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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il papa chiede perdono per i preti pedofili.
post pubblicato in RELIGIONE, il 12 aprile 2014


Nell’incontro con “l’ufficio per l’infanzia”, il papa afferma che: “Mi sento chiamato a farmi carico e a chiedere perdono per il male che alcuni sacerdoti hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini”.

Nella stessa riunione afferma anche che: "Un bambino deve maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre", chiudendo esplicitamente le porte all'adozione a coppie omosessuali.

Dunque, due pesi due misure; da una parte si chiede perdono per persone che, al di la della loro appartenenza ideologica e religiosa, hanno commesso, in base al principio, per il clero, sacro, che la vita deve essere al centro del pensiero umano e va rispettata in ogni suo ambito, un reato gravissimo proprio nei confronti della vita innocente; dall’altra condanna una pratica, quella dell’adozione a coppie omosessuali, come fosse il male peggiore.

Pertanto, ritiene perdonabile un “affiliato”che, almeno a parole, condivide le regole clericali, e non perdonabile chi si contrappone ad esse. Ciò implica una dissonanza nel principio stesso, poiché coloro che non lo rispettano dovrebbero essere trattati allo stesso modo; o si perdonano tutti o non si perdona nessuno.

Ovvio che quanto detto si riferisce all’ambito della politica del clero in merito ai problemi di natura etico/morale.

In merito, va anche detto che se la vita è sacra in ogni suo ambito, i preti in genere commettono il più grave dei reati rinunciando alla procreazione in nome di un “interesse di stato” del tutto uguale a quello del potere temporale, anche se il secondo non disdegna la procreazione dei suoi adepti.

Inoltre, sostenere che la famiglia è la base della società e deve essere formata da maschio e femmina, se non trova riscontro nei fatti – ovvero il matrimonio degli stessi preti – li mette in una posizione di inferiorità nel giudicare ciò che è giusto o ingiusto per i figli non avendo essi stessi esperienza diretta sulla gestione ne della famiglia,intesa come nucleo laico, ne dei figli; la paura che il figlio cresca in modo “innaturale”è data solo dalla loro inesperienza.

Concludendo, non rimane altro da dire che prima di intromettersi nel “mondo”, i preti dovrebbero viverci e vivere le esperienze direttamente e non per sentito dire; cosa che non può essere reale dato che il credente che, in un modo o nell'altro, si confessa, da una visione dei fatti improntata proprio sui principi del clero tralasciando tutto ciò che è estraneo ad esso.

Ma il mondo è molto più vario.

Un po' di gossip: Valeria Marini: le nozze in Vaticano non s’hanno da fare.
post pubblicato in GOSSIP, il 30 gennaio 2013


Leggendo il titolo sembrerebbe che il vaticano non intenda dare l'assenso alla celebrazione del matrimonio di Valeria Marini, nota showgirl dai costumi, secondo la morale cristiano/cattolica, alquanto licenziosi, con Giovanni Cottone a causa, appunto, della licenziosità - Offensivo disprezzo delle norme del pudore e della decenza - dei costumi della Marini. Il che sembrerebbe una cosa in linea con la linea ideologica della chiesa -  perché si sa che il modo di vestire è anche lo specchio dell'animo di una persona e, di conseguenza, determinerebbe, anzi, per la chiesa determina, la sua locazione nel regno ultraterreno, in quel luogo del non spazio e non tempo definito inferno - che si basa anche sui costumi delle persone nel definire la loro religiosità.       

Leggendo l'articolo, però, si scopre che i motivi sono altri, e che con la morale cristiano/cattolica non ha nulla a che fare ma riguarda ufficialmente l'opera di ristrutturazione della facciata della Chiesa di Sant'Anna. Ristrutturazione che non finirà entro l'11 di maggio, data in cui si terrà il matrimonio. Ma anche la "regola" che i matrimoni in vaticano sono permessi solo ai fedeli della parrocchia e ai dipendenti. 

 

Dunque, per la chiesa cattolica la sig. Marini può sposarsi in chiesa - noto tempio consacrato al culto cattolico nonché comunità di cristiani della stessa confessione, nello specifico, quella cattolica. 

A dimostrazione di ciò è il fatto che un noto esponente del clero romano, arcivescovo Francesco Gioia (solo sua), la sta aiutando a trovare un altro tempio ove coronare il suo amore(?). 

Un altro aspetto del diniego sembra riguardi l'inevitabile assembramento di fotografi e curiosi durante la cerimonia. Vale a dire che se il matrimonio fosse celebrato in "segreto" ben venga. 

 
 

Dunque, al clero interessa, più che altro, la discrezione e non la moralità dei suoi fedeli - come si suol dire: occhio non vede, cuore non duole ... Ma non si diceva che dio vede ovunque? e in particolar modo, nei cuori delle persone? Bah, misteri della fede, cattolica naturalmente.  

E neanche importa l'aspetto commerciale dell'evento visto che la Marini ha addirittura indetto, via web, un concorso di moda che ruota intorno al matrimonio. Sembra, probabilmente è vero, che al clero, sempre solerte a richiamare alla sobrietà, al decoro morale e a prendere sotto le sue ali chiunque a patto che abbraccino la sua dottrina, quando si tratta di di persone danarose non gli importi del loro comportamento morale. 

 
 

Ebbene? chiederà qualcuno, che te n'importa? Nulla, rispondo io che, non condividendo la moralità cattolica e avendo un'apertura massima verso i comportamenti umani quando non ledono la libertà e la vita altri, sono convinto che ognuno debba vivere secondo le proprie idee e i propri desideri. Quello che da fastidio, e credo che dovrebbe dar fastidio a chiunque creda nell'onestà intellettuale, è il comportamento ipocrita del clero. Tutto qui! 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 30/1/2013 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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