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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Arriva la tassa comunale sui cani e gatti.
post pubblicato in POLITICA, il 19 maggio 2012


La repubblica
La nuova tassa, che sarà di competenza comunale, secondo le intenzioni, servirà a finanziare la lotta al randagismo con la creazione di canili controllati. Dalla tassa saranno esonerati chi ha adottato un cane o gatto. La proposta è in discussione alla commissione Affari Sociali della Camera.
Sarà giusta? Sarà sbagliata? Sta di fatto che di tasse locali, ormai, ce ne sono a iosa  e riguardano vari aspetti della vita individuale. Tra queste ce n’è una che dovrebbe sopperire alle necessità locali ed è l’addizionale irpef comunale, provinciale e regionale.

Ma con l’inserimento della tassa su cani e gatti si va, però, a toccare un tasto a mio avviso intoccabile: quello degli affetti. Tutti sappiamo che quello degli animali domestici è legato all’affetto perché coloro che li tengono in casa instaurano con loro un rapporto, appunto, affettivo.
Un rapporto che va al di la della semplice compagnia che l’animale fa all’individuo.

E’ vero che ci sono soggetti che maltrattano gli animali, ma c’è da chiedersi se è giusto far pagare a tutti gli amici degli animali le colpe di alcuni. Sarebbe più giusto, ogni volta che se ne ha l’occasione, far pagare salato a chi li maltratta. Mettere leggi più severe che includano multe salatissime a costoro che, tra l’altro, utilizzano gli animali anche come fonte di guadagno.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/5/2012 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
La crisi e la recita dei suicidi
post pubblicato in COMMENTI, il 6 maggio 2012


Certo che leggendo il lungo articolo di Mino Fuccilli su Blitz quotidiano vien proprio da raddrizzarsi i capelli. Secondo lui, i casi di suicidio di artigiani e piccoli imprenditori sarebbero da imputare non al fisco ma alla crisi, vale a dire che crisi e fisco sono separabili, che, cioè, il fisco giustamente applica la legge fiscale che, però, non ha nulla a che fare con la crisi dell’attività produttiva.
Per il sig. Mino, il gran parlare dei suicidi sarebbe tutta una recita e si chiede: “Ma allora perché si recita  con amplissimo successo di pubblico e anche di critica l’atto unico e drammatico del “Fisco che uccide”? Perché fa comodo, perché è alibi, perché toglie responsabilità e promette scappatoia”.
Insomma, per il sig. Mino, le tasse non hanno provocato la diminuzione del reddito che ha portato alla diminuzione dei consumi e, di conseguenza, alla crisi delle aziende piccole e artigianali.

Il fisco non c’entra! sembra urlare, la colpa è della crisi! e non si accorge che è proprio la sue teoria ad essere alibi.

Certo, la crisi c’era prima dell’aumento causata dall’allegro sperpero della ricchezza prodotta. Certo, le tasse ne sono stata una conseguenza. Certo, i soldi per i servizi vengono dalle tasse. Certo, tutto vero. Senza tasse non si fa nulla. Il sig. Mino però dimentica che non ci sono solo le tasse dirette, dimentica che ci sono anche quelle indirette. E sono quelle che hanno messo in crisi le piccole aziende e gli artigiani perché sono quelle che hanno dato l’impennata ai prezzi in generale. Sono l’iva e le accise sui carburanti che hanno impennato i prezzi dell’energia che a sua volta ha impennato i prezzi all’ingrosso e al consumo. E sono quelli la causa della crisi attuale della produzione e dei servizi.
Ed è in questo contesto che bisogna inquadrare l’epidemia di suicidi degli ultimi tempi.
Certo, è vero che le ragioni che portano una persona al suicidio sono molteplici, e tra queste c’è anche la disperazione e la vergogna di non essere all’altezza. Ed è proprio di questo che si parla. Non dei suicidi in genere, ma di quelli causati dalla disperazione, dal sentirsi fallito, dopo decenni di attività, in un mondo che macina i più esposti a favore dei furbi di ogni specie.

Se il signore di Romano di Lombardia, a quanto sta emergendo dall’indagine, aveva altri motivi per protestare - ed è da qui che l’articolista parte per la sua infelice analisi -, e se certa gente sfrutta questi atti estremi per proporre assurdità, non per questo si deve minimizzare o, addirittura, penalizzare quanti questi atti li prendono per quelli che sono, ovvero, atti di disperazione per non sentirsi più parte di una società che guarda più all’interesse “supremo della nazione” dimenticandosi dei singoli e delle categorie che dell’interesse supremo dovrebbero esserne i primi beneficiari.

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A chi servono le leggi? a chi le fa o ai cittadini?
post pubblicato in Riflessioni, il 4 maggio 2012


Il sequestratore di Romano di Lombardia non è un criminale ne un folle depresso ma una persona che, nell’attuale situazione socio/politica/economica, non ha trovato riscontri ne sociali ne politici alla sua situazione economica.
Certo, si può dire che azioni più o meno violente portano sempre ad altra violenza, che in democrazia sono altri i metodi da usare, che la società mette a disposizione le strutture adeguate (quali?), ecc., il che è vero in situazioni normali, in un’economia sana e non in crisi.
Quando, però, l’economia è in crisi e i gestori politici ed economici della cosa pubblica non sanno che pesci pigliare e, cosa aberrante in democrazia, non vogliono saperne di contribuire ai sacrifici, tutti gli schemi sono destinati a saltare.
La confusione attuale delle strutture preposte ad affrontare la crisi non fa che aumentare il disagio, di per se già forte per ragioni economiche, di quanti si trovano a pagare la crisi in prima persona.
Il fatto che il disagio si sia manifestato, inizialmente, con azioni suicide da parte di coloro che ne erano maggiormente affetti, appunto, è stato determinato dalla confusione, ovvero, dalla mancanza di riferimenti a cui ricorrere per sopportare il peso della crisi. Questo non significa che la confusione continuerà a persistere. L’episodio di Romano di Lombardia sta a dimostrare che le persone prendono coscienza che i loro problemi non sono determinati dalla loro incapacità ad affrontare i problemi o dalla loro incapacità a far fronte ad eventi ritenuti incontrollabili, ma da forze che si possono sia controllare che combattere.

Quello di Romano di Lombardia è un passo avanti nella presa di coscienza. Significa che il suicidio, di per se, non risolve il problema ma che bisogna portare all’attenzione della popolazione, anche con azioni eclatanti, la situazione cui viene a trovarsi parte della società.
Questo Signore, non deve essere trattato come un criminale - anche se l’azione in se lo prevede - ma come un cittadino che non può più sopportare l’azione macchinosa delle strutture.  
Le leggi vanno bene finché sono fatte a misura d’uomo, cioè, quando tengono conto delle difficoltà di rispettarle. Quando, invece, la legge è fine a se stessa, quando cioè viene fatta rispettare semplicemente perché è legge, allora - considerando che le leggi non le fanno i cittadini - i cittadini hanno il diritto/dovere di contestarla.

Credo che il fatto di Romano sia da includere nella categoria di chi agisce fuori dalle leggi per necessità.
Occupa armato la sede dell’Agenzia delle entrate
post pubblicato in NOTIZIE, il 3 maggio 2012


Ansa
Forse stanco di subire, un uomo, a Romano di Lombardia (BG), è entrato negli uffici dell’agenzia delle entrate e a preso in ostaggio una persona. L’uomo minaccia il suicidio.
L’atto, a quanto dichiarato dallo stesso, sembra essere stato determinato dalle difficoltà economiche. Non si sa se personali o se ha un’azienda in crisi.

Un altro atto disperato che, però, a differenza di altri, prima di uccidersi, almeno queste le intenzioni dichiarate, vorrebbe, col gesto, richiamare l’attenzione in cui versano molti italiani chiamati a versare tasse che non sempre sono in grado di versare.

Speriamo non arrivi all’atto estremo e che il signor Monti e il suo staff, ma anche i politici che lo sostengono, capiscano, dopo tante morti (anche una è troppa), che non si può continuare a caricare i cittadini di balzelli che, alla fine, non si sa nemmeno se porteranno beneficio.
Che capiscano che i cittadini non sono il VOLGO medioevale, che la società si è evoluta dai tempi delle monarchie e che i politici non sono altro che dipendenti.

Staremo a vedere.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/5/2012 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Assurdità italiane: cartella esattoriale da due milioni. Quando le tasse diventano oppressive.
post pubblicato in NOTIZIE, il 20 gennaio 2012


Trentino.it
Due operai di thiene (TN), di origine bosniaca, si sono visti recapitare una cartella esattoriale di due milioni e 182 mila euro che sarebbero le spese delle intercettazioni usate in un’indagine penale per traffico di droga.
I due, marito e moglie, erano stati coinvolti marginalmente nell’indagine ed erano stati condannati rispettivamente a due e tre anni di carcere. Oltre a loro, al processo altri furrono condannati a pene ben più pesanti, fino a 20 anni, ma tutti risultarono nulla tenenti. Da questo la decisione di Equitalia di addebitare alla coppia tutte le spese.  A questo punto, Equitalia ha predisposto subito il pignoramento dell’intero stipendio dei due e il conto in banca, inoltre, si appresta a pignorare anche la casa. Questo è possibile grazie ad una norma che prevede, in caso di condanna in un procedimento penale, che le spese siano addebitate a tutti i condannati. In questo caso, dato che gli altri condannati erano nullatenenti, le spese sono state addebitate agli unici che avevano un reddito fisso.

Una cifra enorme se si considera la situazione dei due. Ma il problema, più che la cifra, è il pignoramento dell’intero stipendio e del conto in banca. Si, perché non si capisce come possano vivere i due che, tra l’altro, hanno due figli.
Una cosa assurda anche per quanto riguarda il recupero dello stesso importo perché, così ridotti - se si considera anche il sequestro della casa -, sicuramente sarà loro impossibile continuare a lavorare e accudire i figli.
L’avvocato dei due ha avviato affinché la sentenza venga modificata al recupero dei soldi col quinto dello stipendio dei due adducendo a motivo proprio la situazione economico in cui verrebbero a trovarsi.

Definire questa sentenza un’assurdità è riduttivo. Se da una parte le spese processuali, giustamente, vanno addebitate al condannato, dall’altra, non si può impedire allo stesso di vivere perché, pignorare lo stipendio e, forse, la casa, equivale a condannarli a una sorte ben peggiore, quella dell’esclusione totale dalla società. Tanto valeva condannarli a vita, così avrebbero almeno avuto vitto e alloggio assicurati.
Questo fatto, aggiunto ad altri avvenuti in passato (Maso Totzi), fanno pensare che non esiste nessun rapporto “sociale” tra le varie agenzie (nazionali e provinciali) addette alla riscossione delle tasse e i cittadini. Da l’impressione che la riscossione sia un qualcosa di indipendente dalle regole morali che sono alla base del vivere civile. Un qual’cosa di freddo, estraneo. Come al tempo delle monarchie quando, chiunque si trovava su un territorio, doveva pagare il tributo al signorotto di turno al di la delle sue reali condizioni.

Concludendo, le tasse, giuste che siano, non possono eliminare i diritti elementari dei cittadini.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/1/2012 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Agenzia delle Entrate: controlli a tappeto da febbraio.
post pubblicato in POLITICA, il 9 gennaio 2012


Fonti: La Repubblica   Corriere della sera

Ci voleva proprio il blitz a Cortina per svegliare le coscienze degli italiani e dare un'immagine legale all'Italia. Quell'immagine che speriamo ci faccia dimenticare i tanti, troppi, condoni a protezione degli evasori. Era ora che qualcuno dicesse che l'evasione è un reato, un vero e proprio furto. 

Ne è convinto Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, e promette controlli a tappeto nei luoghi dove più si concentra la ricchezza a partire da quelli di villeggiatura. Ne è convinto anche il presidente del consiglio che afferma: sono quelli che non pagano le tasse a mettere le mani nelle tasche agli italiani - niente di più vero e, comunque, già detto migliaia di volte: se tutti pagassero le tasse, pagheremmo tutti di meno. Ora sembra che l'attuale governo sostenga il proposito dell'agenzia di intervenire concretamente contro l'evasione. Proposito che se portato fino in fondo comporterà un aumento delle entrate e una diminuzione delle tasse.

Fin qui tutto bene, anzi, ottimo. C'è però da chiedersi a chi si rivolgerà il fisco, a quali categorie si chiederà la verifica dei versamenti delle tasse e la vericidità delle dichiarazioni dei redditi. Se i controlli si limiteranno alle attività produttive, commerciali e ai liberi professionisti o anche ai singoli individui inclusi i dipendenti operai e pensionati che, per qualche ragione (mutuo casa, spese mediche, ecc.) hanno detratto spese nella denuncia dei redditi. 

La domanda è più che lecita perché, in caso di controllo, bisogna dimostrare ciò che si è denunciato e per fare ciò si devono archiviare i documenti utilizzati per anni (va detto che anche documenti non utilizzabili per detrazioni vanno tenuti per anni. Qui l'elenco). Una cosa a dir poco allucinante se si pensa alla mole di carta che una famiglia deve tenersi in casa considerando che chi emette le fatture deve necessariamente conservarle. Ma anche in questo caso basterebbe conservarle fino alla denuncia dei redditi o al versamento delle tasse dato che oggi viene tutto inserito nei sistemi informatici dando la possibilità di controlli incrociati dove il fornitore indica anche il cliente.

Concludendo, l'azione del governo in merito ai controlli, se non viene supportata da una riforma della gestione in termini di computerizzazione del sistema, ovvero, il potenziamento del sistema informatico di acquisizione dei dati, rischia davvero di diventare uno stato poliziesco fiscale. Uno stato dove il cittadino deve dimostrare ciò che ha già dimostrato. 

Tassa sul fumo, la poca serietà della politica italiana.
post pubblicato in Riflessioni, il 3 agosto 2011


Umberto Bossi lancia la palla e riceve un si corale e bipartisan dalla politica italiana.

Dice Bossi: piuttosto che tassare la sanità sarebbe meglio tassare il fumo anche se sono un fumatore di sigari.

L’affermazione è giusta, meglio tassare una cosa superflua che una utile (sempre che i fumatori, trovandosi di fronte a una spesa eccessiva, non decidano di smettere, il che ci porterebbe al punto di partenza). A questo punto, almeno dal mio punto di vista, si potrebbe tassare anche l’alcool, incluso il vino, e tanti altri prodotti superflui.

Ma tutto ciò servirebbe a rimettere i conti a posto? Servirebbe a creare un sistema in grado di soddisfare le esigenze di tutti i cittadini senza creare debito?

Non credo proprio! A meno che non ci si fermi al recupero dei soldi necessari a riportare in pareggio il bilancio lasciando la struttura socio economica inalterata. Cosa che servirebbe a ben poco perché il debito si riformerebbe.

La manovra, di cui la tassa sulla sanità ne fa parte, è molto di più di una semplice recupero di soldi. La manovra serve a mettere i conti dello stato in pari, ovvero, non tanto a recuperare soldi ma a dare un diverso indirizzo alla politica economica del paese; indirizzo che dovrebbe restituire all’economia la sua indipendenza e la capacità di investire e, inoltre, creare un nuovo sistema di distribuzione della ricchezza eliminando i privilegi che, attualmente, sono tutti a favore della classe politica. In pratica si tratta di ridistribuire meglio i soldi delle tasse individuando le priorità sia economiche che sociali e solo in un secondo tempo, quando cioè sono state soddisfatte le prime, passare alle seconde.

La sanità, ovvero la salute dei cittadini, è sicuramente una delle priorità sociali e sarebbe da incentivare invece di disincentivare come si sta facendo (a parte la tassa in questione). Una politica seria non avrebbe neanche preso in considerazione ne la chiusura di strutture ne ulteriori ticket. Avrebbe, sin dall’inizio, preso in considerazione la possibilità di sospendere quelle opere “sociali” – ponte sullo stretto, Tav, ecc. – megagalattiche volute al solo scopo di farsi propaganda e destinare i soldi alle cose utili. Al riguardo, il costo della politica – la spesa del palazzo del potere – e gli sprechi derivanti, dovrebbero, in un momento di forte crisi, essere stati presi in considerazione sin dall’inizio e ridotti all’istante. Ma non solo non è stato fatto, anzi, dopo averlo inserito nella finanziaria, ne è stata rimandata l’applicazione al 2013 magari sperando che la crisi rientri.

La palla lanciata da Bossi e raccolta dalla politica sembra più lo specchietto per le allodole. Il solito palliativo che attutisce il dolore ma non cura. Crea solo l’illusione dell’interesse della politica nei confronti del popolo.  


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Calderoli si accoda ai sindacati Cisl e Uil: ma a veramente capito di cosa si tratta?
post pubblicato in Riflessioni, il 18 giugno 2011


Fonte: il fatto quotidiano

Calderoli ha detto che si accoderà allo sciopero che i sindacati Cisl e Uil minacciano per spingere il governo ad abbassare le tasse ai lavoratori e ai pensionati: o la riforma fiscale subito o l’esecutivo può andare a casa.

Ma è sicuro il ministro Calderoli di essere in sintonia con i sindacati?

La richiesta di Cisl e Uil, che il ministro per la Semplificazione Calderoli fa sua e che minaccia di lasciare l’esecutivo se non verrà portata avanti la riforma fiscale, riguarda la riduzione delle tasse a lavoratori dipendenti e pensionati con l’implicito ricarico ad altri delle stesse. Pertanto, in base a quanto affermato da Calderoli e la politica liberista della lega, non sembrano affatto in linea.

Dice Calderoli: ”Sottoscrivo completamente quanto affermato da Bonanni, ovvero che non è più tempo di litigi, ma che bisogna mettersi tutti insieme per realizzare la riforma sul fisco. Così come sottoscrivo le parole di Angeletti quando dice che o il governo fa le riforme oppure è meglio che se ne va a casa”. 

E ancora: “La riforma fiscale va fatta e va fatta subito. Diversamente dovrò partecipare anch’io al loro minacciato sciopero generale e dovrò essere in piazza con loro e non più come rappresentante di un governo”.

E aggiunge: “Le richieste di Calderoli sono quelle che la Lega fa da tempo: Ovvero, che il federalismo fiscale venga completato con una reale riforma fiscale complessiva, che riduca il numero degli scaglioni, delle aliquote dell’Irpef e porti ad una progressiva riduzione dell’Irap fino al suo azzeramento”, ribadisce Calderoli alla vigilia del cruciale incontro di Pontida.

A parte quel “mettere tutti insieme” e “ dovrò partecipare anch’io al loro minacciato sciopero” che non hanno ne testa ne coda e che sanno solo di propaganda, Calderoli prende lo spunto della linea sindacale, Cisl e Uil, per rilanciare una politica economica vecchia quanto la lega stessa e che loro stessi attraverso il ministro Tremonti hanno disatteso..

Ed è proprio Tremonti il perno di tale disfunzione (organica?) perché la politica austera del ministro Tremonti non sembra affatto orientata verso una diminuzione delle tasse perché, come detto da lui stesso, non si può fare una riforma fiscale senza i soldi e, dato che di soldi in Italia (almeno per il popolo) ce ne sono sempre di meno, il prossimo intervento fiscale sarà ancora orientato verso il risparmio (delle spese sociali).  

Allora, dov’è che si colloca la linea di contatto di Calderoli con i sindacati?

Calderoli parla di riduzione degli scaglioni e aliquote irpef e progressiva diminuzione dell’Irap fino a scomparire. Praticamente, una riforma che, pur sembrando dettagliata, è in realtà, talmente generale da presupporre che la diminuzione riguarderà unicamente certi settori economici.

Basta poco a capire che non c’è contatto. Potrebbe sembrare, parlando di irpef, tassa che pagano tutti, ma se aggiungiamo l’Irap (L'Imposta Regionale sulle Attività Produttive, nota anche con l'acronimo IRAP, è stata istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446. Con la Finanziaria 2008 assume la natura di imposta propria della Regione e, nella sua applicazione più comune, colpisce il valore della produzione netto delle imprese ossia in termini generali il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria. È l'unica imposta a carico delle imprese che è proporzionale al fatturato e non applicata all'utile di esercizio) il discorso cambia perché l’Irap la pagano solo le aziende. Inoltre, essendo una tassa regionale, scomparendo, le regioni dovrebbero recuperare il gettito Irap in altri modi e si può ben immaginare come.

Comunque, anche parlando di scaglioni e aliquote, non significa affatto diminuire le tasse ai lavoratori perché, se si riducono al rialzo, cioè eliminando le aliquote basse, saranno proprio gli operai e pensionati a pagarne le conseguenze.

E allora, sig. Calderoli, quanto lei chiede non è affatto in sintonia con la linea sindacale che parla di riduzione di tasse per lavoratori dipendenti e pensionati, bensì, con la solita propaganda leghista e Pdellina di promettere sapendo di non mantenere.


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La crisi e le misure strutturali secondo la lega.
post pubblicato in POLITICA, il 7 giugno 2010


Secondo Calderoli, i sacrifici devono essere fatti da tutti, inclusi i giocatori di calcio; lanazionale, dice, dovrebbe ridurre i compensi ai giocatori. Bene, fosse per me, con la crisi in corso, annullerei la partecipazione ai mondiali o, addirittura, annullerei i mondiali; e non solo di calcio. Se pensiamo ai soldi spesi dalle società per sport come: motociclismo, automobili, vela, ecc., vien da pensare che la crisi, per le società, è come non esistesse; però esiste! o, almeno cosi ci dicono. pertanto, parto dal presupposto che ci sia.
Detto questo, le affermazioni del ministro rientrano nel quadro generale che vuole, come mezzo, quasi principale, di soluzione dei problemi attuali, l’intervento sui costi della pubblica amministrazione come se fosse l’unica spesa alla base del problema. Il continuo richiamo agli stipendi (che per altro dovrebbero, in certi ambiti come: la politica, la dirigenza dell’amministrazione pubblica, l’impianto organizzativo e tutto ciò che vi sta intorno, essere ridotti drasticamente, e non un misero 5-10%, e rivisti anche per il futuro) indica una volontà di nascondere quale è il vero obiettivo della manovra:

1)  raccogliere soldi ridimensionando lo stato sociale, idea non nuova ma che prende forma proprio con la crisi.

2) ridurre i finanziamenti agli enti locali in nome di un presunto federalismo che, di fatto, si riduce a una semplice operazione di spostamento di responsabilità dal centro verso la periferia senza intaccare il potere centrale, con conseguente aumento delle tasse locali senza diminuire quelle statali.

3) condono ai grandi evasori che sono la causa prima del debito (secondo Draghi, in Italia si evade l’iva per 30 miliardi l’anno. Cifra che corrisponde alla manovra finanziaria.).

 4) lasciare che la grande finanza continui a speculare sui soldi dei contribuenti.

È ovvio che parlare di riduzione degli stipendi alti ha un maggior impatto positivo, a livello emotivo, sulla popolazione, cosi come è altrettanto ovvio che parlare apertamente di riduzione dello stato sociale ha un maggior  impatto negativo. Meglio perciò dare l’impressione che i “sacrifici” li fanno tutti (al riguardo, va   detto che la riduzione degli stipendi alti è ininfluente sul tenore di vita degli interessati), che anche i “signori” contribuiscono al superamento della crisi.

 È in questo contesto che vanno interpretate le “sparate” dei  vari ministri e non come metodi di risanamento; quelli risiedono altrove; ad esempio, la tassa sulle rendite finanziarie. Smettere di tassare le rendite da lavoro (tassa sulla persona fisica) o, al massimo, tassare i redditi oltre un certo livello di retribuzione.  

i compensi di alcuni calciatori sono, di sicuro, altissimi, ciò non toglie che non centrano nulla con la finanziaria, anzi, a dire il vero, dato che si suppone paghino le tasse, sono entrate per lo stato. Casomai il problema è la provenienza; è noto che le squadre di calcio sono sostenute dalle attività produttive o commerciali, ne consegue che, detti soldi, potrebbero essere usati per elevare, ad esempio, gli stipendi o ridurre il costo dei prodotti. Ma questo vale anche per altri sport e per la pubblicità.

 

 

L'aquila oggi
post pubblicato in TERREMOTO, il 27 maggio 2010


Per gentile concessione dell'autore pubblico il post sottoriportato. Ne consiglio la lettura perché è molto importante anche alla luce delle ultime novità sulla manovra che impegnerà tutti (sic.) gli italiani a fare sacrifici.

mercoledì 19 maggio 2010

Non è possibile

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Riduzione stipendi a parlamentari e ministri
post pubblicato in POLITICA, il 17 maggio 2010


E' incominciata da qualche giorno la giostra delle proposte di ministri e parlamentari sull'eventuale riduzione degli stipendi a ministri e parlamentari. ad incominciare è stato Calderoli con la proposta di una riduzione del 5%, seguito da Gasparre con il versamento (dove?) di 3 stipendi, Santanche con riduzione del 10% e La Russa con il versamento di uno stipendio (dove?).
La Russa giustifica cosi la sua proposta, e c'è da credere che sia condivisa: "se con una manovra finanziaria chiederemo agli italiani qualche sacrificio, pur modesto, ma comunque un sacrificio, dobbiamo dare l'esempio".

Le parole chiave sono queste: "Chiederemo qualche sacrificio" e "dobbiamo dare l'esempio"; dunque, per La Russa, una manovra da 25 miliardi di euro, è cosa da poco; è vero(?) che, come sostiene il governo, non ci sarà nessun aumento delle tasse - statali - ma è altrettanto vero che, se non si interviene dando aiuti più concreti all'economia non servirà a niente. Non mi riferisco ad aiuti in termini di soldi dati agli industriali e neanche ai cosiddetti incentivi, ma a misure atte a mantenere la produzione sul suolo italiano e ad accordi con nazioni estere per l'esportazione.
Prelevare soldi, qualsiasi formula si usi, non servirà a niente se la produzione non riprende e non si risolve il problema disoccupazione, l'8% di disoccupati, significa sia diminuzione delle vendite sia diminuzione di entrate fiscali.

Tornando ai sacrifici e alle tasse, ridurre la spesa pubblica significa mettere in difficoltà il cittadino perché, se non c'è sostegno statale all'assistenza sanitaria, servizi pubblici, scuole ecc., nel nuovo sistema federalista, il cittadino si troverà a pagare tasse in più dato che lo stato non le diminuirà per bilanciare quelle delle regioni e province che saranno costrette a chiederle per far fronte al mancato flusso dallo stato. Questo significa sin da ora enormi sacrifici, altro che "qualche sacrificio". Inoltre, quello di diminuire stipendi di 13.000€ e più di un misero 5% è, oltre che ridicolo, una presa in giro, e lo sarebbe anche se arrivassero a ridurli di tre stipendi; due conti: 13000x12=156000-(13000x3)39000=117000 annui, e questi sarebbero sacrifici? ci sono famiglie che vivono con 1500-2000€ e anche meno mensili. Oòtre che ridicolo e una presa in giro è anche offensivo.

Se in Italia i conti non tornano non sono certo gli stipendi la causa; sanno bene, i governanti, che le cause della crisi sono altrove, in settori che loro stessi hanno difficoltà a controllare, figuriamoci a gestire. Inoltre, uno dei fattori ormai noti è l'evazione fiscale  che nel 2010 è aumentata di nuovo; un'altro è il lavoro nero, un'altro la criminalità organizzata.

Un governo che non tiene conto, volontariamente, di questo, cercherà sempre di scaricare le soluzioni sulle spalle del popolo.

Oter che laurà per ol be del popol.
An ga sè mia scec, che l'è tut de rifà.



I due scaglioni irpef, ovvero, come diminuire le tasse ai redditi più alti
post pubblicato in POLITICA, il 13 gennaio 2010


 La proposta lanciata da Berlusconi di diminuire a 2 (23" e 33%) le aliquote irpef nell'ambito della tanta, da sempre promessa, decantata riduzione delle tasse, lascia alquanto perplessi. Non tanto perché, probabilmente, come si dice da più parti, sarà l'ennesima promessa a fini elettorali (quest'anno ci sono le amministrative), ma perché la riduzione riguarderà in modo particolare i redditi medio alti/alti e in modo molto marginale, quasi nulla, i redditi bassi e medio bassi.
Già, di per se, la riduzione delle aliquote è contraria ai principi su cui si era basata la pratica delle tasse attraverso l'irpef che voleva: un'imposta progressiva che cresce in funzione di fasce di reditto prestabilite. Ossia non si applica uniformemente sul totale del reddito annuale bensì varia secondo scalini predeterminati e denominati per l'appunto Scaglioni IRPEF. Così il reddito imponibile viene scomposto in tranche, non necessariamente proporzionali fra loro, a ognuno dei quali si applica una specifica tassazione denominata Aliquota IRPEF. Le aliquote Irpef sono predeterminate e fissate per la durata dell'intero anno. In linea generale le aliquote Irpef possono variare di anno in anno in funzione di quanto indicato nella relativa legge finanziaria.

Gli scaglioni e le aliquote Irpef relative all'anno fiscale 2009

Scaglioni reddito  2009 Aliquota Irpef lordo
da 0 a 15.000 euro 23% 23% del reddito
da 15.000,01 a 28.000 euro 27% 3.450 + 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro
da 28.000,01 a 55.000 euro 38% 6.960 + 38% sulla parte eccedente i 28.000 euro
da 55.000,01 a 75.000 euro 41% 17.220 + 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro
oltre 75.000 euro 43% 25.420 + 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro

Dalla tabella si può vedere che, per quanto riguarda i redditi medio bassi (da 0 a 28.000 €) avranno una diminuizione di tasse pari a: da 0 a 15.000€ zero (perché pagheranno sempre il 23% come prima), da 15.000,01 a 28.000€ avranno una riduzione di 4 punti su 13.000€. Un reddito di 28.000€ pagherà in meno € 520,00 all'anno, 43 al mese. Questa cifra diminuisce con il diminuire del reddito fino ad azzerarsi sui 15.000,00 €.

Come si vede, i redditi medio bassi avranno un guadagno ridicolo, quelli bassi niente.
Però, più il reddito sale è ovvio che anche il guadagno aumenta.
Dunque, la riduzione delle aliquote non corrisponde alla riduzione delle tasse per la maggioranza degli italiani ma solo per i pochi che hanno redditi medio alti e alti.

I due scaglioni proposti vanno da zero a 100.000,00 e da 100,000,01 in su. Ciò significa che chi guadagna 100.000,00 euro paghera la stessa aliquota di chi ne guadagna 15.000,00 o meno.

BELLA FRAGATURA, O NO?

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Fondazione Craxi e soldi pubblici
post pubblicato in ALTRO, il 18 agosto 2009


"Di Pietro, cancro della politica"
Stefania Craxi:"Non è un moralizzatore"
Dura presa di posizione di Stefania Craxi contro Antonio Di Pietro, che ha definito "una porcata estiva" il finanziamento della Fondazione Craxi per il 2009 da parte del ministrero dei Beni culturali. "Di Pietro non è certo nelle condizioni di ergersi a moralizzatore - ha dichiarato la figlia del leader socialista . - E' un cancro della politica italiana e come tale va isolato.

Queste le dure parole di Stefania Craxi in risposta alle parole di Di Pietro pubblicate sul suo blog 
Di Pietro, che nell'articolo critica Il ministro della Cultura Bondi per aver rifinanziato per il 2009, con soldi pubblici, la Fondazione Craxi. Nell'articolo fa riferimento alla politica di Craxi sull'utilizzo "dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace", lamentando il mancato finanziamento ad altre fondazioni come quella di "Pertini, Di Vittorio e D'Annunzio" che non riceveranno un euro.
Si indigna Di Pietro, e noi con lui, ma per motivi diversi.

Quello che lascia perplessi, e che ci dovrebbe veramente indignare, è lo spostamento di capitali la dove, ne sono sicuro, anche qualora si rimandasse, non comporterebbe un danno all'Italia.
L'utilizzo di soldi pubblici, cioè dei soldi che lo stato riceve dai cittadini sotto forma di tasse, dovrebbe/deve, innanzitutto servire per il bene dei cittadini, cioè per quei servizi atti a rendere la vita accettabile per tutti, in modo particolare, i meno abbienti (sanità-lavoro-scuola-casa-ecc.). Certo, si può obiettare che anche la "cultura" è un bene, vero. Però, come in ogni cosa, ci sono delle priorità  e non mi sembra che finanziare fondazioni culturali lo sia, a meno che non facciano ricerca.
Va detto a favore di Di Pietro che, basando parte della sua politica sulla denuncia dei comportamenti "scorretti" che affiggono la classe dirigente (politica e non ) italiana, ci porta a conoscenza, oltre che dei mali, anche dei meccanismi alla base di questi comportamenti, e, considerando che, la "lezione" ci viene data da un esperto (è procuratore), le sue informazione sono tecniche prima che politiche perciò, di sicuro, la signora Stefania Craxi non può sostenere che Di Pietro è un moralizzatore..
Attualmente, la politica dei finanziamenti pubblici, ha come priorità il soddisfacimento di esigenze legate più a interessi particolari - incluse le missioni di "pace" (?),che, in afganistan, si sta avviando sempre più ad essere una guerra vera e propria, poiché comunque devono avere a disposizione un armamentario che ci costerà entro la fine del 2009 28.000.000 di € - che a soddisfare le esigenze reali di quanti pagano le tasse (presupponiamo che siano la maggioranza dei cittadini ) e in modo particolare i lavoratori dipendenti. Quando si tratta di finanziare, come in questo periodo di crisi economica dove migliaia di lavoratori sono costretti in cig e altri, come i precari, neanche quella, si fanno conti su conti senza riuscire a coprire le necessità, mentre quando si tratta di finanziari operazioni, tipo quella in afganistan, vengono finanziate senza problemi ( il 4 agosto è stato approvato un finanziamento di 28.000.000 <LEGGE 3 agosto 2009 , n. 108 .> vedi link  http://www.gazzettaufficiale.it/gunewsletter/dettaglio.jsp? redaz=009G0117&datagu=2009-08-06&numgu=181&service=1).
Questo, ci dovrebbe far riflettere quando i governi ci dicono che non ci sono soldi per coprire le necessità primarie tagliando, di conseguenza, i fondi per sanità, scuola, casa, lavoro, forze dell'ordine, ecc. poiché i soldi ci sono, ma vengono usati in nome di non ben identificate esigenze di difesa del cittadino da attacchi interni ed esterni. L'attuale politica italiana tende a creare problemi -come la criminalità comune con la legge sui clandestini, che per essere attuata ha bisogno di potenziare strutture come i Cie e le carceri per far fronte all'aumento degli arresti, o come l'uso delle forze armate in guerre (volute da altre nazioni che vedono nella guerra l'unico modo di risolvere i problemi) che, di per se, non comportano un rischio per l'Italia -, per poter instaurare un clima di insicurezza e che, per fare ciò, ha bisogno di soldi che sottrae ai bisogni fondamentali.
In questo contesto, ogni polemica sulle "fondazioni", diventa sterile; altra cosa, però, sono le polemiche innescate dalla lega poiché fanno parte dello stesso disegno sopra descritto.


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