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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Province si province no.
post pubblicato in POLITICA, il 7 febbraio 2011


Si è parlato, e se ne parlerà ancora, nell'ambito dell'attuazione del federalismo dell'utilità delle province presupponendo la loro inutilità sia a fini strutturali sia di costi.

Mentre il dibattito avviene a livello nazionale, a livello locale si è già deciso di limitare, e forse?, sopprimere la regione. Si tratta della regione Trentino Alto Adige che, già da tempo, ha ridimensionato le sue competenze a favore delle due province autonome a statuto speciale di cui si compone la regione: Trento e Bolzano.

Si può comunque dire che le due regioni siano sempre state considerate alla stregua delle regioni - partecipano anche alla Conferenza Stato-Regioni, la cui denominazione ufficiale è, per l'appunto, Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano - e questo può essere stato il motore del processo in corso. Ciò non toglie l'importanza dell'evoluzione della regione, evoluzione che dovrebbe essere recepita anche a livello nazionale.

 

Il dato importante è il continuo spostamento delle deleghe dalla regione alle province, questo fa si che la regione vada gradualmente svuotandosi dei presupposti della sua esistenza.

 

Cosa significhi questo in termini nazionali è, o dovrebbe essere, di facile comprensione. Dato l'esempio di due province di cultura diversa (anche se va detto che su certi valori e tradizioni possono essere considerate simili, rimane, però, la differenza linguistica e la tendenza della popolazione bolzanina autoctona a considerarsi "austriaca") e dato i presupposti del nuovo corso federalista (che si basa appunto sulle diversità culturali e delle tradizioni), presupporre che le province siano la base naturale di un federalismo improntato sul territorio e le sue culture, sarebbe la cosa più naturale. Più il territorio è piccolo, maggiore e migliore è la possibilità di gestirlo nei modi e nei tempi più consoni alla cultura in essere.

A questo punto, anche il collegamento tra periferia e centro sarebbe più idoneo se avvenisse attraverso una "camera delle province". Collegamento tutto da definire ma, secondo me, fattibile anche dal punto di vista di un miglior rapporto tra cittadini, province e centro perché alla camera delle province ci sarebbero persone elette nel consiglio provinciale e appartenenti al territorio stesso (do per scontato che nel federalismo gli eletti facciano, necessariamente, parte del territorio), pertanto più inclini a soddisfare le esigenze degli elettori e non quelle di un qualche partito o interesse privato. Per i cittadini sarebbe più semplice individuare gli eletti che non rispettano il "patto elettorale" con gli elettori. sarebbe più facile analizzare gli interventi dell'amministrazione socio/politica ed economica sul territorio: verifica dei progetti delle spese e degli sprechi. Sarebbe più facile controllare la politica dei rappresentanti della regione alla camera perché dovrebbero rendere conto a un corpo elettorale ben preciso e identificato in luogo preciso.

 

Per concludere, l'esempio delle due regioni autonome dovrebbe essere preso in considerazione quando si parla di federalismo e competenze. Dati i loro requisiti e la loro esperienza decennale.

Le province e la loro soppressione.
post pubblicato in ALTRO, il 24 gennaio 2011


Nel 2010 si è discusso tanto della possibilità di sopprimere le province e come sempre succede ci sono i pro e i contro. Ovvio e scontato il contro della lega che, essendo sostenitrice del federalismo, non poteva certo condividere l'idea - anche se nata dalla "necessità" di ridurre le spese e, di conseguenza, proposta dal ministro dell'economia Tremonti ,della lega, e che dovrebbe essere sostenuta dal ministro delle semplificazioni Calderoli ,anch'esso della lega - considerando che il federalismo a come base proprio l'autonomia del territorio.

 

A parte ciò, a cosa servono le province e quale guadagno si ricava nella loro soppressione?

 

Le province, come scritto nel titolo V della costituzione art. 117: "La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite." dunque, i comuni, le province e le regioni fanno parte dell'assetto istituzionale e, come si legge (è comunque utile leggere tutto il titolo V perché riguarda la modifica fatta nel 2001 collegata al federalismo), la base è, oltre all'autonomia, la divisione delle deleghe ovvero, lo snellimento delle procedure. Perciò, le province, al pari dei comuni e delle regioni hanno il ruolo di agevolare il rapporto tra cittadino e stato.

Detto questo, anche sopprimendo le regioni, i costi o non diminuiscono perché, comunque, nella maggior parte delle situazioni territoriali, e in modo particolare quelle montane, si dovrebbero aprire uffici regionali per agevolare il rapporto - Tanto per fare un esempio: il cittadino dell'alta bergamasca (i paesi montani), qualora avesse bisogno di documenti attualmente di competenza della provincia, se dovesse richiederli alla regione dovrebbe recarsi a Milano dovendo sobbarcarsi un viaggio anche di un centinaio di Km, a meno che, la regione non apra gli uffici a Bergamo -, o vengono addebitati al cittadino sia in termini di liquidi sia di tempo. Non mi sembra che ci sia un risparmio.

Da notare che, in Trentino e in Alto Adige, province completamente montane, per agevolare i rapporti tra stato e cittadini ci sono già da tempo uffici regionali e provinciali nei principali comuni delle rispettive regioni.

Pertanto, con la loro soppressione si aggraverebbe sia il costo che il rapporto.

La proposta per ora è stata accantonata, ma se dovesse ripresentarsi e accettata, non credo che i cittadini ne trarranno vantaggio.

 

Il federalismo, come scrivevo sopra, ha come base l'autonomia del territorio, e questo serve per poterlo gestire al meglio. Perciò mi chiedo: chi più dei residenti conosce i problemi inerenti alla gestione del territorio?

Questa domanda non significa che ogni comune o provincia o regione possa agire indipendentemente dalle leggi  dello stato o al di fuori delle regole costituzionali, anzi, è proprio per dare maggior valore ad esse che gli enti locali devono avere la possibilità di agire con un certo margine di libertà e indipendenza economica diversificando cosi le interpretazioni di modo che la costituzione si auto evolva in modo spontaneo. Per fare ciò, invece di sopprimere le province bisognerebbe incentivarle all'autonomia e alla cooperazione tra esse e tra i comuni e regioni. Non trovo sbagliato istituire una camera degli enti locali, anche se la proposta riguarda solo le regioni.

Non serve a nulla - o, sarebbe meglio dire che serve solo al potere centrale - il federalismo fiscale senza quegli strumenti di autonomia che delegittimino il controllo fiscale dello stato perché le tasse, in un sistema federale devono essere suddivise tra gli enti locali e lo stato; non può essere lo stato a decidere chi e quanto debba avere.

 

Per concludere, credo che gli enti locali, in una federazione, debbano essere il centro e non la periferia.

Federalismo a più velocità.
post pubblicato in Riflessioni, il 25 novembre 2010


La sig.ra Marcegaglia sostiene che il federalismo può partire anche subito in quelle regioni dove l'economia tira, una di queste è la Lombardia e, di conseguenza, a seguire più o meno tutto il nord.

Dice la sig.ra Marcegaglia:

"Chi è pronto al federalismo deve poter partire prima degli altri, perché stare fermi, aspettare chi è indietro, è una politica suicida per tutti. Se federalismo significa ridurre i costi, i tempi e una maggiore responsabilizzazione di chi governa noi siamo assolutamente favorevoli. In un Paese dove c'è una tra le regioni più avanzate d'Europa ma anche alcune tra le più arretrate, questo non può andare bene. Non possiamo pensare a una soluzione unica per tutti e il federalismo deve significare che chi è pronto parta prima degli altri. Se i più forti vanno avanti ne trarranno un vantaggio anche le regioni del mezzogiorno, quelle più arretrate. Se vedremo l'applicazione del federalismo solo nel 2014 forse non ci saranno più le aziende a cui applicarlo».

A sostenere questa tesi è anche Formigoni, presidente della regione Lombardia presente anche lui a Cernobbio alla riunione degli stati generali di Confindustria." Naturalmente, anche la lega.

 

Come si legge, la tesi si basa solo sulle necessità di chi è "pronto"; per i "pronti" non c'è bisogno di definire, come dice Vendola," gli indici di sperequazione e quelli della definizione dei costi standard. Per me è abbastanza difficile da intendere come si possa far partire il federalismo per qualcuno senza aver risolto per tutti questi problemi".

Di conseguenza,le regole del federalismo verrebbero applicate prima a quelle regioni ritenute idonee cioè, quelle in grado di "tirare" l'economia nazionale.

Ma chi deciderà quali sono dette regioni?

Sarà il governo o l'assemblea delle regioni che ancora non esiste?

 L'ideale sarebbe che a decidere fosse l'assemblea delle regioni - tale assemblea deve avere come luogo naturale per lo svolgimento delle sue funzioni il parlamento e deve essere sostitutiva di una delle due camere esistenti. Inoltre non deve essere permanente ma riunirsi a scadenze regolari perché i rappresentanti eletti all'assemblea sono i rappresentanti delle regioni stesse ed è nella regione che devono operare quotidianamente. La sua funzione deve essere quella di collegamento con il governo per decisioni riguardanti la gestione delle amministrazioni locali e il suo finanziamento.

Partire subito col federalismo senza averne predisposto i meccanismi di gestione, andrebbe a creare maggior disparità tra le regioni sviluppate e no. La tesi a sostegno del federalismo a più velocità "che sarebbe utile anche alle regioni meno sviluppate" non può essere reale perché, affermando la disparità delle regioni in termini di sviluppo, di fatto afferma la volontà di staccarsi da esse per procedere in autonomia senza tener conto delle esigenze delle altre. Il tutto si ridurrebbe alla contrattazione individuale (regione per regione) col governo invece che una contrattazione tra un'istituzione (assemblea delle regioni) e il governo. Questo perché l'assemblea delle regioni sarebbe in grado di individuare le problematiche e darle le precedenze. 

 

Per concludere, c'è da chiedersi come si possa procedere alla riforma federalista senza un'assemblea che rappresenti il territorio nelle sue prerogative di base, dando la possibilità a tutte di esprimere i loro bisogni, è un mistero. Ciò che chiede Confindustria, la lega e altri, non è il federalismo, ma la possibilità di intervenire a loro piacimento sul territorio eludendo quelle regole scritte (costituzione)  utili al vivere civile.

 

Link di riferimento

Patto di stabilità

Lega autonomie

Nuovo quotidiano di Puglia

PMI.it

Corriere

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/11/2010 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L’effetto del federalismo nella realtà.
post pubblicato in POLITICA, il 23 settembre 2010


Alto Adige.it

Nel bilancio 2011 della provincia di Bolzano è previsto una diminuzione di 200 milioni di euro rispetto all’anno in corso: 50 milioni per minori entrate a causa della crisi, 100 milioni saranno destinati alle competenze (60 milioni che dovrebbero finanziare Poste, Rai, conservatorio e università) e alle aree confinanti con l'Alto Adige (40 milioni). Complessivamente, si tratta di una cifra attorno ai 200 milioni, che equivale a una riduzione nell'ordine del 4,5% rispetto al bilancio del 2010 e altri 50 milioni circa dipenderanno dall’impatto che avrà sul bilancio l’accordo di Milano del 30 novembre scorso.

Ciò comporterà una riduzione degli interventi della provincia sul territorio. Il presidente Durnwalder ha ipotizzato una riduzione del personale di 200 unità attraverso il blocco del turn-over.

Sarà un bilancio totalmente nuovo, basato non più sulla spesa storica ma sugli effettivi fabbisogni, ha sottolineato l'assessore alle finanze Roberto Bizzo. Inoltre, l'assessore Bizzo ha sottolineato che la spesa ordinaria e quella per il welfare (e quindi per il settore sociale, la sanità e il lavoro) non subiranno tagli. Sugli altri capitoli ci sarà invece da discutere in base agli investimenti e alle spese che la Provincia riterrà strategiche.

Quello che colpisce è l’affermazione che le spese sociali, sanitarie e il lavoro, non subiranno tagli. Ciò significa che, bloccando il turn-over, per l’assessore, non implica la perdita di posti di lavoro; certo, intesa in termini tecnici, la frase significa che nessuno verrà licenziato, però impedirà l’assunzione di altro personale. Duecento persone che potrebbero essere impiegate si troveranno “a spasso” in una provincia di 500 mila abitanti non è poco.

Lo stesso vale per la sanità. È di oggi la notizia che i bolzanini, da ottobre, dovranno pagare il ticket anche nei consultori familiari - sono nati con l'obiettivo di sostenere le persone singole, le coppie e le famiglie rispetto a varie problematiche che spaziano dal benessere psicofisico alla genitorialità responsabile. Sono quasi 7.000 gli altoatesini che si sono rivolti nell'ultimo anno a loro. La richiesta maggiore di prestazioni arriva dalle donne (nell'86% dei casi di nazionalità italiana, nel 9% extracomunitaria).

Per il settore sociale credo che i due punti precedenti rientrino appieno.

Come si può intuire, la riduzione riguarda in massima parte il nuovo rapporto tra regioni e stato nato dal federalismo fiscale. L’intento del rapporto sarebbe quello di incentivare le regioni ad una gestione dei soldi pubblici più trasparente eliminando lo spreco derivato sia da infrastrutture inutili e lungaggini burocratiche, sia da possibili tentazioni di imbrogli da parte degli amministratori. Di fatto, servirà unicamente a ridurre le regioni a semplici strutture periferiche del governo centrale. Se da una parte è vero che avranno più competenze, dall’altra saranno costrette a “mendicare” ciò che serve per la gestione delle stesse.

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 23/9/2010 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tragedia a napoli per disagio lavoro.
post pubblicato in Riflessioni, il 14 maggio 2010


Morire a 45 anni per un diritto essenziale.
E' successo a Napoli. Una donna dipendente dell'ospedale San Paolo di Napoli, per protestare alla mancata erogazione dello stipendio da parte della Asl 1, aveva iniziato la protesta togliendosi 150 ml di sangue al giorno. A quanto pare, però, la causa della morte non è direttamente imputabile al prelievo. Secondo l'ematologo Bruno Zuccarelli "non sono stati i prelievi forzati a provocare la tragedia: "Una donazione di sangue è di 500 millilitri. A meno che la signora non avesse condizioni cliniche già compromesse", il gesto di togliersi 150 millilitri al giorno per quattro giorni "non avrebbe dovuto avere conseguenze. Piuttosto, se stava male o se la vicenda è andata oltre i quattro giorni, bisognava bloccarla."
"Purtroppo la protesta della signora è la punta di un iceberg, la spia di quale possa essere il disagio di una famiglia, magari monoreddito, che si trova a dover affrontare scadenze e pagamenti". 
Quello del lavoro, dunque, è un disagio che può portare conseguenze letali se si considera lo stres a cui sono sottoposti i lavoratori in difficoltà, in modo particolare, quelli che il lavoro lo perdono e, magari, hanno pure fatto dei debiti come la signora che, dopo aver comperato casa con il mutuo, e a causa del ritardo nei pagamenti dello stipendio, è stata costretta a chiedere un ulteriore prestito. A questo punto, lo stipendio diventa essenziale.

Non voglio fare polemiche sulla morte di una persona che sarebbe fuori luogo, però una domanda sulla situazione sanitaria e sugli interventi del governo, me la devo porre: E' vero che in certe regioni e province c'è speculazione, basta vedere la sperequazione dei prezzi, ma è altrettanto vero che i cittadini, di questo, non ne hanno alcuna colpa, allora perché, invece di prendere provvedimenti che penalizzano i cittadini, non si aprono indagini per verificare a causa di chi e come avvengono gli sprechi?
Situazioni come quella della signora esistono anche in altri ambiti lavorativi, ma nel caso specifico, colpisce in modo particolare l'inadeguato supporto statale per far fronte alla crisi in un settore di vitale importanza.
Il comportamento del governo che, proprio in questi giorni, ha bloccato l'erogazione dei fondi alle quattro regioni con i maggiori deficit sanitari dicendo ai governatori delle regioni coinvolte di aumentare le tasse per far fronte alle spese in eccesso, suona come un monito, non tanto ai profittatori quanto ai cittadini stessi; cittadini che, oltre a dover affrontare immensi disagi sull'erogazione del servizio e del lavoro stesso, si trovano a dover pagare per la "furbizia" degli altri.
Un'altra domanda: A cosa serve dare più competenze alle regioni se poi, queste, devono mendicare i finanziamenti?
Avere più competenze da parte degli enti locali e pagare le tasse per sostenere le spese necessarie è, in sè, giusto, deve però esserci un equilibrio tra le tasse statali e quelle regionali e provinciali; l'addizionale irpef non dovrebbe essere in più, ma una ripartizione equa tra stato e enti locali delle tasse esistenti.
A nulla serve il presupposto che lo stato da in base al reddito che il territorio controllato  dagli enti locali produce, questo significherebbe responsabilizzarli in settori che non sono di loro competenza e che, comunque non possono controllare. Se possono controllare il versamento dell'addizionale, non possono certo controllare l'effettivo versamento delle tasse statali che è di competenza del fisco, ne tantomeno intervenire con controlli.
A questo punto, la dipendenza dallo stato per i finanziamenti è totale perché sarà lo stato a decidere chi è il più "bravo" e "onesto", vale a dire che, il federalismo leghista, in realtà, è statalismo nella sua forma più pura.

Per concludere, l'attuale maggioranza e la lega in primis, con la scusa del federalismo e attraverso il patto di stabilità con gli enti locali, sta responsabilizzando gli stessi attraverso le competenze ma, a decidere chi, come e quando sarà sempre lo stato.
Nel federalismo, invece, dovrebbe essere il contrario. Le regioni e province, attraverso le tasse locali, che devono essere tolte da quelle statali - sulla tassa che si paga oggi, una percentuale rimane alle regioni e province; percentuale che verra decisa in base alle necessità; necessità che lo stato ha il dovere di controllare -, e dopo aver deciso, con lo stato le competenze a cui potranno far fronte, opereranno per attuare i programmi di loro competenza, mentre lo stato farà da garante e controllo tra le province, regioni e i cittadini.

Insoma, l'è tut de rifà.

Coragio Italià, che la strada l'è longa e dùra.


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