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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
La televisione, la politica e mister ...
post pubblicato in TERREMOTO, il 29 marzo 2011


 

Che sia stata proprio un'abruzzese a prestarsi alla farsa di forum su canale cinque la dice lunga sul potere mediatico della televisione … di mister B..

 

Una persona, che di quella tragedia e relativa politica di disinformazione sulla ricostruzione avrebbe dovuto trarre conclusioni alquanto critiche sul governo, il suo leader e il suo potere, si presta invece al gioco mediatico di falsificazione a fini politici delle notizie, la dice lunga sul potere che esercita la televisione sul popolo.  Se poi questa persona è originaria di Popoli (PE) in Abruzzo, la faccenda è molto più seria di quanto si possa pensare. Che un abitante di una zona, che pur ha avvertito le scosse e che ha vissuto direttamente il dramma dei suoi corregionali abbia accettato di partecipare, dietro pagamento, ha una trasmissione ove era predisposto nel copione di enfatizzare l'operato del governo e, peggio ancora, offendere gli aquilani, sta a significare che il livello d'interesse sui problemi, e la loro soluzione, è nullo; e stando agli ascolti sembrerebbe che tale livello sia estendibile a una buona parte della popolazione.

 

A nulla serve affermare, come ha fatto la persona in questione, che tanto tutti sanno che è falso, che questi programmi sono delle recite.

 

Si, è vero che sono recite, ma ciò non toglie che dette recite non dovrebbero servire da trampolino per una propaganda politica di parte e senza contraddittorio, peraltro fatta da una emittente privata di proprietà di mister B.. Anzi, va detto che proprio perché sono fasulli, più  facile è l'assimilazione delle informazioni che trasmettono. Pertanto, la propaganda fatta in queste trasmissioni ha un valore maggiore della propaganda solita fatta sui canali soliti.

Quanto detto nella trasmissione non corrisponde certo alla verità. L'Aquila è tutt'ora chiusa e la ricostruzione non è ancora incominciata, molti aquilani si sono arrangiati da soli, o andando in affitto in altro luogo o finanziandosi la ristrutturazione della propria casa, se non è in zona rossa.

 

Un fatto osceno se consideriamo che il tutto succede contemporaneamente, o quasi, alla proposta di imporre la par condicio alla rai. 

Telepadania: la tv che parla tante lingue, anche la tua. MA ANCHE L'ITALIANO.
post pubblicato in NOTIZIE, il 16 dicembre 2010


È nata una nuova polemica.

Dopo che la rai, per celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia, ha proposto una serie di spot dove usa i dialetti per far capire che se non ci fosse una lingua unitaria, il semplice fatto di spostarsi da una provincia all'altra comporterebbe una seria difficoltà di comprensione, telepadania ha risposto con un altro spot dove una serie di parlamentari comunicano in dialetto, ma non tra loro, bensì al pubblico.

 

Dice  Roberto Ciambetti (Lega Nord) assessore Veneto: "Penso che la Regione potrebbe intervenire perché quelle pubblicità non vengano messe in onda:  insultano i valori del regionalismo, di quel regionalismo in cui credevano gli stessi padri costituenti e che viene riaffermato come tratto ineludibile nel progetto federale, dove ciascun popolo, ciascuna cultura locale, ciascuna identità trovano legittimo ruolo".

 

Critiche sono venute anche da altre associazioni regionali come l'associazione 'Forche Caudine' : "I dialetti, per quanto meno usati, rappresentano un punto fermo del nostro patrimonio culturale immateriale. Demonizzarli equivale al ripudio della tradizione e quindi, paradossalmente, alla idea stessa di Italia come frutto dell'unità di identità diverse",

 

Vedendo gli spot non mi è sembrato di vedere alcunché di offensivo nei confronti dei dialetti ne tantomeno dei valori del regionalismo - e perché non del provincialismo e del comunalismo? In Italia, i dialetti si diversificano anche a livello

provinciale e comunale. Parlare di dialetto padano, come fa la lega, significa non conoscere i tanti dialetti presenti su quello specifico territorio. Lo spot indica semplicemente la necessità di una lingua unitaria in grado di creare sia una cultura identitaria sia la struttura linguistica per poter comunicare tra una cultura locale e l'altra. Nulla più!

D'altronde, gli stessi parlamentari dello spot di telepadania, per comunicare sia ai propri elettori sia in parlamento, devono per forza usare la lingua italiana, vorrei proprio sapere come potrebbe funzionare un parlamento dove ogni eletto parlasse il suo dialetto! Ognuno di noi sa che l'abitante del nord, quando si sposta in Italia o per lavoro o per altro, se parlasse il dialetto non caverebbe un ragno dal buco.

Questi signori non hanno ancora capito (o fingono di non aver capito?) che le due "lingue" sono interdipendenti, che se la lingua italiana nasce dal dialetto, il dialetto nasce dalla lingua italiana. È da questo che nasce la dinamica capace di sviluppare le due lingue; eliminarne una implicherebbe la scomparsa dell'altra, ma questo non è possibile. Si creerebbe necessariamente un'altra lingua, o dialetto.

 

Per concludere, credo che i signori della lega lo sappiano perché vivono quotidianamente questa situazione e sanno che non comporta nessun pericolo per le culture locali. Casomai, il pericolo viene da co-loro che pretendono di re-instaurare una cultura mai esistita o morta secoli fa. 

UNA LINGUA UNITARIA È NECESSARIA PROPRIO NEL MOMENTO IN CUI ESISTONO PiU' CULTURE LINGUISTICHE ALL'INTERNO DI UNA SOLA NAZIONE. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/12/2010 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Fabio Fazio e i movimenti per la vita.
post pubblicato in ALTRO, il 29 novembre 2010


Dopo la trasmissione "vieni via con me" dove hanno parlato la sig.ra Mina Welby - moglie di Piergiorgio Welby, morto per sua libera volontà (dopo una lunga e dolorosa malattia e altrettanto lunga battaglia per il diritto a scegliere di morire per chi, come lui, si trova ad affrontare una malattia di cui la medicina nulla può fare - e Beppino Englaro - padre di Eluana Englaro rimasta in coma per 17 fino alla morte (per decisione del padre) sopraggiunta a seguito dell'interruzione della nutrizione artificiale che la teneva in vita - raccontando due storie che, pur nella loro diversità, hanno in comune il tema etico/morale  sul fine vita, si è innescata una polemica sul diritto di contraddittorio; i movimenti per la vita si sono fatti sentire sostenendo che in un problema tutti hanno il diritto a esprimere la loro opinione e che se la trasmissione a mandato in onda un'opinione (quella del diritto a morire) si deve allora mandare in onda anche l'opinione di quelli che sostengono il diritto alla vita.

Fazio, conduttore del programma insieme a Roberto Saviano, replica che accettare la replica significherebbe accettare l'idea che la puntata sia stata a favore della morte, il che non è vero.

 

Mi sembra che sia Fazio sia i movimenti per la vita non abbiano capito, loro stessi, il significato dell'avvenimento.

Da una parte Fazio sbaglia a non ospitare opinioni diverse. Non si tratta di ospitare un qualche movimento che, per sua natura, volente o nolente, è politico, ma storie individuali di persone che hanno vissuto, o stanno vivendo, la stessa esperienza (di avere o aver avuto una persona in famiglia con una malattia che l'avrebbe portata alla morte o in coma) vissuta, però, con un altro sentimento.

Dall'altra, i movimenti della vita sbagliano a credere di avere il diritto di replica a un evento che trattava si un tema a loro caro, ma che nella trasmissione è stato affrontato in modo individuale, cioè slegato dai problemi politici inerenti al tema. Inoltre, chi propone il fine vita lo fa senza impedire a nessuno di agire secondo il proprio volere a differenza di loro che col loro comportamento obbligano tutti a conformarsi anche se non condividono.

 

Non credo che la ragione sia dell'uno o degli altri, credo invece che si poteva evitare da ambo le parti una polemica su un problema così delicato. Un problema che andrebbe affrontato in modo pacato e laico, evitando di dare a altri la possibilità di strumentalizzare situazioni che, già di per se, sono dolorose per chi le affronta al di là delle soluzioni che adottano.

 

Quello dell'eutanasia e del testamento biologico sono problemi che, probabilmente, non si risolveranno mai essendo etici perciò soggetti alle idee di ognuno.

ansa

corriere



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Conflitto d'interesse e opposizione.
post pubblicato in Riflessioni, il 28 aprile 2010


Alla fine del post precedente scrivevo:
Una domanda che mi sono sempre posto è: perché l'opposizione, si è sempre opposta al conflitto d'interesse?

"Si verifica un conflitto di interessi quando viene affidata un'alta responsabilità decisionale ad un soggetto che abbia interessi personali o professionali in conflitto con l'imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno visti i propri interessi in causa."

Questo è avvenuto in Italia con l'incarico di primo ministro a Silvio Berlusconi. In merito, si è incominciato a parlare di conflitto con la candidatura di Berlusconi alle politiche del 1994. QUesto perché era (ed è tutt'ora) proprietario di diverse società, in modo particolare in campo editoriale; ciò comporta la possibilità di manipolare l'opinione pubblica.
Inoltre, avendo a disposizione testate televisive e giornalistiche, è prevedibile che le si utilizzino al fine di propagandare le proprie idee attraverso metodi non direttamente collegabili al discorso politico, ad esempio con programmi che, pur non parlando direttamente di politica, ne esprimono, però, i concetti.
In questo modo si può manipolare, indirettamente, il pensiero di chi li segue. Ci sono programmi di intrattenimento che di politico non hanno niente ma che trasmettono una certa visione della società. Reality show, telenovelas, approfondimenti sociali ecc, fanno parte di questa categoria.
Se, in teoria, l'editoria pubblica, attraverso il controllo dell'autority, deve necessariamente mediare tra le diverse componenti politiche e mandare in onda programmi che rispecchiano la realtà socio/politica, quella privata, non essendo, o essendo, controllata solo dal o dai proprietari, non è tenuta a tener conto di ciò.
Di conseguenza, ne deriva che, un individuo proprietario di società economiche, al fine di impedire il verificarsi di incroci di interessi, non potrebbe/può occupare un incarico politico di rilevanza come primo ministro o comunque altre cariche che lo metterebbe nella situazione di usare i suoi poteri per curare i suoi interessi.

La sinistra a tutto ciò si è opposta sin dall'inizio. Ma perché? Invece di opporsi, non sarebbe stato più realistico adeguarsi, non certo utilizzando i mezzi alla maniera della destra berlusconiana, ma per rispondere alla crescente domanda di ammodernamento chiesta dai cittadini. Si, perché il cittadino, in modo particolare quello giovane, la necessità di una politica che corrisponda alle sue esigenze in campo informatico, la sente molto forte. A questo si può obiettare che tutti i partiti (in modo particolare il PD che ha creato un sito diversificato dove l'utente a modo di interagire col partito), oggi, hanno il loro sito in rete, ma ciò non basta, anzi.... la rete, pur con la sua forza mediatica, non è in grado di sostituire la televisione.
Mentre la rete prevede un certo grado di impegno, la televisione, come la radio, no. Basta accendere e ascoltare, magari facendo altre cose. Sta in questo la sua forza.
Adeguarsi, cioè, creare un networks privato da opporre. Non si capisce perché, se questo avviene, da sempre, nella carta stampata, dove sono sempre esistite testate di partito o comunque di corrente politica, non possa avvenire anche nella comunicazione. Si tratta solo di cambiare mezzo.

Adeguarsi, però, non significa replicare il network privato basato sull'interesse e a conduzione unica, ma creare una struttura diversificata in grado di proporre idee e di creare dibattito nella popolazione.
Idee che entreranno nelle case con un chiaro "marchio di appartenenza" e non contestabili per il loro contenuto politico perché, comunque, sarebbe un network privato.
Fare ciò è capitalista? non credo proprio.
Considerando che ormai, la maggior parte delle componenti socio/politiche hanno aderito al liberalismo, e che la sinistra a adottato uno dei pilastri dello stesso - la privatizzazione di tutta l'economia, fatto eccezione di quei prodotti di utilizzo pubblico come l'acqua - e considerando anche che tutte le nazioni del blocco occidentale, ma anche la cina e i paesi del sud est asiatico fanno parte del libero mercato e utilizzano i metodi del capitalismo, utilizzare tali metodi per proporre e promuovere idee innovative in campo sociale ed economico dovrebbe essere la prassi.
Continuare a ritenere la televisione pubblica il mezzo per eccellenza è comprensibile, sbagliato è ritenerla al di sopra le parti. da sempre la RAI è "campo privato" del governo in carica.
La televisione è, ormai, ritenuta da tutti il mezzo per eccellenza nel proporsi alle popolazioni, Berlusconi questo l'ha capito da tempo, è ora che anche la sinistra ne tenga conto e si adegui.

Sbarca in tv il reality della morte
post pubblicato in POLITICA, il 18 marzo 2010


In Francia fa discutere il programma televisivo: il gioco della morte.
Il programma è stato realizzato, secondo gli autori, per capire come mai le persone sono soggette a obbedire a un'autorità e in modo particolare alla televisione.
Ma è proprio necessario mandare in onda programmi dove, di fatto (anche se è un gioco, i partecipanti sono chiamati a decidere se uno di loro deve essere condannato ed eseguire la condanna), viene eseguita una pena capitale o tortura?

Esiste in ognuno di noi un senso morale "innato" a cui facciamo riferimento; quando si tratta di danneggiare qualcuno dobbiamo sempre mediare con la nostra coscienza per giustificare l'azione. Ciò non toglie che, quando si è di fronte a decisioni che comportano la conflittualità con qualche autorità, la coscienza passi in secondo piano. L'autorità da ordini, in casi estremi, come la guerra (vedi esempio della prima guerra mondiale dove i "combattenti erano obbligati ad attaccare contro ogni logica pena la "decimazione"), la morale è quella del capo, nel senso che il militare non può averne una sua. Nella politica, pur non essendo estrema, la decisione spetta sempre al capo o all'organo dirigenziale.
Nella vita di tutti i giorni prevale il senso di conservazione dell'individuo, la dove, agendo al di fuori delle "regole" può comportare seri problemi per la propria sicurezza (mi riferisco non tanto alla vita quanto all'isolamento a cui si andrebbe incontro) e perciò si tende ad inserirsi in gruppi in grado di dare una certa sicurezza. E' ovvio che si sceglie il gruppo che abbia un senso morale simile al nostro, però, qualora il senso morale, nostro o del gruppo, incomincia a discostarsi si tende a rimanere comunque collegati e fare azioni contrarie alla coscienza per non correre il rischio di isolamento.
Questi aspetti del carattere umano vengono usati da millenni. Oggi sembra che se ne faccia un uso maggiore, ma in realtà, sono gli strumenti di coercizione ad essere cambiati.
La televisione è la massima espressione dei mezzi moderni. In Italia, e non solo, si arriva al top con l'introduzione della cosiddetta televisione libera che, in realtà, libera non è proprio perché la sua gestione è finalizzata a creare consenso intorno alle idee, cioè utilizzata per creare dipendenza.
Tale consenso, però, non passa necessariamente attraverso la diffusione di proclami propagandistici ma, quasi sempre, attraverso programmi di intrattenimento (grande fratello, isola dei famosi, ecc.) o di pesudo divulgazione scientifica che mirano a formare una morale in cui l'individuo si senta "protetto".
Perciò, la televisione ha un'importanza vitale nella formazione di masse moralmente dipendenti. In circa cinquantacinque anni si è passati da programmi istruttivi e di intrattenimento che potevano avere anche una valenza culturale a programmi decisamente acculturalizzati dove, a dominare, è il messaggio dell'uomo attivo e unicamente dedito a sfruttare tutte le opportunità date dal tipo di società in cui vive.
In un contesto simile, anche la violenza può essere mercizzata attribuendogli una valenza informativa e al contempo lanciando messaggi di accettazione della stessa.
Da qui al messaggio che la violenza può essere accettata entro certi schemi, che però vengono decisi dal "capo", il passo è breve.
Credo che quello che si sta facendo in Francia non sia una ricerca per capire come mai le persone si comportino in un determinato modo di fronte a ordini anche moralmente discutibili e perché lo fanno anche di fronte a ordini provenienti un organismo che, di per se, non è un'autorità. Quello che si sta facendo è un vero e proprio esperimento per valutare quale sia il grado di adesione che ha la televisione e quale il grado di accettazione della modifica della realtà proposta dalla televisione.
Esperimento che potrebbe portare, nei palinsesti delle emittenti televisive, all'inserimento di programmi sempre più improntati alla violenza esplicita attraverso giochi o reality dove la violenza, non essendo giustificata, avrebbe una valenza di gratuità e, pertanto, non soggetta a critica da parte dell'ascoltatore e, proprio per questo, più facilmente assimilabile inconsciamente.


Aggiornamento al post precedente "Mentana e il web, ripristino della parcondicio o appropriazione dell'web?
post pubblicato in Riflessioni, il 12 marzo 2010


E' di oggi la notizia, riportata dal corriere della sera , che il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (ovvero La 7) a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici.
Una presa di posizione, questa, importante ai fini di una maggior chiarezza sul significato della par condicio che dovrebbe far riflettere l'editoria tradizionale sull'opportunità di non ricorrere a soluzioni "non coerenti" con il problema affrontato. Problema che, come si può constatare, si può risolvere nel suo ambito naturale, cioè la televisione, attraverso i poteri preposti dallo stato. E' chiaro che, a questo punto, anche la rai è costretta a rivedere le sue decisioni in merito.




Mentana e il web, ripristino della parcondicio o appropriazione dell'web?
post pubblicato in Riflessioni, il 11 marzo 2010


Da oggi su corriere tv alle 15,30 inizia il programma, condotto da Enrico Mentana, Mentana condicio-vietati in tv, liberi sul web.
Una serie di confronti tra i candidati alle regionali che, nelle intenzioni, dovrebbe sopperire alla "repressione" attuata dalla rai in nome della legge sulla par condicio, ma è proprio questo il vero motivo?
In una lettera al corriere Mentana scrive: "E cioè la vicenda dai tanti risvolti politici, istituzionali, giuridici e di costume che un quotidiano autorevole come il Corriere racconta giustamente in tutti i suoi risvolti da ormai dieci giorni. Nessuno ha potuto rappresentarla in tv: vietato ai programmi privati, addirittura impossibile per quelli pubblici, visto che sono in quarantena. Altri effetti di quella norma autolesionistica stanno per concretizzarsi davanti ai nostri occhi: infatti nessuna televisione potrà raccontare la campagna elettorale al lume dell'interesse giornalistico, ma solo rispettando il bilancino della par condicio, quello per il quale i candidati alla guida di una regione hanno diritto allo stesso spazio e a confrontarsi insieme, compresi quelli che — già lo sanno tutti — non raggiungeranno l’un per cento dei suffragi."

E ancora:
Il giornalismo libero e l’opinione pubblica possono confrontare, ad esempio, Formigoni e Penati, la Bresso e Cota, la Bonino e la Polverini, unici possibili vincitori nelle loro regioni. In tv no, è vietato, al massimo ci potranno essere delle pletoriche tribune politiche, o le dichiarazioni in pillole cui saranno costretti i tg. Insomma, proprio nel momento in cui il passaggio al digitale e l’allargamento del satellitare ci hanno dato l’illusione di una formidabile crescita dell’offerta a nostra disposizione, possiamo vedere come lo strumento televisivo sia stato brutalmente sterilizzato in un suo settore cruciale.

In se, le parole riportate indicherebbero la volontà di superare gli schemi finora adottati dalla politica nei confronti dell'informazione pubblica, se non fosse per le frasi evidenziate che però indicano tutt'altro.
Nello spazio da lui condotto "il pubblico potrà vedere il confronto tra quanti, tra i candidati, hanno la possibilità di vincere mentre quelli di cui tutti sanno che non raggiungeranno l'uno per cento saranno esclusi?

La par condicio, se applicata correttamente - il fatto che la rai abbia chiuso i programmi "Politici o politicizzati" non significa che sia la legge ad essere sbagliata anzi, ad essere sbagliata è l'interpretazione della legge da parte della rai - implica che tutti i partiti, in corsa alle elezioni, devono essere rappresentati nei programmi televisivi in pari misura. Per Mentana no.

Mentana apre la lettera con queste parole: "Caro direttore, c’è un’occasione da non perdere per chi ama l’informazione. La vogliamo cogliere insieme? In questi giorni stiamo vedendo quanto stupida può essere una regola che spegne tutti i programmi televisivi di approfondimento, pur di non correre il rischio di influenzare la campagna elettorale per le Regionali. Il primo ed esemplare risultato è che il cittadino-elettore non ha potuto farsi attraverso lo strumento televisivo un’idea più motivata sul caos delle liste."

A parte il "caos delle liste", per Mentana, la colpa è della legge, che definisce stupida. Ed è partendo da questo che costruisce la sua idea di usare la rete - cosa che viene già fatta da milioni di persone in tutto il mondo - per aggirare l'intoppo causato dalla legge. Però, inserendo in rete, non più articoli stampati anche su carta o video che altrimenti non si vedrebbero, ma veri e propri programmi televisivi che presuppongono un'organizzazione a parte rispetto al normale, significa occupare uno spazio che dovrebbe rimanere libero o comunque gestito in modo non professionale.
E qui s'innesta il problema posto dal titolo. Se l'editoria tradizionale, che usa già la rete, interferisce, con programmi suoi, in rete, non lo fa certo per "amore" della legge. Sappiamo tutti come è finanziata (pubblico) e di chi è la proprietà (privata), ed è per questo che sorge il dubbio che la "manovra" ha come scopo la "colonizzazione" della rete. Colonizzazione che toglierebbe alla rete la sua peculiarità di oggetto non sottoposto a controlli invasivi.
 Di conseguenza comporterebbe una richiesta di revisione delle norme che regolano la rete.
Norme che già sono state prese di mira con il DDL sulle intercettazioni e che, per fortuna, non sono state modificate.

 

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/3/2010 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Proposta di modifica alla legge sulla par condicio
post pubblicato in POLITICA, il 3 novembre 2009


Pronta, depositata il 14 ottobre e oggi formalizzata, la proposta di legge del PDL sulla riforma della par condicio.
La proposta assicura a tutti i soggetti politici "con imparzialità", sulla base "della rappresentanza parlamentare" di usufruire degli spazi televisivi e radiofoniche.
Questo significa che gli spazi non saranno più suddivisi in "parti uguali" tra i partecipanti, ma in base alla rappresentanza che ogni partito avrà in parlamento; allo stato attuale delle rappresentanze in parlamento, il maggior beneficiario sarà il PDL seguito dal PD e tutti gli altri a seguire, esclusi tutti coloro che alle precedenti elezioni non hanno avuto seggi.Questo vale fino alla presentazione delle candidature.

In seguito, e fino alla data di chiusura della campagna elettorale, gli spazi sono invece ripartiti per il 10% secondo il principio della pari opportunità tra le liste in competizione che hanno presentato candidature in collegi o circoscrizioni che interessano almeno un quarto degli elettori chiamati al voto.

Inoltre, oltre ai messaggi autogestiti gratuiti, sono previsti spot elettorali a pagamento , ogni partito potrà avere la possibilità di sponsorizzare la campagna con pubblicità sulle reti tv e radio. Questo implica una sostanziale disponibilità di soldi che non tutti possono avere a disposizione.
I messaggi autogestiti, gratuiti e non devono “avere una durata sufficiente alla motivata esposizione di un programma o di una opinione politica”, possono durare tra 1 e 3 minuti per le emittenti tv e tra i 30 e i 90 secondi per le trasmissioni radio.

Viene inoltre eliminato il divieto per candidati, esponenti politici o del governo, di partecipare a trasmissioni che non siano di informazione (varietà) da trenta giorni prima delle elezioni.

Le norme valgono sia per emittenti nazionali che locali.

Una proposta di legge, questa, che va chiaramente a eliminare quella sulla par condicio.
Solo il punto sulle "RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI" da solo va ad inficiare tutto l'impianto di una legge che vorrebbe dare spazio eguale a ogni formazione politica che si presenta alle elezioni, riducendo di molto la possibilità dei partiti minori, salvo i pochi secondi/minuti degli spot autogestiti gratuiti, e annullando quella dei partiti non presenti in parlamento,

Questa legge, come quella che si vorrebbe fare sul premierato - ma anche la mancanza di una legge sul conflitto d'interessi -, che, in teoria, mira a creare un sistema bipolare, in realtà creerebbe i presupposti per la creazione di un sistema senza opposizione; attraverso il controllo dei moderni mezzi di comunicazione di massa, non è difficile prevedere chi sarà in grado di gestire in modo efficace la propaganda elettorale. Eliminando dalla "competizione" le formazioni non presenti in parlamento e riducendo la presenza delle formazioni minori presenti, la competizione avverrà, in teoria, tra i due partiti maggiori, in pratica, solo chi disporrà di ingenti risorse finanziarie, avrà a disposizione gran parte del palinsesto. Questo significa che il cittadino non avrà modo di confrontare i programmi che i vari partiti propongono visto che la gran massa dei messaggi arriverà da una sola parte.
Questo significa che le elezioni esprimeranno un parlamento non più espressione cosciente della popolazione, perché avverrà in base a schemi del tutto estranei al dibattito politico/culturale tipico di una democrazia.

Il passo successivo, se dovessero passare in parlamento, non può che essere la modifica della costituzione a senso unico, senza cioè quell'apporto di tutte le componenti sociali che hanno caratterizzato la stesura dell'attuale costituzione; in questo modo, la possibilità di modificare anche i principi fondanti della democrazia italiana, diventa reale.




 
 
LA TELEVISIONE SECONDO SANDRO BONDI
post pubblicato in Riflessioni, il 3 ottobre 2009


Quanto descritto sotto vuol essere una critica rivolta a tutte le componenti sociopolitiche presenti nella società. Se la mia analisi parte dal ministro Bondi è semplicemente perché è dalle sue parole che ho avuto lo spunto. 

Dal sito del PdL

"A che cosa dobbiamo ancora assistere, che cosa dobbiamo ancora vedere davanti agli schermi della televisione, per renderci conto tutti, indistintamente, che e’ giunto davvero il momento di dire basta ad una televisione degradante dei costumi civili e politici del Paese e di aprire una pagina nuova in cui la televisione puo’ acquistare una funzione positiva rispetto alla necessita’ di un elevamento dello spirito pubblico e della coscienza democratica di una nazione".

Lo afferma il ministro dei beni culturali Sandro Bondi.
A cosa e a quali programmi si riferisca non ci è dato saperlo anche se lo possiamo intuire. 
Di programmi degradanti, sulla tv italiana e non solo, ce ne sono molti e vanno da programmi tipo: talk shop dove i protagonisti recitano la parte di personaggi presupposti reali ma che alla fine sono loro stessi, sia come individui reali sia come personaggi, a risultare irreali, a programmi di intrattenimento o pseudo culturali dove si spaccia per cultura la semplice esposizione di fatti privati senza mai approfondire il tema alla base dei fatti stessi.

Però, non credo che il ministro si riferisca a questi. I programmi sotto processo sono quelli di approfondimento socio/culturale/politico/economico, cioè, quei programmi che, per loro natura, sono indirizzati alla ricerca delle soluzioni ottimali ai problemi e che non possono fare a meno di entrare in collisione con il governo e i poteri in essere in quel dato periodo.
"Un elevamento dello spirito pubblico e della coscienza democratica di una nazione"
Frase molto forte, questa. ma cosa intende dire il ministro? anche qui non ci è dato saperlo, anche se lo possiamo intuire. Se la coscienza (tralascio lo spirito pubblico in attesa che magari il ministro ce lo spieghi) democratica di una nazione si può misurare in due principi quali: rispetto nei confronti di qualsiasi idea che rispetti i principi fondanti la nazione e rispetto del parlamento nelle sue funzioni, mi chiedo con quale diritto il ministro si arroga la funzione di guida "spirituale" della nazione? e su quali presupposti si basa la sua guida? un ministro è eletto dal popolo perché risolva i problemi della popolazione e faccia leggi atte a questo scopo, non mi risulta che un politico abbia il compito di "elevare spiritualmente" il popolo, deve semplicemente dare gli strumenti adatti affinché questo avvenga e, questi strumenti sono di natura pratica. Sarà poi il popolo a decidere se usufruirne o meno attraverso istituzioni che lo stato mette a disposizione ma anche istituzioni che il popolo crea liberamente.
L'affermazione del ministro che la televisione puo’ acquistare una funzione positiva rispetto alla necessita’ di un elevamento dello spirito pubblico e della coscienza democratica di una nazione è vera se la cultura - di cui la televisione vista in quest'ottica ne fa parte a pieno titolo - è a sua volta libera da ogni condizionamento da parte dei poteri. 
Questo non significa che colui che produce cultura non debba avere idee politiche e ideologiche; sarebbe assurdo pensare che una persona di cultura non possa affrontare i problemi riguardanti, sia la soluzione che il modo per risolverli che sono la base della politica. Questo implicherebbe l'impossibilità di fare politica, e la politica è una componente della cultura che a sua volta rappresenta il sapere e di conseguenza l'elevazione spirituale di una nazione. Una televisione che non rappresentasse anche la politica, si baserebbe su una cultura astratta perché slegata dalla realtà.
Cosa succederebbe se la cultura fosse fatta unicamente di valori astratti? si creerebbe una popolazione completamente dedita a quei valori e di conseguenza staccata dalla realtà in cui vive.
Ma questo non è possibile. La popolazione stessa, di fronte a una mancanza del genere si ribellerebbe perché gli verrebbe a mancare ogni riferimento pratico al suo vivere quotidiano.
Certo, si può obiettare, che già oggi, la televisione non rappresenta la realtà, vero, ma nel senso che la realtà viene distorta, non annullata; nel momento che si vedono eventi realmente accaduti sta a significare che la realtà è rappresentata, ma non nei modi con cui si è verificata; modi che, comunque, sono sempre soggetti a interpretazioni individuali, e di appartenenza, di chi li commenta. Dunque, il problema non è la soppressione della politica in televisione, ma il suo controllo.
Voler pretendere, da parte di un singolo individuo o del gruppo cui appartiene, di creare i presupposti perché la televisione possa essere usata per scopi, anche se nobili, riferiti ad un singolo gruppo politico, anche se rappresenta la maggioranza, senza lasciare spazio alle altre componenti sociopolitiche, indica la volontà di appropriarsi del mezzo per poter creare si un " elevamento dello spirito pubblico e della coscienza democratica", ma a senso unico. 
Ovvero, rappresentare la realtà a beneficio di una sola delle componenti.

Questo, al di la delle belle parole, significa impedire la libera circolazione delle idee.

La lotta che si sta svolgendo oggi in Italia riguardo l'informazione, non è altro che la lotta di poteri politici ed economici per il controllo dell'informazione stessa.

Dopo la televisione toccherà a internet che già oggi è oggetto di tentativi di controllo nel senso sopra descritto.
  


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/10/2009 alle 22:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
3 ottobre, manifestazione per la libertà di informazione in rete.
post pubblicato in POLITICA, il 27 settembre 2009


LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE IDEE è ALLA BASE DI OGNI DEMOCRAZIA.
CHIUNQUE PENSI DI BLOCCARLA DIMOSTRA DI ESSERE CONTRARIO AI PRINCIPI FONDANTI DELLA CIVILTA MODERNA.

L'appello e la dichiarazione di principi per la manifestazione del 3 ottobre.

Il 3 ottobre si terrà a Roma una manifestazione per la "libertà di stampa" come protesta alla legge proposta dalla maggioranza che con l’emendamento D’Alia sui filtraggi governativi dei contenuti, il DDL Carlucci contro ogni forma di anonimato, il DDL Lussana finalizzato ad accorciare la memoria della Rete, il DDL Alfano attraverso il quale si vorrebbero applicare all’intera blogosfera le disposizioni in tema di obbligo di rettifica nate per la sola carta stampata e, infine, il DDL Pecorella – Costa, con il quale ci si prefigge l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali. 

Non POSSIAMO rimanere indifferenti ad attacchi cosi evidenti alla libertà di parola perché essa è alla base di ogni libertà. 

In modo particolare, il DDL Pecorella-Costa rappresenta il fulcro della "riforma" del governo. Con esso, ognuno di noi sarebbe obbligato a:
1) pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all'art. 2 della Legge sulla stampa,
2) procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all'art. 3,
3) provvedere alla registrazione della propria "testata" nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove "è edito" il sito internet così come previsto all'art. 5, 
4) aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), 
5) incorrere nella "sanzione" della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7),
6) soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall'art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano 
7) e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
Sono proprio le disposizioni in materia di responsabilità a costituire il cuore del DDL Pecorella e converrà, pertanto, dedicargli particolare attenzione.

Come si legge, diventeremmo tutti editori e giornalisti con gli stessi obblighi dei professionisti, questo al di la delle intenzioni del blogger.

La manifestazione di sabato 3 ottobre è un modo per protestare ma, non potendo tutti essere presenti, si può attuare un'altra forma di protesta:
SPEGNERE IL TELEVISORE 
FACCIAMO CADERE L'ASCOLTO, MAGARI AZZERIAMOLO, DIMOSTRIAMO CHE SENZA LA TELEVISIONE SI PUO VIVERE BENISSIMO E CHE NON E' FONDAMENTALE PER NOI.

SENZA LA RETE NIENTE TELEVISIONE

Ciò sarebbe anche mandare un forte segnale a coloro che di essa vivono perché, dati i lauti guadagni che traggono da essa, non potranno esimersi dal valutare il danno causato in senso negativo e agire a loro volta contro il DDL.
  

Democrazia e informazione
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2009


Si sa che ogni potere cerca di imbrigliare l'informazione a proprio vantaggio, a questo comportamento, in passato, si era sopperito usando la cosiddetta "divisione delle poltrone" dove ogni partito presente in parlamento aveva l'opportunità di inserire nella gestione dell'informazione pubblica una persona di sua fiducia, questo, se pur imperfetto è un modo per evitare prevaricazioni.
Nell'attuale situazione socio politica, dove la maggioranza, pur avendo tutti i requisiti per governare, cerca di coinvolgere nelle sue decisioni anche l'opposizione e l'opposizione, divisa al suo interno, a tratti si lascia coinvolgere, denota un cambiamento sostanziale nell'approccio alle problematiche sociali, non più contrapposto, almeno apparentemente, ma di ricerca di condivisione.
Ciò porta la maggioranza ad avvalersi di comportamenti che vanno al di la delle sue competenze istituzionali, autorizzandola a portare in parlamento proposte di legge decisamente in contrasto con la costituzione stessa.
E' in questo quadro che va inserita la decisione di sospendere Vauro, dal momento che la politica è alla ricerca di una identità unitaria, ogni voce contraria deve essere messa a tacere per non compromettere tale processo.
Questo processo va visto anche alla luce di un deciso spostamento a destra dell'elettorato italiano, sia esso cosciente o semplicemente emozionale, che a dato modo a personaggi come Berlusconi, di appropriarsi dei poteri dello stato per portare avanti una politica, oltre che economica liberista, di snaturamento dei valori nati, sia dalla lotta contro il fascismo sia dalle lotte degli anni 60-70-80 per l'applicazione dei diritti sanciti dalla costituzione.
Non c'è da meravigliarsi se la tendenza odierna è quella di riportare l'informazione ai livelli pre democrazia perché, viste le mire Berlusconiane a incentrare "maggior potere nelle mani del premier (sue) e le leggi tipo bio testamento, che hanno come unico scopo quello di difendere una sola parte dei valori esistenti, è ovvio che l'intento è di porre un sostanziale freno alle libertà individuali ritenute, erroneamente, limite ad una società "perfetta".
francesco
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