discutendo insieme discutendoinsieme discutendo insieme DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il papa e il perdono ai criminali
post pubblicato in POLITICA, il 13 aprile 2015


Il papa:criminali, cambiate vita, dio vi giudicherà

Tra le tante parole che il papa esprime senza timore, ce né una, ma non l’unica, che lascia un po’ perplessi ed è inserita nella bolla papale con cui ha indetto l’anno santo straordinario, che verrà aperto l’8 dicembre e si concluderà il 20 novembre 2016, sulla misericordia: criminali, cambiate vita, dio vi giudicherà. Un invito un po’ estemporaneo dato che i criminali,o credono nell’esistenza di dio ma non nel suo operato o non ci credono affatto;una terza opzione sta nel fatto che credono in dio ma anche nel suo perdono al di la di quello che fanno e ciò equivale a non credere, perlomeno, a non credere nel dio cristiano/cattolico.

 A che serve, allora, chiedere a una persona di cambiare vita perché, altrimenti, incorre nella punizione di dio se non ci crede o se è convinto che, comunque, si salverà lo stesso?

Ovviamente,il discorso del papa è in sintonia con il pensiero di Gesù, in modo particolare sulle parole: non sono venuto per coloro che hanno fede, ma per coloro che non ce l’hanno. E i criminali, di certo,anche se ostentano fede, non ce l’hanno. Ma proprio per questo diventa inutile l’esortazione del papa perché, in ogni caso, la loro presunta fede serve loro di fronte agli uomini e non a dio.

Detto questo,si può comunque capire l’invito a pentirsi, magari costituendosi al potere umano per ragioni che riguardano la coscienza umana, ma non per un’eventuale punizione di un dio in cui loro non credono e usano per loro vantaggio.

Allora quel“cambiate vita” può aver valore solo se si riferisce alla giustizia umana e nona quella divina che, va detto, non ha bisogno di un pentimento di fronte a un giudice;basta quello interiore, se è sincero, ovviamente. Ma quale criminale farebbe una cosa del genere senza un riscontro – si vedano i “pentiti”?

Ma il papa non si limita all’esortazione, parla anche delle ricadute delle azioni criminali, in modo particolare la corruzione. Ricadute che vanno ad aggredire il benessere della popolazione rendendola più povera. Difatti,al punto nove della bolla, egli parla apertamente della criminalità e della ricaduta con queste parole: “Questa piaga putrefatta della società è un grave peccato che grida verso il cielo, perché mina fin dalle fondamenta la vita personale e sociale”. Leggendo il testo, si ha la netta sensazione che ciò che sta a cuore al papa è il benessere, non solo quello spirituale, ma anche quello materiale.

Dunque, l’esortazione del papa, pur partendo da un presupposto religioso, finisce con l’essere un messaggio politico/sociale; pur parlando di misericordia, finisce col chiedere l’intervento, non tanto divino quanto umano e lo dice con queste parole: “Per debellarla dalla vita personale e sociale sono necessarie prudenza, vigilanza, lealtà, trasparenza, unite al coraggio della denuncia vale a dire, denunciare alle autorità umane. Ma allora, forse basterebbe eliminare il “segreto confessionale” dato che molti mafiosi, e criminali in genere, convinti nel perdono al di la delle azioni, si confessano dai preti.

Certo, il discorso del papa è molto duro, ma questo non significa che sia determinato a sconfiggere il male coi mezzi umani;d’altra parte, lo sa benissimo che la lotta tra “bene e male” finirà con il “giudizio universale”

Ma ciò che conta nel discorso del papa, è la volontà di elaborare un discorso dove, attraverso la fede, si possa inserire il tema politico/sociale con l’obiettivo di aumentare i consensi. 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. papa perdono criminali bergoglio anno santo

permalink | inviato da vfte il 13/4/2015 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il papa chiede perdono per i preti pedofili.
post pubblicato in RELIGIONE, il 12 aprile 2014


Nell’incontro con “l’ufficio per l’infanzia”, il papa afferma che: “Mi sento chiamato a farmi carico e a chiedere perdono per il male che alcuni sacerdoti hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini”.

Nella stessa riunione afferma anche che: "Un bambino deve maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre", chiudendo esplicitamente le porte all'adozione a coppie omosessuali.

Dunque, due pesi due misure; da una parte si chiede perdono per persone che, al di la della loro appartenenza ideologica e religiosa, hanno commesso, in base al principio, per il clero, sacro, che la vita deve essere al centro del pensiero umano e va rispettata in ogni suo ambito, un reato gravissimo proprio nei confronti della vita innocente; dall’altra condanna una pratica, quella dell’adozione a coppie omosessuali, come fosse il male peggiore.

Pertanto, ritiene perdonabile un “affiliato”che, almeno a parole, condivide le regole clericali, e non perdonabile chi si contrappone ad esse. Ciò implica una dissonanza nel principio stesso, poiché coloro che non lo rispettano dovrebbero essere trattati allo stesso modo; o si perdonano tutti o non si perdona nessuno.

Ovvio che quanto detto si riferisce all’ambito della politica del clero in merito ai problemi di natura etico/morale.

In merito, va anche detto che se la vita è sacra in ogni suo ambito, i preti in genere commettono il più grave dei reati rinunciando alla procreazione in nome di un “interesse di stato” del tutto uguale a quello del potere temporale, anche se il secondo non disdegna la procreazione dei suoi adepti.

Inoltre, sostenere che la famiglia è la base della società e deve essere formata da maschio e femmina, se non trova riscontro nei fatti – ovvero il matrimonio degli stessi preti – li mette in una posizione di inferiorità nel giudicare ciò che è giusto o ingiusto per i figli non avendo essi stessi esperienza diretta sulla gestione ne della famiglia,intesa come nucleo laico, ne dei figli; la paura che il figlio cresca in modo “innaturale”è data solo dalla loro inesperienza.

Concludendo, non rimane altro da dire che prima di intromettersi nel “mondo”, i preti dovrebbero viverci e vivere le esperienze direttamente e non per sentito dire; cosa che non può essere reale dato che il credente che, in un modo o nell'altro, si confessa, da una visione dei fatti improntata proprio sui principi del clero tralasciando tutto ciò che è estraneo ad esso.

Ma il mondo è molto più vario.

Sfoglia marzo        ottobre
calendario
adv