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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Los Angeles, Usa: senza tetto ucciso dalla polizia con cinque colpi di pistola.
post pubblicato in NOTIZIE, il 3 marzo 2015


Il Post The New York Times

Un senzatetto viene ucciso a Los Angeles dopo essere stato fermato come sospetto per una rapina avvenuta nella tendopoli di senzatetto in un quartiere della città.

Secondo i poliziotti, il poveraccio avrebbe reagito in modo violento quando si sono avvicinati, avrebbe anche cercato, durante la colluttazione, di impossessarsi della pistola di un poliziotto. Stando al video registrato da un testimone, si sentirebbe il ronzio di un taser e poi gli spari che hanno ucciso il senza tetto.

Secondo i senzatetto accampati nel quartiere, invece, i poliziotti stavano cercando, sotto la pressione di civili che non vedono di buon occhio l’accampamento, di farli sgomberare , ma visto che parecchi si sono opposti,hanno deciso un’azione esemplare. Tutti i giorni, dicono, i poliziotti molestano le persone. E poi, aggiungono, la polizia è addestrata a far fronte a situazioni del genere, come è possibile che 4-6 poliziotti non siano riusciti a bloccare un solo uomo?

Insomma, siamo di fronte a una storia che, ormai, si ripete di frequente: la polizia Usa uccide persone disarmate e, in prevalenza, diseredati. Se questo è il senso della sicurezza Usa che vogliono “esportare” nel mondo, è meglio che se lo tengano. Questo non significa che da noi non succedono cose del genere, anzi, succedono anche se con modalità diverse.

Ma quello dei senza tetto è un problema a se dato che molti di loro prima erano persone normalissime e sono finite sulla strada “grazie” a un sistema economico basato essenzialmente sulla libertà totale dei datori di licenziare coloro che non rispondono alle loro esigenze; il tutto condito con un welfare ridotto ai limiti minimi.Questo, con la crisi, ha portato ad un aumento dei senzatetto nelle grandi città; aumento che, però, non è ben visto dai“normali” cittadini, e in modo particolare dai commercianti. Questi fanno pressione affinché non si dia loro cibo per la strada (cosa che fanno normalmente le associazioni di volontariato) perché, dicono, i senzatetto, in questo modo, non se ne andranno più, rovinando i loro affari. Inoltre, le pressioni hanno portato molte amministrazioni a porre delle restrizioni contro chi aiuta i senzatetto.

Insomma, un problema che nasce dal sistema viene visto non come segnale di inadeguatezza del sistema stesso che andrebbe modificato, ma come un “incidente collaterale” che va “buttato”come una qualsiasi “cosa inutile”.  


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permalink | inviato da vfte il 3/3/2015 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Nuova strage negli USA: quindicenne uccide cinque persone tra cui 3 bambini.
post pubblicato in NOTIZIE, il 21 gennaio 2013


Ansa   
Di nuovo cantano le armi facili negli USA, 
un canto di morte e dolore che, di nuovo, scuote, o dovrebbe, le coscenze di quanti si stanno adoperando per la loro limitazione. 
Di nuovo cantano e di nuovo è strage di innocenti, ma le coscienze che queste stragi provocano non si scuotono, anzi, si difendono dalle accuse loro rivolte.

L'assassino è stato arrestato: un quindicenne (sempre che sia stato lui)
La polizia indaga sul movente: a che scopo?

Forse che assicurando un omicida alla giustizia si ferma la strage?
Forse che scoprendo il movente si eviteranno altre stragi?

Il mondo è pieno di assassini, anzi, tutti siamo potenziali assassini!
Tutti, di fronte all'ingiustizia, o a quella che ha noi sembra un'ingiustizia, o quando siamo psicologicamente "instabili"  a causa di forti stress, pensiamo ad azioni estreme.  
Cosa ci ferma? 
La consapevolezza di un'azione inutile e negativa sia per gli altri che per noi o la paura della legge e l'impossibilità di procurarci armi senza doverle denunciare?
Credo tutte e tre le cose. 

Tutti siamo consapevoli della negatività della violenza così come tutti subiamo ingiustizie e siamo sottoposti a stress, pochi, però, arrivano a una soluzione violenta. Perché?
Vedo una solo risposta a questa domanda: la possibilità di accedere alle armi. Possibilità che negli USA è alla portata di tutti, sia per l'acquisto che per l'utilizzo.
Nella casa dove sono stati trovati i corpi c'erano parecchie armi e, a quanto sembra, alla portata di tutti i componenti della famiglia, perciò e a meno che fosse un covo di delinquenti, l'assassino quindicenne poteva accedervi e usarle liberamente.
Perciò, il fulcro del problema è tutto qui! La confidenza con le armi e la convinzione che il loro uso per motivi personali sia moralmente lecito.

Qualcuno ha detto che, comunque, i criminali - che sono i più probabili assassini - le armi le trovano comunque. Vero, ma in questi casi non si tratta di criminalità, queste persone non sono criminali ma persone normali che hanno a disposizione un armamentario pronto all'uso. Inoltre, c'è anche la possibilità che anche i minorenni vengano addestrati in casa ad usarle secondo il principio della difesa in caso di aggressione.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 21/1/2013 alle 18:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Insegnanti armate nelle scuole
post pubblicato in GUERRA E PACE, il 2 gennaio 2013


Dopo la strage di innocenti nella scuola elementare di Newtown, dopo le proteste dei sostenitori del "disarmo privato" e dopo la presa di posizione dei produttori d'armi, il dibattito dalla teoria è passato ai fatti.  

Da una parte, il sindaco di Los Angeles che dal 2009, a maggioorganizza la raccolta delle armi ha deciso di anticiparla offrendo in cambio un buono spesa; dall'altra, gli insegnanti dell'Utah frequentano corsi per imparare ad usare le armi chiedendo di poter portarle nelle scuole per difendersi dagli aggressori.  

Due modi di pensare la società, due modi di intendere la giustizia.   

 

Innanzi tutto, va detto che la costituzione Usa, nel secondo emendamento recita: Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, non si potrà violare il diritto dei cittadini di possedere e portare armi. (la costituzione americana, pag. 15)  

Inoltre, il 74% della popolazione è d'accordo sulla vendita delle armi ai privati.  

Da ciò si dovrebbe desumere che la vendita delle armi sia più che legittima visto che è approvata dai tre quarti della popolazione e che rispecchia un principio contenuto nella carta dei diritti statunitense. Di conseguenza, anche la richiesta degli insegnanti dell'Utah è legale.   

 

Allora dov'è il problema? si chiederanno in molti.  

Domanda lecita dato i presupposti. Va però considerato che la costituzione statunitense è stata scritta in tempi assai diversi e che la stessa prevede la possibilità di adeguamento alla realtà del periodo.   

La realtà oggi riguardo alle armi private è ben diversa dal passato poiché per la difesa interna esistono organizzazioni militari, a partire dalla guardia nazionale, in grado di gestire le emergenze senza l'ausilio del cittadino privato.  

Pertanto, armare i cittadini, non essendoci più la necessità della difesa interna - che tra l'altro non servirebbe a nulla poiché, per far fronte a situazioni estreme come: disordini sociali o una possibile invasione, a nulla servirebbero una massa di cittadini armati si ma senza nessuna disciplina - cade anche il diritto del cittadino a possedere le armi.  

 

Dunque, il cittadino Usa non ha nessuna necessità di armarsi dato la protezione che riceve dalla costituzione, pertanto sorge spontanea una domanda: perché il 74% dei cittadini chiedono di essere armati?      

La risposta più logica, anche tenendo conto della cultura "di frontiera", del popolo statunitense, è l'insicurezza in cui si trovano a vivere, in modo particolare nelle metropoli.  

Oltre a ciò, c'è anche una componente ideologica che vorrebbe tenere le minoranze etniche ai margini della società nella misura in cui queste stanno superando in numero la popolazione bianca non ispanica. 

 

Questa insicurezza ha spostato, di fatto, la frontiera all'interno della nazione mettendo i cittadini bianchi non ispanici di fronte a problemi di identità e alla presunta necessità di salvaguardare la loro cultura creando una situazione di conflitto con le altre etnie che a loro volta si sentono minacciati dalla reazione della maggioranza bianca non ispanica. 

Questo succede perché l'integrazione, pur essendo contemplata nella costituzione e voluta da parte della popolazione, tra le diverse etnie nel tessuto culturale statunitense non riesce a realizzarsi. 

 

Questo vale anche per l'Europa con la differenza che in Europa la possibilità per i cittadini di possedere armi è regolata da leggi severe che hanno contribuito a formare una cultura più incline al dialogo limitando di molto le reazioni spropositate. 

 

VEDI ANCHE  

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA ViRGiNIA DICHIARAZIONE D'INDIPENDENZA USA 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 2/1/2013 alle 11:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Obama condannato a morte dagli ebrei americani
post pubblicato in GUERRA E PACE, il 22 gennaio 2012



La Repubblica
Secondo il direttore dell'Atlanta Jewish Times, giornale della comunità ebraica nella metropoli della Georgia, uccidere Obama è una delle tre opzioni per salvare Israele. le altre due sono:   1):attaccare Hezbollah e Hamas. 2) la distruzione ad ogni costo degli impianti nucleari dell'Iran.  
Il direttore del gionale, Andrew Adler, spiega che l’uccisione (assassinio) del presidente americano va “soppesata” di fronte all’alternativa che può essere lo sterminio di sette milioni di israeliani in caso di attacco dell’Iran o altri paesi arabi.

Una notizia shock pubblicare su un giornale pubblico la condanna di una persona, chiunque sia, che richiama il metodo della fatwa islamica. Anche considerando che mister Andrew considera Obama nemico di Israele, condannarlo pubblicamente senza averne l’autorità sa tanto di terrorismo.
Inoltre, se si pensa ai tanti aiuti ricevuti dagli stati uniti nel campo militare - basti pensare che nel 2010, Obama approvò aiuti per 205 milioni di dollari per la costruzione di un sistema di difesa contro i missili di corto raggio - e agli interessi americani in medio oriente - interessi che hanno provocato guerre senza “disturbare minimamente Israele -, la sua condanna risulta alquanto gratuita. Inoltre, l’america è il nemico numero uno sia dei terroristi di al-qaida che dell’Iran. Nemici comuni dunque.

E allora perché questa condanna?
Vedi anche: L’architettura degli aiuti americani in Medio Oriente
Siria, la rivoluzione dimenticata e la repressione ignorata
post pubblicato in POLITICA, il 8 gennaio 2012


Fonte notizia Ansa vedi anche Peace Reporter
Iniziarono dieci mesi fa le proteste in Siria contro il regime e in questi dieci mesi già si contano, secondo i coordinamenti locali, 6013 vittime. Una repressione dura, quella del regime siriano, che ricorda quelle di Libia, Tunisia e Egitto. Inoltre, sembra che le proteste, che avevano l’obiettivo di spingere il governo a riformare lo stato in senso democratico, stiano sfociando in vere e proprie rivolte popolari per rovesciare il regime del presidente Bashar al-Asad.
Quello che succede in Siria fa parte della cosiddetta “primavera araba” caratterizzata dalla richiesta di democrazia laica da parte delle popolazioni.
Però, mentre per Egitto, Libia e Tunisia, l’occidente Ha preso posizioni nette nei confronti della repressione arrivando, come in Libia, ad interventi militari, in Siria sembra che, l’occidente, abbia poca volontà, o non ne abbia affatto, di interferire negli affari interni del paese.
Neanche di fronte all’attentato, che l’opposizione al regime addebita al regime stesso per creare ulteriore tensione e usarlo come propaganda nel tentativo di aumentare il consenso dipingendo l’opposizione come i veri anti democratici,  di venerdì con 25 morti ha smosso la diplomazia occidentale.

La ragione, secondo il Raggruppamento del manifesto di Damasco, è il conflitto di interessi tra i paesi della regione e a livello internazionale a impedire gli interventi per fermare la repressione e riportare la democrazia in Siria e, perciò, a prolungare la crisi e quello che comporta. Inoltre, esorta i siriani a contare solo su se stessi
"I siriani non hanno altra scelta che contare sulla loro fermezza e sul sacrificio per convincere il mondo di meritarsi libertà e dignità" e per spingere la comunità internazionale a "mobilitarsi a difesa dei civili e frenare la forza bruta con cui il regime usa violenza al popolo e piega la sua volontà", afferma il comunicato.
Questo deriva anche dal pessimismo nei confronti della missione di osservatori, inviati dalla lega araba, col compito di valutare il grado di applicazione dell’iniziativa araba per risolvere la crisi. Pessimismo che ha fatto dire ad Abd al-Razzaq Eid, presidente del consiglio nazionale del manifesta di Damasco all’estero la convinzione di una connivenza della missione col il regime.

Dunque, secondo il Raggruppamento del manifesto di Damasco, nessuno sembra intenzionato a un intervento, anche non militare, per fermare la repressione a causa degli interessi economici nel paese e della paura di un conflitto allargato che renderebbe ancor più problematica la situazione e rischierebbe di compromettere la stabilità della zona.
Niente di più vero anche in considerazione che la lega araba, a fine novembre 2011, aveva sanzionato la Siria perché non disponibile ad accettare sul suo territorio 500 osservatori internazionali con il compito di controllare eventuali violazioni dei diritti civili e ha porre fine alla repressoine; sanzioni accettate dai 2 terzi della lega araba ma che ora, a quanto sembra, non vengono applicate. Le sanzioni della lega sono andate ad aggiungersi a quelle degli Usa e Unione Europea che riguardano essenzialmente taglio dei prestiti e riduzione dell’esportazione del petrolio. Ben poco in confronto a ciò che sta avvenendo.  

Concludendo, non si capisce perché, sia gli Usa che l’UE, che tanto si sono dati da fare per rovesciare determinati regimi nell’area araba e che oggi come ieri sono intenzionati a porre fine al regime iraniano, non si muovano con lo stesso impegno nei confronti del regime siriano che, a quanto sembra, in tema di rispetto dei diritti civili delle popolazioni, non rispetta gli accordi internazionali.
Non si capisce a meno che non si prenda per buona, e lo è, la tesi del Raggruppamento del manifesto di Damasco; a frenare gli interventi sono gli interessi che, sia i paesi arabi che gli altri, anno nella zona.

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Gli strascichi della guerra in Iraq, e altrove.
post pubblicato in Riflessioni, il 19 ottobre 2009


Come si può leggere nell'articolo  allegato, le guerre moderne con le loro armi, non finiscono con la fine delle ostilità. Esse lasciano strascichi durevoli anche dopo e per lungo tempo.

Due sono le cause: Uranio impoverito (Per invadere l'Iraq la coalizione guidata dagli Usa ha utilizzato l'uranio impoverito come "penetrante" per mettere fuori uso i blindati irakeni e dopo le denunce (e le malattie) di numerosi veterani occidentali, anche italiani, una campagna mondiale chiede il divieto delle armi all'uranio impoverito) e mancanza di aiuti ai governi nella gestione del dopo guerra, sia a livello di decontaminazione sia dello sviluppo industriale, attraverso l’apporto delle tecnologie necessarie ad uno sviluppo sostenibile già sviluppate nei paesi che parteciparono alla guerra, con conseguente inquinamento incontrollato del territorio e aumento dei tumori.

L’Italia, paese aderente alla coalizione, attualmente ha in Iraq 120 uomini impegnati in attività di consulenza, formazione ed addestramento e cooperazione militare nel settore navale, ma sembra non sia impegnata in un lavoro di ripristino del territorio, e con essa anche gli altri paesi aderenti alla coalizione, mentre l’Iraq si trova a dover affrontare un problema inquinamento molto diffuso nel paese e che coinvolge non solo le grandi città ma anche la provincia; tutto ciò succede al di la delle belle affermazioni dei governi della coalizione, in testa gli usa, sulla lotta all’inquinamento.

La domanda che mi pongo è: se la guerra è stata fatta per evitare che l’Iraq di Saddam Hussein producesse armi di distruzione di massa (mai provato, perciò la giustificazione ultima è l’abbattimento della dittatura e l’instaurazione della democrazia ), ci si aspettava che l’esercito, dopo la vittoria, lasciasse il posto a persone qualificate ad indicare agli iracheni i mezzi migliori per evitare gli errori commessi dallo sviluppo occidentale? 

Sembra, invece, che l’unico interesse sia stato quello di creare un governo in grado di collaborare per lo sfruttamento incondizionato del proprio territorio senza valutarne le conseguenze.




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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/10/2009 alle 22:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
BENJAMIN NETANYAHU E LA QUESTIONE PALESTINESE
post pubblicato in diario, il 20 maggio 2009


In merito alla politica del leader israeliano di destra Benjamin Netanyahu poco incline a riconoscere lo stato palestinese come soluzione del problema medioorientale. La politica israeliana, nei confronti dei palestinesi, a spinto molti a schierarsi dalla parte palestinese in nome dei diritti dei popoli ad esistere come entità indipendente, altri, si sono schierati dalla parte degli israeliani, questi hanno la tendenza ad accusare i primi di antisemitismo, ma è vero? o è possibile essere anti israeliani senza essere anti semiti?

CREDO PROPRIO DI SI.

Essere anti-israeliani significa essere contrari allo stato d'israele - molti ebrei lo sono sin da quando si incominciò a parlarne - , invece anti-semita significa essere contrari al popolo di israele, di conseguenza anche alla sua cultura socio/religiosa - anti-semita era la chiesa in passato e l'olocausto si basò sull'anti-semitismo.
Sono due cose completamente diverse, gli ebrei come popolo va rispettato come tutti gli altri popoli, come stato, dipende dalla sua politica, che, da quando è nato, con la scusa di difendere i confini, a sempre praticato una politica di aggressione nei confronti dei paesi vicini.
Inoltre, la sua nascita, ha comportato l'occupazione di territori occupati dai palestinesi.
Sperare che, il problema palestinese, si risolva pacificamente è lecito, che ciò avvenga veramente è impossibile.
Israele è stato creato appositamente per destabilizzare il mondo arabo, l'unica soluzione è il totale allineamento degli arabi alla politica occidentale. 

Da quando è stato creato è iniziata la guerra tra Israele e il mondo arabo, e, in occidente, tutte le volte, non si fa altro che parlare di responsabilità, chi sostenendo gli uni chi gli altri,nessuno però riesce o non vuole risalire alle origini delle ostilità. 

PERCHE PROPRIO LI?

Mi riferisco all’insediamento dello stato moderno d’Israele in una zona completamente islamizzata, a parte qualche comunità di cristiani e di ebrei che da secoli ci vivevano, anche se controllata dagli inglesi e mi chiedo, come mai un popolo, che da circa duemila anni vive sparso per il mondo, tutto d’un tratto si è insediato proprio nel bel mezzo del mondo islamico? quali motivazioni reali ci possono essere in una azione del genere dal momento che il mondo islamico non l’ha mai accettato e da allora la guerra non e mai cessata?
Prendere a giustificazione il fatto che il territorio in questione corrisponde alla terra di caanan del vecchio testamento e perciò terra dei patriarchi mi sembra molto forzato, duemila anni sono tantissimi per la storia umana e in quei territori di popoli ne sono passati tanti, sarebbe come pretendere che i Galli tornassero nel nord Italia perché ci vivevano al tempo dei romani o che l’Austria pretendesse di tornare a comandare in Lombardia e triveneto o che Venezia pretendesse di ricostituire la repubblica annettendo i territori a suo tempo annessi ecc., insomma, gli ebrei anno si tutti i diritti di esistere come stato, ma non quello di pretendere di vivere su un territorio che, storicamente (dal 6° secolo), non gli appartiene più, e che, per giunta, crea non pochi problemi alla comunità internazionale. 
Neppure problemi di controllo del territorio legati a possibili materie prime ( petrolio ) poiché di petrolio non ce nè sul territorio o problemi legati a una certa volontà di dominio (sarebbe/è più comodo gestire il potere nell’anonimato ) possono essere valide giustificazione. Rimane, come possibilità reale, la politica occidentale, che nel tentativo ultimo, dopo l’indipendenza dei popoli nord africani e medio orientali, di controllare quei territori, creano un “momento di instabilità” per tenere divisi tali popoli e cosi gestire al meglio i propri interessi economici (gestione del petrolio ). tutto ciò sulla pelle delle popolazioni civili che di guerre, sante o no , non ne vogliono sapere.

 
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