. Un partito che tiene al suo interno personaggi tipo Borghezio che, in merito ai fatti di Oslo dichiara che le idee dell’autore della strage sono condivisibili, è già, di per se, un partito da mettere fuori legge così come andrebbe arrestato il sig. Borghezio, come minimo, per apologia di reato e ideologia nazista.

Ma questo in Italia non succede. E non per un senso di democrazia e libertà (che, comunque, in questo contesto è fuori luogo) ma piuttosto per poter sfruttare a scopo consensuale quelli che si ritengono, erroneamente ( nel senso che le azioni e parole della lega sono volute), errori dell’avversario. E se succede che un nazista sieda tranquillamente al parlamento europeo, figuriamoci se di fronte ad azioni fatte indipendentemente dalla volontà del parlamento, e della maggioranza del popolo, qualcuno si opponga con azioni di protesta  reali e non solo formali.

Detto questo, i ministeri al nord nell’attuale contesto costituzionale, ma anche economico e di dibattito sulle enormi spese della politica è, come minimo, fuori luogo. Pretendere di de localizzare il centro amministrativo di una nazione è già, di per se, un fatto contrario al concetto di unità che la costituzione esprime nei suoi principi, se poi questa azione viene fatta senza un dibattito interno e, all’occorrenza, una conferma popolare, diventa a tutti gli effetti un colpo di mano fatto da un partitino che ha consensi dell’8%, ovvero, una esigua minoranza.

La domanda da porsi, pertanto, è: come è possibile che in una democrazia compiuta come la nostra, un partito senza una maggioranza (perché anche all’interno della maggioranza di governo ci sono molte resistenze in merito e anche il primo ministro si è detto contrario affermando che i ministeri sono solo di rappresentanza) possa dettare legge senza farle?

La risposta, a mio avviso, va ricercata nell’anomalia della maggioranza di governo. O, per meglio dire, nell’attuale sistema maggioritario. La necessità di fare alleanze prima delle elezioni induce i partiti della coalizione, in modo particolare il partito di maggioranza relativa, ad accettare tutte le anomalie dell’alleato/i. Alleanze che impongono alla maggioranza di rimanere unita al di la delle azioni dei partiti che la compongono pena, la fine della legislatura.

Questo significa che il partito di maggioranza relativa, se vuole continuare a governare, non può esercitare nessun controllo sugli alleati. Inoltre, gli alleati possono decidere loro la fine della legislatura stessa essendo entrati nella coalizione al solo scopo di poter esercitare pressioni per interessi particolari e, nel momento in cui capiscono che questi interessi non verranno esauditi, non costerà loro niente a far finire la legislatura. Di contro, il partito di maggioranza relativa, per continuare a governare, si vede costretto a subire la volontà dei partiti minori.

Per concludere, il rapporto tra lega e Pdl, essendo basato su rapporti di potere e non su programmi comuni, sta producendo situazioni che ci stanno allontanando dalla visione unitaria uscita dalla costituente. L’idea stessa di federalismo proposta dalla lega, che sta attuando proprio in base a quanto esposto sopra, è contraria all’idea di nazione della destra in generale ma anche di molti esponenti del Pdl, eppure la sta attuando tranquillamente anche con azioni contrarie al sistema parlamentare. Dire a questo punto chi è il fascista dei due “contendenti” diventa molto problematico. Da una parte abbiamo un personaggio che vorrebbe accentrare tutto il potere su di se (premiarato), dall’altra, un partito che, sfruttando la situazione politica favorevole, sta attuando riforme contrarie alla democrazia e alla visione umanitaria della moderna società (clandestini) sia usando i mezzi messi a disposizione dalla democrazia sia quelli tipici delle dittature.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 29/7/2011 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Berlusconi e la de-coesione della maggioranza.
post pubblicato in POLITICA, il 26 giugno 2011


Berlusconi e la de-coesione della maggioranza.

Secondo Berlusconi, la maggioranza è coesa come non mai essendo uscita “vincitrice” dalle verifiche della settimana. Una coesione, dice, che porterà la maggioranza a fine legislatura. Mancano ancora diciotto mesi alla fine legislatura, dice rivolto all’opposizione, cerchiamo di usarli al meglio realizzando insieme le riforme.

Questo il senso del messaggio ai promotori della Libertà di Berlusconi.

Naturalmente, non manca l’attacco diretto alla stampa che, dice, “si sono scatenati contro di noi” e all’opposizioni che dopo le comunali e i referendum l’hanno dato per spacciato. E riferendosi al Pdl e alla maggioranza in generale “voi avete sempre tenuto alta la nostra bandiera che è la bandiera della verità e della libertà”.

Chissà perché, ma ho l’impressione che manchi qualcosa. Non c’è, ad esempio, nessun accenno al ricatto di bossi espresso chiaramente a Pontida: ho si fa come diciamo noi (lega) ho si va a casa. Ma anche la posizione contraria della lega sul decreto rifiuti e sul problema dei ministeri al nord dove la lega insiste periodicamente. Manca anche il disaccordo sulla guerra in Libia.

Dove veda la coesione il sig. Berlusconi, lo sa solo lui.

Di fatto, questa maggioranza, che vede un ministro del governo minacciare di far volare sedie, di coesione – quella reale determinata da un programma unico e condiviso da tutte le componenti – ne ha sempre avuta ben poca. Caso mai, se proprio si deve parlare di coesione, è basata sul ricatto. Ovvero, il partito di maggioranza relativa, per usare un termine della “prima repubblica”, è soggetto ai capricci dell’alleato minoritario e non di poco.

Qui min sento in obbligo di fare una triste constatazione: nella “prima repubblica” il partito di maggioranza relativa aveva la possibilità di cambiare alleati qualora questi non rispecchiavano più le esigenze del partito di maggioranza relativa. Certo, era un modo come un altro per rimanere al governo, ma almeno le cose rimanevano chiare fino in fondo.

A parte questo, oggi, parlare di coesione risulta molto deviante, dato che il partitino di sostegno può determinare la politica del governo attraverso il ricatto coinvolgendo tutta la nazione nelle sue scelte. Inoltre, anche all’interno del partito di maggioranza relativa ci sono non pochi mugugni al riguardo.

Una coesione, dunque, tutta all’insegna dell’inganno, se cosi si può dire. Un inganno, però, che, invece di andare a svantaggio del governo va a svantaggio del popolo costretto a subire la politica del partitino. Ovvero, oggi in Italia stima subendo la politica dell’8% degli italiani.

Ancora Napoli, ancora rifiuti. L’assenza del governo.
post pubblicato in Riflessioni, il 24 giugno 2011


Fermo restando quello scritto in precedenza sulla promessa di De Magistris “puliremo Napoli in cinque giorni”, val la pena soffermarsi, ponendosi un paio di domande, di nuovo sulla bocciatura del decreto legge che avrebbe consentito alla Campania di “esportare” i rifiuti nelle altre regioni. Bocciatura voluta dalla lega e, pertanto, dal governo stesso.

la prima domanda da porsi è ovvia: perché bloccare un decreto che avrebbe permesso a Napoli di sbloccare la situazione per permettere al comune, assieme alla provincia e alla regione, di approntare quelle misure organizzative necessarie a migliorare la raccolta e lo stoccaggio? Però, visto i precedenti in merito sia del governo sia della lega, è facile immaginare che l’obiettivo è proprio quello di rendere impossibile, all’attuale amministrazione, affrontare il problema in modo adeguato. Da parte del governo è una chiara dimostrazione che il problema rifiuti continua ad essere interpretato come momento di azione politica finalizzata a scopi propagandistici. Mentre da parte della lega, un chiaro richiamo alle tematiche razziali di cui s’è sempre fatta portatrice.

La seconda, non così ovvia come la prima, domanda da porsi è: perché la lega, partito del federalismo e delle autonomie, blocca un decreto che, in realtà, permette una maggiore autonomia agli enti locali? Qui il discorso si fa più difficile. Già, se l’obiettivo della lega è l’autonomia all’interno di un progetto federale, lasciare libertà alle regioni nell’affrontare i problemi, sarebbe il minimo indispensabile. Pertanto, la lega stessa dovrebbe spingere affinché il problema rifiuti venga affrontato a livello regionale con accordi tra le regioni senza scomodare il governo. Però, la lega stessa blocca questo progetto.

Si può pensare che l’obiettivo sia quello espresso nella risposta alla prima domanda, ma non basta perché comporterebbe una chiara contraddizione nei suoi obiettivi federalisti. E neanche le giustificazione di Calderoli (peraltro contraddette da Caldoro in modo adeguato) giustificano il loro comportamento. Allora non rimane che pensare che, in fondo la lega, e al di la delle belle parole, sia a tutti gli effetti un partito che, più alla soluzione dei problemi, pensi alla sua sopravvivenza al governo che, però, non può essere più giustificata come metodo per arrivare al federalismo ma semplicemente come gestione del potere fine a se stesso.

HO SCOPERTO L’ACQUA CALDA!


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/6/2011 alle 18:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Quando la finiranno di prenderci in giro? Le solite sparate della lega.
post pubblicato in POLITICA, il 20 giugno 2011


Il raduno di Pontida era atteso come evento chiarificatore nella politica della lega e, in modo particolare, nel rapporto col Pdl.

Però, leggendo quanto detto da Bossi e dagli altri esponenti del “caret”, sembra, anzi, è evidente la riedizione della politica fatta fin’ora.

Innanzi tutto non c’è rottura col Pdl (e perché mai? Senza, la lega, che alle politiche del 2008 ha raggiunto alla camera 8,3% e al senato l’8,1%, non andrebbe da nessuna parte), solo il solito avviso/ricatto a Berlusconi. Per il resto, i soliti annunci/propaganda: riforma fiscale/tasse, secessione, ministeri, costi politica, impegni militari, guerra in Libia e immigrati. Nulla però di veramente nuovo a lasciar intendere, non tanto un cambiamento nella politica della lega, quanto il suo rapporto con il Pdl. Ormai è risaputo, pertanto ovvio, che la lega non si discosterà mai dai suoi obiettivi – d’altra parte, essendo un partito a conduzione leaderista/populista (il che significa che l’impegno con la base non deve essere disatteso pena, come nel caso dei referendum, la perdita di consensi)  e basato su principi univoci, non variabili, gli è impossibile accettare compromessi in grado di determinare analisi a loro volta in grado di rendere più flessibile il partito per quanto riguarda le alleanze.

La lega, insomma, continua per la sua strada appoggiandosi, per raggiungere i suoi obiettivi, sul Pdl che, a sua volta, senza la lega nella maggioranza, non saprebbe con chi allearsi per restare al governo. Due partiti interdipendenti, dunque, dove nessuno dei due è in grado di sopravvivere da solo.

Questo, in sostanza, è l’indicazione più chiara uscita dal raduno di Pontida. Ed è questo che sta bloccando l’Italia – oltre, naturalmente, ad un governo che governa solo in funzione e a difesa del leader primo ministro.

Bisogna però dire che, oltre ad essere bloccata, l’Italia sta subendo il ricatto di un partito minoritario in grado, però, di determinarne la politica verso soluzioni auspicate solo dai suoi aderenti.

Partito che, se per sua natura è regionalista/territoriali, sta comunque influendo sulla vita di tutta la Nazione proponendo e affermando legalmente soluzioni che mirano a modificare anche i concetti base della costituzione. Un esempio è il concetto di Nazione che, con l’introduzione del federalismo, viene snaturato riducendolo a mero concetto astratto dal fatto che il federalismo leghista non si basa sull’unità culturale e linguista – presupposti essenziali per una Nazione - ma sulla sua divisione. Ovvero, ogni singola provincia/regione, secondo la lega, deve avere una sua cultura indipendente senza nessun catalizzatore che la identifichi con le altre e senza nessun impegno ad una unificazione culturale.

Per tornare agli annunci/propaganda, dopo tre anni di governo non s’è ancora visto niente di concreto, anzi, bisogna dire che la situazione italiana è andata sempre più  deteriorandosi proprio a causa dell’inattività del governo. Inattività che deriva anche dal costante diverbio della maggioranza stessa. In ultimo la faccenda dello spostamento al nord dei ministeri che, voluti dalla lega, trova una forte resistenza all’interno del Pdl. Ma anche in termini di fiscalità, le posizioni lega/Pdl si trovano su versanti opposti poiché ciò che chiede la lega (riduzione delle tasse algli artigiani e alle piccole industrie) è costantemente disatteso dal Pdl. oltre a ciò, lo stesso ministro Tremonti (lega), sulla riduzione delle tasse, risponde picche.

Se consideriamo che la richiesta ultimativa ( o si fa o si va a casa) di riforma fiscale arriva dopo la batosta delle comunali e dei referendum, il che ci porta conferma che, la lega, ma anche il Pdl, operino/adeguino la loro politica unicamente per il mantenimento del potere e non per il bene comune come annunciano costantemente.

Per concludere, un programma serio, o perlomeno indicazioni reali, dovrebbe parlare di interventi concreti a favore delle categorie che dicono di difendere e non basarsi sulle solite affermazioni generiche.  Il fatto che non ci siano indicazioni concrete in termini di lavoro, giovani, precariato, scuola, sanità, ammortizzatori sociali, ecc. indica una mancanza di programmazione nella società.


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Calderoli blocca i rifiuti a Napoli
post pubblicato in POLITICA, il 17 giugno 2011


Fonte: Il Mattino

La lega blocca il decreto legge sui rifiuti che avrebbe permesso alla Campania di alleggerire il carico spostando i rifiuti in altre regioni d’Italia.

Secondo Calderoli, che si prende la responsabilità: “Caro governatore Caldoro sul decreto legge sui rifiuti l'unico ad essere colpevole sono io. E sono onorato di aver fermato un decreto legge che avrebbe trasformato per tabulas i rifiuti solidi urbani campani in rifiuti speciali (diversamente da quello che accade in tutto il resto del Paese), consentendo così che i rifiuti, artificiosamente diventati speciali, potessero essere portati in altre Regioni, anche contro la volontà delle stesse Regioni interessate, caricando i maggiori oneri sulle spalle dei cittadini napoletani o dello Stato».. «Inaccettabile, pertanto non è la posizione politica assunta dalla Lega che ha difeso i diritti di tutte le altre Regioni, comprese quelle del Sud, oltre agli interessi delle tasche degli stessi cittadini napoletani: inaccettabile, viceversa, è che in tutto il resto del mondo e in tutto il resto del Paese ciascuno si debba fare carico dei rifiuti che produce e solo Napoli non lo faccia.

Però, secondo Caldoro (PDL): “Caro Roberto, se ti dichiari colpevole fallo fino in fondo. Il decreto proposto dal Governo è limitato ad un breve lasso di tempo e non trasforma nessun rifiuto in tipologie diverse, tantomeno quello di Napoli e della Campania». È quanto ha sottolineato in una nota il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro in risposta al ministro. «È ben noto il fatto che il rifiuto urbano speciale è trattato da impianti in regioni diverse attraverso accordi, fra l'altro remunerativi tra i diversi gestori. Mai può avvenire contro la volontà di regioni e province coinvolte. Perché piuttosto non ti poni il problema di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali, non derivanti da quelli urbani, che viaggiano ogni giorno da nord a sud in piena autonomia di mercato, come previsto dalla normativa europea. Questo non ti fa scandalo!”

Insomma, se è vero ciò che afferma Caldoro, la lega sta facendo di tutto per mettere in difficoltà il comune di Napoli e la Campania tutta sul problema rifiuti. Probabilmente, oltre a bruciargli la sconfitta elettorale, non gli va che ora, il nuovo sindaco, interferisca nell’affare Napoli/rifiuti del nord. De Magistris, si sa, non è persona avvezza a compromessi dubbi. Essendo stato magistrato e aver condotto diverse inchieste sull’illegalità nell’uso di denaro pubblico, di certo non si accontenterà di promesse da parte del governo e andrà, o farà, sicuramente, ad indagare sulla questione rifiuti di Napoli e Campania.

Il dato importante della vicenda, comunque, è la presa di posizione di Caldoro. Dimostra che, al di la dell’appartenenza, c’è interesse vero sul problema anche da parte della regione.


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Bossi e la maggioranza.
post pubblicato in Riflessioni, il 19 maggio 2011


           

Bossi rilancia sulla maggioranza: al ballottaggio di Milano non perderemo! Cosi risponde ai cronisti che gli chiedono cosa succederà se dovessero perdere il ballottaggio a Milano. Subito dopo, però, afferma che se dovessero perdere:  la lega sia pronta a mollare il PDL in caso di sconfitta al ballottaggio. Questo prima dell'incontro con Berlusconi che si terrà dopo il CDM.

 

Siamo al solito balletto. Dopo la rivolta in internet della base leghista che addebita al PDL la responsabilità della mancata vittoria, Bossi non si può permettere il lusso di sostenere apertamente l'alleato, pena, il rischio di un ulteriore calo. Trovandosi tra l'incudine e il martello - da una parte la base che pretende più autonomia nei confronti dell'alleato, dall'altra, la necessità di mantenere la maggioranza "come unico mezzo per portare a termine le riforme sul federalismo -, l'unica via d'uscita, per mantenere sia la base che il governo, rimane il balletto. 

 

Le sue affermazioni, che di chiaro non hanno niente - di certo non ci faremo trascinare a fondo..." ma ''comunque non perderemo ai ballottaggi" e dunque ''non fatevi illusioni''. "Abbiamo perso, abbiamo perso", ripete due volte riferendosi al voto di Milano. E sul risultato negativo ha una spiegazione precisa: "Abbiamo sbagliato la campagna elettorale". Comunque, i giochi sono ancora aperti e bossi ostenta ottimismo: "Non perdiamo". E se si perde, invece, cosa farà la Lega? "Aspettiamo per vedere cosa succede", frena. -, riflettono una situazione di estremo disagio di un partito che, essendo nato come contenitore di idee locali, s'è trovato, più per necessità che per volontà, ad affrontare temi alla lunga più importanti e complessi da quelli da lui proposti. Temi che coinvolgono non solo l'orticello di casa, ma tutto il sistema socio/politico/economico italiano e internazionale. Ovvio che per poter sopravvivere debba affiancarsi a una forza politica in grado di catalizzare l'attenzione su problemi nazionali in cui possono trovare posto anche quelli locali. Viceversa, si troverebbe ad agire sul piano puramente locale che non gli permetterebbe di affrontare a livello nazionale le riforme che vorrebbe fare per dare un più ampio respiro alle sua idee localistiche.

 

Pertanto, sperare che la lega faccia cadere il governo, e non solo nell'attuale situazione, è pura illusione.

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