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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Cecike Kyenge, tra le priorità cittadinanza ai figli di immigrati.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 7 maggio 2013


Cecile Kyenge, ministra dell'integrazione, pone tra le priorità del governo Letta il diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati.  
Già all'inizio delle legislatura il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge che rende più semplice diventare italiani per i figli degli immigrati: ottiene la cittadinanza 
La proposta dice che chi nasce in Italia con almeno un genitore residente da cinque anni e il minore che arriva nel paese e conclude almeno un ciclo scolastico (elementari, medie, superiori o formazione professionale). I firmatari sono Bersani, il ministro Kyenge, il capogruppo Roberto Speranza e il responsabile per i "nuovi italiani" Khalid Chaouki (italo-marocchino).
Una proposta di tutto riguardo non tanto perché in Italia risiedono all'incirca un milione di minori stranieri, ma per il suo contenuto culturale. 
L'inserimento nella legislatura dello ius soli sarebbe un passo enorme in avanti sia per quanto riguarda i diritti che i doveri non tanto dei figli di immigrati (che, comunque, essendo minorenni, devono per forza di cose sottostare alle decisioni dei genitori) quanto per il dovere dei genitori di rispettare la legge italiana riguardo l'educazione dei figli. 
Questo implica che il genitore ha almeno due obblighi importantissimi.
Primo la formazione scolastica nella scuola italiana e di conseguenza lo studio di tutte le materie che vi vengono insegnate, incluse la lingua e la storia d'Italia.
Secondo, il rispetto delle leggi italiane in merito ai diritti dei minori, pertanto, il rispetto della loro aspirazione a vivere secondo il costume italiano qualora ne manifestassero il desiderio.
In questo modo, il minore crescerebbe come italiano pur mantenendo, qualora lo decidesse da adulto, la sua cultura d'origine appresa nella famiglia
Questo gli permetterebbe di inserirsi nella società alla pari e senza discriminazione (a parte le manifestazioni di razzismo che, purtroppo, esistono) nell'attività che andrà a svolgere da adulto.

La fondatezza dello ius soli sta proprio nell'acculturare la persona evitando di spingerla ai margini della società con tutte le conseguenze che ne derivano. Lo ius soli la renderebbe italiana a tutti gli effetti al di la della sua religione perché, crescendo frequentando i suoi coetanei di origine italiana, ne apprenderebbe le usanze e le tradizioni. Inoltre, lo studio della lingua e della storia ( non importa se la storia non è quella dei genitori perché, comunque, l'apprenderebbe da essi) lo porterebbe ad identificarsi nella cultura in cui vive.
E' assurdo pensare che una persona non possa adeguarsi ad altra cultura così come è assurdo vedere nella migrazione l'invasione di culture miranti a sostituire la cultura dominante. Anzi, è proprio la ghettizzazione delle culture immigrate a creare i presupposti di un'invasione.

Pertanto, opporsi all'integrazione passando dallo ius soli può comportare la richiesta di diritti diversi da quelli previsti dalla costituzione italiana o, comunque, pur usando gli stessi diritti previsti dalla costituzione, si corre il rischio che vengano snaturati.
Se prendiamo ad esempio il diritto di professare la religione di appartenenza, in mancanza della cittadinanza e tutto ciò che ne deriva, l'immigrato potrebbe prima chiedere (come già sta succedendo, le strutture adatte magari pagate dallo stato, successivamente chiedere che la religione possa partecipare di diritto - come partito religioso dichiarato - al governo - cioè presentarsi alle elezioni e, se eletto, proporre leggi tendenti alla creazione di uno stato religioso in netta contraddizione con la costituzione che, pur prevedendo la libertà religiosa, propone e attua uno stato laico, cioè, uno stato basato sul diritto civile e non religioso.
Queste richieste non sono fanta politica poiché la richiesta nascerebbe dal fatto che ogni individuo ha il diritto di essere rappresentato e, a maggior ragione, se partecipa al benessere generale lavorando e pagando le tasse.

La proposta della ministra Kyenge è e sarà osteggiata duramente dal Pdl - e ovviamente, anche dalla lega e da tutti i razzisti d'Italia - che vede in essa lo snaturamento dello stato italiano ma che non vede proprio in essa la possibilità di evitare tale snaturamento. 
D'altra parte, non si capisce in quale modo, questi signori, vorrebbero l'integrazione degli immigrati se si ostinano a tenerli ai margini della società. 
In questo modo non si fa latro che negare loro i diritti fondamentali e, pertanto, dare la possibilità a certi imprenditori, di sfruttare la situazione sfruttandoli facendoli lavorare in nero; e questo implica anche una perdita di introiti da parte dello stato. 
Un'altra cosa da considerare è lo sfruttamento politico della situazione degli immigrati: si vorrebbe integrarli stando bene attenti a non risolvere il problema poiché è, e sarà anche in futuro, campo di propaganda politica di parte.
Monti, le armi e la delegittimazione del parlamento.
post pubblicato in ALTRO, il 10 maggio 2012


Presidente Monti a quando la relazione sull’export di armi italiano?

Come si sa, l’Italia è uno dei maggiori esportatori di armi nel mondo.
Purtroppo, dette armi vengono esportate anche in luoghi ad alta tensione sociale.
Questo si sa, quello che, forse, molti non sanno, è l’esistenza di una legge - la 185/1990 - che obbliga il consiglio dei ministri a presentare, tutti gli anni entro fine marzo, una relazione sull’esportazione di armi nel mondo. Bene, il governo Monti, quest’anno, a disatteso tale obbligo non presentandola.
Inoltre, Per recepire una direttiva dell’Unione europea che intende facilitare i trasferimenti intra-comunitari di sistemi militari, il Consiglio dei Ministri ha definito e presentato al Parlamento un disegno di legge che delega al Governo un’ampia riforma della legge 185/1990 – commenta Maurizio Simoncelli vicepresidente di Archivio Disarmo. “In questo modo si toglie al Parlamento quella funzione legislativa che lo qualifica: non dobbiamo dimenticare che la legge 185/1990 è il frutto di un intenso lavoro durante due legislature attraverso il costante confronto e con la partecipazione della società civile”. Il che significa, oltre alla delegittimazione del parlamento in termini legislativi su una questione importantissima come le armi e la loro esportazione, l’impossibilità, per i cittadini, di conoscere la reale politica estera del governo.

Insomma, il governo, cosiddetto tecnico, sta cercando di interferire su quelle che dovrebbero essere le prerogative del parlamento togliendogli la competenza del controllo sull’esportazione delle armi. Inoltre, se questa legge dovesse passare, diverrebbe un precedente per dare ai governi futuri la possibilità di delegittimare il parlamento su altre competenze.
Questo tentativo era già stato fatto da Berlusconi con la proposta della legge sul premiarato che prevedeva più poteri, ovvero, più competenze al premier, togliendoli al parlamento.

Questo indica anche la continuità del governo Monti con il governo Berlusconi.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/5/2012 alle 12:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La Lega e le barricate in parlamento e nella piazza.
post pubblicato in POLITICA, il 16 dicembre 2011


Come promesso da Calderoli, la lega ha eretto le barricate in parlamento. Barricate che, però, hanno più l’aspetto della bagarre che di una vera e propria protesta; un’azione da BARBARI anziché un’opposizione corretta e rispettosa delle regole mirante a respingere con i mezzi democratici la manovra. la stessa lega che condannava le manifestazioni, fatte da altri partiti, quando la lega era al potere.
Un segno di inciviltà che caratterizza, periodicamente, la vita parlamentare del paese ma che, nell’attuale situazione critica, non dovrebbe avvenire. Tanto meno se a metterlo in atto è lo stesso partito che, durante il governo precedente, pur condannando la parte della manovra riguardanti le pensioni, non si era mai permessa azioni del genere.

Il segnale che la lega sta mandando, sia al governo che ai suoi elettori, non è tanto la richiesta di modifica alla manovra quanto l’avversione al governo Monti che, a loro dire, non è legale perché non eletto dal popolo - quella stessa illegalità del cosiddetto “parlamento padanio” che agisce all’interno di uno stato sovrano senza nessun mandato ne costituzionale ne politico ne elettorale (a meno che non si voglia considerare legittima la farsa delle elezioni fatte sotto i gazebo senza nessun controllo).
Un segnale che lascia chiaramente intendere che il parlamento nazionale ha valore solo nel momento in cui la lega lo può utilizzare a suo vantaggio; e tutti sanno quale sia il vantaggio che la lega vuole.

La bagarre inscenata in parlamento non è altro che la presa di distanza dall’Italia e dalle sue istituzioni e la finanziaria ne è il pretesto - va ricordato che la finanziaria di Tremonti prevedeva aumento di tasse, riforma pensioni, liberalizzazioni, riforma dell’welfare. Esattamente quello che chiede Monti nella sua manovra con la differenza che le tasse sono state distribuite un po’ più equamente inserendo tasse, anche se in misura per niente sufficiente, anche ai redditi più alti e tasse sulle proprietà immobiliari e non.
Inoltre, a dimostrazione che alla lega non interessi la manovra c’è anche la manifestazione indetta a Milano, contro la manovra di Monti, per il 22 gennaio, quando la manovra sarà già approvata e diventata legge.

Per concludere, si può dire che la lega agisce, unicamente, nell’interesse dei suoi scopi e non nell’interesse del popolo e del paese. D’altronde, è nota la sua avversione dell’euro su cui ha scommesso il fallimento.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/12/2011 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Voto solo alla camera, ovvero, come rendere permanente l'ingovernabilità.
post pubblicato in POLITICA, il 15 novembre 2010


Il cavaliere propone, qualora non ottenga la fiducia alla camera, di votare solo per quel ramo del parlamento.

 

Come già deciso, dopo la finanziaria si voterà la fiducia al governo; Berlusconi, pur fiducioso di ottenerla, propone comunque, qualora alla camera, dove i numeri sono incerti, non dovesse ottenerla, di indire elezioni per rinnovare solo la camera.

Ma ha senso questo?

Il governo, non è forse l'espressione dei due rami del parlamento? Se nelle elezioni dovesse succedere che la maggioranza alla camera vada ad altri fuori dall'attuale maggioranza, è ovvio che l'esecutivo dovrà essere rivisto,  ma se alla camera la maggioranza cambia, come sarà il nuovo esecutivo?

E chi metterà il cavaliere al posto di eventuali non eletti?

Può un parlamento, diviso a metà - nel caso gli italiani decidessero di dare la fiducia all'opposizione o qualora non ci dovessero esserci i numeri per nessuno - governare?

 

Tutte domande lecite perché, se dovesse succedere quanto sopra e anche se si riuscisse comunque a fare il governo, il paese resterebbe ingovernabile  perché le leggi che passeranno alla camera non passeranno al senato e viceversa.

 

A cosa serve allora una proposta del genere? Si può capire la necessità di un individuo come il nostro di salvare la faccia - dopo aver promesso ai suoi elettori che il suo governo sarebbe durato tutta la legislatura, trovarsi ora a dover affrontare una crisi che porrebbe fine al suo mandato è per lui più di una sconfitta -, quello che non è comprensibile è il modo;  quella volontà distorta dalla necessità di mantenere il potere a tutti i costi come se fosse necessità primaria, questione di vita o di morte. Di fronte ai continui attacchi contro l'opposizione "comunista" - includendovi anche chi comunista non è per natura intrinseca alle proprie idee - si intravvede chiaramente la povertà sia intellettuale che morale del nostro.

Anche se il programma di questo governo era evidente sin dall'inizio (divisione dell'Italia e annullamento dello stato sociale), e lo era anche la volontà di potere del cavaliere, lascia comunque perplessi questa volontà di rovinare definitivamente un paese rendendolo perennemente instabile attraverso una politica mirante unicamente a legittimare la delegittimazione delle istituzioni.

 

Per concludere, bisogna auspicarsi che le opposizioni si oppongano fermamente e non facciano affidamento, per porre fine a questa situazione, su personaggi che, pur essendosi distinti in modo particolare all'attuale crisi, rimangono comunque sull'altra sponda.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/11/2010 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
FEDE E REALTA' prima parte
post pubblicato in Riflessioni, il 8 agosto 2009


LATTO DI FEDE
"La fede è il rifugio di coloro che, incapaci di affrontare la realtà, si affidano a sistemi filosofici/ideologici chiusi e gestiti da un organismo che pensa per tutto il gruppo, che permettono loro di non fare nessun sforzo intellettuale per migliorare l'esistenza."

Normalmente, la fede, si basa su un sistema etico/morale chiuso, cioè non aperto a eventuali modifiche nella sua struttura teorica di base.

La fede presuppone il completo abbandono dell'individuo ai principi da essa espressa, vale a dire che, l'individuo che fa atto di fede, deve rinunciare a tutto ciò che è stato fino a quel momento. Fin qui nulla da obiettare, ma se "la fede" assurge a guida, avendo essa, come base, la "verità assoluta", tende, in modo naturale, a operare affinché tutti gli individui si conformino ad essa arrivando, qualora fosse necessario, all'obbligo di tutti a conformarsi.
Ogni individuo che vi aderisce, diviene un tutt'uno con l'insieme delle regole accettate, chiunque se ne discosti, cade nel "peccato" e, qualora non si ravveda, può anche venire espulso o, come succedeva in passato - e succede tutt'ora nelle dittature, soppresso.

La fede, come tutto ciò che è umano, ha bisogno, per esistere, di una organizzazione in grado di garantire continuità ai suoi principi; tale organizzazione viene di solito rappresentata con una struttura a piramide.
La piramide consiste in una figura con un'ampia base e un vertice ristretto; il vertice è rappresentato da un piccolo gruppo di fedeli - di solito i più ortodossi - con il compito di coordinare tutta l'attività, inclusa la redazione delle regole da seguire per meglio praticare la fede (programma politico), tutto ciò che sta sotto deve eseguire, alla lettera, le direttive del vertice.
Sotto il vertice, tutta una serie di strutture atte a mantenere "l'ordine" deciso dal vertice, alla base i fedeli comuni, coloro che hanno deciso (?) di conformarsi.


Quando, un sistema di idee richiede un atto di fede, significa che non ci sono prove concrete della sua rispondenza alla realtà delle cose che in essa (la fede) si sostengono.Solitamente, latto di fede, viene richiesto proprio per la mancanza di tale rispondenza.
I sistemi comunista/marxista e fascista, sviluppatisi nel secolo scorso, pur basandosi su presupposti razionali - il primo derivava dall'analisi scientifica di Marx, il secondo dall'analisi scientifica del liberismo economico - di fatto, essendo, dette analisi, ridotte a semplici nozioni dottrinali, impedirono agli individui ogni possibilità di partecipare attivamente e in modo critico alla loro attuazione, divenendo, cosi, dei semplici sistemi politici di controllo del potere a favore di interessi particolari - nel comunismo la classe dirigente, nel fascismo la classe capitalista.

Tutto ciò è successo e succede in nome di una società migliore, la dove, la classe (?) intellettuale o economica di una data società, interviene nella gestione della stessa in nome di ideali basati su di "una verità" assoluta. In passato - e anche oggi - portatori della verità assoluta erano le religioni, con l'avvento delle ideologie, queste si sono sostituite alle religioni sostenendo la necessità di analizzare lo sviluppo sociale ed economico in termini scientifici, proponendo la libertà di pensiero come metodo di confronto tra le diverse soluzioni proposte mano a mano che nella società si presentano problemi. Vale a dire che, inizialmente, le ideologie si basavano su presupposti "laici" per la gestione sociale; la dove per "laico" si intende un sistema politico in grado di redarre leggi a loro volta in grado di coordinare - e non "obbligare" - le varie componenti sociali all'interno della società. Purtroppo, alcune delle componenti, che per la natura stessa dello stato laico hanno avuto modo di agire liberamente, sono riuscite, con la forza e con l'inganno, a rendere, attraverso la riduzione dell'ideologia a sistemi dottrinali, la stessa un sistema chiuso; vale a dire, non più basato sul confronto ma su schemi rigidi dove gli individui, invece di essere gli attori principali dello sviluppo, non sono altro che gli strumenti.

A tutt'oggi, lo stato laico si trova a dover affrontare una serie di emergenze create da attacchi alla sua esistenza da parte di forze politico/economiche con lo scopo di delegittimarlo. Questo attacco passa attraverso:

1) la creazione di forze politiche, apparentemente democratiche, dove gli individui che vi aderiscono non sono chiamati a discutere della politica da attuare, ma devono accettare - con un atto di fede - i presupposti teorici e politici del vertice che non deve rendere loro conto del suo operato,

2) la conquista del parlamento attraverso i meccanismi "democratici" utilizzando però strutture (come la stampa che normalmente dovrebbero agire autonomamente) in grado di creare problemi anche la dove non esistono o di rendere (artificialmente) i problemi esistenti molto più gravi di quelli che sono - un esempio per tutti è la propaganda contro i clandestini, creando la convinzione errata che fossero tutti delinquenti, istillando nella gente la paura del diverso e utilizzando soldi privati pur esistendo leggi che lo vietano,

3) l'utilizzo del parlamento per promuovere e approvare leggi contrarie alla laicità dello stato con l'utilizzo, in modo indiscriminato, della fiducia qualora il risultato positivo sia in dubbio - questo dimostra due cose: a) che una maggioranza "netta" uscita dalle elezioni, non sempre risulta tale nell'approvare le leggi, b) che il programma elettorale non era condiviso da tutti.

Questo ci deve far riflettere sulla necessità di difendere la laicità dello stato anche attraverso leggi che, all'apparenza, non risultano conformi ai principi su cui si basa. Questo lo si può fare, ma in modo più incisivo di quanto fatto finora, solo con la costituzione. Proibire l'utilizzo della democrazia al solo scopo di curare i propri interessi, dovrebbe essere la base fondante di ogni stato laico; la libertà, sacrosanta in ogni società civile, quando viene usata per delegittimare se stessa, va condannata, pena la ricaduta in una società basata "sull'atto di fede", ovvero, piramidale.

IL SOLLIEVO DELLE FAMIGLIE CON BADANTI EXTRACOMUNITAIRE, OVVERO IL FARE E DISFARE DEL GOVERNO.
post pubblicato in Riflessioni, il 17 luglio 2009


Dopo il grande successo del G8, il governo e la maggioranza continuano a macinare iniziative. 
Mercoledì la Camera ha approvato la legge antistupro e il governo ha presentato una serie di emendamenti al decreto anticrisi primo fra tutti quello che regolarizza la situazione della badanti senza permesso di soggiorno, dando sollievo a centinaia di migliaia di famiglie.
Di ieri è l'accordo che premia con una detrazione IRES del 3% per cinque anni chi aumenta il patrimonio aziendale insieme all'avvio dell'intesa per una moratoria di un anno tra banche e imprese sulla restituzione di prestiti e mutui.
Insomma, il governo continua a governare in sintonia con i bisogni della popolazione e delle imprese,
Cordialmente,

on. Antonio Palmieri
responsabile internet PDL

Sopra, la news letter ricevuta oggi dal sito del "popolo della libertà".
Che dire di un governo che si vanta di fare leggi in "sintonia con i bisogni della popolazione e delle imprese, quando, in realtà, se non ci fossero state le proteste della chiesa e dei politici, anche del PDL, non si sarebbero neanche sognati di regolarizzare le badanti che, nella legge sulla "sicurezza" diventano clandestine; come  e con quale coraggio affermano di dare sollievo a centinaia di migliaia di famiglie dopo che loro stessi avevano creato il problema? e come può un governo eletto dai citadini anche in base alla "presunta" preparazione dei politici che ricoprono la carica di ministri incorrere in simili sviste?
Un governo che, dopo aver ottenuto l'approvazione della legge con la fiducia, è costretto a fare marcia indietro, non può considerarsi un governo formato da persone preparate e serie nello svolgimento del loro compito. Certo, fare è importante, ma è sinonimo di impreparazione (?) se lo si antepone alla messa a punto di una legge in ogni sua parte, 
"Fare" significa, innanzitutto e in particolar modo per un governo, analizzare, fin nei minimi dettagli, non solo i presupposti che portano a dover "fare", ma anche tutte le implicazioni dell'azione dopo la sua applicazione, ciò che l'attuale governo non fa.
Nel voler dimostrare la sua volontà di "fare" a tutti i costi, sempre più spesso, il governo, dopo l'approvazione delle leggi, si trova a dover far fronte a critiche, da parte dei rappresentanti delle istituzioni, sempre più estreme e basate sulla richiesta di incostituzionalità - si veda la legge alfano - e la legge sulle intercettazioni. 

Quindi, trovo molto "fuorviante" nei confronti degli elettori il tono della news letter, che cosa c'è da essere "fieri" in questo comportamento? quando invece dovrebbero chiedere scusa ai cittadini per i loro errori? 

Probabilmente, l'obiettivo è un altro.
Come ho già scritto in altri post, l'impressione che si ricava è quella di un governo sempre più improntato verso modifiche costituzionali, passando attraverso leggi che di fatto snaturano la costituzione, che porteranno l'Italia ad affrontare le tematiche moderne con sistemi del passato, tra l'altro non troppo lontano, antiliberali.
La prassi utilizzata per raggiungere lo scopo e quella del: proposte, reazioni, riproposte con lievi modifiche e qualora non dovesse bastare, usare la fiducia.
 
SICUREZZA
post pubblicato in POLITICA, il 4 luglio 2009



continua
DUE TRAGEDIE DUE MISURE
post pubblicato in LAVORO, il 30 giugno 2009


Ieri notte un grave incidente ferroviario ha provocato la morte di 14 persone. L'incidente ha coinvolto anche le case vicine creando distruzione.
Sempre ieri, due operai romeni hanno perso la vita mentre stavano lavorando alla ristrutturazione del tetto di una casa su di un cestello elevatore che era stato posizionato vicino ai cavi dell'alta tensione; incidente che va a sommarsi ai molti accaduti in questi ultimi mesi.
Uno era il titolare dell'azienda l'altro il collaboratore. Una delle tante piccole aziende formate da extracomunitari in italia.
Il primo evento viene trattato dai media e dal governo con tutti i crismi del caso, il secondo passa quasi in sordina, quasi a far pensare che il numero di morti determini l'importanza dell'evento.

Due tragedie due misure; è vero che, più è grande l'evento, più alta è l'attenzione di tutti noi, però, di fronte a tragedie mortali, sia che coinvolgano uno o due persone sia che ne coinvolgano molte di più, se avvengono sul lavoro, l'attenzine che si dovrebbe dedicare dovrebbe essere pari. 
Considerando che i due eventi sono causati da una mala gestione delle regole che riguardano la sicurezza sul lavoro - nell'incidente ferroviario si può ipotizzare una mancata volontà dei responsabili a una più accurata manutenzione dei mezzi, nel caso dei romeni si può ipotizzare la mancanza  di conoscienza delle leggi che regolano la messa in sicurezza dell'ambiente di lavoro - c'è da chiedersi come sia possibile, da una parte, riuscire a non rispettarle, dall'altra, a rilasciare permessi a persone senza l'adeguata preparazione.

Ma forse la risposta si trova nell'operato del governo che sta preparando un decreto legislativo atto a modificare il testo unico approvato dal governo Prodi che prevede sanzioni più severe alle aziende che non rispettano la sicurezza sul lavoro.
Questo decreto prevede un abbassamento dei livelli di tutela dei lavoratori, deresponsabilizza in modo particolarmente grave i datori di lavoro, riduce i poteri e le funzioni degli organismi di vigilanza e, infine, determina una riduzione generalizzata dell'intero apparato sanzionatorio.
Ciò comporta la possibilità delle aziende di agire al di fuori delle regole e alle amministrazioni di elargire permessi senza curarsi dell'adeguata preparazione dei richiedenti.
Se cosi sarà, di incidenti come quelli sopra menzionati saranno destinati ad aumentare in forza dell'inadeguatezza delle leggi, e a nulla varranno tutte le indagini per individuare le responsabilità.
Anche perché le indagini, oltre che servire ad individuare i responsabili, dovrebbero servire a individuare le mancanze delle leggi e correggerle, ma visto che le attuali correzioni in corso servono a dare più spazio ad eventuali mancanze, si può facilmente prevedere un futuro non proprio roseo.



 
INCIDENTI SUL LAVORO E LEGGE
post pubblicato in LAVORO, il 25 giugno 2009


"Finalmente dal rapporto Inail presentato questa mattina (24-06-09 ) esce la verità su una battaglia da me condotta per anni sfidando la propaganda più becera. E' la strada, secondo quanto emerso oggi, la principale causa di morte per i lavoratori. Su di essa infatti si verifica oltre la metà delle morti bianche. Depurando i dati dagli incidenti in itinere, subiti mentre ci si reca e si torna dal posto di lavoro, l'Italia non ha la maglia nera degli incidenti, come molti vorrebbero far credere. Di questo dovrebbe tenere conto anche il Presidente Napolitano, che meritoriamente si e' sempre speso su questo tema. Smettiamola di fustigarci ad ogni pie' sospinto e crchiamo di vedere la realta' per quella che e', nel bene e nel male''. Lo dichiara il senatore della Lega Nord Roberto Castelli, viceministro delle Infrastrutture e Trasporti.         
http://www.leganord.org/dblog/articolo.asp?articolo=1752
 
Sopra, la dichiarazione del senatore Roberto Castelli sul rapporto Inail riguardante le morti sul lavoro pubblicata sul sito della lega in data 24-06-2009.

Il senatore sembra abbastanza soddisfatto del fatto che, più della metà delle morti bianche avvenga durante il percorso da casa al lavoro e viceversa, secondo lui, i dati dimostrano "la verità" sulla battaglia da lui condotta per anni sfidando la propaganda più "becera".
Naturalmente, il senatore Castelli non tiene conto degli incidenti stradali in cui vengono coinvolti operatori stradali durante il loro lavoro.
Sotto due esempi tratti da Metropolis web http://www.metropolisweb.it/legginews.asp idarticolo=18211&titolo=Incidenti%20sul%20lavoro,%20un%B4altra%20giornata%20nera%20in%20tutta%20Italia
ARNAD (Aosta)- Sull´autostrada A5 Aosta-Torino, all´altezza di Arnad, una squadra di addetti alla pulizia dei bordi della carreggiata non ha fatto in tempo neppure a rendersi conto chun autoarticolato con targa bulgara e condotto da un autista greco ha travolto un furgone Ford fermo nella corsia d´emergenza con l´attrezzatura da lavoro, ed è finito nella scarpata dove alcuni operai erano impegnati a tagliare le erbacce. Due operai se la sono cavata con ferite leggere, due sono stati ricoverati all´ospedale di Aosta (con prognosi di 40 e di 8 giorni), mentre 
il quinto è morto.
LECCO - Sulla strada provinciale che attraversa il comune di Torre dé Busi, centro collinare della provincia di Lecco, un giovane alla guida di un´auto ha invaso l´area di cantiere con traffico regolato da un moviere, finendo contro tre lavoratori e i mezzi d´opera. La vittima è un lavoratore di 37 anni residente in Valsassina. Un altro operaio è stato ricoverato in gravi condizioni mentre un terzo operaio avrebbe subito solo delle contusioni.

Bene, che dire? che dobbiamo essere contenti? che se le morti bianche avvengono in prevalenza sula strada hanno meno importanza? che l'importanza delle morti è data dai numeri? 
Secondo me, anche una sola persona che muore per incuria, sua e del datore di lavoro, è troppa.
Il lavoro, che prima di essere un modo per realizzarsi è una necessità - almeno per buona parte degli italiani - , dovrebbe essere messo in sicurezza comunque, e le leggi devono mirare a che:
1) i datori di lavoro non abbiano modo di eludere il problema, 
2) che i lavoratori, a loro volta, non abbiano modo di eludere le sicurezze messe a loro disposizione. 
Chiunque, datore o lavoratore, che non rispetti le leggi, mettendo in pericolo se stessi e, a volte, anche gli altri, devono essere penalizzati.


L'attuale governo, invece, presenta un decreto legislativo come quello correttivo del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, in discussione in questi giorni nelle Commissioni Lavoro del Senato e della Camera. 
Secondo Giuliana Carlino ( Componente della Commissione "XI Lavoro, previdenza sociale" e Componente della commissione parlamentare per l'infanzia. ) questo è: "Un testo che stravolge il Dlgs 81/08, approvato dal Governo Prodi e bocciato, senza appello, senza aver emanato neanche uno, ripeto uno, dei numerosi provvedimenti attuativi richiesti.
Le modifiche apportate dal decreto correttivo del Governo al testo unico sulla sicurezza, sono talmente rilevanti da modificarne completamente l'asse fondamentale. Propone, di fatto, un abbassamento dei livelli di tutela dei lavoratori, deresponsabilizza in modo particolarmente grave i datori di lavoro, riduce i poteri e le funzioni degli organismi di vigilanza e, infine, determina una riduzione generalizzata dell'intero apparato sanzionatorio, in totale dispregio di norme costituzionali e direttive europee." http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/lavoro/
Deresponsabilizzare i datoti di lavoro sul problema "sicurezza sul lavoro" significa lasciare alla coscienza del singolo datore la decizione di mettere in sicurezza o no il lavoratore e, dato che il decreto correttivo affronta il problema in termini economici - mettere in sicurezza è un costo per l'azienda e pertanto, tale costo deve essere abbattuto - e non umani, ne consegue che molte aziende non investiranno più sulla sicurezza costrigendo cosi il lavoratore a operare in situazioni di rischio. 
La sicurezza sul lavoro non dovrebbe rappresentare una sovrastruttura onerosa per le imprese, ma una necessità dei processi produttivi, rientrare coè nei costi sostenuti dall'azienda per il necessario alla produzione.
Dunque, se negli ultimi anni, gli incidenti e morti sul lavoro sono diminuiti, è grazie, anche, ad una politica che obbliga i datori ad investire sulla sicurezza dei dipendenti, e ciò avviene anche in forza di responsabilità che coinvolgono sia i datori che i dipendenti.
Non tenerne conto può significare un regresso.










CONTRORIVOLUZIONE
post pubblicato in Riflessioni, il 20 maggio 2009


Di solito la politica del sig. brunetta viene definita rivoluzione nel settore pubblico.
Non credo proprio, la sua, caso mai, è contro rivoluzione, il suo modo di intendere la lotta ai "furbi" richiama un antico modo di affrontare i problemi, dare 5 anni di carcere ai "fannulloni" - chi poi decide quando una persona è fannullone? - implica un sistema basato sul terrore; certo, cosi facendo - tagliando la testa al toro, come dice un adagio popolare - si risolvono tutti i problemi, qualsiasi sbaglio fai finisci in galera.
Naturalmente, certe categorie, tra cui i politici che disertano il parlamento - perché hanno altri interessi da curare - non verranno toccate, anzi, magari applicheranno il "nodo Alfano" anche a loro.
Attenti Italiani, se continua cosi - oggi il pubblico, domani... tutti - ci ritroveremo a fare i conti con una dittatura, magari parlamentare, che ci impedirà anche di respirare.
Ricordo ancora i vecchi del paese, che di fronte al continuo aumento dei prezzi, dicevano che ci avrebbero fato pagare anche l'aria.
Bene, penso proprio che abbiano avuto ragione, solo che alla loro paura si è aggiunto anche quella di passare per criminali per azioni che al massimo dovrebbero comportare il licenziamento.

Certo, emettere certificati medici falsi è truffa nei confronti dell'ente pubblico, ma ad emetterli sono i medici, i pazienti possono essere consenzienti o meno, il certificato in se non può essere la prova del loro coinvolgimento, l'unico ad essere perseguibile dunque è il medico, ma di questo non si parla.



SUL REFERENDUM
post pubblicato in diario, il 12 maggio 2009


Franceschi, intervistato da Goffredo de Marchis, dice:La domanda alla quale gli italiani devono rispondere il 21 giugno è la seguente: volete abrogare la legge porcata, quella che sottrae agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento? Togliendo di mezzo la politologia, chi ha contrastato con durezza quella norma non può che rispondere Sì. Poi ci saranno 4 anni, qualunque sia l'esito referendario, per fare una buona legge elettorale".

Siamo sicuri che ci saranno quattro anni per modificare la legge elettorale? da quanto si va dicendo, la legge che ne usirà dopo il referendum prevede un premio di maggioranza del 25% al partito che avrà la maggioranza relativa, il che significa che quel partito, qualora ottenesse il 30% dei voti, risulterà in netta maggioranza nel parlamento, avrà cosi la possibilità di governare da solo; sempre a quanto si dice, la nuova regola entrerà in vigore subito dopo il referendum.

Dice ancora:"Chi crede, o finge di credere, alla presunta minaccia di Berlusconi, sciolgo le Camere e riporto il Paese alle urne, dovrebbe riflettere su un dato molto semplice: non c'è bisogno di alcun referendum per dare seguito a questo progetto. Il Cavaliere può cavalcarlo anche con la legge attuale: va da solo e se arriva primo si prende la maggioranza dei seggi.  

No, franceschini, se lo facesse oggi, avrebbe si il premio di maggioranza, ma se il partito si presenta all'interno di una coalizione, il che non è la stessa cosa; a meno che non si creda ai sondaggi che lo danno sopra il 50,1%, però, in questo caso, sarebbe un grosso rischio per il P.D.L. correre da solo, perché, se non raggiungesse il 50,1%, pur essendo il partito di maggioranza relativa, non potrebbe comunque governare da solo, pertanto, sarà costretto a chiedere di essere sostenuto da altri partiti.
Facendolo dopo la vittoria del si, allora potrà presentarsi da solo e gli basterà il 30% e come partito di maggioranza relativa, ottenere quel 25% che gli permetterà di governare da solo.

Il problema sta proprio nella proposta referendaria, che, invece di limitarsi all'abrogazione di una legge, va anche a modificarla; solo se fosse stato abrogativo, si dovrebbe sostenere il si, poiché la legge attuale cadrebbe e si renderebbe necessario farne una nuova. 

Credo che se dovesse vincere il si la faccenda sarebbe molto più seria di quanto si crede, la legge che ne uscirebbe entrerebbe in vigore immediatamente, dando modo al governo, qualora lo volesse, di dare le dimissioni e indire nuove elezioni, cosa che sicuramente farà convinti, a ragione, di vincere.
Da li a instaurare un regime a senso unico il passo è breve e a nulla servirà l'opposizione in parlamento perché avranno la maggioranza assoluta.
Incidenti sul lavoro
post pubblicato in Riflessioni, il 1 maggio 2009


ROMA - Un'operazione verita' sulle cifre degli incidenti sul lavoro. A chiederla, in occasione della festa dei lavoratori, e' Roberto Castelli, senatore della Lega Nord e sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti. Secondo Castelli bisogna smettere di "far credere i morti in incidenti stradali verso e dal luogo di lavoro siano legati al problema della sicurezza sul lavoro". (Agr)

D'accordo col fatto che gli incidenti verso e dal lavoro non possono essere considerati morti bianche, ma da qui a mettere in dubbio la vericidità dei numeri mi sembra paradossale se la richiesta viene da un parlamentare di maggioranza e sottosegretario.
Se le leggi le fa il governo dovrebbe avere e ha l'obbligo di farle rispettare attraverso gli organi competenti e, inoltre, dovrebbe avere la possibilità di verificare quanti sono i reali incidenti sul lavoro.
Come mai, allora, si chiede una verifica?


Lega e maggioranza, finti accordi, scontro permanente.
post pubblicato in diario, il 30 aprile 2009


Dopo lo stralcio dal pacchetto sicurezza delle ronde e dei cie ( centri di identificazione ed espulsione), la lega, con Maroni, torna all'attacco chiedendo al premier di porre la fiducia sui due emendamenti.
I due emendamenti erano stati bocciati alla camera su proposta del PD e, all'atto della votazione al senato la legge venne approvata a larga maggioranza.
Ora la lega è più che mai determinata a riportare in parlamento le due norme e, come al solito, cerca di ottenere l'approvazione del PDL minacciando, e il PDL rassicura.
Un'azione, questa, che andrebbe a vanificare il lavoro del parlamento perché non è possibile presentare un disegno di legge già bocciato.
Il fatto si discute da se; siamo di fronte all'ennesimo ricatto della lega che pur di ottenere ciò che vuole è disposta a mettere in crisi il governo stesso costringendolo ad azioni anti costituzionali.
Detta cosi, sembra che il PDL sia vittima del ricatto, in realtà il tutto fa parte di un gioco che mira a destabilizzare il sistema democratico; in effetti l'alleanza tra lega e PDL non si basa su programmi condivisi, l'una vuole un'Italia "federale" basata sulla divisione delle provincie attraverso il cosidetto federalismo fiscale, cioè ridistribuire il pil in base alla produzione reale delle province, creando cosi, oltre che a un divario più marcato tra nord e sud, anche una elevata competitività tra le provincie stesse, l'altra vorrebbe uno stato più efficente basato su un direttivo che faccia capo a un solo individuo "presidenzialismo", cioè più potere al premier che avrebbe modo di snellire le procedure parlamentari scavalcando lo stesso parlamento, 'la prima vorrebbe un parlamento diviso in senato e camera delle regioni, il secondo un parlamento succube del premier.
Qesti due modi di vedere la struttura parlamentare pone i due alleati in netto contrasto sulle leggi, anche la dove sono condivise, perché, se il PDL rimane comunque propenso a compromessi in attesa del momento più opportuno per poter attuare le riforme istituzionali necessarie al suo scopo,
di contro la lega, non avendo problemi di compromessi, poiché il suo intento è comunque quello di arrivare a una forma di parlamento dove le provincie verranno rappresentate come entità individuali, e lo stato centrale perderà la sua importanza nella gestione del territorio nazionale, è più propensa ad agire senza tener conto dell'opposizione e eventuali compromessi.
  



BERLUSCONI E I POTERI DEL PREMIER
post pubblicato in diario, il 9 aprile 2009


«PIU' POTERI AL PREMIER» - In conferenza stampa Berlusconi è tornato anche sulle ipotesi di una riforma che assegni più poteri all’esecutivo. «Il premier dovrebbe avere gli stessi poteri dei colleghi europei, così come vanno ridotti i tempi per l'approvazione delle leggi». «Le difficoltà - ha aggiunto il Cavaliere, riferendosi anche alla situazione in Abruzzo - dipendono dalla nostra architettura istituzionale. Non voglio fare polemiche ma dobbiamo tenere conto dei tempi parlamentari per l'approvazione di una legge. Il nostro sistema istituzionale deve essere adeguato alle esigenze di un Paese moderno». Le riforme, secondo il premier, vanno fatte «con l'accordo di tutti, anche dell'opposizione che si rende conto che uno Stato moderno non può avere tempi come quelli che abbiamo noi per l'approvazione delle leggi».

Il premier torna sul suo tema preferito, < più poteri al premier >. 
Prendendo lo spunto dal recente terremoto, il cavaliere rilancia la sua idea di dare più poteri al capo del governo che, secondo lui, servirebbe a snellire le procedure parlamentari per l'approvazione delle leggi; come è facile immaginare, si riferisce all'eliminazione dall'iter parlamentare delle procedure che, oggi come oggi, servono a dar modo all'opposizione di esprimere la propria opimione sulle leggi proposte dal governo, presupposto ideale per ogni democrazia, anzi, il premier ritiene che proprio la prassi attuale sia la causa del "ritardo" con cui vengono attuate le leggi. 
Si dimentica, il premier, che ogni cosa, per essere attuata nel migliore dei modi, ha, innanzi tutto, bisogno del tempo necessario per essere valutata in ogni suo aspetto e solo dopo può essere messa in pratica; ciò a maggior ragione riguardo alle leggi, poiché una legge sbagliata può influire negativamente sulla vita di tutti. Ma forse, al premier non importa più di tanto, forse a lui ciò che interessa maggiormente è far vedere ai suoi elettori che qualcosa fa, ai problemi che insorgono ci penserà strada facendo, il tutto sulla nostra pelle. Dice lui che uno stato moderno deve essere in grado di prendere decisioni nel più breve tempo possibile, fin qui niente in contrario, ma se agire in fretta implica emettere leggi senza tener conto, non solo di chi quel governo non la votato ma anche dei propri elettori che non condividono la formulazione di una determinata legge, implica la   riduzione della democrazia poichè verrebbe meno il ruolo del parlamento cosi come è previsto dalla costituzione e la conseguente imposizione delle leggi da parte di un organismo, il governo, che pur essendo il rappresentante della maggioranza del paese, non lo rappresenta nella sua totalità.
Oltre a ciò va detto che il governo, già ora, ha il potere, in caso di necessità urgenti, come nel caso dell'attuale emergenza terremoto, di emettere decreti per far fronte all'emergenza.
Allora perché tutta questa volontà di spogliare il parlamento della sua funzione costituzionale? questa volontà di raccogliere il potere nelle mani di un singolo individuo, che pur operando in democrazia, avrebbe la possibilità di fare leggi a suo uso e consumo?
Per snellire l'iter, basterebbe, forse, proporre leggi che soddisfino tutte le componenti politiche e sociali senza arroccarsi su posizioni strettamente ideologiche e religiose come sta succedendo oggi , o, meglio ancora, formare un governo che includa, oltre che ministri della maggioranza, anche ministri della minoranza che abbiano funzione di controllo sulla stesura delle leggi, ciò avviene, se non vado errato, già oggi nelle commissioni parlamentari, perchè non potrebbe funzionare anche per il governo? se l'intento è quello di migliorare il funzionamento della democrazia, che problemi ci possono essere? se per democrazia si intende governo del popolo, nessuno, se si intende altro, molti.
 

http://www.corriere.it/politica/09_aprile_09/sicurezza_berlusconi_chiarimento_con_maroni_85a0fcf4-2506-11de-a682-00144f02aabc.shtml
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