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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il papa, il genocidio degli Armeni e la guerra come genocidio
post pubblicato in POLITICA, il 15 aprile 2015


Armeni, la Turchia attacca Bergoglio, Gentiloni lo difende: «Toni ingiustificati»

Papa Francesco: «Massacro Armeni primo genocidio del XX secolo». Turchia protesta col Pontefice

Quando si parla di genocidio bisognerebbe sempre considerare, innanzi tutto, il fatto che tutte, o quasi, le nazioni, o popoli,ne hanno commesso almeno uno nel corso della loro storia, e il periodo storico in cui viene collocato. Inoltre, bisognerebbe considerare l’attuale assetto politico ed economico internazionale affinché non si vada incontro a crisi internazionali proprio a causa dell’accusa di genocidio rivolta a un paese;crisi che potrebbe modificare lo stesso assetto politico ed economico internazionale. A questo si può aggiungere che chi lancia l’accusa, a un’analisi storica risulterebbe egli stesso parte di un popolo, o nazione, che nel passato di genocidi ne ha compiuti parecchi. Di pulizie etniche ce ne furono anche nell’800 – si veda la guerra degli stati uniti contro gli indiani d’America(dimenticata da tutti) - e prima – si veda la guerra della Spagna contro i popoli precolombiani. Tanto per citare i più conosciuti. Ma anche le guerre di religione, come quella inglese della regina Elisabetta contro i cattolici, o i secoli bui dell’Europa cattolica.

Con genocidio si indica: “un reato commesso allo scopo di sterminare un gruppo etnico,religioso, razziale e nazionale, e che, quale reato internazionale, è di competenza dell'ONU”, dunque, non implica necessariamente la guerra intesa come lotta tra popoli o interna a un popolo. Questo però non significa che la guerra sia meno cruenta del genocidio e non venga usata anche per perpetrarlo; anche gli stati uniti, nella loro lotta contro gli autoctoni americani, non definirono mai lo sterminio di quei popoli un genocidio. Pertanto, al di la del significato che si da alle parole, guerra e genocidio si equivalgono nel momento in cui la lotta tra popoli e interna a un popolo è sempre e comunque l’affermazione di uno sull’altro, di un’idea sull’altra e, di conseguenza, il tentativo di distruggere l’altro, non tanto fisicamente ma nella sua cultura cancellandone il ricordo.

Non si tratta di parlare della storia e dei presupposti del genocidio Armeno che, a quanto pare, sembra alquanto attuale;simile o uguale a quella dell’Isis. Quello che interessa è il perché il papa ha ricordato il genocidio armeno in un contesto storico molto instabile, e lo fa in modo chiaro perché “il cristiano deve essere chiaro” nelle sue denunce.

La Turchia – stato laico dal 1924 che riconosce la libertà di religione; ne è dimostrazione il viaggio del papa in Turchia  -, che dal dopoguerra è alleata dell’occidente, fa parte della Nato e aspira ad entrare nell’unione europea,all’accusa del papa reagisce in modo forse un po’ troppo esagerato; in fondo il genocidio - o sterminio o altro termine non ha importanza perché, comunque,indica sempre la volontà di eliminare un oppositore e concorrente nel dominio del territorio – c’è stato; e nessuno lo può cancellare al di la delle parole e della proibizione di parlarne. C’è stato in un contesto storico particolare e di grande sterminio causato dalle nazioni europee entrate in conflitto tra loro; nazioni dichiaratamente cristiane: la prima guerra mondiale. Adesso, la Turchia cerca di inquadrare il genocidio in questa guerra e sbaglia, ma sbaglia anche chi lo vede come un fatto in se slegato dal contesto internazionale di allora – gli armeni si schierarono con la Russia nell’aggressione alla Turchia.

Possibile che sbaglino tutti e due? Si chiederà qualcuno. Si, è possibile perché la guerra stessa ha provocato milioni di morti– si stimano26 milioni -, pertanto, fu una guerra all’insegna del genocidio sia sul fronte che nelle popolazioni civili. Dunque, se la guerra stessa ha generato un genocidio, ha che serve guardarne i “particolari” (scusate il termine) se non ha scopo discriminatorio?

D’altronde, la prima guerra mondiale è stata iniziata dall’Europa, che, non paga del genocidio della prima, diede inizio anche alla seconda che provocò 54 milioni di morti provocando uno sterminio mai verificatosi prima, è perciò sviante parlare di genocidi particolari estrapolandoli dal contesto in cui sono avvenuti. Se consideriamo che dopo la prima guerra mondiale i genocidi si sono susseguiti continuamente in varie parti del mondo dalla Corea e Vietnam all’invasione dell’Afganistan da parte della Russia e dal successivo regime talebano ; dalla guerra tra Hutu e Tutsi in Ruanda alle recenti repressioni nei paesi musulmani e all’Isis. Senza dimenticare le foibe jugoslave, i campi di concentramento russi, le tante guerre latino americane, la Cina e via dicendo, è chiaro che di guerre ce ne sono state e, tutte, hanno portato in se la volontà di eliminare il popolo o le idee che non si conformavano.   

Se è chiaro che detti genocidi, sia per i motivi che per i metodi, vanno condannati, non è però chiaro lo scostamento dal contesto. Pertanto, le parole del papa e la frase: primo genocidio della storia– come a dire che le repressioni e le guerre prima della grande guerra non erano genocidi o, comunque, sterminii ai danni delle popolazioni inermi -, hanno un valore retorico che maschera la volontà di condannare un’idea e il popolo/i che la rappresenta; non va dimenticato che a mettere in atto il genocidio fu l’impero turco ottomano.  

Quello che lascia perplessi è il dualismo con cui viene affrontata l’attuale situazione storica da parte della chiesa: da una parte si richiama alla tolleranza e alla diplomazia, chiedendo ai governi di trovare soluzioni pacifiche, per risolvere il problema dell’instabilità del mondo musulmano, dall’altra si “provoca”; forse aspettandosi una reazione che potrebbe giustificare la reazione occidentale violenta?

Le azioni del papa hanno anche come primo scopo l’evangelizzazione del mondo, ovvero, la conversione dei popoli all’idea religiosa cristiano/cattolica. Tutte le azioni del papa si muovono in questo senso. Il problema, però, è che il cristianesimo è diviso al suo interno e,perciò, è importante che si arrivi a un’unità, almeno d’intenti se non pratica.Cosa c’è, allora, di più significativo che ergersi a baluardo in difesa  di tutti i cristiani? Cosa c’è di più significativo di riuscire a fare da catalizzatore divenendo il centro di tutta la cristianità?

Ma mettere a rischio ulteriormente la stabilità forse può servire a riunificare le varie tendenze cristiane. Ma ne vale la pena? lui stesso dice che la nostra è l’epoca di una guerra mondiale frammentata; ma una guerra mondiale con gli schieramenti ben definiti rischia di essere l’ecatombe dell’umanità visto i mezzi a disposizione.

D’altronde, ogni idea che si dice universale ha bisogno di agire in modo universale, di recepire ogni disagio delle popolazioni– politica questa che capirono i padri fondatori dei vari movimenti laici;rivolgersi non più a un popolo ma all’intera umanità; che nella fattispecie erano i lavoratori – mondiale per arrivare a creare una rete universale che copra ogni angolo della terra ma, più importante, ogni aspetto della vita coinvolgendo un maggior numero di categorie umane. Questo obiettivo,considerando l’impossibilità, che ogni politico e uomo di pensiero conosce bene, di arrivare al convincere tutti della giustezza del proprio pensiero,deve necessariamente passare attraverso la negazione delle idee che non si conformano. 


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permalink | inviato da vfte il 15/4/2015 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il papa e il perdono ai criminali
post pubblicato in POLITICA, il 13 aprile 2015


Il papa:criminali, cambiate vita, dio vi giudicherà

Tra le tante parole che il papa esprime senza timore, ce né una, ma non l’unica, che lascia un po’ perplessi ed è inserita nella bolla papale con cui ha indetto l’anno santo straordinario, che verrà aperto l’8 dicembre e si concluderà il 20 novembre 2016, sulla misericordia: criminali, cambiate vita, dio vi giudicherà. Un invito un po’ estemporaneo dato che i criminali,o credono nell’esistenza di dio ma non nel suo operato o non ci credono affatto;una terza opzione sta nel fatto che credono in dio ma anche nel suo perdono al di la di quello che fanno e ciò equivale a non credere, perlomeno, a non credere nel dio cristiano/cattolico.

 A che serve, allora, chiedere a una persona di cambiare vita perché, altrimenti, incorre nella punizione di dio se non ci crede o se è convinto che, comunque, si salverà lo stesso?

Ovviamente,il discorso del papa è in sintonia con il pensiero di Gesù, in modo particolare sulle parole: non sono venuto per coloro che hanno fede, ma per coloro che non ce l’hanno. E i criminali, di certo,anche se ostentano fede, non ce l’hanno. Ma proprio per questo diventa inutile l’esortazione del papa perché, in ogni caso, la loro presunta fede serve loro di fronte agli uomini e non a dio.

Detto questo,si può comunque capire l’invito a pentirsi, magari costituendosi al potere umano per ragioni che riguardano la coscienza umana, ma non per un’eventuale punizione di un dio in cui loro non credono e usano per loro vantaggio.

Allora quel“cambiate vita” può aver valore solo se si riferisce alla giustizia umana e nona quella divina che, va detto, non ha bisogno di un pentimento di fronte a un giudice;basta quello interiore, se è sincero, ovviamente. Ma quale criminale farebbe una cosa del genere senza un riscontro – si vedano i “pentiti”?

Ma il papa non si limita all’esortazione, parla anche delle ricadute delle azioni criminali, in modo particolare la corruzione. Ricadute che vanno ad aggredire il benessere della popolazione rendendola più povera. Difatti,al punto nove della bolla, egli parla apertamente della criminalità e della ricaduta con queste parole: “Questa piaga putrefatta della società è un grave peccato che grida verso il cielo, perché mina fin dalle fondamenta la vita personale e sociale”. Leggendo il testo, si ha la netta sensazione che ciò che sta a cuore al papa è il benessere, non solo quello spirituale, ma anche quello materiale.

Dunque, l’esortazione del papa, pur partendo da un presupposto religioso, finisce con l’essere un messaggio politico/sociale; pur parlando di misericordia, finisce col chiedere l’intervento, non tanto divino quanto umano e lo dice con queste parole: “Per debellarla dalla vita personale e sociale sono necessarie prudenza, vigilanza, lealtà, trasparenza, unite al coraggio della denuncia vale a dire, denunciare alle autorità umane. Ma allora, forse basterebbe eliminare il “segreto confessionale” dato che molti mafiosi, e criminali in genere, convinti nel perdono al di la delle azioni, si confessano dai preti.

Certo, il discorso del papa è molto duro, ma questo non significa che sia determinato a sconfiggere il male coi mezzi umani;d’altra parte, lo sa benissimo che la lotta tra “bene e male” finirà con il “giudizio universale”

Ma ciò che conta nel discorso del papa, è la volontà di elaborare un discorso dove, attraverso la fede, si possa inserire il tema politico/sociale con l’obiettivo di aumentare i consensi. 


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Il papa accetta la reazione violenta all’offesa della religione.
post pubblicato in POLITICA, il 16 gennaio 2015


Tre cose ha detto il papa nell’intervista rilasciata durante il viaggio in aereo che lo portava nelle Filippine:

1)     la libertà di espressione e di religione sono diritti umani fondamentali. Non si può violarli;

2)     Non si può uccidere in nome di dio, è una aberrazione;

3)     Se il dottor Gasbarri, l’organizzatore dei viaggi papali, che è mioamico, dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno. Non si può provocare, non si può prendere in giro la religione di un altro;

tre cose che riguardano la libertà religiosa e l’offesa ad essa. Se il secondo punto è condivisibile, il primo un po’ meno e il terzo per niente. Ovvio che per un cristiano cattolico, per sua natura, dato gli insegnamenti di Gesù, non può usare violenza contro chicchessia; in fondo, Gesù morì proprio a causa della sua determinazione a non usare la violenza e a non accettare il potere temporale. Però, che non si possano violare il diritto alla libertà di espressione e di religione dipende dal loro utilizzo sull’atto pratico. Ed è proprio il papa a farcelo sapere al terzo punto. L’offesa, ovviamente, è condannata da tutti, inclusa la legge italiana, pertanto, a qualsiasi livello venga praticata, è sempre condannabile al punto da far dire al papa che se uno “dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno” è ammessa una reazione violenta da parte sua. Adesso - al di la del fatto che una frase simile, detta da una persona ufficialmente dedita alla ricerca del “dialogo” convinta che solo con esso si possono evitare guerre, è fuori luogo che anzi da spazio a interpretazioni non proprio cristiane – questa frase, non solo contraddice i principi del cristianesimo, non solo apre le porte all’intolleranza ma giustifica anche la reazione violenta dei musulmani contro le offese (nella legge islamica, l’offesa è condannata anche con la morte).

Queste sono le frasi per esteso dette dal papa: «E ora arriviamo alla libertà di espressione: ognuno non solo ha la libertà, ma anche ha il diritto e l'obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune, pensiamo a un deputato o a un senatore se non dice quale è la vera strada da seguire, non collabora al bene comune. Abbiamo l'obbligo di dire apertamente tutto, ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente.Però se il dottor Gasbarri (Alberto, direttore tecnico di Radio vaticana, ndr),grande amico, dice una parolaccia contro la mia mamma gli arriva un pugno, è normale.Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri,non si puòprendere in giro la fede. Benedetto XVI in un suo discorso aveva parlato di mentalità post positivista, della metafisica post positivista che porta a credere che alla fine le religioni e le espressioni religiose siano delle sottoculture, che sono tollerate, e che in fondo sono poca cosa. Non fanno partedella cultura illuminista. È una eredità dell'illuminismo se tanta gente sparla delle altre religioni, se ridicolizza la religione degli altri; questi provocano. E cosi può accadere quello che succede se Gasparri dice qualcosa contro mia mamma,solo che c'è un limite. Ogni religione ha dignità. Ogni religione che rispetta la vita umana non possiamo prenderla in giro. Questo è il limite. Nella libertà di espressione ci sono limiti, come quello della mia mamma. Non so se sono riuscito a rispondere alla domanda». C’è riuscito benissimo, anzi, la sua risposta ha finalmente chiarito la posizione della chiesa su due aspetti del suo operato:1) che la violenza è necessaria; 2) che la chiesa non gradisce la società laica; perciò è necessario il dialogo inter religioso e non inter culturale poiché non tutte le culture umane sono accettabili per la chiesa; e questo è molto simile all’islamismo. Difatti, il limite posto dal papa alla libera espressione è che non si può prendere in giro le religioni.

Concludendo,i non religiosi possono si fare critica, ma guai a scherzare con la religione. 
Il papa e l’umiltà: il gesto simbolico del lavaggio dei piedi ai disabili
post pubblicato in RELIGIONE, il 18 aprile 2014


Un atto simbolico può avere la valenza diuno reale?

La domanda mi viene da papa Bergoglio chelava i piedi a dodici disabili; gesto che vuole, nelle intenzioni, imitarequello di Gesù “dell’ultima cena”.

Un gesto che indica l’essere umile, ancheda parte del primo, nei confronti degli ultimi (qui ci sarebbe da dire molto inproposito; è vero che i disabili sono gli ultimi? Non varrebbe la stessa cosase il gesto fosse fatto nei confronti dei diseredati di tutti i tipi?), ovvero,il potente - cioè colui che detiene il potere - dovrebbe, secondo l’insegnamentodi Gesù, comportarsi da umile nei confronti dei diseredati di ogni tipo. Un insegnamentoche Gesù propone anche nella sua vita quotidiana rinunciando al “benessere”dato dal suo lavoro di falegname per avvicinarsi ai diseredati e, dopo, vistoil successo ottenuto, rinunciando al potere che gli viene proposto dai suoicontemporanei che volevano eleggerlo re nella lotta contro il potere romano.

Dunque, quello di Gesù non è un gestosimbolico, anzi, rappresenta la sintesi del suo predicamento.

È così anche per il papa? Si può paragonareil gesto di un uomo che rinuncia a tutto vivendo della “carità” degli altri conquello di un uomo che “rinuncia” ad alcuni privilegi mantenendo intatto ilprivilegio che Gesù condanna, il potere mondano?

Dal punto di vista della religionecristiano/cattolica, il papa è l’erede di san Pietro che fu delegato da Gesù acontinuare la sua opera nell’attesa del suo avvento.

Dice Matteo16,13-20:

13 Essendo giuntoGesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gentechi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero:«Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno deiprofeti». 15 Disseloro: «Voi chi dite che io sia?». 16 RisposeSimon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 EGesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue tel'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 Eio ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e leporte degli inferi non prevarranno contro di essa.19 Ate darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terrasarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto neicieli». 20 Allora ordinò aidiscepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Le paroledel vangelo di Matteo non lasciano trasparire nessuna delega su un eventualepotere mondano del papa e della chiesa, casomai un primato spirituale chedovrebbe servire a preparare il ritorno di Gesù alla fine dei tempi. Questo significache il papa ha la delega di evangelizzare l’uomo ma non quella di interferiresulle cose del mondo e, tantomeno, di usufruire, in nome del suo mandato, deiprivilegi dati nel mondo ai potenti; Gesù non ne usufruì mai – questo secondo ivangeli.

Gesùera contrario a tutto questo al punto di entrare in conflitto con i farisei e isadducei che, al suo tempo, detenevano il potere e lo esercitavano, al di ladella parola di dio, come qualsiasi potente mondano; i sadducei erano piùpropensi alla politica e i farisei al commercio. Questi due “partiti”, purpredicando la parola di dio - per i cristiani moderni è quella contenuta nel vecchiotestamento -, ne avevano, i primi modificato alcuni contenuti – non credevanoall’aldilà e alla resurrezione dei morti, i secondi tenevano in considerazionele tradizioni al pari della parola scritta ispirata da dio.

Il gestodel papa, dunque, non esprime umiltà dato che la sua posizione nel mondo travalicaquel che dovrebbe essere il suo mandato. Non la esprime e non è nemmenointeressato spiritualmente a esprimerla; il compito prefittosi di “condottieromondano” del popolo di dio non glie lo permette perché contrario proprio aquella umiltà che il suo mandante esprimeva nella sua opera.

Di gesti“umili” fatti dai potenti è piena la storia umana, gesti apparentementesignificativi per una buona gestione della società ma, al lato pratico, risultanosolo, appunto, dei simboli utili a convincere il popolo della bontà del potentee non a risolvere i problemi dello stesso. Anzi, servono proprio pernascondere, dietro alla cortina fumogena della demagogia populista, la volontàdi mantenere il popolo assoggettato al potente e al suo volere.


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permalink | inviato da vfte il 18/4/2014 alle 18:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Obama, nel discorso dell'inauguration day apre ai diritti per i gay.
post pubblicato in RELIGIONE, il 22 gennaio 2013


repubblica tv

Per l'ultimo imperatore, deve essere stato un colpotremendo la parte del discorso di Obama dove invita all'azione sui diritti deigay - Il nostro viaggio non sarà finito fino a che inostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come tutti gli altri perlegge. Se siamo davvero creati uguali, allora anche l'amore che noi promettiamoad un'altra persona deve essere uguale -dove è evidente l'apertura al matrimonio gay.

Si deve essere rivoltato sul suo dorato trono, lui,da sempre impegnato a difendere a spada tratta la famiglia come unione tramaschio e femmina. Lui che da sempre lotta contro la teoria gender (genere) arrivando ad affermare che lenozze gay sono un attentato alla famiglia. Un colpo tremendo perché l'apertura non arriva daisoliti gay, gender, lesbiche ecc. ma da uno degli uomini più potenti dellaterra in grado di determinare, nel bene e nel male, cambiamenti radicali nellelegislature di ogni paese. Un colpo tremendo perché, l'apertura, metteràsicuramente alla prova il progressismo di quei cristiani cattolici che, oracome ora, si trovano in bilico tra l'accettazione dei diritti universalipromossi dalla società laica e l'accettazione, anche se condizionata, dei dogmidella dottrina clericale.

Questi cristiani cattolici, basando la loro fedesulla teoria che vuole la religione un fatto personale, potrebbero rinunciare aquei dogmi che non rispettano l'individuo in se ma lo interpretano, perdendolodi vista annullandolo, come insieme di un organismo superiore tutto teorico.Una rinuncia che non comporta la perdita della fede ma che la rafforza nelmomento in cui la scelta dell'individuo significa amore verso una personatangibile perché dio non creò l'umanità ma, appunto, l'individuo Adamo a cui,in un secondo momento, affiancò l'individuo Eva e diede loro il compito diproliferare "creando" a loro volta altri individui.

Inoltre, all'individuo Adamo e all'individuo Eva,diede il libero arbitrio, cioè la possibilità di scegliere individualmente lastrada da loro ritenuta migliore per la loro salvezza. Questi cristiani cattolici, storicamente, siidentificano con la sinistra moderata e riformista, e questo, per il clero,politicamente ha sempre significato un'incognita. Un'incognita che ora potrebbenon esserlo più.

Dunque, l'ultimo imperatore a di che preoccuparsi peri prossimi quattro anni.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/1/2013 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Passerella del papa dai terremotati emiliani.
post pubblicato in NOTIZIE, il 20 giugno 2012


Ansa
Il 26 giugno, il papa sarà in visita nelle zone terremotate dell’Emilia Romagna, a fare cosa?
Partirà in elicottero dall’eliporto del vaticano alle 9, arriverà alle 10,15, ripartirà alle 12 e arriverà in vaticano alle 13,15. un ora e tre quarti di visita (pastorale? mah …) e 2 ore e mezza di viaggio; neanche il tempo d’una messa.

Una volta tanto che i politici non hanno sfruttato il terremoto con le loro passerelle, ecco - ma forse proprio per questo - che spunta il santo imperatore con la sua pretesa, in forza della sua linea diretta con dio, di poter recarsi ovunque come padre di tutti.

A cosa serve questo viaggio? per essere vicino ai terremotati, ai sofferenti, ai …, così diranno i vaticanisti, papalisti d’ogni genere. La gente ha bisogno di fede, così diranno convinti che l’unica fede sia quella nel loro presunto dio. Una fede che vuole il loro dio presente in ogni dove purché gli si renda onore rinunciando al proprio essere poiché, secondo costoro, l’uomo può realizzarsi solo nella fede, formalmente in dio ovviamente nel vaticano e il suo imperatore.

Naturalmente, i costi dell’organizzazione saranno a carico, come al solito, della comunità. Soldi che, in momenti come questi, dovrebbero essere tutti concentrati sulla ricostruzione.
Giornata mondiale della famiglia: la giunta milanese decide di finanziare, con tre milioni di euro, la visita del papa a Giugno,
post pubblicato in NOTIZIE, il 4 marzo 2012


Foto dal sito Stefano Bisi
Il Giorno
Sono tre milioni e 100 mila euro la cifra destinata dalla giunta di Milano per la visita del papa in città in occasione della giornata mondiale della famiglia che si terrà a Giugno.
La cifra servirà a potenziare i servizi necessari.

Tre milioni sono una bella cifra considerando il momento di crisi che stiamo attraversando e le difficoltà di troppe famiglie che si trovano in situazioni di disaggio. Tre milioni che, sicuramente, si potrebbero spendere in modo più reale per sostenere le famiglie.

La cosa che colpisce, in negativo, di più è la leggerezza con cui la chiesa organizza questi ritrovi; leggerezza che risulta ancor più grave se si considera il motivo: famiglia, lavoro e festa (giorno di riposo domenicale), dove il primo è il contenitore degli altri due ovvero, il lavoro e il giorno di riposo intesi come necessità per una vita familiare serena. Praticamente si parla di diritti degli individui - nello specifico, organizzati in famiglie - che sono sacrosanti e che vengono affrontati da sempre in ambito laico senza per questo organizzare megaritrovi dispendiosi di risorse. Risorse che, se proprio avanzano - il che è impossibile data la situazione - sarebbero più utili se usate nell’ambito di una politica del lavoro e di ulteriori aiuti alle famiglie in difficoltà.

Ma non è tanto la chiesa e il papa quanto il comune che, mettendo a disposizione un’ingente somma di denaro pubblico per sostenere un incontro che riguarda una parte della società che, se pur teoricamente maggioritaria (?), non da il diritto di spendere i soldi di tutti - tanto più che il papa non viene in Italia per una visita ufficiale di stato ma per curare i propri interessi, nello specifico, misurabili in “anime” - dimostra poca sensibilità nei confronti delle famiglie reali.
Lettera del papa

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/3/2012 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Papa, la chiesa, la fede e la società.
post pubblicato in Riflessioni, il 1 giugno 2011


 

PAPA.jpg

 Il Papa, nell’udienza al dicastero per la nuova evangelizzazione denuncia il tentativo di marginalizzare il cristianesimo dalla vita pubblica .

DICE:  «La crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica».

E ancora: «Nei decenni passati era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede».

Pur tralasciando i metodi usati dalla chiesa cattolica per creare quel “generale senso cristiano”, credo che il papa stia prendendo un granchio enorme. Ciò che sta avvenendo oggi non riguarda la società e la sua visione della vita in quanto ognuno è libero di professare le idee che ritiene più idonee al suo sviluppo, caso mai l’ineffabilità della fede stessa; in un mondo dove le parole e l’esperimento sono sempre più la chiave per esprimere e comprendere l’esistenza, è ovvio che la fede, basata sul mistero della creazione, non può più avere quell’attenzione degli uomini perché, la fede non spiega, con i fatti, ne la natura dell’uomo ne la sua origine. Spiegazione di cui l’uomo ha estremamente bisogno per giustificare la sua presenza, e il suo agire, nel mondo, essendo esso portato alla ricerca di se stesso.

Per questo la visione moderna della vita è in contrasto con la fede. Però ciò non implica che l’uomo non creda più in un dio, caso mai cerca una via diversa, più individuale, che lo identifichi, non più come “sovrano” della natura, ma come parte integrante della stessa. Per poter fare questo passaggio, ha bisogno di affrancarsi dalla religione – che non viene più identificata con dio ma sempre più con la volontà umana di potere – in quanto la ritiene un limite al suo evolversi verso qualcosa di superiore (spirituale?).

Le parole del papa, più che un richiamo alla fede, sembra un richiamo alla fedeltà verso l’organismo che pretende di rappresentare dio sulla terra. Quello che lascia perplessi è la contraddizione insita nelle sue parole: da una parte il richiamo alla fede, dall’altra il tentativo di emarginarla dalla vita pubblica, ovvero politica. Cosa questa che non rispecchia affatto il pensiero di Gesù che, come lui stesso disse “date a Cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio”, il cristiano dovrebbe separare la fede dalla vita pubblica. Ma come sappiamo, il clero ha sempre confuso le due cose. Per secoli (quasi duemila anni) ha sempre preteso di costituire nella società le basi del loro “paradiso” arrivando ha commettere ogni sorta di prevaricazione, anche fisica, su quanti non si adeguavano alla loro visione.

Per concludere, la frase di Gesù riportata, potrebbe essere interpretata come un esempio di laicismo, ovvero, il cristiano deve vivere nello stato rispettando le sue leggi e agendo in modo che ognuno possa agire in base al proprio credo religioso, filosofico o ideologico che sia.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 1/6/2011 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il vaticano e la censura sulla libertà di espressione
post pubblicato in Riflessioni, il 1 settembre 2009


Si sa che la chiesa cattolica è, innanzi tutto, un'istituzione religiosa con il compito, oltre che diffondere il vangelo "evangelizzazione", di organizzare i fedeli in modo che la fede non si disperda in miriadi di interpretazioni che minerebbero alla base il ruolo stesso del vaticano, si sa anche che ogni religione porta in se i germi dell'"integralismo", poiché la dottrina in essa contenuta, essendo parola di dio, non può essere modificata. Si sa anche che non ci si può aspettare un allineamento, sempre e comunque, alle regole, che uno stato democratico e laico si da affinché ogni componente sociale possa eprimersi liberamente senza imporre nulla alle altre, quando queste non sono conformi al loro credo. Essa ha il diritto, sancito dalla sua costituzione (?) di stato sovrano, di deliberare leggi, all'interno dei suoi confini, che limitino la libertà dei suoi diretti aderenti (dai preti al papa) di imporre loro l'obbedienza.
In questa ottica, non si può muovere nessuna critica al vaticano in merito ai provvedimenti che vogliono prendere nei confronti dei 41 religiosi che, in merito alla legge sul testamento biologico, hanno preso posizione contraria alle sue direttive, leggi Micromega.

Molto, invece, si può dire sul rapporto tra stato italiano e vaticano. Lo stato italiano, laico e democratico, sancisce che tutti i cittadini, di qualsiasi fede politica o religiosa, che vivono sul suolo italiano, hanno eguale diritto di esprimere la propria opinione in merito ai problemi che insorgono nella società e, dato che il vaticano ha una posizione di privilegio in Italia, sancita dal "concordato", qualsiasi provvedimento, preso da esso nei confronti di cittadini italiani, non in linea con le direttive espresse dalla costituzione italiana, riguarda l'Italia e, pertanto, deve essere sottoposto a critica.
Considerando che i cattolici, che vivono in Italia, sono in massima parte cittadini italiani, significa che lo stato italiano ha il dovere di difenderli, qualora venga meno, da parte del vaticano, il rispetto dei diritti fondamentali di ogni cittadino italiano.
Inoltre, il vaticano, attraverso le formazioni politiche "cattoliche", ha già la possibilità di "condizionare" la politica italiana attraverso il normale svolgimento democratico, perciò, il suo intervento, anche se indiretto, è espressione di una volontà mirante al controllo dello stato italiano; controllo che, visto il suo comportamento lesivo dei diritti dei cittadini, porta a considerare che esso voglia instaurare, in Italia, una società antidemocratica e antilaica imponendo, attraverso queste azioni, una visione religiosa della stessa .
L'attuale "dirigenza" della chiesa cattolica sta cercando di riportare "l'organizzazione" allo stato in cui si trovava prima del concilio vaticano secondo, cioè, ripristinare la funzione centrale del clero nella vita italiana.
Lo stato italiano, attraverso le sue istituzioni, dovrebbe impedire queste interferenze da parte del vaticano nella politica italiana perché, un conto è criticare l'Italia da stato a stato, un conto è impedire a cittadini italiani di esercitare i propri diritti.

  
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Il papa e il nichilismo
post pubblicato in Riflessioni, il 12 agosto 2009


Leggo su "AGI News On"

1) "La cultura nichilista di oggi, che esalta la liberta' individuale e rifiuta la sacralita' della vita, e' stata paragonata dal Papa alla follia hitleriana. "I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell'inferno che si apre sulla terra quando l'uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa e' bene e che cosa e' male, di dare la vita e la morte".
2) "Purtroppo questo triste fenomeno non e' circoscritto ai lager. Essi sono piuttosto la punta culminante di una realta' ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti".
3) "Bisogna riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l'umanesimo ateo e l'umanesimo cristiano; un'antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, e' giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato".
4) "Da una parte - ha rilevato il Pontefice - ci sono filosofie e ideologie, ma sempre piu' anche modi di pensare e di agire, che esaltano la liberta' quale unico principio dell'uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l'uomo in un dio, che fa dell'arbitrarieta' il proprio sistema di comportamento. Dall'altra - ha continuato - abbiamo i santi, che, praticando il Vangelo della carita', rendono ragione della loro speranza; essi mostrano il vero volto di Dio, che e' Amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell'uomo, creato a immagine e somiglianza divina".

Parole del Santo Padre Benedetto XVI all'Angelus, rivolgendosi ai fedeli a Castelgandolfo.

Al primo punto, Benedetto 16°, equipara la libertà degli individui al nichilismo ( Il termine nichilismo (dal latino nihil, nulla, da cui nihilismo, secondo una dizione desueta e dal latino medioevale nichil dello stesso significato) designa in senso generico l'atteggiamento o la dottrina volti a negare in modo definitivo e radicale l'esistenza di qualsiasi valore in sé e l'esistenza di una qualsiasi verità oggettiva. Nella sua versione più estrema, il nichilismo considera la realtà stessa come radicalmente inconoscibile. Il nichilismo rappresenta la volontà di negare i valori già esistenti.); ciò significa, per il papa, che essere liberi, si negano i valori della vita.
Premesso che il libero pensatore si è sempre impegnato nella ricerca del modo migliore per rendere la vita accettabile ( la libertà dell'individuo è, da sempre, volta a contrastare le prevaricazioni dei regimi ), e che oggi molte persone "libere" dedicano la loro vita ad aiutare il Prossimo senza per questo essere cattolici, il papa si dimentica che la sconfitta del nazismo e del fascismo fu opera proprio di quelle persone che della libertà individuale ne hanno fatto la loro bandiera. Si dimentica anche che, la chiesa, oltre che ad avere, essa stessa, causato immani sofferenze all'umanità, ha convalidato il regime fascista, di cui ne trasse beneficio con i patti lateranensi.

Al secondo punto, Benedetto 16°, sembra abbia la vista debole, detta realtà è ben visibile, specialmente da quando la società è gestita da persone libere.

Al terzo punto, secondo Benedetto 16°, l'umanesimo ateo è diverso da quello cattolico. Dove, non è dato di saperlo, a meno che non si indovinino i nomi dei "letterati e pensatori".
Ateo significa non credere in un essere creatore, e non ha niente a che vedere con il nichilismo, anzi.., ciò che vuole l'ateo è una società giusta e libera, dove l'individuo possa agire liberamente nel rispetto delle regole date da uno stato laico - non spiego il laicismo poiché esula da questo argomento.

Al quarto punto, Benedetto 16°, tocca un punto caro a ogni sorta di dittatore - inclusi i religiosi. Si, perché il sostituirsi a dio non è affatto patrimonio dell'ateo - non credendo in dio, l'ateo neanche può considerarsi tale - ma di coloro che credono e agiscono come se avessero la verità in tasca, e tra costoro c'è anche il cattolico.
Inoltre, l'ateo, che è uno dei fautori del laicismo, non può agire in modo "arbitrario" perché andrebbe contro i suoi stessi principi.

Considero questo attacco all'ateo un tentativo di delegittimazione della società laica e dello stato Italiano a favore di un mondo dove tutto e tutti devono conformarsi ad una sola idea, il tutto in netta contraddizione con il principio biblico del LIBERO ARBITRIO.
A riprova di quanto affermo, si vedano le reazioni, della chiesa cattolica, in merito alla sentenza del T.A.R del Lazio in merito agli insegnanti di religione.
Il pensiero espresso indica, senza ombra di dubbio, che la chiesa cattolica non ha perso la sua inclinazione alla volontà di dominio sull'umanità in contraddizione con gli insegnamenti di Gesù.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/8/2009 alle 21:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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