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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Cronache dal mondo dell’irrealtà: il colon … e il cava ….
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2010


I due leader maximum della politica regionale mediterranea si sono ritrovati a Roma per festeggiare l’anniversario degli accordi tra le due province orientali dell’impero amerikano, Italia e Libia. Gli accordi, come si sa, riguardano il controllo del territorio marino (mediterraneo) contro l’invasione dei barbari del sub impero amerikano dell’Africa e delle terre apparentemente libere del medio oriente e oriente. L’accordo, stipulato due anni fa contro ogni ragionevole logica sui diritti umani sanciti dall’ONU (presunto governo mondiale che, di fatto, è controllato dalle potenze:  Amerika, Cina e Russia), prevede il rimpatrio forzato – se sono in mare si riportano in Libia senza verificare se hanno le caratteristiche dei rifugiati, se riescono a raggiungere la terraferma vengono trasferiti  nei Cie (centri di internamento ed espulsione) e vi possono rimanere per sei mesi e poi, se non hanno le caratteristiche dei rifugiati, vengono espulsi (sempre in Libia) dove gli uomini del colon … , non essendo sottoposti agli obblighi del trattato ONU sui diritti umani perché il colon … , molto furbescamente, non l’ha firmato, potranno farne uso a loro piacimento finché non verrà organizzata una nuova spedizione verso le coste italo/europee - dei clandestini che, per sfuggire ai loro aguzzini, tra cui i sudditi forzatamente fedeli del colon … , tentano la traversata del mare, non più nostrum, per approdare sulle spiagge italo/europee convinti, dalla propaganda criminale, di trovare la libertà e un certo benessere o comunque un lavoro. La traversata, che prima avveniva normalmente su gommoni o carrette (trainate dai ventisette puledri, guidati dalle amazzoni del colon … ), ora, dopo l’accordo - e il continuo sviluppo tecnologico oltre che ai lauti affari dei commercianti -, avviene su panfili di lusso e sembra, dopo un momento di smarrimento dei commercianti di carne umana, abbia ripreso il suo corso normale per rifornire le aziende italiane, e non solo, sia industriali che agricole, di schiavi a costi fuori mercato.

Un evento straordinariamente ordinario dato che questa è la quarta visita del colon …  in Italia nell’ultimo anno. Evento destinato, per la sua impronta circense, a suscitare scalpore tra certi politici e certa popolazione – i soliti cattoKommunist - che non vedono di buon occhio l’amicizia tra i due.

L’intenso programma della visita ha visto il colon … impegnato a fare lezione di corano a 500 veline selezionate, e pagate, appositamente per ascoltare il suo proclama islamico, che di islamico, visto da chi viene, non ha proprio niente, e poi la cerimonia dell’anniversario alla presenza di tutto, o quasi, il governo italiano impegnato, sembra, ad islamizzare l’Italia in favore di maggiori, e lauti, compensi agli affaristi italiani anch’essi presenti - sembra però che la presidente(le)ssa di CONFINDUSTRIA non fosse presente causa allergia generale – che costeranno al popolo italico la piccola somma di venti miliardi di EURO (la cifra può essere sbagliata. Si pregano i signori lettori di verificare).

Naturalmente, dopo gli usuali scambi di cortesie e apprezzamenti tra i due, e i discorsi di rito (islamico) – sembra che il colon … si sia lasciato sfuggire, per i più maligni, di proposito, come monito ai governi del sottosub continente europeo, l’ormai scontato ricatto allargato a tutta l’Europa: se non ci date cinque miliardi l’anno, non saremo in grado di gestire il flusso dei migranti che passano dalla Libia (tutti quelli africani e medio orientali), pertanto, l’Europa si troverà, nel prossimo futuro, invasa da ogni sorta di gente perlopiù mussulmana, il che, secondo il colon … (grande amazzone del deserto), vuol dire islamizzazione dell’Europa – e vabbe, questo dovrebbe dirlo alla chiesa e non ai governi perlopiù laici.

Tra una cerimonia e l’altra, tra un giro turistico e l’altro, tra altre cose non viste e dette e scritte, i romani, come al solito, invece di accorrere in massa ad applaudire l’ospite, si son visti fermi agli incroci tutti imbronciati e arrabbiati a causa delle soste forzate causate dal passaggio del regale corteo indegno di una repubblica; ah, romani canaglie. A che vi giova essere del mondo la capitale se poi dei vostri luoghi padroni non siete?

Alla fine, il colon … , dopo aver tolto le tende e fattosi un lungo bagno per purificarsi dalle visioni peccaminose, se ne è ripartito col suo esercito verso il deserto libico lasciando l’Italia in preda a convulsioni tipiche dei mal di pancia da diarrea, mentre il cava ….  che, va detto per inciso, aveva chiesto al colon … di regalargli un puledro per poterlo montare nelle sue crisi di astinenza senza ottenere risposta, raccoglieva gli apprezzamenti dei suoi e degli industriali e molti impropri sia dai cattokommunist che dai padanii. Inoltre, il cava …. , non sazio del risultato ottenuto con il colon …, si appresta a condurre l’ennesima battaglia per giustificare la sua presenza come kapò nel parlamento del popolo sovrano senza poteri (il popolo) con la fiducia ai cinque punti programmatici - alla base della sua politica ormai da venti anni, sempre gli stessi e periodicamente riciclati – che dovrebbero riconfermarlo quale kapò più ammirato e inseguito- dalla giustizia – del secondo ventennio (fenomeno che si verifica periodicamente in Italia tra una fase di molta relativa democrazia e l’altra).

Della visita del colon … , agli italiani – quelli che italiani lo sono solo quando devono servire la patria, e qui bisogna specificare che, ultimamente, è stato inserito nella costituzione materiale (concetto inventato di sana pianta per giustificare gli attacchi del cava … contro la costituzione legale) il concetto che vuole, dato che il militare di leva è stato abolito a favore di quello professionale, che la patria la si serva anche standosene a casa senza stipendio per agevolare il capitale – ne verrà in tasca men che meno e che, anzi, il costo gli sarà addebitato, ovviamente in modo occulto, nella prossima finanziaria.

Beh, che dire d’altro se non che, anche stavolta, ce l’hanno messo tutto.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/9/2010 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
BENJAMIN NETANYAHU E LA QUESTIONE PALESTINESE
post pubblicato in diario, il 20 maggio 2009


In merito alla politica del leader israeliano di destra Benjamin Netanyahu poco incline a riconoscere lo stato palestinese come soluzione del problema medioorientale. La politica israeliana, nei confronti dei palestinesi, a spinto molti a schierarsi dalla parte palestinese in nome dei diritti dei popoli ad esistere come entità indipendente, altri, si sono schierati dalla parte degli israeliani, questi hanno la tendenza ad accusare i primi di antisemitismo, ma è vero? o è possibile essere anti israeliani senza essere anti semiti?

CREDO PROPRIO DI SI.

Essere anti-israeliani significa essere contrari allo stato d'israele - molti ebrei lo sono sin da quando si incominciò a parlarne - , invece anti-semita significa essere contrari al popolo di israele, di conseguenza anche alla sua cultura socio/religiosa - anti-semita era la chiesa in passato e l'olocausto si basò sull'anti-semitismo.
Sono due cose completamente diverse, gli ebrei come popolo va rispettato come tutti gli altri popoli, come stato, dipende dalla sua politica, che, da quando è nato, con la scusa di difendere i confini, a sempre praticato una politica di aggressione nei confronti dei paesi vicini.
Inoltre, la sua nascita, ha comportato l'occupazione di territori occupati dai palestinesi.
Sperare che, il problema palestinese, si risolva pacificamente è lecito, che ciò avvenga veramente è impossibile.
Israele è stato creato appositamente per destabilizzare il mondo arabo, l'unica soluzione è il totale allineamento degli arabi alla politica occidentale. 

Da quando è stato creato è iniziata la guerra tra Israele e il mondo arabo, e, in occidente, tutte le volte, non si fa altro che parlare di responsabilità, chi sostenendo gli uni chi gli altri,nessuno però riesce o non vuole risalire alle origini delle ostilità. 

PERCHE PROPRIO LI?

Mi riferisco all’insediamento dello stato moderno d’Israele in una zona completamente islamizzata, a parte qualche comunità di cristiani e di ebrei che da secoli ci vivevano, anche se controllata dagli inglesi e mi chiedo, come mai un popolo, che da circa duemila anni vive sparso per il mondo, tutto d’un tratto si è insediato proprio nel bel mezzo del mondo islamico? quali motivazioni reali ci possono essere in una azione del genere dal momento che il mondo islamico non l’ha mai accettato e da allora la guerra non e mai cessata?
Prendere a giustificazione il fatto che il territorio in questione corrisponde alla terra di caanan del vecchio testamento e perciò terra dei patriarchi mi sembra molto forzato, duemila anni sono tantissimi per la storia umana e in quei territori di popoli ne sono passati tanti, sarebbe come pretendere che i Galli tornassero nel nord Italia perché ci vivevano al tempo dei romani o che l’Austria pretendesse di tornare a comandare in Lombardia e triveneto o che Venezia pretendesse di ricostituire la repubblica annettendo i territori a suo tempo annessi ecc., insomma, gli ebrei anno si tutti i diritti di esistere come stato, ma non quello di pretendere di vivere su un territorio che, storicamente (dal 6° secolo), non gli appartiene più, e che, per giunta, crea non pochi problemi alla comunità internazionale. 
Neppure problemi di controllo del territorio legati a possibili materie prime ( petrolio ) poiché di petrolio non ce nè sul territorio o problemi legati a una certa volontà di dominio (sarebbe/è più comodo gestire il potere nell’anonimato ) possono essere valide giustificazione. Rimane, come possibilità reale, la politica occidentale, che nel tentativo ultimo, dopo l’indipendenza dei popoli nord africani e medio orientali, di controllare quei territori, creano un “momento di instabilità” per tenere divisi tali popoli e cosi gestire al meglio i propri interessi economici (gestione del petrolio ). tutto ciò sulla pelle delle popolazioni civili che di guerre, sante o no , non ne vogliono sapere.

 
politica dell'immigrazione
post pubblicato in diario, il 15 maggio 2009


Purtroppo esistono frontiere che non si vedono, l’incapacità degli individui e dei popoli di confrontarsi pacificamente è sinonimo di incapacità ad aprirsi agli altri.

Sicuramente, da questo punto di vista, rifiutare il diverso - dopo averlo messo nelle condizioni di rivolgersi a noi - è la cosa più reale che si possa fare.

Le diverse culture esistenti ci impongono la difesa dei nostri valori da persone portatrici di altri valori, di altri modi di intendere e interpretare il mondo, ciò comporta la necessità di una chiusura - a volte inconscia - della mente umana a esperienze diverse che, di per se, potrebbero migliorare la vita di tutti.

Ogni disagio umano, sia esso personale o di gruppo, nasce proprio da questo.

Creare delle barriere è un comportamento connaturato nello sviluppo dell’uomo sin da quando incominciò la sua avventura come essere intelligente; difendere il proprio diritto ad esistere in un dato modo, senza dover rendere conto del proprio operare ad altri, diventa essenziale per la sopravvivenza sia dei singoli che dei gruppi o nazioni.

E’ grazie a questo comportamento, che l’uomo si diversifica in svariate culture sparse su tutto il pianeta.

Di per se, questo comportamento non dovrebbe portare ad attriti tra i vari gruppi, se non fosse che, la necessità di sopravvivere, obbliga i gruppi umani a spostarsi in continuazione alla ricerca del posto più adatto per vivere, ma non sempre lo trova libero, incontra invece altri gruppi stanziati li prima di loro con una diversa cultura, e poco inclini a spartire il territorio con altri portatori di modi di vita diversi.
Questo meccanismo è andato accentuandosi nel corso dei secoli spostandosi anche all’interno dello stesso gruppo; mano a mano che la cultura all’interno del gruppo aumentava, si diversificavano sempre più le opinioni su di uno stesso problema, causando divisioni che col tempo divennero incolmabili causando migrazioni.

Perciò, ad un certo punto della sua storia, l’uomo è stato costretto a creare frontiere fisiche per la difesa del territorio; questo però, non a fermato la sua necessità di spostarsi alla ricerca, non più di territori in cui vivere, ma di prodotti che altri popoli, avendo a disposizione materie prime adatte, potevano produrre, e successivamente, per appropriarsi delle stesse.

Tutto questo processo è avvenuto senza che l’uomo si preoccupasse di sviluppare un sistema economico basato su rapporti paritari tra i vari gruppi, ma semplicemente occupando abusimamente i territori e rapinando i popoli autoctoni.
Purtroppo, ancora oggi, siamo di fronte a situazioni dove il più forte spadroneggia in territori non suoi al solo scopo di rapina.

Avviene però ad un livello piu complesso rispetto al passato, dopo le due guerre mondiali, che causarono milioni di morti, furono necessari accordi che tutelassero i diritti di tutti i popoli a vivere in pace e a commerciare i propri prodotti con contratti paritari; ma anche questo non bastò ad impedire aggressioni, dettate unicamente, dalla volontà del più forte di trarre il maggior guadagno dal commercio.

POLITICA MODERNA SULL’IMMIGRAZIONE

E’ in questo contesto che va inserito il problema della migrazione delle popolazioni che vivono nei paesi poveri; questi paesi, dopo lo sfruttamento subito durante la colonizzazione - che, peraltro, ha contribuito anche a distruggere le loro culture originarie impedendo loro di sviluppare un sistema politico derivante dalla loro cultura - hanno continuato ad essere sfruttati - in primo luogo per il petrolio, ma anche per i loro territori, obbligamdoli a culture e allevamenti intensivi di bestiame su territori non idonei rendendoli improduttivi, causando con ciò il progressivo impoverimento della popolazione.

Inoltre, per poter meglio gestire lo sfruttamento senza essere direttamente coinvolti, i colonizzatori hanno posto alla guida dei paesi personaggi da loro stessi finanziati, fornendo loro armi e materiali che nulla hanno a che fare con lo sviluppo di un paese.

Ogni tentativo di affrancarsi dalla povertà viene soppresso, ufficialmente dai governi locali, ma in relatà dai colonizzatori che hanno tutto l’interesse a impedire che questi paesi escano dal loro stato di povertà.

Inoltre, non va dimenticato che l’occidente "pacifico", continua a produrre armi necessarie a un’eventuale difesa da eventuali attacchi esterni che però, non verificandosi, rende problematico lo smaltimento delle stesse - parte di esse sono acquistate all’interno per ammodernare il deposito, l’eccedenza può trovare sbocco solo verso i paesi da esso controllati - dato il sistema economico basato sulla teoria del "produrre per consumare, consumare per produrre" la produzione non può essere sospesa - anche per evitare problemi interni con le organizzazioni sindacali - quando il mercato è saturo, il risultato è una produzione continua che porta inevitabilmente alla creazione di situazioni critiche dove poter consumare il prodotto, guerre tra paesi poveri e guerre intestine.
Attualmente, l’occidente è la prima causa dei disagi del terzo - quarto mondo.
La resistenza che oppone, sia all’immigrazione sia all’integrazione e convivenza pacifica al suo interno tra popolazioni esterne e autoctene, deriva dalla paura che le popolazioni, venendo a contatto, acquisiscano la conoscenza necessaria per una critica verso il sistema, conoscenza non più basata su presupposti ideologici ma sul superamento dei pregiudizi razziali.



 


SUL REFERENDUM
post pubblicato in diario, il 12 maggio 2009


Franceschi, intervistato da Goffredo de Marchis, dice:La domanda alla quale gli italiani devono rispondere il 21 giugno è la seguente: volete abrogare la legge porcata, quella che sottrae agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento? Togliendo di mezzo la politologia, chi ha contrastato con durezza quella norma non può che rispondere Sì. Poi ci saranno 4 anni, qualunque sia l'esito referendario, per fare una buona legge elettorale".

Siamo sicuri che ci saranno quattro anni per modificare la legge elettorale? da quanto si va dicendo, la legge che ne usirà dopo il referendum prevede un premio di maggioranza del 25% al partito che avrà la maggioranza relativa, il che significa che quel partito, qualora ottenesse il 30% dei voti, risulterà in netta maggioranza nel parlamento, avrà cosi la possibilità di governare da solo; sempre a quanto si dice, la nuova regola entrerà in vigore subito dopo il referendum.

Dice ancora:"Chi crede, o finge di credere, alla presunta minaccia di Berlusconi, sciolgo le Camere e riporto il Paese alle urne, dovrebbe riflettere su un dato molto semplice: non c'è bisogno di alcun referendum per dare seguito a questo progetto. Il Cavaliere può cavalcarlo anche con la legge attuale: va da solo e se arriva primo si prende la maggioranza dei seggi.  

No, franceschini, se lo facesse oggi, avrebbe si il premio di maggioranza, ma se il partito si presenta all'interno di una coalizione, il che non è la stessa cosa; a meno che non si creda ai sondaggi che lo danno sopra il 50,1%, però, in questo caso, sarebbe un grosso rischio per il P.D.L. correre da solo, perché, se non raggiungesse il 50,1%, pur essendo il partito di maggioranza relativa, non potrebbe comunque governare da solo, pertanto, sarà costretto a chiedere di essere sostenuto da altri partiti.
Facendolo dopo la vittoria del si, allora potrà presentarsi da solo e gli basterà il 30% e come partito di maggioranza relativa, ottenere quel 25% che gli permetterà di governare da solo.

Il problema sta proprio nella proposta referendaria, che, invece di limitarsi all'abrogazione di una legge, va anche a modificarla; solo se fosse stato abrogativo, si dovrebbe sostenere il si, poiché la legge attuale cadrebbe e si renderebbe necessario farne una nuova. 

Credo che se dovesse vincere il si la faccenda sarebbe molto più seria di quanto si crede, la legge che ne uscirebbe entrerebbe in vigore immediatamente, dando modo al governo, qualora lo volesse, di dare le dimissioni e indire nuove elezioni, cosa che sicuramente farà convinti, a ragione, di vincere.
Da li a instaurare un regime a senso unico il passo è breve e a nulla servirà l'opposizione in parlamento perché avranno la maggioranza assoluta.
PER BERLUSCONI NESSUNO SCANDALO SUL RESPINGIMENTO, RISPETTATI GLI ACCORDI INTERNAZIONALI
post pubblicato in diario, il 10 maggio 2009


Secondo il premier, nessun accordo internazionale è stato violato e l'Italia non è un paese multietnico.

Al proposito vorrei fare due considerazioni:

1) Affrontare il problema al solo rispetto degli accordi internazionali e non, come sarebbe più giusto, da un punto di vista umanitario, significa chiudere gli occhi di fronte alle emergenze che tante popolazioni stanno affrontando.

Eppure, tanti Italiani, attraverso organizzazioni ONG senza scopi di lucro, religiose e laiche, si stanno adoperando per aiutare proprio quelle popolazioni a risolvere i loro problemi; problemi che derivano:

a) da un cambiamento climatico che a messo in ginocchio la loro economia,

b) da regimi dittatoriali,

c) da guerre intestine tra fazioni in potta per il potere,

d) da guerre con paesi vicini.

Tutti problemi a loro volta derivanti dalla politica internazionale dell'occidente di sfruttamento di quei territori sia a scopi territoriali sia a scopi economici; territoriali perché per sostenere lo sfruttamento si finanziano governi dittatoriali, economici per poter sfruttare le risorse naturali di quei paesi am anche per poter vendere ai governi la produzione eccedente di armi prodotte dall'occidente.

E' chiaro a tutti che le organizzazioni ONG, da sole, non riusciranno mai a risolvere detti problemi in mancanza di una politica internazionale di aiuti, non solo concreti, come: finanziamenti, viveri, medicinali, ma anche di natura politico/economica: attraverso contratti di sfruttamento dei territori equi e paritari, senza interventi di tipo militare come succede oggi a sostenimento di governi dittatoriali al solo scopo di difendere i propri interessi.

Perciò l'affermazione di Berlusconi è completamente fuori luogo, l'Italia, essendo direttamente coinvolta, ha il dovere di aiutare le popolazioni in difficoltà, sia intervenendo con aiuti concreti sia accettando gli individui di quei popoli che decidono di rifarsi una vita altrove.

Sul piano umanitario, rimandarli indietro senza conoscerne la provenienza è sicuramente un delitto poiché verrebbero a trovarsi di nuovo in balia di coloro che li hanno spinti a emigrare e che sono dei criminali senza scrupoli, nel caso specifico, le testimonianze raccolte, indicano anche la natura violenta delle autorità libiche che no disdegnano l'uso della violenza nei loro confronti, e sembra addirittura che siano complici dei trafficanti.

2) Considerando la storia Italiana, con tutte le sue diversità culturali e politiche nate dalla divisione in territori separati e controllati da diversi stati con basi politiche e culturala diversi tra loro, non si può certo dire che, già alla sua unità, fosse un paese culturalmente unito, da ciò si può dire che l'Italia è da sempre un paese multietnico.

D'altra parte, la lega ne ha sempre fatto la sua bandiera.
Minori e legalita
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2009


I minori vengono clandestini non possono frequentare le scuale Italiane.
Cosi sembra, da quanto scrive Fini in un articolo rivolto a Maroni, secondo la legge sulla sicurezza.
leggi sotto
"Ti faccio presente - scrive Fini a Maroni - che la disposizione, se da un lato consente agli stranieri, anche se privi del permesso di soggiorno, di accedere alle prestazioni sanitarie pone a questi ultimi dei limiti in ordine all"accesso a pubblici servizì, anche nel caso in cui i medesimi servizi rivestano carattere essenziale. La disposizione, infatti, subordinando la fruizione di pubblici servizi alla presentazione di 'documenti inerenti al soggiorno' presso gli uffici della nostra amministrazione , impedisce che di questi servizi possano godere gli stranieri privi dei predetti documenti".
"Un solo esempio delle conseguenze - spiega Fini - che ne deriverebbero: ai minori stranieri verrebbe negata l'iscrizione alla scuola dell'obbligo ed il conseguente diritto all'istruzione che è attualmente tutelato, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani".
Non è bastato togliere la denuncia dei medici nei confronti dei clandestini che si presentano per farsi curare, perché la possibilità e l'obbligo di denuncia è insito nella legge stessa che ,come si legge, se una persona è sprovvista di documenti non può presentarsi in un ufficio pubblico, il che significa che non potrà avere, ne assistenza sanitaria ne mandare i minori a scuola perché se lo fanno sono passibili di denuncia ed espulsi.
Tutto ciò in barba alle stesse leggi italiane che danno diritto a chiunque di usufruire dell'istruzione pubblica.
C'è da chiedersi fino a che punto vuol arrivare la lega pur di penalizzare l'immigrazione in Italia, visto che Maroni a intenzione di ripresentare in parlamento l'emendamento sulle ronde e i Cie.
Sembra che l'intenzione sia quella di continuare sulla strada dello scontro con quanti, anche a destra, vogliono invece una politica basata più sul compromesso, se cosi fosse si può desumere che non si fermerà neanche di fronte ad un eventuale crisi di governo, almeno sembra.
Dico sembra perché la versione ufficiale data dalla destra sui rapporti con la lega sembra improntata verso una condivizione degli obiettivi, lasciando cosi intravvedere un gioco per confondere l'opposizione che a sua volta sembra non riuscire ad intenderlo; nella discussione precedente sulla sicurezza riusci a far depennare le ronde e i Cie, che però saranno ripresentati di nuovo e, promessa di Maroni, verranno approvati con la fiducia.
Dunque, la lotta alla clandestinità sta diventando un banco di prova, sia per il governo sia per l'opposizione.
Chi ne uscirà vittorioso?
Sta di fatto che intanto, il clandestino onesto, non ha nessuna possibilità, e tanto meno i suoi figli, di usufruire dei servizi essenziali per la sopravvivenza. Grazie alla legge Bossi Fini, se perde il posto di lavoro diventa clandestino perdendo ogni diritto.
L'Italia sta sprofondando sempre più nel pantano dell'intolleranza verso gli stranieri, pensare che ancora 50 anni fa eravamo noi i clandestini,




 
Lega e maggioranza, finti accordi, scontro permanente.
post pubblicato in diario, il 30 aprile 2009


Dopo lo stralcio dal pacchetto sicurezza delle ronde e dei cie ( centri di identificazione ed espulsione), la lega, con Maroni, torna all'attacco chiedendo al premier di porre la fiducia sui due emendamenti.
I due emendamenti erano stati bocciati alla camera su proposta del PD e, all'atto della votazione al senato la legge venne approvata a larga maggioranza.
Ora la lega è più che mai determinata a riportare in parlamento le due norme e, come al solito, cerca di ottenere l'approvazione del PDL minacciando, e il PDL rassicura.
Un'azione, questa, che andrebbe a vanificare il lavoro del parlamento perché non è possibile presentare un disegno di legge già bocciato.
Il fatto si discute da se; siamo di fronte all'ennesimo ricatto della lega che pur di ottenere ciò che vuole è disposta a mettere in crisi il governo stesso costringendolo ad azioni anti costituzionali.
Detta cosi, sembra che il PDL sia vittima del ricatto, in realtà il tutto fa parte di un gioco che mira a destabilizzare il sistema democratico; in effetti l'alleanza tra lega e PDL non si basa su programmi condivisi, l'una vuole un'Italia "federale" basata sulla divisione delle provincie attraverso il cosidetto federalismo fiscale, cioè ridistribuire il pil in base alla produzione reale delle province, creando cosi, oltre che a un divario più marcato tra nord e sud, anche una elevata competitività tra le provincie stesse, l'altra vorrebbe uno stato più efficente basato su un direttivo che faccia capo a un solo individuo "presidenzialismo", cioè più potere al premier che avrebbe modo di snellire le procedure parlamentari scavalcando lo stesso parlamento, 'la prima vorrebbe un parlamento diviso in senato e camera delle regioni, il secondo un parlamento succube del premier.
Qesti due modi di vedere la struttura parlamentare pone i due alleati in netto contrasto sulle leggi, anche la dove sono condivise, perché, se il PDL rimane comunque propenso a compromessi in attesa del momento più opportuno per poter attuare le riforme istituzionali necessarie al suo scopo,
di contro la lega, non avendo problemi di compromessi, poiché il suo intento è comunque quello di arrivare a una forma di parlamento dove le provincie verranno rappresentate come entità individuali, e lo stato centrale perderà la sua importanza nella gestione del territorio nazionale, è più propensa ad agire senza tener conto dell'opposizione e eventuali compromessi.
  



Libertà e difesa
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2009


In ogni democrazia che si rispetti, la libertà di espressone è un fattore determinante per misurare la validità, nella pratica, della democrazia stessa; ciò implica anche la possibilità che, componenti sociali e politiche avverse alla democrazia, abbiano la possibilità di eprimersi. Questo si può considerare un grosso difetto della democrazia, difetto a cui, fino ad oggi, nessuno ha saputo porre rimedio.
Come è possibile che un sistema sociale crei, da se, la forza che potrà porre fine alla sua esistenza? Eppure, se guardiamo la storia umana, è evidente il suo ripetersi costante; sin dall'antichità, ad esempio, nella grecia antica, l'organismo democratico aveva la facoltà di eleggere il "tiranno" ovvero una figura che prendeva in se tutti i poteri dello stato per meglio far fronte a particolari emergenze, la legislazione prevedeva che, finita l'emergenza, il tiranno si facesse da parte e si reinstaurasse la democrazia, ma non sempre ciò avveniva. 
http://it.wikipedia.org/wiki/Tirannide#La_nascita_della_tirannide
Questo modo di fare ha comportato la nascita della figura politica del "dittatore" che può raggiungere il potere anche con il consenso del popolo e che non necessariamente è negativa.
Ma questo poco a a che fare con le moderne dittature nate esclusimamente per la difesa di interessi particolari e non per la difesa della democrazia da attacchi esterni e interni. Oggi, come nel secolo scorso, la dittatura è un mezzo usato da un singolo individuo per appropriarsi del potere con l'esclusivo scopo di creare un sistema sociale che rifletta la sua immagine, creare cioè un mondo a sua immagine e somiglianza.
E' in questo quadro che, a mio avviso, va analizzato il problema degli attacchi alla democrazia da qualunque parte essi vengano, poiché tali attacchi mirano a demolire il quadro istituzionale democratico.
Se da una partre è lecito reagire in modi anche duri e decisi per porre un freno agli attacchi, d'altra parte non bisogna dimenticare che travalicare i principi stessi della democrazia può comportare comunque la sua stessa fine.
I movimenti di destra che inneggiano al passato nazista e che lo vorrebbero ripristinare non sono più dittatori di quelli di sinistra che, richiamandosi al passato del socialismo reale vorrebbero ripristinarlo, il tutto in nome di una migliore società.
Di per se, questi movimenti, pur essendo offensivi nei confronti di chi crede nelle libertà individuali, non rappresentano un reale pericolo immediato per la democrazia, il pericolo maggiore viene dal suo interno, da coloro che, sostenendo la necessità di un miglioramento della costituzione a fini benefici, stanno di fatto, con le modifiche, affossandola.
E' nei confronti di queste forze che le istituzioni dovrebbero reagire in modo fermo e deciso.
Purtroppo queste forze sono al governo e con una maggioranza che forse non si era mai verificata prima in Italia; oltre a ciò, l'opposizione, che dovrebbe essere l'unico punto di riferimento per noi, non riesce a trovare un punto di accordo per porre un freno allo sciempio che si sta perpetrando nei confronti della costituzone.
Che fare allora? aspettare che in Italia si instauri di nuovo la dittatura o reagire in ogni modo possibile insistendo nel denunciare e facendo sentire la voce di quanti vorrebbero continuare a vovere in un mondo libero anche se pieno di problemi?
  
  
25 Aprile e la partecipazione di Berlusconi
post pubblicato in diario, il 22 aprile 2009


Purtroppo, con l'avvicinarsi della ricorrenza, la destra con a capo il 1° ministro, invece di contribuire ad una seria riflessione sul significato primo del 25 Aprile, prendendo spunto proprio da esso, continua la sua politica di diffamazione della democrazia, nascondendosi dietro presunti diritti di legalità di quelle forze che contribuirono all'occupazione nazista dopo l'armistizio; il 1° ministro, affermando che parteciperà perché "di questa festa non se ne appropri soltanto la sinistra", vuol dimostrare che il 25 non deve più essere considerato come ricorrenza specifica di quell'evento storico che portò alla liberazione dalla dittatura e all'affermazione dei diritti su cui si basa la carta costituzionale, ma deve essere inteso come momento di ricordo "eroico" dei caduti della guerra civile inclusi i repubblichini che combatterono contro i partigiani a fianco dei nazisti. 
Anche La Russa si pone sullo stesso piano quando afferma che "i partigiani rossi meritano rispetto ma non possono essere celebrati come portatori di libertà" dimenticando che i "rossi" furono parte integrante del movimento a cui parteciparono, oltre ai "rossi", sia i cattolici che i liberali e che ci fu una sintonia, se non di idee politiche, di ideali che portarono alla stesura concordata della costituzione.
Inoltre, questi signori, con le loro affermazione che la costituzione fu decisa in sintonia con il regime russo e che la "prima repubblica" è stata un regime comunista, oltre a dimenticare che fu proprio
Togliatti, qualche decennio prima di Fini, ad allontanarsi dal socialismo reale instaurato da Stalin, e a iniziare una revisione storica delle idee comuniste e che in base a questa revizione nacque "la via italiana al socialismo", intesa come percorso democratico per una società più umana, dimenticano anche i vari tentativi di riportare il fascismo in Italia da parte di alcuni esponenti della D.C. vedi legge truffa http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_truffa del 1953, e che solo grazie a una forte opposizione, politica e popolare, si riusci a evitarla.
E' vero che Fini ha fatto e sta facendo una revisione del movimento fascista in Italia, però è altrettanto vero che molti esponenti di A.N. e F.I., ora riuniti nel P:D:L: sono tuttora legati a tematiche decisamente illiberali; a partire dalla legge sulla sicurezza, dalla loro determinazine, assieme alla lega, di negare ogni diritto ai migranti e vedere in essi tutto il male d'Italia, alla legge sulla sicurezza sul lavoro, ecc..
Tutto ciò implica la determinazione di appropriarsi di ricorrenze, non perché convinti della loro validità, ma per snaturarne i valori; valori che, essendo conttrari al loro costume ideologico, mettono costantemente sotto accusa il loro tentativo di stravolgere la costituzione. 
Credo che l'invito di Franceschini al premier non sia da considerare un cedimento, ma un ulteriore tentativo di richiamo ai valori della resistenza per tutti gli Italiani e in particolar modo per chi li rappresenta.
Naturalmente il tentativo è, sin da ora, da ritenere fallito, poiché il 1° ministro ha già deciso che parteciperà si alla ricorrenza ma nel modo che gli è più congeniale, cioè sciegliendo un "palcoscenico" che possa proiettarlo sulla scena senza nessun contraddittorio diretto; il "palcoscenico" è l'Abruzzo. Considerando le sue dichiarazioni in merito alla presenza dei politici sulla scena del terremoto, è lecito pensare che, per l'ennesima volta, il premier intende sfruttare le disgrazie altrui e, in questo caso, anche la ricorrenza, per porre la sua immagine in primo piano.  


Abruzzo, lo sciacallaggio mediatico del Cavaliere
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2009


Sotto trovate il link di un articolo scritto da padre Raffaele Garofalo su MicroMega, un'analisi dell'operato del governo sulla tragedia Abrusseze che per me non ha bisogno di commenti.
buona lettura 

http://temi.repubblica.it/micromega-online/abruzzo-lo-sciacallaggio-mediatico-del-cavaliere/
Durban 2, Rinunciare o discutere?
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2009


"La migliore replica a questo tipo di eventi è di rispondere e correggere, non di ritirarsi e boicottare la Conferenza", ha dichiarato l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay.
"Il boicottaggio non è la migliore risposta", ha aggiunto. 

Penso che la risposta di Navi Pillay racchiuda tutta la filosofia necessaria ad instaurare un dibattito serio e costruttivo per il futuro dell'uomo, ci fa notare chiaramente che le contrapposizioni in materia di rispetto dei popoli servono solo a creare ulteriori tensioni al già difficile evolversi in modo pacifico dei rapporti internazionali.
Le dichiarazioni di Ahmadinejad certamente sono molto pesanti; lo sono nella misura in cui, invece di ricercare un punto di contatto con Israele e gli USA, lo allontana; gli argomenti da lui scelti per giustificare la sua posizione sarebbero anche accettabili, la creazione dello stato d'Israele e il ruolo degli USA nella crisi attuale sono di per se temi da affrontare in modo più obiettivo anche da parte dell'occidente, se fatti in sede più appropriata, mentre in sede di diritti umani, essendo L'iran,  assieme ad altri paesi arabi ma anche a USA, Russia e comunque a parte dei paesi dell'UE, fautore di politiche non proprio rispettose dei diritti umani, sarebbe stato più opportuno limitarsi a discutere sulla possibilità di una politica in comune avente lo scopo di arrivare gradualmente ad avere una legislazione condivisa sui diritti.
Da parte dei paesi europei, anche di quelli che non erano presenti, lasciare la conferenza come protesta alle dichiarazioni di Ahmadinejad sulla base di convinzioni che, se possono essere condivise dall'occidente, non lo sono necessariamente dai paesi arabi e orientali, significa rompere ogni contatto, non solo con l'Iran, ma anche con quei paesi ad esso legati per ragioni culturali/religiose, portando lo scontro su livelli pericolosi per la già precaria pace internazionale.
Inoltre rischia di compromettere gran parte del lavoro svolto finora a favore dei diritti in quei paesi spingendoli a rinchiudersi ulteriormente a danno delle popolazioni autoctene. 
Cercare lo scontro diretto su tematiche che, se sviluppate in armonia, potrebbero aiutare molte popolazioni a emergere dal loro stato di arretratezza, fa pensare ad una volontà contraria all'emancipazione di tali popoli che nulla centrano con le diatribe tra potenti. 
Secondo me, le affermazioni di Ahmadinejad, pur dure che siano, trovano riscontro in tale volontà, aiutandolo a perfezionare la sua politica e le alleanze nel mondo arabo.
Per finire, laciare l'assemblea ha significato un passo indietro che potrà essere difficile da recuperare.

Politica e terremoto
post pubblicato in diario, il 20 aprile 2009


<>Santoro viene accusato dal Minculpop di faziosità e di travalicare il confine che dovrebbe perimetrare lo spazio di intervento di un cosiddetto “servizio pubblico”. Santoro può piacere o meno, può esser considerato o no un buon giornalista; ma quel che è certo è che non è possibile, se non in un regime, definire a-priori quale debba essere lo spazio all’interno del quale possa muoversi un “servizio pubblico” di informazione.>
«La prevenzione non porta voti». Il capo della Protezione Civile ricorda anche le reazioni alle sue parole di due anni fa, in occasione delle celebrazioni per il terremoto di Marche e Umbria. «Dissi - sottolinea - che si doveva fare prevenzione, ma temevo che non si sarebbe mai fatta perchè con la prevenzione non si vincono le elezioni. La prevenzione non porta voti, evita i disastri di questo genere e nessuno poi si può mettere la medaglietta del soccorso immediato. Fui aspramente redarguito per queste affermazioni: mi venne detto “se vuoi fare la politica partecipa alle elezioni e non fare il funzionario dello Stato”».
<Continueremo a fare bene>. Quanto alla Protezione Civile, conclude, «noi siamo il pronto soccorso di un paese, non siamo noi che dobbiamo imporre regole, discipline e leggi che poi devono essere rispettate. E credo che come pronto soccorso abbiamo agito bene e continueremo a farlo»
.
Qui il problema non è se Santoro sia fazioso o meno o che la protezione civile abbia agito in modo adeguato, ma l'uso che se ne sta facendo da parte del governo.
Dalle affermazioni di Berlusconi sui tempi di ricostruzione e sulle indagini alle dichiarazioni di Calderoli, che accusa di sciacallaggio quanti si sono permessi di criticare, anche rifacendosi al passato, la mala gestione del territorio, si può facilmente dedurre che la maggioranza intende gestire da sola, come se fosse un affare, la ricostruzione. 
Non si può prescindere dalle responsabilità inerenti la gestione del passato se si vuole evitare, nel futuro che si ripeta, perciò l'indagine deve essere condotta con i tempi e i modi propri, non solo per capire il perché ma anche per capire chi e le connivenze occorse pe poter agire al di fuori della legge.
Sicuramente questo modo di agire da molto fastidio a una persona che sugli abusi ha costruito la sua fortuna e che conosce bene; ecco allora la necessità, da una parte, di agire in fretta con la scusa di dare agli sfollati una casa, anche non conforme alle leggi, dall'altra quella di ricusare, quanti hanno criticato, per nascondere sia le responsabilità passate sia quelle future della ricostruzione.
Ha ragione Bertolaso, prevenire costa e non solo in soldi ma anche in politiche che possono apparire impopolari e perciò non convenienti a fini politici, e questo governo è un maestro nel disperdere soldi in questo senso, si veda la rinuncia alle consultazini elettorali in un unico giorno per evitare la caduta del governo e prima lo schierarsi con la parte più conservatrice del cattolicesimo sulla legge del T.B. 
Inoltre una politica di prevenzione dovrebbe riguardare, non solo l'edilizia, ma tutti quei settori dove la vita, se non tutelata con leggi apposite, può essere messa a rischio, cosa che il governo, non solo non intende fare, ma addirittura cerca di snaturare le leggi esistenti "si veda la legge sul lavoro".
Tutto ciò ci porta solo a pensare che i fautori del "nuovo corso" non sono altro che dei veri e propri "sciacalli" che agiscono solo e unicamente per il proprio interesse prima personale poi, forse, di partito.
francesco
http://www.spazioliblab.it/?p=991#comment-120

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Immigrazione
post pubblicato in diario, il 19 aprile 2009


37 donne di cui una in cinta più una quarantina di minori più il corpo senza vita di un minore in totale 154 esseri umani in balia delle insicurezze occidentali.
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_18/mercantile_turco_canale_sicilia_migranti_malta_frattini_c67a3da0-2c07-11de-b2aa-00144f02aabc.shtml
Da giorni la nave turca si trova in mare nel canale di sicilia dopo che si è aperto un contenzioso tra Italia e Malta su chi deve accettare gli indesiderati ospiti; ennesimo atto di indifferenza nei confronti di persone innocenti che cercano solo un posto migliore in cui vivere. 
Perché, visto che in Ialia esiste la legge che permette di espatriare immediatamente i clandestini, legge di per se razzista, li si tiene prigionieri su una nave? non sarebbe lo stesso farli sbarcare e poi rinpatriarli? perché far soffrire ulteriormente persone che nel corso della loro vita hanno gia sofferto molto? perché devono sempre pagare innocenti per le insicurezze e paure nostre?
I guai di molti popoli da noi rifiutati sono da far risalire alle nostre azioni passate e odierne: passate di quando gli europei erano colonialisti in africa e sud est asiatico, odierne, per lo sfruttamento intenso di vasti territori specialmente la dove c'è petrolio e foreste che noi occidentali tagliamo per il nostro benessere senza da un valido riscontro a loro.
Ora abbiamo paura che vengano qui a cambiare le nostre abitudini culturali pensando magari che ci facciano regredire e non ci accorgiamo che è proprio il nostro comportamento nei loro confronti a determinare il nostro regresso
Inoltre, impedendo loro di entrare a contatto con noi, causiamo danni a noi stessi e alla nostra civiltà perché il progresso può avvenire solo attraverso la libera circolazione delle idee; al giorno d'oggi, dove tutto ciò che avviene è internazionalizzato, è assurdo anche solo pensare che ci siano frontiere, se l'economia basata sul libero mercato si svolge senza frontiere, è logico supporre che anche le persone si spostino, questo processo non può essere fermato perché, facendo parte della natura umana, l'uomo tende a spostarsi la dove a più possibilità di sopravvivere, l'abbiamo fatto anche noi Italiani, quando l'Italia era povera e mancava lavoro, siamo andati all'estero.
Pensare oggi di fermare questo processo per ragioni locali vuol dire non aver capito in che mondo viviamo e questo è un freno al nostro stesso sviluppo.

Democrazia e informazione
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2009


Si sa che ogni potere cerca di imbrigliare l'informazione a proprio vantaggio, a questo comportamento, in passato, si era sopperito usando la cosiddetta "divisione delle poltrone" dove ogni partito presente in parlamento aveva l'opportunità di inserire nella gestione dell'informazione pubblica una persona di sua fiducia, questo, se pur imperfetto è un modo per evitare prevaricazioni.
Nell'attuale situazione socio politica, dove la maggioranza, pur avendo tutti i requisiti per governare, cerca di coinvolgere nelle sue decisioni anche l'opposizione e l'opposizione, divisa al suo interno, a tratti si lascia coinvolgere, denota un cambiamento sostanziale nell'approccio alle problematiche sociali, non più contrapposto, almeno apparentemente, ma di ricerca di condivisione.
Ciò porta la maggioranza ad avvalersi di comportamenti che vanno al di la delle sue competenze istituzionali, autorizzandola a portare in parlamento proposte di legge decisamente in contrasto con la costituzione stessa.
E' in questo quadro che va inserita la decisione di sospendere Vauro, dal momento che la politica è alla ricerca di una identità unitaria, ogni voce contraria deve essere messa a tacere per non compromettere tale processo.
Questo processo va visto anche alla luce di un deciso spostamento a destra dell'elettorato italiano, sia esso cosciente o semplicemente emozionale, che a dato modo a personaggi come Berlusconi, di appropriarsi dei poteri dello stato per portare avanti una politica, oltre che economica liberista, di snaturamento dei valori nati, sia dalla lotta contro il fascismo sia dalle lotte degli anni 60-70-80 per l'applicazione dei diritti sanciti dalla costituzione.
Non c'è da meravigliarsi se la tendenza odierna è quella di riportare l'informazione ai livelli pre democrazia perché, viste le mire Berlusconiane a incentrare "maggior potere nelle mani del premier (sue) e le leggi tipo bio testamento, che hanno come unico scopo quello di difendere una sola parte dei valori esistenti, è ovvio che l'intento è di porre un sostanziale freno alle libertà individuali ritenute, erroneamente, limite ad una società "perfetta".
francesco
25 Aprile e antifascismo
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2009


Il 25 Aprile, ricorrenza della liberazione, ci saranno festeggiamenti in tutta Italia, tante passerelle o riflessione?


continua
democrazia e fascismo
post pubblicato in diario, il 16 aprile 2009



continua
BERLUSCONI E I POTERI DEL PREMIER
post pubblicato in diario, il 9 aprile 2009


«PIU' POTERI AL PREMIER» - In conferenza stampa Berlusconi è tornato anche sulle ipotesi di una riforma che assegni più poteri all’esecutivo. «Il premier dovrebbe avere gli stessi poteri dei colleghi europei, così come vanno ridotti i tempi per l'approvazione delle leggi». «Le difficoltà - ha aggiunto il Cavaliere, riferendosi anche alla situazione in Abruzzo - dipendono dalla nostra architettura istituzionale. Non voglio fare polemiche ma dobbiamo tenere conto dei tempi parlamentari per l'approvazione di una legge. Il nostro sistema istituzionale deve essere adeguato alle esigenze di un Paese moderno». Le riforme, secondo il premier, vanno fatte «con l'accordo di tutti, anche dell'opposizione che si rende conto che uno Stato moderno non può avere tempi come quelli che abbiamo noi per l'approvazione delle leggi».

Il premier torna sul suo tema preferito, < più poteri al premier >. 
Prendendo lo spunto dal recente terremoto, il cavaliere rilancia la sua idea di dare più poteri al capo del governo che, secondo lui, servirebbe a snellire le procedure parlamentari per l'approvazione delle leggi; come è facile immaginare, si riferisce all'eliminazione dall'iter parlamentare delle procedure che, oggi come oggi, servono a dar modo all'opposizione di esprimere la propria opimione sulle leggi proposte dal governo, presupposto ideale per ogni democrazia, anzi, il premier ritiene che proprio la prassi attuale sia la causa del "ritardo" con cui vengono attuate le leggi. 
Si dimentica, il premier, che ogni cosa, per essere attuata nel migliore dei modi, ha, innanzi tutto, bisogno del tempo necessario per essere valutata in ogni suo aspetto e solo dopo può essere messa in pratica; ciò a maggior ragione riguardo alle leggi, poiché una legge sbagliata può influire negativamente sulla vita di tutti. Ma forse, al premier non importa più di tanto, forse a lui ciò che interessa maggiormente è far vedere ai suoi elettori che qualcosa fa, ai problemi che insorgono ci penserà strada facendo, il tutto sulla nostra pelle. Dice lui che uno stato moderno deve essere in grado di prendere decisioni nel più breve tempo possibile, fin qui niente in contrario, ma se agire in fretta implica emettere leggi senza tener conto, non solo di chi quel governo non la votato ma anche dei propri elettori che non condividono la formulazione di una determinata legge, implica la   riduzione della democrazia poichè verrebbe meno il ruolo del parlamento cosi come è previsto dalla costituzione e la conseguente imposizione delle leggi da parte di un organismo, il governo, che pur essendo il rappresentante della maggioranza del paese, non lo rappresenta nella sua totalità.
Oltre a ciò va detto che il governo, già ora, ha il potere, in caso di necessità urgenti, come nel caso dell'attuale emergenza terremoto, di emettere decreti per far fronte all'emergenza.
Allora perché tutta questa volontà di spogliare il parlamento della sua funzione costituzionale? questa volontà di raccogliere il potere nelle mani di un singolo individuo, che pur operando in democrazia, avrebbe la possibilità di fare leggi a suo uso e consumo?
Per snellire l'iter, basterebbe, forse, proporre leggi che soddisfino tutte le componenti politiche e sociali senza arroccarsi su posizioni strettamente ideologiche e religiose come sta succedendo oggi , o, meglio ancora, formare un governo che includa, oltre che ministri della maggioranza, anche ministri della minoranza che abbiano funzione di controllo sulla stesura delle leggi, ciò avviene, se non vado errato, già oggi nelle commissioni parlamentari, perchè non potrebbe funzionare anche per il governo? se l'intento è quello di migliorare il funzionamento della democrazia, che problemi ci possono essere? se per democrazia si intende governo del popolo, nessuno, se si intende altro, molti.
 

http://www.corriere.it/politica/09_aprile_09/sicurezza_berlusconi_chiarimento_con_maroni_85a0fcf4-2506-11de-a682-00144f02aabc.shtml
SICUREZZA
post pubblicato in diario, il 9 aprile 2009


La Lega è furiosa e il ministro dell'Intero Roberto Maroni alza i toni: "Sono furibondo. Dal 26 aprile dovremo rimettere in libertà 1.038 clandestini". Poi la secca chiamata in causa del premier: "Intervenga, serve il suo impegno per le scelte del governo. Per due volte le nostre iniziative sono state smentite dal voto dei franchi tiratori. Chiederò a Berlusconi di farlo lui, perchè evidentemente io non riesco a farlo e lo ammetto. O ci riesce il presidente del consiglio o dovrò prendere atto che sull'immigrazione clandestina la maggioranza, o una parte di essa, non la pensa così severamente come la pensiamo noi".

Ma le parole di Maroni non piacciono al Pdl. "Nessuno scagli la prima pietra, nessuno faccia il primo della classe, bisogna rimediare prima che sia troppo tardi, questo provvedimento è necessario" dice Ignazio La Russa - Semmai bisogna cercare di capire chi siano stati i 12 franchi tiratori e parlargli in separata sede. Piuttosto che lamentarsi bisogna adesso cercare di rimediare".

C'è stato un incidente parlamentare, sarà pure grave dal punto di vista della Lega, ma non bisogna neppure esagerare, senno così facciamo un ulteriore danno di immagine alla maggioranza"Questa Roberto non me la doveva proprio fare. E sì che, giusto ieri sera, gli avevo dato il via libera a mettere il voto di fiducia. Non è colpa mia se è saltato per ragioni tecniche. Adesso basta, stanno veramente esagerando". 
Appena tornato a Roma, s'è messo al lavoro con Gianni Letta per studiare una soluzione sicura che salvi i Cie, rimetta in serenità Maroni, riequilibri i rapporti con la Lega.

Da quanto riportato sopra <estratto da due articoli de la repubblica" appare chiaramente l'inconsistenza dell'attuale maggioranza che, più che basarsi su una coalizone con alla base un programma politico condiviso, si basa su un'alleanza fatta di scambi di favori riconducibili alla logica di spartizione del potere da parte delle singole componenti tipica della prima repubblica. 
Da una parte il PDL con maggioranza relativa che vorrebbe indirizzare il paese verso una politica centralizzata al fine di poter meglio controllare le singole realta, in questo contesto va inserito anche il federalismo visto dal PDL come momento indispensabile poiché crea, a livello regionale e provinciale, i presupposti per un conflitto di interessi fra le regioni e province dando modo allo stato, con la scusa di coordinare, di controllare direttamente le stesse.
Dall'altra la lega, minoritaria all'interno del governo, che vorrebbe invece una politica decentralizzata con poteri regionali e provinciali autonomi, dando modo di incanalare le risorse la dove esiste maggior sviluppo causando cosi un pericolo di arretramento di quelle realtà che già oggi hanno difficoltà a reperire i fondi necessari per il loro sviluppo; inoltre, l'ostinazione leghista mirante a impedire una politica di integrazione degli stranieri è in netto contrasto con quanti, anche di destra e in particolare, artigiani, piccoli inprenditori, ma anche famiglie benestanti che utilizzano il lavoro degli stranieri per sopperire alla mancanza di manodopera in determinate realtà produttive.

Le due componenti, per mantenere in piedi il governo, necessario ai loro scopi, sono costrette a fare accordi sulla politica da seguire sui vari problemi del paese, ma che, come nel caso degli immigrati, si devono scontrare su alcune componenti individuali, che, per ragioni di cascienza, vanno e andranno a votare contro qualora l'opposizione gliene darà l'opportunità. 
Ciò sta a indicare che l'attuale maggioranza essendo composta da due entità opposte fra loro, pur avendo i numeri in parlamento per far passare, almeno in linea teorica, tutte le leggi, di fatto si ritroverà sempre a dover fare i conti con la componente cattolica al suo interno poiché, essendo la rappresentante di una visione morale del paese, si troverà a dover fare i conti con la propria coscienza.

Una chiarificazione sulla vera identità del PDL viene da La Russa, quando, replicando a Maroni, ipotizza la possibilità di indagare su chi ha votato contro, come a dire che una divergenza di idee all'interno del partito non può esistere pena, probabilmente, la rimozione dall'incarico.
Questo da anche la misura dell'andamento del parlamento qualora il PDL dovesse raggiungere la maggioranza assoluta.












POLITICA E TERREMOTO
post pubblicato in diario, il 7 aprile 2009


Il dramma del terremoto in Abruzzo non può e non deve innescare un'altra spirale di polemiche che, oltre a essere offensive per chi il dramma l'ha subito, non porterebbero nessun aiuto alle popolazioni colpite; su questo, maggioranza e opposizione sono, una volta tanto, d'accordo.
Però su una cosa si dovrebbe riflettere, ogni terremoto che si verifica, le strutture che più ne subiscono i danni sono quelle del centro storico e abitazioni vecchie, inoltre nella tragedia dell'Aquila, pure quelle nuove che sarebero dovute essere costruite con i moderni criteri antisismici. Da qui mi sorgono due domande:
1) come mai, dato che si spendono milioni per ristrutturare edifici "importanti" per la cultura italiana non se ne spendono altrettanti per l'edilizia abitativa, "sia essa pubblica che privata"?
2) come è possibile che strutturre nuove che dovrebbero essere state costruite con moderni criteri di sicurezza sono crollate?
Nei centri storici di ogni citta e paesi vivono anche persone che, pur essendo proprietari, non hanno certo la possibilità di investire in ammodernamenti, pertanto il governo dovrebbe incentivare, con finanziamenti pubblici, anche questo settore e non lasciarlo a se stesso; la politica finora sostenuta fa pensare che tutto ciò che non è redditizio per lo stato non può avere la precedenza. Ma questo modo di fare non può essere conveniente perché se si dovesse iniziare una politica di ammodernamento dei centri e di tutte le abitazioni vecchie, sicuramente ne beneficierebbe anche l'economia; si metterebbero in moto diversi settori produttivi, oltre all'edile anche tutto ciò che sta intorno, dall'industria metallurgica agli artigiani, e non sarebbe poca cosa anzi... La risposta non può che essere una, lo stato liberista, che vorrebbe una società dove l'economia decida in ogni suo aspetto, incentiva, prima di ogni altra cosa, i propri interessi corporativi lasciando il poco che resta al resto.
Il crollo di edifici nuovi non può che richiamare l'attenzione sulla serietà dei controlli effettuati dagli organi competenti gestiti dallo stato e dagli enti pubblici; tali organi dovrebbero controllare l'agibilità di una struttura in base a criteri definiti dalla legge che riguardano anche l'affidabikità in caso di eventi naturali incluso il terremoto; e sono proprio questi controlli che vengono a mancare. Inoltre, nella nuova legge, in discussione al parlamento, è previsto che , per agevolare l'iter burocratico, detti controlli vengono addirittura diminuiti.
Si a l'impressione che, visto che i controlli non ci sono comunque, tanto vale eliminarli, mentre ogni logica ci fa pensare che andrebbero aumentati e, mi spiace dirlo, la dove non venissero comunque fatti, si dovrebbe intervenire penalmente.

TERREMOTO, L'AQUILA IN GINOCCHIO
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2009


http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/terremoto-nord-roma/sciamesismico/sciamesismico.html
continua

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Governo, scioperi e la destra
post pubblicato in diario, il 5 aprile 2009


<Ma da parte delle istituzioni cittadine è arrivata una secca decisione di non intervento. "Sono manifestazioni di idee, se non ci sono problemi di ordine pubblico io non mi sento di intervenire", aveva detto il sindaco Letizia Moratti.>

Dopo la manifestazione della cgil di ieri, vari esponenti del governo si sono sbizzarriti a definirla in vari modi tipo, scampagnata, carnevalata, politica ecc., inoltre, il primo, rispondendo alla richiesta di Epifani di un tavolo di confronto dice "glielo do in testa il tavolo" e aggiunge "non si può discutere con i sordi", e definendo "comunista" la manifestazione, questo dopo una manifestazione che a visto sfilare per le vie di roma in modo ordinato e senza incidenti centinaia di migliaia di persone, lavoratori, disoccupati, precari, pensionati, estracomunitari.
Fin qui niente di drammatico, abbiamo già molte volte avuto l'occazione di sentire tali affermazioni ogni volta che viene criticato il governo, se non fosse che oggi, a milano, si è svolta la manifestazione di forza nuova, partito politico dichiaratamente fascista, dove sono intervenute altre organizzazione europee, anchesse di natura nazifascista, e intorno ad esse non si è sentito nemmeno un soffio da parte del governo; a parte il sindaco di milano che comunque da la dimostrazione pratica di come viene affrontato il problema "DEMOCRAZIA" in italia.
E' vero che in democrazia tutti hanno il diritto di esprimersi, ma è altrettanto vero che la democrazia a il diritto/dovere di difendere i propri principi fondanti e, dato che uno dei più importanti è l'anti fascismo, il governo aveva l'obbligo di impedirre tale manifestazione, anche se avveniva in privato, perché i gruppi organizzativi si richiamano a principi di negazione delle liberta e al razzismo; una democrazia che si rispetti ha l'obbilgo di salvaguardare i diritti di ogni individuo che vive e lavora, ma anche ai criminale, al suo interno anche limitando o reprimendo tutto ciò che è contrario ai principi di libertà. Oltre a ciò, va considerato che questi comportamenti sono una grave offesa a quanti nella loro vita hanno subito direttamente la violenza del fascismo e dei loro discendenti.
Il comportamento del governo sta a dimostrare, peraltro già ampiamente anticipato con l'idea del premiarato, che la destra italiana, nascondendosi dietro a presunte necessità di snellimento delle procedure e a un anti comunismo che solo loro riescono a vedere, vuole creare un sistema sociale basato sul presupposto che solo l'economia capitalista possa risolvere tutti i problemi anche se a scapito dei diritti di ognuno; per attuare il proprio disegno è disposta a far uso anche di quei movimenti politici che sono la negazione dei principi su cui si basa la democrazia italiana.
SU DIO
post pubblicato in diario, il 3 aprile 2009


Un dio giusto e amorevole non può aver creato un universo che non è propriamente perfetto come ci vorrebbero far credere le religioni, e neanche avrebbe creato un essere che di perfetto non ha proprio niente. Nell'antichità, gli dei erano creature con connotazioni umane, sia materiali che spirituali, sembravano rispecchiare i desideri umani e perciò esisteva il dio della guerra, dell'amore, della bellezza, ecc. ecc., inoltre questi dei non disdegnavano di unirsi agli umani procreando altri esseri chiamati semidei

Queste caratteristiche sono presenti anche nel primo dio ebraico che, nel suo intento di creare un popolo a lui dedito, non ci pensa mai due volte a spingerlo a sopprusi estremi, l'unica differenza è che quello ebraico è unico e racchiude in s'è tutte le aspirazioni umane.

Con Gesù questa tendenza viene rovesciata, dio rimane unico e continua a racchiudere in se le aspirazioni umane, ma perde la caratteristicha di dio di un solo popolo, diventando unico dio dell'umanità, unico creatore e unico elargitore di vita e inoltre perde ogni caratteristica violenta tipica degli dei antichi. Non è più il dio che richiede obbedienza in cambio di potere sugli altri ma, l'unico premio che elargisce è la salvezza eterna in comunione con se stesso. Cambia anche le tematiche di devozione, non più vendetta, odio, superiorità, ma amore nei confronti di tutti perché tutti sono suoi figli e quello che più chiede è il rispetto verso chi non crede in lui, cioè il rispetto di quella antica legge chiamata "libero arbitrio".

Il dio di Gesù porta con se i germi della nuova umanità, quell'umanità trasversale a tutte le ideologie e religioni che vorrebbe un'umanità unita in un solo "corpo" sociale basato su regole da tutti liberamente condivise, siano esse materiali che spirituali. Io sono convinto che Gesù fa riferimento a dio perché l'uomo del suo tempo non era in grado di percepire un messagio basato su una concezione dell'uomo al di fuori della religione; se fosse vissuto oggi, sarebbe andato, comunque, contro tutto ciò che rappresenta il potere, inclusa la chiesa, come, d'altronde, fece contro i farisei.

Oggi, il problema, non è da che parte stare, ma la capacità di ogni individuo di trovare un suo angolo, nella società, da dove poter esprimere liberamente il proprio pensiero; troppo spesso le persone si lasciano fuorviare da idee che sembrano innovative ma che in realtà rispecchiano, con altre parole, il vecchio; questo perchè, oltre ai problemi, che nella società attuale, si sono moltiplicati, esiste anche un problema di identità, di appartenenza, derivante da quei cambiamenti sociopoliticoeconomico che hanno caratterizzato il nostro tempo e che ci hanno spinto a modelli di vita apparentemente migliori ma in realta distruttivi di ogni valore.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/4/2009 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Finanziamento del clero alla crisi
post pubblicato in diario, il 31 marzo 2009


Trenta milioni di euro, che le banche moltiplicheranni per dieci, ha chi ha famiglia ed è senza lavoro.
I soldi saranno dati sotto forma di prestito di 500 euro mensili dalle banche a interesse minimo "ah un interesse c'è sempre" concordato dalla Cei con lìAbi
Il sistema creditizio si farà carico di eventuali insolvenze e, in contropartita, beneficerà di eventuali interessi. Questi prestiti non saranno cumulabili con quelli già messi a disposizione da varie diocesi italiane e da strutture come la Caritas.
Il prestito dovrà servire alle famiglie per superare il periodo di crisi e sarà reso quando la famiglia incomincerà ad avere un reddito e durerà un anno rinnovabile per un secondo anno. 

Detta cosi sembra una cosa, oltre che buona, anche molto democratica se non fosse che ad usufruirne sara solo una categoria di famiglie.La famiglia dovra essere sposata regolarmente con tre figli a carico malati o disabili "non credo che di famiglie cosi ce ne siano molte", Inoltre le famiglie descritte in difficoltà, almeno si presume, sono famiglie a basso reddito, con un tenore di vita già basso prima della crisi, perciò, restituire questi soldi, sarà per loro un problema di difficile soluzione.
Calcolando 500x12 fanno 6000 se sono due anni sono 12000 + interessi, e come mai faranno queste famiglie a restituirli? dovranno pignorare i loro beni?  
E poi tutti coloro che non hanno famiglia o che convivono o che hanno figli sani che non lavorano o studiano o sono anziani senza nessuno e bisognosi di cure sono esclusi? e perché? non sono forse esseri umani? un comportamento simile non è degno di un organismo che pretende di essere il continuatore di gesù, che dovrebbe salvaguardare la vita di tutti in ogni occasione. 

 E' forse questa l'etica cristiana? quella di difendere alcuni lasciando indietro gli altri? 
Se prendiamo come riferimento i vangeli non credo proprio.
Sul problema del T.B. non si era forse pronunciato a favore della vita sostenedo una legge impositiva? che a suo dire salvaguarda la vita di tutti? ma forse usa due pesi e due misure in base alla capacità di ottebere consensi.


IL NUOVO PARTITO DELLA DESTRA
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2009


Oggi nasce il nuovo partito, moderno, capace di modernizzare la nazione a suon di talk-show "vedi lo stesso congresso", spot pubblicitari interpretati dagli stessi politici" proclami roboanti sulla libertà "vedi leggi recenti". 
Dopo un parto difficile è nato, nome P.d.L, partito della libertà, alias popolo del partito "unico", senza alternative, piramide rovesciata, in netto contrasto ad ogni legge della fisica, il punto al vertice, anziché stare sopra e essere sostenuto da milioni di altri punti, sta, magicamente, sotto e sostiene i milioni di altri punti della piramide; mistero del nuovo corso politico instaurato dalla destra o illusione? Hanno forse scoperto nuove leggi di cui gli scienziati stessi non sono al corrente? o è l'ennesima trovata pubblicitaria di una certa politica che, da sempre, opera in modo da presentarsi come innovatrice mentre nella prassi si ripete? riuscendo magicamente ad occultare il vero obiettivo? 
Già il fatto di aver vinto le elezioni con uno scarto netto, ricevendo voti anche da quelle categorie che dovrebbero, almeno storicamente, essere a sinistra, nel senso più lato del termine, indica che in Italia si sia instaurata una sorta di pressione atmosferica magica, che a reso certe persone meno incline a pensare delegando tutto a UNO. 
Fini sta andando alle deriva, nel discorso finale UNO non ha fatto nessun cenno alle critiche di fini sul testamento biologico e sulla riforma delle istituzioni, come se non esistesse.
Sperare di poter competere alla pari con UNO è un grosso errore, pensare di condividere il potere in un partito creato a immagine e somiglianza di una persona è un'altro grosso errore. Questo partito, nato dalla mente di UNO allo scopo di consolidare il proprio potere, non può, in nessun modo, essere cassa di risonanza dei problemi dei molti che lo sostengono. Aggiunto a questo va considerato che molti militanti e sostenitori di AN sono già di fatto passati a UNO, quelli che non l'hanno fatto, ma che non condividono la fusione, quasi sicuramente passeranno alle formazioni di destra. 
La lega farà bene a stare attenta se vuole sopravvivere, non credo che gli gioverà molto il non essere entrata a farne parte, la carica emotiva creata da UNO rischia di coinvolgere gli stessi aderenti alla lega; la teoria del partito del fare, che mira a coinvolgere le nuove generazioni, avrà sicuramente successo.
Specialmente fra quanti si sentono in dovere di partecipare anche come manovali, e tra i militanti della lega ce ne sono tanti. 

E la sinistra? dov'è la sinistra? 
Qualche settimana fa ho partecipato alla fondazione del circolo del PD e ho pure preso la tessera; nelle riunioni, ha cui hanno partecipato al massimo una trentina di persone, si è discusso del ruolo del partito a livello nazionale e del circolo a livello locale, l'idea di fondo era di creare le condizioni per allargare l'adesione al partito con iniziative che dovrebbero coinvolgere anche persone esterne, da allora non ho più saputo nulla. Dov'è la sinistra?
SCONTRI ALL'UNIVERSITA DI ROMA
post pubblicato in diario, il 20 marzo 2009


Il ministro Brunetta definisce guerriglieri gli studenti dell'università di Roma
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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/3/2009 alle 14:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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