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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il Cardinal Bagnasco, la società laica e il laicismo, ovvero, la distruzione dell’uomo.
post pubblicato in RELIGIONE, il 6 aprile 2015


Da Ansa: Le persecuzioni dei cristiani non avvengono soltanto fuori dall'Europa. "In Occidente la persecuzione non fa strage di sangue, è più subdola e passa attraverso non le armi ma le carte. In nome dell'uomo e della libertà si vuole distruggere l'uomo". Lo ha detto il card. Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova. "Verrà il giorno in cui Dio chiederà conto a chi ha ucciso nel suo nome, e a chi nulla ha fatto per fermare lo sterminio" e noi, "come uomini e come cristiani, non possiamo tacere". Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco oggi durante la messa per la Pasqua a Genova.

Come no, in Europa, secondo il cardinale, sarebbe in corso un “genocidio” a colpi di carta, e non di soli cristiani, ma dell’uomo;“in nome dell’uomo e della libertà si vuole uccidere l’uomo” questo dice il cardinale.

Strano però – o almeno così sembra - che il cardinale pensi al “genocidio” europeo quando in Africa e nel medio oriente il genocidio è più che reale. In realtà, il cardinale ci da l’ennesima prova dello sfruttamento dei drammi umani per propagandare le proprie idee.

 Anche se non è chiaro, almeno dall’articolo, a cosa di preciso si riferisce, si può però presupporre: 1) che si riferisca alla politica dei governi europei in merito ai problemi etici. Detti problemi vengono oggi affrontati in un’ottica laica e,pertanto, diversa da quella religiosa. Si ha dunque un’accettazione dell’eutanasia, del riconoscimento delle coppie omosessuali e, in generale, di quelle di fatto, ovvero, non sposate secondo il rito religioso, del divorzio e dell’aborto. Dunque, secondo il cardinale, i governi europei non starebbero“liberando” l’uomo ma, addirittura, distruggerlo. E perché mai? Ma semplice no!perché se l’uomo non segue i dettami di “dio=religione=preti=vaticano”, l’uomo si autodistruggerà, ovvero,se il cristianesimo cattolico finisce. Peccato, però,che i governi occidentali, che critica, si definiscano tutti, o quasi,cristiani! Mah!

Dovrebbe, il signor Bagnasco, prendere atto dei cambiamenti umani, questo gli permetterebbe, a lui e ai preti in genere, che l’uomo progredisce al di la dei limiti imposti dai vari assolutismi dei poteri forti,ovvero, che il cristianesimo, come ogni religione o filosofia o ideologia del passato, sta arrivando alla fine del suo percorso perché non è stato capace di rispondere alle aspettative reali umane.

Oppure: 2) che l’occidente, “oltre a uccidere l’uomo” ma proprio per questo, non sta facendo nulla per risolvere la situazione drammatica in cui versano i cristiani nel mondo arabo. Già! Ma… in conclusione, cosa si deve fare per fermare questo genocidio (che, comunque, non coinvolge solo i cristiani)? Il signor Bagnasco, anche se non lo dice, lo pensa, vorrebbe che l’occidente entri in conflitto col mondo islamico, ma si limita a dire che non possiamo tacere. Ma, il signor Bagnasco, dovrebbe sapere che, storicamente, la parola non ha nessun valore per gli autori dei genocidi, anzi, se facciamo riferimento all’Europa “cristiana” del novecento, di fronte alla Germania hitleriana non ci furono ne parole ne trattati in grado di fermare l’eccidio commesso da Hitler e i suoi seguaci.

Allora? Chiederà qualcuno. Allora, risponde il signor Bagnasco senza rispondere, bisogna agire di conseguenza; rispondere alle azioni estremamente violente con la stessa violenza che si è usata contro Hitler in Europa.

Effettivamente, se consideriamo l’attuale comportamento del movimento islamista Isis come un crimine contro l’umanità(non solo contro i cristiani), allora è ovvio che le misure da prendere non sono ne le preghiere ne la diplomazia dato che siamo di fronte a crimini di guerra . Di fronte a eventi estremi come l’Isis, l’unica azione in grado di fermarli è la guerra dell’occidente contro l’Isis; a meno che, l’Onu, Usa e Europa non riescano, con la “diplomazia”, a convincere i maggiori stati musulmani a combattere contro l’Isis, il che, comunque, significherà un bagno di sangue; e non solo contro l’Isis, ma contro chiunque si trovi sulla linea del fuoco; così come ci insegna sempre la storia che, in merito, è una grande maestra (nelle guerre contro il comunismo, o presunto tale, data la situazione in cui operavano i militari statunitensi (guerre senza prima linea come in Corea e Vietnam), le conseguenze furono pagate anche dalla popolazione civile che si trovò in mezzo senza esserne partecipe. Comunque sia, il signor Bagnasco,senza dirlo esplicitamente, chiede una guerra!

Pertanto, il signor Bagnasco, prima di lanciare accuse alle società laiche, dovrebbe, in merito alla guerra e alle sue implicazioni,innanzi tutto analizzare bene l’attuale assetto socio/politico/economico della parte di mondo coinvolta con l’Isis, in secondo luogo, dovrebbe cercare di ricordare/capire che la guerra tra islam e cristianesimo è nata con la nascita, o quasi, dell’islamismoe che, detta guerra, non è mai stata di religione ne da una parte ne dall’altra,piuttosto fu ed è una guerra di territorio e di “civiltà” – ovvero, si trovano di fronte due modi opposti di intendere la società umana.

In secondo luogo, in merito alla presunta “distruzione dell’uomo” che vorrebbe essere perpetrata dalle società laiche, capire che l’uomo,in quanto essere senziente, cerca sempre e comunque strade diverse per la sua realizzazione; pensare che la religione “cattolica” sia l’unica in grado di realizzare le aspettative umane, visto anche che in duemila anni non c’è riuscita e, tra l’altro,s’è adoperata a contribuire in modo alquanto consistente alle guerre, è alquanto irrealistico.

Dunque, il signor Bagnasco dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente che, secondo lui e la chiesa cattolica, per rimettere a posto le cose, ovvero impedire all’islamismo radicale di affermarsi, c’è bisogno di un’azione forte e violenta: la guerra. Ma così facendo perderebbe consensi, lui, la chiesa e il papa.


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permalink | inviato da vfte il 6/4/2015 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il ministro Gentiloni propone un intervento in Libia per fermare l’immigrazione; e l’Italia entra nel mirino dell’Isis:
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2015


La libertà di espressione ha valore se si rispetta l’altro. In termini di immigrazione, ogni individuo che si insedia in un paese straniero deve adeguarsi alle leggi, tradizioni e abitudini del paese ospite”. Questo dovrebbe essere il primo principio in una eventuale costituzione dei popoli perché se: “Ogni popolo ha il dovere di assistere il migrante, questi ha il dovere di portargli rispetto”. E come si porta rispetto all’ospite se non “rispettando le sue leggi, le sue tradizioni e abitudini?” 

Corriere della sera

Dopo l’intervento del ministro Gentiloni in merito all’avanzata dell’Isis in Libia,l’Isis ha messo l’Italia tra i paesi nemici dello stato islamico. Lo dice l’Isis in un comunicato al radiogiornale   ufficiale dell’Isis, diffuso dall’emittente al Bayan da Mosul nel nord dell’Iraq:Gentiloni, dopo l’avanzata dei mujaheddin in Libia, ha detto che l’Italia è pronta aunirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per  combattere lo Stato islamico”.

Dunque, che l’Italia faccia parte dei paesi nemici dell’Isis non è una novità, visto che

lo stesso ha affermato più volte che metterà la sua bandiera sul vaticano. 

La novità, invece, è la presa di posizione dell’Italia. Ha cominciare Renzi che, in merito all’ultima tragedia nel mediterraneo, e relative polemiche a livello europeo e italiano, ha affermato che il problema non è Triton o mare nostrum, ma la Libia perché è dali che partono i migranti. Renzi non fa cenno ad azioni di guerra, perciò l’affermazione di Gentiloni è una interpretazione dell’idea del premier.Sbagliata o giusta che sia come Interpretazione delle parole del premier, parte comunque dalla convinzione che, per fermare “l’avanzata” migratoria bisogna intervenire alla fonte. 

L’idea dell’uso della forza nasce dalla convinzione che il tentativo dell’Onu di pacificare le parti in lotta libiche è fallito e, pertanto, un intervento militare in Libia per mettere ordine nello stato che, tra l’altro, Gentiloni ritiene fallito, si rende necessario data l’attuale situazione di grande confusione e caos che sta facendo il gioco del fondamentalismo permettendo l’avanzata dell’Isis sulle coste del mediterraneo (non bisogna dimenticare che anche in Egitto i fratelli musulmani stanno operando per destabilizzare il sistema egiziano basato sulla separazione tra stato e religione). Gentiloni ha però affermato che un intervento è possibile solo sotto il controllo Onu.

La presa di Sirte pone il problema, che va ad aggiungersi a quello dei migranti, di avere il nemico ai confini. E di nemico si tratta, e non tanto per l’affermazione propagandistica di mettere la bandiera sul vaticano, quanto per la determinatezza dei fondamentalisti musulmani di allargare il proprio dominio in base alla convinzione che l’islam è stato scelto da dio come affermazione della sua volontà e, pertanto, l’islam deve essere esteso a tutta l’umanità anche con la forza. Inoltre, dalla Libia partono anche gli oleodotti e i gasdotti verso l’Europa.

Dunque, ci stiamo addentrando in una situazione di crisi nei rapporti tra occidente e mondo islamico nel suo insieme. Questa crisi, però, in parte l’ha voluta anche l’occidente sostenendole cosiddette “primavere arabe” che di primavere avevano solo il nome perché la realtà è risultata ben diversa. E non si tratta solo dei soliti intrallazzi internazionali per lo sfruttamento a basso costo delle risorse energetiche quanto dell’aver abbattuto due regimi (Iraq e Libia) che, in fondo,ostacolavano l’insorgere di una forza Jihadista ben organizzata figlia diretta di Al Qa ida dove, tra l’altro, la popolazione era abbastanza libera rispetto a certi alleati dell’occidente, tipo Arabia Saudita, dove è in vigore la legge coranica. Senza poi contare che la dove le primavere arabe vincenti hanno permesso libere elezioni, la popolazione ha scelto un qualche partito islamico - sconfessando i fautori laici della primavera – ed ora stanno tentando di inserire nella costituzione, appunto, la legge coranica; il che significa dare spazio al fondamentalismo. Un esempio è l’Egitto dove il leader dei fratelli musulmani, dopo essere stato eletto, ha,da subito, tentato di modificare la costituzione, scritta dai militari prima delle elezioni, inserendovi la legge coranica. L’abbattimento dei due regimi ha contribuito alla crescita di un islam fondamentalista dato che la popolazione si è rivelata più propensa a scegliere governi in linea con la legge coranica.Anche al di fuori della primavera araba si riscontrano le stesse scelte popolari. Nelle ultime elezioni turche ha vinto il partito musulmano che,appena arrivato al potere, ha cambiato la costituzione inserendo la legge coranica. Ma la cosa viene da lontano quando il leader dell’opposizione in Iran, l’ayatollah Khomeini, fu rifugiato e protetto in Francia e da li poté organizzare la sua rivoluzione anti occidente. Un caso strano dato che lo scià di Persia era filo occidentale e aperto alla democrazia.

Questo, però, non significa accettare l’avanzata del fondamentalismo, anzi, se errori ci sono stati,bisogna correggerli. Non significa neanche prendersela con quegli interessi particolari che gestiscono l’economia mondiale perché quella del fondamentalismo non è una guerra economica, di territorio, ma una guerra di civiltà tra due modi diametralmente opposti nell’interpretare il mondo che ci circonda. Una guerra dove i contendenti hanno le stesse responsabilità ma dove,attualmente, l’uso della forza senza nessuna regola e a oltranza è patrimonio di uno solo dei due: i fondamentalisti. Ed è a questi che va rivolta, a nostra volta, l’uso della forza nella misura in cui veniamo realmente minacciati.

Un altro errore, non meno importante degli altri, che si sta facendo ad oggi, è ritenere l’islam solo una religione quando, invece, è ben altro. Certo, l’islam è anche una religione, ma porta con sé, oltre a una filosofia basata sulla violenza, anche l’unità tra stato e religione, ovvero, lo stato è tutt’uno con la religione che ne detta i fondamenti. Questo fa dell’islam una società totalitaria data la loro propensione all’universalismo religioso, ovvero, ritengono la religione fondamentale anche per lo “sviluppo sociale”, o stasi sociale?. Inoltre, questo lo rende un interlocutore inaffidabile per le democrazie laiche occidentali dato che esse si basano sulla separazione e non ritengono la religione fondamentale per lo sviluppo sociale. Eppure, i nostri governanti continuano a dividere l’islam tra violenti e pacifici quando il problema è all’interno della filosofia dell’islam stesso.

A questo punto, come un serpente che si avvita su se stesso, si torna all’immigrazione che sta portando il popolo islamico in giro per il mondo. Un popolo convinto di essere il portatore della verità assoluta. Un popolo che, al di la di divisioni temporanee sul metodo, ha in comune la volontà di espandersi. Pertanto, che sia fondamentalista o moderato, non cambia il suo obiettivo.

  

Ecco perché non si può accettare l’islam
post pubblicato in Riflessioni, il 29 gennaio 2015


Michelle Obama, moglie del presidente americano, durante la visita in Arabia Sauditaper i funerali del defunto re, si è permessa di presenziarvi senza il velo; apritio cielo, sull’web è una ridda di critiche, rimproveri e unanime condanna airegnanti che l’hanno permesso. Motivo? Il fatto che Michelle Obama si èpresentata senza velo e che il ministro per gli affari islamici abbia teso lamano alla first lady; un gesto proibito ritenuto un peccato grave. Ecco alcunipost scritti dai musulmani: "Sai che devi coprirti i capelli come voglionole nostre tradizioni e tu che fai, ti presenti nella terra dei due luoghi santidell'Islam con il capo scoperto. E allora noi ti cancelliamo dallo schermodelle nostre tv"; "Lo condanniamo con forzaperché è un ministro per gli Affari islamici, docente d'università islamica eguida e esempio di tanti giovani musulmani"; "E' un grandissimo peccato che nessun pentimento potrà cancellare. Naturalmente c’è anche chiapprova ritenendo il gesto un’apertura in un paese conservatore: "Michellerifiuta di coprire i suoi capelli in Arabia saudita perché vuole lanciare unmessaggio forte ai governanti sauditi: 'Non imponetevi sugli altri".

Da ciò sipuò dedurre che il mondo musulmano non solo è restio a occidentalizzarsi e cheil rifiuto viene anche dalla popolazione - in fondo, la primavera araba in Egitto,Tunisia e Libia, invece di produrre sistemi laici, ha dato spazio all’islamismo,che vi ha introdotto la legge islamica (sharia), sostenuto dalla popolazione –ma hanno la pretesa di poter vivere liberamente secondo il loro credo etradizioni quando vengono in occidente, mentre proibiscono a noi occidentali, quandoci rechiamo nei loro paesi, di vivere secondo i nostri principi e tradizioni.Pretendono, insomma, di essere rispettati e, allo stesso tempo, di nonrispettare.

L’episodiodella signora Obama non è l’unico, anzi, è il meno importante, ma da l’ideachiara di cosa vogliono realmente i musulmani quando migrano e chiedono dirittinei luoghi dove vengono ospitati.  


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permalink | inviato da vfte il 29/1/2015 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il papa accetta la reazione violenta all’offesa della religione.
post pubblicato in POLITICA, il 16 gennaio 2015


Tre cose ha detto il papa nell’intervista rilasciata durante il viaggio in aereo che lo portava nelle Filippine:

1)     la libertà di espressione e di religione sono diritti umani fondamentali. Non si può violarli;

2)     Non si può uccidere in nome di dio, è una aberrazione;

3)     Se il dottor Gasbarri, l’organizzatore dei viaggi papali, che è mioamico, dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno. Non si può provocare, non si può prendere in giro la religione di un altro;

tre cose che riguardano la libertà religiosa e l’offesa ad essa. Se il secondo punto è condivisibile, il primo un po’ meno e il terzo per niente. Ovvio che per un cristiano cattolico, per sua natura, dato gli insegnamenti di Gesù, non può usare violenza contro chicchessia; in fondo, Gesù morì proprio a causa della sua determinazione a non usare la violenza e a non accettare il potere temporale. Però, che non si possano violare il diritto alla libertà di espressione e di religione dipende dal loro utilizzo sull’atto pratico. Ed è proprio il papa a farcelo sapere al terzo punto. L’offesa, ovviamente, è condannata da tutti, inclusa la legge italiana, pertanto, a qualsiasi livello venga praticata, è sempre condannabile al punto da far dire al papa che se uno “dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno” è ammessa una reazione violenta da parte sua. Adesso - al di la del fatto che una frase simile, detta da una persona ufficialmente dedita alla ricerca del “dialogo” convinta che solo con esso si possono evitare guerre, è fuori luogo che anzi da spazio a interpretazioni non proprio cristiane – questa frase, non solo contraddice i principi del cristianesimo, non solo apre le porte all’intolleranza ma giustifica anche la reazione violenta dei musulmani contro le offese (nella legge islamica, l’offesa è condannata anche con la morte).

Queste sono le frasi per esteso dette dal papa: «E ora arriviamo alla libertà di espressione: ognuno non solo ha la libertà, ma anche ha il diritto e l'obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune, pensiamo a un deputato o a un senatore se non dice quale è la vera strada da seguire, non collabora al bene comune. Abbiamo l'obbligo di dire apertamente tutto, ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente.Però se il dottor Gasbarri (Alberto, direttore tecnico di Radio vaticana, ndr),grande amico, dice una parolaccia contro la mia mamma gli arriva un pugno, è normale.Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri,non si puòprendere in giro la fede. Benedetto XVI in un suo discorso aveva parlato di mentalità post positivista, della metafisica post positivista che porta a credere che alla fine le religioni e le espressioni religiose siano delle sottoculture, che sono tollerate, e che in fondo sono poca cosa. Non fanno partedella cultura illuminista. È una eredità dell'illuminismo se tanta gente sparla delle altre religioni, se ridicolizza la religione degli altri; questi provocano. E cosi può accadere quello che succede se Gasparri dice qualcosa contro mia mamma,solo che c'è un limite. Ogni religione ha dignità. Ogni religione che rispetta la vita umana non possiamo prenderla in giro. Questo è il limite. Nella libertà di espressione ci sono limiti, come quello della mia mamma. Non so se sono riuscito a rispondere alla domanda». C’è riuscito benissimo, anzi, la sua risposta ha finalmente chiarito la posizione della chiesa su due aspetti del suo operato:1) che la violenza è necessaria; 2) che la chiesa non gradisce la società laica; perciò è necessario il dialogo inter religioso e non inter culturale poiché non tutte le culture umane sono accettabili per la chiesa; e questo è molto simile all’islamismo. Difatti, il limite posto dal papa alla libera espressione è che non si può prendere in giro le religioni.

Concludendo,i non religiosi possono si fare critica, ma guai a scherzare con la religione. 
Vietato il presepio a scuola. Ovvero, come conquistare l’Italia.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 7 dicembre 2014


Un tema che si sta rinnovando di frequente è quello dei simboli a scuola; anche nelle ricorrenze religiose. Ovviamente, avendo l’Itali a una cultura religiosa prevalentemente cattolica, pertanto, anche tradizioni cattoliche o, comunque, di radici cattoliche, le manifestazioni cattoliche sono frequenti e coinvolgono ogni aspetto, luogo e età della vita. Succede però, che a causa della presenza sul territorio nazionale di etnie di diversa estrazione religiosa e con tradizioni diverse, e per la volontà di integrare queste minoranze nella vita del paese, sta avanzando la tendenza a limitare le manifestazioni legate alla tradizione religiosa cristiano/cattolica in luogo pubblico e l’esposizione dei simboli a esse collegate, fulcro della cultura di milioni di italiani; anche non religiosi.

Si sta cercando, insomma, di limitare la libera espressione delle tradizioni del cattolicesimo. Quel che lascia perplessi è che questo limite venga imposto dalle strutture pubbliche italiane come la scuola.

Succede che, all’istituto De Amicis di Celadina a Bergamo, il preside vieti di allestire il presepe nell’aula perché: “La scuola pubblica è di tutti e non va creata alcuna occasione di discriminazione. In classe ognuno può portare il proprio contributo, ma accendere un focus cerimoniale e rituale può risultare soverchiante per qualcuno, che potrebbe subire ciò che non gli appartiene. Non sono l’anticristo, ma questo è l’orientamento che ho dato all’Istituto da otto anni, quando sono arrivato qua”. E ancora: “La favoletta che la cultura europea è figlia di tante cose, tra cui il cristianesimo, non sta più in piedi. A scuola non ci devono essere simboli che dividono”. Insomma, stando al preside, il fatto che una comunità sia formata da diverse culture indica la necessità di limitarne le loro espressioni.

Niente di più sbagliato e assurdo. se si considera che l’indirizzo prevalente è quello dell’integrazione delle culture immigrate.Se per integrazione s’intende che l’immigrato, portatore di altra cultura religiosa, deve integrarsi nella cultura esistente in un dato posto, casomai dovrà essere egli a dover rinunciare a parte delle sue manifestazioni che possono essere ritenute offensive e discriminatorie verso la nostra cultura (si veda, in tal senso, la tradizione di certi musulmani, ma non solo, a trattare la donna come merce e a imporre a essa comportamenti ritenuti offensivi della dignità e dei diritti dell’individuo – matrimoni combinati, copertura del corpo da capo a piedi, impossibilità di una vita sociale ecc. – nel mondo occidentale).Dunque, a doversi integrare in altra cultura deve essere l’immigrato. Ma per fare ciò deve, innanzitutto, recepire sia la nostra cultura –che comunque non è solo cattolica perché include anche altre forme di cristianesimo e altre religioni come l’ebraismo. Inoltre sono presenti anche culture diverse e non religiose come il socialismo, comunismo e ateismo - sia le nostre tradizioni che fanno riferimento alle varie culture presenti. Pensare, per fare spazio alle nuove culture, di limitare quelle tradizionali significa far pagare alla cultura e tradizione italiana il maggior costo dell’integrazione. Non solo,così facendo si andrà incontro alla distruzione e, pertanto, alla conquista dell’Italia delle culture immigrate.

Pertanto, limitare la libera espressione della nostra cultura è fuorviante rispetto al problema dell’integrazione perché, così facendo, si finirà col dover essere noi italiani a doverci integrare. Il che è assurdo!

Papa Bergoglio in Turchia
post pubblicato in RELIGIONE, il 1 dicembre 2014


La repubblica

Il Papa è in Turchia per un viaggio apostolico, cioè evangelico, ovvero, portare la parola del vangelo nel mondo. Ed è con questo spirito che, nel suo discorso alle autorità turche, ha parlato di libertà religiosa e di espressione – “La libertà religiosa e la libertà di espressione devono essere  efficacemente garantite a tuttie di eguali diritti e doveri per le religioni musulmana, ebraica e cristiana È fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani - tanto nelle disposizioni di legge,quanto nella loro effettiva attuazione - godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri".  Però,la libertà per tutte ma diritti, e doveri, solo per cristiani, musulmani e ebrei. 

C’è qualcosa di strano in queste due affermazioni; se la libertà vale per tutte le religioni, non dovrebbero esserci anche uguali diritti, e doveri, per tutte? A quanto sembra, per il Papa Bergoglio no. Secondo lui, i diritti, e doveri,valgono solo per le tre religioni sorelle - o cugine?. Per le altre il trattamento deve essere diverso.

Hai,hai, hai e ancora hai! Uno strano senso di libertà ha papa Bergoglio, e anche di diritti e doveri. Ed ha anche uno strano senso evangelico.

Eh si! Se viaggio apostolico evangelico vuol dire portare la parola del vangelo nel mondo, cosa c’entrano queste differenze tra le diverse visioni di dio? non dovrebbe il papa parlare alla gente senza fare distinzioni? Senza fare politica? Macché!

-Purtroppo, la politica, ovvero l’arte di separare, è naturale nell’uomo di potere; non sia mai che tutti diventino uguali poiché i potenti perderebbero il loro potere essendo essi uguali ai loro sudditi – e il papa Bergoglio non si discosta minimamente da questo concetto.

Contestata lettura in classe di “sei come sei” di Melania Mazzucco
post pubblicato in NOTIZIE, il 2 maggio 2014


  «La religione cattolica cristiana, come tutte le religioni monoteiste,non è assoluta perché afferma una “verità”,  ma perché pretende che la “sua verità” sia validaper tutti poiché rappresenterebbe l’unica via per la “salvezza”. È in base a questo principio“assoluto” che operano le religioni monoteiste e, pertanto, tutte le presunte“aperture” sono in funzione della loro affermazione, ovvero, la salvezza sirealizzerà solo nel momento in cui gli uomini si conformeranno alla lororeligione».

Unesempio di quanto detto sopra si è appena verificato al liceo Giulio Cesare diRoma dove in due classi è stata fatta la lettura del libro “Sei come sei” diMelania Mazzucco che narra la storia di una ragazza di undici anni con duepadri omosessuali.La lettura rientra nella strategianazionale adottata dal ministero delle pari opportunità del governo italianoper ottemperare alla direttiva del Consiglio d’Europa in merito allaprevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamentosessuale e sull'identità di genere.

Questoindica l’interesse europeo a superare le discriminazioni omofobe - che,purtroppo, in Italia, ma anche in Europa, sono forti – attraverso l’educazionea partire dalla scuola. Il progetto, come è ovvio supporre, non si basa sull’insegnamentodel rapporto sessuale ma sul dare ai giovani una giusta visione delle diversitàculturali e le diverse tendenze sessuali, e i diversi problemi che comportano,presenti nella società affinché possano accettarne i presupposti senza discriminazioneed, eventualmente, affrontarli senza traumi.

Purtroppo,in Italia è forte la tendenza omofoba anche da parte di una certa frangia delcattolicesimo che vorrebbe che gli omosessuali siano “curati” o che nonpratichino la loro sessualità. Pertanto, per capire il senso della denuncia, aldi la delle motivazioni addotte dai denuncianti, che mette sotto accusa unbrano dove si parla in modo esplicito del rapporto orale di uno dei padri, bastaleggere una delle motivazioni che dice che: c’è anche una strategia dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), dipendente dal ministero delle PariOpportunità, per istigare a “vivere la sessualità in unaprospettiva esclusivamente omosessuale.

Dunque,il problema non è la pornografia, come scritto nella denuncia, ma l’omosessualitàe, di conseguenza, l’unione tra omosessuali, le famiglie omosessuali o transgender e l’adozione agli omosessuali.

All’internodel cattolicesimo, se per certi credenti l’avversione all’omosessualità si basasull’insegnamento biblicoche condanna la pratica dell’omosessualità come atto peccaminoso e, pertanto,da debellare, per altri invece, la paura atavica di fronte all’omosessualità,come nella frase sopra, nasce forse dalla credenza che essa possa influiresulle scelte omosessuali di tutti, ovvero, che se lasciassimo liberol’omosessuale renderebbe omosessuale il genere umano; di fatto, sel’omosessualità viene vista in tal senso, è l’omosessuale che creal’omosessuale. Una teoria alquanto fuori dalla realtà dato che, l’omosessuale, comel’eterosessuale, nasce da coppie eterosessuali. Un’altra credenza, anch’essairreale, è l’equiparazione con i pedofili dal momento che pedofilo è anchel’eterosessuale.

Intutt’e due i casi, comunque, è forte l’avversione all’omosessualità poichéesprime un diverso approccio al rapporto sessuale; l’innamoramento, e ilconseguente rapporto, di due persone dello stesso sesso è ritenuto contronatura perché si crede che dio creò l’uomo eterosessuale. L’essere omosessuale,pertanto, viene fatto risalire ad una deviazione dalla natura così come lavoluta dio. 

Pertanto,una lettura guidata dei rapporti tra: omosessuali, eventuali figli edeterosessuali, serve a sfatare dette credenze e a chiarire l’inconsistenzadella regola biblica e non a “creare” omosessuali. Ma,più di ogni altra cosa, serve a evitare comportamenti lesivi nei confronti deigiovani omosessuali che, come dimostrato dalla cronaca recente, possonoarrivare anche al suicidio. Perciò, a meno che dette persone non intendano“eliminare” l’omosessualità eliminando lo stesso omosessuale, una letturaguidata dell’omosessualità, anche attraverso l’opera letteraria che dimostra dianalizzare il problema attraverso una storia, non può che essere condivisa;tutt’al più si potrebbe richiedere, anzi, pretendere, il coinvolgimento deigenitori nella scelta delle opere da discutere. Ma per fare ciò ci vuoleapertura verso il diverso, apertura che può verificarsi solo se si smette dipensare in termini ideologici e religiosi.

Obama, nel discorso dell'inauguration day apre ai diritti per i gay.
post pubblicato in RELIGIONE, il 22 gennaio 2013


repubblica tv

Per l'ultimo imperatore, deve essere stato un colpotremendo la parte del discorso di Obama dove invita all'azione sui diritti deigay - Il nostro viaggio non sarà finito fino a che inostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come tutti gli altri perlegge. Se siamo davvero creati uguali, allora anche l'amore che noi promettiamoad un'altra persona deve essere uguale -dove è evidente l'apertura al matrimonio gay.

Si deve essere rivoltato sul suo dorato trono, lui,da sempre impegnato a difendere a spada tratta la famiglia come unione tramaschio e femmina. Lui che da sempre lotta contro la teoria gender (genere) arrivando ad affermare che lenozze gay sono un attentato alla famiglia. Un colpo tremendo perché l'apertura non arriva daisoliti gay, gender, lesbiche ecc. ma da uno degli uomini più potenti dellaterra in grado di determinare, nel bene e nel male, cambiamenti radicali nellelegislature di ogni paese. Un colpo tremendo perché, l'apertura, metteràsicuramente alla prova il progressismo di quei cristiani cattolici che, oracome ora, si trovano in bilico tra l'accettazione dei diritti universalipromossi dalla società laica e l'accettazione, anche se condizionata, dei dogmidella dottrina clericale.

Questi cristiani cattolici, basando la loro fedesulla teoria che vuole la religione un fatto personale, potrebbero rinunciare aquei dogmi che non rispettano l'individuo in se ma lo interpretano, perdendolodi vista annullandolo, come insieme di un organismo superiore tutto teorico.Una rinuncia che non comporta la perdita della fede ma che la rafforza nelmomento in cui la scelta dell'individuo significa amore verso una personatangibile perché dio non creò l'umanità ma, appunto, l'individuo Adamo a cui,in un secondo momento, affiancò l'individuo Eva e diede loro il compito diproliferare "creando" a loro volta altri individui.

Inoltre, all'individuo Adamo e all'individuo Eva,diede il libero arbitrio, cioè la possibilità di scegliere individualmente lastrada da loro ritenuta migliore per la loro salvezza. Questi cristiani cattolici, storicamente, siidentificano con la sinistra moderata e riformista, e questo, per il clero,politicamente ha sempre significato un'incognita. Un'incognita che ora potrebbenon esserlo più.

Dunque, l'ultimo imperatore a di che preoccuparsi peri prossimi quattro anni.


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Cosa impedisce la pacificazione della società
post pubblicato in RELIGIONE, il 22 ottobre 2012


seconda parte    prima parte
Si sa che l’uomo si aggrega per necessità dovendo vivere in un mondo ostile.
Si sa che la società nasce dalla necessità di sicurezza degli individui che la compongono.
Si sa anche che le leggi che la società esprime servono a impedire che l’aggregazione diventi un campo di battaglia così come si sa che l’essere umano aspira ad una vita tranquilla.
Ma si sa anche che l’individuo tende ad allargare la sua influenza sugli altri individui della società così come cerca, da sempre, di sviluppare e imporre il proprio pensiero organizzato attraverso la gestione del potere sia quando tale potere gli deriva dal consenso della maggioranza degli individui che quando è egli stesso ad appropriarsene con la forza o l’inganno. (leggi qui)

Credo che il problema della difficoltà di raggiungere la pacificazione della società, oltre a quanto detto in precedenza, dipenda anche dall’impossibilità di superare l’idea di individuo a favore dell’idea di collettivo. Essendo l’individuo un’entità singola, opera affinché tutto ciò che la società esprime sia a favore dell’individuo e non della collettività giustificando ciò come necessario al buon esito della creazione del benessere collettivo perché, dice l’individuo, non è possibile costruire nulla quando tutti gli individui concorrono al momento decisionale dal momento che ognuno esprime una propria idea personale che difficilmente si trova in sintonia con le altre idee; anche quando si formano gruppi di pensiero, sussiste sempre, al loro interno, il pensiero personale che, alla fine, se non riesce ad emergere e diventare l’unico, si distacca; non prima, però, d’aver creato conflitto all’interno del gruppo. Pertanto, il potere deve necessariamente essere posto nelle mani di poche persone “illuminate” in grado di pensare il bene di tutti.
La massima espressione di questo pensiero la si ha nelle religioni la dove l’individuo viene spogliato di ogni potere a favore di un’entità ultra terrena capace di guidare l’umanità verso la pacificazione. Questo perché, non essendo possibile l’uniformarsi spontaneo in un unico pensiero all’interno di un unico schema, si cerca di ovviare creando un’entità superiore extra mondana posta al di sopra delle parti.

A quanto sembrerebbe, le possibilità che l’umanità ha di realizzare una società pacificata sono pari a zero.
Eppure, l’individuo ha sempre cercato, e cerca tuttora, di pacificare la società attraverso sistemi socio/economici che possano soddisfare le esigenze di ognuno senza che nessuno subisca prevaricazioni.
A partire dalla rivoluzione francese fino al socialismo reale, i tentativi si sono basati, però e purtroppo, ancora sul tentativo di imporre il pensiero unico presentandolo come l’unica soluzione dei problemi.
Solo con le democrazie nate dopo il secondo conflitto mondiale si è cercato di creare una struttura statale in grado di rappresentare tutti i cittadini e con il compito di legiferare attraverso un parlamento scelto dal popolo. Tale struttura ha alla base l’idea laica che ha come presupposto iniziale la separazione della politica e della cultura dall’influenza della religione e una costituzione tesa ad impedire l’instaurarsi del pensiero unico (dittatura).
Ciò, però, risulta insufficiente perché lascia ampio spazio alle idee individuali e ai conflitti che ne derivano, oltre a dare spazio a tentativi totalitari.
Inoltre, lo stato laico è diventato il campo di scontro tra idee assolutiste dove i singoli, aggregati in gruppi, cercano di far prevalere la propria idea a scapito delle altre.

Dunque, lo stato laico attuale, essendo una democrazia parlamentare basata sulla libertà liberale, non è in grado di frenare la tendenza umana al pensiero unico ne tanto meno di superarla proprio per la sua volontà di dare sempre più spazio all’individuo ponendolo al centro della vita sociale eliminando, di fatto, la possibilità del formarsi di una collettività omogenea. Di conseguenza, si continua a perpetuare una società intesa come insieme di individui che collaborano solo nella misura in cui trovano interesse a farlo. Questo, comunque, rispecchia la tendenza umana all’individualismo e, pertanto, non è condannabile nella misura in cui, attraverso il sistema parlamentare, pone le basi per una società ove tutti possono, in vario modo e a vario titolo, contribuire al momento decisionale.
Quello che manca, casomai, è una legislatura più incisiva sul problema della gestione della cosa pubblica; una legislatura in grado di impedire il formarsi di gruppi politici, culturali ed economici tesi a consolidare il loro potere e che, interagendo tra loro, determinano la politica della società escludendo, sfruttando proprio la costituzione repubblicana, il popolo nelle decisioni che lo riguarda.
E sono questi gruppi - composti da individui che della politica ne interpretano unicamente il modo migliore per far carriera, cioè per farsi conoscere e, di conseguenza, entrare in tutte le sfere di comando da quello economico a quello culturale - a impedire la pacificazione della società essendo essi stessi fautori di conflitti tesi a migliorare la loro posizione di potere.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/10/2012 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
E’ possibile una società religiosa pacificata?
post pubblicato in RELIGIONE, il 15 ottobre 2012


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Basta pensare alla storia del cristianesimo che, pur predicando l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a dio e mettendo dio come giudice supremo del singolo individuo e dell’umanità, non disdegna di farsi carico esso stesso del compito di giudice supremo nel condannare, arrivando anche ad uccidere, al posto di dio adducendo a motivo la, presunta, idea d’essere l’esecutore materiale della volontà di dio.

Questo ci porta a porci una domanda seria: è possibile una società religiosa pacificata?

Anche ammesso e non concesso che dio esista e sia il creatore - anche considerando che le uniche prove della sua esistenza e della sua “parola” ci vengono date da esseri umani “magicamente” ispirati da dio - chi ci assicura che la politica delle religioni sia quella voluta da dio? In fondo, sono proprio i credenti a dirci che l’opera massima del diavolo, inteso come il male supremo, è stata quella di farci credere di non esistere.

Se consideriamo che l’uomo - che secondo i credenti è stato creato da dio - è un individuo e risponde a impulsi interiori, per forza di cose esprimerà sempre e comunque idee personali. Pertanto, pensare che sia possibile ridurlo al pensiero unico in una società pacificata è, non solo illusorio ma anche fuorviante da quello che è l’obiettivo logico dell’umanità: una società dove tutti possano convivere pacificamente al di la del credo personale o di gruppo.

E’ vero che l’uomo si confronta costantemente con i suoi simili, così come è vero che nella società si formano correnti di pensiero che danno origine a gruppi culturali organizzati ma è altrettanto vero che l’individuo rimane tale anche all’interno dei gruppi e che continuerà ad elaborare la società individualmente.
Questo comporta l’impossibilità per l’individuo umano di raggiungere la totale comunione di idee necessaria al raggiungimento del pensiero unico. Inoltre, la storia - dall’antichità ad oggi - ci insegna che la costrizione (anche non cruenta, basata cioè su una tradizione secolare) al pensiero unico degli individui e la loro massificazione in un corpo (di pensiero) unico è sempre stata perdente e ha prodotto solo repressione e guerre.
La religione, dunque, al di la della vericidità del suo pensiero, si trova nella posizione di dover imporre il suo credo per raggiungere lo scopo prefissato di una società pacifica, e questo proprio grazie alla sua pretesa di essere l’unica via possibile percorribile verso la salvezza perché è proprio quest’idea a porre il limite maggiore al conseguimento dell’obiettivo.

Ma, e va detto chiaramente, è l’individuo stesso, nel perseguire la propria libertà, il principale fautore del pensiero unico. Questo significa, anche qualora si dovesse superare il concetto di religione, che il pensiero unico è espresso anche nelle ideologie e filosofie di ogni tempo. Dunque, non solo la religione è portatrice di conflitti cruenti all’interno della società impedendone la pacificazione ma, nel momento in cui pretende di portare l’umanità ad un unico pensiero, è altresì essa stessa, nel tentativo di raggiungere il suo obiettivo, violenta, cioè, si trova nella necessità di assoggettare l’individuo al suo pensiero anche se questo non lo condivide.

Ma se le religioni, le ideologie e le filosofie d’ogni genere tendono a creare una società conflittuale basata sul pensiero unico con il concorso dell’individuo stesso, come è possibile arrivare alla pacificazione della società umana?

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/10/2012 alle 19:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L’intransigenza delle religioni e la loro espansione violenta
post pubblicato in RELIGIONE, il 10 ottobre 2012


La violenza musulmana e quella cristiana
Ogni idea ha il diritto di esistere e di esprimersi! Questo è, o dovrebbe essere, la base del vivere civile sia degli individui che dei popoli.
La formulazione di nuove idee muove da sempre il genere umano ed è alla base della grande varietà di culture e del conseguente progresso che tale varietà è in grado sviluppare.
Purtroppo, però, le idee stesse tendono a cristallizzarsi e a diventare assolute per la mancanza di flessibilità della stessa mente umana che le ha generate impedendo proprio l’applicazione del diritto all’esistenza ed espressione delle idee diverse dalla propria.

Nel mondo mussulmano questo avviene ogni qual volta idee diverse si permettono di criticare il credo islamico o di penetrare nei territori a cultura islamica o per difendere la loro penetrazione pretendendo, una volta diventato maggioranza, l’autonomia o l’indipendenza dalla cultura dominante anche con mezzi violenti.
L’ultimo in ordine di tempo, per quanto riguarda la critica, è stata la reazione violenta degli islamici al film “l’innocenza dell’islam” che ha fatto 4 morti e violente manifestazioni nel mondo arabo, e non solo, perché ritenuto blasfemo.
Per quanto riguarda la penetrazione islamica in territori con cultura diversa, è di oggi la notizia di un accordo di pace tra il governo filippino e i ribelli SEPARATISTI islamici; accordo che arriva dopo quarant’anni di conflitto e 120.000 morti e che prevede la creazione di una regione autonoma nel sud del paese dove hanno la loro base i separatisti islamici. Va detto che le Filippine sono a maggioranza cristiana (94%).
In ultimo, la penetrazione di altre culture in territorio islamico è sempre vista con sospetto e sono frequenti eccidi contro le minoranze - al proposito si vedano gli attacchi alle comunità cristiane in Nigeria e in Kenya.
Il pensiero unico e la salvezza
Se l’Islam è intransigente non di meno lo sono le altre religioni incluso il cristianesimo cattolico che, pur accettando il confronto, si ritiene l’unica religione, e l’unico popolo eletto da dio, in grado di salvare l’umanità.
Il fatto che non operi, nella sua penetrazione in altre culture, con la violenza, non diminuisce la sua volontà di evangelizzare - che significa semplicemente convertire i non cristiani al cristianesimo - i non credenti nel tentativo di dominare un sempre più vasto territorio allo scopo di portare l’umanità ad un solo scopo. Al riguardo, non deve trarre in inganno la sua attuale tendenza al laicismo inteso come convivenza pluriculturale; al riguardo basti leggere il discorso del papa tenuto in occasione della sua visita al presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 24-6-2005:
Cristo è il Salvatore di tutto l'uomo, del suo spirito e del suo corpo, del suo destino spirituale ed eterno e della sua vita temporale e terrestre. Così, quando il suo messaggio viene accolto, la comunità civile si fa anche più responsabile, più attenta alle esigenze del bene comune e più solidale con le persone povere, abbandonate ed emarginate. Scorrendo la storia italiana, si resta impressionati dalle innumerevoli opere di carità a cui la Chiesa, con grandi sacrifici, ha dato vita per il sollievo di ogni genere di sofferenza. Su questa stessa via la Chiesa intende oggi proseguire il suo cammino, senza mire di potere e senza chiedere privilegi o posizioni di vantaggio sociale o economico. L'esempio di Gesù Cristo, che "passò beneficando e risanando tutti" (At 10,3), resta per essa la norma suprema di condotta in mezzo ai popoli.
A parte l’ipocrisia delle affermazioni contenute nel testo riportato, il centro del pensiero cristiano rimane la centralità della figura di cristo come SALVATORE DI TUTTA L’UMANITA’, cioè, la salvezza può verificarsi solo quando tutto il mondo seguirà gli insegnamenti di Gesù.

Pertanto, anche se la differenza, attuale, tra le due religioni è il metodo, ciò non toglie che tutt’e e due ritengono essenziale la diffusione a livello totale del loro credo.
Penetrare in altre culture, anche se in modo “pacifico”, comporta sempre il formarsi di conflitti poiché, chi penetra, è portatore di istanze a volte opposte (ed è proprio il caso del cristianesimo e l’islam). Questo comporta la necessità di adeguamento della costituzione socio/religiosa del popolo ospitante che, però, non capisce il perché debba rinunciare a parte delle proprie strutture socio/culturali e legislative.
In ultima analisi, il conflitto tra religioni non ha e non può avere una soluzione poiché tutte hanno come presupposto la peculiarità di ritenersi gli unici eletti.

Questo ci porta a riflettere sulla validità di una società religiosa portatrice di pace considerando che la stessa religione è in conflitto con tutto ciò che non risponde alle sue esigenze. Inoltre, ritenere che la salvezza possa realizzarsi solo a patto che il mondo si conformi alla religione non si discosta per niente dalle società totalitarie poiché anch’esse partono dal presupposto che una società pacificata possa esistere unicamente se tutti esprimono un pensiero unico (e tutti ne conosciamo i risultati).
Dunque, meravigliarsi delle azioni violente dei musulmani non ha ragion d’essere perché ogni religione, ogni pensiero ideologico e filosofico risponde allo stesso principio, cioè: affinché si verifichi una società pacificata deve necessariamente verificarsi il pensiero unico e questo, storicamente, ha sempre prodotto invasioni cruente e repressione nei confronti di quanti, individui o popoli, sono portatori di altre idee.

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La scienza al servizio della chiesa, secondo il sig. Ratzinger.
post pubblicato in RELIGIONE, il 26 febbraio 2012


foto da Nonciclopedia
“L'unione dell'uomo e della donna in quella comunità di amore e di vita che è il matrimonio, costituisce l'unico luogo degno per la chiamata all'esistenza di un nuovo essere umano, che è sempre un dono”.
Questo è quanto ha detto il Pontefice in occasione dell'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita che ha organizzato un convegno sull'infertilità.
Come si possa definire una comunità di amore e di vita il matrimonio in una società tutta tesa all’individualismo, sicuramente, è uno dei misteri della fede. Misteri che non tengono fede della realtà in cui versa l’uomo oggi che, schiacciato tra le esigenze di sopravvivenza e il desiderio di un mondo giusto ed equo, deve rinunciare a quei presupposti necessari alla realizzazione dei suoi desideri.
Avere figli, oggi, implica un impegno che esula dal tema amore perché non basta amare per poter dare una vita degna di tale nome.
Se in passato  i figli erano vissuti come un fatto economico - in modo particolare nel mondo contadino dove i maschi rappresentavano braccia per la campagna e le femmine un’entrata economica al momento del matrimonio (cosa che avviene tutt’oggi in parecchie parti del mondo) - oggi, caduti i presupposti di tale visione, i figli, il più delle volte sono vissuti come ingombro per le difficoltà cui la famiglia, o coppia?, deve far fronte per sopravvivere. Pertanto, quello che il papa chiama dono, in realtà è un problema che mette alla prova la coppia portandola, molto spesso, al divorzio. E questo dimostra che la coppia non segue, e non ha mai seguito, un progetto “divino”, che l’amore è altra cosa dall’ideale con cui viene rappresentato.

Il papa afferma anche che le coppie sterili dovrebbero essere aiutate dalla scienza - cosa che la scienza fa da secoli senza l’approvazione del papa - entrando così in contraddizione con quanto detto sopra; se fare figli dipende da un atto d’amore all’interno di una istituzione sacra, che bisogno c’è della scienza?  
Se la scienza viene intesa come ricerca costante del significato della realtà, la teoria dell’amore cristiano cattolica, dato che basa la conoscenza sulla parola di dio, non è interessata ai suoi sviluppi che, costantemente, contrasta. Pertanto, affinché la scienza si adatti alla teoria dell’amore cristiano cattolica, non deve essere intesa come ricerca del significato della realtà ma come ricerca della verità della parola di dio; cioè, deve essere al servizio della verità divina che, in teoria, è già stata sviluppata completamente. Il servizio consisterebbe nel trovare prove da presentare ai dubbiosi e non credenti.
Questo modo di intendere la scienza implica lo snaturamento del suo significato intrinseco poiché verrebbe utilizzata, non più come metodo per la comprensione dell’universo e tutto ciò che contiene ma per sostenere la teologia cristiano/cattolica.

Parlare di famiglia e figli in termini di amore come legante dei rapporti sia nella coppia che tra essa e i figli non ha nulla di scientifico, pertanto, chiedere alla scienza di supportare eventuali difetti fisici da parte di uomini di fede cattolica significa usare la scienza in modo utilitaristico poiché la fede, essendo basata sulla parola di dio, che, secondo i cristiano cattolici, è verità assoluta, non ha nessun bisogno della scienza umana.
I cattolici oltranzisti e gli immigrati
post pubblicato in RELIGIONE, il 4 gennaio 2012


Pontifex Roma
Ogni tanto, sia per curiosità che per conoscenza, faccio una visita a Pontifex Roma, sito cattolico oltranzista della destra religiosa anti comunista.
Leggendo qua e la, m’imbatto nell’articolo sull’aumento della tassa per il permesso di soggiorno.
L’autore, nella prima parte dell’articolo, partendo da pesanti offese nei confronti di quanti hanno protestato per quello che è, a tutti gli effetti, un balzello con due obiettivi: fare cassa sulle spalle dei disperati e limitare le possibilità agli immigrati di ottenere il permesso di soggiorno, arriva a teorizzare, anche se indirettamente, un vero e proprio pogrom contro gli immigrati.

Dice l’autore: A costoro, di venire in Italia, non lo ha ordinato il medico e se le tasse sono salate, possono serenamente tornare da dove sono arrivati. In sincerità: saremmo contenti di vedere tanti figuri del genere in meno nelle nostre città, ne guadagneremmo in sicurezza, felicità e pulizia (sono semplici constatazioni, dato che gli immigrati sono abbandonati a loro stessi e sono vittime della malavita). …  vale a dire che, l’immigrazione, non è il frutto della devastazione socio/politica/economica/culturale e RELIGIOSA di quei paesi attuata dal colonialismo moderno occidentale a vocazione CRISTIANA E CATTOLICA e che noi, come responsabili del loro declino, dovremmo aiutare.
Per l’autore, invece, dovremmo difenderci da un’invasione che sta minando la nostra civiltà - che, comunque, non è cattolica come vorrebbe farci credere, ma multi culturale e lo stato è laico e non religioso - con mezzi legislativi repressivi.
L’autore, inoltre, si chiede perché ci prendiamo a cuore la sorte degli immigrati e non facciamo niente per i nostri poveri; sicuramente sta parlando di se e del suo gruppo perché, la società civile, di proteste contro l’attuale politica ne ha fatte, e ne sta facendo, tante, in modo particolare contro la tassazione dei redditi poveri e le pensioni.

Nella seconda parte, l’autore, partendo da un problema condivisibile, quello delle spese militari e, in modo particolare, i caccia F35, si chiede, giustamente, se non sarebbe meglio revocare l’acquisto e spendere quei soldi per cose più importanti. Peccato, però, che queste parole, collegate alla prima parte dell’articolo, suonino alquanto strumentali perché di movimenti pacifisti e anti militaristi ce ne sono e fanno parte di una realtà trasversale e non di parte. Le proteste per le spese militari, e in modo particolare per gli F35, sono molte sia da parte dei movimenti pacifisti  e antimilitaristi sia dalla stampa nazionale. Tutti si chiedono se non sia il caso di usare quei soldi per affrontare l’attuale crisi senza dover intervenire sulle tasse, incluso il balzello sulla tassa di soggiorno, che, comunque, sono la causa prima dei disagi attuali.

E’ evidente che all’autore sfugge l’impegno civile contro ogni sopruso, sia esso rivolto agli italiani che agli stranieri, Tutto preso dalla condanna di quelli che chama atei e comunisti, non si accorge di essere scivolato nel più bieco conformismo reazionario cattolico.
L’integralismo cattolico e la punizione divina
post pubblicato in RELIGIONE, il 17 dicembre 2011


 Solitamente si parla sempre di integralismo islamico  e mai di quello cattolico. Forse ciò deriva dal fatto che la chiesa cattolica, a partire da papa Roncalli, ha avuto delle aperture nei confronti della società civile lasciando liberi i fedeli di interpretare la fede anche in modo personale. Forse anche dal fatto che, la chiesa cattolica si è impegnata a trovare unità all’interno del mondo cristiano e a sviluppare il dialogo tra le religioni. Questo, però, non significa che i cattolici abbiano rinunciato, in maggioranza, quello che è il presupposto di ogni religione: l’integralismo.
Ne è testimonianza l’esortazione dell’attuale papa affinché i cattolici siano sempre più presenti nel mondo politico anche con un loro partito.

Un esempio di integralismo cattolico lo si trova nel sito Pontifex Roma.
In merito alla morte del giovane operaio, a Trieste, durante la costruzione del palco per il concerto di Jovanotti scrive: “A Trieste, mentre si montava una tribuna per il concerto di Jovanotti, un crollo improvviso è costato la vita ad un operaio e diversi feriti. Piangiamo una vittima senza colpa, preghiamo per lui e chiediamo sia fatta giustizia, indipendentemente dal nome o dal passato di chi sia responsabile per colpa. Davanti alle morti sul lavoro occorre massima fermezza, in quanto non è pensabile lasciare la vita e la famiglia per pochi soldi, mentre artisti e vip ingrassano. Detto questo, passiamo al resto. Ricorderete che una settimana fa, Fiorello si esibì con il suo penoso "salvalavita Beghelli", alludendo e facendosi apostolo del profilattico, dunque incoraggiando via etere il libertinaggio sessuale, quindi il peccato mortale? Bene, in quella circostanza, Fiorello ebbe come partner proprio Jovanotti, colui il quale avrebbe dovuto esibirsi a Trieste. Dio non manda certamente il male che non vuole. Dio non chiede sofferenze agli umani, ma si ribella e acconsente
... acché Satana ci metta alla prova”.
L’autore, partendo da un fatto reale e triste, cerca di costruire una tesi presupponendo che il fatto sia successo a causa del presunto “peccato” di Jovanotti liquidando in poche parole il fattore più importante, la responsabilità.

Dio punisce perché offeso - sarebbe da chiarire perché, invece di colpire direttamente i colpevoli, colpisce un “innocente”, una persona che con Jovannotti nulla ha a che fare - e punisce duro condannando, a morte, un innocente e non i colpevoli.
Pertanto, secondo l’autore, chi non rispetta le leggi (divine?) commettendo “peccato mortale” è passibile di morte; ma non della sua, bensì di quella di tutto ciò che gli sta intorno. Come a dire che la sua opera deve essere distrutta - ma non lui.

Difatti afferma: “Una positiva conseguenza del crollo è stata la sospensione del concerto di questo menestrello del vietato vietare, del tutto è permesso, della vita sregolata e dell'incitamento ad ogni scompostezza esistenziale”. E più avanti: “Chi violenta il genere umano, chi istiga alle perversioni, non piace a Dio, in quanto degno servitore del Suo nemico, dell'angelo perverso e corruttore che è "principe di questo mondo" e che va combattuto, non appoggiato”. E in un altro articolo scrive: “Ci sono 2 schieramenti: intelligenti e stupidi. I primi, se parlano, lo fanno con criterio. I secondi, di solito liberali e democratici, cinguettano e si autoproclamano difensori della libertà. A costoro chiediamo: come mai quando qualcuno richiama alla moralità, o quando parla la Chiesa, non siete più liberali e insultate, minacciate, bestemmiate e vi stracciate le vesti? Ipocriti. Accettate solo le vostre libertà: scelleratezza e droga.


L’autore esprime tre concetti che lasciano chiaramente intendere la volontà integralista:

1) (la pena di morte) E’ contento della morte del giovane perché, come conseguenza, ha avuto la sospensione del concerto.  

2) (negazione del diverso) Chi esprime idee diverse al credo religioso (in questo caso cattolico) è  per sua natura, perverso e deve essere condannato perché non piace a dio.

3) (proibizione del libero pensiero) Ogni pensiero (cita quello liberale e democratico) che non “contempla” dio e una il metodo di analisi critica della società è ipocrita perché, secondo l’autore, il libero pensiero parla di libertà propria negando quella altrui - come a dire che la chiesa cattolica non ha la libertà di esprimersi nella società laica, democratica e liberale.


Purtroppo, quello che magari sembra un caso isolato - se leggiamo famiglia cristiana possiamo anche credere che il mondo cattolico accetti, o condivida, le libertà laiche -, non lo è. Se valutiamo l’operato dai vari movimenti per la vita cattolici, ci rendiamo immediatamente conto dell’obiettivo del cattolicesimo che, pur vivendo in una società libera, ma forse proprio per questo, dove ogni individuo è libero di scegliere (libero arbitrio) se “salvarsi” o “perire” senza compromettere la “salvezza” altrui, dove lo stato garantisce il pieno sviluppo di ogni idea (va precisato che l’idea cattolica è tra,quelle che, più delle altre, hanno la libertà, ma anche l’esistenza, assicurata dallo stato stesso), continua a proporre soluzioni miranti a delegittimare, ma anche ad annicchilire, le basi dello stato laico.


L’autore dell’articolo dice concludendo: “Questa è fede, non è invenzione o superstizione, questo è scritto anche nel Catechismo delle scuole elementari”. E ancora: “Sappiamo bene che queste parole susciteranno le ire e gli insulti di uomini di poca fede o di siti di spam, ma di loro: chissenefrega".


Certo, aver fede significa aderire alle proprie idee senza riserve, questo, però, non comportare la distruzione del diverso. Però, quello che lascia perplessi è la frase finale; chissenefrega di quello che pensano gli altri - sempre che lo pensino davvero quello che scrive l’autore -, questo in barba alle belle parole di dialogo dei vari papi che si sono succeduti a partire da papa Roncalli.

Festino nella Cattedrale di Monaco di Baviera.
post pubblicato in NOTIZIE, il 19 novembre 2010


Non perdono occasione, gli italiani, di mostrare le loro qualità più negative al mondo.

Succede a Monaco di Baviera, nella Cattedrale, dove un gruppo di italiani, tra cui 2 consiglieri comunali (centrodestra) di Opera, comune alle porte di Milano, in compagnia di amici sono entrati nella Cattedrale ubriachi e hanno inscenato una sorta di festino a base di birra e "chiacchiere, diciamo da bar. video

Ma sono proprio italiani? È proprio vero che persone simili  rappresentano il popolo italiano? Non credo proprio! Anche se due di loro sono consiglieri, un del pdl e l'altro della lega, non significa affatto che rappresentino il popolo. Almeno non quella parte di popolo rispettosa delle idee altrui, e in Italia sono la maggioranza, anche se divisi.

 

Questo fatto dovrebbe dimostrare ulteriormente, e non a chi come me che non condivido le idee dell'attuale centrodestra, ma coloro che votano lega e pdl la vera natura di questi due partiti. Partiti nati su presupposti che nulla hanno a che fare con le idee 

Non bastano le scuse per essere assolto; di fronte a simili comportamenti lesivi, non solo del luogo in se ma anche degli italiani tutti, le scuse lasciano il tempo che trovano. Chiunque ha rispetto per le credenze altrui sa che nei luoghi ove queste credenze sono praticate si deve rispettare la ritualità del luogo stesso e delle persone che lo frequentano. Neanche l'essere ubriachi, che già di per se implica un dispregio della persona stessa, significa poter usufruire di libertà incondizionata - tanto più che proprio la lega è stata fautore delle attuali leggi sulla guida che include anche la tolleranza zero per chi guida ubriachi.

 

Inoltre, bisogna considerare che il luogo scelto per la gogliardata è il simbolo della stessa religione di cui i leghisti e i pdellini dicono di difendere e, al proposito, hanno fatto leggi restrittive contro l'instaurarsi delle condizioni necessarie alla libera pratica delle religioni.

Se sono questi i baluardi della cultura occidentale, non dobbiamo meravigliarci se in futuro verremmo sommersi e "distrutti" da altre credenze. Distrutti! Si, poiché sono proprio questi comportamenti che allontanano la gente da un credo.

Anche se non sono cristiano e credo fermamente nel laicismo e nella libera circolazione delle idee, mi trovo mio malgrado a dissentire da questi comportamenti poiché denotano, da parte dei rappresentanti delle istituzioni, un  forte  spregio verso la cultura che dovrebbero difendere;  una tendenza a non considerare la cultura stessa come base della società.

 

Per concludere, che diano le dimissioni o che vengano dimissionati dai rispettivi partiti, non ha nessun valore perché, le loro azione non sono altro che il frutto degli insegnamenti dei partiti stessi.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/11/2010 alle 17:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il velo integrale e l’Europa
post pubblicato in Riflessioni, il 19 settembre 2010


Il velo integrale e l’Europa

Ha fatto notizia la donna marocchina che accompagna il figlio a scuola col burqa (velo integrale che lascia scoperto solo gli occhi), la reazione delle altre mamme è stata negativa perché, hanno affermato, cosi si spaventano i bambini, che chiamano la donna: la maestra nera; le mamme chiedono che la donna si scopra gli occhi e la bocca quando entra nell’atrio della scuola. Secondo le mamme non c’è razzismo nella loro richiesta ma solo la convinzione che i figli, vedendo che sotto il velo c’è una persona normale, non si spaventerebbero, ma anche la paura che sotto il velo si possa nascondere qualche malintenzionato. Qui la storia dal corriere della sera

Il marito della donna ha spiegato, “con pazienza”: Questo è un abito della nostra tradizione, non avete nulla da temere, è solo un abito che indossano le donne del mio paese; dunque segue i dettami della sua religione così come sua moglie e la sua famiglia. Nulla da dire su ciò se non fosse che non segue le leggi italiane che vietano di presentarsi in pubblico col volto scoperto. Ed è questo il problema; certo, vanno rispettate le idee e le religioni di tutti, ma questo non deve avvenire a danno delle leggi, e neanche si possono cambiarle per adeguarsi ad una sola idea o religione. Salvaguardare i diritti di tutti è giusto, sbagliato è pretendere che il diritto di alcuni vada a danno degli altri perché ci sarebbe una prevaricazione che in una società laica non può esistere. Cosa diversa sarebbe se solo alle donne islamiche venisse proibito di coprirsi il volto, in questo caso ci sarebbe prevaricazione e lesa dei diritti.

Inoltre, andrebbe valutato anche il diritto della donna islamica all’interno della sua stessa cultura: e vero che le donne islamiche sono libere di scegliere? E qualora lo fossero, siamo sicuri che la pratica del velo non sia il frutto di un condizionamento messo in pratica sin dall’infanzia? Siamo sicuri che la cultura islamica sia il frutto di un divenire storico dove i due generi vi concorrono alla pari?

Rispondere a queste domande in termini culturali  (sviluppando un dibattito culturale autonomo) è sicuramente difficile, se non impossibile, per noi occidentali. Perciò, ci dobbiamo rifare alle tante testimonianze che ci arrivano dal loro mondo, testimonianze che dicono esattamente il contrario di ciò che ci dicono qui.  Testimonianze di donne che vengono condannate a morte per adulterio, per omosessualità. Donne che ancora devono subire il matrimonio, vendute al loro futuro marito come merce. Donne vilipese sia nei loro diritti sia nella loro dignità in nome di una cultura religiosa che di religione, probabilmente, non ha più nulla.

È seguendo queste testimonianze che possiamo capire la vera essenza del velo integrale.

Il velo integrale, nella sua espressione culturale, non è altro che la volontà del maschio di annullare la donna come entità sociale, non per niente, dove vige questa regola, la donna viene ancora costretta al matrimonio forzato senza nessuna possibilità di scelta o, una volta scelto il marito, questo ha il potere di decidere quello che la donna può fare.

Naturalmente, sarebbe opportuno conoscere i presupposti che hanno portato a questa pratica, sicuramente, come affermano i mussulmani stessi, non è patrimonio religioso.

Perciò, se non è una pratica derivata dalla religione, se le culture che la esprimono sono maschiliste, la discussione dovrebbe basarsi unicamente sui diritti; è vero che molte donne, magari la maggioranza, possono affermare che, per loro è giusto coprirsi il volto, ma è altrettanto vero che questo può benissimo derivare dal condizionamento che hanno subito nel corso dei secoli e dalla chiusura che la loro religione impone ai credenti nei confronti di altre religioni o altre culture.

 Quello che deve fare uno stato laico non è tanto la difesa di usanze lesive dei diritti di altre persone, quanto dare la possibilità a chi ritiene di essere lesa nei suoi diritti di difendersi. Pertanto, la legge contro il velo integrale deve essere vista come una opportunità e non come una condanna; d'altra parte, viviamo in Italia dove esiste ancora la libertà di espressione - che non è solo a parole ma anche nei fatti - sancita dalla costituzione e dove esistono leggi che vietano la circolazione a volto coperto per ragioni condivise.

Perciò, da una parte i diritti delle donne ad esprimersi liberamente (incluso portare il velo integrale) dall'altra, la necessità di rispettare leggi che non nascono da esigenze culturali ma da necessità oggettive insite nella società.

Inoltre, va valutato anche che nelle culture europee, vedere in volto la persona con cui si discute è parte integrante del modo di vita che abbiamo.

Per concludere, penso che la legge sia più che giusta e non vada interpretata come discriminante nei confronti dell'islam; sono altre le azioni da condannare. 


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RIMOZIONE DEL CROCIFISSO NELLE SCUOLE
post pubblicato in Riflessioni, il 4 novembre 2009


Italia in rivolta. Destra e sinistra contestano la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di rimuovere dalle scuole il crocifisso perché: “è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

E’ una sentenza, questa, che oltre a essere in linea con la costituzione europea, firmata anche dall’Italia, è la dimostrazione pratica di come uno stato laico si muove nei rapporti con le entità culturali/politiche/religiose che operano al suo interno. Un comportamento, questo, non gradito alle istituzioni religiose e ai politici italiani.

Per quanto riguarda i politici, a destra si afferma che la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione (Gelmini). Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e quello della Giustizia Angelino Alfano. E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana".

Questo ci porta a credere che il crocifisso, per i cattolici laici, non è più un simbolo religioso ma semplicemente un aspetto della cultura secolare dell’Italia. In questo modo si azzera il significato vero del simbolo stesso e pertanto non si capisce più la sua importanza. Inoltre, va anche considerato che, nell’Italia di oggi, i simboli storico/culturali sono molteplici, e che la maggior parte di essi si riferiscono ad avvenimenti e a idee laiche. Certo, come dice Fini, il cristianesimo è parte integrante nello sviluppo della cultura italiana, ciò non toglie che essa abbia, nel corso dei secoli, sviluppato un sistema di idee (laiche) completamente autonomo e perciò non più dipendenti dal cristianesimo; inoltre, proibire il simbolo non significa affatto proibire il cristianesimo anzi, in privato – e ciò vale anche nei comportamenti individuali - ognuno è libero di esternare i propri simboli. Con questa sentenza non si vuole negare proprio niente, o almeno niente di ciò che conta veramente, cioè la fede.
A sinistra, è cauto il segretario del Pd: "Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto".
Per quanto riguarda il clero, invece, in una nota, la Cei parla di "sopravvento di una visione parziale e ideologica". Per l'Osservatore Romano "tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani la sentenza colpisce quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del continente europeo''. E in serata, a nome della Santa Sede, parla padre Federico Lombardi, secondo cui la decisione rivela un'ottica "miope e sbagliata", "accolta in Vaticano con stupore e rammarico. Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano".
Come si vede, la rinuncia a interpretare la sentenza come atto dovuto in una società sempre più multi religiosa è pressoché totale. Ciò significa che, se deve esserci confronto, questo non deve mettere in discussione il ruolo primario del cristianesimo nella società, vale a dire che il cristianesimo deve essere sempre il punto di riferimento per ogni possibile confronto tra stato e “cittadini”. Per i cristiani cattolici, lo stato laico, al di la delle belle parole sulla libertà di espressione, deve essere inteso come un prolungamento di quello religioso e non come garante delle libertà di tutti i cittadini qualunque idea professino.

Link di riferimento

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html

http://it.notizie.yahoo.com/4/20091103/tts-oittp-corte-strasburgo-crocefissi-ca02f96.html

http://europa.eu/scadplus/constitution/objectives_it.htm#PRINCIPLES


LA LEGA, IL PD E IL BURQA
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 7 ottobre 2009


Proposta di legge della lega per impedire il burqa in luogo pubblico.
La Lega Nord ha presentato una proposta di legge che modifica la norma 152 del 22 maggio 1975 in materia di indentificabilità delle persone. 
Tale legge prevede il divieto di indossare abiti che impediscono l'identificazione salvo giustificato motivo, ora, con la proposta, lo si vuole estendere a tutti eliminando il "giustificato motivo" come quello religioso, di conseguenza il burqa.
Il capogruppo Roberto Cota ha voluto precisare che non si tratta di un'azione ispirata da sentimenti razzisti, «non abbiamo niente contro i musulmani, ma la legge deve essere uguale per tutti. La nostra proposta è assolutamente generale, come deve essere una legge». «Nessuno - ha poi sottolineato Manuela Dal Lago, deputata leghista - è contro la religione islamica. Il Corano, tra l'altro, non parla del burqa e anche l'imam del Cairo, che si è schierato contro il "Niqab" ci dà ragione. Noi vogliamo solo dare un chiarimento affinché tutti siano riconoscibili nei luoghi pubblici». Mentre la Lussana ha infine spiegato che «tra la tutela della libertà religiosa e la tutela della sicurezza dei cittadini per noi la priorità è la sicurezza».
Queste le giustificazioni della lega. Da parte del PD invece, Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera ha infatti parlato di «norma incostituzionale che lede la libertà religiosa e sono del tutto strumentali i richiami all'ordine pubblico». Secondo la sua interpretazione della proposta di legge, quello che si vuol fare è: «colpire gli immigrati islamici nel loro intimo». «Come può una legge parlare di affiliazione religiosa? - ha proseguito la Ferrante - Le suore sarebbero affiliate? Ma stiamo scherzando? E poi: come si può pensare di modificare una cultura con una norma? - domanda la Ferranti - L'unico effetto dell'entrata in vigore di questa legge sarebbe quello di segregare in casa le donne islamiche. E' una legge cattiva contro gli immigrati, ma soprattutto è una legge razzista e soprattutto una legge contro le donne».  
Mi sembra che in merito ci sia, da parte della Ferranti una interpretazione piuttosto ideologica della legge. Il fatto che si renda estendibile a tutti l'applicazione di una legge è più che giusto; la lega probabilmente vuole, continuando nella sua politica anti islamica, colpire su una questione molto sentita a livello tradizioni, ciò non toglie che giuridicamente, la sua richiesta sia giusta.

Uno stato laico ha innanzi tutto il dovere di fare leggi che assicurino a tutti la libertà di esprimere le proprie idee religiose e altro, però questo non deve essere a discapito, ne delle idee altrui ne delle leggi che riguardano altri settori della vita pubblica. La libertà delle proprie idee non deve cioè mettere a rischio l'impianto giuridico di un paese; ci si chiederà come può tanto una singola legge.
Il presupposto delle leggi è che devono essere riconosciute e rispettate da tutti, nessuno deve avere la facoltà di dire: questa legge non la rispetto perché è contraria alle mie tradizioni.
Se cosi fosse, nessun legislatore riuscirebbe a soddisfare tutte le esigenze presenti nella società e tanto meno, coniugare tali esigenze con quelle che regolano la vita di tutti cioè, quelle penali.
Visto che l'attuale legge sulla sicurezza include anche il divieto di coprirsi il volto in luogo pubblico o comunque frequentato da altri, e se tutti devono rispettare le leggi, non si capisce come mai debba essere permesso il burqa. Permettendolo, tra l'altro, si penalizza chi di questa tradizione non ne usufruisce; se io entro in banca col volto coperto, vengo punito, chi entra col burqa no. Eppure, il risultato è uguale, tutte due abbiamo il volto coperto perciò, per la legge pericolosi.

Ma la cosa più importante è il pericolo che una situazione del genere comporta. Permettendo a singoli o gruppi di essere esentati dal rispetto delle leggi in base alle loro credenze, pertanto si andrebbe a snaturare la funzione dello stesso stato che, come dicevo sopra, deve si fare leggi che rispettano tutte le credenze ma, innanzi tutto, deve regolare lo svolgimento della vita comune in ogni suo aspetto e questo non lo potrà fare qualora vengano disattese proprio quelle leggi che per questo servono.
Inoltre, se rispettare tutti è giusto, è altrettanto giusto che l'ospitato rispetti le leggi dell'ospite e comunque, qualora voglia modificarle, deve agire nel rispetto della costituzione esistente.
Il problema è giuridico non religioso.
Il papa e il nichilismo
post pubblicato in Riflessioni, il 12 agosto 2009


Leggo su "AGI News On"

1) "La cultura nichilista di oggi, che esalta la liberta' individuale e rifiuta la sacralita' della vita, e' stata paragonata dal Papa alla follia hitleriana. "I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell'inferno che si apre sulla terra quando l'uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa e' bene e che cosa e' male, di dare la vita e la morte".
2) "Purtroppo questo triste fenomeno non e' circoscritto ai lager. Essi sono piuttosto la punta culminante di una realta' ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti".
3) "Bisogna riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l'umanesimo ateo e l'umanesimo cristiano; un'antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, e' giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato".
4) "Da una parte - ha rilevato il Pontefice - ci sono filosofie e ideologie, ma sempre piu' anche modi di pensare e di agire, che esaltano la liberta' quale unico principio dell'uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l'uomo in un dio, che fa dell'arbitrarieta' il proprio sistema di comportamento. Dall'altra - ha continuato - abbiamo i santi, che, praticando il Vangelo della carita', rendono ragione della loro speranza; essi mostrano il vero volto di Dio, che e' Amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell'uomo, creato a immagine e somiglianza divina".

Parole del Santo Padre Benedetto XVI all'Angelus, rivolgendosi ai fedeli a Castelgandolfo.

Al primo punto, Benedetto 16°, equipara la libertà degli individui al nichilismo ( Il termine nichilismo (dal latino nihil, nulla, da cui nihilismo, secondo una dizione desueta e dal latino medioevale nichil dello stesso significato) designa in senso generico l'atteggiamento o la dottrina volti a negare in modo definitivo e radicale l'esistenza di qualsiasi valore in sé e l'esistenza di una qualsiasi verità oggettiva. Nella sua versione più estrema, il nichilismo considera la realtà stessa come radicalmente inconoscibile. Il nichilismo rappresenta la volontà di negare i valori già esistenti.); ciò significa, per il papa, che essere liberi, si negano i valori della vita.
Premesso che il libero pensatore si è sempre impegnato nella ricerca del modo migliore per rendere la vita accettabile ( la libertà dell'individuo è, da sempre, volta a contrastare le prevaricazioni dei regimi ), e che oggi molte persone "libere" dedicano la loro vita ad aiutare il Prossimo senza per questo essere cattolici, il papa si dimentica che la sconfitta del nazismo e del fascismo fu opera proprio di quelle persone che della libertà individuale ne hanno fatto la loro bandiera. Si dimentica anche che, la chiesa, oltre che ad avere, essa stessa, causato immani sofferenze all'umanità, ha convalidato il regime fascista, di cui ne trasse beneficio con i patti lateranensi.

Al secondo punto, Benedetto 16°, sembra abbia la vista debole, detta realtà è ben visibile, specialmente da quando la società è gestita da persone libere.

Al terzo punto, secondo Benedetto 16°, l'umanesimo ateo è diverso da quello cattolico. Dove, non è dato di saperlo, a meno che non si indovinino i nomi dei "letterati e pensatori".
Ateo significa non credere in un essere creatore, e non ha niente a che vedere con il nichilismo, anzi.., ciò che vuole l'ateo è una società giusta e libera, dove l'individuo possa agire liberamente nel rispetto delle regole date da uno stato laico - non spiego il laicismo poiché esula da questo argomento.

Al quarto punto, Benedetto 16°, tocca un punto caro a ogni sorta di dittatore - inclusi i religiosi. Si, perché il sostituirsi a dio non è affatto patrimonio dell'ateo - non credendo in dio, l'ateo neanche può considerarsi tale - ma di coloro che credono e agiscono come se avessero la verità in tasca, e tra costoro c'è anche il cattolico.
Inoltre, l'ateo, che è uno dei fautori del laicismo, non può agire in modo "arbitrario" perché andrebbe contro i suoi stessi principi.

Considero questo attacco all'ateo un tentativo di delegittimazione della società laica e dello stato Italiano a favore di un mondo dove tutto e tutti devono conformarsi ad una sola idea, il tutto in netta contraddizione con il principio biblico del LIBERO ARBITRIO.
A riprova di quanto affermo, si vedano le reazioni, della chiesa cattolica, in merito alla sentenza del T.A.R del Lazio in merito agli insegnanti di religione.
Il pensiero espresso indica, senza ombra di dubbio, che la chiesa cattolica non ha perso la sua inclinazione alla volontà di dominio sull'umanità in contraddizione con gli insegnamenti di Gesù.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/8/2009 alle 21:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
il clero e la religione nella scuola pubblica
post pubblicato in Riflessioni, il 25 aprile 2009


"L'insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia, e l'insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti", ha detto Benedetto XVI, come dimostra anche il fatto che "con lui tanti ragazzi si tengano in contatto anche dopo i corsi".
Lungi dal costituire "un'interferenza o una limitazione della libertà", la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione selezionati dalla Chiesa cattolica "è, anzi, un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno", ha aggiunto il Papa.
Quelle sopra sono parole di Papa Benedetto 16° dette al Meeting degli insegnati di religione promosso dalla Cei.
E' giusto insegnare la religione nelle scuole Italiane essendo parte integrante dello sviluppo intellettuale e spirituale dell'umanità, però quando si indica una sola religione, escludendo tutte le altre, ciò che si vuol perseguire non è la conoscenza del pensiero umano bensi il suo indottrinamento.
E' pur vero che l'Italia, come parte dell'Europa, proviene dalla cultura cattolica o comunque cristiana, è altrettanto vero però, che negli ultimi due secoli, la cultura, si è andata allargando arricchendosi di nuove idee e esperiense, prima fra tutte quella laica.
Questo a permesso ai popoli di creare strutture sociali dove tutti possono esprimersi liberamente senza interferire tra loro in modo negativo; in questo contesto, il cattolicesimo, ha già dei vantaggi econmici che, aggiunti alla libertà, gli consentono di sviluppare all'interno della società strutture adeguate per la sua diffuzione.
Insistere, come fa il clero, sulla necessità di insegnare il cattolicesimo nella scuola pubblica, sta a indicare la volontà di andare oltre quello che è la divulgazione della propria cultura.
Una cultura libera, oltre che basarsi sull'insegnamento di tutto il pensiero umano, deve anche preparare l'individuo a poter sciegliere, dopo una riflessione interiore, liberamente il credo a cui far riferimento. 
Riguardo al cattolicesimo come "esempio di spirito positivo" per un dialogo costruttivo ho dei seri dubbi, basta vedere come si sono comportati sul problema del testamento biologico per capire cheper loro il dialogo si limita ad esporre le proprie opinioni senza tener conto di quelle degli altri, nel caso specifico, sono addirittura spinti ad azioni che nulla hanno a che fare con la parola di Gesù.
  
  

SU DIO
post pubblicato in diario, il 3 aprile 2009


Un dio giusto e amorevole non può aver creato un universo che non è propriamente perfetto come ci vorrebbero far credere le religioni, e neanche avrebbe creato un essere che di perfetto non ha proprio niente. Nell'antichità, gli dei erano creature con connotazioni umane, sia materiali che spirituali, sembravano rispecchiare i desideri umani e perciò esisteva il dio della guerra, dell'amore, della bellezza, ecc. ecc., inoltre questi dei non disdegnavano di unirsi agli umani procreando altri esseri chiamati semidei

Queste caratteristiche sono presenti anche nel primo dio ebraico che, nel suo intento di creare un popolo a lui dedito, non ci pensa mai due volte a spingerlo a sopprusi estremi, l'unica differenza è che quello ebraico è unico e racchiude in s'è tutte le aspirazioni umane.

Con Gesù questa tendenza viene rovesciata, dio rimane unico e continua a racchiudere in se le aspirazioni umane, ma perde la caratteristicha di dio di un solo popolo, diventando unico dio dell'umanità, unico creatore e unico elargitore di vita e inoltre perde ogni caratteristica violenta tipica degli dei antichi. Non è più il dio che richiede obbedienza in cambio di potere sugli altri ma, l'unico premio che elargisce è la salvezza eterna in comunione con se stesso. Cambia anche le tematiche di devozione, non più vendetta, odio, superiorità, ma amore nei confronti di tutti perché tutti sono suoi figli e quello che più chiede è il rispetto verso chi non crede in lui, cioè il rispetto di quella antica legge chiamata "libero arbitrio".

Il dio di Gesù porta con se i germi della nuova umanità, quell'umanità trasversale a tutte le ideologie e religioni che vorrebbe un'umanità unita in un solo "corpo" sociale basato su regole da tutti liberamente condivise, siano esse materiali che spirituali. Io sono convinto che Gesù fa riferimento a dio perché l'uomo del suo tempo non era in grado di percepire un messagio basato su una concezione dell'uomo al di fuori della religione; se fosse vissuto oggi, sarebbe andato, comunque, contro tutto ciò che rappresenta il potere, inclusa la chiesa, come, d'altronde, fece contro i farisei.

Oggi, il problema, non è da che parte stare, ma la capacità di ogni individuo di trovare un suo angolo, nella società, da dove poter esprimere liberamente il proprio pensiero; troppo spesso le persone si lasciano fuorviare da idee che sembrano innovative ma che in realtà rispecchiano, con altre parole, il vecchio; questo perchè, oltre ai problemi, che nella società attuale, si sono moltiplicati, esiste anche un problema di identità, di appartenenza, derivante da quei cambiamenti sociopoliticoeconomico che hanno caratterizzato il nostro tempo e che ci hanno spinto a modelli di vita apparentemente migliori ma in realta distruttivi di ogni valore.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/4/2009 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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