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Lo sport e la violenza
post pubblicato in POLITICA, il 22 febbraio 2015


Grande scalpore  e sdegno sta facendo la vicenda dei tifosi del Feyenoord che, a Roma, hanno tenuto sotto pressione le forze dell’ordine in occasione della partita contro la Roma devastando il centro storico con atti di guerriglia e vandalismo. Uno scalpore e uno sdegno più che giustificato anche se la tifoseria del Feyenoord non è nuova a questo tipo di tifo calcistico e pertanto, prevedibile.

Ma, oltre allo scalpore e alle sdegno, in Italia, caso non strano che,anzi, è un’abitudine, scoppia la polemica politica. Polemica che convogli al’attenzione su eventuali mancanze della prefettura e la questura che non sarebbero state in grado di affrontare in modo adeguato la situazione. Una situazione alquanto confusa, sia per i tifosi olandesi che non si muovevano certo in modo prevedibile, che per la presenza di cittadini inermi e di molti turisti nel centro storico teatro degli scontri, invece che sui tifosi violenti che, a quanto sembra, sono stati condannati solo al risarcimento dei danni e alcuni anche a pene detentive ma tramutate in pene pecuniari. Ma questo, in un’Italia politicamente, eticamente e moralmente allo sbando, è una reazione normale; dato che ogni personaggio, movimento e partito agisce in solitario innescando, appunto, polemiche al solo scopo di portare acqua al suo mulino.Ovviamente, per fare ciò non c’è bisogno di analizzare i fatti nel tentativo di trovare una soluzione. L’importante è prendere la palla al balzo per condannare la politica dell’altro.

Un altro aspetto della vicenda, inerente al primo, è la tendenza, almeno in Italia, non tanto a “giustificare” la tifoseria violenta che, si sa per esperienza, c’è anche da noi e provoca danni come quella straniera, e anche morti,ogni qualvolta si muovono, quanto a non intervenire drasticamente contro l’aspetto negativo e violento della tifoseria. Considerando che quello della tifoseria nostrana è molto più inquietante della violenza stessa perché coinvolge le stesse società sportive che lasciano margini di manovra, fino al ricatto, alle tifoserie per loro interessi. Inoltre, c’è l’aspetto “sociale”: si pensa che lo sport sia una valvola di sfogo per i giovani. Insomma, con lo sport si irreggimenta il giovane violento nella convinzione che così facendo lo si allontani dai problemi reali; ma questa è altra storia.

Questo significa che quello successo ieri non è altro che la conseguenza della sottovalutazione del problema tifoseria dei cosiddetti ultras di ogni tipo, grado e nazionalità. Sono, pertanto, del tutto inutili le accuse e controaccuse che si stanno lanciando i politici; il problema non sono le forze dell’ordine come sostiene qualcuno, il problema è a monte, è l’incapacità di comprendere il limite fino a cui si possono spingere i tifosi perché oltre quel limite bisogna intervenire a priori. E chi deve decidere il limite? Non certo i tifosi ultras, non certo le forze dell’ordine, ma le società stesse che non devono più lasciarsi ricattare ma, caso mai, denunciare ogni tentativo in questo senso. Ma l’ultima parola spetta alla politica poiché,senza una legislatura forte contro la violenza sportiva, a nulla servono le denunce.

Se non si prendono decisioni, coraggiose e senza la paura di scontentare parte dei tifosi “paganti”, per quanto riguarda le società, e dell’elettorato,per quanto riguarda i politici, ad ogni azione violenta ci ritroveremo a indignarci senza mai trovare la soluzione.


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permalink | inviato da vfte il 22/2/2015 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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