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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Monti: 'Primo atto sarà riforma legge elettorale indegna'
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 6 gennaio 2013


Ansa  

Monti promette, rispondendo alla domanda su Twitter, che il primo atto del suo eventuale governo sarà la riforma della legge elettorale.   

Ben venga visto che l'attuale è definita "legge porcellum" anche dal suo ideatore Roberto Calderoli.  

Naturalmente, per poter giudicare, tutto dipenderà dalle modifiche che verranno apportate; se, ad esempio, verrà eliminato il premio di maggioranza che permette al partito o coalizione di maggioranza relativa di avere la maggioranza assoluta al senato pur non avendo i voti necessari o se verranno reinserite le liste dei candidati per dar modo ai cittadini di sceglierli.  

Della modifica della legge elettorale si parla ormai da anni, si sono fatte proposte in parlamento, si sono discusse … senza nessun risultato finale; chissà perché?  

Il governo Monti non aveva il mandato di attuare le riforme istituzionali che però vennero comunque affrontate dal parlamento senza però raggiungere nessun risultato. Inoltre, la dove c'era la possibilità di qualche modifica (si veda la legge sull'accorpamento delle provincie) tutto è caduto con le dimissioni di Monti causate dal venir meno della fiducia del Pdl; chissà perché?. 

A questo punto viene spontanea una domanda 

Perché Monti, con tutti i problemi sul tappeto mette come primo atto del suo governo la riforma elettorale? Domanda che riguarda specificatamente l'agenda Monti (punto 4 primo capitolo "Riformare le Istituzioni") perché in essa inserita.  

C'è un problema di natura strutturale nell'azione del partito o movimento di Monti 

E' vero che il programma politico abbraccia, anche se in modo generale, tutte le tematiche della società dal rapporto con l'Europa e l'apporto dell'Italia alla sua "ricostruzione", alla crescita economica all'interno di un'economia sociale di mercato, alla famiglia, lavoro, welfare, giustizia ecc., ma mettere la legge elettorale al primo posto nell'azione del governo quando altri problemi ben più importanti premono è sbagliato. Questo non significa lasciare le cose come stanno ma - considerando anche che una legislatura dura 5 anni - cercare di affrontare il problema con la massima calma per arrivare ad una soluzione adeguata a una democrazia più diretta. Questo vale per ogni riforma. 

Che l'attuale legge elettorale sia una "porcata" è fuori discussione, che sia il problema più importante no! Perché, se così fosse, sarebbe stata cambiata da tempo.  

Diciamo piuttosto che questa legge fa comodo a tutte le formazioni politiche che hanno la possibilità di diventare partito o coalizione di maggioranza poiché, col premio di maggioranza superano il 50 + 1% acquisendo così la possibilità di imporre il proprio punto di vista sui problemi importanti senza, o non tenendo conto, del dibattito parlamentare. Inoltre, a tutti i leader fa gola la possibilità di scegliere le persone da proporre come candidati perché così limitano la possibilità di essere contestati dall'interno.  

Dunque, proporre, come primo punto nel programma politico, la riforma della legge elettorale sa tanto di demagogia populista perché si "cavalca" un malessere diffuso tra gli elettori.  

Questo significa che nessuno ha veramente voglia di cambiarla, che il suo utilizzo è puramente propagandistico per attirare voti e deviare l'attenzione dai problemi che riguardano la vita di tutti i giorni come il lavoro, la pensione la sanità, l'istruzione ecc.; tutti problemi inseriti nell'agenda ma che verranno risolti in modi che non soddisferanno le esigenze della maggioranza dei cittadini.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/1/2013 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il balletto di Berlusconi, la fiducia dei mercati e partner europei
post pubblicato in POLITICA, il 13 dicembre 2012


Monti si dimette dopo la sfiducia al governo pronunciata da Angelino Berlusconi ma rimarrà in carica fino all'approvazione della legge di stabilità, che verrà votata entro la fine dicembre o inizio gennaio. Le prossime elezioni si terranno, presumibilmente a febbraio/marzo, uno o due mesi prima della fine naturale della legislatura che è ad aprile 

 

Cosa cambia?  

Non si può dire che uno o due mesi in meno siano determinanti al fine della credibilità dell'Italia pertanto, almeno in teoria, non dovrebbe cambiare nulla. 

Eppure tutti sono preoccupati per la credibilità dell'Italia nei confronti dei partner internazionali e dei mercati. Paura che l'Italia faccia un balzo indietro a prima del governo monti quando il governo Berlusconi perse la credibilità e i mercati, attraverso, o a causa, delle agenzie di rating, tolsero la loro fiducia con tutte le conseguenze che tutti conosciamo, mentre i partner internazionali chiedevano con forza riforme che Berlusconi non era in grado di attuare.  

Da qui la decisione di Berlusconi di dare le dimissioni a favore di un governo tecnico che potesse fare quelle riforme chieste sia dai mercati che dai partner.  

Monti entra in campo non tanto per cambiare le regole del gioco riformando lo stato per renderlo più credibile attraverso riforme atte a creare la stabilità politica e sociale che col governo Berlusconi era andata persa, ma per attuare quelle riforme legate all'economia ovvero, lavoro, pensione, amministrazione pubblica ritenute necessarie per ridare fiducia agli investitori stranieri; ovvero, portare soldi in Italia per aiutare la crescita e, di conseguenza, aumentare il Pil nel tentativo di abbassare il debito pubblico - peccato, però, che Monti abbia attuato la sua politica economica colpendo essenzialmente le categorie più esposte alla crisi (pensionati, operai, artigiani, commercianti e piccola e media industria) attraverso la modifica dell'welfare e non pretendendo che i soldi dati dalla Bce alle banche italiane venissero usati per finanziare la produzionesenza peraltro riuscire a contenere il debito che è andato sempre più aumentando. 

 

A sostenerlo una maggioranza eterogenea con diverse motivazioni.  

In primo luogo il Pdl che preferisce delegare il lavoro sporco ad altri per poi criticarne duramente la politica nella speranza di recuperare quella centralità politica nazionale e la credibilità internazionale 

In secondo luogo il Pd che, insicuro dell'esito di eventuali elezioni anticipate e comunque convinto della necessità delle riforme chieste dai partener internazionali, preferisce sostenere il governo tecnico pur sapendo che le riforme che andrà a fare si discosteranno, nella sostanza,  dalla sua linea economica. 

 

Dato quanto scritto sopra e considerando che i partener internazionali e i mercati hanno visto di buon occhio la politica montiana, non stupisce la reazione negativa di fronte all'arroganza di Berlusconi nel togliere la fiducia al governo impedendo, tra l'altro, la conversione in legge del decreto sull'accorpamento delle province che fa parte dello Spending Review.  

Ciò che cambia con le dimissioni di Monti è la fiducia fin qui recuperata. Una fiducia di cui, volenti o nolenti, bisogna tener conto se vogliamo uscire dalla crisi che, anche se creata in altro luogo, esiste. Inoltre, va tenuto conto della cosiddetta globalizzazione, ovvero la possibilità dei capitali di spostarsi liberamente dove hanno più interesse.  

 

Il comportamento di Berlusconi e la confusione in cui versa - confusione dimostrata con le affermazioni degli ultimi giorni - due per tutte: l'apertura a una possibile candidatura di Monti a premier che lo convincerebbe a ritirare la sua candidatura. Questo dopo le aspre critiche alla sua politica e il ricatto alla lega che se non si allea col pdl saltano le regioni del nord - non convince certo i partener della positività di un nuovo governo Berlusconi. Un Berlusconi antieuropeista che anche il Ppe sta cercando di scaricare cosi come i maggiori esponenti europei. 

Per concludere, se il ritorno di Berlusconi è la causa dei malumori dei mercati e dei politici europei significa anche che la sua politica e il suo comportamento pubblico e privato non è stata  positiva neanche per loro


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Monti e la politica estera.
post pubblicato in POLITICA, il 19 novembre 2012


Monti e la politica estera.
La gaf di Monti La rettifica
E pensare che era andato nel Qatar a cercare investitori, che con la crisi in corso hanno bisogno di assicurazioni sulla continuità della sua politica, l’essere uscito con la fraseNon posso garantire per il futuro, sarei già contento se potessi migliorare il presente come credo stiamo facendo con lo sforzo di tutti” - inutile dire che si poteva risparmiare le ultime quattro parole.

Un leader in missione all’estero per racimolare consensi a una politica che dovrebbe rimettere in sesto l’economia di un paese affinché gli investitori stranieri investano in Italia dove la necessità di innesto di nuovi capitali è, secondo lo stesso Monti, fondamentale per la ripresa economica atta ad aumentare il Pil, non può permettersi di dire cose simili e non solo perché è in contraddizione con le sue idee ma, cosa più importante, allontana gli stessi investitori che cercano, la dove vogliono investire, stabilità e continuità della politica.

A nulla servono le retromarce:Qualsiasi cosa accadrà nella politica italiana penso che si tratterà di governi responsabili che faranno ancora meglio per far progredire l'economia italiana”, perché danno solo l’impressione reale di un paese allo sbando dove ad ogni governo corrisponde una diversa politica sia nazionale che internazionale.

Ciò che ho scritto sopra vale al di la della mia convinzione che l’attuale politica economica non è altro che la continuazione della politica liberista dei governi precedenti.
Un leader di un paese in missione all’estero non deve in nessun modo mettere a repentaglio la credibilità del paese che rappresenta anche a costo di dire mezze verità. Perché, pur essendo vero che l’Italia attuale è in una situazione di sballo politico, ma proprio per questo e al di la delle sue convinzioni, il suo rappresentante ha l’obbligo, dato proprio dalla sua carica, di presentare il paese come un’unità omogenea o, al massimo, come un paese alla seria ricerca di quell’unità.

Concludendo, devo dire che Di Pietro non ha tutti i torti quando dice: “un ricatto bello e buono: o rivado io al governo, o agli investitori stranieri dico che non garantisco per l'affidabilità del Paese dopo di me”. In fondo, anche i professori sono uomini.

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Calcio scommesse: Monti propone la sospensione del calcio per due anni.
post pubblicato in ALTRO, il 29 maggio 2012


Ansa
Anche il presidente del consiglio Mario Monti prende posizione sul calcio in merito all’ultimo scandalo - calcio scommesse.
“Mi chiedo se gioverebbe a tutti quanti quelli che seguono questo sport se per due o tre anni ci fosse una totale sospensione di questo gioco”. Queste le parole del premier pronunciate a titolo personale e non politico.

Non posso che essere d’accordo, non tanto perché il calcio non lo seguo, ma perché, ormai, è diventato un business per le società e i calciatori, almeno nelle serie A. Inoltre, considerare sport un’attività che si basa esclusivamente sulla competizione - perdendo il principio primo dello sport stesso che, prima d’ogni altra cosa, è attività fisica per il benessere dell’individuo - fino al punto di creare un “mercato” per accaparrarsi i migliori giocatori, ci vuole un grande lavoro di fantasia.
La bella frase: importante è partecipare, nel calcio, ormai, è solo ipocrisia perché si gioca per vincere e si fa di tutto pur di vincere.

Certo, si può dire che anche in altri sport si gioca per vincere e guadagnare, ma solo il calcio, almeno per il momento, ha toccato punte di disonestà, amoralità e illegalità, causate, appunto, dall’essere un business, che in altri sport non sembra esistere.

L’aver ridotto uno sport che, di per se come gioco, è uno tra i migliori perché insegna, in modo particolare ai giovani, il gioco di squadra attraverso cui s’impara a cooperare con i compagni e a rispettare gli avversari, un campo di battaglia, significa aver inserito nel gioco gli aspetti più negativi della società civile.

Sospenderlo non significa solo eliminare il business e tutti gli intrallazzi inerenti, ma anche ripristinare quei valori tipici dello sport andati persi.

Naturalmente, le parole di Monti rimarranno tali, basta leggere la reazione degli interessati per capire le difficoltà che incontrerebbe una decisione simile.

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Per il premier Italiano “la guerra è un lontano ricordo”.
post pubblicato in GUERRA E PACE, il 25 maggio 2012


Oggi, scorrendo il sito Unimondo, mi sono imbattuto in un articolo su Mario Monti e l’incontro che ha avuto con un gruppo di giovani provenienti da paesi in guerra, ospiti della Cittadella della Pace, a Rondine (Arezzo).
Nell’incontro, Monti ha detto che “per l’Italia, la guerra è solo un lontano ricordo”. Una frase a dir poco deviante dalla realtà; l’Italia è in guerra, solo che oggi la guerra ha cambiato nome. Oggi, quando le guerre vengono condotta fuori dai confini, si chiamano, molto eufemisticamente, missioni di pace.
Poco importa se a portare la pace si va col cannone, poco importa se dietro a dette missioni di pace s’annidano interessi di vario genere. Poco importa se le guerre vere, quelle a cui dopo si va a pacificare, sono possibili grazie al commercio di armi di cui l’Italia è all’avanguardia.
Ma d’altra parte, non si può certo dire a questi ragazzi che i colpevoli siamo noi, che il nostro benessere dipende anche dalle guerre e dalle missioni di pace nei loro paesi. Non si può certo dire loro che il mondo civile ne ha bisogno, che per sopravvivere ha bisogno del loro sacrificio.

La frase, e il messaggio in essa contenuto, rappresenta tutta l’ipocrisia d’un mondo politico che, ormai, non riesce più ad uscire dagli schemi economici del consumismo di cui l’economia capitalista/finanziaria ha bisogno per sopravvivere.

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Monti, le armi e la delegittimazione del parlamento.
post pubblicato in ALTRO, il 10 maggio 2012


Presidente Monti a quando la relazione sull’export di armi italiano?

Come si sa, l’Italia è uno dei maggiori esportatori di armi nel mondo.
Purtroppo, dette armi vengono esportate anche in luoghi ad alta tensione sociale.
Questo si sa, quello che, forse, molti non sanno, è l’esistenza di una legge - la 185/1990 - che obbliga il consiglio dei ministri a presentare, tutti gli anni entro fine marzo, una relazione sull’esportazione di armi nel mondo. Bene, il governo Monti, quest’anno, a disatteso tale obbligo non presentandola.
Inoltre, Per recepire una direttiva dell’Unione europea che intende facilitare i trasferimenti intra-comunitari di sistemi militari, il Consiglio dei Ministri ha definito e presentato al Parlamento un disegno di legge che delega al Governo un’ampia riforma della legge 185/1990 – commenta Maurizio Simoncelli vicepresidente di Archivio Disarmo. “In questo modo si toglie al Parlamento quella funzione legislativa che lo qualifica: non dobbiamo dimenticare che la legge 185/1990 è il frutto di un intenso lavoro durante due legislature attraverso il costante confronto e con la partecipazione della società civile”. Il che significa, oltre alla delegittimazione del parlamento in termini legislativi su una questione importantissima come le armi e la loro esportazione, l’impossibilità, per i cittadini, di conoscere la reale politica estera del governo.

Insomma, il governo, cosiddetto tecnico, sta cercando di interferire su quelle che dovrebbero essere le prerogative del parlamento togliendogli la competenza del controllo sull’esportazione delle armi. Inoltre, se questa legge dovesse passare, diverrebbe un precedente per dare ai governi futuri la possibilità di delegittimare il parlamento su altre competenze.
Questo tentativo era già stato fatto da Berlusconi con la proposta della legge sul premiarato che prevedeva più poteri, ovvero, più competenze al premier, togliendoli al parlamento.

Questo indica anche la continuità del governo Monti con il governo Berlusconi.

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Monti chiarisce il suo pensiero sul lavoro e sull’artico 18
post pubblicato in LAVORO, il 4 febbraio 2012


Il premier Mario Monti torna a parlare del lavoro fisso in un’intervista su repubblica tv rispondendo in diretta ai lettori. Due cose Monti ci tiene a chiarire, quella sulla monotonia del posto fisso e sull’abitudine a cambiare posto.
Dice Monti: "Una frase come quella, presa fuori dal contesto, può prestarsi a un equivoco. Se intendiamo per 'fisso' un posto che ha una stabilità e tutele, certo è un valore positivo. La mia frase serviva a dire che i giovani devono abituarsi all'idea di non avere un posto fisso per tutta la vita, come capitava alla mia generazione o a quelle precedenti, un posto stabile presso un unico datore di lavoro o con la stessa sede per tutta la vita o quasi. Meglio invece "abituarsi a cambiare spesso luogo o tipo di lavoro e Paese. Questo non è da guardare con spavento,
come una cosa negativa. Gli italiani e i giovani hanno in genere troppa diffidenza verso la mobilità e il cambiamento".
E’ ovvio che Monti si sta dimenticando che, per gli italiani, l’esigenza del posto fisso è stata determinata da decenni di lavoro precario o inesistente o pagato con stipendi da fame. Si sta dimenticando che, gli italiani, fino a 30-40anni fa, erano migranti sia sul suolo italiano sia all’estero. Migranti proprio a causa della precarietà del lavoro e delle condizioni in cui erano costretti a lavorare.
Dire che i giovani - ma in realtà riguarderà tutti perché, la perdita del posto di lavoro permessa dalle riforme precedenti sta già avendo i suoi effetti sui già occupati, ovvero, su lavoratori non più giovani - devono abituarsi all’idea che il posto non sarà più fisso e all’idea di una mobilità selvaggia che li porterà a cambiare, oltre il concetto di lavoro, anche un modo di vita legato alla famiglia e al territorio; a ridiventare migranti, significa creare una società dove una massa sempre maggiore di persone vivranno alla mercé delle esigenze del mercato.

Certo, Monti presuppone anche interventi di sostegno a coloro che, momentaneamente, rimarranno esclusi e che si basano sul modello danese.
Ma è possibile equiparare un paese come l’Italia che ha una superficie di 301340 Km quadrati e una popolazione di 60.742.397 abitanti e la Danimarca che ha una superficie di 43094 Km quadrati e una popolazione di 5.475.791 abitanti - la sola Lombardia ha una superficie di 23 860,62 Km quadrati e una popolazione di 9 967 485 abitanti -?
Non credo proprio visto che è un paese poco popoloso con una superficie quasi doppia rispetto  a quella lombarda che ha quasi il doppio di popolazione. Questi dati, da soli, implicano un approccio diverso ai problemi legati al benessere di una popolazione

Inoltre, la Danimarca ha un welfare basato, giustamente, su un forte sostegno ai lavoratori, ma questo avviene grazie al rapporto tra i sindacati e le aziende; i rappresentanti sindacali siedono nei consigli di amministrazione delle aziende. Questo implica un costante confronto sui rapporti di lavoro e sulle loro scelte. Quindi, si può dire che non c’è paragone con l’attuale sistema italiano dove le aziende - vedi fiat - tendono, nella gestione e nelle scelte, ad escludere i sindacati.
Pertanto, sia per il rapporto territorio/abitanti, sia per la gestione del lavoro, se l’Italia intende prendere ad esempio, ed applicarlo, il modello danese, prima di parlare “dei giovani che devono abituarsi all’idea ecc”, dovrebbero essere le aziende a cambiare mentalità ed accettare fino in fondo il modello, già sperimentato in Italia, della concertazione, applicandola anche a livello aziendale, che si avvicina molto a quello danese.

Concludendo, è inutile parlare di articolo 18 “che sconsiglia gli investimenti stranieri e italiani” se non si affrontano prima i rapporti tra lavoro e azienda e tra queste due e lo stato. In un confronto continuo e alla pari - senza ricatti come ha fatto la fiat e in presenza di tutte le parti sociali - sicuramente si potranno raggiungere accordi nazionali e aziendali in grado di sviluppare un nuovo modo di intendere il lavoro e le tutele dei lavoratori, senza, per questo, compromettere la sicurezza dei lavoratori stessi che, comunque, rimane alla base della stabilità del sistema.
La lega e il barbiere del premier Monti
post pubblicato in POLITICA, il 9 gennaio 2012


Fonte: lega nord per la conquista della pianura padana.

In merito alla resistenza della lega sul sostegno del governo al blitz dell'agenzia delle entrate, la lega critica aspramente il premier Monti riguardo a un fatto:

La lega, nella persona di Maurizio Fugatti, è indignata perché il premier Mario Monti non ha ancora risposto all'interrogazione parlamentare riguardo al pagamento del "famoso barbiere di Milano" a cui si era rivolto il premier per un taglio di capelli dopo la chiusura. La mancata risposta, secondo Fugatti, lascia dubbi sulla potenziale evasione fiscale di quello specifico episodio. Da qui trae la convinzione che il premier stia predicando bene e rozzolando male.

Che sia la lega a dire questo dopo l'esperienza di governo che l'ha vista comportarsi come un qualsiasi partito "magnando" a più non posso soldi pubblici e investendo i finanziamenti dei rimborsi elettorali in titoli di stato esteri e valuta straniera suona molto come il ladro che ruba al ladro. Quella lega che da una parte incita all'odio e dall'altra si, o cerca, di presentarsi ufficialmente come partito della legalità. L'esempio eclatante del dualismo ipocrita della lega è la legge sull'immigrazione dove l'immigrato è considerato al contempo lavoratore e criminale.

Se poi consideriamo le affermazioni dei suoi rappresentanti, ultima in ordine di tempo quella del consigliere della lega nord di Albenga in Liguria, Mauro Aicardi, - per gli immigrati servono i forni - scritto su Facebook, allora vien da pensare che debba essere la società civile tutta a chiedere ragione del suo comportamento.  La lega, non solo rozzola male, ma lo fa impunemente senza dover rendere conto a nessuno, mentre, in una società civile, dovrebbe essere messa al bando solo per il razzismo che esprime quotidianamente. La cosa peggiore, però, è che i rappresentanti vengono incitati dal boss che, a sua volta, usa lo stesso linguaggio.

Altro che interpellanza parlamentare sul barbiere, qui ce ne vorrebbe una bipartisan per decidere una volta per tutte l'esclusione della lega dal parlamento italiano. In fondo loro sono celti, pertanto soggetti alla legge sull'immigrazione.


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La lega s’incazza con Monti per la modifica alla legge sulla tassa per il permesso di soggiorno.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 5 gennaio 2012


A quanto sembra, il governo Monti è intenzionato a rivedere la tassa sull’immigrazione prevista in un decreto del 6 ottobre.
La tassa è modulata in base al periodo di permanenza in Italia e va da un minimo di 80 euro a un massimo di 200.

Secondo il ministro dell’interno,Annamaria Cancellieri e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, la legge andrebbe rivista facendo pagare la tassa in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare. Nessuna cancellazione, dunque, della legge, bensì una riformulazione della stessa.

Eppure, la lega non si trova d’accordo. A quanto sembra, però, non per la modifica in se ma per questioni di principio.
Secondo Maroni, il governo vorrebbe cancellare la legge e minaccia il ministro Cancallieri di non azzardarsi a farlo perché sarebbe una vera discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani (da notare la distinzione). inoltre, afferma Maroni, sarebbe un attacco ai diritti dei cittadini che lavorano e pagano le tasse. Come a dire che gli stranieri non lavorano e se lavorano non pagano le tasse - deve saperla lunga, Maroni, sul fatto che gli immigrati non pagano le tasse, eh si, perché, alla fine, sono i datori di lavoro che versano le tasse. O no?
Comunque sia, chi lavora da regolare paga le tasse, che sia straniero o italiano. Inoltre, l’aumento dei prezzi derivati dall’aumento dell’Iva e della benzina, aumenti a firma anche leghista, sta mettendo in ginocchio italiani e stranieri, pertanto, le affermazioni di Maroni sono completamente fuori luogo dato che i sacrifici li fanno tutti i lavoratori e, ancor più, i disoccupati.

Invece, per l’ex ministro della semplificazione (ministero inventato di sana pianta per soddisfare proprio la lega), Roberto Calderoli, è una vergogna che i ministri del governo Monti, dopo aver accettato pesanti misure che colpiscono i nostri pensionati e lavoratori, ora si impegnino contro la tassa sul permesso di soggiorno. E continua, prendiamo atto che per il governo Monti non si deve chiedere nulla agli immigrati mentre s’è chiesto molto agli italiani.
Anche Calderoli dimentica che i maggiori disagi per i lavoratori, italiani e stranieri, e i pensionati sono il frutto della loro politica. Per far dimenticare ciò, i leghisti, mettono sempre l’accento sulla riforma delle pensioni; riforma che, comunque, non sapremo mai se la lega sarebbe riuscita a bloccare visto che il governo, di cui erano conpartecipi, l’aveva proposta anche se un po’ più dilatata nel tempo.

Dunque, da una parte la modifica di una legge che viene interpretata come cancellazione della stessa, dall’altra parte, l’addebito al governo Monti della loro politica. In mezzo, questa volta, ma non è la prima, gli immigrati ritenuti dalla lega, come sempre, criminali.

Concludendo, quello che più conta per la lega non è tanto la tassa sul permesso di soggiorno, quanto la possibilità di rendere sempre più difficile l’immigrazione regolare. Si, perché sono i regolari a pagare la tassa e non i clandestini.
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