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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Di Paola: Italia disponibile ad addestrare esercito libico
post pubblicato in BREVI, il 16 gennaio 2012


(ANSA) - ROMA, 15 GEN - ''L'Italia ha dato sua disponibilita' ad addestrare le forze armate libiche se i libici lo vorranno''.
Lo ha detto il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, intervistato nella trasmissione di RaiTre 'In mezz'ora'. ''Mi sembra - ha spiegato Di Paola - che ci sia una certa disponibilita'. L'Italia ha storicamente rapporti con la Libia ed e' Paese cui la Libia guarda con amicizia''. Quanto alle spese dell'eventuale missione, ha aggiunto, ''la Libia e' disposta a contribuire''.

C’è qual’cosa che non va; la Libia potrebbe anche contribuire alle spese? Ma come, impegniamo uomini ad addestrare un esercito a nostre spese e speriamo che la Libia contribuisca come se fossimo noi a chieder loro il favore di aiutarli?
No! Decisamente non ci siamo!

In primo luogo, trovo strano che uno stato, nazione, popolo sovrano vada ad addestrare alla guerra un altro stato, nazione, popolo sovrano - certo, sicuramente alla base di una collaborazione simile c’è un tornaconto nel commercio di armi, ma a chi va il guadagno di tale commercio? sicuramente ai produttori, non di certo al popolo! Ah, si, le tasse; più si vende più tasse entrano nelle casse del fisco. Giusto, ma, così facendo, l’impressione che se ne ricava è che paghiamo per lavorare. E’ una cosa decisamente assurda!
In secondo luogo, insegnare a fare la guerra ad un altro popolo non mi sembra una scelta adeguata per una nazione che pretende di essere garante della pace - si vedano le missioni “di pace” ONU in cui siamo coinvolti. Un’azione del genere “””potrebbe essere accettabile””” se il popolo in questione fosse amico e affine alla nostra cultura e non un “semplice” partner economico. Questo significa che commerciamo morte in cambio di energia che, utile che sia, non giustifica lo scambio.

Uno scambio serio per una nazione che aspira alla pace non può che basarsi su idee e prodotti utili alle due popolazioni per il loro benessere e la guerra non risulta tra questi, anzi, acquisire armi e imparare a combattere è l’esatto opposto della pace e del benessere.

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Maroni, immigrati e la guerra libica.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 15 giugno 2011


Ecco che Maroni scopre che gli immigrati continueranno ad arrivare finché non si porrà termine alla guerra in Libia. Inoltre, chiede di non spendere più soldi per la guerra in Libia e ricorda che il parlamento Usa ha chiesto ad Obama di smettere di spendere i soldi in Libia. Inoltre, anche in Inghilterra si sta chiedendo la stessa cosa.  

Sono due dunque le notizie: gli immigrati arrivano, ma sembra che abbiano incominciato ad arrivare, a causa della guerra libica e la sospensione dei finanziamenti per la guerra in Libia.

Riguardo alla prima, ricordiamoci che gli immigrati arrivano in Italia da anni e che non sarà la fine della guerra libica a fermarli. Probabilmente, il ministro si riferisce al blocco degli sbarchi concordato con Gheddafi, si dimentica però, che gli immigrati hanno continuato ad arrivare per altre vie. Inoltre, dopo questa guerra, anche qualora dovesse vincere Gheddafi, non è detto che l’accordo continuerà, anzi, ci sono serie possibilità che Gheddafi, dopo il trattamento subito dall’Europa e Usa, ritorni ad essere quello dei missili a Lampedusa. Pertanto, lasciare la Libia dopo essere intervenuti, non sembra proprio la giusta politica per fermare gli sbarchi – da precisare che i migranti libici sono una esigua minoranza.

Questo ci porta a fare una considerazione sulla guerra libica. Iniziata dopo le manifestazioni popolari e conseguente repressione delle forze di Gheddafi, non ha mai preso veramente l’aspetto di una vera e propria guerra. Sin dall’inizio, gli interventi si sono basati sull’aviazione con l’intento di distruggere le basi di Gheddafi – incluso i suoi rifugi - evitando di colpire i civili. Interventi mirati, insomma, ma che non hanno mai prodotto il risultato sperato: la resa di Gheddafi. Questo continua da mesi. Una guerra che, nelle intenzioni, doveva durare il battito di un’ala, si sta protraendo oltre ogni misura prevista.

Ma perché questo? Veramente non si sarebbe potuto invadere la Libia come l’Afganistan e l’Iraq?

Non sembra logico che un territorio ricco di risorse naturali venga trattato in modo militarmente diverso da altri meno ricchi. Vero che Gheddafi era “amico” dell’occidente (economico e politico), ma è altrettanto vero che la decisione di combatterlo implica anche la fine dell’amicizia. Ciò avrebbe dovuto spingere l’Europa e Usa a una soluzione più drastica. Ma cosi non è stato. E non perché Gheddafi sia più difficile da sconfiggere, anche considerando che dispone di armi moderne, vendutegliele proprio da noi, non si giustifica quella che sembra, o si cerca di far passare, per una sconfitta. Considerando anche gli enormi interessi europei e Usa (tralascio i paesi che non partecipano alla guerra) nel nord Africa in termini di petrolio, e la Libia è uno dei più ricchi, il fatto che si stia cercando di defilarsi fa presupporre che i giochi siano stati diversi sin dall’inizio. Giochi costati milioni ai contribuenti senza che, probabilmente, non sapremo mai il motivo reale.

Per concludere, se la guerra, anche qualora si potesse giustificare, già di per se un’avventura aberrante, se la si fa per gioco, che cosa diventa?

AHI AHI MARONI, ALTRO CHE IMMIGRATI!!!!!!!


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Berlusconi: a Bossi glielo spiegherò io.
post pubblicato in POLITICA, il 27 aprile 2011


           

Di fronte al rifiuto della lega, espresso da Calderoli, sulla decisione del premier di usare gli aerei in Libia per azioni di guerra, decisione presa dopo il colloquio telefonico col presidente Obama - che viene presa dopo i ripetuti rifiuti del governo italiano di usare armi in Libia -, il premier s'impegna a spiegare al leader leghista il perché della decisione.

 

Dice il premier: "A Bossi spiegherò che non potevamo più tirarci indietro. Ma non cambia nulla nella nostra missione, attaccheremo solo carri armati e postazioni di artiglieria".

Ma come, se fino ad ieri il problema era "considerata la nostra posizione geografica ed il nostro passato coloniale non sarebbe comprensibile un maggior impegno militare". E ancora: "Pensate cosa potrebbe accadere se un pilota italiano finisse in mano ai libici?", cosa può aver fatto cambiare idea al premier? Considerando anche la possibilità di una crisi interna alla maggioranza?

 

Calderoli sostiene che la lega non voterà mai un intervento armato in Libia, il premier sostiene invece che non ci sarà crisi perché una votazione non è necessaria - il che non implica che la lega sia d'accordo. Allora, com'è la storia?

 

Ma,, al di la di una possibile spaccatura nella maggioranza, rimane il fatto che l'Italia entrerà direttamente in una guerra di cui non si conoscono ancora i possibili sbocchi e dove, ne gli USA ne l'UE hanno chiaro il loro obiettivo - a parte il petrolio -, sul ruolo libico nello scacchiere.

 

Forse si può chiarire con il problema che esiste con la Francia, quello dei migranti. Entrare in guerra significherebbe porsi sullo stesso piano dei francesi che, fin dall'inizio, hanno optato per l'intervento armato a sostegno della rivolta. Il che, forse, l'Italia potrà avere aiuti sul problema immigrazione, convincere, cioè, la Francia a prendersi l'impegno di ospitare quanti, pur passando per l'Italia, hanno come destinazione la Francia. Forse, dico, perché, nascosto dietro agli aiuti europei e americani, rimane sempre il problema di gestire il nord africa a vantaggio dell'occidente.

Certo che, se la lega non dovesse accettare la guerra come soluzione del problema, sarebbe una bella batosta per il premier che, sul versante internazionale, si troverebbe immischiato in una guerra che forse potrebbe avere risvolti tipo Afganistan e, sul versante interno, si troverebbe a fare i conti con una lega riottosa perché il suo elettorato non vede di buon occhio, su istigazione della stessa lega, l'aiuto a un paese arabo.

La lega, però, è perfettamente cosciente che una rottura significherebbe la fine del suo sogno federalista - suo obiettivo principale -, e come ha sempre sostenuto, preferisce cedere a patto che la riforma vada avanti. Perciò, ne consegue che la paventata rottura non sia altro che l'ennesimo specchietto per le allodole (opposizione), un gioco già giocato in passato che è servito a dimostrare la compattezza della maggioranza.


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La Libia chiede riunione urgente del consiglio di sicurezza dell'ONU.
post pubblicato in NOTIZIE, il 27 marzo 2011


 

Il regime libico si lamenta perché l'offensiva della coalizione internazionale è sanguinosa,immorale e illegale,  e, per questo, ha lanciato un appello per una riunione urgente del consiglio di sicurezza dell'ONU. Nell'appello chiede la sospensione degli attacchi.

 

Eh già, come dice il proverbio: non fare agli altri quello che non vorresti sia fatto a te. Oppure: chi la fa l'aspetti. O ancora: chi di spada ferisce di spada perisce.

Si, perché la guerra non è un video gioco. La guerra è qualcosa di più serio e determinante, una volta iniziata - e in Libia è stata iniziata dal regime con il tentativo violento di sopprimere le manifestazioni, incominciate pacificamente e quando ancora si svolgevano pacificamente, che chiedevano unicamente più libertà e diritti - chiederne la fine implica pagarne comunque tutte le conseguenze.

 

Ma non sembra questo il significato. Alla luce delle dichiarazioni di Gheddafi stesso che, in sintesi, non cederà mai; più che una mossa diplomatica sembra un gioco: fermiamoci perché mi fai troppo male.

Troppo comodo! E sarebbe assurdo, dopo le vite costate fin'ora, se tutto ritornasse come prima.

 

L'offensive della coalizione non è più sanguinosa, immorale e illegale dell'attacco che Gheddafi ha portato al popolo libico: è semplicemente la guerra!


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Il primo ministro e l'ipocrisia della guerra umanitaria.
post pubblicato in POLITICA, il 24 marzo 2011


Che la guerra sia un evento da "eliminare" come metodo per affrontare le divergenze tra popoli e all'interno dei popoli è un'idea da sostenere a gran voce: NON SIA MAI PIU' GUERRA!!!

Dalle parole del primo ministro italiano sembra che l'Italia non sia mai entrata in guerra.

 

Secondo quanto detto dal primo ministro al Corriere della Sera in una telefonata: "Abbiamo ottenuto non solo il pieno coordinamento Nato di tutte le operazioni della missione - spiega al telefono - ma anche l'applicazione puntuale della risoluzione dell'Onu. La coalizione è impegnata a difendere la popolazione civile, l'Italia non è entrata in guerra e non vuole entrarci." sembrerebbe  che l'aver accettato la risoluzione ONU che permette di condurre azioni di guerra via cielo in difesa dei civili attuando così la "no-fly zone, l'aver permesso l'uso delle basi aeree nato e l'aver accettato il comando, la responsabilità operativa dell'embargo sul trasporto di armi e mercenari partecipando all'operazione con l'ammiraglia, tre navi e un sotto marino, l'Italia non sia entrata in guerra.

Da sola, la no-fly zone comporta attacchi a postazioni "nemiche", che vengano attuati via aerea; poco importa, sono sempre azioni di guerra. Inoltre, se Gheddafi, qualora rimanesse senza aerei, come sembra sia già successo, ma riuscisse comunque a entrare nei luoghi controllati dai ribelli, si verificherebbe comunque quello che si sta cercando di evitare impedendo il volo agli aerei. Senza contare poi che con i missili, Gheddafi può benissimo colpire la popolazione civile. Pertanto, in definitiva, non si riuscirà ad raggiungere l'obiettivo: impedire la strage di civili (va considerato anche che, comunque, Gheddafi ha promesso di non avere pietà degli insorti, ciò significa una sola cosa, il non rispetto degli accordi internazionali per i diritti dei prigionieri di guerra).

Oltre a ciò, dare disponibilità delle basi e delle navi è, di per se, un impegno a sostenere la guerra.

Perciò, L'ITALIA  È IN GUERRA A TUTTI GLI EFFETTI.

In una guerra che, come tutte le guerre, comporterà sacrifici di vite umane, l'ipocrisia del governo italiano è palese poiché la costituzione (va detto che con tutte le modifiche che si vorrebbero fare alla costituzione, l'articolo che, di fatto, proibisce all'Italia di partecipare ad azioni di guerra non è mai stato menzionato) impedisce la scelta di azioni di guerra  come soluzione dei problemi. Articolo che l'Italia non può rispettare dato gli enormi interessi in gioco.

Se non partecipasse rischierebbe di essere relegata ai margini quando si tratterà di rifare gli accordi fatti con Gheddafi.

Ecco che allora, per giustificare la sua partecipazione, s'inventa la storiella che in realtà l'Italia non è in guerra perché non partecipa ai bombardamenti, o quella sulla difesa dei civili.


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Aiuti dell'Italia alla Libia, o a Gheddafi?
post pubblicato in POLITICA, il 20 febbraio 2011


Il nord Africa, dall'Egitto al golfo, in fiamme. Il risveglio di una popolazione da decenni tenuta in ostaggio da dittature a volte evidenti a volte mascherate da democrazie a volte da rivoluzioni.

Tutto ciò col beneplacito dei governi occidentali.

 

In una situazione simile e dopo averci imbonito per bene con teorie tipo "esportare la democrazia", ci si aspetterebbe dai governi un più incisivo intervento a favore delle popolazioni in rivolta. In modo particolare, dal governo italiano visto la sua paura di una ripresa in massa degli sbarchi. Ma ciò non sta accadendo. A parte affermazioni di genere sul diritto alla liberà e sul passaggio alla democrazia in modo incruento, da parte di alcuni governi (americano, francese, inglese), sembra piuttosto che l'occidente rimanga in attesa degli eventi per poter ridisegnare la sua politica futura in quei paesi. L'unica preoccupazione sembra siano i loro interessi.

Niente aiuti, comunque, se non quelli formali.

Dall'Italia, però, neanche quelli. A fare testo sono le dichiarazioni del premier: "Non ho sentito Gheddafi. La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno". "Siamo preoccupati per quel che succede nel nord Africa e per quello che potrebbe accadere a noi se arrivassero tanti clandestini. Mi sto interessando direttamente e stiamo seguendo con il cuore in gola quello che succede."

 

Già, disturbare l'amico dittatore sarebbe fuori luogo perché, se dovesse spuntarla, potrebbero saltare gli accordi fatti nel 2008. Accordi che prevedono aiuti alla Libia, o, per meglio dire a Gheddafi, in cambio della collaborazione per fermare gli sbarchi. Ed è la ripresa degli sbarchi la maggior preoccupazione del governo italiano. Non la reazione violenta del regime libico, non i morti che, sembra, siano più di duecento. L'unica preoccupazione "ufficiale" è la ripresa degli sbarchi. La grande paura dell'invasione islamica dell'occidente. E per fermarla, nessuna remora sui mezzi usati dai regimi per fermare quello che, per l'occidente, dovrebbe essere un evento positivo: la fine della dittatura e l'instaurazione della democrazia. In fondo, quello che stanno facendo le popolazioni del Maghreb e del golfo è identico a quello che i militari statunitensi ed europei stanno facendo in Afghanistan e che hanno fatto in Iraq: instaurare la democrazia. C'è, però, una differenza di fondo; quello che sta succedendo oggi è determinato da un movimento popolare, ovvero non controllabile, almeno per il momento, ne dalle organizzazioni interne ne dal capitalismo. Un movimento che potrebbe sfociare in qualcosa di controproducente per l'occidente e determinare un rapporto ben diverso dall'attuale.

L'Italia, in tutto ciò ha una responsabilità non indifferente. Attraverso gli accordi ha contribuito ha mantenere regimi che avrebbe invece dovuto contrastare. Inoltre, attraverso il premier, ha costruito legami che vanno al di la degli interessi della nazione.

"Non ho sentito Gheddafi" ha tutto il sapore di una confidenza cameratesca tra i due. Confidenza che potrebbe, qualora la rivolta dovrebbe portare i suoi frutti, limitare, ma anche annullare, i rapporti, e in modo particolare quelli energetici, economici con la Libia.

 

In conclusione, l'aver creato rapporti con il dittatore e non con la nazione libica, porterà il governo a considerazioni estranee a una repubblica democratica come l'Italia avvicinandoci sempre più a quel baratro verso cui, ormai da una quindicina d'anni, ci siamo avviati.

La politica attuale dell'Italia nei confronti del Maghreb non è altro che il proseguo della politica interna.

Cronache dal mondo dell’irrealtà: il colon … e il cava ….
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2010


I due leader maximum della politica regionale mediterranea si sono ritrovati a Roma per festeggiare l’anniversario degli accordi tra le due province orientali dell’impero amerikano, Italia e Libia. Gli accordi, come si sa, riguardano il controllo del territorio marino (mediterraneo) contro l’invasione dei barbari del sub impero amerikano dell’Africa e delle terre apparentemente libere del medio oriente e oriente. L’accordo, stipulato due anni fa contro ogni ragionevole logica sui diritti umani sanciti dall’ONU (presunto governo mondiale che, di fatto, è controllato dalle potenze:  Amerika, Cina e Russia), prevede il rimpatrio forzato – se sono in mare si riportano in Libia senza verificare se hanno le caratteristiche dei rifugiati, se riescono a raggiungere la terraferma vengono trasferiti  nei Cie (centri di internamento ed espulsione) e vi possono rimanere per sei mesi e poi, se non hanno le caratteristiche dei rifugiati, vengono espulsi (sempre in Libia) dove gli uomini del colon … , non essendo sottoposti agli obblighi del trattato ONU sui diritti umani perché il colon … , molto furbescamente, non l’ha firmato, potranno farne uso a loro piacimento finché non verrà organizzata una nuova spedizione verso le coste italo/europee - dei clandestini che, per sfuggire ai loro aguzzini, tra cui i sudditi forzatamente fedeli del colon … , tentano la traversata del mare, non più nostrum, per approdare sulle spiagge italo/europee convinti, dalla propaganda criminale, di trovare la libertà e un certo benessere o comunque un lavoro. La traversata, che prima avveniva normalmente su gommoni o carrette (trainate dai ventisette puledri, guidati dalle amazzoni del colon … ), ora, dopo l’accordo - e il continuo sviluppo tecnologico oltre che ai lauti affari dei commercianti -, avviene su panfili di lusso e sembra, dopo un momento di smarrimento dei commercianti di carne umana, abbia ripreso il suo corso normale per rifornire le aziende italiane, e non solo, sia industriali che agricole, di schiavi a costi fuori mercato.

Un evento straordinariamente ordinario dato che questa è la quarta visita del colon …  in Italia nell’ultimo anno. Evento destinato, per la sua impronta circense, a suscitare scalpore tra certi politici e certa popolazione – i soliti cattoKommunist - che non vedono di buon occhio l’amicizia tra i due.

L’intenso programma della visita ha visto il colon … impegnato a fare lezione di corano a 500 veline selezionate, e pagate, appositamente per ascoltare il suo proclama islamico, che di islamico, visto da chi viene, non ha proprio niente, e poi la cerimonia dell’anniversario alla presenza di tutto, o quasi, il governo italiano impegnato, sembra, ad islamizzare l’Italia in favore di maggiori, e lauti, compensi agli affaristi italiani anch’essi presenti - sembra però che la presidente(le)ssa di CONFINDUSTRIA non fosse presente causa allergia generale – che costeranno al popolo italico la piccola somma di venti miliardi di EURO (la cifra può essere sbagliata. Si pregano i signori lettori di verificare).

Naturalmente, dopo gli usuali scambi di cortesie e apprezzamenti tra i due, e i discorsi di rito (islamico) – sembra che il colon … si sia lasciato sfuggire, per i più maligni, di proposito, come monito ai governi del sottosub continente europeo, l’ormai scontato ricatto allargato a tutta l’Europa: se non ci date cinque miliardi l’anno, non saremo in grado di gestire il flusso dei migranti che passano dalla Libia (tutti quelli africani e medio orientali), pertanto, l’Europa si troverà, nel prossimo futuro, invasa da ogni sorta di gente perlopiù mussulmana, il che, secondo il colon … (grande amazzone del deserto), vuol dire islamizzazione dell’Europa – e vabbe, questo dovrebbe dirlo alla chiesa e non ai governi perlopiù laici.

Tra una cerimonia e l’altra, tra un giro turistico e l’altro, tra altre cose non viste e dette e scritte, i romani, come al solito, invece di accorrere in massa ad applaudire l’ospite, si son visti fermi agli incroci tutti imbronciati e arrabbiati a causa delle soste forzate causate dal passaggio del regale corteo indegno di una repubblica; ah, romani canaglie. A che vi giova essere del mondo la capitale se poi dei vostri luoghi padroni non siete?

Alla fine, il colon … , dopo aver tolto le tende e fattosi un lungo bagno per purificarsi dalle visioni peccaminose, se ne è ripartito col suo esercito verso il deserto libico lasciando l’Italia in preda a convulsioni tipiche dei mal di pancia da diarrea, mentre il cava ….  che, va detto per inciso, aveva chiesto al colon … di regalargli un puledro per poterlo montare nelle sue crisi di astinenza senza ottenere risposta, raccoglieva gli apprezzamenti dei suoi e degli industriali e molti impropri sia dai cattokommunist che dai padanii. Inoltre, il cava …. , non sazio del risultato ottenuto con il colon …, si appresta a condurre l’ennesima battaglia per giustificare la sua presenza come kapò nel parlamento del popolo sovrano senza poteri (il popolo) con la fiducia ai cinque punti programmatici - alla base della sua politica ormai da venti anni, sempre gli stessi e periodicamente riciclati – che dovrebbero riconfermarlo quale kapò più ammirato e inseguito- dalla giustizia – del secondo ventennio (fenomeno che si verifica periodicamente in Italia tra una fase di molta relativa democrazia e l’altra).

Della visita del colon … , agli italiani – quelli che italiani lo sono solo quando devono servire la patria, e qui bisogna specificare che, ultimamente, è stato inserito nella costituzione materiale (concetto inventato di sana pianta per giustificare gli attacchi del cava … contro la costituzione legale) il concetto che vuole, dato che il militare di leva è stato abolito a favore di quello professionale, che la patria la si serva anche standosene a casa senza stipendio per agevolare il capitale – ne verrà in tasca men che meno e che, anzi, il costo gli sarà addebitato, ovviamente in modo occulto, nella prossima finanziaria.

Beh, che dire d’altro se non che, anche stavolta, ce l’hanno messo tutto.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/9/2010 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tagli alle forze dell’ordine e milioni alla guardia di finanza impegnata in Libia.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 23 luglio 2010


Due milioni di euro per mantenere la partecipazione della Guardia di Finanza e delle navi cedute dall’Italia al governo libico. Intanto proseguono gli sbarchi a Linosa, l`isola più vicina a Lampedusa, Portopalo e Porto Empedocle. Sono organizzati e gestiti da scafisti e basisti, italiani e stranieri. Ecco l`effetto immediato della politica dei respingimenti”

Questa la politica italiana sulla giustizia; ridurre i finanziamenti interni alle forze dell’ordine e dare soldi alla Libia del dittatore Gheddafi per controllare – e poco importa con quali mezzi – l’immigrazione verso l’Italia. Mentre le categorie delle forze dell’ordine attraverso i sindacati vanno ripetendo da mesi che la finanziaria “Tremonti” metterà a rischio la sicurezza in Italia, il governo stanzia due milioni di euro per il prolungamento della presenza dei nostri finanzieri in Libia; invece di dare concretezza all’esigenza di sicurezza della popolazione, si preferisce collaborare, spendendo i nostri soldi, con un dittatore che di diritti umani non vuol neanche sentir parlare. Sono ormai noti i mezzi usati dai libici per il controllo dei migranti – deportazioni, carcere,torture, lavoro forzato e schiavitù -  ma ciò non ferma la politica italiana. Si continua a preferire una politica di “rifiuto” e “separazione” delle popolazioni” a una di cooperazione internazionale basata su presupposti di “globalizzazione – unificazione” delle culture.

I costi di tale politica sono evidenti: da una parte, lo spreco di soldi per mantenere un contingente di uomini (militari) in terra straniera  , dall’altra, i tagli della finanziaria avranno serie ricadute sull’operatività delle forze dell’ordine sul territorio con conseguente devastanti per la sicurezza dei cittadini.

 

 

La Libia chiude l'ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr)
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 11 giugno 2010


 

Riporto per intero l’articolo apparso sul sito Programma integra:

“In una nota diffusa nei giorni scorsi, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso profondo rammarico per la decisione del governo libico di chiudere l'ufficio dell'Agenzia. Molto preoccupato anche il Cir.

Da anni l'ufficio dell'Unhrc in Libia si occupa di proteggere, assistere e trovare soluzioni durevoli per i rifugiati che si trovano nel paese. L'Agenzia Onu è inoltre impegnata in un programma per il reinsediamento verso paesi terzi dei rifugiati presenti in Libia. Al momento, riferisce la nota, l'Unhcr è impegnata in trattative con le autorità libiche per il mantenimento della sua presenza.
Sull'avvenimento è intervenuto anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) che in un a lettera inviata lo scorso 1° giugno al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha chiesto l'intervento dell'Italia affinché l'Unhcr possa riprendere le proprie attività e ottenga dal Governo libico formale riconoscimento diplomatico.”

 

Già si sa del trattamento riservato ai migranti in Libia, dove subiscono torture e li fanno lavorare come schiavi. Lo  si sapeva già quando il governo italiano fece l’accordo per i respingimenti.

Ora, con la chiusura dell’ Unhcr, si rischia di perdere anche le poche informazioni che si è riusciti ad avere fin’ora.

 

L’accordo sui respingimenti tra Italia e Libia rientra nel trattato di amicizia, partenariato e cooperazione. Accordo che pone fine al contenzioso tra i due stati sul passato regime coloniale, ovvero, sul pagamento, da parte dell’Italia, di una somma per riparare ai danni della colonizzazione.

Un problema, in fondo, economico e di mercato, dove, però, a farne le spese sono le migliaia di migranti che transitano dalla Libia e che, con la legge sui respingimenti, vi vengono rimandati con buona pace, e affari, dei loro aguzzini.

 

Il ministro Frattini chiede che il governo italiano intervenga a favore della riapertura dell’ufficio dell’ Unhcr e per ottenere il formale riconoscimento diplomatico della Libia. Ciò indica che, al momento dell’accordo, l’Italia, pur essendo a conoscenza dell’avversione libica nei confronti dell’ Unhcr, non ne tenne conto. Ma d’altra parte, era a conoscenza anche delle condizioni degli immigrati in Libia.

Ma, d’altra parte, di fronte a interessi economici, si sa che l’essere umano passa sempre in secondo ordine.

Poco importa se l’immigrato in Italia, se regolarizzato, porterebbe ricchezza nelle casse dello stato  

, di fronte agli interessi particolari delle imprese, questo non è neanche considerato un problema. Le imprese, in un regime liberista, si sa che hanno il potere dalla loro, anzi, il potere sono loro.

 

 

 

 


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