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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Salvini e la presa di Roma
post pubblicato in POLITICA, il 2 marzo 2015


Quella della nuova lega di Salvini di ieri volevaessere una “marciasu Roma” per rimarcare il nuovo corso “nazionalista” leghista; l’obiettivoè quello di aiutare i vari gruppi “noi con Salvini” nati al centro sud adecollare, dimostrando che la lega non è più indipendentista padanista ma che,viceversa, ritiene che “l’unità italiana” sia fondamentale. Nel suo discorso,Salvini, ha sostenere il nuovo corso “nazionalista” basandosi su una politicatutta di destra, anzi, della destra estremista, fascista; non a caso Casa Pound– che era presente alla manifestazione con cartelli con la foto di Mussolini ealtri con la croce celtica (svastica) - lo sostiene incondizionatamentesostenendo che il programma di Salvini non si sposta di una virgola dal loro.Oltre Casa Pound era presente anche la Meloni, presidente di Fratelli d’Italia– altra formazione di estrema destra -, anche lei in sintonia con la “nuovalega nazionalista”.

Dunque, il risultato dellamarcia su Roma è lo spostamento della lega verso l’estrema destra italiana? Probabile.Visto che l’obiettivo di Salvini è quello di diventare il nuovo leader didestra all’opposizione a Renzi senza però il peso ingombrante del leader diForza Italia – tra l’altro, sembra che Forza Italia si stia avviando allosfascio – e anche dei centristi di Alfano impegnati a governare con Renzi.

Quante probabilità ci sonoche nasca una formazione politica tra Lega, Casa Pound e Fratelli d’Italia?

Quello che tiene insieme itre è un forte sentimento xenofobo nei confronti degli immigrati senzadistinzione di nazionalità e credo, un anti europeismo basato sulla perdita diidentità nazionale e un forte sentimento populista nell’affrontare i graviproblemi che attanagliano gli italiani: disoccupazione, pensioni, lavoro etasse. Ma quello che fa da catalizzatore è la necessità di trovare un leaderriconosciuto non solo a livello nazionale ma anche internazionale; si veda illegame con il movimento di MarineLe Pen - che comunque rifiuta il federalismo a favore di una concezionedura e centralista dello stato - e altri gruppi dell’estrema destra europea -,comunque europeo, che porti avanti le istanze del programma della destraestrema. E Salvini sembra essere quello giusto dato che rifiuta a prioriqualsiasi legame con il riformismo italiano di qualsiasi tipo.

Maquesto basta a legare indissolubilmente i tre? Basta un programma politico condivisosenza la condivisione dei principi ideologici? O c’è anche quello? Casa Poundnon è semplicemente nazionalista, anzi, è innanzi tutto fascista, ovvero, è perla dittatura, pertanto, se ci fosse anche un legame ideologico tra i tre,sicuramente la lega, al di la delle belle parole sul sociale, tenderà a imporreuna dittatura. In tal senso basti vedere come si sono presentati i militanti diC.P. alla manifestazioni; inquadrati in formazione militare.

Perconcludere, la lega non è semplicemente andata alla deriva a destra, ma hafatto un salto di “qualità” scegliendo la destra fascista. Potrebbe essereanche una scelta elettorale, ovvero, allearsi solo per aumentare il consensotogliendo voti al centrodestra; in modo particolare al centro sud. Ma se cosìfosse, la coalizione non durerebbe molto.

Ancora sul M5S
post pubblicato in POLITICA, il 30 marzo 2013


Dopo le consultazioni lampo del capo dello stato non è emerso nulla che possa dare un'indicazione precisa su un eventuale governo di legislatura, anzi, secondo Napolitano, o si fa un governo di scopo - un governo preposto a prendere quei provvedimenti necessari a far fronte alla crisi e a modificare la legge elettorale? - o si va al voto.
Questo perché non ha riscontrato nessuna volontà da parte dei tre partiti di scendere a patti; il PD rifiuta l'ipotesi di un'alleanza col Pdl basata sullo scambio vecchia maniera; ti do la fiducia se accetti come capo dello stato un uomo di centrodestra, mentre il M5S ribadisce il suo no a governi formati dai "vecchi" partiti politici che definisce per l'ennesima volta finiti (e il 74% degli elettori che li hanno votati dove li mettiamo?) proponendosi come forza di governo (con quale maggioranza?).
In pratica, a parte qualche variazione, quello che è emerso è la fotocopia degli incontri con Bersani. 

A questo punto si rende necessario capire l'ostinazione del M5S a non partecipare a nessun governo che non sia il suo.
Per fare ciò bisogna partire dall'incontro con Bersani dove il M5S aveva ribadito il suo no secco alla fiducia al governo Bersani e al suo programma.
Un no, però, giustificato non sul programma ma sulla sfiducia dei grillini a qualsiasi cosa senta di politica. 
Nelle affermazioni dei grillini ci sono però alcune contraddizione. 
Quando Crimi, capogruppo al senato, afferma: "Sì al sostegno pieno su singole proposte condivisibili" , di fatto accetta la politica dei partiti qualora questi presentino leggi condivisibili; il che è assurdo perché nell'incontro è stato presentato loro un programma condivisibile.       
Ma Crimi aggiunge: "ma la fiducia in bianco è un atto forte. Anche su mandato degli elettori, malgrado altre voci dicano che ci stiano spingendo alla responsabilità, non ce la sentiamo di poterci fidare", ma la fiducia non è in bianco perché basata su un programma condivisibile. La mancanza di fiducia è verso il partito e non il programma, cosa che mette in ridicolo tutto l'impianto su cui si basa il loro rifiuto. 
Poi, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, aggiunge: Con tutta la bontà del suo impegno, gliene diamo atto, noi siamo la generazione che non ha mai visto programmi elettorali realizzati. E ci sentiamo di dover respingere la responsabilità sull'eventuale non partecipazione al governo. Siamo il risultato e non la causa di questi vent'anni di politica", è vero che la politica dei partiti, negli ultimi due decenni non ha prodotto sostanziali risultati e che le generazioni rappresentate dai 5stelle sono il risultato e non la causa dell'attuale situazione, ma è altrettanto vero che dette generazioni pensano di aver trovato nel movimento la risposta ai problemi e questa risposta la si può dare solo partecipando attivamente alla politica del governo. Per questo Crini sbaglia quando pensa di potersi escludere dalla responsabilità sulla non partecipazione al governo Bersani. Sbaglia perché non coglie l'occasione di proporre e discutere le sue istanze all'interno di un governo disponibile al cambiamento.

Inoltre, quel far ricadere la colpa sugli altri al punto di escluderli come interlocutori anche quando prendono atto degli errori e si rendono disponibili al cambiamento, è sinonimo di paura del compromesso. Quel "ci sentiamo di dover respingere la responsabilità ecc.", sta a indicare che non vogliono impegnarsi perché l'impegno è un rischio che può far perdere voti. Questo dimostra una cosa sola: che quel che fanno è mirato, innanzi tutto, ad aumentare il consenso, che è quello che fanno tutti i partiti politici. E non ha nessuna importanza il fine che si propongono; tutti i partiti hanno un fine "ufficiale": portare la società sulle basi che propongono. Ma ciò non impedisce loro di allearsi con altri partiti affini, e da qualsiasi esperienza provengano, pur di ottenere lo scopo prefissato. Un esempio è la lega che, pur di raggiungere lo scopo del federalismo, si è alleata sia col Pdl che col PD; la perdita di consensi non è stata determinata dalle sue alleanze ma dal comportamento degli eletti. Se il M5S, ritenendo l'esperienza leghista sbagliata, rifiuta ogni alleanza, e confronto, con altri partiti, significa che dalle esperienze passate non ha tratto nessun insegnamento ne sul come gestire le sue idee ne sul come rapportarsi con i suoi elettori.

Se prendiamo la risposta della Lombardi, capogruppo alla camera, riferita ad una affermazione di Bersani: "Ascoltandola mi è sembrato di essere davanti a una puntata di Ballarò, sono vent'anni che sentiamo le stesse cose. Noi invece siamo quelli insani di mente, abbiamo un progetto politico", nella prima parte si nota chiaramente la mancanza di coscienza del momento storico che vive sia l'Italia che loro stessi.  Il riferimento a Ballarò, programma di approfondimento politico - visto dai 5stelle come servizio al potere dei partiti -, è un chiaro segno della mancata visione democratica della società italiana. Ballarò, come altri programmi di approfondimento socio/politico, è libero a tutti e ne da prova il fatto che tutte le componenti socio/politiche della società vi hanno partecipato o, comunque, sono state invitate a parteciparvi; se poi un politico o esponente di un movimento sociale rifiuta di parteciparvi e portare le sue, e dei cittadini che rappresenta, istanze - che oltre a portarle agli altri partecipanti al programma, li porta anche a un pubblico più ampio -, sta solo a dimostrare che rifiuta il confronto, e pertanto vengono rifiutati i presupposti della democrazia la quale è appunto basata sul confronto. 
"Sono vent'anni che sentiamo le stesse cose", come a dire che le cose si cambiano con la bacchetta magica. A parte il fatto che di cose, in questi vent'anni, ne sono cambiate molte, tutte in negativo
Sarebbe pertanto utile capire chi le ha volute.
Ad esempio è cambiato il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro - prima ancora della riforma Fornero. Si veda la legge Biagi, entrata in vigore il 14 febbraio 2003,  che inserì i contratti a progetto in contrapposizione ai contratti a tempo indeterminato, ovvero, il   precariato. Inoltre, la critica maggiore alla Legge Biagi è l'incremento della situazione di precariato lavorativo in Italia, rendendo i giovani che si affacciano al mondo del lavoro sempre più incerti e accrescendo le debolezze salariali ed economiche dei lavoratori stessi. E non dimentichiamo lo stravolgimento voluto da Marchionne con gli accordi Fiat - in prevalenza voluto dal centro destra. 
E' la destra berlusconiana ad aver dato, dopo tangentopoli, l'impulso per bloccare la "moralizzazione" della politica. I governi di Berlusconi non hanno fatto altro che legiferare a favore degli intrallazzi tra politica e economia. Tanto per fare alcuni esempi, si vedano le leggi: decreto Biondi del 94 che annulla la custodia cautelare per i reati contro la pubblica amministrazione; falso in bilancio del 2002; condoni fiscali vari; legittimo impedimento; legge Gasparri-2 del 2004 che di fatto salva l'emittente berlusconiana rete 4 (legge che vede implicato anche Dalema); lodo Alfano del 2008 (poi bocciato dalla consulta) e altre leggi; tutte con lo scopo di legalizzare il malaffare nella politica.

Dunque, da vent'anni, cioè dalla nascita dell'attuale centro destra, a questa parte, le leggi che hanno portato all'attuale situazione socio/politica/economica del paese sono in massima parte firmate centrodestra. Certo, il centrosinistra non deve essere immune da critiche sia riguardo ai governi (1996-2001 e 2006-2008) che all'opposizione ai governi di centro destra. Questo, però, non può essere la scusante per addossarne la colpa e neanche per equipararli al centrodestra come fa il M5S. E' troppo comodo fare di tutta l'erba un fascio senza tener conto della complessità della società e della democrazia; significa mancanza di capacità di analisi. 

"Sono vent'anni che sentiamo le stesse cose" e continueremo a sentirle ancora per molto anche dai 5stelle che si stanno comportando esattamente come tutti. La loro pretesa di essere gli unici portatori dell'istanza di un cambiamento radicale ritenendo gli altri incapaci e, pertanto, pretendendo per se soli la capacità di tale cambiamento, li mettono sullo stesso piano dei partiti che tanto denigrano, e in modo particolare col dentro destra di Berlusconi. Il fatto di porsi al di sopra delle parti in campo - Grillo ha detto che il movimento non è ne di destra ne di sinistra - non significa affatto essere diversi ma, casomai, portatori di un'ideologia diversa nel perseguire i propri scopi.
Quello che il M5S non capisce, o finge di non capire, è la stretta analogia col centrodestra di Berlusconi. Anche Berlusconi si era presentato come portatore di un cambiamento radicale della società da contrapporre ai "conservatori comunisti", anch'egli aveva, e lo fa ancora, aggregato i cittadini intorno a un'idea di cambiamento che rompesse i vecchi schemi della politica, anch'egli voleva mandare a casa tutti, voleva, e vuole tutt'ora, essere il solo al comando, al punto da proporre leggi tipo premierato che desse più poteri al primo ministro (proposta questa che fa solo quando è al governo, chissà perché), però questo non ha fatto di lui il "salvatore", anzi, proprio il contrario.
Fini, un uomo da abbattere.
post pubblicato in COMMENTI, il 8 settembre 2010


Siamo ormai arrivati alla macchietta. Dopo aver cercato con mezzi alquanto discutibili di convincere i “disertori” a ritornare tra le braccia “affettuose” del monarca, lo stesso si sta adoperando in tutti i modi per detronizzare il viceré ribelle.

Il giorno dopo il discorso del viceré ribelle a Mirabello – discorso molto critico, anzi, addirittura dissacrante, nei confronti del monarca in carica -, ecco che la polemica sulla sua permanenza come presidente all’assemblea dei non eletti si accentua maggiormente spingendo il monarca, d’accordo con l’altro viceré, a valutare di recarsi dal grande Capo Chioma Bianca per chiedere la testa del ribelle. Ma il grande Capo ha già espresso parere negativo su un suo intervento in merito; questo è compito dell’assemblea.

 La mossa va contro ogni lecito interesse comune alla tribù, ma per i due regnanti servirebbe per affermare la propria legittimità a rovesciare il governo della stessa tribù dove, loro stessi, ne sono i massimi esponenti. Qualcuno oserà avanzare l’ipotesi che sia una contraddizione. Sbagliano, poiché la logica del potere democratico presuppone che chi si trova al comando debba portare a termine il suo mandato per evitare di incorrere nell’ira del popolo, da loro stessi eletto sovrano, e perdere consensi in eventuali elezioni. Pertanto, prima di dare forfait, devono assicurarsi che la colpa non sia loro ma del disertore.

Dunque, una mossa prettamente politica, un gioco di potere delle parti in causa finanziata dalla tribù tutta.

Intanto, il popolo, da loro stessi eletto sovrano, sembra indifferente ai giochetti infantili dei loro leader; preso com’è ad affrontare i problemi quotidiani derivati dalla crisi economica, gli rimane poco spazio da dedicare allo svago di cui sembra, invece, che i capi ne abbiano da buttare.

La lotta interna al gruppo dei leader, derivante da diversità di vedute su “alcuni” problemi importanti quali: gestione del potere interno a un partito, utilizzo del potere a fini personali, privatizzazione delle strutture di potere e loro conseguente adeguamento ai bisogni del monarca in carica – specifico che qualora si dovesse riuscire a privatizzare le strutture, il monarca rimarrà in carica a vita -, modifica del concetto di diritto, riduzione dello stato sociale e conseguente annullamento dei diritti, legge elettorale dove, attualmente, il popolo non è sovrano neanche a parole, legalità, giustizia, immigrazione, sta portando il popolo sovrano a divenire sempre più un mero oggetto (leggi numero) di calcolo e come tale soggetto alle leggi della matematica che, come si sa, pur essendo una disciplina utilissima, rimane confinata nel campo della scienza e, pertanto, il popolo, diventa un oggetto scientifico da studiare in quanto necessario ai calcoli necessari a rendere più agevole la vita del monarca e dei suoi servi, ma non tutti. Al proposito, si può prendere come prova il continuo richiamo alla piazza e ai sondaggi per contare i propri elettori (usandoli, naturalmente, a suo vantaggio anche quando non lo sono) da parte del monarca, anche se, lo stesso, di frequente, ha affermato che non si può governare seguendo gli umori della piazza, che la piazza non può sostituirsi alla maggioranza dei non eletti e che nessuno può opporsi ad essi.

 Fin qui sembrerebbe una disputa “privata” tra i capi, tutt’al più, una recita scolastica. Purtroppo, però, ha coinvolto anche i politici rappresentanti, a parole (forse), della tribù. Tali politici, che nel loro gergo si definiscono oppositori (a chi lo si sa, a che cosa non si è ancora riusciti a capirlo), e che da tempo si stanno adoperando affinché il monarca perda consensi o che, comunque, venga detronizzato a causa dei suoi innumerevoli intrallazzi ritenuti illegali, si sono lasciati prendere dal vortice della disputa tralasciando quelli che sono i doveri principali di ogni opposizione: bloccare le leggi che vanno contro i diritti della tribù e difendere i lavoratori dai continui attacchi da parte del capitale che, ultimamente, ha provocato la disdetta del contratto dei metalmeccanici e che, nel futuro prossimo, potrebbe significare la perdita di ogni diritto dei lavoratori nei luoghi di lavoro e, di conseguenza, nella vita.

In vista di possibili elezioni anticipate, stanno canalizzando ogni risorsa (o quasi) nella preparazione di alleanze miranti a vincere le elezioni, dimenticando, e di questo il viceré fedele ne è maestro, che un buon politico non può prescindere la sua politica dalla difesa del popolo che lo sostiene.

In conclusione, si può tranquillamente affermare che la tribù Italia sta attraversando, non tanto un periodo difficile, ma il limite che divide la civiltà dall’inciviltà.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 8/9/2010 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Intercettazioni
post pubblicato in Riflessioni, il 25 maggio 2010


Dunque, il contestatissimo disegno di legge sulle intercettazioni - che dovrebbe essere parte integrante della riforma sulla giustizia - arriva oggi in aula al senato e, a quanto pare, senza significative modifiche al testo rivisto, dopo l'approvazione alla camera, in sede di commissione che prevede ulteriori difficoltà per i magistrati e giornalisti e inasprimenti delle pene.

A nulla è servito il lavoro dell'opposizione e le proteste del mondo della stampa - a cui stanno partecipando tutte le testate, destra, sinistra, centro, ecc. - la magistratura, le forze dell'ordine e la società civile (popolo viola, ovvero, i cittadini); il governo sembra deciso a continuare sulla propria strada in nome del "popolo sovrano".

Tra liti e insulti
, il testo esce dalla commissione per andare al senato.A dire del centrodestra, in senato si potrà parlare di modifiche e il  guardasigilli afferma: «Il testo della Camera ha rappresentato un compromesso alto tra tre principi costituzionali, privacy, diritto di cronaca e alle indagini. Nel passaggio tra commissione e aula valuteremo se è opportuno tornare a quel testo su alcune questioni».

Bene, anzi, male. Una legge che tiene in scacco il parlamento, che è fonte di disaccordi estremi - il PD e lIDV propongono di stracciare la legge -, che continua ad essere cambiata, che dopo mesi "forse è meglio com'era prima", da l'impressione (molto reale) di una maggioranza in cerca di consensi, non più popolari ma politici. Una maggioranza entrata al governo in pompa magna e che ora si ritrova a "giocare" al tira e molla per poter far passare la legge al senato.
Dico questo perché, la mia impressione è che non si sia più di fronte al solito giochetto di proporre, attendere le reazioni per poi aggiustare il tiro senza modifiche sostanziali, ma una resa di conti all'interno alla maggioranza e della comunità internazionale. Prima Fini che, in linea con il suo nuovo corso "liberal/democratico" la contesta quasi al pari dell'opposizione, poi gli USA che, a mezzo del suo rappresentante della giustizia, di fatto la  boccia. Non per nulla si è già paventato la possibilità della fiducia.

Per finire, l'impressione che questo governo sappia cosa vuole ma non sappia come ottenerlo è fonte di possibili reazioni estreme daparte della maggioranza per ottenere in altro modo ciò che vuole. D'altra parte, la legge stessa, se va in porto, sarebbe un inizio concreto, anche se soft (nel senso che non si usa violenza), per il disegno eversivo che è emerso concretamente in questa legislatura.

Elezioni politiche anticipate, ipotesi reale o gioco delle parti?
post pubblicato in Elezioni , il 26 aprile 2010


Di fronte alla possibile rottura tra Fini e Berlusconi, Bossi, preoccupato di un possibile arresto delle riforme e, in modo particolare, del federalismo, ha affermato la possibile fine della collaborazione tra lega e Pdl. Questo comporterebbe la fine della legislatura e, molto probabilmente, di elezioni politiche anticipate. L'opposizione reagisce in modi diversi.
Sia l'Idv che UDC sarebbero pronti ad affrontare le elezioni anticipate, mentre il PD sembra preoccupato a causa dell'incertezza che regna nel paese, E A RAGIONE!! L'Unità
Bersani sostiene che: «Dobbiamo denunciare la paralisi del pdl, di un governo che non decide. Voglio rivolgere un appello a tutte le forze, ma proprio a tutti anche a Fini e alla Lega, a tutti coloro che non intendono proseguire la strada sulla curvatura plebiscitaria. Propongo un patto repubblicano per difendere gli assetti della democrazia nel solco della nostra Costituzione. Rivolgo un appello a tutte le forze disponibili, anche oltre il centrosinistra, a lavorare per cambiare l’agenda del paese sulle questioni economiche, sociali, del lavoro».
 Nell'intervista rilasciata a La Repubblica, traspare tutta l'incertezza della situazione italiana dove la crisi nel Pdl potrebbe porre il leader e Bossi nella necessità di ricorrere alle elezini anticipate per far fronte all'impossibilità di tener fede agli impegni presi sulle riforme. Ricorso che servirebbe come plebiscito per la conferma del governo stesso.

Innanzi tutto, va detto che le affermazioni di Bossi hanno un obiettivo ben preciso: evitare che la crisi nel Pdl blocchi la riforma federale e che l'affermazione va letta come avviso piuttosto che come rottura perché, una rottura col Pdl, e la conseguente caduta del governo, provocgerebbe l'arresto immediato delle riforme; inoltre, sia la lega che il pdl, da soli, non sarebbero in grado di formare nessun governo pertanto tornerebbero ad allearsi. 
Un altro modo di lettura è che sia un gioco delle parti (Pdl e lega) per avvalorare la tesi della necessità delle riforme (presidenzialismo/premiarato) che impedirebbero il verificarsi di eventi come quello attuale.
 
Perciò, affrontare, nell'attuale situazione critica nuove elezioni, potrebbe essere molto pericoloso non solo per le opposizioni, ma anche per la democrazia italiana perché, se si dovrebbe riaffermarsi la destra attraverso il plebiscito, sarebbe molto probabile un'accelerazione sulle riforme costituzionali e il conseguente, come ampiamento dimostrato dalla "natura" delle riforme, snaturamento dei principi che rappresenta.

E' vero che l'attuale crisi nella destra porterebbe molti elettori (di destra) a chiedersi: come sia possibile, dopo tante affermazioni, seguite alle regionali, di convergenza politica tra i due alleati e di sicuro proseguimento della legislatura dove si proponevano di portare a termine le riforme entro i tre anni rimanenti, parlare ora di rotture e elezioni? domanda che "potrebbe" convincere l'elettorato a cambiare voto o quantomeno a astenersi.
Però, se valutiamo l'impatto emotivo che una fine della legislatura può avere sull'elettorato, si potrebbe verificare anche il contrario. Sia il Pdl che la lega, hanno, fino ad oggi, giocato proprio sulle paure degli italiani (paura del diverso, del comunismo come dittatura) alimentandole e indicando le opposizioni come fautrici delle stesse. L'elettorato, vedrebbe/vede la tendenza plebiscitaria come la riaffermazione di una democrazia di base e non come strumento per riaffermare il potere.

Inoltre, l'indecente spettacolo presentato in tv, viene presentato come fattore democratico, cioè, come dimostrazione che nella destra è possibile il dibattito e che l'escluzione del dissidente è la naturale conseguenza del suo cambiamento sui principi fondanti del partito. A ciò va aggiunto il tono pacato e il discorso conciliante di B., anchesso trasmesso in tv, in occasione del 25 Aprile.

Ma è altrettanto vero che l'opposizione, - anche qualora si presentasse in un'unica coalizione, il che è molto improbabile visto le differenze sostanziali tra loro -, che ha nel PD la maggior rappresentanza, potrebbe, anche alla luce del risultato delle regionali, non riuscire a superare la coalizione di destra, questo comporterebbe un ulteriore confusione nel paese.
Lo stesso Bersani parla di criticità della situazione e, l'appello lanciato anche a Fini e alla lega, dimostra la preoccupazione di possibili derive, che lui definisce plebiscitarie, ma che in realtà potrebbero essere ben altro.
I problemi sul tavolo Italia, purtroppo, non bastano a spostare l'elettorato e nemmeno basta scandalizzarsi dei toni usati da B.
Come dice Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma:
«È evidente che lo spettacolo che abbiamo visto noi e qualche milione di italiani non è stato edificante. Ma dico al mio partito e al centrosinistra tutto: occhio, a fare spallucce, a fare gli scandalizzati e ad assumere l'aria di sufficienza Quel che è successo in realtà è assai insidioso: il Pdl in quel modo ha occupato e occupa tutto io spazio politico, fa al contempo la parte della maggioranza e quella dell'opposizione».
Ed è qui la centralità del gioco politico del centro destra: proporsi come forza di centro dove, però, l'opposizione interna, a differenza della DC, non ha e non può, avere spazio; però chiunque può differenziarsi, l'importante è attenersi alle decisioni della maggioranza. Una posizione, questa, molto vicina ai partiti a pensiero unico dove però, l'opposizione è quasi sempre espulsa e condannata (ma questo avviene nelle dittature e, in Italia, oggi, siamo ancora in democrazia)

Sinistra e destra pongono gli stessi problemi, a differenziarli sono le soluzioni, e fin qui ci siamo, quello che manca alla sinistra è una incisività più decisa nel proporli, una presenza che non può più essere solo fisica ma che deve essere anche mediatica.
Non bastano più i circoli o sedi o altro tipico dei vecchi partiti ideologici, quello che ci vuole è la capacità di entrare in contatto con l'elettorato attraverso i mezzi che l'elettorato predilige.

Il problema delle elezioni anticipate si pone in tutta la sua forza nel momento in cui l'opposizione non riesce a rapportarsi con l'elettorato in modo adeguato; il PD ha un sito "partecipativo" ma non basta perché, ha frequentarlo sono in prevalenza gli iscritti e i simpatizzanti. E poi, gli italiani che utilizzano la rete sono relativamente pochi, la maggior parte usa la tv, il mezzo mediatico preferito dal premier.
Una domanda che mi sono sempre posto è: perché l'opposizione, si è sempre opposta al conflitto d'interesse?
Ma questa è un'altra storia.
 
Il Pdl e l'organizzazione di un partito.
post pubblicato in POLITICA, il 4 marzo 2010


Come tutti sanno, nel Lazio e in Lombardia, le liste del Pdl non sono state registrate in tribunale e, pertanto, non possono partecipare (salvo salvataggio all'ultimo minuto) alle prossime elezioni amministrative. La storia sul come e il perché penso la sappiano tutti.

Premetto che l'esclusione del maggior (attualmente) partito italiano significherebbe un ulteriore deterioramento della democrazia in Italia; chiunque vinca le elezioni nel Lazio e in Lombardia, si troverebbe a governare una regione dove, parte degli elettori, non si sono presentati alle urne o hanno dato il voto a partiti minori, non perché l'esclusione è avvenuta per brogli o perché "sfiduciati dalla politica", ma perché il "partito" a cui avrebbero dato il voto, non ha potuto presentarsi per errori burocratici, creando, cosi, una realtà sfalsata. Per ciò, il vincitore non potrà mai affermare di rappresentare la maggioranza e, di conseguenza, di governare in suo nome. Vincere le elezioni in questo modo non serve a niente e, comunque, non è democratico

La situazione che si è venuta a creare, a cui il centro destra imputa la responsabilità alla burocrazia ma che, in realtà, è imputabile unicamente alla mancanza di serietà del partito , pone un problema di fondo: se è vero che le regole vanno rispettate, è altrettanto vero che non devono servire ad escludere nessuno dalla competizione; spetta agli elettori selezionare, col proprio voto, i partiti in "gara".

Quello che è accaduto dovrebbe far riflettere sull'opportunità di rivedere la legge elettorale vigente anche in merito alla parte burocratica, la dove la regola potrebbe essere meno rigida affinché un errore non comprometta l'esito. Tuttal più si potrebbero, invece della pena massima (l'esclusione), penalizzare chi sbaglia con multe, magari salate.

Quanto detto sopra non vuole giustificare errori che, sicuramente, sono stati commessi o per troppa leggerezza o per mancanza di organizzazione. Comportamenti, questi, che danno la giusta misura di quel che è un partito, in questo caso il Pdl.
La troppa leggerezza e la mancanza di organizzazione nascono, sia dalla certezza di vincere, tipica di chi crede di essere il più forte, sia dall'arroganza di chi crede di poter, comunque, manipolare gli eventi.
Il Pdl esiste ormai da 15 anni e dovrebbe aver aquisito l'esperieza e la conoscenza necessaria per tenere un comportamento responsabile nei confronti dei propri elettori, ma cosi non è. 
Questo perché la sua essenza risiede nelle idee e capacità di una persona che, essendone il "capo" indiscusso, ha creato la dipendenza, da lui, dei componenti; dipendenza che impedisce il formarsi di un dibattito al suo interno necessarie ad organizzarlo. Tutti dipendono dal leader, lui solo ne è l'ideatore e il responsabile e a lui solo è demandato il compito proporre idee, pertanto, la sua incapacità diventa di tutti.

Un partito basato su questi presupposti, non sarà mai in grado di avere una coesione nazionale proprio per la mancanza di organizzazione; i fatti lo dimostrano chiaramente. Il problema grosso è che l'incapacità interna si riflette sulla politica del governo; il continuo richiamo al voto di fiducia, in parlamento, ne è la conseguenza.  
Anche il governo Prodi, formato da più partiti che non riuscivano a trovare una linea comune, ne pagò le conseguenze, in quel caso, però, si trattava, appunto, di più partiti. Nel caso del Pdl, il partito è unico. 
Se il partito al governo non ha la necessaria coesione, o meglio, se la coesione deriva esclusivamente dalla sottomissione dei componenti al leader, è impossibile che riesca a fare una politica nel bene del paese senplicemente perché tutte le energie sono rivolte a soddisfare le esigenze del leader.
Tornando alle liste, non giova a nessuno la sua eslusione; gli stessi leader dell'opposizione si sino detti contrari; una vittoria a tavolino, anche se valorizzata da una sentenza legislativa, è cosa diversa, e comunque svalorizzata, da una vittoria sul campo.

BERLUSCONI E I POTERI DEL PREMIER
post pubblicato in diario, il 9 aprile 2009


«PIU' POTERI AL PREMIER» - In conferenza stampa Berlusconi è tornato anche sulle ipotesi di una riforma che assegni più poteri all’esecutivo. «Il premier dovrebbe avere gli stessi poteri dei colleghi europei, così come vanno ridotti i tempi per l'approvazione delle leggi». «Le difficoltà - ha aggiunto il Cavaliere, riferendosi anche alla situazione in Abruzzo - dipendono dalla nostra architettura istituzionale. Non voglio fare polemiche ma dobbiamo tenere conto dei tempi parlamentari per l'approvazione di una legge. Il nostro sistema istituzionale deve essere adeguato alle esigenze di un Paese moderno». Le riforme, secondo il premier, vanno fatte «con l'accordo di tutti, anche dell'opposizione che si rende conto che uno Stato moderno non può avere tempi come quelli che abbiamo noi per l'approvazione delle leggi».

Il premier torna sul suo tema preferito, < più poteri al premier >. 
Prendendo lo spunto dal recente terremoto, il cavaliere rilancia la sua idea di dare più poteri al capo del governo che, secondo lui, servirebbe a snellire le procedure parlamentari per l'approvazione delle leggi; come è facile immaginare, si riferisce all'eliminazione dall'iter parlamentare delle procedure che, oggi come oggi, servono a dar modo all'opposizione di esprimere la propria opimione sulle leggi proposte dal governo, presupposto ideale per ogni democrazia, anzi, il premier ritiene che proprio la prassi attuale sia la causa del "ritardo" con cui vengono attuate le leggi. 
Si dimentica, il premier, che ogni cosa, per essere attuata nel migliore dei modi, ha, innanzi tutto, bisogno del tempo necessario per essere valutata in ogni suo aspetto e solo dopo può essere messa in pratica; ciò a maggior ragione riguardo alle leggi, poiché una legge sbagliata può influire negativamente sulla vita di tutti. Ma forse, al premier non importa più di tanto, forse a lui ciò che interessa maggiormente è far vedere ai suoi elettori che qualcosa fa, ai problemi che insorgono ci penserà strada facendo, il tutto sulla nostra pelle. Dice lui che uno stato moderno deve essere in grado di prendere decisioni nel più breve tempo possibile, fin qui niente in contrario, ma se agire in fretta implica emettere leggi senza tener conto, non solo di chi quel governo non la votato ma anche dei propri elettori che non condividono la formulazione di una determinata legge, implica la   riduzione della democrazia poichè verrebbe meno il ruolo del parlamento cosi come è previsto dalla costituzione e la conseguente imposizione delle leggi da parte di un organismo, il governo, che pur essendo il rappresentante della maggioranza del paese, non lo rappresenta nella sua totalità.
Oltre a ciò va detto che il governo, già ora, ha il potere, in caso di necessità urgenti, come nel caso dell'attuale emergenza terremoto, di emettere decreti per far fronte all'emergenza.
Allora perché tutta questa volontà di spogliare il parlamento della sua funzione costituzionale? questa volontà di raccogliere il potere nelle mani di un singolo individuo, che pur operando in democrazia, avrebbe la possibilità di fare leggi a suo uso e consumo?
Per snellire l'iter, basterebbe, forse, proporre leggi che soddisfino tutte le componenti politiche e sociali senza arroccarsi su posizioni strettamente ideologiche e religiose come sta succedendo oggi , o, meglio ancora, formare un governo che includa, oltre che ministri della maggioranza, anche ministri della minoranza che abbiano funzione di controllo sulla stesura delle leggi, ciò avviene, se non vado errato, già oggi nelle commissioni parlamentari, perchè non potrebbe funzionare anche per il governo? se l'intento è quello di migliorare il funzionamento della democrazia, che problemi ci possono essere? se per democrazia si intende governo del popolo, nessuno, se si intende altro, molti.
 

http://www.corriere.it/politica/09_aprile_09/sicurezza_berlusconi_chiarimento_con_maroni_85a0fcf4-2506-11de-a682-00144f02aabc.shtml
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