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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Morire a sedici anni per una delusione d'amore
post pubblicato in NOTIZIE, il 11 novembre 2013


Il messaggero

Succede a Pescara che un sedicenne s'impicca perché la ragazza, anch'essa sedicenne, che aveva conosciuto in chat decide di rompere con la "relazione virtuale".
I due ragazzi non si erano mai visti, la frequentazione era puramente virtuale attraverso una chat. Come fosse nata la loro relazione e su cosa si basasse non è dato saperlo, anche perché, che il suo estremo atto sia stato determinato dalla delusione di essere lasciato, l'ha scritto su di un biglietto prima di morire.

Lascia perplessi che un ragazzo di sedici anni s'innamori al punto di scegliere la morte perché lasciato, tanto più che la "relazione", essendo virtuale, non avrebbe dovuto comportare un disagio così profondo.
Lascia perplessi perché a quell'età un ragazzo dovrebbe pensare a divertirsi, oltre che a studiare, dovrebbe pensare a formarsi, a fare esperienze che lo fortifichi per affrontare proprio eventi come quello di essere lasciato.
Innamorarsi a sedici anni è capitato a tutti. E' l'età dell'adolescenza dove l'uomo già uscito dalla pubertà si prepara alla vita da adulto. E' un'età travagliata perché l'adolescente, se da una parte sente ancora il bisogno della protezione famigliare, dall'altra sente già la necessità di emanciparsi dalla famiglia e questo lo porta a una conflittualità sia sul piano famigliare che quello sociale. Insomma, un adolescente, maschio o femmina che sia, più che pensare al suicidio, è portato a criticare tutto ciò che non rientra nella sfera delle sue esperienze.

Allora perché un adolescente, di fronte a una situazione normale a quell'età, si suicida? Quali possono essere le cause di un'azione così estrema?

Troppe cose sono cambiate, e troppo in fretta, nell'educazione dei minori. Troppe leggi che pretendono di proteggere il minore ma in realtà tolgono ai genitori la possibilità di intervenire e spingono gli adolescenti a non vedere più la famiglia come rifugio, nei momenti di sconforto, proprio perché il genitore non può avere la mano ferma con il figlio.
In questo modo si è tolto all'adolescente la guida, ovvero, la persona di riferimento che, però, non deve essere, specialmente per il maschio, colui che tutto permette. Perché il problema è proprio l permessivismo che può, nella mente dell'adolescente, essere interpretato come indifferenza nei suoi confronti.
Ecco che allora l'adolescente, pur sentendosi in diritto di fare e pretendere tutto dai genitori, come fossero in dovere di soddisfare tutti i suoi capricci, nel momento di crisi, proprio perché abituato a non vedere il genitore come un punto di appoggio ma, al contrario, lo vede come una persona da "sfruttare". E proprio perché troppo permissivi, non vede in loro le persone adatte ad aiutarlo ad interpretare l'esperienza vissuta. Ed è triste questa perdita di ruolo dei genitori, tanto più perché si togli all'adolescente quell'appoggio necessario a diventare adulto.
In questa situazione, è ovvio che l'adolescente si senta confuso. Non basta l'educazione sociale a formare culturalmente una persona, e neanche i nuovi "giocattoli" elettronici che, pur essendo utili al fine dello studio, rimangono sempre delle macchine, e neanche i riferimenti esterni possono aiutare un adolescente poiché questi strumenti non possono sostituire il rapporto tra genitore e figli.

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permalink | inviato da vfte il 11/11/2013 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
L'adolescente e la violenza
post pubblicato in COMMENTI, il 8 dicembre 2012


Stanca di bere la bibita la offre alle amiche(?) che però la rifiutano. Lei ci rimane male e li guarda offesa. Lei ha tredici anni mentre le amiche, quattro ragazze e un ragazzo, di anni ne hanno dai quattordici ai sedici; si sa che nell'adolescenza, anche solo un anno in più conta, ci si sente più navigati, più esperti sulle cose della vita. Un carattere più marcato e un senso di se che si delinea ogni giorno di più. Questo basta a rifiutare quel suo sguardo forse un po' sostenuto e magari anche un po' strafottente che, però, negli adolescenti non dovrebbe rappresentare nulla di strano ne tanto meno offensivo; e per questo lei non si aspetta una reazione violenta. Non si aspettava certo insulti e botte, tanto più che era con ragazzi conosciuti. E, forse, non si aspettava neanche la quasi indifferenza delle altre ragazze, amiche, presenti che, al massimo, l'hanno invitata a scappare senza però chiamare nessuno in aiuto e senza denunciare l'accaduto. La ragazza si rifugia nel bagno e, per la tensione, sviene. Ha trovarla sarà una signora che avverte il 118 e la polizia. 

 

A ben guardare sembra una storia d'un altro mondo, un mondo dove le regole si apprendono da eroi di carta proposti quotidianamente sui vari network televisivi e internettiani. Eroi diversi negli obiettivi ma decisamente uguali nei metodi per perseguirli. 

 

In quemondo, l'adolescente si trova si a fare una scelta tra un numero elevato di personaggi di ogni specie e cultura; personaggi che vanno dal difensore del bene al fautore del male, dal difensore della pace al guerriero, dal difensore della giustizia al giustizialista al criminale mascherato, insomma, dai buoni e dai cattivi ecc., ma questi personaggi perseguono i loro scopi in modi e tempi uguali e questi metodi si basano essenzialmente su due presupposti: per vincere una battaglia bisogna sconfiggere il nemico; per sconfiggere il nemico il fine giustifica i mezzi.  

 

Sembra storia d'altri mondi ma, purtroppo, succede nel nostro mondo. Un mondo che ha la pretesa di basare la sua esistenza sul rispetto dei diritti umani ma che, basandosi anche sulla meritocrazia e sulla lotta per la supremazia, annulla di fatto ogni rispetto verso il prossimo. 

Al di la delle belle parole sui diritti e la libertà nel rispetto dell'altro, la dove esiste una competizione continua tra gli individui è normale che il rispetto delle regole passi anche attraverso la mediazione della cultura dominante. Se la cultura da spazio, anche attraverso la legge, alla competizione sfrenata, è ovvio aspettarsi che le leggi tendano ad adeguarsi. Questo implica una forte contraddizione tra i principi enunciati e i metodi usati per attuarli e una confusione nell'adolescente poiché si trova a scegliere metodi in contraddizione con i principi enunciati da tutti. 

 

Un contesto che non può che creare confusione nell'adolescente a prescindere da chi gli propone il comportamento da tenere nella società. Se tutti, nel perseguire i propri obiettivi, usano metodi uguali basati essenzialmente sulla competizione, l'adolescente, che scelga un obiettivo o l'altro si sente, comunque, in diritto di usare gli stessi metodi anche perché universali e, pertanto, immuni da eventuali sanzioni. Se poi valutiamo il comportamento di coloro che le leggi le fanno, è facile comprendere il perché della presenza di tanta violenza nel comportamento degli adolescenti. 

 

Concludendo, si può affermare che, pur essendo la famiglia la principale responsabile dell'educazione degli adolescenti, è comunque anch'essa dipendente, anche se per necessità, dalla cultura dominante. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 8/12/2012 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Adolescenza e bullismo
post pubblicato in COMMENTI, il 2 dicembre 2012


Per togliersi la vita a quindici anni ci deve essere un motivo più che valido e l'omofobia dei compagni lo può essere.   

Ma succede anche che un ragazzo venga preso di mira perché ritenuto omosessuale mentre non lo è. Lo hanno preso di mira al punto di spingerlo a non uscire di casa e, probabilmente, solo l'intervento dei genitori, che hanno denunciato il fatto ai carabinieri, a reso possibile il non verificarsi di un'altra tragedia.  

 

I casi di bullismo sono tristemente noti da tempo e riguardano un po' tutti i campi dell'esistenza dei minorenni. Ma a dare maggiormente fastidio, al punto di chiedere l'intervento di una legislazione più severa, sono i casi di bullismo rivolto a ragazzi indifesi, quando addirittura disabili poiché si spinge il ragazzo ad azioni estreme come il suicidio o l'autoesclusione ed autoemarginazioneche in fondo è una forma di suicidio,  dall'ambito sociale di cui il ragazzo ha estremo bisogno per crescere.  

Nei due casi specifici, oltre al fatto in se, comunque tipico dei ragazzi di ogni epoca, si aggiunge una componente "morale" che dovrebbe riguardare l'adulto ma che sembra entrata di prepotenza anche nel mondo dell'adolescenza. L'OMOFOBIA.  

 

C'è da chiedersi da chi o cosa vengano istillate nella mente dell'adolescente la paura del diverso in un mondo che sempre più vive una situazione di multiculturalismo proprio nelle scuole in una società sempre più diversificata e, pertanto, aperta ad esperienze diverse dal proprio ambito culturale.  

 

Quello che però fa veramente pensare è la totale mancanza di severità nei confronti degli adolescenti bulli.   

 

Si può pensare che le cause del bullismo siano molteplici, che è tipico degli adolescenti entrare in competizione e che questo può portare a degli eccessi. Che l'adolescenza (fase dello sviluppo che segna il passaggio dalla vita del bambino a quella dell'adulto e incomincia intorno ai 11-12 anni fino ai 18-20 anni) è caratterizzata da disagio che deriva dalle trasformazioni continue a cui l'adolescente è sottoposto e che non riesce a comprendere e a cui si pone come antagonista per coprire la sua incapacità a rendersi responsabile. 

Inoltre, nel passaggio dall'infanzia all'età adulta, l'adolescente sente il bisogno sia di imitare l'adulto che di trasgredire ad esso la dove gli vengono posti dei limiti; questo perché è alla ricerca di una identità propria che non può, per natura, essere uguale a quella dell'adulto a cui fa riferimento. Ed è proprio questo dualismo a spingere l'adolescente ad azioni che lo mettono in mostra di fronte all'adulto; azioni che normalmente fanno parte della crescita possono però diventare lesive verso altri quando l'adolescente viene lasciato a se stesso. 

 

Ma questo non può valere quando l'adolescente sconfina in azioni atte a sottomettere altri adolescenti allo scopo di danneggiarli sia psicologicamente che fisicamente; tanto più che il bullo, di solito, se la prende con i più deboli.   

 

Assolverli - come nel caso specifico dove i bulli sono stati convocati in caserma dai carabinieri per convincerli a desistere dalle vessazioni o del Tar dell'Aquila che ha assolto un ragazzo colpevole di avere bruciato con un accendino il collo di un compagno autistico - non risolve certo il problema del bullismo ne ridà fiducia, o la vita, alle vittime.  

E neanche è possibile una gestione repressiva dell'adolescente poiché avrebbe come risultato o l'inasprimento della ribellione o il totale asservimento verso "l'autorità" dello stesso. In ogni caso avremmo un individuo adulto incapace di prendersi le responsabilità delle proprie azioni. 

 

Credo che la linea più idonea da tenere nei confronti dell'adolescente sia una maggiore attenzione ai suoi problemi da parte della società a partire dalla famiglia che deve, in primis, creare quel clima di distensione necessaria affinché l'adolescente non si senta escluso e accetti di discutere sui suoi problemi con i genitori. I genitori, da parte loro, non devono aver paura ad interessare i servizi esistenti qualora riscontrino nell'adolescente comportamenti anomali.  

Da parte delle autorità preposte (servizi sociali ma anche forze dell'ordine), ci deve essere maggior attenzione nei riguardi dei genitori che sollecitano il loro intervento. Questo affinché non si arrivi a comportamenti estremi che pregiudichino il futuro stesso dell'adolescente. 

 

Per concludere, azioni di bullismo estreme, la dove si verificano, dovrebbero comunque essere affrontate severamente sia da parte della famiglia che da parte delle autorità senza però mettere in pericolo il futuro dell'adolescente.  

Ovvio che non mi riferisco al carcere che finirebbe l'opera di criminalizzazione dell'adolescente o al riformatorio che aumenterebbe il disagio dell'adolescente, ma a un percorso dove l'adolescente viene messo di fronte alle responsabilità delle sue azioni attraverso "lavori" socialmente utili. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 2/12/2012 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Cosa impedisce la pacificazione della società
post pubblicato in RELIGIONE, il 22 ottobre 2012


seconda parte    prima parte
Si sa che l’uomo si aggrega per necessità dovendo vivere in un mondo ostile.
Si sa che la società nasce dalla necessità di sicurezza degli individui che la compongono.
Si sa anche che le leggi che la società esprime servono a impedire che l’aggregazione diventi un campo di battaglia così come si sa che l’essere umano aspira ad una vita tranquilla.
Ma si sa anche che l’individuo tende ad allargare la sua influenza sugli altri individui della società così come cerca, da sempre, di sviluppare e imporre il proprio pensiero organizzato attraverso la gestione del potere sia quando tale potere gli deriva dal consenso della maggioranza degli individui che quando è egli stesso ad appropriarsene con la forza o l’inganno. (leggi qui)

Credo che il problema della difficoltà di raggiungere la pacificazione della società, oltre a quanto detto in precedenza, dipenda anche dall’impossibilità di superare l’idea di individuo a favore dell’idea di collettivo. Essendo l’individuo un’entità singola, opera affinché tutto ciò che la società esprime sia a favore dell’individuo e non della collettività giustificando ciò come necessario al buon esito della creazione del benessere collettivo perché, dice l’individuo, non è possibile costruire nulla quando tutti gli individui concorrono al momento decisionale dal momento che ognuno esprime una propria idea personale che difficilmente si trova in sintonia con le altre idee; anche quando si formano gruppi di pensiero, sussiste sempre, al loro interno, il pensiero personale che, alla fine, se non riesce ad emergere e diventare l’unico, si distacca; non prima, però, d’aver creato conflitto all’interno del gruppo. Pertanto, il potere deve necessariamente essere posto nelle mani di poche persone “illuminate” in grado di pensare il bene di tutti.
La massima espressione di questo pensiero la si ha nelle religioni la dove l’individuo viene spogliato di ogni potere a favore di un’entità ultra terrena capace di guidare l’umanità verso la pacificazione. Questo perché, non essendo possibile l’uniformarsi spontaneo in un unico pensiero all’interno di un unico schema, si cerca di ovviare creando un’entità superiore extra mondana posta al di sopra delle parti.

A quanto sembrerebbe, le possibilità che l’umanità ha di realizzare una società pacificata sono pari a zero.
Eppure, l’individuo ha sempre cercato, e cerca tuttora, di pacificare la società attraverso sistemi socio/economici che possano soddisfare le esigenze di ognuno senza che nessuno subisca prevaricazioni.
A partire dalla rivoluzione francese fino al socialismo reale, i tentativi si sono basati, però e purtroppo, ancora sul tentativo di imporre il pensiero unico presentandolo come l’unica soluzione dei problemi.
Solo con le democrazie nate dopo il secondo conflitto mondiale si è cercato di creare una struttura statale in grado di rappresentare tutti i cittadini e con il compito di legiferare attraverso un parlamento scelto dal popolo. Tale struttura ha alla base l’idea laica che ha come presupposto iniziale la separazione della politica e della cultura dall’influenza della religione e una costituzione tesa ad impedire l’instaurarsi del pensiero unico (dittatura).
Ciò, però, risulta insufficiente perché lascia ampio spazio alle idee individuali e ai conflitti che ne derivano, oltre a dare spazio a tentativi totalitari.
Inoltre, lo stato laico è diventato il campo di scontro tra idee assolutiste dove i singoli, aggregati in gruppi, cercano di far prevalere la propria idea a scapito delle altre.

Dunque, lo stato laico attuale, essendo una democrazia parlamentare basata sulla libertà liberale, non è in grado di frenare la tendenza umana al pensiero unico ne tanto meno di superarla proprio per la sua volontà di dare sempre più spazio all’individuo ponendolo al centro della vita sociale eliminando, di fatto, la possibilità del formarsi di una collettività omogenea. Di conseguenza, si continua a perpetuare una società intesa come insieme di individui che collaborano solo nella misura in cui trovano interesse a farlo. Questo, comunque, rispecchia la tendenza umana all’individualismo e, pertanto, non è condannabile nella misura in cui, attraverso il sistema parlamentare, pone le basi per una società ove tutti possono, in vario modo e a vario titolo, contribuire al momento decisionale.
Quello che manca, casomai, è una legislatura più incisiva sul problema della gestione della cosa pubblica; una legislatura in grado di impedire il formarsi di gruppi politici, culturali ed economici tesi a consolidare il loro potere e che, interagendo tra loro, determinano la politica della società escludendo, sfruttando proprio la costituzione repubblicana, il popolo nelle decisioni che lo riguarda.
E sono questi gruppi - composti da individui che della politica ne interpretano unicamente il modo migliore per far carriera, cioè per farsi conoscere e, di conseguenza, entrare in tutte le sfere di comando da quello economico a quello culturale - a impedire la pacificazione della società essendo essi stessi fautori di conflitti tesi a migliorare la loro posizione di potere.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/10/2012 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il mago trasformista e trasformatore
post pubblicato in SATIRA, il 21 aprile 2012


Dopo l’imprenditoria e la politica, oggi il sig. Pre si sta cimentando nell’arte della magia. Ad onor del vero, il sig. Pre si era già, a suo tempo, allenato in quest’arte con la creazione miracolosa di un partito politico che, visto la tendenza al magico di molti umani, ebbe un enorme successo al di la dei contenuti che si basavano, essenzialmente, sul sostegno alla finanza e alle aziende nella loro politica di ripristino dei privilegi dei pochi; basti pensare che anche lavoratori già strigliati dalla politica lo votarono.

Il nostro - si fa per dire -, dunque, dopo quell’esperienza, per lui più redditizia che positiva, sta ora mettendo in pratica la sua magia di trasformare il fatto reale facendolo apparire altro da quello che è realmente.

Essendo il sig. Pre un emerito e conosciutissimo Manlo, è incorso in azioni ritenute deprecabili non solo da parte della società civile che, comunque, ritiene le loro argomentazioni contraffatte, ma ritenute tali anche dai tutori della giustizia che gli hanno notificato una serie di reati a dir poco ributtanti. Il nostro, che come tutti sanno, è un vecchio Trone, si sarebbe divertito a giocare, allestendo festini nella sua abitazione, al travestimento con signorine non del tutto consapevoli del loro ruolo all’atto dell’invito.
Bene, il nostro - si fa per dire - aspirante mago sta ora cercando, con la sua magia, di trasformare detti festini in giochi, anzi, “gare di burlesque (burlesche)” e se stesso in benefattore delle signorine che, a suo dire, sono state rovinate perché coinvolte nell’inchiesta a suo carico.

Un gioco di prestigio che comporta tutta una serie di manovre e un’enorme quantità di energia “contante” che, al confronto, i più grandi trasformisti della storia della magia risulteranno formiche nane.
A onor del vero va detto che il trasformismo è abbastanza comune nel mondo della politica, ma il nostro - si fa per dire - oltre a trasformare se stesso - e qui va detto che quella del auto trasformista è un’attività che il nostro - si fa per dire - pratica sin dalla culla - sta sperimentando la magia su altre persone. Infatti, se la sua trasformazione in benefattore è cosa risaputa, non lo è quella di trasformatore di situazioni e persone.
E questa è la novità del nostro - si fa per dire - poliedrico mago nonché politico, nonché imprenditore, nonché Pre, Trone, Manlo ecc.

Dopo la sperimentazione dell’istrionismo di piazza che l’ha portato a creare dal nulla, stando assiso sul predellino dell’automobile, un partito, movimento, associazione ad, ora stanco del suo creato, si diletta ha modificarne gli attori a suo piacimento.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 21/4/2012 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Visco e la riforma del lavoro
post pubblicato in POLITICA, il 9 marzo 2012


 Visco: "Lavorare di più e più a lungo"  Giovani, 2 milioni non studiano e non lavoranoLa repubblica

 Occupazione giovanile e lavorare più a lungosono due obiettivi che si annullano a vicenda dato che il giovane va a occupareil posto dell’anziano che va in pensione, pertanto, più lavora l’anziano più ilgiovane deve rimandare la sua entrata nel lavoro. 

Inoltre, tanto per rafforzarela contraddizione, afferma che “l’Italia è un paese anziano e che per mantenereil livello di vita raggiunto “bisogna che si lavoro di più, in più e più alungo”.
Un ulteriore rafforzamentodella contraddizione è l’affermazione che “ci sono oltre 2 milioni di giovani,di cui 1,2 sono donne, che non lavorano, non studiano e non partecipano adun’attività formativa.

Già, due milioni di giovanidisoccupati, oltre ai precari che l’occupazione la stanno ancora sognando.
Ma questi due milioni dipersone senza occupazione come faranno a trovarla se gli occupati dovrannolavorare di più e più a lungo?
Una domanda che i nostrigovernanti e dirigenti pubblici, a quanto sembra, non si pongono. Così come nonsi pongono il problema della contraddizione tra la riforma del lavoro propostae le esigenze delle aziende; esigenze che non collimano affatto con il“lavorare di più e più a lungo” anzi, le aziende hanno la necessità, da sempre,di ridurre il personale proprio a causa dei cambiamenti produttivi e di mercatoavvenuti in questi ultimi decenni.

Secondo Visco, però, se sivuole aumentare l’occupazione bisogna contrastare le rendite di posizione e gliinteressi particolari.
Ma quali? Questo ce lo dicesempre Visco affermando che il mercato del lavoro va riformato vincendo leresistenze al cambiamento: “un migliore funzionamento del mercato del lavorocon la capacità di accompagnare, e non con la volontà di resistere alcambiamento, va di pari passo con mutamenti profondi nella strutturaproduttiva, dalla dimensione delle imprese manifatturiere alla concorrenza eall'efficienza dei servizi”, ovvero, l’adeguamento della società alle esigenzedi mercato.
Pertanto,secondo Visco, e non solo, le resistenze verrebbero da coloro che si oppongonoall’adeguamento della società alle esigenze del mercato. Coloro che antepongonol’individuo all’interesse economico. Resistenze che, se si vuole

Quello che Visco afferma è unasocietà legata, nel suo sviluppo, proprio a interessi particolari di settore enon libera da essi. Una società dove l’individuo è soggetto - senza più nessunadifesa se non quella di uno stato regolatore tra le parti ma legato, per suanatura, alla parte economica della società - ai capricci del mercato. Questoimplica la fine della società basata sulle trattative trai i vari settorisocio/politici ed economici. Una società dove la gestione dell’economia e dellaproduzione condizionerà l’intero sviluppo sociale e non solo nel campoproduttivo e distributivo ma anche in quello culturale in generale poiché tuttoavverrà in base all’utile che se ne ricaverà; senza utile niente strutture.

In una simile società cipotrebbe anche stare l’welfare e gli ammortizzatori sociali, ma a quale prezzo?

Sicuramente, l’individuo dovrà sottostare,per le sue esigenze lavorative, ma anche culturali e, comunque, non legate allavoro, alle esigenze dei pochi che gestiscono la vita pubblica - che nonsaranno necessariamente i politici - poiché tutto sarà deciso in base all’utileche si potrà ricavare.
Sarà l’utile che decideràquando lavoreremo e cosa produrremo (cosa mangeremo, cosa vestiremo, come cidivertiremo ecc).

Sanno benissimo che il lavoro per tutti è unsogno impossibile quando la produzione è affidata alle macchine, sanno che gliindividui saranno estromessi dal mondo del lavoro, ed proprio per questocontinuano a sviluppare formule che coprano la realtà determinata dallosviluppo. L’industria a bisogno, per investire nel cambiamento, dellapossibilità di diminuire la manodopera che, nell’attuale contesto, non puòoccupare il posto delle macchine: o la macchina o l’uomo! È questo il primoproblema, per l’industria, da risolvere.

Pertanto, parlare di occupazione, lavorare dipiù e più a lungo per creare occupazione attraverso nuovi investimenti èfuorviante e falso.

I NUOVI INVESTIMENTI – COME QUELLI VECCHI –SERVONO SOLO A MIGLIORARE LA TECNOLOGIA E, PERCIÒ, A DIMINUIRE IL PESO DELLAMANODOPERA.

Si può certo parlare di altri tipi di lavoro,ma quali? È forse possibile diventare tutti commercianti o lavoratoriindipendenti o artigiani senza intaccare il modello di vita raggiunto?


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La gara della vita.
post pubblicato in POESIE, il 7 febbraio 2012


Correre per arrivare prima
correre per non rimanere indietro
correre per essere più bravo
correre per essere competitivo
per dimostrare qualcosa agli altri
per sentirti dire che sei il migliore
per dimostrare qualcosa a te
per andare a testa alta ...

correre correre correre ...

Ecco, questa è la vita d’oggi!
tutto intorno ci spinge, ci sprona
ad essere il migliore
a non guardare indietro.

Tutto ti dice:
corri! corri! corri! corri!

E tu corri, dimentico d’altro
e  chi ti sta accanto
non è altro che un rivale
un nemico da abbattere
un inferiore che non merita
di arrivare davanti a te.

E chi ti sta dietro
non è altro che un perdente
da evitare, ignorare, deridere;
la feccia della società.

E chi ti sta davanti
il migliore da ammirare
da imitare, riverire;
soddisferai i suoi capricci
sperando, un giorno, di sostituirlo
di prendere il suo posto
di guardare dall’alto la schiera di corridori
che si affannano, s’ammazzano
per arrivare, un giorno, a prendere il tuo posto.

E non ci sarà nessuno a difenderti
perché tutti saranno sotto di te
contro il primo che ammirano
imitano riveriscono ma, in fondo
l’unico nemico da abbattere.
Il vaticano e la censura sulla libertà di espressione
post pubblicato in Riflessioni, il 1 settembre 2009


Si sa che la chiesa cattolica è, innanzi tutto, un'istituzione religiosa con il compito, oltre che diffondere il vangelo "evangelizzazione", di organizzare i fedeli in modo che la fede non si disperda in miriadi di interpretazioni che minerebbero alla base il ruolo stesso del vaticano, si sa anche che ogni religione porta in se i germi dell'"integralismo", poiché la dottrina in essa contenuta, essendo parola di dio, non può essere modificata. Si sa anche che non ci si può aspettare un allineamento, sempre e comunque, alle regole, che uno stato democratico e laico si da affinché ogni componente sociale possa eprimersi liberamente senza imporre nulla alle altre, quando queste non sono conformi al loro credo. Essa ha il diritto, sancito dalla sua costituzione (?) di stato sovrano, di deliberare leggi, all'interno dei suoi confini, che limitino la libertà dei suoi diretti aderenti (dai preti al papa) di imporre loro l'obbedienza.
In questa ottica, non si può muovere nessuna critica al vaticano in merito ai provvedimenti che vogliono prendere nei confronti dei 41 religiosi che, in merito alla legge sul testamento biologico, hanno preso posizione contraria alle sue direttive, leggi Micromega.

Molto, invece, si può dire sul rapporto tra stato italiano e vaticano. Lo stato italiano, laico e democratico, sancisce che tutti i cittadini, di qualsiasi fede politica o religiosa, che vivono sul suolo italiano, hanno eguale diritto di esprimere la propria opinione in merito ai problemi che insorgono nella società e, dato che il vaticano ha una posizione di privilegio in Italia, sancita dal "concordato", qualsiasi provvedimento, preso da esso nei confronti di cittadini italiani, non in linea con le direttive espresse dalla costituzione italiana, riguarda l'Italia e, pertanto, deve essere sottoposto a critica.
Considerando che i cattolici, che vivono in Italia, sono in massima parte cittadini italiani, significa che lo stato italiano ha il dovere di difenderli, qualora venga meno, da parte del vaticano, il rispetto dei diritti fondamentali di ogni cittadino italiano.
Inoltre, il vaticano, attraverso le formazioni politiche "cattoliche", ha già la possibilità di "condizionare" la politica italiana attraverso il normale svolgimento democratico, perciò, il suo intervento, anche se indiretto, è espressione di una volontà mirante al controllo dello stato italiano; controllo che, visto il suo comportamento lesivo dei diritti dei cittadini, porta a considerare che esso voglia instaurare, in Italia, una società antidemocratica e antilaica imponendo, attraverso queste azioni, una visione religiosa della stessa .
L'attuale "dirigenza" della chiesa cattolica sta cercando di riportare "l'organizzazione" allo stato in cui si trovava prima del concilio vaticano secondo, cioè, ripristinare la funzione centrale del clero nella vita italiana.
Lo stato italiano, attraverso le sue istituzioni, dovrebbe impedire queste interferenze da parte del vaticano nella politica italiana perché, un conto è criticare l'Italia da stato a stato, un conto è impedire a cittadini italiani di esercitare i propri diritti.

  
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Fondazione Craxi e soldi pubblici
post pubblicato in ALTRO, il 18 agosto 2009


"Di Pietro, cancro della politica"
Stefania Craxi:"Non è un moralizzatore"
Dura presa di posizione di Stefania Craxi contro Antonio Di Pietro, che ha definito "una porcata estiva" il finanziamento della Fondazione Craxi per il 2009 da parte del ministrero dei Beni culturali. "Di Pietro non è certo nelle condizioni di ergersi a moralizzatore - ha dichiarato la figlia del leader socialista . - E' un cancro della politica italiana e come tale va isolato.

Queste le dure parole di Stefania Craxi in risposta alle parole di Di Pietro pubblicate sul suo blog 
Di Pietro, che nell'articolo critica Il ministro della Cultura Bondi per aver rifinanziato per il 2009, con soldi pubblici, la Fondazione Craxi. Nell'articolo fa riferimento alla politica di Craxi sull'utilizzo "dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace", lamentando il mancato finanziamento ad altre fondazioni come quella di "Pertini, Di Vittorio e D'Annunzio" che non riceveranno un euro.
Si indigna Di Pietro, e noi con lui, ma per motivi diversi.

Quello che lascia perplessi, e che ci dovrebbe veramente indignare, è lo spostamento di capitali la dove, ne sono sicuro, anche qualora si rimandasse, non comporterebbe un danno all'Italia.
L'utilizzo di soldi pubblici, cioè dei soldi che lo stato riceve dai cittadini sotto forma di tasse, dovrebbe/deve, innanzitutto servire per il bene dei cittadini, cioè per quei servizi atti a rendere la vita accettabile per tutti, in modo particolare, i meno abbienti (sanità-lavoro-scuola-casa-ecc.). Certo, si può obiettare che anche la "cultura" è un bene, vero. Però, come in ogni cosa, ci sono delle priorità  e non mi sembra che finanziare fondazioni culturali lo sia, a meno che non facciano ricerca.
Va detto a favore di Di Pietro che, basando parte della sua politica sulla denuncia dei comportamenti "scorretti" che affiggono la classe dirigente (politica e non ) italiana, ci porta a conoscenza, oltre che dei mali, anche dei meccanismi alla base di questi comportamenti, e, considerando che, la "lezione" ci viene data da un esperto (è procuratore), le sue informazione sono tecniche prima che politiche perciò, di sicuro, la signora Stefania Craxi non può sostenere che Di Pietro è un moralizzatore..
Attualmente, la politica dei finanziamenti pubblici, ha come priorità il soddisfacimento di esigenze legate più a interessi particolari - incluse le missioni di "pace" (?),che, in afganistan, si sta avviando sempre più ad essere una guerra vera e propria, poiché comunque devono avere a disposizione un armamentario che ci costerà entro la fine del 2009 28.000.000 di € - che a soddisfare le esigenze reali di quanti pagano le tasse (presupponiamo che siano la maggioranza dei cittadini ) e in modo particolare i lavoratori dipendenti. Quando si tratta di finanziare, come in questo periodo di crisi economica dove migliaia di lavoratori sono costretti in cig e altri, come i precari, neanche quella, si fanno conti su conti senza riuscire a coprire le necessità, mentre quando si tratta di finanziari operazioni, tipo quella in afganistan, vengono finanziate senza problemi ( il 4 agosto è stato approvato un finanziamento di 28.000.000 <LEGGE 3 agosto 2009 , n. 108 .> vedi link  http://www.gazzettaufficiale.it/gunewsletter/dettaglio.jsp? redaz=009G0117&datagu=2009-08-06&numgu=181&service=1).
Questo, ci dovrebbe far riflettere quando i governi ci dicono che non ci sono soldi per coprire le necessità primarie tagliando, di conseguenza, i fondi per sanità, scuola, casa, lavoro, forze dell'ordine, ecc. poiché i soldi ci sono, ma vengono usati in nome di non ben identificate esigenze di difesa del cittadino da attacchi interni ed esterni. L'attuale politica italiana tende a creare problemi -come la criminalità comune con la legge sui clandestini, che per essere attuata ha bisogno di potenziare strutture come i Cie e le carceri per far fronte all'aumento degli arresti, o come l'uso delle forze armate in guerre (volute da altre nazioni che vedono nella guerra l'unico modo di risolvere i problemi) che, di per se, non comportano un rischio per l'Italia -, per poter instaurare un clima di insicurezza e che, per fare ciò, ha bisogno di soldi che sottrae ai bisogni fondamentali.
In questo contesto, ogni polemica sulle "fondazioni", diventa sterile; altra cosa, però, sono le polemiche innescate dalla lega poiché fanno parte dello stesso disegno sopra descritto.


FEDE E REALTA' prima parte
post pubblicato in Riflessioni, il 8 agosto 2009


LATTO DI FEDE
"La fede è il rifugio di coloro che, incapaci di affrontare la realtà, si affidano a sistemi filosofici/ideologici chiusi e gestiti da un organismo che pensa per tutto il gruppo, che permettono loro di non fare nessun sforzo intellettuale per migliorare l'esistenza."

Normalmente, la fede, si basa su un sistema etico/morale chiuso, cioè non aperto a eventuali modifiche nella sua struttura teorica di base.

La fede presuppone il completo abbandono dell'individuo ai principi da essa espressa, vale a dire che, l'individuo che fa atto di fede, deve rinunciare a tutto ciò che è stato fino a quel momento. Fin qui nulla da obiettare, ma se "la fede" assurge a guida, avendo essa, come base, la "verità assoluta", tende, in modo naturale, a operare affinché tutti gli individui si conformino ad essa arrivando, qualora fosse necessario, all'obbligo di tutti a conformarsi.
Ogni individuo che vi aderisce, diviene un tutt'uno con l'insieme delle regole accettate, chiunque se ne discosti, cade nel "peccato" e, qualora non si ravveda, può anche venire espulso o, come succedeva in passato - e succede tutt'ora nelle dittature, soppresso.

La fede, come tutto ciò che è umano, ha bisogno, per esistere, di una organizzazione in grado di garantire continuità ai suoi principi; tale organizzazione viene di solito rappresentata con una struttura a piramide.
La piramide consiste in una figura con un'ampia base e un vertice ristretto; il vertice è rappresentato da un piccolo gruppo di fedeli - di solito i più ortodossi - con il compito di coordinare tutta l'attività, inclusa la redazione delle regole da seguire per meglio praticare la fede (programma politico), tutto ciò che sta sotto deve eseguire, alla lettera, le direttive del vertice.
Sotto il vertice, tutta una serie di strutture atte a mantenere "l'ordine" deciso dal vertice, alla base i fedeli comuni, coloro che hanno deciso (?) di conformarsi.


Quando, un sistema di idee richiede un atto di fede, significa che non ci sono prove concrete della sua rispondenza alla realtà delle cose che in essa (la fede) si sostengono.Solitamente, latto di fede, viene richiesto proprio per la mancanza di tale rispondenza.
I sistemi comunista/marxista e fascista, sviluppatisi nel secolo scorso, pur basandosi su presupposti razionali - il primo derivava dall'analisi scientifica di Marx, il secondo dall'analisi scientifica del liberismo economico - di fatto, essendo, dette analisi, ridotte a semplici nozioni dottrinali, impedirono agli individui ogni possibilità di partecipare attivamente e in modo critico alla loro attuazione, divenendo, cosi, dei semplici sistemi politici di controllo del potere a favore di interessi particolari - nel comunismo la classe dirigente, nel fascismo la classe capitalista.

Tutto ciò è successo e succede in nome di una società migliore, la dove, la classe (?) intellettuale o economica di una data società, interviene nella gestione della stessa in nome di ideali basati su di "una verità" assoluta. In passato - e anche oggi - portatori della verità assoluta erano le religioni, con l'avvento delle ideologie, queste si sono sostituite alle religioni sostenendo la necessità di analizzare lo sviluppo sociale ed economico in termini scientifici, proponendo la libertà di pensiero come metodo di confronto tra le diverse soluzioni proposte mano a mano che nella società si presentano problemi. Vale a dire che, inizialmente, le ideologie si basavano su presupposti "laici" per la gestione sociale; la dove per "laico" si intende un sistema politico in grado di redarre leggi a loro volta in grado di coordinare - e non "obbligare" - le varie componenti sociali all'interno della società. Purtroppo, alcune delle componenti, che per la natura stessa dello stato laico hanno avuto modo di agire liberamente, sono riuscite, con la forza e con l'inganno, a rendere, attraverso la riduzione dell'ideologia a sistemi dottrinali, la stessa un sistema chiuso; vale a dire, non più basato sul confronto ma su schemi rigidi dove gli individui, invece di essere gli attori principali dello sviluppo, non sono altro che gli strumenti.

A tutt'oggi, lo stato laico si trova a dover affrontare una serie di emergenze create da attacchi alla sua esistenza da parte di forze politico/economiche con lo scopo di delegittimarlo. Questo attacco passa attraverso:

1) la creazione di forze politiche, apparentemente democratiche, dove gli individui che vi aderiscono non sono chiamati a discutere della politica da attuare, ma devono accettare - con un atto di fede - i presupposti teorici e politici del vertice che non deve rendere loro conto del suo operato,

2) la conquista del parlamento attraverso i meccanismi "democratici" utilizzando però strutture (come la stampa che normalmente dovrebbero agire autonomamente) in grado di creare problemi anche la dove non esistono o di rendere (artificialmente) i problemi esistenti molto più gravi di quelli che sono - un esempio per tutti è la propaganda contro i clandestini, creando la convinzione errata che fossero tutti delinquenti, istillando nella gente la paura del diverso e utilizzando soldi privati pur esistendo leggi che lo vietano,

3) l'utilizzo del parlamento per promuovere e approvare leggi contrarie alla laicità dello stato con l'utilizzo, in modo indiscriminato, della fiducia qualora il risultato positivo sia in dubbio - questo dimostra due cose: a) che una maggioranza "netta" uscita dalle elezioni, non sempre risulta tale nell'approvare le leggi, b) che il programma elettorale non era condiviso da tutti.

Questo ci deve far riflettere sulla necessità di difendere la laicità dello stato anche attraverso leggi che, all'apparenza, non risultano conformi ai principi su cui si basa. Questo lo si può fare, ma in modo più incisivo di quanto fatto finora, solo con la costituzione. Proibire l'utilizzo della democrazia al solo scopo di curare i propri interessi, dovrebbe essere la base fondante di ogni stato laico; la libertà, sacrosanta in ogni società civile, quando viene usata per delegittimare se stessa, va condannata, pena la ricaduta in una società basata "sull'atto di fede", ovvero, piramidale.

Retromarcia di Berlusconi sul referendum
post pubblicato in Riflessioni, il 9 giugno 2009


Berlusconi disse il 28 Aprile:
«Il referendum dà il premio di maggioranza al partito più forte. Vi sembra che io possa votare no? Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti».
Berlusconi disse ieri 8 Giugno: 
«Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum».
Dopo l'arresto del PDL alle europee - le previsioni del superamento del 40% sono state disattese - , l'avanzata della lega e il ballottaggio in diversi comuni tra PDL e PD, il premier è costretto a rivedere la sua strategia politica in generale e in particolare il rapporto con la lega.
Il primo cambiamento di rotta avviene sul sostegno al voto del referendum, mentre ad Aprile, aveva espresso la volontà di votare si convinto di un continuo aumento dei consensi al PDL/BERLUSCONI che gli avrebbe permesso di presentarsi alle prossime politiche senza la lega qualora il si avrebbe prevalso. Ora è costretto, per avere l'appoggio della lega nei ballottaggi, a sottostare al ricatto della stessa che da sempre è sfavorevole al voto sul referendum.
Come in altri casi, la lega, che rappresenta l'8% (alle ultime politiche) dell'elettorato, è in grado di condizionare l'operato del governo attraverso il ricatto, la formula in se è molto semplice: o fate come diciamo noi, o cade il governo.
A non quadrare è l'incapacità del PDL di trovare soluzioni che coinvolgano gruppi politici più ampi attraverso un programma condiviso, o almeno, cosi sembra, in apparenza.
Da questo ne consegue che, l'Italia, paese nominalmente democratico, sta vivendo un periodo di illegalità al suo interno, derivante da quei cambiamenti, nelle istituzioni, basati su scambi di favori tra lega e Berlusconi. 
Tali scambi hanno prodotto leggi "personali" per aiutare il premier nella sua lotta alle legalità democratiche, leggi pseudofederaliste tendenti alla disgregazione del tessuto nazionale e leggi sull'immigrazione tendenti a evitare l'integrazione e convivenza tra diverse etnie culturali.
In mezzo a questo disfacimento c'è il popolo italiano che, ormai assuefatto alla propaganda fatta dalle televisioni legate alla persona del premier, trova difficile distinguere tra legalità e illegalità; a ciò va aggiunto l'insistenza del permier, e dei suoi seguaci, a demonizzare tutto ciò che è contrario, scaricando le proprie colpe sugli altri, chiunque siano, costruendosi, cosi, un'immagine di se positiva.
Dove ci porterà tutto ciò è facile prevederlo.  Quando un leader è costretto a stare al potere per meglio difendersi dalla legge, non può far altro che leggi liberticide per eliminare tutto ciò che può metterlo in pericolo.
La vittoria del si al referendum da la possibilità solo alla lista di partito di avere il premio di maggioranza, tale premio può portare il partito di maggioranza relativa alla maggioranza assoluta in parlamento e questo, visto l'andamento attuale delle preferenze - ma si può presupporre che rimangano quasi inalterate anche per i prossimi anni - dovrebbe indurre il premier a votare si, invece, a causa di una possibile perdita di voti ai ballottaggi e a una crisi di governo - che porterebbe il premier a dare le dimissioni e pertanto ad uscire dalla protezione di cui gode con la legge Alfano - è costretto a sottostare ai ricatti di un partitino, che, tra l'altro, lo si potrebbe definire locale.




  
 
Napoli, bravissima a scuola e clandestina
post pubblicato in Riflessioni, il 8 giugno 2009


Triste storia quella di Daria, giovane donna (20 anni) ucraina con tanta voglia di studiare - in ucraina ha gia perseguito il diploma - e di lavorare, ma, in base alla nuova legge scolastica, stava per perdere il diritto a dare l'esame perché non in possesso del codice fiscale che non può ottenere perché clandestina come i genitori.
Sembra che la ministra Gelmini sia intervenuta assicurando che in casi come questo non c'è bisogno di presentare il codice fiscale. 

Ma allora che razza di legge è?

Daria studia e lavora per aiutare i genitori - papa fa il saldatore, mamma le pulizie ad ore, eppure sono clandestini; ciò significa che sono costretti a lavorare in nero contro la loro volontà, e anche Daria naturalmente.
Daria parla 6 lingue e a scuola dicono che è molto brava, oltre che a impegnarsi molto.
Daria e genitori vivono nella paura di essere scoperti e di finire in carcere.
Daria non va mai a fare gite scolastiche sempre per paura di essere scoperta.
Fa una vita da carcerata, Daria, e anche i genitori.

La legge dice: lo straniero che non ha lavoro deve essere rimpatriato; bene la famiglia di daria il lavoro ce l'ha e di conseguenza anche un reddito, eppure.... non ottengono il permesso di soggiorno.
La legge dice che tutti i minori devono avere accesso all'istruzione, inclusi i figli dei clandestini, ma poi chiede documenti che i clandestini non possono avere.
La legge dice che i prof non sono obbligati a denunciare i figli dei clandestini, ma poi il ministero dell’Istruzione, per compilare l’anagrafe dello studente, rileva i dati relativi a ogni singolo candidato, compreso il codice fiscale che passerà al vaglio dell’Agenzia delle entrate  e, dal momento che uno studente non ce l'ha, risulta automaticamente clandestino.

In Italia, situazioni come quella di Daria e famiglia, probabilmente sono molte.
C'è da supporre che al governo faccia comodo avere persone oneste che lavorano sensa permesso, in questo modo sono più controllabili.
Si può anche supporre che faccia comodo ai datori di lavoro che in questo modo non pagano le tasse.
Si può altresi supporre che rimandare indietro i clandestini prima dello sbarco serva solo a regolare il flusso, non per evitare la clandestinità, ma per gestirla meglio.
I clandestini dunque, sono forza lavoro conveniente per i datori di lavoro.
Ma per lo stato? considerando che non pagano tasse, si suppone che non lo siano.
E allora perché non interviene con leggi che regolarizzano chiunque lavori? anche se clandestino?e che penalizzino quei datori di lavoro che li sfruttano senza pietà?
Dal comportamento dell'attuale governo, si può facilmente supporre che, il trattamento riservato agli stranieri, non sia basato su problemi di ordine pubblico, come ci vuol far credere, ma su presupposti di razza, o perlomeno, di apparteneza culturale, comportameto questo, che non si confà minimamente a un popolo che vuol essere civile.
Tenere sotto controllo persone attraverso il ricatto non può essere degno di un popolo civile.
Quanti, oggi, sostengono o, peggio, chiedono al governo un comportamento simile, sono da biasimare.

Le elezioni europee, purtroppo, hanno visto il partito che maggiormente a sostenuto l'attuale llegislatura in merito all'immigrazione, aumentare di parecchio l'adesione alla sua politica, questo ci dovrebbe far riflettere sul futuro che ci aspetta, considerando anche che, un po' in tutta Europa, la destra xenofoba, ha aumentato i consensi.

La storia di Daria e famiglia dovrebbe spingere chiunque abbia a cuore la democrazia e la libertà a fare molto di più sul territorio cercando di individuare e aiutare queste persone.
Certo non è facile, ci vuole volontà e competenza, e un partito che si decida a essere presente fisicamente sul territorio, ma se ci limitiamo a protestare non riusciremo mai a concludere gran che.
 


  

  

24 maggio... di gloria?
post pubblicato in Riflessioni, il 4 giugno 2009


La riflessione m'è stata ispirata dal post "24 MAGGIO ...DI GLORIA? scritto da asia1958a su Libero
http://blog.libero.it/ASIA1958A/7122307.html

Se la seconda guerra mondiale produsse l'olocausto - sterminio programmato di milioni di ebrei e altri popoli - in nome di una mai ben definita superiorità di razza e di una volontà di dominio su tutti e tutto, la prima produsse milioni di morti in nome di presunti diritti territoriali derivanti da presunte eredità dinastiche.
Ciò che determinò, nella prima guerra mondiale, secondo gli storici, l'eccidio fu l'incapacità dei comandanti - generali - di trovare nuove strategie per affrontare una guerra che, a differenza del passato, si basava, non più su battaglie campali - comunque sempre distruttive di vite umane - ma su posizioni fisse - trincee -, fino ad allora sconosciute.
Questo, beninteso, non assolve minimamente i responsabili.
Va, inoltre, ricordato che chi non rispondeva alla chiamata, veniva accusato di tradimento e perciò passato per le armi.
Parlare di eroismo, in una situazione simile, dove il non eseguire gli ordini significava morire, mi sembra alquanto fuori luogo - l'eroismo, in se, comporta l'approvazione, dell'azione, da parte di chi la compie. 
Parlerei piuttosto di martirio - martire, in generale, è colui che, non accettando di condividere idee a lui estranee e che ritiene non conformi al suo modo di vita, vi si oppone anche a costo della sua vita, nello specifico, i soldati che andavano all'attacco, sapendo di morire, non si rifiutavano perché vigliacchi, ma perché non sentivano l'azione, da una parte perdente dall'altra non conforme alle loro idee, non va dimenticato che erano in prevalenza contadini e che l'istruzione a quel tempo non era affatto diffusa, perciò non potevano, nella stragrande maggioranza, avere un sentimento nazionale.

Ma, a parte quello detto sopra, che magari potrebbero sembrare delle sottigliezze, ciò che lascia perplessi è che, in Italia, si fa un gran parlare dell'olocausto della seconda guerra mondiale - cosa importante -  e nulla o quasi si dice sulla tragedia della prima guerra mondiale che provocò la morte di milioni di innocenti allo scopo di completare il disegno di unificazione iniziato con la prima guerra d'indipendenza e voluto dalla monarchia sabauda con l'appoggio di parte dei movimenti rivoluzionari del tempo.
Si tende, oggi, a lasciar credere che l'Italia sia nata sulle ceneri del fascismo, il che ci porta a riflettere sulla natura reale della democrazia degli ultimi decenni; da una parte, il movimento partigiano composto in prevalenza da comunisti che, seguendo la logica rivoluzionaria, hanno cercato, sin dall'inizio, di dare un'impronta diversa da quella che era originariamente cioè liberale, dall'altra parte i movimenti liberali e socialdemocratici che non hanno saputo recuperare le tematiche proprie nate con i movimenti di liberazione dell'ottocento.
Questo ha creato una situazione di stallo - con continue lotte intestine al potere - che a impedito il formarsi di una coscienza nazionale unitaria creando, di fatto, una frammentazione, sia nella struttura sociale che in quella culturale, di valori invece dell'unità necessaria per il formarsi di un'entità unitaria. 
Credo che sia in questo contesto che va valutata la mancanza di informazione sulla prima guerra mondiale e che tanti martiri siano caduti in disgrazia.
AGLI UOMINI CHE CADDERO VITTIMA DELLA GUERRA, SENZA AVERNE CONDIVISO, PERCHE' INCOSCIENTI DEI MOTIVI REALI, MINIMAMENTE LA PASSIONALITÀ, VA TUTTO IL NOSTRO RISPETTO E ANDREBBERO RICORDATI COME MARTIRI DI UN REGIME, CHE GIÀ ALLORA ANTEPONEVA INTERESSI PARTICOLARI ALLA VITA UMANA.


Il premier su Roma
post pubblicato in Riflessioni, il 25 maggio 2009


Berlusconi dice:
"Fa male al cuore girare per molte città italiane come Roma, Napoli o Palermo e vedere che per scritte sui muri e lordura nelle strade sembrano più città africane che europee", ha detto il Cavaliere parlando a Radio Radio. Per poi proporre alcuni "suggerimenti"al sindaco, Gianni Alemanno, per promuovere l'immagine turistica della Capitale: "Più cura degli spazi verdi, più attenzione alla pulizia, provvedimenti per evitare i graffiti che deturpano i muri". 

Una prima considerazione che mi vien da fare è l'inserimento di Napoli nelle citta sporche, anzi, una domanda: ma Napoli, dopo le ultime elezioni, non era stata ripulita? ho visto tante belle immagini, quando il sig. B. fece le prime riunioni del governo proprio a Napoli - durante l'emergenza rifiuti - che ritraevano Napoli finalmente libera dai rifiuti, che sembravano vere, e invece...." sembrano più citta africane ".
Tutte del sud, già, africane, mentre al nord tutto "sembra lindo" al sud addirittura "africane"; come sono poi le citta africane? sinceramente non lo so, so solo che il paragone richiama alla mente certa propaganda leghista dei primi anni; che sia diventato leghista? forse si, o forse, anche questo fa parte della sua personale idea di collaborazione - far credere ai suoi sostenitori di essere pari a loro.
"Tutta colpa della sinistra".
La seconda che mi viene è l'attribuire alla sinistra i mali di roma; ma come, dopo un anno di gestione della destra e tante promesse, non sono ancora riusciti a rendere la città più vivibile? Strano, dopo tutti gli attacchi alla precedente amministrazione, uno poteva anche pensare che avessero un programma ben definito, e invece...... neanche a parlarne; d'altronde, se facessero le cose promesse, non potrebbero più farsi propaganda.
Roma già mi piace così com'è. Vedo in questi giorni una massa di turisti davvero imponente.  
mmmmmmmmm, forse che si sono messi in testa di far vedere ai turisti i misfatti della sinistra? può darsi, visto l'andamento della loro politica.
La terza considerazione è il sospetto che, più che ai romani, pensino ai turisti, e ai soldi.
A volte certa gente mi fa proprio venire i brividi, con la loro determinazione potrebbero fare cose veramente buone, invece....... non fanno altro che trastullarsi nell'idea di essere i più bravi - della classe - come banbini troppo cresciuti; ma se loro sono cosi, come sono chi li vota? che razza di gente è mai? misteri della fede.
ciaoooooooooooooooooooo anche stasera ho sparato grosso, d'altra parte cosa si può mai dire di serio con certa gente?

  

 

Cosiderazioni sulle dichiarazioni del premier
post pubblicato in Riflessioni, il 24 maggio 2009


IN MERITO AGLI ITALIANI
E se gli italiani, aggiunge, non disperderanno il loro voto sulle piccole formazioni o sulla sinistra, "il nostro gruppo parlamentare avrà la possibilità di essere determinante in Europa". Poi l'affondo: "Chi è malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra". Seguito dall'invito: "Le persone che amano la libertà e vogliono restare liberi penso votino per il Popolo della libertà".
Bene, secondo il primo ministro, io che voto PD lo farei per disperdere i voti e non perché credo possa esistere un'alternativa alla destra e alla sua politica liberticida. 
Inoltre, io sarei invidioso e odierei una simile persona; persona che non perde occasione di accusare chi è contrario al suo credo, di essere comunista - al punto da farmi pensare che non sappia nemmeno cosa sia il comunismo - pur sapendo che, in Italia, il comunismo - inteso come dittatura - non si è mai verificato e che, invece, il tentativo di destabilizzare la democrazia da parte di logge "fasciste", diverse volte. 
Invidia personale? e perché dovrei esserlo? per i suoi soldi forse? o per il potere che è riuscito, a mio avviso con l'inganno verso il popolo lavoratore, ad accumulare? no!!! signor primo ministro, io dei suoi soldi non so che farmene, dite pure che sono ipocrita, ma è cosi; ho sempre creduto, e credo tuttora, che una società giusta sia quella che da ad ognuno il necessario per vivere degnamente in uno stato di diritto, società che, al di la dei problemi - il primo dei quali è lei che con le sue MODIFICHE vorrebbe vanificare - esiste tuttora. 
Non è la sua ricchezza, ma il suo smisurato egocentrismo a rendere buona parte degli Italiani contrari alla sua politica.
Ed è proprio perché amo la libertà che voto PD e non PDL.

IN MERITO ALL'EUROPA 
All'Europa, continua Berlusconi, bisogna dare un "drizzone", sottolineando come non esista una politica europea unitaria a livello internazionale o di energia o di ambiente. Quello che serve, ribadisce, è un presidente del Consiglio europeo "che non duri in carica solo sei mesi". 
Il fatto che "il nostro gruppo parlamentare" - badate bene, non l'Italia e gli Italiani - possa essere determinante in Europa dovrà, più che con il voto degli Italiani, fare i conti con altri 26 paesi dell'unione; paesi che, spesso e volentieri, criticano il suo governo.
L'Europa è una realtà nata su base economica che sta cercando la strada per diventare anche realtà politica, e su questo non ci dovrebbero essere dubbi; perché allora il nostro premier ne parla come se lo fosse già? non è che ha messo gli occhi sull'Europa? prima il premiarato, poi la presidenza della repubblica, adesso l'europa? va bene pensare alla grande, ma qui si sta esagerando.
Ironia a parte, l'Europa ha dimostrato, dopo la seconda guerra mondiale, di voler evitare slittamenti dittatoriali, ed è per questo, io credo, che la sua unità politica si sta attuando lentamente; si vuole evitare la prevaricazione, si vuole che ogni popolo ne faccia parte alla pari e che cammini in base alle sue esigenze. 
Un passo importante - tra l'altro criticato proprio da Berlusconi - è stato l'introduzione della moneta unica. 
Ci vuole tempo, certo, ma è più sicuro per la democrazia.
Il nostro premier, invece, sembra voler accelerare i tempi proponendosi come leader, almeno cosi interpreto la sua dichiarazione, senza chiedersi, o quanto meno, valutare, la disponibiltà dei partener europei in merito.
Forse dimentica che, in Europa, ogni nazione ha i suoi metodi per gestire lo stato, e che, la loro unificazione comporta necessariamente la rinuncia, da parte di tutti, a qualcosa inerente alla loro cultura che, in merito all'immigrazione, in casi come la Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Inghilterra, ha una storia ben più lunga della nostra e perciò sono più avvezzi di noi all'integrazione.
Attualmente, il sindaco di Amsterdam è un islamico.

Com'è nelle sue abitudini, butta li la proposta - almeno cosi sembra, perché in realtà, tutto ciò che fa è studiato a tavolino - raccoglie le reazioni e poi agisce di conseguenza; pratica questa già collaudata dal governo - si veda la legge sulla sicurezza: proposta, reazioni popolari, inserimento delle ronde, reazioni politiche negative, stralcio, reinserimento e alla fine fiducia, in Europa non è cosi facile, ma il senso è questo.
D'altra parte, il termine drizzone non lascia spazio a dubbi. 

LA MIA OPINIONE SUI COSIDETTI SALDI
post pubblicato in Riflessioni, il 20 maggio 2009


Quella dei saldi tutto l'anno è una questione che si stava trascinando da tempo, ora in Trentino si è arrivati a un accordo tra le parti.
Ma, per i consumatori, è veramente un vantaggio? o è l'ennesima trovata pubblicitaria per attirare clienti all'interno dei negozi seguendo la politica, una volta dentro, qualcosa comperano?
I saldi, cosi come sono strutturati ora, significano lo svuotamento dei magazzini di quei prodotti rimasti invenduti; già in questo caso, si può ipotizzare che i prodotti venduti durante la fase "normale" siano stati venduti a un prezzo superiore al loro costo reale. Il negoziante, se vendesse il prodotto al prezzo reale, per recuperare i costi ed avere l'utile necessario, sia per vivere che per continuare l'attività, sarebbe costretto a vendere sempre allo stesso prezzo fino ad esaurimento delle scorte.
Come fa allora a vendere a un costo inferiore? la risposta è molto semplice, aumento dei prezzi; con questo sistema, durante la fase "normale" recupera tutto il necessario come detto solra, poi svende (?), per modo di dire, perché, in realtà, applica il prezzo della fase normale. 
Perciò, fare saldi significa aumentare i prezzi, farli tutto l'anno sarebbe un'ulteriore aggravo delle spese del contribuente, un modo come un altro per aumentare le tasse.


BENJAMIN NETANYAHU E LA QUESTIONE PALESTINESE
post pubblicato in diario, il 20 maggio 2009


In merito alla politica del leader israeliano di destra Benjamin Netanyahu poco incline a riconoscere lo stato palestinese come soluzione del problema medioorientale. La politica israeliana, nei confronti dei palestinesi, a spinto molti a schierarsi dalla parte palestinese in nome dei diritti dei popoli ad esistere come entità indipendente, altri, si sono schierati dalla parte degli israeliani, questi hanno la tendenza ad accusare i primi di antisemitismo, ma è vero? o è possibile essere anti israeliani senza essere anti semiti?

CREDO PROPRIO DI SI.

Essere anti-israeliani significa essere contrari allo stato d'israele - molti ebrei lo sono sin da quando si incominciò a parlarne - , invece anti-semita significa essere contrari al popolo di israele, di conseguenza anche alla sua cultura socio/religiosa - anti-semita era la chiesa in passato e l'olocausto si basò sull'anti-semitismo.
Sono due cose completamente diverse, gli ebrei come popolo va rispettato come tutti gli altri popoli, come stato, dipende dalla sua politica, che, da quando è nato, con la scusa di difendere i confini, a sempre praticato una politica di aggressione nei confronti dei paesi vicini.
Inoltre, la sua nascita, ha comportato l'occupazione di territori occupati dai palestinesi.
Sperare che, il problema palestinese, si risolva pacificamente è lecito, che ciò avvenga veramente è impossibile.
Israele è stato creato appositamente per destabilizzare il mondo arabo, l'unica soluzione è il totale allineamento degli arabi alla politica occidentale. 

Da quando è stato creato è iniziata la guerra tra Israele e il mondo arabo, e, in occidente, tutte le volte, non si fa altro che parlare di responsabilità, chi sostenendo gli uni chi gli altri,nessuno però riesce o non vuole risalire alle origini delle ostilità. 

PERCHE PROPRIO LI?

Mi riferisco all’insediamento dello stato moderno d’Israele in una zona completamente islamizzata, a parte qualche comunità di cristiani e di ebrei che da secoli ci vivevano, anche se controllata dagli inglesi e mi chiedo, come mai un popolo, che da circa duemila anni vive sparso per il mondo, tutto d’un tratto si è insediato proprio nel bel mezzo del mondo islamico? quali motivazioni reali ci possono essere in una azione del genere dal momento che il mondo islamico non l’ha mai accettato e da allora la guerra non e mai cessata?
Prendere a giustificazione il fatto che il territorio in questione corrisponde alla terra di caanan del vecchio testamento e perciò terra dei patriarchi mi sembra molto forzato, duemila anni sono tantissimi per la storia umana e in quei territori di popoli ne sono passati tanti, sarebbe come pretendere che i Galli tornassero nel nord Italia perché ci vivevano al tempo dei romani o che l’Austria pretendesse di tornare a comandare in Lombardia e triveneto o che Venezia pretendesse di ricostituire la repubblica annettendo i territori a suo tempo annessi ecc., insomma, gli ebrei anno si tutti i diritti di esistere come stato, ma non quello di pretendere di vivere su un territorio che, storicamente (dal 6° secolo), non gli appartiene più, e che, per giunta, crea non pochi problemi alla comunità internazionale. 
Neppure problemi di controllo del territorio legati a possibili materie prime ( petrolio ) poiché di petrolio non ce nè sul territorio o problemi legati a una certa volontà di dominio (sarebbe/è più comodo gestire il potere nell’anonimato ) possono essere valide giustificazione. Rimane, come possibilità reale, la politica occidentale, che nel tentativo ultimo, dopo l’indipendenza dei popoli nord africani e medio orientali, di controllare quei territori, creano un “momento di instabilità” per tenere divisi tali popoli e cosi gestire al meglio i propri interessi economici (gestione del petrolio ). tutto ciò sulla pelle delle popolazioni civili che di guerre, sante o no , non ne vogliono sapere.

 
CONTRORIVOLUZIONE
post pubblicato in Riflessioni, il 20 maggio 2009


Di solito la politica del sig. brunetta viene definita rivoluzione nel settore pubblico.
Non credo proprio, la sua, caso mai, è contro rivoluzione, il suo modo di intendere la lotta ai "furbi" richiama un antico modo di affrontare i problemi, dare 5 anni di carcere ai "fannulloni" - chi poi decide quando una persona è fannullone? - implica un sistema basato sul terrore; certo, cosi facendo - tagliando la testa al toro, come dice un adagio popolare - si risolvono tutti i problemi, qualsiasi sbaglio fai finisci in galera.
Naturalmente, certe categorie, tra cui i politici che disertano il parlamento - perché hanno altri interessi da curare - non verranno toccate, anzi, magari applicheranno il "nodo Alfano" anche a loro.
Attenti Italiani, se continua cosi - oggi il pubblico, domani... tutti - ci ritroveremo a fare i conti con una dittatura, magari parlamentare, che ci impedirà anche di respirare.
Ricordo ancora i vecchi del paese, che di fronte al continuo aumento dei prezzi, dicevano che ci avrebbero fato pagare anche l'aria.
Bene, penso proprio che abbiano avuto ragione, solo che alla loro paura si è aggiunto anche quella di passare per criminali per azioni che al massimo dovrebbero comportare il licenziamento.

Certo, emettere certificati medici falsi è truffa nei confronti dell'ente pubblico, ma ad emetterli sono i medici, i pazienti possono essere consenzienti o meno, il certificato in se non può essere la prova del loro coinvolgimento, l'unico ad essere perseguibile dunque è il medico, ma di questo non si parla.



RICHIESTA DI DIRITTO D'ASILO NEI LUOGHI D'ORIGINE
post pubblicato in Riflessioni, il 19 maggio 2009


Secondo il presidente del Consiglio i centri di identificazione (Cie) come quello di Lampedusa, «assomigliano molto a campi di concentramento ed è meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto di asilo». 
Certo che, quanto afferma il premier, sarebbe la soluzione ideale- SE NON SI CONSIDERA CHE L'EMIGRAZIONE NON È FRUTTO SOLO DI PERSECUZIONE MA ANCHE DI IMPOSSIBILITÀ DI VITA . C'è però da chiedersi: chi sarà addetto all'esame delle domande? dovrebbe sicuramente essere un'istituzione dell'ONU, che però deve sicuramente avere l'avvallo dei governi locali - o mi sbaglio? - , che a loro volta vorranno controllare il lavoro dell'ONU per essere sicuri che non escano persone che potrebbero conpromettere all'estero la loro politica, il che ci porta ad un'altra domanda, e cioè, con quale criterio il governo giudicherà chi è idoneo ad uscire? 
Oltre a ciò, c'è la possibilità che i richiedenti vengano riuniti in determinate strutture, tipo Cie, per agevolare lo svolgersi delle pratiche di espatrio, luoghi che sicuramente verranno controllati dalle forze dell'ordine locali, con quali mezzi e come saranno le strutture lo decideranno loro.
Certo, al primo ministro italiano non gliene importa più di tanto a chi vada la gestione, l'importante è che il flusso sia regolato in modo che arrivino solo persone capaci di assoggettarsi. 
In fondo non è colpa nostra , SE NON SI CONSIDERA LO SFRUTTAMENTO TERRITORIALE DI QUEI PAESI E LA VENDITA DI ARMI, se non sanno vivere civilmente, secondo i nostri parametri.
Certo che la genialità del nostro premier nel divincolarsi delle colpe è superba.



DOPPIETTE SELVAGGE
post pubblicato in ALTRO, il 19 maggio 2009


Tornano in parlamento le proposte della lega sulla liberalizzazione della caccia: sparare in pieno agosto mentre le campagne sono popolate da chi cerca un po' di tranquillità. Mettere un fucile in mano a un ragazzino di 16 anni a cui non si affida una macchina. Cacciare dopo il tramonto e sulla neve. Creare migrazioni di doppiette che attraversano l'Italia per concentrarsi nelle regioni in cui è disponibile la preda più interessante, facendo saltare il rapporto tra cacciatore e territorio. Liberalizzare l'uso delle civette da appendere a testa in giù (gli zimbelli) in modo che la loro disperazione attiri altri uccelli da abbattere. E se poi qualche cacciatore riesce a mettersi fuori regola violando le poche norme rimaste, niente paura: pene più leggere per tutti. Ora manca solo il timbro del Parlamento.  
C'è da auspicarsi che tale legge venga bocciata all'unanimità dal parlamento Italiano, anche buona parte della maggioranza è contraria, perché sarebbe un ennesimo comportamento che, oltre a porci fuori dalle direttive europee - come nel caso dell'immigrazone - in materia, andrebbe a vanificare tutte le conquiste sul rispetto delle specie animali e della natura in genere ragiunte in anni di dibattito, basato sul confronto tra, i cacciatori da una parte e le diverse organizzazioni ambientaliste dall'altra, dibattito mediato dai governi che si sono trovati in carica nel corso del dibattito.
Già, di per se, non essendo più necessaria alla sopravvivenza, la caccia viene praticata come mero divertimento per soddisfare certe tendenze perverse presenti in individui che, a mio avviso, non riescono a comprendere la differenza tra il necessario e il superfluo e ciò li porta a comportamenti asociali; la nuova legge andrebbe a legittimare tali comportamenti.
Inoltre, dare la possibilità a minorenni di usare un'arma - se non vado errato, i minorenni non possono avere il porto d'armi - significa abituarli ad usarle e, quel che è peggio, allo spregio della vita in generale; si vanificherebbe cosi il lavoro di educazione civile fatto nelle scuole - sempre che si faccia ancora.
Io, personalmente, sono contrario all'attività venatoria anche quando serve a evitare il sovraffollamento di una specie in un determinato territorio; credo che gli animali sono sempre sopravvissuti, anche quando non c'era l'uomo, perciò, se lasciati a se stessi, sicuramente troverebbero il modo di riequlibrare le proporzioni.
Qualcuno può obiettare che molti morirebbero, certo, obietto io, però in modo naturale e non assassinati.
Comunque sia, se la legge passasse, spero che le province e regioni, visto che con il federalismo hanno la possibilità di gestire il territorio, proibiscano gli eccessi della legge.
 
  
INTEGRAZIONE O CONVIVENZA 2° parte
post pubblicato in Riflessioni, il 18 maggio 2009


Da sempre i popoli, nei loro spostamenti, vengono a contatto con altre culture, e non sempre questi contatti sono positivi; quasi sempre l'ospitato deve "integrarsi" cioè modificare il suo modo di essere, e ciò comporta sempre problemi interni al paese ospite.
Succede, a volte, che il popolo ospitante, invece di obbligare l'ospite a integrarsi, cerchi di convivere nel rispetto reciproco, generando cosi un meccanismo di modifica pacifica delle abitudini e credenze culturali degli uni e degli altri.
A parole sembra molto facile, in realtà è molto difficile.
In primo luogo, la popolazione autoctona, deve sviluppare una capacità di accoglienza - non più basata su presupposti economico/culturali, che la porta a resistere  "all'invasione" per paura,  perché convinta di essere soggetta ad una culturizzazione coatta - basata su analisi socio/geografiche che gli permete di conoscere la vera natura dell'emigrazione moderna; conoscenza che deve andare oltre la mera geografia terrestre,
includendo anche tutto ciò che riguarda lo sviluppo politico/economico di quei paesi in rapporto alla politica internazionale dei paesi destinati ad accoglerli.
Se in Italia, dopo l'unità, è stata possibile la convivenza tra diversi stili di vita - nord,centro e sud - è grazie alla conoscenza, che ognuno di noi ha aquisito attraverso la scuola, è tale conoscenza che ci a permesso di non entrare in conflitto "razziale" tra le diverse conponenti - non discuto dell'ostilità della lega contro l'immigrato del sud perché ritengo sia stato solamente una sorta di lancio nel mondo politico.
In secondo luogo, deve imparare a non lasciarsi fuorviare da quanti, per ragioni di interesse economico, cercano di tenere separati i gruppi umani; questi individui e gruppi hanno tutto l'interesse a creare divergenze tra le popolazioni perché, solo cosi, possono avere maggiori possibilità di sfruttamento dei territori; questo sfruttamento, che ora è, in massima parte, rivolto verso i paesi del sud, può, in futuro, essere rivolto verso il nord, cioè i paesi che oggi usufruiscono dei vantaggi dello sfruttamento, qualora tali gruppi lo ritengano necessario ai loro interessi.

Questo, ci porta a riflettere sull'opportunità di avere strumenti adatti alla conoscenza del mondo umano; strumenti necessari qualora si voglia creare una società basata sul reciproco scambio, non solo di natura economica, ma anche culturale per permetterci di individuare le problematiche che scaturiscono dall'incontro di diverse culture.
Tali strumenti possono essere individuati nella scuola, la dove essa ha la possibilità di insegnare,attraverso programi mirati, oltre alle materie tradizionali, materie come la geopolitica, per cercare di capire, a priori, con chi si a a che fare, facilitando la convivenza.
Imparare a trattare con i diversi - che poi non sono più cosi diversi se li si conosce anche solo indirettamente - prima ancora di conoscerli direttamente ci aiuterà ad evitare lo scontro di civiltà che nasce necessariamente dall'ignoranza.
Dunque, visto il fallimento dell'integrazione, accogliere il diverso cercando di conviverci dovrebbe essere il motto di una società moderna e laica.




politica dell'immigrazione
post pubblicato in diario, il 15 maggio 2009


Purtroppo esistono frontiere che non si vedono, l’incapacità degli individui e dei popoli di confrontarsi pacificamente è sinonimo di incapacità ad aprirsi agli altri.

Sicuramente, da questo punto di vista, rifiutare il diverso - dopo averlo messo nelle condizioni di rivolgersi a noi - è la cosa più reale che si possa fare.

Le diverse culture esistenti ci impongono la difesa dei nostri valori da persone portatrici di altri valori, di altri modi di intendere e interpretare il mondo, ciò comporta la necessità di una chiusura - a volte inconscia - della mente umana a esperienze diverse che, di per se, potrebbero migliorare la vita di tutti.

Ogni disagio umano, sia esso personale o di gruppo, nasce proprio da questo.

Creare delle barriere è un comportamento connaturato nello sviluppo dell’uomo sin da quando incominciò la sua avventura come essere intelligente; difendere il proprio diritto ad esistere in un dato modo, senza dover rendere conto del proprio operare ad altri, diventa essenziale per la sopravvivenza sia dei singoli che dei gruppi o nazioni.

E’ grazie a questo comportamento, che l’uomo si diversifica in svariate culture sparse su tutto il pianeta.

Di per se, questo comportamento non dovrebbe portare ad attriti tra i vari gruppi, se non fosse che, la necessità di sopravvivere, obbliga i gruppi umani a spostarsi in continuazione alla ricerca del posto più adatto per vivere, ma non sempre lo trova libero, incontra invece altri gruppi stanziati li prima di loro con una diversa cultura, e poco inclini a spartire il territorio con altri portatori di modi di vita diversi.
Questo meccanismo è andato accentuandosi nel corso dei secoli spostandosi anche all’interno dello stesso gruppo; mano a mano che la cultura all’interno del gruppo aumentava, si diversificavano sempre più le opinioni su di uno stesso problema, causando divisioni che col tempo divennero incolmabili causando migrazioni.

Perciò, ad un certo punto della sua storia, l’uomo è stato costretto a creare frontiere fisiche per la difesa del territorio; questo però, non a fermato la sua necessità di spostarsi alla ricerca, non più di territori in cui vivere, ma di prodotti che altri popoli, avendo a disposizione materie prime adatte, potevano produrre, e successivamente, per appropriarsi delle stesse.

Tutto questo processo è avvenuto senza che l’uomo si preoccupasse di sviluppare un sistema economico basato su rapporti paritari tra i vari gruppi, ma semplicemente occupando abusimamente i territori e rapinando i popoli autoctoni.
Purtroppo, ancora oggi, siamo di fronte a situazioni dove il più forte spadroneggia in territori non suoi al solo scopo di rapina.

Avviene però ad un livello piu complesso rispetto al passato, dopo le due guerre mondiali, che causarono milioni di morti, furono necessari accordi che tutelassero i diritti di tutti i popoli a vivere in pace e a commerciare i propri prodotti con contratti paritari; ma anche questo non bastò ad impedire aggressioni, dettate unicamente, dalla volontà del più forte di trarre il maggior guadagno dal commercio.

POLITICA MODERNA SULL’IMMIGRAZIONE

E’ in questo contesto che va inserito il problema della migrazione delle popolazioni che vivono nei paesi poveri; questi paesi, dopo lo sfruttamento subito durante la colonizzazione - che, peraltro, ha contribuito anche a distruggere le loro culture originarie impedendo loro di sviluppare un sistema politico derivante dalla loro cultura - hanno continuato ad essere sfruttati - in primo luogo per il petrolio, ma anche per i loro territori, obbligamdoli a culture e allevamenti intensivi di bestiame su territori non idonei rendendoli improduttivi, causando con ciò il progressivo impoverimento della popolazione.

Inoltre, per poter meglio gestire lo sfruttamento senza essere direttamente coinvolti, i colonizzatori hanno posto alla guida dei paesi personaggi da loro stessi finanziati, fornendo loro armi e materiali che nulla hanno a che fare con lo sviluppo di un paese.

Ogni tentativo di affrancarsi dalla povertà viene soppresso, ufficialmente dai governi locali, ma in relatà dai colonizzatori che hanno tutto l’interesse a impedire che questi paesi escano dal loro stato di povertà.

Inoltre, non va dimenticato che l’occidente "pacifico", continua a produrre armi necessarie a un’eventuale difesa da eventuali attacchi esterni che però, non verificandosi, rende problematico lo smaltimento delle stesse - parte di esse sono acquistate all’interno per ammodernare il deposito, l’eccedenza può trovare sbocco solo verso i paesi da esso controllati - dato il sistema economico basato sulla teoria del "produrre per consumare, consumare per produrre" la produzione non può essere sospesa - anche per evitare problemi interni con le organizzazioni sindacali - quando il mercato è saturo, il risultato è una produzione continua che porta inevitabilmente alla creazione di situazioni critiche dove poter consumare il prodotto, guerre tra paesi poveri e guerre intestine.
Attualmente, l’occidente è la prima causa dei disagi del terzo - quarto mondo.
La resistenza che oppone, sia all’immigrazione sia all’integrazione e convivenza pacifica al suo interno tra popolazioni esterne e autoctene, deriva dalla paura che le popolazioni, venendo a contatto, acquisiscano la conoscenza necessaria per una critica verso il sistema, conoscenza non più basata su presupposti ideologici ma sul superamento dei pregiudizi razziali.



 


SUL REFERENDUM
post pubblicato in diario, il 12 maggio 2009


Franceschi, intervistato da Goffredo de Marchis, dice:La domanda alla quale gli italiani devono rispondere il 21 giugno è la seguente: volete abrogare la legge porcata, quella che sottrae agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento? Togliendo di mezzo la politologia, chi ha contrastato con durezza quella norma non può che rispondere Sì. Poi ci saranno 4 anni, qualunque sia l'esito referendario, per fare una buona legge elettorale".

Siamo sicuri che ci saranno quattro anni per modificare la legge elettorale? da quanto si va dicendo, la legge che ne usirà dopo il referendum prevede un premio di maggioranza del 25% al partito che avrà la maggioranza relativa, il che significa che quel partito, qualora ottenesse il 30% dei voti, risulterà in netta maggioranza nel parlamento, avrà cosi la possibilità di governare da solo; sempre a quanto si dice, la nuova regola entrerà in vigore subito dopo il referendum.

Dice ancora:"Chi crede, o finge di credere, alla presunta minaccia di Berlusconi, sciolgo le Camere e riporto il Paese alle urne, dovrebbe riflettere su un dato molto semplice: non c'è bisogno di alcun referendum per dare seguito a questo progetto. Il Cavaliere può cavalcarlo anche con la legge attuale: va da solo e se arriva primo si prende la maggioranza dei seggi.  

No, franceschini, se lo facesse oggi, avrebbe si il premio di maggioranza, ma se il partito si presenta all'interno di una coalizione, il che non è la stessa cosa; a meno che non si creda ai sondaggi che lo danno sopra il 50,1%, però, in questo caso, sarebbe un grosso rischio per il P.D.L. correre da solo, perché, se non raggiungesse il 50,1%, pur essendo il partito di maggioranza relativa, non potrebbe comunque governare da solo, pertanto, sarà costretto a chiedere di essere sostenuto da altri partiti.
Facendolo dopo la vittoria del si, allora potrà presentarsi da solo e gli basterà il 30% e come partito di maggioranza relativa, ottenere quel 25% che gli permetterà di governare da solo.

Il problema sta proprio nella proposta referendaria, che, invece di limitarsi all'abrogazione di una legge, va anche a modificarla; solo se fosse stato abrogativo, si dovrebbe sostenere il si, poiché la legge attuale cadrebbe e si renderebbe necessario farne una nuova. 

Credo che se dovesse vincere il si la faccenda sarebbe molto più seria di quanto si crede, la legge che ne uscirebbe entrerebbe in vigore immediatamente, dando modo al governo, qualora lo volesse, di dare le dimissioni e indire nuove elezioni, cosa che sicuramente farà convinti, a ragione, di vincere.
Da li a instaurare un regime a senso unico il passo è breve e a nulla servirà l'opposizione in parlamento perché avranno la maggioranza assoluta.
PER BERLUSCONI NESSUNO SCANDALO SUL RESPINGIMENTO, RISPETTATI GLI ACCORDI INTERNAZIONALI
post pubblicato in diario, il 10 maggio 2009


Secondo il premier, nessun accordo internazionale è stato violato e l'Italia non è un paese multietnico.

Al proposito vorrei fare due considerazioni:

1) Affrontare il problema al solo rispetto degli accordi internazionali e non, come sarebbe più giusto, da un punto di vista umanitario, significa chiudere gli occhi di fronte alle emergenze che tante popolazioni stanno affrontando.

Eppure, tanti Italiani, attraverso organizzazioni ONG senza scopi di lucro, religiose e laiche, si stanno adoperando per aiutare proprio quelle popolazioni a risolvere i loro problemi; problemi che derivano:

a) da un cambiamento climatico che a messo in ginocchio la loro economia,

b) da regimi dittatoriali,

c) da guerre intestine tra fazioni in potta per il potere,

d) da guerre con paesi vicini.

Tutti problemi a loro volta derivanti dalla politica internazionale dell'occidente di sfruttamento di quei territori sia a scopi territoriali sia a scopi economici; territoriali perché per sostenere lo sfruttamento si finanziano governi dittatoriali, economici per poter sfruttare le risorse naturali di quei paesi am anche per poter vendere ai governi la produzione eccedente di armi prodotte dall'occidente.

E' chiaro a tutti che le organizzazioni ONG, da sole, non riusciranno mai a risolvere detti problemi in mancanza di una politica internazionale di aiuti, non solo concreti, come: finanziamenti, viveri, medicinali, ma anche di natura politico/economica: attraverso contratti di sfruttamento dei territori equi e paritari, senza interventi di tipo militare come succede oggi a sostenimento di governi dittatoriali al solo scopo di difendere i propri interessi.

Perciò l'affermazione di Berlusconi è completamente fuori luogo, l'Italia, essendo direttamente coinvolta, ha il dovere di aiutare le popolazioni in difficoltà, sia intervenendo con aiuti concreti sia accettando gli individui di quei popoli che decidono di rifarsi una vita altrove.

Sul piano umanitario, rimandarli indietro senza conoscerne la provenienza è sicuramente un delitto poiché verrebbero a trovarsi di nuovo in balia di coloro che li hanno spinti a emigrare e che sono dei criminali senza scrupoli, nel caso specifico, le testimonianze raccolte, indicano anche la natura violenta delle autorità libiche che no disdegnano l'uso della violenza nei loro confronti, e sembra addirittura che siano complici dei trafficanti.

2) Considerando la storia Italiana, con tutte le sue diversità culturali e politiche nate dalla divisione in territori separati e controllati da diversi stati con basi politiche e culturala diversi tra loro, non si può certo dire che, già alla sua unità, fosse un paese culturalmente unito, da ciò si può dire che l'Italia è da sempre un paese multietnico.

D'altra parte, la lega ne ha sempre fatto la sua bandiera.
Misure contro l'influenza suina
post pubblicato in Riflessioni, il 30 aprile 2009


FAZIO CONSIGLIA LA QUARANTENA PER CHI TORNA DAL MESSICO 
In Italia invece «la situazione è sotto controllo»: viene ribadito in una relazione dei ministri Sacconi e Matteoli, dove si sottolinea che l'Italia si adeguerà alle iniziative europee. Tuttavia, come misura precauzionale, i cittadini che rientrano dal Messico sono «invitati a rimanere a casa per sette giorni a partire dalla data di rientro in Italia». Lo si legge in un comunicato diffuso dal sottosegretario alla salute, Ferruccio Fazio, a margine della riunione straordinaria Ue sull'influenza suina a Lussemburgo.

Può anche darsi che in Italia la situazione sia sotto controllo. come dicono Sacconi e Matteoli, però, considerando che si sono riscontrati casi anche in Svizzera, mi sembra il caso di prendere precauzione un po' più serie che un semplice consiglio.
Inoltre, essendo un virus trasmissibile per via aerea, chiunque, rientrando in Italia dal messico, sicuramente verrà a contatto con altre persone, all'aereoporto di sicuro, a casa con moglie e figli o genitori, perciò, non sarebbe opportuno, già in questa fase iniziale, evitare tali contatti? non sarebbe più opportuno fare controlli immediati appena scesi dall'aereo? e non solo a chi rientra dal Messico, ma a quanti si sono trovati sullo stesso aereo provenienti da altre zone?
Se l'OMS dice che il pericolo di una pandemia è reale, significa che la diffuzione del virus è reale a tutti i livelli, una politica seria bloccherebbe i voli da e per il messico, almeno finchè la situazione non viene messa sotto controllo, o almeno fino a quando non è pronto l'antivirus.
Evitare allarmismo è sicuramente giusto, ma non deve aumentare il rischio; comunque prendere decisioni atte ad impedirne lamdiffusione non mi sembra affatto allarmismo, anzi.. farebbe sentire tutti un po' più sicuri.
Vien quasi da pensare che dietro  aquesto comportamento ci sia l'impossibilità, per mancanza di organizzazione, di affrontarlo.
Vedremo cosa ci riservarà il prossimo futuro.



Libertà e difesa
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2009


In ogni democrazia che si rispetti, la libertà di espressone è un fattore determinante per misurare la validità, nella pratica, della democrazia stessa; ciò implica anche la possibilità che, componenti sociali e politiche avverse alla democrazia, abbiano la possibilità di eprimersi. Questo si può considerare un grosso difetto della democrazia, difetto a cui, fino ad oggi, nessuno ha saputo porre rimedio.
Come è possibile che un sistema sociale crei, da se, la forza che potrà porre fine alla sua esistenza? Eppure, se guardiamo la storia umana, è evidente il suo ripetersi costante; sin dall'antichità, ad esempio, nella grecia antica, l'organismo democratico aveva la facoltà di eleggere il "tiranno" ovvero una figura che prendeva in se tutti i poteri dello stato per meglio far fronte a particolari emergenze, la legislazione prevedeva che, finita l'emergenza, il tiranno si facesse da parte e si reinstaurasse la democrazia, ma non sempre ciò avveniva. 
http://it.wikipedia.org/wiki/Tirannide#La_nascita_della_tirannide
Questo modo di fare ha comportato la nascita della figura politica del "dittatore" che può raggiungere il potere anche con il consenso del popolo e che non necessariamente è negativa.
Ma questo poco a a che fare con le moderne dittature nate esclusimamente per la difesa di interessi particolari e non per la difesa della democrazia da attacchi esterni e interni. Oggi, come nel secolo scorso, la dittatura è un mezzo usato da un singolo individuo per appropriarsi del potere con l'esclusivo scopo di creare un sistema sociale che rifletta la sua immagine, creare cioè un mondo a sua immagine e somiglianza.
E' in questo quadro che, a mio avviso, va analizzato il problema degli attacchi alla democrazia da qualunque parte essi vengano, poiché tali attacchi mirano a demolire il quadro istituzionale democratico.
Se da una partre è lecito reagire in modi anche duri e decisi per porre un freno agli attacchi, d'altra parte non bisogna dimenticare che travalicare i principi stessi della democrazia può comportare comunque la sua stessa fine.
I movimenti di destra che inneggiano al passato nazista e che lo vorrebbero ripristinare non sono più dittatori di quelli di sinistra che, richiamandosi al passato del socialismo reale vorrebbero ripristinarlo, il tutto in nome di una migliore società.
Di per se, questi movimenti, pur essendo offensivi nei confronti di chi crede nelle libertà individuali, non rappresentano un reale pericolo immediato per la democrazia, il pericolo maggiore viene dal suo interno, da coloro che, sostenendo la necessità di un miglioramento della costituzione a fini benefici, stanno di fatto, con le modifiche, affossandola.
E' nei confronti di queste forze che le istituzioni dovrebbero reagire in modo fermo e deciso.
Purtroppo queste forze sono al governo e con una maggioranza che forse non si era mai verificata prima in Italia; oltre a ciò, l'opposizione, che dovrebbe essere l'unico punto di riferimento per noi, non riesce a trovare un punto di accordo per porre un freno allo sciempio che si sta perpetrando nei confronti della costituzone.
Che fare allora? aspettare che in Italia si instauri di nuovo la dittatura o reagire in ogni modo possibile insistendo nel denunciare e facendo sentire la voce di quanti vorrebbero continuare a vovere in un mondo libero anche se pieno di problemi?
  
  
G8 a L'Aquila
post pubblicato in Riflessioni, il 24 aprile 2009


Stamattina all'alba il cielo azzurro, limpido, quasi trasparente, come si può vedere solo di primavera, lasciava sperare in una giornata all'insegna del buor umore; poi, si sa, spinti dalla voglia di uscire a fare due passi, si finisce al bar, si legge il giornale e ....., tutto ritorna nelle solite dimensioni umane, quasi che l'informazione "beninteso, non i giornali e i giornalisti" abbia il potere di relegare, noi poveri mortali, ad una condizione di costante pressione.
La notizia che più mi ha colpito e fatto riflettere riguarda lo spostamento del G8 da La Maddalena a L'Aquila, notizia che lascia molta amarezza in bocca; perché spostare un evento importante come il G8 in un luogo di dolore, peraltro ancora molto vivo in coloro che l'hanno subito? in che misura si pensa di coordinare l'organizzazione dei lavori con l'oganizzazione dell'incontro? non sarebbe meglio, in casi simili, evitare il sovrapporsi di eventi che possono in qualche modo intralciare i soccorsi?
Sembra che la decisione sia stata presa senza nessun preavviso, nata più che altro da esigenze puramente politiche, basti pensare che le giustificazioni date dal premier riguardanoil risparmio sic. e la convinzione che i no global non avranno il coraggio di presentarsi a constestare, convinzione per altro già smentita dai no global.
Per la parte economica, non si riesce bene a capire dove si prenderanno i soldi, il premier ha affermato che non ci saranno tasse per la ricostruzione, allora dove? semplice, spostandoli; i soldi destinati a La Maddalena andranno in abruzzo cosi come i finanziamenti alle forze dell'ordine.
I no global, invece, rappresentano, da una parte la volontà di presentare un'Italia che non esiste o esiste solo nelle intenzioni, d'altra parte il rifiuto del premier, da sempre praticato, di avere un contraddittorio che potrebbe metterlo in serio imbarazzo con i partner.
Che dire d'altro, in fondo questa è una riflessione fatta da un individuo mortale che nulla a da spartire con l'attuale classe politica anzi....
Intanto il cielo è sempre più limpido, anche se si sono presentate nubi nere che, almeno per ora, si limitano a osservare il nostro operato, chissa, magari prima di sera ci comunicheranno qualcosa di nuovo.
 

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 24/4/2009 alle 11:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
25 aprile e il diritto di partecipazione
post pubblicato in Riflessioni, il 23 aprile 2009


Leggendo i giornali di questi giorni m'è venuto da pensare che il 25 aprile stia ormai perdendo il suo significato originale.
Il fatto che tutti se ne vogliano appropriare, inclusi coloro che da sempre sostengono idee contrarie ai principi emersi da quei fatti, non sta certo a indicare che l'evento sia, finalmente, recipito da tutta la popolazione come evento fondante della nostra democrazia anzi... sicuramente è vero il contrario.
Quando i vari Berlusconi, La Russa, ecc. dicono che non è giusto che sia solo una parte dei cittadini a parteciparvi, come secondo loro è sempre successo, lo fanno pur sapendo che la verità è un'altra; i comitati sorti negli anni hanno sempre aperto le porte a quanti si identificavano nell'antifascismo, se poi alcune formazioni politiche e certi individui non hanno mai voluto parteciparvi, significa solo che non vi si sono mai identificati.
C'è da chiedersi allora: perché solo ora hanno la pretesa di indicare la ricorrenza come patrimonio di tutti, inclusi i fascisti, il che è una forte contraddizione? 
La risposta può essere semplice: l'interesse oggi è unicamente politico, come dice giustamente Di Pietro, a questa gente dell'antifascismo non gliene frega niente, però, essendo un buon palcoscenico, val la pena di sfruttarlo ottenendo cosi due "piccioni con una fava" come dice il vecchio proverbio, da una parte danno visibilità alla loro immagine di persone interessate ai valori, dall'altra snaturano proprio quei valori,
 

25 Aprile e la partecipazione di Berlusconi
post pubblicato in diario, il 22 aprile 2009


Purtroppo, con l'avvicinarsi della ricorrenza, la destra con a capo il 1° ministro, invece di contribuire ad una seria riflessione sul significato primo del 25 Aprile, prendendo spunto proprio da esso, continua la sua politica di diffamazione della democrazia, nascondendosi dietro presunti diritti di legalità di quelle forze che contribuirono all'occupazione nazista dopo l'armistizio; il 1° ministro, affermando che parteciperà perché "di questa festa non se ne appropri soltanto la sinistra", vuol dimostrare che il 25 non deve più essere considerato come ricorrenza specifica di quell'evento storico che portò alla liberazione dalla dittatura e all'affermazione dei diritti su cui si basa la carta costituzionale, ma deve essere inteso come momento di ricordo "eroico" dei caduti della guerra civile inclusi i repubblichini che combatterono contro i partigiani a fianco dei nazisti. 
Anche La Russa si pone sullo stesso piano quando afferma che "i partigiani rossi meritano rispetto ma non possono essere celebrati come portatori di libertà" dimenticando che i "rossi" furono parte integrante del movimento a cui parteciparono, oltre ai "rossi", sia i cattolici che i liberali e che ci fu una sintonia, se non di idee politiche, di ideali che portarono alla stesura concordata della costituzione.
Inoltre, questi signori, con le loro affermazione che la costituzione fu decisa in sintonia con il regime russo e che la "prima repubblica" è stata un regime comunista, oltre a dimenticare che fu proprio
Togliatti, qualche decennio prima di Fini, ad allontanarsi dal socialismo reale instaurato da Stalin, e a iniziare una revisione storica delle idee comuniste e che in base a questa revizione nacque "la via italiana al socialismo", intesa come percorso democratico per una società più umana, dimenticano anche i vari tentativi di riportare il fascismo in Italia da parte di alcuni esponenti della D.C. vedi legge truffa http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_truffa del 1953, e che solo grazie a una forte opposizione, politica e popolare, si riusci a evitarla.
E' vero che Fini ha fatto e sta facendo una revisione del movimento fascista in Italia, però è altrettanto vero che molti esponenti di A.N. e F.I., ora riuniti nel P:D:L: sono tuttora legati a tematiche decisamente illiberali; a partire dalla legge sulla sicurezza, dalla loro determinazine, assieme alla lega, di negare ogni diritto ai migranti e vedere in essi tutto il male d'Italia, alla legge sulla sicurezza sul lavoro, ecc..
Tutto ciò implica la determinazione di appropriarsi di ricorrenze, non perché convinti della loro validità, ma per snaturarne i valori; valori che, essendo conttrari al loro costume ideologico, mettono costantemente sotto accusa il loro tentativo di stravolgere la costituzione. 
Credo che l'invito di Franceschini al premier non sia da considerare un cedimento, ma un ulteriore tentativo di richiamo ai valori della resistenza per tutti gli Italiani e in particolar modo per chi li rappresenta.
Naturalmente il tentativo è, sin da ora, da ritenere fallito, poiché il 1° ministro ha già deciso che parteciperà si alla ricorrenza ma nel modo che gli è più congeniale, cioè sciegliendo un "palcoscenico" che possa proiettarlo sulla scena senza nessun contraddittorio diretto; il "palcoscenico" è l'Abruzzo. Considerando le sue dichiarazioni in merito alla presenza dei politici sulla scena del terremoto, è lecito pensare che, per l'ennesima volta, il premier intende sfruttare le disgrazie altrui e, in questo caso, anche la ricorrenza, per porre la sua immagine in primo piano.  


Abruzzo, lo sciacallaggio mediatico del Cavaliere
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2009


Sotto trovate il link di un articolo scritto da padre Raffaele Garofalo su MicroMega, un'analisi dell'operato del governo sulla tragedia Abrusseze che per me non ha bisogno di commenti.
buona lettura 

http://temi.repubblica.it/micromega-online/abruzzo-lo-sciacallaggio-mediatico-del-cavaliere/
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