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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
La finzione della democrazia.
post pubblicato in Riflessioni, il 29 marzo 2015


Si sa che la politica “moderna” italiana si basa essenzialmente sul protagonismo dei suoi componenti.Si sa anche che questo protagonismo si diletta anche nella diffamazione dell’avversario.  Si sa inoltre che ogni politico è convinto di avere la verità assoluta in tasca e che detta verità la deve tradurre a ogni costo nella realtà. Si sa pure che ogni politico si sforza di essere accettato e di conseguire un risultato consensuale tale da permettergli, se non di avere la maggioranza, almeno di contare nel legiferare.Quello che forse si sa poco o non si sa affatto o si sa e non lo si ammette è che ogni politico pensa di poter governare da solo; cosa che lascia presupporre che abbia – il politico – aspirazioni da dittatore.

Lo si è visto con Berlusconi, con le sue leggi o tentativi di legiferare sia per difendere la propria persona e posizione che per controllare meglio gli eventi sociali attraverso l’informazione nel tentativo, attraverso la propaganda, di acquisire un consenso assoluto che lo avrebbe portato a diventare l’unico governante. Lo si vede anche oggi con Renzi che dice di procedere comunque al di la della posizione del governo e parte del suo partito senza nessuna mediazione con le altre componenti della società; proprio in questi giorni è passata in commissione senato la legge sulle unioni civili che da agli omosessuali gli stessi diritti delle coppie etero – cosa buona e giusta, intendiamoci. Questo commento non vuole essere contrario a tale legge, anzi…. La legge è passata coni voti del Pd, ma non tutto, e del M5s, cioè, di una parte dell’opposizione,pertanto, al di fuori della maggioranza che ha visto l’N.c.d. contrario e, in modo trasversale, i cattolici. Dunque, senza tener conto delle varie componenti del governo, Renzi ha proposto e ottenuto la maggioranza con l’appoggio diparte dell’opposizione.

Lo si vede anche con Grillo che s’è posto il compito di “mandare tutti a casa scardinando il parlamento”, e che a ogni dissenso interno del suo M5s corrisponde l’espulsione. Ai leader maximi risponde in coro il partito o movimento che, salvo eccezioni rare, anche quando dissentono, lo fanno per assurgere essi stessi a leader maximi.

Dunque, la politica moderna, quella della seconda repubblica che avrebbe dovuto portare l’Italia a un sistema più “democratico” e più equo, si sta risolvendo con una lotta tra singole persone, come ai tempi della monarchia, per il potere. Lo scopo apparente di questa lotta, che viene portata avanti nascondendosi dietro la democrazia, la libertà, è il benessere degli italiani,  di fatto, tentano di portare l’Italia a un sistema, se non dittatoriale, di sicuro chiuso a ogni interferenza popolare.

Questo, comunque, è un difetto cronico dei politici - che da sempre aspirano a universalizzare le loro idee - che trae origine dalla cultura religiosa e ideologica; sono, da sempre,le religioni e le ideologie a determinare il tipo di governo. Questo significa che la democrazia (governo del popolo) è solo una finzione per mascherare le vere intenzioni. Inoltre, serve anche a illudere il popolo - attraverso il cosiddetto sistema parlamentare, dove i governanti vengono eletti in base a pseudo programmi, dal popolo con votazioni plebiscitarie ma che, una volta eletti i rappresentanti, non hanno più nessun controllo su di essi - di essere partecipi della politica che i governi fanno, ma anche responsabili dei loro errori. D’altra parte, coloro che si astengono dal voto per protesta, anche qualora fossero la maggioranza , non essendoci un quorum per la validità delle elezioni, deve accettare il governo, e le sue leggi, eletto “democraticamente”;praticamente, in modo particolare con l’attuale legge elettorale (porcellum) –ma anche con quella in discussione alle camere (italicum)-, un governo può governare, grazie al premio di maggioranza, anche con solo il 25-30% dei consensi.

D’altra parte, Le stesse politiche dei governi non trovano nessun riscontro nella realtà – basta vedere la legge sul lavoro (job act) - perché le leggi, essendo i politici “ricattati” dai poteri forti in termini di economia, tendono sempre a colpire le fasce di popolazione meno abbienti - operai, impiegati pensionati, partite Iva, ecc., senza mai toccare, anzi, agevolando, i grandi capitali finanziari e la grande e media industria.

In un contesto simile è difficile anche solo sperare in una possibile soluzione positiva per il popolo.I politici sembrano sempre più orientati verso una società verticale anziché predisporre, attraverso le leggi, un percorso verso una società orizzontale.

Orientamento che presuppone una società basata sulla dipendenza del popolo dal politico che a sua volta soggetto al ricatto finanziario, ne diviene l’esecutore con tutti i vantaggi del caso. E il popolo? Ritornerà ad essere il volg(are)o diseredato e spogliato di tutti i suoi diritti.


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permalink | inviato da vfte il 29/3/2015 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Fini, un uomo da abbattere.
post pubblicato in COMMENTI, il 8 settembre 2010


Siamo ormai arrivati alla macchietta. Dopo aver cercato con mezzi alquanto discutibili di convincere i “disertori” a ritornare tra le braccia “affettuose” del monarca, lo stesso si sta adoperando in tutti i modi per detronizzare il viceré ribelle.

Il giorno dopo il discorso del viceré ribelle a Mirabello – discorso molto critico, anzi, addirittura dissacrante, nei confronti del monarca in carica -, ecco che la polemica sulla sua permanenza come presidente all’assemblea dei non eletti si accentua maggiormente spingendo il monarca, d’accordo con l’altro viceré, a valutare di recarsi dal grande Capo Chioma Bianca per chiedere la testa del ribelle. Ma il grande Capo ha già espresso parere negativo su un suo intervento in merito; questo è compito dell’assemblea.

 La mossa va contro ogni lecito interesse comune alla tribù, ma per i due regnanti servirebbe per affermare la propria legittimità a rovesciare il governo della stessa tribù dove, loro stessi, ne sono i massimi esponenti. Qualcuno oserà avanzare l’ipotesi che sia una contraddizione. Sbagliano, poiché la logica del potere democratico presuppone che chi si trova al comando debba portare a termine il suo mandato per evitare di incorrere nell’ira del popolo, da loro stessi eletto sovrano, e perdere consensi in eventuali elezioni. Pertanto, prima di dare forfait, devono assicurarsi che la colpa non sia loro ma del disertore.

Dunque, una mossa prettamente politica, un gioco di potere delle parti in causa finanziata dalla tribù tutta.

Intanto, il popolo, da loro stessi eletto sovrano, sembra indifferente ai giochetti infantili dei loro leader; preso com’è ad affrontare i problemi quotidiani derivati dalla crisi economica, gli rimane poco spazio da dedicare allo svago di cui sembra, invece, che i capi ne abbiano da buttare.

La lotta interna al gruppo dei leader, derivante da diversità di vedute su “alcuni” problemi importanti quali: gestione del potere interno a un partito, utilizzo del potere a fini personali, privatizzazione delle strutture di potere e loro conseguente adeguamento ai bisogni del monarca in carica – specifico che qualora si dovesse riuscire a privatizzare le strutture, il monarca rimarrà in carica a vita -, modifica del concetto di diritto, riduzione dello stato sociale e conseguente annullamento dei diritti, legge elettorale dove, attualmente, il popolo non è sovrano neanche a parole, legalità, giustizia, immigrazione, sta portando il popolo sovrano a divenire sempre più un mero oggetto (leggi numero) di calcolo e come tale soggetto alle leggi della matematica che, come si sa, pur essendo una disciplina utilissima, rimane confinata nel campo della scienza e, pertanto, il popolo, diventa un oggetto scientifico da studiare in quanto necessario ai calcoli necessari a rendere più agevole la vita del monarca e dei suoi servi, ma non tutti. Al proposito, si può prendere come prova il continuo richiamo alla piazza e ai sondaggi per contare i propri elettori (usandoli, naturalmente, a suo vantaggio anche quando non lo sono) da parte del monarca, anche se, lo stesso, di frequente, ha affermato che non si può governare seguendo gli umori della piazza, che la piazza non può sostituirsi alla maggioranza dei non eletti e che nessuno può opporsi ad essi.

 Fin qui sembrerebbe una disputa “privata” tra i capi, tutt’al più, una recita scolastica. Purtroppo, però, ha coinvolto anche i politici rappresentanti, a parole (forse), della tribù. Tali politici, che nel loro gergo si definiscono oppositori (a chi lo si sa, a che cosa non si è ancora riusciti a capirlo), e che da tempo si stanno adoperando affinché il monarca perda consensi o che, comunque, venga detronizzato a causa dei suoi innumerevoli intrallazzi ritenuti illegali, si sono lasciati prendere dal vortice della disputa tralasciando quelli che sono i doveri principali di ogni opposizione: bloccare le leggi che vanno contro i diritti della tribù e difendere i lavoratori dai continui attacchi da parte del capitale che, ultimamente, ha provocato la disdetta del contratto dei metalmeccanici e che, nel futuro prossimo, potrebbe significare la perdita di ogni diritto dei lavoratori nei luoghi di lavoro e, di conseguenza, nella vita.

In vista di possibili elezioni anticipate, stanno canalizzando ogni risorsa (o quasi) nella preparazione di alleanze miranti a vincere le elezioni, dimenticando, e di questo il viceré fedele ne è maestro, che un buon politico non può prescindere la sua politica dalla difesa del popolo che lo sostiene.

In conclusione, si può tranquillamente affermare che la tribù Italia sta attraversando, non tanto un periodo difficile, ma il limite che divide la civiltà dall’inciviltà.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 8/9/2010 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tutto per gli italiani, niente agli italiani.
post pubblicato in Riflessioni, il 26 agosto 2010


Alla infelicemente famosa frase “lo vuole la gente” se n’è aggiunta un’altra altrettanto infelice “solo il popolo è sovrano”.

La prima, serve a giustificare leggi che poco, o niente, hanno a che fare col popolo; la seconda, , serve a giustificare il ritorno al voto prima della fine della legislatura.

Tutte e due hanno in comune una concezione della centralità del popolo basata, non tanto sulla sua partecipazione effettiva ma sul suo “utilizzo” elettorale al solo scopo di giustificare il potere degli eletti; ciò sta a indicare che “il popolo”, di questa centralità, ne è servo anziché il perno portante; pertanto, detta centralità è falsa. Falsa perché, comunque, anche se il popolo decide – ma anche questo è falso perché, nell’attuale legge elettorale, il popolo non ha la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, ma solo il premier proposto dalla coalizione che a sua volta sceglierà chi rappresenterà il popolo in parlamento (il tutto, essendo una coalizione di partiti, la scelta sarà frutto di trattative fra le componenti della stessa coalizione) -, non avrà poi modo di intervenire sulle decisioni del governo.

È ovvio che la centralità del popolo è/dovrebbe essere la base di ogni democrazia, ma è altrettanto ovvio che la sua applicazione non può essere decisa in base agli sviluppi quotidiani. Affinché essa trovi una   concreta applicazione, è necessario che sia strutturata in forme “rigide” per evitare confusioni interpretative al fine di dare modo al popolo di usufruirne con facilità; la costituzione rispecchia questi principi, caso mai, è un po’ carente nelle forme.

Nella democrazia italiana, ma anche in tutte le altre, il popolo è sempre stato il mezzo e non il centro, parlare quindi di “fare per il popolo” è fuorviante; lo è anche perché il popolo è molto variegato e gli interessi sono molteplici e abbracciano tutto l’arco della vita socio/economico/politico.

Pertanto, le due frasi sono, oltre che luoghi comuni, anche un mezzo del potere per ingannare la popolazione sulle vere intenzioni: convincere il popolo che, curando gli interessi di una parte (gestori del capitale) si avrà necessariamente benessere generale. Per il momento, però, ciò che si può constatare nella realtà è:

1)      sacrifici uguali per tutti (dimenticandosi che un euro per un reddito di mille non equivale a 1000 euro per un reddito di dieci mila)

2)      contratti di lavoro a termine, dimenticandosi che, in questo, difficilmente si acquisiranno i requisiti per la pensione,

3)      contratti separati non più per categorie ma per prodotto (vedi fiat) e al raggiro continuo dello statuto dei lavoratori che porterà, nel prossimo futuro, alla perdita dei diritti fondamentali degli stessi,

4)      finanziarie che, mascherandosi dietro alla diminuzione delle tasse, di fatto diminuiscono i finanziamenti pubblici agli enti locali, alle scuole e alla sanità, e che nell’ambito delle nuove competenze e del patto di stabilità derivanti dall’applicazione del federalismo fiscale, andranno a caricare ulteriormente i cittadini di tasse.

5)      Privatizzazioni che, oltre a non migliorare i servizi, non rispettano neanche la legge della libera concorrenza, tipica della democrazia liberale, dato che i prezzi, una volta che le strutture passano in mano ai privati, aumentano.

E altre azioni mirate su singoli problemi come: affitti, disabilità, carceri, mafia (nel senso di “ristrutturazione del territorio per togliere terreno ai mafiosi), stipendi e pensioni dei parlamentari e assessori, immigrati, ecc. chi più ne ha più ne metta che, invece di avere come obiettivo una miglior convivenza, non fanno altro che impoverire, dividere e “sottomettere” i cittadini ad una autorità che, se governa, non lo fa in ragione delle sue capacità gestionali della cosa pubblica per il bene del paese e dei suoi abitanti, TUTTI, ma in nome di una concezione del potere vecchia come la società umana, in nome di una ideologia da loro ritenuta “l’unica in grado di portare la società a un livello di vivibilità accettabile” ma che in pratica non fa altro che ripetersi dall’antichità.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 26/8/2010 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
PD
post pubblicato in Riflessioni, il 26 giugno 2009


Per non tornare indietro (video ), di Dario Franceschini

Idee per il pd e per l'Italia  di Pierluigi bersani

Allego il video e il link dove i due leader candidati alla direzone del PD nelle primarie del 25 Ottobre esprimono la loro disponibilità a dirigere il partito.

Ritengo che, scegliere periodicamente il segretario, faccia parte del bagaglio culturale di ogni istituzione politica e se ciò avviene per via plebiscitaria tanto meglio. Per ciò non vedo nulla di male se più persone si candidano con programmi che non coincidono, anzi, se dovessero coincidere, allora sarebbe una presa in giro.

Ciò che conta in un leader è che abbia ben chiari gli obiettivi che il partito deve raggiungere che a mio avviso sono: programma e struttura del partito, e che tali obiettivi vengano portati a conoscenza con ogni mezzo alla popolazione tutta e non solo agli iscritti attraverso i canali del partito.
Per fare ciò, è necessario che venga riattivato l'apparato propagandistico, sia a livello nazionale sia a livello locale - attraverso i circoli -, con iniziative capaci di reperire dalla popolazione i reali problemi che ogni individuo deve affrontare nel quotidiano. Ciò serve a elaborare proposte basate su tematiche legate appunto alle esigenze della popolazione.
Dico questo perché ritengo che, a mio avviso, è proprio la sua mancanza di appoggio reale di base a rendere difficile la sua collocazione a livelli popolari più ampi.
Si parla di partito popolare, ma cosa si intende veramente? un partito con "molti voti" o un partito in grado di coinvolgere i suoi elettori, ma anche i non elettori, sulle tematiche reali in modi concreti?
In passato, partiti come il PCI, PSI e DC, oltre ad avere una struttura partitica, erano anche legati alla base in forza della loro presenza reale, sia nei posti di lavoro che nella società tutta; l'impressione che si ricava oggi è che siano, e il PD non fa eccezione, staccati dalla gente comune, come fossero delle roccaforti dedite a chissà quale gioco esoterico.
Mi dispiace dire questo, a maggior ragione dato che sono un tesserato PD, ma non vedo niente che mi faccia pensare il contrario.
Porto l'esempio della sede dove sono iscritto; a gennaio di quest'anno si sono svolte le assemblee per la creazione del circolo, subito dopo le primarie per l'elezione del segretario, poi.... buio totale, a parte una riunione per le europee. Niente che potesse coinvolgere la popolazione, tipo riunioni dei sostenitori per discutere sulla politica locale o dibattiti pubblici sui problemi del comune.
Se non si ritorna verso la popolazione, non credo che riusciremo mai a diventare un partito di governo.
saluti francesco
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