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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
La televisione, la politica e mister ...
post pubblicato in TERREMOTO, il 29 marzo 2011


 

Che sia stata proprio un'abruzzese a prestarsi alla farsa di forum su canale cinque la dice lunga sul potere mediatico della televisione … di mister B..

 

Una persona, che di quella tragedia e relativa politica di disinformazione sulla ricostruzione avrebbe dovuto trarre conclusioni alquanto critiche sul governo, il suo leader e il suo potere, si presta invece al gioco mediatico di falsificazione a fini politici delle notizie, la dice lunga sul potere che esercita la televisione sul popolo.  Se poi questa persona è originaria di Popoli (PE) in Abruzzo, la faccenda è molto più seria di quanto si possa pensare. Che un abitante di una zona, che pur ha avvertito le scosse e che ha vissuto direttamente il dramma dei suoi corregionali abbia accettato di partecipare, dietro pagamento, ha una trasmissione ove era predisposto nel copione di enfatizzare l'operato del governo e, peggio ancora, offendere gli aquilani, sta a significare che il livello d'interesse sui problemi, e la loro soluzione, è nullo; e stando agli ascolti sembrerebbe che tale livello sia estendibile a una buona parte della popolazione.

 

A nulla serve affermare, come ha fatto la persona in questione, che tanto tutti sanno che è falso, che questi programmi sono delle recite.

 

Si, è vero che sono recite, ma ciò non toglie che dette recite non dovrebbero servire da trampolino per una propaganda politica di parte e senza contraddittorio, peraltro fatta da una emittente privata di proprietà di mister B.. Anzi, va detto che proprio perché sono fasulli, più  facile è l'assimilazione delle informazioni che trasmettono. Pertanto, la propaganda fatta in queste trasmissioni ha un valore maggiore della propaganda solita fatta sui canali soliti.

Quanto detto nella trasmissione non corrisponde certo alla verità. L'Aquila è tutt'ora chiusa e la ricostruzione non è ancora incominciata, molti aquilani si sono arrangiati da soli, o andando in affitto in altro luogo o finanziandosi la ristrutturazione della propria casa, se non è in zona rossa.

 

Un fatto osceno se consideriamo che il tutto succede contemporaneamente, o quasi, alla proposta di imporre la par condicio alla rai. 

Le sparate di Borghezio, esponente della lega e deputato al parlamento europeo dal 2001.
post pubblicato in TERREMOTO, il 11 gennaio 2011


Da il corriere

«Questa parte del Paese non cambia mai, l'Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. C'è bisogno di uno scatto di dignità degli abruzzesi. È sano realismo padano»

 

Mario Borghezio, esponente della lega nord nonché deputato al parlamento europeo dal 2001, ha fatto la sua ultima sparata evidenziando ulteriormente la sua distanza, nonché quella della lega, dalla realtà del paese.

Innanzi tutto, gli aquilani, di scatti di dignità ne hanno avuti da vendere, magari qualcuno potrebbe comperarlo la lega, sin dal primo giorno del terremoto e continuano ad averne con proteste di vario tipo contro un'amministrazione nazionale e locale che, sin dall'inizio, ha bloccato la loro iniziativa. In secondo luogo, il parallelo fatto da Borghezio tra l'Abruzzo e il Veneto non può reggere. Non regge perché sono due eventi completamente diversi, perché un terremoto che distrugge fisicamente le strutture non può essere paragonato all'alluvione - pur essendo essa stessa un evento drammatico, non mette la popolazione nella necessità di dipendere completamente da altri essendo, comunque, le strutture ancora in "piedi" e pertanto utilizzabili. Perché i 309 morti sono un evento emotivo che limita fortemente la capacità di reazione della popolazione coinvolta. Perché la ricostruzione promessa dal governo non è ancora iniziata e l'Aquila sta cadendo a pezzi - le manifestazioni della carriola non sono state fatte perché gli aquilani si aspettano aiuti ma perché il governo si è impegnato a ricostruire, cosa che non è ancora avvenuta anzi, le poche case costruite, il cosiddetto piano C.A.S.E. (attuato con costi elevati) ha prodotto solo illusioni e, tuttora, sta cadendo a pezzi. Perché, l'Abruzzo non ha la lega alle spalle e al governo.

No! Non regge affatto. Considerando anche che, essendo Borghezio della lega, ed essendo la lega nella maggioranza, anch'esso responsabile dell'inerzia del governo.

 

L'Aquila, "niente pesi morti ma il dolore per 309 morti"

L'Aquila, rivolta degli anziani "Nuovi traslochi, nei monolocali"

Lamento degli abitanti de L'Aquila.
post pubblicato in TERREMOTO, il 2 dicembre 2010


Piove sulle voragini, sugli affossamenti, sui tombini occlusi. E piove sulle macerie e sui palazzi cedenti del centro storico. Sull'arte e sulla cultura. E sulla bellezza. Piove sulla nostra condizione disperata. Sui cittadini allo stremo: senza casa, con le tasse ed i mutui, e i prestiti, che bussano alla porta. La città è un non luogo allagato.

 

Ci aveva colto nel sonno, il terremoto!

Ma non era una sorpresa!

Ci ha colto di sorpresa, invece, l'alluvione.

 

L'Aquila invasa dall'acqua,

Già martoriata dal terremoto, 

Passerella dei nostri governanti,

Promessa rinascita dell'Italia.

 

Che è ora l'Aquila? Un ammasso di macerie!

Gridano i suoi abitanti.

Non bastava, dicono, la tragedia del terremoto,

E neanche i crolli dell'incuria,

l'acqua, ecco, quella ancora non c'era!

 

Forse che erano troppo asciutti i nostri campi?

Troppo calde le nostre povere case?

Troppo assetati eravamo noi e i nostri animali?

No!

 

Eppure, dicono, ci siamo da subito attivati!

Da subito abbiamo chiesto la nostra città!

Anche l'acqua, abbiamo chiesto, quella potabile,

Non questa. Questa andava fermata!

 

Quando mai s'è visto tant'acqua a L'Aquila?

Mai! A memoria d'uomo! Mai!

I terremoti si! Tanti.

Con le stesse caratteristiche dell'ultimo.

 

Nulla ha insegnato la storia!

Nulla hanno capito i governanti!


I terremoti della città de L'Aquila.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 2/12/2010 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Alluvioni e la indisponibilità dello stato.
post pubblicato in TERREMOTO, il 5 ottobre 2010


 

 

    Nei giorni scorsi si è verificato, in Liguria, un disastro ambientale determinato da piogge torrenziali che hanno causato esondazioni di piccoli torrenti che normalmente non causano disagi.

    Le esondazioni sono sopravvenute dopo un'ora di pioggia, ciò fa pensare che la precipitazione non rientra nei normali standard. Considerando che la Liguria è una regione che, pur essendo situata al nord, presenta condizioni di tempo ottimali e un clima temperato (è sempre stata meta di vacanze invernali da parte di anziani) tipico del sud, dovrebbe far riflettere, in concreto, sull'andamento del clima.

    Ormai, tra terremoti e eventi climatici estremi (che per il momento non hanno ancora raggiunto livelli drammatici come avvenuto in Pakistan e altrove), non c'è stagione che non porti con se un qualche disastro.  Disastri che, inesorabilmente, trovano la popolazione impreparata ad affrontarli.

     

    Si è discusso molto, e molto si discuterà ancora, sul perché (cambiamento climatico) e sul come prevenirli, ma fino ad oggi poco o nulla si è fatto e, comunque, si pensa sempre a come evitare l'inondazione (argini ai fiumi, canali di scolo più capaci ecc.) e a come mettere in sicurezza il territorio - azioni sicuramente importanti ma che da sole non bastano a evitare il disastro perché nessuno conosce la portata dei cambiamenti che si stanno verificando e, di conseguenza, se le misure prese saranno idonee a evitarlo - e mai alla sicurezza della popolazione durante e subito dopo l'evento.

    Un modo di affrontare il problema alquanto limitato che porta le strutture di soccorso (protezione civile, soccorso sanitario, vigili del fuoco) ad operare in pieno caos dato che i cittadini non sanno quale comportamento tenere durante l'evento.

    Ed è proprio l'impreparazione dei cittadini unita alla mancanza di strutture (luoghi adibiti a rifugio temporaneo per la popolazione) di emergenza a creare i maggiori problemi; se l'evento si verifica, nulla si può più fare per evitarlo, però si può fare molto per evitare danni e ulteriori disagi alla popolazione.

     

    Basterebbero due strutture tipo:

  1. campi di raccolta permanenti attrezzati - in tutte le province è presente la protezione civile con le sue strutture, basterebbe ampliarle e dislocarle sul territorio in modo diverso.
  2. preparazione dei cittadini sulle procedure da seguire in caso di calamità -  ogni struttura esistente ha le sue procedure, basterebbe unificarle creandone una adatta alla popolazione.
  3.  

    Le due strutture, come risulta evidente, esistono già ma sono utilizzate dai soli volontari del soccorso che abbiano acquisito il brevetto o che lo vogliano acquisire. Tutti gli altri ne sono esclusi ( la C.R.I. sta cercando di ampliare la conoscenza del soccorso sanitario anche nelle scuole e questo è un notevole passo avanti).

    Certo, per ri-organizzare le strutture ci vuole tempo e impegno dei volontari.

     

     Innanzi tutto serve:

  4. procedure adatte e comprensibili alla popolazione.
  5. ri-organizzare i campi distribuendoli diversamente sul territorio di modo che siano accessibili dalla popolazione che vive nei dintorni.
  6. organizzare corsi per la popolazione sulle procedure da seguire.
  7. Inserire nelle materie scolastiche anche l'emergenza.
  8.  

    Sia le strutture sia la preparazione dei cittadini sono determinanti  perché  eviterebbero il caos che generalmente si instaura all'inizio dell'emergenza; se i cittadini sanno cosa fare e dove andare, si renderebbe più facile il compito della protezione civile (a cui sono collegate le strutture sanitarie, dei vigili del fuoco, della forestale, delle forze dell'ordine) e, di conseguenza, riuscirebbero a dare un contributo più qualificato.

     

    Purtroppo per noi, però, si preferisce lasciare i cittadini al loro destino piuttosto che investire soldi nella "prevenzione" e nella preparazione dei cittadini. Quello che è successo in Liguria è solo l'ultimo di una serie e altri, purtroppo, ne seguiranno.

    Sarebbe interessante sapere il perché dell'assenza dello stato nella preparazione delle strutture; ciò che posso ipotizzare è che la conoscenza dei metodi implica anche la capacità di analisi poi sugli stessi, vale a dire che il cittadino, messo a conoscenza delle procedure, avrà poi modo di criticare, nel concreto, l'operato delle strutture e, dal momento che le stesse dipendono dallo stato, lo stato stesso. Di conseguenza, preferiscono lasciare le cose come stanno!!!!

     

Cronache da L'Aquila 6
post pubblicato in TERREMOTO, il 20 giugno 2010


Case costruite con legno e paglia, energia rinnovabile, volontariato e finanziamento volontario.

Questo è quanto succede a Pescomaggiore, un piccolo borgo tardo medioevale a una decina di chilometri da L’Aquila dove, gli abitanti del borgo, prevedendo le lungaggini dello stato (e eventuali “imbrogli”) hanno rifiutato i finanziamenti pubblici e si sono decisi a ricostruire il borgo di propria iniziativa.

Il progetto di ricostruzione nasce sulla base di un preesistente progetto, realizzato sempre dai cittadini, atto alla rivalutazione del paese e del territorio circostante per evitare lo spopolamento dello stesso, dopo il terremoto del 6 Aprile, gli abitanti hanno deciso di costituire EVA (progetto Eco Villaggio Auto costruito).

Per attuarlo si sono avvalsi della collaborazione di volontari provenienti da Italia, Spagna, Austria e Polonia (circa 150) Più i finanziamenti raccolti sia attraverso internet che da privati.

Un esempio encomiabile della capacità degli italiani di “arrangiarsi” di fronte alle emergenze e senza l’interferenza dello stato. Certo, si può obiettare che un piccolo borgo richiede un “minimo” impegno rispetto a una grande città, questo è vero. Ma è altrettanto vero che, la dove i cittadini hanno avuto modo di intervenire direttamente (vedi Friuli e Umbria e Marche), la ricostruzione è avvenuta in tempi rapidi; inoltre, le sette case sono costate circa 500 euro al metro quadro, mentre quelle del piano CASE del governo 2.550.

Cronache da L'Aquila 4. Proibita contestazione a Bertolaso
post pubblicato in TERREMOTO, il 13 giugno 2010


Per gentile concessione dell'autore

L’INDULGENZA

12 06 2010

Ieri Bertolaso è tornato come l’assassino sul luogo del delitto. Anche se, rispetto al famoso detto, c’è da dire che il Guido nazionale ha già abbondantemente superato la sua seconda visita su questi luoghi.

Ma qualcosa, rispetto alle prime volte è cambiato, e val la pena darne notizia a voi che non potete sapere se non tramite chi è sul posto.

Rispetto all’anno trascorso, si sono ripetute più volte le visite a sorpresa, non ve ne sono più di annunciate, e questo almeno da febbraio: Guido non teme le menti fragili, perché allora non erano ancora partorite dalla mente deviata di chi ci governa. Molto più banalmente, teme i contestatori: quelli sani, armati di striscioni e frasi critiche; quelli che se ci fosse stato qualcosa di cui andare orgogliosi nel modo in cui il Dipartimento ha operato a L’Aquila l’avrebbero detto con onestà intellettuale.

Nulla c’entrano le indagini della Procura Aquilana sulla Commissione Grandi Rischi, anche perché Bertolaso, non essendosi seduto attorno a quel tavolo, per una volta è estraneo alla vicenda.

E allora cosa lo spinge a comportarsi così? Una coscienza laica come la mia dovrebbe limitarsi a dire che nel suo comportamento di ieri a Collemaggio, c’è solo l’idiosincrasia dell’uomo per le critiche altrui. Eppure, voglio leggerci un segno di qualcosa di più profondo: io conosco cosa sia quella porta che Bertolaso ieri ha varcato insieme a Gianni Letta. Non è una porta di servizio. E’ una Porta Santa.

La si varca nell’unico Giubileo annuale che il Mondo intero conosca. Roma lo vive ogni 25 anni, L’Aquila tutti gli anni, con il rito della Perdonanza. E’ una concessione ecclesiastica più unica che rara, che dobbiamo a Celestino V, il Papa del Morrone, il Papa del gran rifiuto. Chi la varca, sinceramente pentito, guadagna l’indulgenza plenaria. Dal 1294.

Capita così che ieri, dopo due settimane senza ponteggi ad oscurarla, arrivino due ometti da Roma, a festeggiare la “scoperta” della facciata di Collemaggio. Liberata dalle impalcature che la coprivano dal 2007. Già, dal 2007; nulla c’entra il terremoto. Nessuna ricostruzione. Non ricostruzione della facciata. Bensì una ricostruzione DI facciata. Sono venuti a vendersela alle telecamere come una loro opera a tempo di record, mentre invece come ormai anche voi saprete, la Basilica aveva quell’impalcatura enorme già da tre anni quando s’è verificato il terremoto. E grazie ad essa la facciata è rimasta indenne.

Siccome ormai gli Aquilani (non tutti) hanno imparato a conoscere le loro intenzioni, si erano radunati in gruppo davanti all’ingresso della Basilica per ricordare che l’opera di restauro non poteva essere venduta all’opinione pubblica come intervento di ricostruzione, ché non essendosi danneggiata il 6 Aprile, proprio non c’era nulla da riparare.

E lì, l’imprevisto; forse neppure troppo, perché il gesto una sua utilità ce l’ha anche oltre l’aggiramento di una insostenibile (per i due) contestazione: anziché passare dal davanti della Basilica, Bertolaso e Letta guadagnano un ingresso laterale: si tratta, appunto, della Porta Santa, aperta fuori stagione, in deroga anche al secolare rito ecclesiastico.

Il Vescovo Molinari (boccaccia mia stai zitta), afferma ” che è stato un suggerimento di Celestino V”….

Pare che Bertolaso, all’uscita sembrasse più sollevato, nell’espressione del volto: purificato dal transito sotto la Porta Santa.

Miracoli dell’indulgenza.

3 e 32 rete di coordinamento dell'Aquila

shockjournalism

Cronache da L'Aquila 3
post pubblicato in TERREMOTO, il 10 giugno 2010


Per gentile concessione dell'autrice

mercoledì 9 giugno 2010

A presto

E' prevista, per il giorno 16, una mobilitazione che i cittadini aquilani del presidio permanente di piazza Duomo stanno organizzando per rivendicare il diritto di non tornare a pagare le tasse dal prossimo primo luglio e per avanzare la piattaforma di proposte che hanno elaborato per la ricostruzione sociale, economica e abitativa della nostra città. Manifestazione che si vorrebbe unitaria della cittadinanza tutta. I problemi, come sempre, sono tanti. E' difficile organizzare una mobilitazione senza mezzi e con poca forza fisica. Ma si va avanti nel duro lavoro. La cittadinanza è stanca e sfiduciata. Si sente abbandonata dalle istituzioni. E ricattata da quel padrone che minaccia di fare ciò che ha già fatto: ignorare la nostra condizione reale, poiché non si plaude al miracolo inesistente. Chi non ha occhi per vedere, e forza per capire, crede ancora che ciò che abbiamo avuto, poco e malgestito, non ci fosse dovuto. E accetta, piegando il capo. E per paura dell'ostracismo attribuito a coloro che vengono additati quali ingrati.
L'istituzione della zona franca urbana, manovra già inefficace, poiché riservata non già alle attività esistenti, azzerate o in grave sofferenza, ma all'insediamento di nuove imprese, è naufragata. La manovra finanziara l'ha fatta sapientemente scivolare in "zona a burocrazia zero". Non più sgravi fiscali o contributivi per cinque anni, ma solo un inter burocratico semplificato per chi vuole aprire una nuova attività. I 45 milioni di euro già stanziati si volatilizzano.
Il primo degli incontri promossi dal tavolo della comunicazione del presidio di piazza Duomo con gli abitanti del progetto c.a.s.e., tenutosi, per iniziare, negli insediamenti di Roio e finalizzato alla rilevazione dei bisogni dei cittadini, ha evidenziato persone fortemente demoralizzate e rinunciatarie. Persone che non vogliono uscire di casa. Persone che hanno perso la già poca speranza. Avvertono i tristi quartieri dormitorio come destino ineluttabile e permanente. La mancanza di provvisorietà che il governo ha voluto imporre con il faraonico progetto delinea negli animi un futuro che non prevede ricostruzione. E uccide i sogni. La riapertura di un altro piccolissimo tratto del corso, nel centro storico, a 14 mesi dal sisma, concede un po' di entusiasmo che sfuma, però, quando si comprende che una città non è fatta di case puntellate, ma di negozi, uffici, abitazioni. E persone attive.
Occorre un'iniezione di speranza. E occorre unità. Entrambe mancano. Forse arriveranno.
Questo è quello che lascio. Per la prima volta da quel 6 aprile, avverto il desiderio di andare via. Ho bisogno di "normalità" per poter chiarire le mie idee.
Lascio gli amici attivi e combattenti non senza rammarico e senso di colpa. Ma so che ben poco potrei fare in questo momento per la nostra causa. I mesi passati mi hanno minata nel fisico e negli entusiasmi. Ma so che i movimenti di persone responsabili sono onde. Si va e si viene. In questo cambio c'è la forza.
A presto lettori di questo blog. L'ho detto, lo ripeto, raccontarvi le nostre vicende è per me fonte di energia e motivazione. Siete preziosi.
A presto amici aquilani. Amici di lotta. Il vostro lavoro è impagabile ed esemplare.
A presto Aquilani tutti. Tirate fuori quell'orgoglio che ci dicono di avere. Io non lo vedo. Quando si è uniti si trae forza l'uno dall'altro. Buttiamo al vento pregiudizi e divisioni. Uniamoci per la nostra città.
Perché qui, soli, si muore

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/6/2010 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Cronache da L'Aquila 2
post pubblicato in TERREMOTO, il 7 giugno 2010


Per gentile concessone dell'autrice, http://miskappa.blogspot.com/2010/06/rabbia.ht...
sabato 5 giugno 2010
Rabbia

vedi filmato


Lo stato d'animo che impera, in questi giorni ,tra i cittadini responsabili è la rabbia. Rabbia perché la misura è colma. Il tentativo della regione Abruzzo di distogliere il danaro del terremoto per operazioni che riguardano il ripianamento del buco nel bilancio e per iniziative in altre provincie non interessate dal sisma. La presenza in città del nuovo prefetto fresco di nomina, signora Iurato, che, imperterrita, nonostante il suo nome sia presente nella lista Anemone, nonostante sia indagata a Napoli per turbativa d'asta, continua a restare saldamente attaccata alla poltrona, fortemente voluta dal ministro Maroni. Il danaro dei famosi sms degli Italiani, cinque milioni di solidarietà, consegnati dalla protezione civile al fondo Etimos, che li userà per dare prestiti a famiglie ed imprese in difficoltà, a TASSO AGEVOLATO. Danaro sul quale lucreranno.E i referenti per istruire le pratiche saranno i centri di ascolto della caritas.
Vado avanti, c'è ancora molto.
Le tasse ed i mutui, da tornare a pagare il primo luglio. Anche per i beni immobili distrutti. Ci riservano un trattamento diverso da quello adottato nei precedenti terremoti. Il nuovo presidente della provincia, quel Del Corvo preferito, nelle ultime consultazioni elettorali, alla ds Pezzopane, vuole rendere il consiglio provinciale "itinerante". Inizia dalla Marsica, la sua terra. Contro ogni regola statutaria, decide che L'Aquila non è più sede consona. Le pratiche riguardanti l'assegnazione degli alloggi del piano c.a.s.e. , già secretate dalla protezione civile, ancora rese inaccessibili dall'amministrazione comunale. Nessun controllo sull'assegnazione degli alloggi. Consegnati "a piacere". Le aree destinate, da progetto, ai servizi, sempre nei nuovi insediamenti , ora rimodulate, se non azzerate, aprono scenari di interi quartieri dormitorio.Le strade di accesso inadeguate per i mezzi publici. Le ore ed ore spese nel traffico di una grande città. Senza avere una città. Il danaro dell'emergenza che è finito. E siamo ancora in piena emergenza. Abitativa, lavorativa, sociale, economica. Il governo centrale che ci dice che abbiamo avuto fin troppo. Con gli sfollati ancora negli hotel e nelle caserme. E tantissimi abbandonati a provvedere a se stessi, senza aiuti di sorta. Bertolaso che , senza vergogna, continua a parlare di miracolo aquilano. Sprezzante e bugiardo. I centro storici in stato di totale abbandono. Le case con danni non strutturali, riparabili in breve tempo, che sono ancora lì, ad aspettare i fondi. Mentre si spende danaro per gli hotel di altre provincie.I giudici che inviano gli avvisi di garanzia ai componenti della commissione grandi rischi, che, una settimana prima del disastro, ci ha invitato a stare tranquilli. E noi siamo restati nei nostri letti.
La rabbia, sì. La rabbia monta.
Quello che mi sconvolge è che la maggior parte degli Aquilani continua a dormire. Inebetita. Sfiduciata. Stanca. Senza domani. Continua a non capire il valore della partecipazione. E della legittima RIVOLTA .
Leggevo, nel bel post dell'amico Federico D'Orazio (http://stazionemir.wordpress.com/2010/06/05/ricet- ta-per-una-rivoluzione-aquilana/), che tratta il mio medesimo argomento, un commento alla domanda "cosa altro devono fare agli Aquilani perché si ribellino?"
Portare loro via i televisori, era la risposta di chiappanuvoli(http://chiappanuvoli.wordpress.com/)-

Per alleggerire, ché la satira è l'unica medicina, vi posto l'intercettazione im-possibile, partorita ieri da un amico mentre si lavorava al tavolo della partecipazione, nel tentativo di far comprendere alla cittadinanza ed alle istituzioni quanto sia importante pretendere i regolamenti che siano lo strumento che permette alle persone di essere attori e non spettatori della ricostruzione.

INTERCETTAZIONE IM-POSSIBILE
La trascrizione del colloquio tra Guido Bertolaso (G:) e il suo avvocato (A)
A: “Ciao Guido”
GB: “Ciao, come va?”
A: “Eh, non ho buone notizie. Il padrone della casa di via Giulia, Raffaele Curi, ha confermato che a pagarti l’affitto era Zampolini (n.d.r. segretario dell’imprenditore Anemone )”
GB: “Uhmmm … la cosa si fa seria”
A: “Eh si, tocca difendersi”
GB: “Già … potremmo dire che non ne sapevo niente. Anzi che il padrone di casa è un furfante, riscuoteva l’affitto due volte!”
A: “Eh si, considera però che questa linea non ha mica portato fortuna a Scajola”
GB: “Ah già … Allora potremmo dire che la casa me l’ha prestata un amico”
A: “Si, bene. Ma l’amico quindi è il padrone di casa, Curi …"
GB: “Non, no è un altro …”
A: “Cioè un tuo amico ti prestava una casa che non è sua e che pagava un’altro?”
GB: “Uhmm … certo un pò strano è … comunque meglio, più è incredibile meglio si riesce a confondere le acque”
A: “Uhmm … se lo dici tu …”
GB: “Si si, comunque Diego (Anemone n.d.r.) mi ha fatto incazzare”
A: “Beh lui però non ha cantato …”
GB: “Non, no non è questo. E’ il fatto che a Scajola gli ha pagato un’appartamento e a me solo l’affitto. E che so meno di Scajola io?”

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/6/2010 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Cronache da L'Aquila
post pubblicato in TERREMOTO, il 4 giugno 2010


Per gentile concessoine dell'autrice

mercoledì 2 giugno 2010

Povero Guido

Dall'incontro con il sindaco, nonché vice commissario alla ricostruzione, Cialente, promosso ieri dal tavolo di lavoro sulle tasse del presidio di piazza Duomo, scopriamo che il primo cittadino è indignato. Lo rivela in un tendone pieno di persone venute per ascoltare le sue parole e quelle di altri politici ed amministratori.
Indignato con il governo,dopo quattordici mesi, la bella addormentata finge di svegliarsi. Dopo non aver mai preso una posizione netta e le necessarie distanze dalle linee governative per la conduzione dell'emergenza e per i decreti che non mettono danaro in questa tragedia. Continua a modificare i suoi discorsi secondo la platea che ha davanti. Continua ad essere oscuro ed inefficace. E con lui tutto il team di dirigenti e tecnici di vecchia e nuova nomina. Persone inadeguate a fronteggiare la nostra condizione. Piccoli burocrati che si sono adeguati alle manovre dei pescecani che ci hanno divorato. Altro che orgoglio degli Aquilani. Il primo cittadino ha provveduto ad informarci che il danaro dell'emergenza è terminato. Quello per la ricostruzione non c'è. Quindi nessun contributo di autonoma sistemazione per i venticinquemila che si autogestiscono e che hanno visto gli ultimi miseri spiccioli a febbraio. L'amministrazione pagherà marzo ed aprile, forse, e poi basta. Eppure ci hanno obbligati ad autodichiarazioni e richieste di incremento della somma per i nuclei di una o due persone. Con file snervanti ed impiegati indisponenti.Nessun contributo per i traslochi, altre code, nel caldo afoso dell'agosto dello scorso anno. Nessun contributo per i beni di prima necessità, perduti nel sisma. Niente danaro per i puntellamenti dei palazzi feriti. Nel frattempo questi signori, comissario Chiodi e vice commissario Cialente, non mettono neanche mano all'idea della città da ricostruire. Non hanno la più pallida idea di cosa occorre. Sono lì, in balia delle onde. Continuano a non parlar chiaramente. Continuano, loro che potrebbero essere ascoltati, a non dire agli Italiani e persino agli Aquilani stessi, quelli che credono ancora nel famoso miracolo, poiché rincretiniti dalla propaganda di regime, che qui siamo allo stremo. Che qui stiamo morendo.
La beffa è stato l'intervento dell'on Pierluigi Mantini, il quale, alla fine di un discorso tanto condivisibile, quanto superfluo, ha chiesto le dimissioni di Guido Bertolaso. Le ha chieste, fra gli applausi degli astanti, davanti a chi, seduto in prima fila, ex presidente della provincia e sindaco, ha da sempre avallato e riverito il capo della protezione civile. Insignendolo persino di premi al merito, e permettendogli di fare di noi e della nostra città carne da macello.
Il sindaco, raggiunto da me alla fine dell'incontro, quando gli ho detto che mi aspetto che urli a gran voce ciò che aveva appena sostenuto, non ha risposto, se non con parole che svicolavano dalla richiesta diretta. Mi ha detto che GUIDO, nonostante tutto, è amato da una parte di Aquilani e che lui ne è contento, poiché il poverino attraversa un brutto periodo. E mi ha rinfacciato che, quando ha chiesto la tassa di scopo per L'Aquila, è stato lasciato solo dal movimento. Movimento che ritiene debba essere il cagnolino che accorre per essere strumentalizzato. Lo ha detto senza neanche sapere che è in atto da tempo una raccolta di firme per richiedere la tassa. E che si è giunti ad un numero rilevante di consensi. Lo ha detto dopo avermi informata che il regolamento per la partecipazione, che noi pretendiamo a gran voce da più di un anno, è al vaglio di un tale Giuseppe (Totò direbbe uno scognomato) dal mese di luglio dello scorso anno. Lui non ha tempo per occuparsi della partecipazione dei cittadini. Mi domando cosa faccia. Si pregia di lavorare ventiquattro ore al giorno. Ebbene, che porti a conoscenza della cittadinanza, che nulla sa, i risultati di tanto lavoro. Ma di trasparenza delle istituzioni, in questi lidi, non se ne parla. Il sindaco fa balenare l'ipotesi di dimissioni da vice commissario alla ricostruzione. Le dimissioni non si paventano, a mo' di minaccia. Le dimissioni si rassegnano, quando non si vuole essere complici di inganni ed iniquità.
L'Aquila è nelle mani di individui di questo calibro. Amministratori che non hanno il coraggio di riportare le nostre condizioni. E noi, cittadini responsabili, a cercare ancora un colloquio con loro. Mi dissocio. Non si può tirar via l'olio dai sassi. Cosa abbiamo noi, se non le nostre menti pensanti e la totale abnegazione dedicata al tentativo di applicare la democrazia partecipata? Non abbiamo contributi di sorta, mettiamo mano al già scarno portafoglio per stampare volantini e manifesti. E siamo stanchi e con mille problemi personali. L'esasperazione sta arrivando.La povertà vera presto busserà alle porte degli Aquilani. Stipendi medi ridotti, da luglio, a 700 euro mensili, autonomi già allo stremo, consumi azzerati. E le bollette ed i mutui da pagare.
Già, povero GUIDO, sta attraversando un brutto periodo.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/6/2010 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'aquila oggi
post pubblicato in TERREMOTO, il 27 maggio 2010


Per gentile concessione dell'autore pubblico il post sottoriportato. Ne consiglio la lettura perché è molto importante anche alla luce delle ultime novità sulla manovra che impegnerà tutti (sic.) gli italiani a fare sacrifici.

mercoledì 19 maggio 2010

Non è possibile

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Terza manifestazione a L'Aquila, "via le macerie dalla città"
post pubblicato in TERREMOTO, il 28 febbraio 2010


 Sono ridiscesi in piazza gli aquilani con tanto di carriole per togliere le macerie dalla città.
La prima volta, tre domeniche fa, erano qualche centinaio, domenica scorsa un migliaio, oggi seimila secondo le forze dell'ordine.

Dunque continua la lotta a dimostrazione che, a L'Aquila, poco o niente è stato fatto per la ricostruzione e che la popolazione non "esulta" come sembrerebbe guardando alcuni TG.

Se gli aquilani scendono in piazza, non è certo per ingratitudine nei confronti di chi li ha aiutati. Molto più semplicemente, chi aveva il dovere di organizzare la ricostruzione, si è limitato a promesse per uso propagandisdico. Ma, come dice il proverbio, tutti i nodi vengono al pettine.
E ci sono arrivati, i nodi al pettine, al punto di spingere la popolazione a prendere in mano, direttamente, il proprio destino.
Alla luce dei fatti, è evidente che non bastano poche casette e tante promesse a convincere una popolazione, carica di storia, a rinunciare a se stessa.
Spero che gli abruzzezi insieme al resto dell'Italia, riescano nel loro intento di riavere la loro città.
Sarebbe una bella lezione di "democrazia partecipativa" per qualcuno.


 

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L'Aquila, la protesta delle mille chiavi.
post pubblicato in TERREMOTO, il 22 febbraio 2010


Ieri, a L'Aquila, è andata in scena la "protesta delle mille chiavi ovvero, i cittadini (circa un migliaio), dopo aver invaso la zona rossa, chiusa dal giorno del terremoto, hanno appeso le chiavi dei loro appartamenti che, dopo 10 mesi, sono ancora in attesa di poter essere ristrutturati.

La protesta, che mette a nudo la realtà della ricostruzione a L'Aquila e che è ben descritta nel servizio di Presa diretta, era rivolta al governo e all'amministrazione locale che, a detta dei dimostranti, non ha saputo essere abbastanza forte nei confronti del governo.
E' stato contestato anche il TG1 che, a detta dei dimostranti e a ragione, ha diffuso un'immagine falsata della situazione a L'Aquila.

Questa manifestazione da la misura della scontentezza degli aquilani e dei paesi limitrofi sulle misure adottate dal governo che, fin dall'inizio, ha cercato, riuscendoci, di monopolizzare l'emergenza preparando il terreno ad una ricostruzione che va al di la e che non soddifa le esigenze degli aquilani che, comunque, rimangono i primi interessati.

Quella di domenica non era la prima, e non sarà l'ultima, manifestazione di protesta perché, al di la dell'apparenza, le popolazioni non sono e non vogliono essere oggetti di propaganda fatta di promesse, ma vogliono fatti concreti (le casette dei puffi sono, per loro, delle sistemazioni temporanee) che mirino a riportare L'Aquila ad essere la città che era.
Certo, sicuramente qualcosa cambierà nella struttura architettonica ma, ciò che conta è la struttura culturale di una città.

Domenica scorsa, alla prima protesta, erano meno di trecento. Stavolta sono quasi mille. "Domenica prossima dobbiamo essere 30 mila..." speriamo che sia cosi, una bella scossa alla politica italiana non farebbe male.
IL TERREMOTO ITALIA
post pubblicato in TERREMOTO, il 4 febbraio 2010


Il terremoto , tecnicamente, è: movimento improvviso e rapido della crosta terrestre, provocato dalla liberazione di energia in un punto interno, detto ipocentro; di qui, una serie di onde elastiche, dette "onde sismiche", si propagano in tutte le direzioni, anche all'interno della Terra stessa; il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell'ipocentro, si chiama epicentro ed è generalmente quello più interessato dal fenomeno.
Normalmente, nell'immaginario collettivo, il terremoto è quel movimento tellurico in grado di distruggere le strutture fisiche umane e uccidere quanti si trovano in esse.
Ci sono, però, altri tipi di terremoti in grado di far crollare (metaforicamente parlando) la casa sulla testa di chi la abita e di uccidere socialmente un individuo; mi riferisco a quello economico che, pur essendo di natura diversa da quello terrestre, ha lo stesso efffetto, rimanere senza casa, il che vuol dire morte sociale.
E' quello che succede in Italia da quando è stata innescata la privatizzazione dell'edilizia; l'idea che la casa, come luogo di abitazione, sia una merce e non un bene essenziale, ha creato nei cittadini l'errata convinzione che la casa sia uno status simbol. Questo a portato all'aspettativa di poter acquisire la casa come proprietà, ma anche bella e grande pur non essendoci necessità, spingendo i cittadini all'acquisto basandosi unicamente su entrate derivanti dal lavoro impegnando una parte consistente di esse nel mutuo che prevede l'ipoteca dell'immobile acquistato. Ciò è stato possibile anche attraverso la politica degli affitti (anche in situazioni di aumento dell'offerta e diminuizione della richiesta, gli affitti tendono ad aumentare a causa dello sfruttamento di situazioni comunque stabili come quella degli studenti e immigrati), in certe situazioni, come nelle grandi città , essi superano di molto il costo del mutuo (a Roma si pagano anche 1.000€ per un appartamento di 40 metri quadri) e del mutuo senza controllo dei redditi.
Gli effetti immediati di questa poitica sono stati: la necessità di più entrate (lavorare in due) e, l'impegno prolungato (anche vent'anni) del mutuo, la dipendenza da esso con la conseguente paura della perdita del posto di lavoro con tutto ciò che ne consegue.
Naturalmente, le agenzie immobiliari, si sono guardate bene dal mettere sull'avviso gli acquirenti di un possibile crollo (l'ultimo arrivato dall'america) di questo modo di fare economia.
Crollo che si è presentato puntualmente e che ha coinvolto, non solo il mercato immobiliare, ma tutta, o quasi, l'economia con conseguente chiusura delle fabbriche e calo dei consumi.
Chiusura delle fabbriche = perdita del posto di lavoro, ovvero la base economica su cui si era basato tutto il meccanismo.  
Il risultato di questa politica, oltre alla diminuizione dell'edilizia pubblica e proprio a causa di essa, è la difficoltà di molte famiglie a pagare il mutuo della prima casa e l'affitto; mentre il governo, pur essendo intervenuto a sostegno dei mutui, ma non degli affitti, non ha prodotto una politica in grado di evitare la perdita della casa ne gli sfratti.
Nell'attuale crisi, sono molte le famiglie in difficoltà. Difficoltà che non cesseranno nel breve periodo perché sarà nel 2010 che la disoccupazione aumenterà, toccando il suo massimo, lasciando molti senza prospettive per il futuro.
 
legge anticrisi "mutui"
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/mutui_primacasa/circolare291208.pdf
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/mutui_primacasa/circolare_mutui130209.pdf
rinegoziazione
A quanto sembra, la rinegoziazione e il limite percentuale del 4% sul mutuo comportano sia l'allungamento sia un costo aggiuntivo.

L'Aquila, dopo l'emergenza la ricostruzone?
post pubblicato in TERREMOTO, il 31 gennaio 2010


Passaggio di consegne ieri a L'Aquila; il presidente del consiglio a presieduto alla cerimonia alla cerimonia di consegne tra il Commissario delegato per l'emergenza terremoto, Guido Bertolaso, e il Commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
Dunque, l'emergenza è finita, ciò significa che i cittadini coinvolti nel terremoto hanno avuto quello che serve per riprendere la vita quotidiana cioè: case, edifici pubblici (enti pubblici, scuole ecc., edifici industriali inclusi quelli agricoli e pastorizi. Ora ci si appresta alla ricostruzione vera e propria degli edifici caduti o pericolanti o da mettere in sicurezza.

Peccato, però, che le cose non stiano proprio cosi. Stando a quanto dice il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis (MPA), commentando la candidatura di Antonio Del Corvo (PdL) alla presidenza della Provincia dell’Aquila: ”Il terremoto, il G8, le continue e costanti presenze del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi testimoniano quanto simbolicamente elevato sia il significato di queste elezioni, tanto da non poterlo ricondurre ad un problema di numero di assessorati e di poltrone”.
E ancora: ”L’esigenza di dare risposte di altrettanta valenza e’ chiara ed evidente” mettendo l’accento sul reale problema della ricostruzione dei centri storici e sulla necessita’ della zona franca urbana:; accordi di programma, crisi occupazionale, un futuro certo alle giovani generazioni, sono i veri problemi su cui misurarci. Mi auguro che nelle prossime ore arrivino risposte adeguate a questo tipo di esigenza.
E ancora:
La decisione su questi argomenti, non ultima la disponibilita’ dei fondi per le aree sottoutilizzate (FAS), con tutto il rispetto per il collega e amico Del Corvo , deve essere data con chiarezza e in tempi rapidi dal Presidente del Consiglio, altrimenti diverrebbe poco comprensibile la presenza mediatica non sostenuta dai fatti concreti, che sono base di una totale ricostruzione sia della citta’ dell’Aquila che della stessa provincia”.
Qui ulteriori notizie su Giorgio De Matteis in merito al terremoto.

Credo che non servano ulteriori commenti. E' chiaro che la "ricostruzione" de L'Aquila e i comuni terremotati, fino ad ora è servita unicamente come passerella propagandistica da parte della maggioranza.

Inoltre, alla cerimonia erano presenti anche il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente – a cui spetterà il ruolo di vicecommissario e la presidente della provincia, Stefania Pezzopane, oltre a cento sindaci dei Comuni del cratere e circa 80 ragazzi abruzzesi delle scuole elementari, medie e superiori.

Sia il sindaco che la presidente hanno avuto parole di elogio per quanto fatto dal governo.
Ma anche su quanto detto da loro alla cerimonia lascia non poche perplessità.
Il sindaco disse riguardo ai provvedimenti del governo in materia fiscale:
Gli oltre sessantamila sfollati (accampati tra alberghi e tende) dovranno tornare a pagare le tasse entro pochi mesi. Lo prevede un decreto legge voluto dal ministro dell' Economia Giulio Tremonti. Ed ora sono in discussione gli emendamenti alle camere. È assurdo. Lo Stato ha deciso che qui, dopo appena cento giorni dal sisma, c' è una situazione di normalità e che possiamo tornare a pagare le tasse. Cosa credono? Che dopo il G8 tutto sia tornato come prima? Noi siamo nella stessa situazione del 6 aprile. Senza case, senza lavoro, senza futuro. Stiamo morendo. 
Il governo non è attendibile, continua Cialente, da un lato promette di tutto, poi all' atto pratico non garantisce nemmeno il minimo. Ora il parlamento, se approva il decreto in quel modo, uccide L' Aquila. Per questo ho intenzione di restituire la fascia tricolore al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Mentre la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane ha criticato, opponendosi, la mancanza di una adeguata politica economica per la ricostruzione, in modo particolare il reperire i soldi dalla finanza ordinaria anziché straordinaria togliendoli dai bilanci delle province del sud.

Cosa sia cambiato da allora ad oggi per far dire al sindaco: Lei - rivolgendosi al presidente Berlusconi - può essere orgoglioso di guidare questo paese, non lo so, posso solo immaginarlo.
Sta di fatto che in Abruzzo, la ricostruzione è ancora al di la dall'incominciare.


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Rifiuti e terremoto: un decreto legge per tornare alla normalità
post pubblicato in TERREMOTO, il 22 dicembre 2009


Il 17 dicembre, il governo ha disposto un decreto legge, varato dal Consiglio dei ministri, che prevede dal primo gennaio 2010 l’affidamento alle istituzioni territoriali dei poteri finora gestiti in via straordinaria dalla Protezione civile. Questo significa la fine dell'emergenza in abruzzo.

Le istituzioni territoriali, comuni, provincia e regione, dal primo gennaio, si ritroveranno a dover gestire la ricostruzione de L'Aquila e dei comuni interessati dal terremoto in modo ordinario, ovvero, con i finanziamenti ordinari dello stato.

Bertolaso, personaggio dell'anno, dice riguardo al terremoto in Abruzzo:
«La sfida deve essere vinta in modo intelligente, Il grande punto interrogativo riguarda la ricostruzione del centro storico dell'Aquila: bisogna sfruttare i crolli per realizzare qualcosa di moderno, coniugare l'antico al nuovo, come è accaduto, ad esempio, a Berlino. Sarà anche un modo per incrementare il turismo nel futuro. Per questo serviranno i migliori architetti ed urbanisti». Bertolaso promette inoltre una conferenza, prima della fine dell'anno, per fare il punto sulla situazione del dopo-terremoto.

Da quanto dice, sembra chiaro che la ricostruzione non è ancora incominciata confermando cosi le tesi di quanti sostengono che in abruzzo sia stato fatto ben poco.

Dice ancora:
La mia regola è: gli ultimi saranno i primi. Chi sta male deve essere trattato come un re. Chi ha visto morire i parenti, ha perso la casa, tutto; chi ha avuto la vita spezzata, chi ha affrontato il terremoto non può essere, come in passato, essere rimbambito di chiacchiere. Bisogna agire, senza guardare in faccia a nessuno, senza pensare alle spese. Per noi la persona umana è al primo posto».

Non ho parole!
Dopo 9 mesi dal terremoto e dopo la promessa di far avere una casa a tutti coloro che l'avevano persa; promessa non mantenuta, molti vivono ancora negli alberghi e altri sono stati costretti a comperarsi i moduli abitativi a spese proprie.
Cose già dette r ridette, quello che colpisce è la decisione del governo di porre fine all'emergenza scaricando sugli enti locali l'onere della ricostruzione.
Staremo a vedere




 
Il terremoto, l'emergenza, la ricostruzione e l'opinione degli aquilani.
post pubblicato in TERREMOTO, il 18 dicembre 2009


Credo che l'articolo "Terremoto e ricostruzione in Abruzzo: così si uccide una regione" di Carlo Cipiciani, con la collaborazione di Marisa D’Alfonso,apparso su giornalettismo il 15/12/09 sia una chiara analisi di ciò che è accaduto e sta accadendo in abruzzo dopo il terremoto.
L'analisi, correlata da dati della protezione civile, mette a nudo la volontà del governo di "non ricostruire" L'Aquila e dintorni a uso dei cittadini, ma, se la ricostruzione ci sarà, sarà a uso e consumo di quanti potranno permetterselo.
In un precedente post scrivevo: Come è possibile, che il governo, non abbia mandato strutture adeguate come, roulottes e casette prefabbricate, in attesa che si inizi la ricostruzione delle case? Avevano promesso la casa entro l'autunno ma, adesso sembra evidente, detta casa è "la casetta prefabbricata", non quella vera; questo vuol dire, se tutto va bene, entrare nel prefabbricato a novembre, cioè avere la casa "vera" entro???????????
Questo è più che mai evidente oggi, dopo 9 mesi dal sisma, la dove la ricostruzione del centro de L'Aquila non è ancora iniziata come viene evidenziato dal blog di Miss Kappa e i cittadini colpiti dal sisma o vivono nei moduli abitativi in legno o in alberghi distanti decine di chilometri o costretti a comperarsi a loro spese roulotte o altre strutture adeguate per l'emergenza.
Nel blog di Miss Kappa risulta evidente l'importanza del fattore mediatico messo in piedi dal governo per convincere la popolazione ad accettare la linea del governo sulla ricostruzione, inoltre, risulta altrettanto evidente la sottomissione di un'intera popolazione attraverso il ricatto della politica, di destra e di sinistra.
Miss kappa ci informa anche sull'attuale assetto della protezione civile che da "organo indipendente sottoposto alla vigilanza del Ministero degli Interni e della Corte dei Conti, che basa la sua azione sulle organizzazioni di volontariato" diventa dipartimento della Presidenza del Consiglio alle dipendenze dirette del governo. Perciò, non più volontariato ma struttura, se pur civile, sempre soggetta alla volontà politica del governo.

Per quanto detto sopra, riflettere sulla "gestione" del terremoto in abruzzo diventa un obbligo per tutti coloro che hanno a cuore la propria libertà di scelta in quei casi dove si rende necessario l'intervento dello stato.
Il fatto che lo stato intervenga in simili situazioni è giusto, anzi è un obbligo da parte sua, quello che non va è la sua volontà di espropriare i cittadini coinvolti da decisioni che riguardano direttamente il loro futuro e anche di togliere ogni possibilità di intervento diretto e indipendente da parte di organizzazioni che, in passato, hanno dimostrato molta più serieta e onesta nella ricostruzione - si veda il friuli e l'umbria - dello stato stesso.

 




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