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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Possibile strage di piccoli di rondone al castello Sforzesco di Milano.
post pubblicato in NOTIZIE, il 21 giugno 2012


Corriere
La Torre del Filarete coperta dai ponteggi: nei nidi, i piccoli di rondone stanno morendo perché i genitori non riescono a raggiungerli  

Rondoni a rischio al castello Sforzesco di Milano dove eminenti urbanisti hanno deciso di aprire un cantiere per il restauro della torre del Filarete senza curarsi della ben nota nidificazione sulla stessa di migliaia di rondoni per la riproduzione annuale e di altri volatili.
La torre è stata coperta, come si vede in foto, completamente dai ponteggi e completamente chiusa in modo che i rondoni adulti non possono entrare per dar da mangiare ai piccoli nel nido e neanche a dare il cambio al compagno che li accudisce.
Secondo il Wwf e il gruppo ormitologico lombardo, migliaia di piccoli sono destinati a morire … di fame.
Inoltre, sempre secondo il Wwf e il gruppo ornitologico, sarebbe bastato aspettare circa un mese perché i rondoni arrivano in aprile e verso la metà di luglio sarebbero ripartiti per l’Africa.

Una strage, questa, che nasce unicamente dall’incompetenza dei nostri amministratori in fatto di ambiente e, di conseguenza, dalla mancanza di coordinamento nelle istituzioni o, peggio ancora, dallo scorporo tra edilizia e ambiente, due materie che, invece, devono necessariamente essere almeno coordinate.
Giornata mondiale della famiglia: la giunta milanese decide di finanziare, con tre milioni di euro, la visita del papa a Giugno,
post pubblicato in NOTIZIE, il 4 marzo 2012


Foto dal sito Stefano Bisi
Il Giorno
Sono tre milioni e 100 mila euro la cifra destinata dalla giunta di Milano per la visita del papa in città in occasione della giornata mondiale della famiglia che si terrà a Giugno.
La cifra servirà a potenziare i servizi necessari.

Tre milioni sono una bella cifra considerando il momento di crisi che stiamo attraversando e le difficoltà di troppe famiglie che si trovano in situazioni di disaggio. Tre milioni che, sicuramente, si potrebbero spendere in modo più reale per sostenere le famiglie.

La cosa che colpisce, in negativo, di più è la leggerezza con cui la chiesa organizza questi ritrovi; leggerezza che risulta ancor più grave se si considera il motivo: famiglia, lavoro e festa (giorno di riposo domenicale), dove il primo è il contenitore degli altri due ovvero, il lavoro e il giorno di riposo intesi come necessità per una vita familiare serena. Praticamente si parla di diritti degli individui - nello specifico, organizzati in famiglie - che sono sacrosanti e che vengono affrontati da sempre in ambito laico senza per questo organizzare megaritrovi dispendiosi di risorse. Risorse che, se proprio avanzano - il che è impossibile data la situazione - sarebbero più utili se usate nell’ambito di una politica del lavoro e di ulteriori aiuti alle famiglie in difficoltà.

Ma non è tanto la chiesa e il papa quanto il comune che, mettendo a disposizione un’ingente somma di denaro pubblico per sostenere un incontro che riguarda una parte della società che, se pur teoricamente maggioritaria (?), non da il diritto di spendere i soldi di tutti - tanto più che il papa non viene in Italia per una visita ufficiale di stato ma per curare i propri interessi, nello specifico, misurabili in “anime” - dimostra poca sensibilità nei confronti delle famiglie reali.
Lettera del papa

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/3/2012 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tensione a Milano.
post pubblicato in NOTIZIE, il 21 maggio 2011


           

Secondo il PDL, ci sarebbero state aggressioni a sostenitori della Moratti perpetrate da sostenitori di Pisapia. La stessa denuncia arriva da parte del PD. FONTE

 

Dunque, si sta accendendo la lotta per la poltrona di sindaco a Milano. Se le violenze o abusi dovessero essere vere, allora siamo di fronte allo sconfinamento dai toni alti alla violenza gratuita.

 

Ma di chi è la colpa?

 

Secondo il presidente della provincia, Guido Podestà, "è opera di facinorosi riconducibili ai sostenitori di Giuliano Pisapia" e aggiunge "Considero questo gesto frutto del clima esasperato che, purtroppo, è stato scatenato dalle ali estreme della sinistra con l’obiettivo di impedire al primo cittadino di illustrare il suo programma ai milanesi".

 

È evidente che il centro destra sia ormai spaventato dall'ipotesi di perdere Milano. Considerando anche che "il clima di esasperazione" è stato creato da loro, ne risulta che, ormai, stanno procedendo a caso, senza una linea politica precisa se non quella di attaccare Pisapia su quelli che, secondo loro, sarebbero i risultati del suo programma.

 

Dare la colpa a Pisapia delle azioni di alcuni facinorosi - che, tra l'altro, non sono stati fatti i nomi, mentre sono stati fatti i nomi degli aggressori di destra - non fa altro che aumentare il clima di odio tra parte dei sostenitori dei due schieramenti e ciò indica che i fautori del clima di tensione sono proprio loro: il centro destra.


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Moratti svende Milano.
post pubblicato in POLITICA, il 20 maggio 2011


Dopo la batosta al primo turno, il sindaco uscente stila un contratto con i cittadini e commercianti che hanno attività in città. FONTE

 

In sintesi: parcheggio blu gratuito a tutti i residenti e agevolato ai commercianti e artigiani che svolgono attività in città, niente addizionale irpef nei prossimi cinque anni, niente nuove tasse sugli immobili bar e ristoranti. Mentre, sostiene la Moratti, se dovesse vincere Pisapia, ci saranno più tasse.

Un bel programma, non c'è che dire.

 

Mah, mi vien da chiedere: questo programma, è diverso da quello presentato nel corso della campagna elettorale?

Perché i casi sono due: o nella prima tornata elettorale aveva promesso tasse e aumenti tariffari e i milanesi hanno ritenuto che di tasse già ne pagano abbastanza, oppure, il programma era uguale ma i milanesi non ci hanno creduto preferendo quello di Pisapia che, pur prevedendo (?) più tasse, prevede anche più investimenti sia pubblici sia a sostegno delle famiglie.

In ogni caso, mi sembra una politica confusionale che non fa altro - speriamo - che allontanare l'elettorato.

Sperare di recuperare voti modificando il programma all'ultimo minuto, ha tutto il sapore di un ripiegamento di convenienza invece che un ripensamento della politica territoriale.

Inoltre, essendo la campagna elettorale svoltasi all'insegna della solita aggressione contro i mulini a vento del comunismo e della persona singola (Pisapia), mi sembra un po' tardi proporre ora un programma serio(?) di politica economica.

Comunque sia, ben venga se serve a mandarli a casa.


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Ancora Bossi … purtroppo.
post pubblicato in ALTRO, il 20 maggio 2011


           

"Il progetto di Pisapia non è compatibile con una Milano decente. Vuole trasformare Milano in una zingaropoli, fare la moschea più grande d'Europa... Sono cose incompatibili con Milano"." FONTE

 

Tra le tante DISCORDANTI affermazioni di Bossi ho scelto questa perché, a mio avviso, rispecchia con molta chiarezza la sua incompatibilità con le sue stesse idee federaliste basate sulla gestione DEL POPOLO SOVRANO del territorio.

Nel momento in cui è lui a decidere cosa è compatibile per Milano, decide anche per i milanesi che dovranno subire le decisioni del vertice.

Al proposito si veda la legge sulla privatizzazione dell'acqua; la lega l'ha accettata dopo aver sostenuto che l'acqua, come bene pubblico, deve rimanere pubblica. O la legge sul ritorno al nucleare dove il comune di Milano non ne vuole sapere di centrali sul suo territorio.

 

Chiaro che ognuno può esprimersi e agire come vuole, anche in contraddizione con se stesso. Ciò non toglie che, prima o dopo, anche i più sprovveduti s'accorgono che, al di la delle belle parole ridondanti, l'obiettivo di fondo, primario, non è la libertà all'autodeterminazione dei popoli - concetto di cui la lega dice di farsi carico - ma l'incanalamento del popolo stesso entro schemi preordinati dove esso nulla può decidere: ne la sua autodeterminazione ne la gestione del territorio perché già decisa dai vertici sia nei modi che nei tempi.

 

L'incompatibilità del progetto di Pisapia, qualora lo fosse davvero o, comunque, il popolo lo ritenesse tale, sarà decisa dal popolo al ballottaggio. Saranno i milanesi a decidere, col voto, se accettare la costruzione delle moschee e la presenza ORGANIZZATA - cosa che il centro destra e, in primis, la lega, non sono mai riusciti, o non hanno voluto, organizzare - dei Rom sul loro territorio.

Le elezioni democratiche servono anche come verifica dei programmi politici dei partiti.


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Bossi e la maggioranza.
post pubblicato in Riflessioni, il 19 maggio 2011


           

Bossi rilancia sulla maggioranza: al ballottaggio di Milano non perderemo! Cosi risponde ai cronisti che gli chiedono cosa succederà se dovessero perdere il ballottaggio a Milano. Subito dopo, però, afferma che se dovessero perdere:  la lega sia pronta a mollare il PDL in caso di sconfitta al ballottaggio. Questo prima dell'incontro con Berlusconi che si terrà dopo il CDM.

 

Siamo al solito balletto. Dopo la rivolta in internet della base leghista che addebita al PDL la responsabilità della mancata vittoria, Bossi non si può permettere il lusso di sostenere apertamente l'alleato, pena, il rischio di un ulteriore calo. Trovandosi tra l'incudine e il martello - da una parte la base che pretende più autonomia nei confronti dell'alleato, dall'altra, la necessità di mantenere la maggioranza "come unico mezzo per portare a termine le riforme sul federalismo -, l'unica via d'uscita, per mantenere sia la base che il governo, rimane il balletto. 

 

Le sue affermazioni, che di chiaro non hanno niente - di certo non ci faremo trascinare a fondo..." ma ''comunque non perderemo ai ballottaggi" e dunque ''non fatevi illusioni''. "Abbiamo perso, abbiamo perso", ripete due volte riferendosi al voto di Milano. E sul risultato negativo ha una spiegazione precisa: "Abbiamo sbagliato la campagna elettorale". Comunque, i giochi sono ancora aperti e bossi ostenta ottimismo: "Non perdiamo". E se si perde, invece, cosa farà la Lega? "Aspettiamo per vedere cosa succede", frena. -, riflettono una situazione di estremo disagio di un partito che, essendo nato come contenitore di idee locali, s'è trovato, più per necessità che per volontà, ad affrontare temi alla lunga più importanti e complessi da quelli da lui proposti. Temi che coinvolgono non solo l'orticello di casa, ma tutto il sistema socio/politico/economico italiano e internazionale. Ovvio che per poter sopravvivere debba affiancarsi a una forza politica in grado di catalizzare l'attenzione su problemi nazionali in cui possono trovare posto anche quelli locali. Viceversa, si troverebbe ad agire sul piano puramente locale che non gli permetterebbe di affrontare a livello nazionale le riforme che vorrebbe fare per dare un più ampio respiro alle sua idee localistiche.

 

Pertanto, sperare che la lega faccia cadere il governo, e non solo nell'attuale situazione, è pura illusione.

Carte da gioco politiche nei "centri anziani" a Milano.
post pubblicato in NOTIZIE, il 1 aprile 2011


 

Qui la notizia

Se all'Italia "federalista" mancava ancora qualcosa, ecco che il comune di Milano ha pensato bene di colmare tale mancanza.

Succede che nei centri per anziani di Milano siano usate carte da gioco con slogan elettorale tipo: Vota Silvio. Ovvio il riferimento al premier, meno ovvio che in centri pubblici si faccia propaganda politica di parte e a spese di tutti.

 

A dire il vero, nei centri, le carte circolano dal 2006, questo significa che la propaganda  elettorale del PDL nei centri anziani di Milano non si è mai fermata.

Ha porre il problema oggi è il Pd che ha chiesto, giustamente, di sostituirle con normali carte da gioco.

 

Un'azione deprecabile e subdola.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 1/4/2011 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Primarie di Milano vinte da Pisapia.
post pubblicato in POLITICA, il 16 novembre 2010


Alle primarie, svoltesi ieri a Milano per la scelta del candidato sindaco nelle comunali della prossima primavera, ha vinto il candidato della sinistra sostenuto da Vendola.

Come si sa, le primarie servono a dare la possibilità agli elettori sostenitori di un partito o coalizione di esprimere la preferenza sul leader che andrà poi a rappresentare il partito o coalizione nelle elezioni. Lo scopo non è quello di dare una parvenza di democraticità che, anzi, il solo fatto della scelta dal basso del leader è in se un atto democratico, ma di scegliere la linea politica che il partito o coalizione andrà a portare nel caso vinca le elezioni e a cui tutte le componenti del partito o coalizione dovranno attenersi. Questo dovrebbe comportare un pacato confronto all'interno della coalizione durante lo svolgimento della campagna elettorale prima delle primarie e, una volta scelto il leader, eliminare ogni competizione interna al partito o coalizione per quanto riguarda la gestione della campagna elettorale per le comunali. Ma è proprio così?

Il giorno dopo le primarie, i responsabili del PD di Milano, si sono dimessi proprio perché i militanti e sostenitori della coalizione non hanno scelto il loro candidato. Perché dimettersi di fronte a una scelta dei militanti e sostenitori? Se essi hanno scelto un rappresentante non significa la vittoria del "nemico" ma semplicemente quella di una visione, che se pur diversa dalla propria, rappresenta comunque un modo di essere di sinistra. Invece, la vittoria di Pisapia a messo in fibrillazione il PD. Perché? Evidentemente, per il PD, le primarie prima di essere un momento democratico di consultazione della base sono la verifica del loro elettorato. In questo modo, però, si determina una incongruenza con ciò che è realmente, ovvero un partito laico dal momento che vi partecipano anche cattolici e altre tendenze socio/politiche. Inoltre, si rischia di dare l'impressione che le primarie siano una parvenza di democrazia, una maschera per nascondere qualcos'altro. Io non credo sia questo il motivo, mi auguro però, che il PD si decida a smetterla con la conta dei propri sostenitori ogni qualvolta si svolgono elezioni, ma prenda atto che in una società moderna, democratica, ciò che conta è il programma politico con cui ci si presenta chiunque sia a rappresentarlo.

 

 

 

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/11/2010 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
MILANO, QUINDICI ANNI DI DESTRA E LA GUERRIGLIA
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2010


E' scoppiata la guerriglia a Milano. A innescarla, ufficialmente , è l'omicidio di un giovane egiziano causato da una diatriba con un gruppo di latinoamericani.
Milano come Rosarno? no!
Qui la rivolta è contro altri extracomunitari in una zona a forte componente straniera, dove 1 su 3 esercizi commerciali sono gestiti da extracomunitari di cui molti sono anche proprietari di appartamenti e la mescolanza tra diverse etnie è molto forte.

Una zona che, da dieci-quindici anni sta vivendo un forte degrado non tanto per la presenza degli extracomunitari ma per la NON PRESENZA delle istituzioni cittadine.
Degrado che si manifesta a causa di una forte concentrazione di situazioni negative come vivere in dieci in tuguri di due stanze ad affitti proibitivi, lavoro gestito dai CAPORALI, con conseguente povertà che spinge a utilizzare strumenti di sopravvivenza illegali (spaccio, fruttamento e prostituzione).
Situazioni estreme che l'amministrazione, gestita da quindici anni dalla destra, non è riuscita non solo a gestire ma neanche a controllare.
Ad agosto è entrata in vigore la legge sulla sicurezza che prevede, tra l'altro, che, qualora un lavoratore straniero regolare perda il posto di lavoro e non ne trova uno entro ? diventa irregolare, cioè clandestino; questa legge ha creato situazioni alquanto irreali. Lavoratori in Italia da molti anni con regolare permesso, lavoro e famiglia, si sino ritrovati clandestini e rinchiusi nei Cie.

Se a Rosarno la rivolta era indirizzata contro i cittadini e le autorità Rosarnesi per motivi inerenti al trattamento subito dai lavoratori stranieri, a Milano siamo di fronte a una situazione del tutto diversa; situazione che vede comunità diverse lottare per il controllo del territorio come da copione hollywoodiano visto in tanti films.

Come è possibile che in una città come Milano - uno dei più sviluppati centri industriali del nord e dell'Italia e gestita dalla destra che, della lotta alla clandestinità che, secondo loro, è alla base dell'aumento della criminalità, ha fatto la sua bandiera - si sia giunti alla formazione di una subcultura tipica delle grandi metropoli? Milano che con 1.304 mila abitanti non è paragonabile a citta come New York che, con 8 milioni e passa abitanti e dove le minoranze sono ben più numerose e radicate, ha sicuramente problemi ben più gravi.

Forse la risposta ce la da il vice sindaco leghista De Corato: «Questo accoltellamento testimonia che i numeri dell'immigrazione quando sono troppo alti è difficile governarli - ha proseguito l'esponente politico- . È evidente che per Milano, che ha duecentomila extracomunitari regolari e 40 mila clandestini, è un numero enorme. Il 15,4% della popolazione milanese è fatta di extracomunitari e via Padova, che è la via più multietnica di Milano, testimonia che con questi numeri è difficile governare l'immigrazione. E non si dica che Milano è una città chiusa. Gli incidenti di questa sera dicono in maniera chiara che l'integrazione la si può fare solo con numeri accettabili altrimenti si crea razzismo tra le stesse comunità di stranieri, come accade stasera tra nordafricani e sudamericani».

Secondo Corato, la situazione non è da imputare all'amministrazione, ma al numero "eccessivo" di immigrati presenti, tra cui 40 mila clandestini. Clandestini che, secondo la legge - voluta dalla lega - dovrebbero essere rimpatriati ma che, invece, si trovano tuttora sul territorio senza che l'amministrazione, attraverso le istituzioni preposte, intervenga.
Intervento che, comunque, non riguarda solo il controllo sui clandestini, ma anche su quelle forme di "sfruttamento economico" - in modo particolare nell'edilizia abitativa e commerciale - che inizia prorpio con la concentrazione degli extracomunitari atto a invogliare la popolazione locale ad andarsene vendendo o lasciando le strutture, creando cosi, a causa dell'eccessiva offerta e della nuova particolarità delle componenti etniche presenti sul territorio, il presupposto per svalutare i prezzi. Svalutazione, però, che, successivamente, con l'ulteriore introduzione di extracomunitari e conseguente aumento della domanda di alloggi, porta ad un abnorme aumento degli stessi. A questo punto viene normale supporre che i proprietari degli immobili non si curino minimamente della messa a punto degli alloggi.
Inoltre, per mancanza di controlli, la pratica di affittare o subaffittare ai clandestini, o di concentrare in poche decine di metri quadri un numero eccessivo di persone facendo pagare il posto letto, arrivando a realizzare anche 2.000 euro al mese, essendo proibita dalla legge,ha come unica conseguenza l'evasione fiscale.
Ed è proprio la concentrazione di più etnie su un territorio ristretto e senza strutture adeguate - oltre allo sfruttamento -  che da origine a situazioni estreme di degrado che, a loro volta, danno origine a strutture sociali nate spontaneamente e conformi alla cultura d'origine delle etnie senza nessun apporto da parte della cultura ospitante (in particolar modo la mancanza di contatti reali che, di solito, nascono sul luogo di lavoro).
In questo contesto, la richiesta dell'eurodeputato, Matteo Salvini, di controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano (già scartata dallo stesso Bossi) e di manifestazioni del PDL in via Padova (ieri 15) in solidarietà ai cittadini e ai negozianti vittime degli scontri di sabato - caratterizzata da slogan tipo:  'Ricordatelo bene signor magistrato la clandestinità è già reato' e 'Clandestini fuori dai confini', dimenticandosi che il comune è amministrato proprio da loro e che, perciò, spetta a loro intervenire sulle irregolarità -, lascia chiaramente intendere la forte incapacità di applicare le leggi da lei stessa fatte.
Inoltre, l'idea di "integrazione" intesa come "aquizisione della cultura locale" fa da deterrente a quanti, arrivati in Italia, si portano comunque dietro, oltre alla loaro cultura, il loro bagaglio di abitudini e tradizioni a cui difficilmente riusciranno a dimenticare.

Ciò che serve non è la pretesa che l'immigrato diventi italiano, ma una legislazione che metta sullo stesso piano chiunque viva sul territorio, però, per fare questo, bisogna perseguire tutti coloro che agiscono fuori dalla legge, italiani o stranieri che siano.



 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/2/2010 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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